Il 10 giugno
1593 Ferdinando I de’Medici emanò le Lettere Patenti, note
più tardi come la “Livornina”, per dare impulso alla
città, “invitando Ebrei, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi,
Italiani, Turchi, Armeni, Persiani (che accolsero in massa l’invito)
a stabilirvisi, assicurando loro libertà di culto personale e facilitazioni
commerciali”.
Livorno è stata l’unica città d’Italia a
non aver avuto un ghetto.
Livorno si prestava così a diventare il posto dove molti, ancora
oggi, vorrebbero approdare, il luogo ideale dove ricominciare una nuova
vita, dove tutto è possibile perché da costruire.
Livorno pluriconfessionale pone una domanda sull’appartenenza
nel monitoraggio e nel censimento delle nuove sensibilità religiose.
Il 5.06 per cento della popolazione appartiene a un’altra chiesa
o comunità religiosa. Questa percentuale era di appena lo 0,7%
nel 1970 e del 1 % nel 1990. La parte più cospicua di questi
“nuovi gruppi religiosi” è costituita dagli appartenenti
alle Chiese Evangeliche Libere e dalle altre comunità Protestanti,
Avventiste che salgono e, dagli appartenenti alla comunità Islamica,
seguita da quella Buddhista.
Dai dati statistici riportati e riferiti al 2003, balza agli occhi quell’1.52%
circa costituito da una realtà: i Testimoni di Geova, la maggiore
realtà organizzata in modo unitario. La quota di Chiese Evangeliche
Libere e delle altre comunità Protestanti rimane costante sullo
0,25% .Il fenomeno Islamico è in continua crescita, seguito dai
Buddhisti e dai neo- Induisti.
Sempre più persone si sentono vicini a religioni che associano
le credenze religiose cristiane a quelle di altre religioni. In ordine
all’area Esoterica e del Potenziale umano, siamo dinanzi ad un
arcipelago di esperienze e di movimenti, spesso complesso da decifrare
e quantizzare. Pur rimanendo spesso, esperienze soggettive di piccoli
gruppi autonomi, che si rifanno a insegnamenti di maestri provenienti
dall’Oriente, si può stimare il fenomeno nella sua interezza
intorno allo 0,5%.Preoccupante ed allarmante il dato relativo all’area
dell’Occultismo; a Livorno risultano censiti 80 operatori dell’occulto
con un giro di clientela che nella sola città si aggira intorno
alle 3.500 persone.
Una quota parte della popolazione dichiara di non appartenere più
a nessuna chiesa o comunità religiosa.Questa quota, calcolata
a parte dal dato delle appartenenze, risulta essere il 7.5% della popolazione
di Livorno , quindi circa 12.301 persone.
Nell’area urbana la quota di persone senza confessione è
doppia rispetto a quella delle zone rurali.Si sommano i due dati forniti
e raggiungiamo il 12.56% della popolazione che dichiara di appartenere
a una chiesa o comunità religiosa o di non appartenere più
a nessuna chiesa o comunità religiosa.La tendenza alla pluralità
è innanzitutto una conseguenza delle migrazioni .
L’aumento del numero dei musulmani, degli asiatici e di appartenenti
ad altre comunità cristiane, che si protrae dal 1990, è
dovuto all’immigrazione dalla Bosnia Erzegovina, dalla Serbia,
dalla Macedonia, dal Kosovo, dopo il crollo della ex Iugoslavia, dalla
Polonia, dall’Ucraina, dalla Romania, dal Senegal, dal Marocco
e dalla Tunisia. Sono presenti sul territorio, inoltre, comunità
peruviane e indiane d’America. Questi ultimi, appartenenti alla
corrente neo-sciamanica, recentemente, senza che siano ancora nati veri
e propri movimenti, hanno tenuto conferenze in Italia, destando notevole
interesse tra studiosi e maestri che propongono una spiritualità
ispirata agli Indiani di America, agli Incas, anche se il riferimento
di varie culture si ritrova spesso nella Wicca e anche gruppi buddhisti
rimettono oggi in onore lo sciamanismo mongolo.
I vecchi confini religiosi si sono dunque ulteriormente disgregati:
aumenta il numero delle persone senza appartenenza religiosa e cresce
l’importanza delle religioni non tradizionali.
Nell’ultimo decennio si è avviata anche tra i cattolici
romani una marcata erosione.
Considerando, quindi, questi nuovi scenari che vanno delineandosi,
nasce l’esigenza e l’impegno della ricostruzione di una
mappa storico-dottrinale relativa alle giovani chiese, alle comunità,
alle nuove sensibilità religiose, presenti sul territorio. Questo
perché si possa offrire a chi osserva e studia il fenomeno uno
sguardo composito ed una serie di coordinate entro cui potersi orientare
e camminare. Livorno è una città affascinante, intuitiva,
ma è anche una città che continuamente va cercata e ritrovata
perché si possano scoprire le sue radici e la sua identità
nella Storia che racconta.
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Città ideale del Rinascimento italiano, Livorno svela la sua storia
nei quartieri solcati dai canali e cinti da mura fortificate, nell’intrico
di strade che ricamano il rione della Venezia, nel porto Mediceo, dominato
da torri e fortezze, che si incunea nel centro cittadino.
Palazzi signorili, edifici neoclassici, parchi alberati, ville liberty,
il mercato delle vettovaglie, i “bagni” che hanno inaugurato
in Italia il turismo balneare: è la Livorno vivace e aperta cresciuta
nel ‘700 e nell’800.
Crocevia del mondo, fino dalle origini, patria di comunità lontane
e diverse che qui si sono insediate, città di commerci, meta di
artisti e di poeti, Livorno ha un’anima cosmopolita ed un cuore
ospitale.
Le agevolazioni, franchigie e disposizioni legislative
dettero impulso al grande processo di immigrazione che di fatto continuò
a caratterizzare la nuova città per molti anni ancora. Lo scalo
livornese, divenne un significativo punto di riferimento del commercio
internazionale.
A Livorno le comunità costruirono le proprie chiese, cimiteri,
portando le proprie abitudini, usi, costumi e tradizioni.
Ebrei sefarditi, Greci ortodossi e uniti, Armeni, Olandesi-Alemanni, Inglesi,
Francesi e molti altri ancora, si stabilirono nella città, base
ideale per i traffici commerciali, ma anche luogo che offriva la possibilità
di vivere nel pieno rispetto delle proprie e delle altrui convinzioni
religiose e politiche. Senza ghetti, da sempre espressione di grande civiltà
e di incontro di culture, Livorno conserva tracce evidenti della presenza
di ognuna di queste comunità: chiese , sinagoghe, cimiteri, giardini
ricordano che la differenza, nel rispetto reciproco, è da sempre
insita nella cultura di questa particolare città.
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Nel periodo lorenese (1737) assistiamo alla messa in
atto di principi di tolleranza ancor più illuminati di quelli medicei.
In questo senso va ricordata la legge istruita da Pietro Leopoldo, introdotta
nel 1779, che stabiliva per gli ebrei il diritto ad accedere alla posizione
di consigliere comunale. Di lì a pochi anni, agli inizi dell’Ottocento,
sotto il dominio francese, sulla scia dei profondi ideali egalitari rivoluzionari,
venne istituita la legge, varata in seguito, secondo cui “I Toscani,
qualunque sia il culto che esercitano, sono tutti uguali al cospetto della
legge, contribuiscono indistintamente agli aggravi dello stato (…),
e sono tutti egualmente ammissibili agli impieghi civili e militari”.
Con l’Unità d’Italia e l’abolizione
del Porto Franco il processo di immigrazione nella città cessò
e le comunità ridussero progressivamente la propria influenza nell’economia
livornese.
La forte devozione religiosa- propria dei popoli di mare- è testimoniata
dalla presenza del Santuario di Montenero, dedicato alla Madonna delle
Grazie, patrona della Toscana, noto anche per la galleria degli ex-voto
per lo più a carattere marinaro. Altri edifici di culto (prevalentemente
collocati tra il centro storico e il quartiere della Venezia), testimoniano
quella coesistenza di tradizioni religiose che ha arricchito, sia dal
punto di vista artistico-architettonico, sia sul piano civile, sociale
e culturale, la comunità livornese.
Significativa la via della Madonna, dove in un tratto brevissimo si trovano
le testimonianze di tre diversi culti cristiani (armeno, cattolico, greco).
Livorno è ormai una città dove bambini
di tutte le razze, nazioni, lingue, religioni, nascono sotto il Montenero,
tifano per Protti e pregano in chiese cattoliche, protestanti, ortodosse
o nella moschea in centro, nel tempio buddhista di Picchianti e in quello
ebraico di piazza Benamozegh.
Il pluralismo culturale e religioso delle odierne migrazioni,
un fenomeno che coinvolge quasi 200 milioni di persone nel mondo, costituisce
una sfida per la Chiesa. I problemi concreti che sorgono tra i cristiani
e i credenti di altre religioni richiedono una mentalità e un atteggiamento
di dialogo. Non si tratta però di cosa facile. L’incontro
con uomini e donne profondamente radicati in convinzioni e costumi non
condivisi dai cristiani può essere duro. Richiede pazienza e perseveranza.
Dopo una fase di secolarizzazione in cui i temi religiosi sembravano finiti
ai margini della scena pubblica e del dibattito culturale, i temi della
fede e dell’assoluto tornano centrali e significativi. Per rendersene
conto basta sfogliare un giornale: dagli Usa all’Iraq, da Cipro
all’Ucraina, dai Balcani alla Francia il fattore “r”
delle religioni condiziona scelte e processi politici come difficilmente
avremmo immaginato sino al 1989.
Ma se è evidente che “Dio è tornato”,
è assai più difficile dire come abbia trovato le religioni
che lo adorano.
I livornesi continuano a dichiararsi massicciamente cattolici,
ma, potremo dire, “a modo loro”. Tre quarti dei nostri concittadini
sembrano sapere che cosa è il paradiso, ma più della metà
risponde di ignorare che cosa vi sia dopo la morte o sospetta che non
vi sia nulla. Metà afferma che l’inferno esiste, però
solo il 42% è convinto che vi sia una vita eterna. La pubblicità
del caffè sembra potere di più dei dogmi della fede. Il
Credo apostolico recitato in ogni messa domenicale parla di resurrezione
dei corpi: certo, ma sembra crederci con convinzione il 27,5% dei livornesi
ed “abbastanza” un analogo 26,3. Sommati fanno poco più
del 50% degli interpellati. Però aumenta la preghiera: se a metà
degli anni Novanta coloro che si rivolgevano a Dio non raggiungevano il
46%, nel 2003 sono il 60%. Si prega di più ma si crede con meno
convinzione: solo il 25% è convinto che la propria Chiesa possegga
“l’unica verità”.
Sono pochi di più coloro che frequentano settimanalmente
la messa domenicale, assai di meno coloro che almeno una volta al mese
si fermano al confessionale (15%). Livornesi tanto cattolici ma poco praticanti,
potremmo dire. I dati denunciano un pesante deficit di vocazioni.
Ma anche a livello italiano lo registriamo: “In Italia per 25.000
parrocchie ci sono 40.000 preti- afferma monsignor Betori, segretario
della Cei-. Tra vent’anni saranno un terzo di meno”. Certo
ci sono i “missionari” polacchi, indiani e filippini, ma è
difficile considerare il loro crescente utilizzo come indice di buona
salute della Chiesa cattolica italiana.
Cattolicesimo in crisi, movimenti in crescita. Sono diverse le ragioni
che fanno pensare a questi movimenti come a un caso particolarmente importante
nella comunità italiana: la forte carica di fraternità che
esprimono;
l’impegno a costruire un diverso modello economico basato sul principio
di “comunione”; l’intensa spiritualità che si
respira nei loro incontri.
I movimenti in crescita sono anche all’interno della Chiesa cattolica
ad esempio la Comunità di sant’Egidio, l’Opus Dei,
le Acli, i neocatecumenali, Comunione e liberazione, l’Azione cattolica
ma soprattutto quello dei Focolari, fondata da Chiara Lubich sul finire
della seconda guerra mondiale.
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UN
VIAGGIO TRA LE CHIESE LIVORNESI
IMMAGINI
E LUOGHI DI FEDE CLIKKA QUI
Nel percorrere la storia religiosa della città di Livorno il rischio
che possiamo correre è quello di trascurare pagine di vita di Comunità
religiose che già dalla metà degli anni ’50 del secolo
scorso erano presenti nel nostro territorio.
La loro storia, perlopiù, è sfuggita spesso alla nostra
attenzione. I motivi possono essere vari: denominazioni poco note , comunità
di pochi membri, scarsa adesione alla vita sociale, indifferenza o scarso
interesse da parte di credenti di altre Chiese.
Eppure molte di queste Chiese hanno dovuto affrontare non poche difficoltà
per ottenere una struttura in cui riunirsi e pregare, per avere una visibilità
territoriale e quindi entrare nel vivo del dialogo umano.
E’ il caso della Chiesa Avventista, dei Pentecostali, della Chiesa
di Gesù degli Ultimi Giorni, della Chiesa Evangelica dei Fratelli,
della Chiesa Apostolica, della Congregazione dei Testimoni di Geova, della
Comunità Baha’i, Musulmana, Buddhista…e altre ancora.
Molte di queste denominazioni appartengono al secondo
protestantesimo, al terzo protestantesimo alla corrente pentecostale,
al protestantesimo avventista, a nuove correnti orientali.
Il secondo protestantesimo è costituito dai movimenti
di risveglio o revival che protestano contro la mancanza di fervore del
protestantesimo storico, insistendo sull’incontro con Gesù
Cristo come esperienza personale che spinge alla missione. La protesta
nel mondo luterano produce il pietismo; nel mondo anglicano, il metodismo;
e nel mondo presbiteriano il battismo.
Il tentativo di unificare i risvegli- e le comunità protestanti
in genere- produce le denominazioni che derivano dal movimento detto Movimento
di Restaurazione o “campbellita” (Discepoli di Cristo, Chiese
di Cristo, chiese cristiane).
Rientrano nel terzo protestantesimo quei movimenti che considerano ormai
troppo istituzionalizzate e fredde le stesse comunità nate dai
risvegli del secondo protestantesimo. Sono vari tipi di “Chiese
libere”, i movimenti di santità, le correnti perfezioniste,
e anche il fondamentalismo.
La corrente pentecostale nasce nel XX secolo ed è considerata come
parte del terzo protestantesimo.
Il protestantesimo avventista nasce nel secolo scorso dall’interesse
per le speculazioni sulla fine del mondo, trasversale ai primi due protestantesimi,
che genera però una serie di denominazioni separate dopo la crisi
seguita alla diffusa attesa di avvenimenti apocalittici dell’anno
1844.
Sono in aumento gli aderenti a culti religiosi orientali.
La rinascita spirituale dell’induismo di fronte alla sfida dei missionari
cristiani nel XIX secolo- ha fatto sì che molti maestri abbiano
portato l’induismo in occidente, superando il punto di vista secondo
cui si tratta di una religione per soli indiani.
Sono nati grandi movimenti di riforma nel XIX secolo: il Bramo Samaj,
l’Arya Samaj e pur diversi fra loro, entrambi presentano l’induismo
come monoteismo.
L’U.B.I. rappresenta in Italia tutte le tradizioni
buddiste con la finalità di riunire e assistere i diversi gruppi
buddisti nel rispetto di tutte le tradizioni, contribuire alla diffusione
degli insegnamenti e delle pratiche della dottrina buddhista, sviluppare
la collaborazione tra le diverse scuole buddiste, favorire il dialogo
con le altre comunità religiose e con istituzioni culturali e accademiche
su argomenti di interessi comuni.
A Livorno è presente con la Soka Gakkai.
STORIA della CHIESA
AVVENTISTA di LIVORNO

Tutto ebbe inizio da un vestito lavato, messo ad asciugare e macchiato
dal piano superiore…
1956 Marceglia Nada in Granzotto si
lamenta con gli inquilini del piano superiore che le hanno macchiato un
vestito messo fuori ad asciugare.
Il marito della responsabile dell’atto dice che riferirà
alla moglie. Il sabato successivo questa donna di origine rumena viene
a scusarsi con Nada e giustifica il fatto di non averlo fatto prima perché
lavora e ha il sabato libero, in quanto professa la fede Cristiana Avventista
del 7° Giorno.
La signora Nada si interessa al messaggio e questa sorella rumena la mette
in contatto con il pastore di Pisa, Capparelli, il quale incomincia a
darle studi biblici raggiungendo Livorno con un motorino mezzo sgangherato.
1957 A settembre si battezza la figlia di Nada, Silvana
Granzotto, sempre nella Chiesa di Pisa e parte per Firenze a Villa Aurora
dove trascorre un periodo di studi; è con lei anche il fratello
Banti Pier Luigi di Pisa.
1962 La moglie del pastore, Fiorette, ritrova una signora
conosciuta a Milano ed ora residente a Livorno, la signora Nannini che
si battezza. Il gruppo affitta un fondo in via Serafino Tivoli per le
riunioni sabbatiche che vengono frequentate anche dalla nonna di Franca
Iannitto, la sorella Enrica e dal giovanissimo Guidi Tarantola. La nonna
di franca è assistita da Castelli Franca Bratto e le testimonia,
portandola alla fede.
1963 Il 31 agosto viene ufficializzata e fondata la Chiesa
Cristiana Avventista del 7° Giorno di Livorno, sempre con il pastore
Capparelli che nei suoi vari trasferimenti era ritornato a Livorno.
1967 La Chiesa si trasferisce nei locali agli Scali degli
Olandesi e si uniscono le sorelle Tarantola e dopo alcuni anni nella Casa
della Cultura, in Scali Finocchietti, ove ora ha sede la Circoscrizione
2.
1989 Il pastore Luciano Benini fa i passi con il Demanio
per avere la Chiesa del Luogo Pio, attuale sede della comunità
livornese.
2003 Il 31 agosto è stato il 40° anniversario
della fondazione

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| I
Testimoni di Geova a Livorno
6 settembre 1953, Teatro della Pergola in Firenze.
Inizia la storia documentata dei Testimoni di Geova di Livorno.
In occasione di un’Assemblea di Distretto in un gruppo di oltre
100 battezzati era presente Salvatore Corallo.
Trasferitosi dalle Marche, abitava a Livorno. Non sapeva né leggere
né scrivere.
Di tanto i tanto, visto che era l’unico Testimone di Geova che abitava
a Livorno e dintorni, andava alle adunanze che venivano tenute in case
private a Firenze.
Ha perseverato da solo fino all’arrivo di due missionari: Carmelo
e Costanza Benanti.
Era il marzo 1955. Percorrevano il territorio di Pisa e Livorno.
I missionari tenevano le adunanze in una casa privata in via Goldoni.
Lo stesso girno prendevano il treno e andavano a tenere le adunanze a
Pisa.
Dopo tre anni lasciarono a Livorno un gruppo di una decina di donne coraggiose
che amavano la “verità”. Erano zelanti predicatrici.
Si riunivano in una stanza in via Magenta (1958-19599.
Era un piccolo locale senza finestre di circa sedici metri quadri. Si
trovava accanto ad una friggitoria di pesce e patate. L’aria era
irrespirabile e gli abiti saturi di olio fritto. Ma il cuore era pieno
di gioia!...E nuovi ricercatori della “verità” si univano
loro.
Anno 1960 il gruppo si trasferisce in un locale più grande sugli
Scali d’Azeglio.
La predicazione non era svolta come oggi due a due.
Si incontravano in una certa zona della città e ogni predicatrice
andava da sola per visitare un maggior numero di famiglie.
Spesso venivano portate in questura e denunciate, perché allora
i predicatori venivano accusati di vendita ambulante senza licenza.
Nel 1962 la Corte Suprema di Cassazione di Roma sentenziò che l’opera
dei Testimoni di Geova non aveva bisogno di alcuna licenza.
Tornando al 1960 i presenti alle adunanze arrivavano anche a superare
i 70. nel 1964 i predicatori erano 42.
Nel 1972 vi erano due Sale del Regno con 2 Congregazioni.
Il numero delle Congrgazioni è salito fino ad arrivare ad oggi
con 9 nella sola città di Livorno.
Attualmente a Livorno e provincia vi sono 22 Congregazioni con circa 1.600
predicatori della ‘buona notizia’ del Regno.
Nella Commemorazione dell’anno 2004 abbiamo raggiunto i 2.500 presenti.
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La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni
La storia della Chiesa in Italia dalle origini ad oggi
La storia della Chiesa in Italia inizia alla metà dell’Ottocento
con la missione degli anziani, Lorenzo Snow, uno dei dodici Apostoli,
Joseph Toronto e Thomas B.H. Stenhouse. Essi arrivarono a Genova il 25
giugno 1850. Si recarono poi in Piemonte per svolgere opera missionaria
tra i Valdesi, che abitavano nella Val Pellice e dintorni e parlavano
francese. L’anziano Jabez Woodard li raggiunse in seguito.
Il 27 ottobre 1950 l’anziano Snow battezzò a Torre Pellice
il primo convertito, Jean Antoine Box. Dopo di lui altre persone si unirono
alla Chiesa. Si organizzarono tre rami: ad Angrogna e San Germano e a
San Bartolomeo, piccoli centri delle Valli Valdesi. Si pubblicarono opuscoli
in francese. Il Libro di Mormon fu pubblicato in italiano nel 1852. Entro
il 1855, 50 membri della Chiesa erano già emigrati in America e
il numero di quelli rimasti ammontava a 64.
Era moto difficile svolgere il lavoro missionario al di fuori delle Valli
Valdesi a causa della diffusa propaganda anti-mormone. I missionari operarono
con poco successo in Italia e partirono per la Svizzera nel 1857. L’anziano
Daniel B. Hill Richards cercò di riaprire la missione nel 1900
ma le autorità politiche gli negarono il permesso.
Nel 1965, dopo aver ottenuto l’autorizzazione, la Chiesa ricominciò
le attività missionarie.
Il 26 giugno 1966 è stata ufficialmente riorganizzata la Missione
italiana. A quella data esistevano due rami italiani e sette rami misti
di militari americani e di italiani per un totale di 66 fedeli. Alla fine
del 1978 il numero dei membri della chiesa era salito a 7.271 e l’Italia
era suddivisa in quattro missioni. Il primo palo italiano è stato
organizzato a Milano il 7 giugno 1981.
L’impegno dei missionari e dei dirigenti locali ha contribuito
ad un notevole accrescimento del numero dei fedeli durante gli anni Ottanta:
verso la metà del 1985 i membri della Chiesa ammontavano a circa
12.000 e nel 1990 a 14.000.
Il 12 maggio 1993 rappresenta una tappa importante nel cammino della
Chiesa perché in tale data il Governo italiano ha finalmente concesso
il riconoscimento ufficiale all’Ente Patrimoniale della Chiesa.
La petizione per l’ottenimento di detto riconoscimento era stata
presentata circa cinque anni prima e aveva dovuto subire varie revisioni
e gli accertamenti del caso. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro aveva firmato in precedenza il decreto il 22 febbraio 1993.
A Livorno…
La storia della Chiesa a Livorno ha inizio nel 1971, grazie al professore
Sergio Nerici, primo membro della Comunità. I missionari erano
sei di cui cinque americani e uno canadese.
Attualmente il professore Sergio Nerici è il Presidente del Quorum
degli Anziani, composto di circa quaranta membri.
Aveva avuto modo di conoscere questa realtà spirituale durante
un suo viaggio in Francia. In quella circostanza lasciò il suo
indirizzo ai missionari che aveva incontrato.
All’inizio la loro sede era situata in un appartamento in via Scali
degli Olandesi al secondo piano e avevano solo un piccolo locale che fungeva
da stanza delle riunioni. Mancava tutto, dall’organo agli innari
che tra l’altro erano costretti a trascrivere su grandi fogli che
poi appendevano alla parete.
Le sedie per le riunioni vennero prestate dalla sede di Pisa.
In quel periodo il Distretto, l’Organizzazione Ecclesiastica era
suddivisa su quattro Rami: Pisa, Firenze, Modena e quindi Livorno. Sergio
era uno studente universitario.
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L’Organizzazione
interna non prevede alcun tipo di retribuzione. Ogni funzione, ruolo o
attività viene offerta gratuitamente.
Sottolinea il Presidente che: “I Mormoni sono stati i primi ad avere
dato vita ad una organizzazione ecclesiale a favore delle donne nella
Chiesa, che noi reputiamo indispensabili.
Mia moglie Italia è membro attivo della Società di Soccorso
, dirige il settore musicale. La Società di Soccorso si occupa
di attività a carattere sociale ed umanitario”.
“La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli
Ultimi Giorni nasce in America nello Stato dello Utah nel 1829. E’
la Chiesa Restaurozionista, cioè la Chiesa che ha restaurato attraverso
Giovanni Battista il Sacerdozio di Aronne.Gli apostoli Pietro, Giovanni
e Giacomo hanno posto sul capo del profeta Joseph Smith il Sacerdozio
di Melchiesedec. Il Sacerdozio di Melchisedec svolge varie funzioni.
Nelle Comunità si può giungere ad un massimo di 96 membri.
A Livorno siamo in quaranta.
E’ il capofamiglia che trasmette ai figli il “sacerdozio”
attraverso l’imposizione delle mani.
Il matrimonio riconosciuto è sia quello civile che religioso. Ma
il matrimonio religioso riveste un significato notevole. L’amore
e l’anima li consideriamo immortali. Il matrimonio celebrato nel
Tempio lega i due coniugi per l’eternità. Se si manterranno
fedeli e sapranno amarsi la famiglia da loro costituita si perpetua per
l’eternità.”
I Templi sono particolari, architettonicamente si slanciano
verso il cielo ricordando sicuramente lo stile gotico. Nel mondo se ne
contano centoventi: Berna, Stoccolma, Madrid… Sperano presto di
aggiungere anche quello costruito in Italia.
Successivamente alla sede di Scali Olandesi, la Comunità
si trasferisce in via S.Francesco e qui finalmente sono dotati anche di
un Ufficio per il Presidente del Ramo. Da via S.Francesco poi nelle vicinanze,
in via 3 Novembre ad un primo piano e poi in via De Larderel.
Le strutture individuate ed utilizzate sono sempre state prese in affitto
a carico degli aderenti.
E’ del 1985 la nuova sede costruita in via Coen, quartiere Coteto.
Il terreno è stato acquistato dalla Chiesa Centrale e il programma
edilizio è stato affidato a impresa esterna così come a
Pisa. La nuova Cappella a Livorno fa parte di un programma edilizio che
vede la costruzione di nuove Cappelle ogni 18 ore. Questo fa pensare il
rapido espandersi della Chiesa nel mondo.
Se inizialmente il maggior numero dei membri aveva sede nello Utah negli
Stati Uniti adesso più del 50% è fuori dagli Stati Uniti,
in Giappone, in Spagna, nell’America Latina.
Tutti noi abbiamo avuto modo di vedere missionari mormoni
in città con le loro “mostre stradali” oppure ci hanno
suonato al campanello di casa.
Questi giovani vengono da lontano non sono stipendiati e prima di iniziare
la missione devono avere un lavoro e sapere parlare la lingua del posto.
Seguono corsi di lingua della durata di due mesi secondo il metodo MTC.
“La mattina sveglia alle sei e mezza: studio individuale delle Scritture.
Incontro poi con altri giovani missionari per organizzare la giornata.
Visita ai membri o a famiglie del territorio per il resto della giornata.”-
sottolinea il presidente Nerici aggiungendo che però :“dopo
due anni di missione i giovani tornano a casa. La missione ha molti volti
e varie finalità. Abbiamo ad esempio nel Ghana molti missionari
agricoli, medici, tecnici. Insegnamo a queste popolazioni a diventare
autosufficienti attraverso i programmi universitari che aiutano a produrre.
Ci distinguiamo per il “Programma di Benessere”, diventato
un modello di riferimento per molti Stati.
Ad Esempio quando in Etiopia c’è stata la siccità
abbiamo mandato i nostri aiuti dal Canada attraverso la Caritàs
Internazionale e la Croce Rossa Internazionale. Raccogliemmo 6 milioni
di dollari. Le nostre raccolte avvengono la prima domenica di ogni mese.
In quella domenica osserviamo il digiuno e devolviamo la quota di due
pasti per le necessità umanitarie.
Nella nostra Sede generale abbiamo Silos, Fattorie e le mettiamo a disposizione
per i nostri membri disoccupati. Va visto come un aiuto momentaneo perché
è fondamentale il lavoro per l’uomo, è importante
per la sua dignità.
E’ questo un modello che abbiamo creato nel 1936 all’indomani
della grande depressione del 1929”.
Presso la sede di Livorno da ben cinque anni vengono
attivati corsi di lingua inglese di tre livelli: elementary,intermedio
e avanzato. I corsi sono gratuiti e sono aperti alla cittadinanza.
La sede è Centro Genealogico. Raccoglie la Storia del mondo fotografata
e documentata su microfilms. E’ possibile visitare l’Ufficio
per fare ricerche storiche o consultare archivi. Se ne occupa la sorella
Amilleri.
I giovani della Comunità hanno partecipato a giornate
di Preghiera di carattere interreligioso organizzate da centri di promozione
del dialogo della città. Si sentono aperti ad incontrare e a conoscere
le altre realtà religiose.
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| LA
CHIESA DI CRISTO
Al contrario delle Chiese Battste, che già erano
presenti, le Chiese di Cristo sono frutto esclusivo della evangelizzazione
che è stata fatta dopo l’ultima guerra da militari americani
che aprirono la strada ad una azione ben organizzata di missionari che
con una predicazione prettamente polemica, anticlericale e anticattolica
raccolsero un discreto successo.
Caratteristiche peculiari:
al contrario delle Chiese che praticano il Battesimo
ai credenti, questa non è soltanto una testimonianza pubblica di
una conversione avvenuta ma.. salva. Se uno non è battezzato, da
adulto, non è salvato.
Vi è un episodio da segnalare: a Roma ben 15 membri testimoni di
Geova confluirono in blocco in una Chiesa di Cristo tra le più
‘chiuse’; nei primi anni ’80, non è raro che
testimoni di Geova per motivi scritturali diventino della Chiesa di Cristo.
Ma l’episodio di Roma fu il più eclatante.
Un’altra caratteristica. Hanno un congregazionalismo sfrenato. Non
si ammette un sinodo, come i Valdesi, non un’assemblea, come i Battisti,
ma ogni comunità deve essere completamente autonoma l’una
dall’altra: non si ammette nessun organismo sovracomunitario.
Osservazione: il taglio fondamentalista al 100% quando
sorgevano divergenze di idee, anche piccole, provocava spesso aspre divisioni
nelle comunità. La comunità di Livorno si costituì
nel 1955 e a metà degli anni ’60 era costituita da più
di 50 membri. Dopo 10 anni, per le ragioni sopraddette, era decimata.
Nei primi anni ’80 era praticamente estinta e l’Ucebi (Unione
evangelica Battista italiana) comprò il locale per la comunità
Battista, fondata nel 1986. La comunità Battista aveva sino allora
svolto la sua attività in via del Leone. Questo avvenne nel ’91.
Ma ammetto di non essere del tutto sicuro della data, posso sbagliare
di un anno.
Ritornando alle Chiese di Cristo, hanno retto di più nel tempo
le comunità dove venivano eletti gli anziani o vescovi che rifacendosi
a 1Timoteo: 3,4 “Se uno non sa governare la propria famiglia e tenere
i figli in sottomissione, come potrà avere cura della Chiesa di
Dio?”, dovevano avere precisi requisiti. Se vi era un solo fratello
che aveva questi requisiti non si poteva eleggere i vescovi perché
dovevano essere almeno due- rifacendosi particolarmente a Filippesi 1,1
dove per quella sola comunità si parla di vescovi al plurale-.
Ma parlando del problema precedente, era proprio l’autoritarismo
di certi vescovi che creava spesso un ulteriore divisione.
Le donne non possono pregare in assemblea. Questo in quasi tutte le Chiese
di Cristo. Ma non bisogna dimenticare che il congregazionalismo a differenza
del fondamentalismo di certe comunità porta notevoli aperture sulle
questioni del ruolo delle donne. Per testimoniare queste grosse diffrenze
basti ricordare che negli anni ’70, la comunità di Genova,
era apertissima e collaborava con il Partito Radicale.
La quasi totalità delle Chiese che ho conosciuto però vedevano
quella di Genova se non eretica…quasi.
Un’ultima cosa. Mentre i canti tradizionale Valdesi e Battisti sono
settecenteschi (per non parlare di “Forte roccia è il nostro
Dio” di Lutero), quelli della Chiesa di Cristo, essendo nata nel
1840, dai Battisti, sono ottocenteschi. Un insolito swingh e altre particolarità
vengono cantati senza l’accompagnamento di uno strumento musicale,
come gli ortodossi. Ma negli Stati Uniti del Sud si usava l’organo.
E’ stato portato il problema pari pari in Italia. Nel Sud, in genere,
le Chiese usano lo strumento.
A Dallas, nella stessa strada stavano due Chiese di Cristo ma una con
l’organo e una no.
(Francesco Stefanini) |


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CHIESA EVANGELICA DEI FRATELLI
La denominazione “Chiesa evangelica dei Fratelli” è
da ricondurre al Conte Guicciardini di Firenze. Vuole essere una denominazione
che tenga tutti allo stesso livello senza distinzione di classe sociale
e di posizione economica.
La Comunità è presente a Livorno da oltre 20 anni. Inizialmente
la sede era in via del Leone, successivamente si trasferirono in via della
Vecchia Casina.
Seguì un periodo in cui furono ospitati presso la Chiesa Valdese.
Da notare l’ospitalità di tale Comunità. Recentemente
anche gli aderenti della Chiesa Pentecostale sono stati ospitati per un
periodo presso la struttura della Chiesa Valdese.
L’Anziano, Amerigo Palomba, in quel periodo di vacanza sede, si
rivolse al Vescovo Alberto Ablondi, adesso Vescovo Emerito, per la richiesta
di un permesso di utilizzo di una ex cappelletta cattolica situata in
via Orsilago, zona Coteto.
Il Vescovo concesse il permesso e prima della consegna si preoccupò
di far rifare il tetto alla cappelletta..
In seguito i Fratelli hanno fatto alcune opere di adattamento e recentemente
un impianto di climatizzazione.
La Chiesa dei Evangelica dei Fratelli non ha Pastori, ma responsabili
chiamati Anziani. Si ispira al modello della Chiesa Apostolica di Atti.
La sede è a Firenze in via Vigna Vecchia
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| TRADIZIONI
DELL’INDUISMO
Tra le religioni più antiche al mondo, l’induismo nasce
e si sviluppa nell’area geografica del fiume Indo. Raccoglie in
sé diverse tradizioni spirituali, tra loro anche distanti, ma convergenti
su alcuni punti: il karma, l’insieme delle azione umana e delle
sue conseguenze, che rendono l’uomo protagonista del proprio destino
e di quello del mondo intero; il moksha, la liberazione dal ciclo delle
rinascite, conseguente alla eliminazione del karma, che porta alla totale
dissoluzione nell’Assoluto; i Veda (letteralmente “Sapienza
sacra”), i libri sacri, prima trasmessi oralmente, quindi trascritti
in sanscrito tra il 1500 e il 500 a.C., raccolgono le conoscenze acquisite
in materia liturgica e teologica. La religione indù è intimamente
connessa con il sistema delle caste: i gradini della scala universale.
La reazione a questa divisione in caste, che vede la sua espressione più
alta nella lotta nonviolenta di Gandhi, è un fenomeno antico.
Gli induiti nel mondo sono circa 700 milioni (il 13% della popolazione
mondiale, e sono diffusi in 84 paesi). In Italia sono quasi 70.000, rappresentati
dalla comunità Sanatana Dharma Samgha (Unione induista italiana
L’Approccio giusto
“Ogni cultura”, afferma il Papa con una bella
immagine, “costituisce un approccio al mistero dell’uomo anche
nella sua dimensione religiosa. E ciò spiega perché alcuni
elementi di verità si trovino anche fuori del messaggio rivelato.
E’ necessario perciò accostarsi a tutte le culture con l’atteggiamento
rispettoso di chi è cosciente che non ha solo qualcosa da dire
e da donare, ma anche da ascoltare e ricevere”. Di qui l’importanza
del dialogo interculturale, che comporta un cambiamento profondo di mentalità
e anche di strutture pastorali. E insieme la necessità del dialogo
interreligioso a tre diversi livelli. Anzitutto all’interno stesso
della Chiesa cattolica, tra componenti della comunità d’accoglienza
e immigrati. Poi, con i cristiani delle altre Chiese no ancora in piena
comunione con Roma. Infine, con gli appartenenti alle grandi religioni
mondiali, i primis l’Islam.
I problemi di mondializzazione chiamano sempre di più
la Chiesa al dialogo interreligioso. “L’umanità del
terzo millennio”, sottolinea Giovanni Paolo II, “ha urgente
bisogno di ritrovare comuni valori spirituali, su cui fondare il progetto
di una società degna dell’uomo”.
Tuttavia ammonisce Papa Wojtyla, “l’integrazione tra appartenenti
a culture e religioni diverse non è mai priva di incognite e difficoltà”.
Il che vale specialmente per i musulmani. conosciamo i nodi del rapporto
cristianesimo/islam: matrimoni, reciprocità, rapporto religione-politica,
preghiera…termini come “giustizia”, “verità”,
“dignità” e “diritti” della persona, “laicità”,
“democrazia”, hanno significati differenti nel mondo musulmano
rispetto a quello occidentale, di profonde radici cristiane.
Ma pur conoscendo bene questi problemi, Giovanni Paolo II, soprattutto
dopo l’11 settembre 2001 e la crisi irachena, non si stanca mai
di insistere sul dialogo interreligioso che “deve continuare ed
è importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace e
allontanare lo spettro funesto delle guerre di religione. Il nome dell’unico
Dio deve diventare sempre di più, qual è, un nome di pace
e un imperativo di pace”
IL LENTO CAMMINO DELLE INTESE
SCHEDA. Le Intese
Le Intese approvate
*Tavola valdese (21/02/84, modifica 25/01/96).
*Assemblee di Dio in Italia (Adi, 29/12/86)
*Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (29/12/86,
modifica 6/11/96).
*Unione comunità ebraiche in Italia (Ucei, 27/02/87, modifica 6/11/96).
*Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi, 29/03/93).
*Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi, 20/04/93).
Le Intese firmate e non approvate
*Buddisti (Ubi, 20/03/00).
*Congregazione cristiana dei testimoni di Geova (20/03/00).
Le Intese avviate
*Mormoni (20707/00).
*Unione induista italiana (18/04/01).
*Chiesa apostolica in Italia (evangelici, 30/01/01).
*Istituto buddhista italiano Soka Gakkai (18/04/01).
*Sacra aridiocesi d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale
(ortodossi, 21/11/00).
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I rapporti tra lo Stato e le diverse confessioni religiose sono regolate,
come recita l’articolo 8 della Costituzione, sulla base di Intese,
una sorta di contratto per legge. La prima Intesa è stata firmata
con la Tavola Valdese nel febbraio 1984: da allora l’italia ha
ratificato altre cinque Intese, quattro con differenti chiese protestanti
ed una con l’Unione delle comunità ebraiche. Condizione
necessaria per avviare le trattative con lo Stato è il riconoscimento
della personalità giuridica della confessione religiosa: L’Uii
(Unione induista italiana) è stata riconosciuta come ente di
culto nel dicembre 2000, e nell’aprile 2001 è arrivata
la prima convocazione dal governo per avviare le trattative per il testo
e la stipula dell’Intesa. Da qui deve passare il vaglio di un
parere favorevole da parte del Ministero dell’Interno, Direzione
generale Affari Culti. Una volta superata questa prima “dogana”,
spetta al governo convocare le parti, e dare avvio ai lavori fintantoché
l’Intesa non trovi forma e venga esaminata dalla Commissione consultiva
per la libertà religiosa, ed in seguito sottoposta all’
esame del Consiglio dei Ministri, per essere in ultimo firmata dal presidente
del Consiglio. E in questo modo possono passare più di tre anni
dal tavolo comune al documento ufficiale. Tuttavia l’iter per
l’effettiva validità dell’Intesa ancora non è
finito: dopo la firma del presidente del Consiglio, il documento concordato
dovrà essere trasmesso ai due rami del parlamento per l’approvazione
con legge. E proprio qui possono sorgere difficoltà che allungano
di molto i tempi: incomprensioni, diffidenze, preoccupazioni rischiano
di far giacere un contratto già controllato e firmato da più
parti. E’ il caso per esempio delle Intese con l’Unione
buddhista, e con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova,
firmate nel marzo del 2000 e ancora in attesa della ratifica del parlamento.
Il percorso di un’Intesa, che dovrebbe facilitare i rapporti tra
lo Stato e le diverse confessioni, in realtà si dimostra ricco
di imprevisti, quando non semplicemente lento. Esistono problemi oggettivi:
gli impegni del governo e del parlamento su questioni importanti a livello
nazionale e internazionale, come nel caso della guerra in Iraq, che
possono costringere a rinviare le tavole di Intesa e le discussioni
sulla loro effettività; la difficoltà a porre chiarezza
su cosa possa essere definita come religione, secondo l’articolo
8 della Costituzione, e dunque le norme, gli articoli da inserire nelle
Intese, che devono di necessità variare a seconda della confessione,
delle sue ritualità, dei suoi principi, perché non contrastino
con l’ordinamento giuridico italiano. A tale proposito anche gli
induisti italiani hanno avuto qualche problema iniziale. In effetti,
per storia e tradizioni, l’induismo non è totalmente identificabile
come religione nel senso occidentale del termine: non è proprio
nemmeno il termine “confessione”, né si può
parlare di ministri di culto, non essendoci una gerarchia. Tuttavia
all’interno dell’Intesa si fa uso di questa terminologia,
come hanno fato i buddisti nella loro Intesa del 2000.
L’induismo si presenta come un modo di sentire e vivere, più
che come una credenza fatta di dogmi e precetti; inoltre raggruppa in
sé una foresta di tradizioni, tanto da non potersi dire cosa
sia ortodosso e cosa sia eterodosso rispetto agli scritti sacri.Un altro
ostacolo sulla strada di un’Intesa è rappresentato dall’esatta
determinazione del soggetto che fa richiesta di un’Intesa: non
è il caso dell’Uii, unico soggetto in Italia che racchiude
tutti coloro che si richiamano alle tradizioni dell’induismo;
discorso diverso per i musulmani italiani, suddivisi in tre grandi associazioni
(ma l’esempio delle confessioni di denominazione protestante,
ognuna delle quali ha firmato una propria Intesa, potrebbe essere praticabile).
E poi ci sono ostacoli di natura soggettiva: la complessità dell’iter
lascia aperti spiragli e pregiudizi e ostruzionismi, come nel caso dei
Testimoni di Geova, e una legge di controllo sulle cosiddette sette
appesantirebbe il cammino. La discussione di una legge quadro sulla
libertà religiosa, potrebbe non tanto eliminare il sistema delle
Intese, quanto renderlo più fluido e trasparente. Questo perché
negli ultimi anni la società italiana ha di fatto mutato molto
dei suoi caratteri anche di natura religiosa, ed il sistema attuale
sembra non poter essere in grado di sostenere il ritmo di tali cambiamenti.
Col rischio di avere una società pluralista, multiconfessionale,
ma un apparato istituzionale che per via della sua lentezza mina la
globalità della libertà religiosa: pensiamo anche solo
al nodo dell’organizzazione dei tempi e dei programmi scolastici.
Nel caso delle confessioni ancora in attesa nell’anticamera di
Montecitorio, ci si deve augurare che l’Intesa venga firmata e
che in Parlamento avvenga presto la ratifica, anche perché tra
gli aspetti più rilevanti della regolamentazione tra lo Stato
e i firmatari dell’Intesa, sta nella ripartizione della quota
dell’otto per mille del gettito Irpef come stabilito nel 1984.
Un introito economico di non poco conto, che permetterebbe la sopravvivenza
e il mantenimento delle strutture di culto e non e dei propri ministri,
nonché la promozione di attività di solidarietà
in Italia e non solo.
(Omar Vigano, Confronti n. 11 novembre 2004)

FINE
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