Luned́, 6 febbraio 2012 

 | nuovi movimenti religiosi | documentazione | diritto e religioni | area delle FAQ | Links suggeriti | Home
territorio di Livorno > paesaggio livornese in mutamento

Livorno è una città d’acqua, un porto d’Europa sul Mediterraneo. Livorno ha un’anima e una vocazione dialogante, da sempre è un crocevia di razze, culture, etnie e religioni.

Pierpaolo Pasolini ne ha tratteggiato il carattere e il volto lasciandoci versi indimenticabili:”Livorno è una città di gente dura, poco sentimentale, di acutezza ebraica e di buone maniere toscane, di spensieratezza americaneggiante.Le facce intorno sono modeste, allegre e oneste.

Pei grandi lungomari disordinati, grandiosi c’è sempre un aria di festa come nel meridione, ma è una festa piena di rispetto per la festa altrui…”
Quindi, un’identità multietnica, un laboratorio vivace, multiculturale, un centro motore internazionale del dialogo ecumenico ed anche Interreligioso.

Fu a Livorno che si verificò il più importante afflusso di abitanti provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo ed oltre.

  Un Monastero Buddhista
Il 10 giugno 1593 Ferdinando I de’Medici emanò le Lettere Patenti, note più tardi come la “Livornina”, per dare impulso alla città, “invitando Ebrei, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Turchi, Armeni, Persiani (che accolsero in massa l’invito) a stabilirvisi, assicurando loro libertà di culto personale e facilitazioni commerciali”.

Livorno è stata l’unica città d’Italia a non aver avuto un ghetto.
Livorno si prestava così a diventare il posto dove molti, ancora oggi, vorrebbero approdare, il luogo ideale dove ricominciare una nuova vita, dove tutto è possibile perché da costruire.

Livorno pluriconfessionale pone una domanda sull’appartenenza nel monitoraggio e nel censimento delle nuove sensibilità religiose.
Il 5.06 per cento della popolazione appartiene a un’altra chiesa o comunità religiosa. Questa percentuale era di appena lo 0,7% nel 1970 e del 1 % nel 1990. La parte più cospicua di questi “nuovi gruppi religiosi” è costituita dagli appartenenti alle Chiese Evangeliche Libere e dalle altre comunità Protestanti, Avventiste che salgono e, dagli appartenenti alla comunità Islamica, seguita da quella Buddhista.

Dai dati statistici riportati e riferiti al 2003, balza agli occhi quell’1.52% circa costituito da una realtà: i Testimoni di Geova, la maggiore realtà organizzata in modo unitario. La quota di Chiese Evangeliche Libere e delle altre comunità Protestanti rimane costante sullo 0,25% .Il fenomeno Islamico è in continua crescita, seguito dai Buddhisti e dai neo- Induisti.

Sempre più persone si sentono vicini a religioni che associano le credenze religiose cristiane a quelle di altre religioni. In ordine all’area Esoterica e del Potenziale umano, siamo dinanzi ad un arcipelago di esperienze e di movimenti, spesso complesso da decifrare e quantizzare. Pur rimanendo spesso, esperienze soggettive di piccoli gruppi autonomi, che si rifanno a insegnamenti di maestri provenienti dall’Oriente, si può stimare il fenomeno nella sua interezza intorno allo 0,5%.Preoccupante ed allarmante il dato relativo all’area dell’Occultismo; a Livorno risultano censiti 80 operatori dell’occulto con un giro di clientela che nella sola città si aggira intorno alle 3.500 persone.

Una quota parte della popolazione dichiara di non appartenere più a nessuna chiesa o comunità religiosa.Questa quota, calcolata a parte dal dato delle appartenenze, risulta essere il 7.5% della popolazione di Livorno , quindi circa 12.301 persone.
Nell’area urbana la quota di persone senza confessione è doppia rispetto a quella delle zone rurali.Si sommano i due dati forniti e raggiungiamo il 12.56% della popolazione che dichiara di appartenere a una chiesa o comunità religiosa o di non appartenere più a nessuna chiesa o comunità religiosa.La tendenza alla pluralità è innanzitutto una conseguenza delle migrazioni .

L’aumento del numero dei musulmani, degli asiatici e di appartenenti ad altre comunità cristiane, che si protrae dal 1990, è dovuto all’immigrazione dalla Bosnia Erzegovina, dalla Serbia, dalla Macedonia, dal Kosovo, dopo il crollo della ex Iugoslavia, dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Romania, dal Senegal, dal Marocco e dalla Tunisia. Sono presenti sul territorio, inoltre, comunità peruviane e indiane d’America. Questi ultimi, appartenenti alla corrente neo-sciamanica, recentemente, senza che siano ancora nati veri e propri movimenti, hanno tenuto conferenze in Italia, destando notevole interesse tra studiosi e maestri che propongono una spiritualità ispirata agli Indiani di America, agli Incas, anche se il riferimento di varie culture si ritrova spesso nella Wicca e anche gruppi buddhisti rimettono oggi in onore lo sciamanismo mongolo.

I vecchi confini religiosi si sono dunque ulteriormente disgregati: aumenta il numero delle persone senza appartenenza religiosa e cresce l’importanza delle religioni non tradizionali.
Nell’ultimo decennio si è avviata anche tra i cattolici romani una marcata erosione.

Considerando, quindi, questi nuovi scenari che vanno delineandosi, nasce l’esigenza e l’impegno della ricostruzione di una mappa storico-dottrinale relativa alle giovani chiese, alle comunità, alle nuove sensibilità religiose, presenti sul territorio. Questo perché si possa offrire a chi osserva e studia il fenomeno uno sguardo composito ed una serie di coordinate entro cui potersi orientare e camminare. Livorno è una città affascinante, intuitiva, ma è anche una città che continuamente va cercata e ritrovata perché si possano scoprire le sue radici e la sua identità nella Storia che racconta.

 

Livorno “città ideale”


Città ideale del Rinascimento italiano, Livorno svela la sua storia nei quartieri solcati dai canali e cinti da mura fortificate, nell’intrico di strade che ricamano il rione della Venezia, nel porto Mediceo, dominato da torri e fortezze, che si incunea nel centro cittadino.
Palazzi signorili, edifici neoclassici, parchi alberati, ville liberty, il mercato delle vettovaglie, i “bagni” che hanno inaugurato in Italia il turismo balneare: è la Livorno vivace e aperta cresciuta nel ‘700 e nell’800.
Crocevia del mondo, fino dalle origini, patria di comunità lontane e diverse che qui si sono insediate, città di commerci, meta di artisti e di poeti, Livorno ha un’anima cosmopolita ed un cuore ospitale.

Le agevolazioni, franchigie e disposizioni legislative dettero impulso al grande processo di immigrazione che di fatto continuò a caratterizzare la nuova città per molti anni ancora. Lo scalo livornese, divenne un significativo punto di riferimento del commercio internazionale.
A Livorno le comunità costruirono le proprie chiese, cimiteri, portando le proprie abitudini, usi, costumi e tradizioni.
Ebrei sefarditi, Greci ortodossi e uniti, Armeni, Olandesi-Alemanni, Inglesi, Francesi e molti altri ancora, si stabilirono nella città, base ideale per i traffici commerciali, ma anche luogo che offriva la possibilità di vivere nel pieno rispetto delle proprie e delle altrui convinzioni religiose e politiche. Senza ghetti, da sempre espressione di grande civiltà e di incontro di culture, Livorno conserva tracce evidenti della presenza di ognuna di queste comunità: chiese , sinagoghe, cimiteri, giardini ricordano che la differenza, nel rispetto reciproco, è da sempre insita nella cultura di questa particolare città.

 

 

Nel periodo lorenese (1737) assistiamo alla messa in atto di principi di tolleranza ancor più illuminati di quelli medicei. In questo senso va ricordata la legge istruita da Pietro Leopoldo, introdotta nel 1779, che stabiliva per gli ebrei il diritto ad accedere alla posizione di consigliere comunale. Di lì a pochi anni, agli inizi dell’Ottocento, sotto il dominio francese, sulla scia dei profondi ideali egalitari rivoluzionari, venne istituita la legge, varata in seguito, secondo cui “I Toscani, qualunque sia il culto che esercitano, sono tutti uguali al cospetto della legge, contribuiscono indistintamente agli aggravi dello stato (…), e sono tutti egualmente ammissibili agli impieghi civili e militari”.

Con l’Unità d’Italia e l’abolizione del Porto Franco il processo di immigrazione nella città cessò e le comunità ridussero progressivamente la propria influenza nell’economia livornese.
La forte devozione religiosa- propria dei popoli di mare- è testimoniata dalla presenza del Santuario di Montenero, dedicato alla Madonna delle Grazie, patrona della Toscana, noto anche per la galleria degli ex-voto per lo più a carattere marinaro. Altri edifici di culto (prevalentemente collocati tra il centro storico e il quartiere della Venezia), testimoniano quella coesistenza di tradizioni religiose che ha arricchito, sia dal punto di vista artistico-architettonico, sia sul piano civile, sociale e culturale, la comunità livornese.
Significativa la via della Madonna, dove in un tratto brevissimo si trovano le testimonianze di tre diversi culti cristiani (armeno, cattolico, greco).

Livorno è ormai una città dove bambini di tutte le razze, nazioni, lingue, religioni, nascono sotto il Montenero, tifano per Protti e pregano in chiese cattoliche, protestanti, ortodosse o nella moschea in centro, nel tempio buddhista di Picchianti e in quello ebraico di piazza Benamozegh.

Il pluralismo culturale e religioso delle odierne migrazioni, un fenomeno che coinvolge quasi 200 milioni di persone nel mondo, costituisce una sfida per la Chiesa. I problemi concreti che sorgono tra i cristiani e i credenti di altre religioni richiedono una mentalità e un atteggiamento di dialogo. Non si tratta però di cosa facile. L’incontro con uomini e donne profondamente radicati in convinzioni e costumi non condivisi dai cristiani può essere duro. Richiede pazienza e perseveranza.


Dopo una fase di secolarizzazione in cui i temi religiosi sembravano finiti ai margini della scena pubblica e del dibattito culturale, i temi della fede e dell’assoluto tornano centrali e significativi. Per rendersene conto basta sfogliare un giornale: dagli Usa all’Iraq, da Cipro all’Ucraina, dai Balcani alla Francia il fattore “r” delle religioni condiziona scelte e processi politici come difficilmente avremmo immaginato sino al 1989.

Ma se è evidente che “Dio è tornato”, è assai più difficile dire come abbia trovato le religioni che lo adorano.

I livornesi continuano a dichiararsi massicciamente cattolici, ma, potremo dire, “a modo loro”. Tre quarti dei nostri concittadini sembrano sapere che cosa è il paradiso, ma più della metà risponde di ignorare che cosa vi sia dopo la morte o sospetta che non vi sia nulla. Metà afferma che l’inferno esiste, però solo il 42% è convinto che vi sia una vita eterna. La pubblicità del caffè sembra potere di più dei dogmi della fede. Il Credo apostolico recitato in ogni messa domenicale parla di resurrezione dei corpi: certo, ma sembra crederci con convinzione il 27,5% dei livornesi ed “abbastanza” un analogo 26,3. Sommati fanno poco più del 50% degli interpellati. Però aumenta la preghiera: se a metà degli anni Novanta coloro che si rivolgevano a Dio non raggiungevano il 46%, nel 2003 sono il 60%. Si prega di più ma si crede con meno convinzione: solo il 25% è convinto che la propria Chiesa possegga “l’unica verità”.

Sono pochi di più coloro che frequentano settimanalmente la messa domenicale, assai di meno coloro che almeno una volta al mese si fermano al confessionale (15%). Livornesi tanto cattolici ma poco praticanti, potremmo dire. I dati denunciano un pesante deficit di vocazioni.
Ma anche a livello italiano lo registriamo: “In Italia per 25.000 parrocchie ci sono 40.000 preti- afferma monsignor Betori, segretario della Cei-. Tra vent’anni saranno un terzo di meno”. Certo ci sono i “missionari” polacchi, indiani e filippini, ma è difficile considerare il loro crescente utilizzo come indice di buona salute della Chiesa cattolica italiana.


Cattolicesimo in crisi, movimenti in crescita. Sono diverse le ragioni che fanno pensare a questi movimenti come a un caso particolarmente importante nella comunità italiana: la forte carica di fraternità che esprimono;
l’impegno a costruire un diverso modello economico basato sul principio di “comunione”; l’intensa spiritualità che si respira nei loro incontri.
I movimenti in crescita sono anche all’interno della Chiesa cattolica ad esempio la Comunità di sant’Egidio, l’Opus Dei, le Acli, i neocatecumenali, Comunione e liberazione, l’Azione cattolica ma soprattutto quello dei Focolari, fondata da Chiara Lubich sul finire della seconda guerra mondiale.

 

 

UN VIAGGIO TRA LE CHIESE LIVORNESI

IMMAGINI E LUOGHI DI FEDE CLIKKA QUI


Nel percorrere la storia religiosa della città di Livorno il rischio che possiamo correre è quello di trascurare pagine di vita di Comunità religiose che già dalla metà degli anni ’50 del secolo scorso erano presenti nel nostro territorio.
La loro storia, perlopiù, è sfuggita spesso alla nostra attenzione. I motivi possono essere vari: denominazioni poco note , comunità di pochi membri, scarsa adesione alla vita sociale, indifferenza o scarso interesse da parte di credenti di altre Chiese.
Eppure molte di queste Chiese hanno dovuto affrontare non poche difficoltà per ottenere una struttura in cui riunirsi e pregare, per avere una visibilità territoriale e quindi entrare nel vivo del dialogo umano.
E’ il caso della Chiesa Avventista, dei Pentecostali, della Chiesa di Gesù degli Ultimi Giorni, della Chiesa Evangelica dei Fratelli, della Chiesa Apostolica, della Congregazione dei Testimoni di Geova, della Comunità Baha’i, Musulmana, Buddhista…e altre ancora.

Molte di queste denominazioni appartengono al secondo protestantesimo, al terzo protestantesimo alla corrente pentecostale, al protestantesimo avventista, a nuove correnti orientali.

Il secondo protestantesimo è costituito dai movimenti di risveglio o revival che protestano contro la mancanza di fervore del protestantesimo storico, insistendo sull’incontro con Gesù Cristo come esperienza personale che spinge alla missione. La protesta nel mondo luterano produce il pietismo; nel mondo anglicano, il metodismo; e nel mondo presbiteriano il battismo.
Il tentativo di unificare i risvegli- e le comunità protestanti in genere- produce le denominazioni che derivano dal movimento detto Movimento di Restaurazione o “campbellita” (Discepoli di Cristo, Chiese di Cristo, chiese cristiane).
Rientrano nel terzo protestantesimo quei movimenti che considerano ormai troppo istituzionalizzate e fredde le stesse comunità nate dai risvegli del secondo protestantesimo. Sono vari tipi di “Chiese libere”, i movimenti di santità, le correnti perfezioniste, e anche il fondamentalismo.
La corrente pentecostale nasce nel XX secolo ed è considerata come parte del terzo protestantesimo.
Il protestantesimo avventista nasce nel secolo scorso dall’interesse per le speculazioni sulla fine del mondo, trasversale ai primi due protestantesimi, che genera però una serie di denominazioni separate dopo la crisi seguita alla diffusa attesa di avvenimenti apocalittici dell’anno 1844.

Sono in aumento gli aderenti a culti religiosi orientali. La rinascita spirituale dell’induismo di fronte alla sfida dei missionari cristiani nel XIX secolo- ha fatto sì che molti maestri abbiano portato l’induismo in occidente, superando il punto di vista secondo cui si tratta di una religione per soli indiani.
Sono nati grandi movimenti di riforma nel XIX secolo: il Bramo Samaj, l’Arya Samaj e pur diversi fra loro, entrambi presentano l’induismo come monoteismo.

L’U.B.I. rappresenta in Italia tutte le tradizioni buddiste con la finalità di riunire e assistere i diversi gruppi buddisti nel rispetto di tutte le tradizioni, contribuire alla diffusione degli insegnamenti e delle pratiche della dottrina buddhista, sviluppare la collaborazione tra le diverse scuole buddiste, favorire il dialogo con le altre comunità religiose e con istituzioni culturali e accademiche su argomenti di interessi comuni.
A Livorno è presente con la Soka Gakkai.

STORIA della CHIESA AVVENTISTA di LIVORNO


Tutto ebbe inizio da un vestito lavato, messo ad asciugare e macchiato dal piano superiore…

1956 Marceglia Nada in Granzotto si lamenta con gli inquilini del piano superiore che le hanno macchiato un vestito messo fuori ad asciugare.
Il marito della responsabile dell’atto dice che riferirà alla moglie. Il sabato successivo questa donna di origine rumena viene a scusarsi con Nada e giustifica il fatto di non averlo fatto prima perché lavora e ha il sabato libero, in quanto professa la fede Cristiana Avventista del 7° Giorno.
La signora Nada si interessa al messaggio e questa sorella rumena la mette in contatto con il pastore di Pisa, Capparelli, il quale incomincia a darle studi biblici raggiungendo Livorno con un motorino mezzo sgangherato.
1957 A settembre si battezza la figlia di Nada, Silvana Granzotto, sempre nella Chiesa di Pisa e parte per Firenze a Villa Aurora dove trascorre un periodo di studi; è con lei anche il fratello Banti Pier Luigi di Pisa.
1962 La moglie del pastore, Fiorette, ritrova una signora conosciuta a Milano ed ora residente a Livorno, la signora Nannini che si battezza. Il gruppo affitta un fondo in via Serafino Tivoli per le riunioni sabbatiche che vengono frequentate anche dalla nonna di Franca Iannitto, la sorella Enrica e dal giovanissimo Guidi Tarantola. La nonna di franca è assistita da Castelli Franca Bratto e le testimonia, portandola alla fede.
1963 Il 31 agosto viene ufficializzata e fondata la Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno di Livorno, sempre con il pastore Capparelli che nei suoi vari trasferimenti era ritornato a Livorno.
1967 La Chiesa si trasferisce nei locali agli Scali degli Olandesi e si uniscono le sorelle Tarantola e dopo alcuni anni nella Casa della Cultura, in Scali Finocchietti, ove ora ha sede la Circoscrizione 2.
1989 Il pastore Luciano Benini fa i passi con il Demanio per avere la Chiesa del Luogo Pio, attuale sede della comunità livornese.
2003 Il 31 agosto è stato il 40° anniversario della fondazione

 

I Testimoni di Geova a Livorno


6 settembre 1953, Teatro della Pergola in Firenze.
Inizia la storia documentata dei Testimoni di Geova di Livorno.
In occasione di un’Assemblea di Distretto in un gruppo di oltre 100 battezzati era presente Salvatore Corallo.
Trasferitosi dalle Marche, abitava a Livorno. Non sapeva né leggere né scrivere.
Di tanto i tanto, visto che era l’unico Testimone di Geova che abitava a Livorno e dintorni, andava alle adunanze che venivano tenute in case private a Firenze.
Ha perseverato da solo fino all’arrivo di due missionari: Carmelo e Costanza Benanti.
Era il marzo 1955. Percorrevano il territorio di Pisa e Livorno.
I missionari tenevano le adunanze in una casa privata in via Goldoni. Lo stesso girno prendevano il treno e andavano a tenere le adunanze a Pisa.
Dopo tre anni lasciarono a Livorno un gruppo di una decina di donne coraggiose che amavano la “verità”. Erano zelanti predicatrici.
Si riunivano in una stanza in via Magenta (1958-19599.
Era un piccolo locale senza finestre di circa sedici metri quadri. Si trovava accanto ad una friggitoria di pesce e patate. L’aria era irrespirabile e gli abiti saturi di olio fritto. Ma il cuore era pieno di gioia!...E nuovi ricercatori della “verità” si univano loro.
Anno 1960 il gruppo si trasferisce in un locale più grande sugli Scali d’Azeglio.
La predicazione non era svolta come oggi due a due.
Si incontravano in una certa zona della città e ogni predicatrice andava da sola per visitare un maggior numero di famiglie.
Spesso venivano portate in questura e denunciate, perché allora i predicatori venivano accusati di vendita ambulante senza licenza.
Nel 1962 la Corte Suprema di Cassazione di Roma sentenziò che l’opera dei Testimoni di Geova non aveva bisogno di alcuna licenza.
Tornando al 1960 i presenti alle adunanze arrivavano anche a superare i 70. nel 1964 i predicatori erano 42.
Nel 1972 vi erano due Sale del Regno con 2 Congregazioni.
Il numero delle Congrgazioni è salito fino ad arrivare ad oggi con 9 nella sola città di Livorno.
Attualmente a Livorno e provincia vi sono 22 Congregazioni con circa 1.600 predicatori della ‘buona notizia’ del Regno.
Nella Commemorazione dell’anno 2004 abbiamo raggiunto i 2.500 presenti.

 

 

 

 

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni


La storia della Chiesa in Italia dalle origini ad oggi


La storia della Chiesa in Italia inizia alla metà dell’Ottocento con la missione degli anziani, Lorenzo Snow, uno dei dodici Apostoli, Joseph Toronto e Thomas B.H. Stenhouse. Essi arrivarono a Genova il 25 giugno 1850. Si recarono poi in Piemonte per svolgere opera missionaria tra i Valdesi, che abitavano nella Val Pellice e dintorni e parlavano francese. L’anziano Jabez Woodard li raggiunse in seguito.

Il 27 ottobre 1950 l’anziano Snow battezzò a Torre Pellice il primo convertito, Jean Antoine Box. Dopo di lui altre persone si unirono alla Chiesa. Si organizzarono tre rami: ad Angrogna e San Germano e a San Bartolomeo, piccoli centri delle Valli Valdesi. Si pubblicarono opuscoli in francese. Il Libro di Mormon fu pubblicato in italiano nel 1852. Entro il 1855, 50 membri della Chiesa erano già emigrati in America e il numero di quelli rimasti ammontava a 64.

Era moto difficile svolgere il lavoro missionario al di fuori delle Valli Valdesi a causa della diffusa propaganda anti-mormone. I missionari operarono con poco successo in Italia e partirono per la Svizzera nel 1857. L’anziano Daniel B. Hill Richards cercò di riaprire la missione nel 1900 ma le autorità politiche gli negarono il permesso.
Nel 1965, dopo aver ottenuto l’autorizzazione, la Chiesa ricominciò le attività missionarie.

Il 26 giugno 1966 è stata ufficialmente riorganizzata la Missione italiana. A quella data esistevano due rami italiani e sette rami misti di militari americani e di italiani per un totale di 66 fedeli. Alla fine del 1978 il numero dei membri della chiesa era salito a 7.271 e l’Italia era suddivisa in quattro missioni. Il primo palo italiano è stato organizzato a Milano il 7 giugno 1981.

L’impegno dei missionari e dei dirigenti locali ha contribuito ad un notevole accrescimento del numero dei fedeli durante gli anni Ottanta: verso la metà del 1985 i membri della Chiesa ammontavano a circa 12.000 e nel 1990 a 14.000.

Il 12 maggio 1993 rappresenta una tappa importante nel cammino della Chiesa perché in tale data il Governo italiano ha finalmente concesso il riconoscimento ufficiale all’Ente Patrimoniale della Chiesa. La petizione per l’ottenimento di detto riconoscimento era stata presentata circa cinque anni prima e aveva dovuto subire varie revisioni e gli accertamenti del caso. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro aveva firmato in precedenza il decreto il 22 febbraio 1993.

A Livorno…


La storia della Chiesa a Livorno ha inizio nel 1971, grazie al professore Sergio Nerici, primo membro della Comunità. I missionari erano sei di cui cinque americani e uno canadese.
Attualmente il professore Sergio Nerici è il Presidente del Quorum degli Anziani, composto di circa quaranta membri.
Aveva avuto modo di conoscere questa realtà spirituale durante un suo viaggio in Francia. In quella circostanza lasciò il suo indirizzo ai missionari che aveva incontrato.
All’inizio la loro sede era situata in un appartamento in via Scali degli Olandesi al secondo piano e avevano solo un piccolo locale che fungeva da stanza delle riunioni. Mancava tutto, dall’organo agli innari che tra l’altro erano costretti a trascrivere su grandi fogli che poi appendevano alla parete.
Le sedie per le riunioni vennero prestate dalla sede di Pisa.
In quel periodo il Distretto, l’Organizzazione Ecclesiastica era suddivisa su quattro Rami: Pisa, Firenze, Modena e quindi Livorno. Sergio era uno studente universitario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Organizzazione interna non prevede alcun tipo di retribuzione. Ogni funzione, ruolo o attività viene offerta gratuitamente.
Sottolinea il Presidente che: “I Mormoni sono stati i primi ad avere dato vita ad una organizzazione ecclesiale a favore delle donne nella Chiesa, che noi reputiamo indispensabili.
Mia moglie Italia è membro attivo della Società di Soccorso , dirige il settore musicale. La Società di Soccorso si occupa di attività a carattere sociale ed umanitario”.

“La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni nasce in America nello Stato dello Utah nel 1829. E’ la Chiesa Restaurozionista, cioè la Chiesa che ha restaurato attraverso Giovanni Battista il Sacerdozio di Aronne.Gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo hanno posto sul capo del profeta Joseph Smith il Sacerdozio di Melchiesedec. Il Sacerdozio di Melchisedec svolge varie funzioni.
Nelle Comunità si può giungere ad un massimo di 96 membri. A Livorno siamo in quaranta.
E’ il capofamiglia che trasmette ai figli il “sacerdozio” attraverso l’imposizione delle mani.
Il matrimonio riconosciuto è sia quello civile che religioso. Ma il matrimonio religioso riveste un significato notevole. L’amore e l’anima li consideriamo immortali. Il matrimonio celebrato nel Tempio lega i due coniugi per l’eternità. Se si manterranno fedeli e sapranno amarsi la famiglia da loro costituita si perpetua per l’eternità.”

I Templi sono particolari, architettonicamente si slanciano verso il cielo ricordando sicuramente lo stile gotico. Nel mondo se ne contano centoventi: Berna, Stoccolma, Madrid… Sperano presto di aggiungere anche quello costruito in Italia.

Successivamente alla sede di Scali Olandesi, la Comunità si trasferisce in via S.Francesco e qui finalmente sono dotati anche di un Ufficio per il Presidente del Ramo. Da via S.Francesco poi nelle vicinanze, in via 3 Novembre ad un primo piano e poi in via De Larderel.
Le strutture individuate ed utilizzate sono sempre state prese in affitto a carico degli aderenti.
E’ del 1985 la nuova sede costruita in via Coen, quartiere Coteto. Il terreno è stato acquistato dalla Chiesa Centrale e il programma edilizio è stato affidato a impresa esterna così come a Pisa. La nuova Cappella a Livorno fa parte di un programma edilizio che vede la costruzione di nuove Cappelle ogni 18 ore. Questo fa pensare il rapido espandersi della Chiesa nel mondo.
Se inizialmente il maggior numero dei membri aveva sede nello Utah negli Stati Uniti adesso più del 50% è fuori dagli Stati Uniti, in Giappone, in Spagna, nell’America Latina.

Tutti noi abbiamo avuto modo di vedere missionari mormoni in città con le loro “mostre stradali” oppure ci hanno suonato al campanello di casa.
Questi giovani vengono da lontano non sono stipendiati e prima di iniziare la missione devono avere un lavoro e sapere parlare la lingua del posto.
Seguono corsi di lingua della durata di due mesi secondo il metodo MTC.
“La mattina sveglia alle sei e mezza: studio individuale delle Scritture. Incontro poi con altri giovani missionari per organizzare la giornata. Visita ai membri o a famiglie del territorio per il resto della giornata.”- sottolinea il presidente Nerici aggiungendo che però :“dopo due anni di missione i giovani tornano a casa. La missione ha molti volti e varie finalità. Abbiamo ad esempio nel Ghana molti missionari agricoli, medici, tecnici. Insegnamo a queste popolazioni a diventare autosufficienti attraverso i programmi universitari che aiutano a produrre.
Ci distinguiamo per il “Programma di Benessere”, diventato un modello di riferimento per molti Stati.
Ad Esempio quando in Etiopia c’è stata la siccità abbiamo mandato i nostri aiuti dal Canada attraverso la Caritàs Internazionale e la Croce Rossa Internazionale. Raccogliemmo 6 milioni di dollari. Le nostre raccolte avvengono la prima domenica di ogni mese. In quella domenica osserviamo il digiuno e devolviamo la quota di due pasti per le necessità umanitarie.
Nella nostra Sede generale abbiamo Silos, Fattorie e le mettiamo a disposizione per i nostri membri disoccupati. Va visto come un aiuto momentaneo perché è fondamentale il lavoro per l’uomo, è importante per la sua dignità.
E’ questo un modello che abbiamo creato nel 1936 all’indomani della grande depressione del 1929”.

Presso la sede di Livorno da ben cinque anni vengono attivati corsi di lingua inglese di tre livelli: elementary,intermedio e avanzato. I corsi sono gratuiti e sono aperti alla cittadinanza.
La sede è Centro Genealogico. Raccoglie la Storia del mondo fotografata e documentata su microfilms. E’ possibile visitare l’Ufficio per fare ricerche storiche o consultare archivi. Se ne occupa la sorella Amilleri.

I giovani della Comunità hanno partecipato a giornate di Preghiera di carattere interreligioso organizzate da centri di promozione del dialogo della città. Si sentono aperti ad incontrare e a conoscere le altre realtà religiose.

LA CHIESA DI CRISTO

Al contrario delle Chiese Battste, che già erano presenti, le Chiese di Cristo sono frutto esclusivo della evangelizzazione che è stata fatta dopo l’ultima guerra da militari americani che aprirono la strada ad una azione ben organizzata di missionari che con una predicazione prettamente polemica, anticlericale e anticattolica raccolsero un discreto successo.

Caratteristiche peculiari:

al contrario delle Chiese che praticano il Battesimo ai credenti, questa non è soltanto una testimonianza pubblica di una conversione avvenuta ma.. salva. Se uno non è battezzato, da adulto, non è salvato.
Vi è un episodio da segnalare: a Roma ben 15 membri testimoni di Geova confluirono in blocco in una Chiesa di Cristo tra le più ‘chiuse’; nei primi anni ’80, non è raro che testimoni di Geova per motivi scritturali diventino della Chiesa di Cristo. Ma l’episodio di Roma fu il più eclatante.
Un’altra caratteristica. Hanno un congregazionalismo sfrenato. Non si ammette un sinodo, come i Valdesi, non un’assemblea, come i Battisti, ma ogni comunità deve essere completamente autonoma l’una dall’altra: non si ammette nessun organismo sovracomunitario.

Osservazione: il taglio fondamentalista al 100% quando sorgevano divergenze di idee, anche piccole, provocava spesso aspre divisioni nelle comunità. La comunità di Livorno si costituì nel 1955 e a metà degli anni ’60 era costituita da più di 50 membri. Dopo 10 anni, per le ragioni sopraddette, era decimata. Nei primi anni ’80 era praticamente estinta e l’Ucebi (Unione evangelica Battista italiana) comprò il locale per la comunità Battista, fondata nel 1986. La comunità Battista aveva sino allora svolto la sua attività in via del Leone. Questo avvenne nel ’91.

Ma ammetto di non essere del tutto sicuro della data, posso sbagliare di un anno.
Ritornando alle Chiese di Cristo, hanno retto di più nel tempo le comunità dove venivano eletti gli anziani o vescovi che rifacendosi a 1Timoteo: 3,4 “Se uno non sa governare la propria famiglia e tenere i figli in sottomissione, come potrà avere cura della Chiesa di Dio?”, dovevano avere precisi requisiti. Se vi era un solo fratello che aveva questi requisiti non si poteva eleggere i vescovi perché dovevano essere almeno due- rifacendosi particolarmente a Filippesi 1,1 dove per quella sola comunità si parla di vescovi al plurale-.
Ma parlando del problema precedente, era proprio l’autoritarismo di certi vescovi che creava spesso un ulteriore divisione.
Le donne non possono pregare in assemblea. Questo in quasi tutte le Chiese di Cristo. Ma non bisogna dimenticare che il congregazionalismo a differenza del fondamentalismo di certe comunità porta notevoli aperture sulle questioni del ruolo delle donne. Per testimoniare queste grosse diffrenze basti ricordare che negli anni ’70, la comunità di Genova, era apertissima e collaborava con il Partito Radicale.
La quasi totalità delle Chiese che ho conosciuto però vedevano quella di Genova se non eretica…quasi.
Un’ultima cosa. Mentre i canti tradizionale Valdesi e Battisti sono settecenteschi (per non parlare di “Forte roccia è il nostro Dio” di Lutero), quelli della Chiesa di Cristo, essendo nata nel 1840, dai Battisti, sono ottocenteschi. Un insolito swingh e altre particolarità vengono cantati senza l’accompagnamento di uno strumento musicale, come gli ortodossi. Ma negli Stati Uniti del Sud si usava l’organo. E’ stato portato il problema pari pari in Italia. Nel Sud, in genere, le Chiese usano lo strumento.
A Dallas, nella stessa strada stavano due Chiese di Cristo ma una con l’organo e una no.

(Francesco Stefanini)

 

 

 

 

 

 

 

 

CHIESA EVANGELICA DEI FRATELLI


La denominazione “Chiesa evangelica dei Fratelli” è da ricondurre al Conte Guicciardini di Firenze. Vuole essere una denominazione che tenga tutti allo stesso livello senza distinzione di classe sociale e di posizione economica.
La Comunità è presente a Livorno da oltre 20 anni. Inizialmente la sede era in via del Leone, successivamente si trasferirono in via della Vecchia Casina.
Seguì un periodo in cui furono ospitati presso la Chiesa Valdese. Da notare l’ospitalità di tale Comunità. Recentemente anche gli aderenti della Chiesa Pentecostale sono stati ospitati per un periodo presso la struttura della Chiesa Valdese.
L’Anziano, Amerigo Palomba, in quel periodo di vacanza sede, si rivolse al Vescovo Alberto Ablondi, adesso Vescovo Emerito, per la richiesta di un permesso di utilizzo di una ex cappelletta cattolica situata in via Orsilago, zona Coteto.
Il Vescovo concesse il permesso e prima della consegna si preoccupò di far rifare il tetto alla cappelletta..
In seguito i Fratelli hanno fatto alcune opere di adattamento e recentemente un impianto di climatizzazione.

La Chiesa dei Evangelica dei Fratelli non ha Pastori, ma responsabili chiamati Anziani. Si ispira al modello della Chiesa Apostolica di Atti.

La sede è a Firenze in via Vigna Vecchia

TRADIZIONI DELL’INDUISMO

Tra le religioni più antiche al mondo, l’induismo nasce e si sviluppa nell’area geografica del fiume Indo. Raccoglie in sé diverse tradizioni spirituali, tra loro anche distanti, ma convergenti su alcuni punti: il karma, l’insieme delle azione umana e delle sue conseguenze, che rendono l’uomo protagonista del proprio destino e di quello del mondo intero; il moksha, la liberazione dal ciclo delle rinascite, conseguente alla eliminazione del karma, che porta alla totale dissoluzione nell’Assoluto; i Veda (letteralmente “Sapienza sacra”), i libri sacri, prima trasmessi oralmente, quindi trascritti in sanscrito tra il 1500 e il 500 a.C., raccolgono le conoscenze acquisite in materia liturgica e teologica. La religione indù è intimamente connessa con il sistema delle caste: i gradini della scala universale. La reazione a questa divisione in caste, che vede la sua espressione più alta nella lotta nonviolenta di Gandhi, è un fenomeno antico.
Gli induiti nel mondo sono circa 700 milioni (il 13% della popolazione mondiale, e sono diffusi in 84 paesi). In Italia sono quasi 70.000, rappresentati dalla comunità Sanatana Dharma Samgha (Unione induista italiana

 

 

 

 


L’Approccio giusto

“Ogni cultura”, afferma il Papa con una bella immagine, “costituisce un approccio al mistero dell’uomo anche nella sua dimensione religiosa. E ciò spiega perché alcuni elementi di verità si trovino anche fuori del messaggio rivelato. E’ necessario perciò accostarsi a tutte le culture con l’atteggiamento rispettoso di chi è cosciente che non ha solo qualcosa da dire e da donare, ma anche da ascoltare e ricevere”. Di qui l’importanza del dialogo interculturale, che comporta un cambiamento profondo di mentalità e anche di strutture pastorali. E insieme la necessità del dialogo interreligioso a tre diversi livelli. Anzitutto all’interno stesso della Chiesa cattolica, tra componenti della comunità d’accoglienza e immigrati. Poi, con i cristiani delle altre Chiese no ancora in piena comunione con Roma. Infine, con gli appartenenti alle grandi religioni mondiali, i primis l’Islam.

I problemi di mondializzazione chiamano sempre di più la Chiesa al dialogo interreligioso. “L’umanità del terzo millennio”, sottolinea Giovanni Paolo II, “ha urgente bisogno di ritrovare comuni valori spirituali, su cui fondare il progetto di una società degna dell’uomo”.
Tuttavia ammonisce Papa Wojtyla, “l’integrazione tra appartenenti a culture e religioni diverse non è mai priva di incognite e difficoltà”.
Il che vale specialmente per i musulmani. conosciamo i nodi del rapporto cristianesimo/islam: matrimoni, reciprocità, rapporto religione-politica, preghiera…termini come “giustizia”, “verità”, “dignità” e “diritti” della persona, “laicità”, “democrazia”, hanno significati differenti nel mondo musulmano rispetto a quello occidentale, di profonde radici cristiane.
Ma pur conoscendo bene questi problemi, Giovanni Paolo II, soprattutto dopo l’11 settembre 2001 e la crisi irachena, non si stanca mai di insistere sul dialogo interreligioso che “deve continuare ed è importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace e allontanare lo spettro funesto delle guerre di religione. Il nome dell’unico Dio deve diventare sempre di più, qual è, un nome di pace e un imperativo di pace”


IL LENTO CAMMINO DELLE INTESE

SCHEDA. Le Intese

Le Intese approvate
*Tavola valdese (21/02/84, modifica 25/01/96).
*Assemblee di Dio in Italia (Adi, 29/12/86)
*Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (29/12/86, modifica 6/11/96).
*Unione comunità ebraiche in Italia (Ucei, 27/02/87, modifica 6/11/96).
*Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi, 29/03/93).
*Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi, 20/04/93).

Le Intese firmate e non approvate

*Buddisti (Ubi, 20/03/00).
*Congregazione cristiana dei testimoni di Geova (20/03/00).

Le Intese avviate

*Mormoni (20707/00).
*Unione induista italiana (18/04/01).
*Chiesa apostolica in Italia (evangelici, 30/01/01).
*Istituto buddhista italiano Soka Gakkai (18/04/01).
*Sacra aridiocesi d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale (ortodossi, 21/11/00).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I rapporti tra lo Stato e le diverse confessioni religiose sono regolate, come recita l’articolo 8 della Costituzione, sulla base di Intese, una sorta di contratto per legge. La prima Intesa è stata firmata con la Tavola Valdese nel febbraio 1984: da allora l’italia ha ratificato altre cinque Intese, quattro con differenti chiese protestanti ed una con l’Unione delle comunità ebraiche. Condizione necessaria per avviare le trattative con lo Stato è il riconoscimento della personalità giuridica della confessione religiosa: L’Uii (Unione induista italiana) è stata riconosciuta come ente di culto nel dicembre 2000, e nell’aprile 2001 è arrivata la prima convocazione dal governo per avviare le trattative per il testo e la stipula dell’Intesa. Da qui deve passare il vaglio di un parere favorevole da parte del Ministero dell’Interno, Direzione generale Affari Culti. Una volta superata questa prima “dogana”, spetta al governo convocare le parti, e dare avvio ai lavori fintantoché l’Intesa non trovi forma e venga esaminata dalla Commissione consultiva per la libertà religiosa, ed in seguito sottoposta all’ esame del Consiglio dei Ministri, per essere in ultimo firmata dal presidente del Consiglio. E in questo modo possono passare più di tre anni dal tavolo comune al documento ufficiale. Tuttavia l’iter per l’effettiva validità dell’Intesa ancora non è finito: dopo la firma del presidente del Consiglio, il documento concordato dovrà essere trasmesso ai due rami del parlamento per l’approvazione con legge. E proprio qui possono sorgere difficoltà che allungano di molto i tempi: incomprensioni, diffidenze, preoccupazioni rischiano di far giacere un contratto già controllato e firmato da più parti. E’ il caso per esempio delle Intese con l’Unione buddhista, e con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, firmate nel marzo del 2000 e ancora in attesa della ratifica del parlamento.
Il percorso di un’Intesa, che dovrebbe facilitare i rapporti tra lo Stato e le diverse confessioni, in realtà si dimostra ricco di imprevisti, quando non semplicemente lento. Esistono problemi oggettivi: gli impegni del governo e del parlamento su questioni importanti a livello nazionale e internazionale, come nel caso della guerra in Iraq, che possono costringere a rinviare le tavole di Intesa e le discussioni sulla loro effettività; la difficoltà a porre chiarezza su cosa possa essere definita come religione, secondo l’articolo 8 della Costituzione, e dunque le norme, gli articoli da inserire nelle Intese, che devono di necessità variare a seconda della confessione, delle sue ritualità, dei suoi principi, perché non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. A tale proposito anche gli induisti italiani hanno avuto qualche problema iniziale. In effetti, per storia e tradizioni, l’induismo non è totalmente identificabile come religione nel senso occidentale del termine: non è proprio nemmeno il termine “confessione”, né si può parlare di ministri di culto, non essendoci una gerarchia. Tuttavia all’interno dell’Intesa si fa uso di questa terminologia, come hanno fato i buddisti nella loro Intesa del 2000.
L’induismo si presenta come un modo di sentire e vivere, più che come una credenza fatta di dogmi e precetti; inoltre raggruppa in sé una foresta di tradizioni, tanto da non potersi dire cosa sia ortodosso e cosa sia eterodosso rispetto agli scritti sacri.Un altro ostacolo sulla strada di un’Intesa è rappresentato dall’esatta determinazione del soggetto che fa richiesta di un’Intesa: non è il caso dell’Uii, unico soggetto in Italia che racchiude tutti coloro che si richiamano alle tradizioni dell’induismo; discorso diverso per i musulmani italiani, suddivisi in tre grandi associazioni (ma l’esempio delle confessioni di denominazione protestante, ognuna delle quali ha firmato una propria Intesa, potrebbe essere praticabile).
E poi ci sono ostacoli di natura soggettiva: la complessità dell’iter lascia aperti spiragli e pregiudizi e ostruzionismi, come nel caso dei Testimoni di Geova, e una legge di controllo sulle cosiddette sette appesantirebbe il cammino. La discussione di una legge quadro sulla libertà religiosa, potrebbe non tanto eliminare il sistema delle Intese, quanto renderlo più fluido e trasparente. Questo perché negli ultimi anni la società italiana ha di fatto mutato molto dei suoi caratteri anche di natura religiosa, ed il sistema attuale sembra non poter essere in grado di sostenere il ritmo di tali cambiamenti. Col rischio di avere una società pluralista, multiconfessionale, ma un apparato istituzionale che per via della sua lentezza mina la globalità della libertà religiosa: pensiamo anche solo al nodo dell’organizzazione dei tempi e dei programmi scolastici.
Nel caso delle confessioni ancora in attesa nell’anticamera di Montecitorio, ci si deve augurare che l’Intesa venga firmata e che in Parlamento avvenga presto la ratifica, anche perché tra gli aspetti più rilevanti della regolamentazione tra lo Stato e i firmatari dell’Intesa, sta nella ripartizione della quota dell’otto per mille del gettito Irpef come stabilito nel 1984. Un introito economico di non poco conto, che permetterebbe la sopravvivenza e il mantenimento delle strutture di culto e non e dei propri ministri, nonché la promozione di attività di solidarietà in Italia e non solo.
(Omar Vigano, Confronti n. 11 novembre 2004)

 

 

FINE

Sito ottimizzato per Microsoft Internet Explorer, risoluzione minima: 800x600