Ossimori e palindromi euristici:
l'aumismo, fra religione ed esoterismo
di
PierLuigi Zoccatelli (Religioni e Società. Rivista di scienze
sociali della religione, Firenze University Press, anno XVIII,
n. 47, settembre-dicembre 2003,
pp. 101-111)
L’autore di queste note sente
anzitutto il dovere di allertare il lettore su una difficoltà di
fondo che lo ha accompagnato nel condurre la presente ricerca, che
vorrebbe rendere ragione di alcuni temi salienti che si ricavano
dallo studio della storia, delle dottrine e del significato
sociale dell’aumismo. Trovandoci di fronte a quello che la
sociologa francese Danièle Hervieu-Léger ha definito un «mercato
simbolico aperto»,
e consapevoli del sapiente detto popolare secondo il quale
“l’ottimo è nemico del bene”, riteniamo comunque che un tentativo
vada svolto, per quanto in un contesto nel quale sembra venire
meno il palinsesto delle comuni griglie interpretative (in ambito
storiografico, fenomenologico, sociologico), al punto che di
fronte all’aumismo si è quasi indotti alla radicale tentazione di
non sapere escogitare altra formula interpretativa fuori dalla
menzione patristica secondo la quale «Nullus quippe credit
aliquid, nisi prius cogitaverit esse credendum».
Peraltro, la necessità dello studio di questo movimento è già
stata posta in rilievo, anche perché «la religione aumista
costituisce un laboratorio ideale, vivente, per verificare alcune
teorie dei classici e dei contemporanei sulla religione:
straordinarietà del capo, routinizzazione del carisma,
istituzionalizzazione della credenza, questione della tomba,
funzione della città santa».
Non a caso, un’articolata ricerca –in ambito etnologico– sull’aumismo
è stata condotta in Francia, e la pubblicazione del risultato
costituisce non solo un valido esempio di indagine, ma anche un
limpido esempio delle paradossali difficoltà –non strettamente
metodologiche, ma di genere socio-politico e culturale– che lo
studioso, particolarmente nel contesto francese, può incontrare.
1. Biografia del fondatore,
ossia il periplo di un “messia cosmoplanetario”
Per le ragioni che vedremo
anche in seguito, ovvero per la valenza tutt’altro che umana che
gli aumisti riconoscono volentieri al loro iniziatore, la
biografia del fondatore riveste un’importanza capitale. Tuttavia,
la ricostruzione di una tale biografia è compito assai arduo, per
l’assenza pressocché totale di note informative acclarate in sede
storica, nonché per l’alone quasi mitico, ovvero ricondotto
anzitutto al significato metafisico della biografia, che viene
dato alle scarse notizie sinora reperibili.
Gilbert Bourdin (1923-1998), più noto fra i suoi discepoli come
Sua Santità il Signore Hamsah Manarah, nasce da una famiglia
cattolica il 25 giugno 1923 a La Martinique, regione che lascerà
nel 1956. È egli stesso a circondare la propria biografia di un
velo di inaccessibilità, per esempio quando pone nel frontespizio
di uno dei suoi volumi la frase: «L’alta tradizione vuole che non
si “parli del passato di un uomo di religione”».
Ciò nonostante, Hamsah Manarah non ha evitato di seminare fra le
sue opere alcuni cenni propriamente autobiografici, da cui pare
evincersi, in primo luogo, un’infanzia e prima giovinezza
contrastata negli affetti da un ambiente familiare particolarmente
ostile,
il che sembrerebbe costituire una drammatica premessa esistenziale
del giovane Gilbert Bourdin, che certamente potrebbe fornire
direttrici di qualche interesse in ambito psicologico. Intrapresi
dopo il distacco dalla famiglia studi in diritto, filosofia,
economia e medicina, e «trascorso un periodo di ateismo virulento,
il giovane, ormai bene integrato nella società, si appassionò alla
ricerca mistica […]. Come accade spesso ai grandi missionari, il
destino volle che all’età di 28 anni un incidente della vita
venisse a risvegliare in lui la fiamma spirituale […]. Una lotta
si combatté in lui, fra il suo desiderio di progresso nella scala
sociale e la sua ricerca della Divinità Suprema».
Sembra potersi collegare a questo bivio della vita di Gilbert
Bourdin il suo vivace interesse e coinvolgimento in vari ambienti
esoterici e occultisti. Apprendiamo così della sua affiliazione
alla Società Teosofica e alla massoneria nell’ambito della Grande
Loggia di Francia e della sua frequentazione assidua in ambienti
rosicruciani, martinisti, cabbalisti e alchimisti, nonché del suo
avvicinamento a organizzazioni interessate a una non meglio
precisata “cavalleria del Santo Graal”. Così, «tramite l’assidua
frequentazione dei gruppi iniziatici ai quali rendo omaggio,
appresi che esisteva uno strano mondo, occulto, invisibile,
popolato di anime in pena, demoni, angeli, divinità bizzarre. […]
Mi iniziai a tutte le scienze occulte per apprendere meglio quelle
forze che non si vedono, ma che –nel segreto– fanno e disfano il
mondo».
Il tragitto negli ambienti esoterici e occultisti, tuttavia, non
conclude l’esperienza di ricerca spirituale di Gilbert Bourdin, il
quale all’inizio degli anni 1960 –a Rishikesh, nell’Himalaya– si
inserisce in uno dei lignaggi più importanti nella genealogia dei
guru indiani che hanno influenzato l’Occidente: quello di
Swami Sivananda Sarasvati (1887-1963, all’anagrafe Kuppuswani Iyer),
alle origini della Divine Life Society, nonché autore di circa
trecento scritti con i quali diffonderà le tecniche yoga nel
mondo. Il 13 febbraio 1961 Gilbert Bourdin riceve presso il suo
ashram (fondato nel 1934, in una località oggi chiamata
Shivanandanagar, a tre chilometri da Rishikesh) l’iniziazione al
sannyasin (cioè di rinunciante consacrato a Dio); in questa
occasione Swami Sivananda gli attribuisce il nome Hamsananda
Sarasvati. Nonostante l’itinerario spirituale di Gilbert Bourdin
sia lungi dall’essere esaurito, pare potersi dire che l’influsso
di Sivananda sul fondatore dell’aumismo sia fra i più
significativi. In effetti, dopo avere ricevuto l’iniziazione al
sannyasin, Hamsananda Sarasvati rientra in Francia.
Durante l’inverno 1962-1963 si ritira in una grotta isolata del
Vaucluse, e in seguito a questa esperienza inizia a raccogliere
attorno a sé dei discepoli in qualità di istruttore di yoga. Negli
anni seguenti, quale prima attività divulgativa, pubblicherà otto
libri sullo yoga, il cui primo è appunto dedicato alla memoria di
Swami Sivananda e ottiene un riguardevole successo di pubblico,
con traduzioni all’estero in spagnolo, olandese e italiano.
Al ricollegamento con il lignaggio d’impronta induista di Swami
Sivananda Sarasvati seguono nel corso degli anni altri titoli
onorifici e iniziazioni ricevuti da Hamsananda Sarasvati, che
vanno dalla corrente esoterica del buddhismo shingon al sufismo
indiano, dal giainismo al buddhismo tibetano, ad alcune correnti
religiose africane. Nel 1967 fonda l’Association des Chevaliers du
Lotus d’Or (rimpiazzata nel 1995 dall’attuale Association du Vajra
Triomphant) e nel 1969 istituisce l’ashram del Mandarom
(presso l’attuale Città Santa di Mandarom Shambasalem, a
Castellane, nelle Alpi provenzali), in cui si fondono i primi tre
centri francesi: Centrom (nel Vaucluse), Celestom (a
centocinquanta chilometri da Parigi) e Anandom (a trenta
chilometri da Marsiglia).
Se letti a posteriori, i decenni 1970-1980 delimitano il periodo
che separa la fondazione dell’ashram del Mandarom –ancora
in un contesto spiritualmente contraddistinto dall’induismo, lo
yoga e la meditazione– dalla nascita vera e propria della
religione aumista, che caratterizza più propriamente questo
movimento dalla fine degli anni 1980 a oggi. In questo arco di
tempo, come abbiamo brevemente accennato, Hamsananda Sarasvati
(non ancora considerato dai suoi discepoli il Signore Hamsah
Manarah) ha già alle spalle una lunga ricerca spirituale, che lo
ha cronologicamente condotto: (1) prima a frequentare gli ambienti
esoterici e occultisti; (2) poi a ricevere l’iniziazione al
sannyasin; (3) quindi a sperimentare le austerità
dell’ascetismo; (4) ancora, a raccogliere attorno a sé i primi
allievi nella pratica meditativa dello yoga; (5) organizzando così
i primi embrioni del futuro movimento; (6) proseguendo nella
collazione di ulteriori affiliazioni religiose e spirituali
(prevalentemente di estrazione orientale); (7) infine fondando un
proprio ashram. Un poco alla volta, così, emerge quella che
viene percepita come la propria missione, intesa a produrre una
“rivoluzione delle coscienze planetarie” e stabilire la “religione
universale dell’unità dei volti di Dio”.
Su questa premessa è possibile iniziare a tratteggiare il “salto
di livello” che pare potersi rintracciare nello snodo fra, da una
parte: Gilbert Bourdin istruttore di yoga, comunque maestro
spirituale riconosciuto di una scuola di derivazione induista,
guru, Hamsananda Sarasvati; e dall’altra parte:
Sua Santità il Signore Hamsah Manarah
[…] il Messia cosmoplanetario, Avatara di Sintesi, che fonde in sé
tutte le Energie, tutte le Religioni. È il Budda di Sintesi
Maytreya, che ha aperto le porte dell’Età di Diamante. È l’Imam
Mahdi Manarah dell’Unità dei Visi di Dio. È l’Avatara Totale Kalki,
Maestro della Maha Kundalini. È Melkitsedeq, che ha tolto tutte le
Maledizioni e concesso il Grande Perdono ai popoli della Terra. È
il Cristo Cosmico, che ha distrutto le Radici del Male e il
peccato originale. È l’Adi Bouddha Mirchoan, Sintesi delle Luci di
Dio. […] È il Ierokarantina, Maestro della Selezione delle anime
[…], il Pontefice Massimo dell’Ordine del Diamante Cosmico.
Ma cosa è accaduto nell’intervallo di
tempo intercorso fra i due momenti storici che abbiamo evocato?
Qui si colloca precisamente una delle difficoltà
interpretative dell’aumismo come oggi lo conosciamo: in maniera
graduale Gilbert Bourdin inizia a collegare fra loro «le diverse
profezie riguardanti l’avatar di sintesi»,
fino a ricollegarle alla propria persona. Così, il 22 agosto 1990
Gilbert Bourdin, nel corso di una fastosa cerimonia –e in un certo
senso, al termine di un processo osmotico condiviso, sostenuto e
potenziato dai devoti–, si rivela e incorona quale “messia
cosmoplanetario”.
Il caleidoscopio di titoli iniziatici, riferimenti religiosi
eterogenei fra loro, proclamazioni impegnative sulla natura
spirituale del fondatore; tutto sembra disorientare chi accosta la
biografia spirituale di Gilbert Bourdin, e giunti a questo punto
ci pare quindi utile fornire una prima chiave di lettura delle
modalità in cui questo movimento si è emancipato dal suo originale
contesto, chiedendoci anzitutto se queste affermazioni si situino
o meno in un contesto di continuità.
In tal senso, posto che il
ricollegamento di Gilbert Bourdin al lignaggio induista di Swami
Sivananda Sarasvati è, come a noi pare, del tutto cruciale,
dobbiamo considerare che nell’induismo non è raro apprendere che
fra gli attributi spirituali di questo o quel maestro (guru)
vi si riconosce anche il carattere dell’incarnazione divina (avatar).
Ciò che invece costituisce la differenza di fondo nell’aumismo, in
relazione agli attributi riconosciuti ad Hamsah Manarah, è il
carattere scarsamente polisemico che la dicitura “messia
cosmoplanetario” include, in quanto ricollegata a un universo
concettuale di impronta giudeo-cristiana, laddove messia e
avatar sono concetti diversi fra loro.
Peraltro, discussione sulla
differenza fra messia e avatar a parte, a noi pare che vi
sia –almeno concettualmente– un filo di continuità fra
l’esperienza maturata da Gilbert Bourdin nel solco di Sivananda, e
che valga la pena metterlo in luce. Infatti, laddove Hamsah
Manarah si rivela quale “avatar di sintesi” e fintanto che la
religione aumista viene presentata come una “religione di sintesi”
il cui messaggio essenziale è un “messaggio di sintesi”, ci sembra
che in ciò vi sia un riverbero cospicuo all’approccio eclettico di
Sivananda, il quale non a caso ha presentato il suo sistema di
yoga come lo “yoga di sintesi”.
2. Cenni sulla dottrina
aumista
Dunque, nel corso
dell’itinerario spirituale di Gilbert Bourdin assistiamo a una
transizione dal substrato induista alla vocazione universalista,
che il fondatore definirà una “rivoluzione spirituale”.
È venuto il momento di passare in
rassegna alcune delle principali dottrine professate dalla
religione aumista, basate sull’opera in ventidue volumi lasciata
da Hamsah Manarah e apparentemente fondate su una teologia di
impronta dualistica e una cosmologia che comprende una teoria del
tempo ciclico e un rapporto con altri pianeti e sistemi solari.
L’aumismo si presenta come la
religione universale della nuova era (l’Età dell’Oro), una
filosofia attiva dell’azione: la “religione universale dell’unità
dei volti di Dio” (autentico dogma della religione aumista). I
fondamenti della dottrina aumista sono riassunti dal fondatore in
“cinque verità”: la verità sulla morte, la quale non è altro che
un cambiamento di stato; la verità sulla sofferenza, considerato
che dalla paura di avanzare nasce la sofferenza; la verità sul
dolore, che fa compiere passi da gigante verso Dio; la verità
sull’evoluzione, basata sulla legge secondo cui tutto ciò che
nasce deve porsi come fine l’ascesa al livello superiore; la
verità sul fine ultimo da raggiungere.
Il messaggio essenziale dell’aumismo
è un messaggio eclettico e di sintesi che si riassume nel suono
AUM, ritenuto dai discepoli di Hamsah Manarah come la fonte della
creazione, il suono primordiale, il suono madre di tutti gli altri
suoni, la prima e più alta vibrazione, detto anche pranava
(da prana, energia vitale, e va, veicolo), ovvero il
propulsore dell’energia. In tal senso, le tre lettere di AUM
corrispondono a tre principi: la A primordiale del mondo prima
della creazione (piano fisico); la U della creazione (piano
mentale); la M dell’espansione della creazione (piano spirituale).
AUM corrisponderebbe quindi al passato, al presente e al futuro, e
in quanto propulsore verso l’assoluto, distruttore dell’ignoranza
e del male, ponte di unità fra Cielo e Terra, esso è liberante e
liberatore, nome del Divino, simbolo della realtà suprema. Per la
dottrina aumista, a seconda di come si pronuncia il suono AUM,
esso agisce diversamente: ad alta voce purifica l’ambiente,
cristallizza le buone vibrazioni e scaccia le entità malevole; a
bassa voce calma il “mentale”, prepara la concentrazione e aiuta
la guarigione; pronunciato mentalmente, aiuta la concentrazione e
la meditazione.
La nozione della reincarnazione,
collegata alla prima delle “cinque verità” (la verità sulla
morte), svolge un ruolo essenziale nella dottrina aumista, e
Hamsah Manarah ha affrontato la tematica dei mondi visibili e
invisibili (compresa la trasmigrazione delle anime) affermando che
«vi sono negli spazi intersiderali miliardi di mondi abitati, ma a
diversi stadi di evoluzione».
Dopo la morte l’anima transita per tutti i livelli della scala
evolutiva, dal regno minerale al vegetale, animale e umano,
pervenendo infine al Divino (la sua natura autentica). Nel 1985
Hamsah Manarah dichiara di avere creato la Colonna di Luce. Si
tratta di uno strumento finalizzato ad accogliere le anime che
hanno abbandonato il corpo e che attualmente ospiterebbe circa
seicentoventi miliardi di anime in fase evolutiva. La Colonna di
Luce è composta di sei braccia, ciascuna comprendente ventuno
livelli di coscienza. Considerata una “gigantesca università
post mortem”, essa svolge il ruolo di incanalare le anime, e
stimolarle nella loro evoluzione verso Dio, e avrebbe integrato il
mondo astrale, i piani celesti, gli inferni e i paradisi delle
varie religioni, favorendo perciò la cristallizzazione e la
perennità dell’Età dell’Oro sulla Terra.
Per intendere quest’ultima nozione,
occorre ricordare che per gli aumisti tutti i mondi sono governati
dalla Legge dei Cicli. Nascono direttamente in una Età dell’Oro,
ma –a causa della natura ribelle delle entità spirituali che li
abitano– sperimentano ben presto un declino, il quale fa sì che
all’Età dell’Oro segua un’Età dell’Argento. In questa, i maestri
di saggezza e i buddha preferiscono riposare in paradisi
artificiali piuttosto che operare per preservare l’integrità del
mondo. Il loro rifiuto dello sforzo costituisce una delle modalità
attraverso cui si accumula il karma. Nella successiva Età
del Bronzo il declino è ancora più profondo: una scienza corrotta
domina e conquista la pigra civiltà iperborea dell’Età
dell’Argento. In questa età della scienza un tremendo conflitto
scoppia fra Lemuria e Atlantide. Quest’ultima, che è anche
strumento della vendetta degli iperborei, distrugge Lemuria, ma a
sua volta è distrutta da una rivolta della stessa Natura, che non
è più disponibile a lasciarsi tiranneggiare dalla scienza. La
distruzione di Atlantide prelude alla quarta età, l’Età del Ferro,
dominata dalla legge del karma, dalla divisione, dalla
guerra, e da una religione che si è trasformata in superstizione.
Dio si incarna in tutte le età, e nella nostra si fa presente
sulla Terra nella persona del Signore Hamsah Manarah, che elimina
da tutte le religioni gli elementi corrotti e superstiziosi allo
scopo di porre fine al karma e all’Età del Ferro, e di
affrettare l’avvento dell’Età dell’Oro. Da quando il Signore
Hamsah Manarah si è rivelato come messia, la legge del karma
ha terminato di operare e tutte le anime possono essere
purificate e prendere posto nell’Età dell’Oro (ovvero essere
distrutte, se rifiutano di purificarsi). Che l’Età dell’Oro
finisca per affermarsi sulla Terra è assolutamente certo, dal
momento che le conseguenze della Legge dei Cicli sono inevitabili.
Tuttavia, l’atteggiamento di accettazione o di rifiuto del Signore
Hamsah Manarah come messia è importante per determinare se
l’avvento dell’Età dell’Oro potrà verificarsi a breve, ovvero
dovrà ancora essere atteso per qualche tempo.
3. Simbologia aumista e città santa
Gli insegnamenti aumisti non
emergono, tuttavia, dalla sola dottrina sin qui riassuntivamente
esposta, ma riguardano anche un complesso simbolismo. Da questo
punto di vista, tutta la Città Santa di Mandarom Shambasalem
costituisce un efficace compendio della religione aumista. Il
Mandarom asseconda una peculiare “geografia sacra” costellata di
monumenti che rimandano alle dottrine della religione aumista. In
questo autentico spazio sacro trovano ospitalità:
–
Il Tempio del Loto (costruito
nel 1977 e alto undici metri), a simboleggiare l’Ordine del Loto
Cosmico restaurato, e che ha ospitato in vita il fondatore.
–
La statua del Buddha Maitreya
(costruita nel 1981 e alta ventidue metri), considerata la sintesi
delle energie spirituali d’Oriente.
–
La statua del Cristo Cosmico
(costruita nel 1987 e alta ventuno metri), a riunire le energie
dell’Occidente mistico.
–
Il Tempio della Trimurti
dell’Età dell’Oro (1988), quale ricettacolo delle alte energie
della “Para Trimurti”.
–
La statua di Maria Cosmica
(1989), a simboleggiare la “madre divina primordiale”.
–
Le statue dei quattro
Arcangeli dell’Aumismo (1989), incaricati di proteggere la
missione del messia.
–
La moschea dell’Imam Mahdi
(1989), simbolo della rigenerazione dell’islam.
–
Il Tempio Colonna di Fuoco
dell’Avatar Kalki (1989), presenza dell’induismo purificato.
–
Il Tempio d’Oro del Signore
Melkitsedeq (1989), a rappresentare l’ebraismo illuminato.
Il ritorno all’unità del verbo
creatore è rappresentato dall’esamide, simbolo proprio della
religione aumista: si tratta di una piramide a più facce dai
colori dell’arcobaleno in cui vengono rappresentate le varie
religioni (religioni naturali, induismo, buddhismo, islam,
cristianesimo, ebraismo, giainismo) che si fondono al vertice nel
suono OM, luce bianca di sintesi.
La presenza di questi edifici è
peraltro al centro di aspre polemiche e controversie, riguardanti
in particolare la statua del “messia cosmoplanetario” e il Tempio
Piramide dell’Unità dei Volti di Dio. Gli aumisti ritengono che il
Tempio Piramide, i cui lavori di costruzione non sono mai
iniziati, sebbene la prima pietra sia stata posata il 22 agosto
1992, era sulla Terra ben prima del diluvio universale e aspirano
a erigerlo poiché –essendo il simbolo più perfetto dell’unità fra
l’uomo e Dio– esso permetterebbe di riconciliare l’umanità.
L’iconografia e l’architettura del
Tempio Piramide, ma più in generale dell’intero sistema simbolico
aumista –dalla esistenza stessa del Mandarom all’esamide, dalle
statue ai templi, e così via– hanno una pregnanza di prim’ordine
nell’economia dottrinale di questo movimento. Cedendo per un
momento al linguaggio sociologico, si potrebbe dire che l’aumento
della potenza del simbolico produce l’aumento della potenza della
generalizzazione, con dinamiche traducibili, fra l’altro, nella
formazione del campo neosincretista.
Se la costruzione del Tempio Piramide
è oggetto di varie polemiche, assai più foriera di aspre contese è
la vicenda –tragicamente conclusa– che riguarda la statua del
“messia cosmoplanetario”, uno dei simboli fondamentali della
religione aumista. Consacrata il 22 agosto 1990, si tratta di un
monumento alto trentatré metri innalzato presso la Città Santa di
Mandarom Shambasalem, considerato dai fedeli il ricettacolo delle
energie del ritorno di Dio nella materia. Eretta con un simbolismo
complesso, la statua raffigura il “messia cosmoplanetario” sul cui
cuore scintilla un loto a 1.008 petali d’oro, al cui centro si
irradia il Diamante del Sublime Patriarca. Sulla edificazione di
questa statua si è presto innescata una violenta tensione,
conclusasi il 6 settembre 2001 con la sua distruzione per mezzo di
un intervento militare.
D’altro canto, la religione aumista
non è nuova alle controversie –che hanno riguardato anche il
rifiuto dell’inumazione di Gilbert Bourdin al Mandarom, dopo la
morte avvenuta il 19 marzo 1998–, al punto da potersi considerare
un caso particolarmente interessante (specie in Francia), poiché
essa è considerata dagli attivisti anti-sette e da una porzione
importante dei media francesi come il modello stesso della
“setta”. Si tratta, nell’insieme, di un clima crescente di
tensioni: «un tipico caso di reazione sociale sproporzionata».
Nel complesso, è questo un fenomeno singolare, soprattutto se si
tiene conto del fatto che la religione aumista non è un movimento
di grandi dimensioni e tuttavia esso è spesso descritto come la
quintessenza del “pericolo delle sette”. Non sono estranee a
queste vicende –anche giudiziarie– le accuse mosse a Gilbert
Bourdin da una ex seguace (la cui madre è ancora oggi una fedele
aumista) che ha denunciato di essere stata violentata da Hamsah
Manarah all’inizio degli anni 1980, in una vicenda che ha condotto
all’arresto di Gilbert Bourdin il 12 giugno 1995 (lo stesso giorno
in cui il Consiglio di Stato francese avrebbe dovuto esprimersi
sul permesso di costruzione del Tempio Piramide) e a successivi
strascichi giudiziari.
4. Fra religione ed esoterismo
Nella sua dimensione socializzata l’aumismo
si presenta nel contempo come una struttura organizzata in Chiesa
e un ordine iniziatico. A livello exoterico la Chiesa Aumista
–composta di vescovi (un centinaio nel mondo), sacerdoti e
sacerdotesse (circa trecento nel mondo)– è la realtà predisposta
ad accogliere gli aumisti fra coloro che ricevono il battesimo
aumista. L’aumismo impartisce cinque sacramenti, ovvero:
battesimo, confermazione, rinnovo dei voti e promesse, matrimonio,
transizione.
A livello esoterico, invece, l’aumismo
ha il proprio Ordine Iniziatico dei Cavalieri del Vajra Trionfante
(in passato Cavalieri del Loto d’Oro). Secondo la nostra personale
frequentazione e osservazione del movimento aumista, sembra
potersi dire che non esistono fedeli aumisti i quali non siano
anche, nel contempo, Cavalieri del Vajra Trionfante, ovvero «aumisti
exoterici» che non siano anche «aumisti esoterici», e da questa
considerazione ne deriva l’impressione che la suddivisione fra
Chiesa e ordine iniziatico sia una sorta di forzata
giustapposizione. Con questo non vogliamo dire che l’aumismo non
comprenda una componente esoterica, iniziatica. Anzi, questa
riflessione ci induce a ritenere che una reale comprensione dell’aumismo
non sarà tale finché non si sottolineerà a sufficienza che l’aumismo
è essenzialmente un ordine iniziatico, ben più che un movimento
religioso. E come si può facilmente comprendere, una tale
constatazione obbliga a rileggere con occhi diversi tutto quanto
abbiamo sin qui detto circa le dottrine, la cosmologia e il
simbolismo aumista. Ma, in perfetto «stile aumista», la realtà è
ancora più complessa. Infatti, a sua volta, l’Ordine Iniziatico
dei Cavalieri del Vajra Trionfante (ripetiamolo per l’ultima
volta, a scanso di equivoci: in passato Cavalieri del Loto d’Oro)
non è altro che «la base iniziatica morale […], l’exoterismo
dell’Ordine del Diamante».
Il connubio fra Ordine Iniziatico dei Cavalieri del Vajra
Trionfante e Ordine del Diamante comprende un sistema suddiviso in
ventidue gradi iniziatici. Riassumendo, l’Ordine Iniziatico dei
Cavalieri del Vajra Trionfante costituisce l’esoterismo dell’aumismo,
e l’Ordine del Diamante Cosmico –talora menzionato come Ordine
degli Ierofanti– costituisce l’esoterismo del primo. Il
significato più profondo di questo apparente sistema di scatole
cinesi rimanda al contenuto dottrinale di genere escatologico che
viene attribuito alla missione degli ierofanti. Infatti,
Verrà il giorno in cui ogni paese
avrà il suo Ierofante del Loto d’Oro, incaricato di […] dispensare
alla moltitudine le sovrane Conoscenze della Legge Evolutiva e le
Chiavi per diventare liberi. La Missione di ciascuno di tali
Ierofanti, dominanti la piramide di ciascuna nazione, sarà di
costruire il Tempio Piramide dell’Unità, affinché un giorno
risuoni su tutta la Terra il canto dell’Om […]. Quando l’Ordine
sarà maturo e diffuso su tutta la Terra, quando ogni paese
disporrà del proprio Tempio Piramide dell’Unità, quando in ogni
Piramide risiederà lo Ierofante del Loto d’Oro e quando tutti i
Templi Piramide della Terra saranno colmi del cuore delle
preghiere, allora, vi dico, passeremo dall’alba dell’Età dell’Oro
all’Età dell’Oro totale.
5. Conclusioni non conclusive
In una “prima analisi”
precedentemente svolta, abbiamo rilevato una chiave di lettura
delle modalità in cui l’aumismo si è emancipato dal suo originale
contesto attraverso un’interpretazione del nesso esistente fra il
lignaggio induista di Swami Sivananda Sarasvati e l’esperienza di
Gilbert Bourdin, considerandolo cruciale in relazione agli
sviluppi successivi. Tuttavia, abbiamo potuto osservare
–attraverso una panoramica dell’esperienza spirituale del
fondatore, la descrizione delle dottrine, il complesso simbolismo–
come all’originaria identità induista abbia fatto seguito una
transizione alla vocazione universalista, in cui cristianesimo e
buddhismo, induismo e giainismo, islam ed ebraismo, si fondono,
ultimamente in vista dell’identificazione del “messia
cosmoplanetario”, Gilbert Bourdin medesimo. Questa «nuova
ricomposizione di senso […], di razionalità e irrazionalità, di
conoscenza, propria a tutte le nuove forme di religiosità»,
autorizzerebbe comunque a convalidare l’auto-definizione che l’aumismo
fornisce di sé, cioè «una religione […] con: il suo fondatore e
capo religioso, i suoi libri sacri, un suo dogma, i suoi
sacramenti, i suoi simboli e il suo culto».
A prima vista, da questa analisi sembrerebbe doversi derivare che
l’aumismo in quanto tale è una forma di nuovo sincretismo. Se
attribuiamo al termine sincretismo il significato abituale che gli
è fornito nelle scienze delle religioni, ovvero l’esigenza di
conciliare e sintetizzare posizioni diverse, «processi di simbiosi
e di fusione fra tradizioni religiose differenti, caratterizzati
dal fatto che le componenti in gioco sono state a lungo
indipendenti e/o sono tuttora riconoscibili e, comunque, la loro
unione non è frutto di un processo a tavolino, ma di un incontro
di forze religiose vitali, in grado di generare formazioni
destinate a durare nel tempo»,
allora entriamo apparentemente a pieno titolo in questo contesto,
a patto che si prescinda dal fatto –e non è cosa da poco– che
nell’aumismo questo “incontro di forze religiose vitali” rileva
più da un processo volontaristico che da una reale e armonica
fusione di tradizioni religiose, e comunque ancora in vista
dell’unità nel riconoscimento di Hamsah Manarah quale “messia
cosmoplanetario”. Siamo perciò indotti ad ammettere che la
categoria del sincretismo non ci sembra descrivere adeguatamente
l’aumismo, per quanto gli spunti in tal senso non manchino.
Ci pare invece che vada recuperato
appieno quanto emerge dallo studio dell’aumismo una volta
correttamente intesa la valenza che in esso svolge il portato
delle tradizioni esoteriche, iniziatiche, occultiste, e che
risulta costituire come il “secondo pilastro” su cui si è via via
costruito l’aumismo in quanto “tradizione” a sé stante, emergente
da un substrato preesistente. Non sarà sfuggita, infatti,
l’importanza che riveste nell’aumismo la dimensione dell’approccio
al sacro di tipo esoterico. D’altro canto –rileggendo quel poco
che si riesce della biografia del fondatore– la ricerca esoterica
ha costituito l’originaria esperienza spirituale di Gilbert
Bourdin, e anche in ambito dottrinale non mancano, anzi
sovrabbondano, i riferimenti all’esoterismo, che nel loro insieme
sembrano potersi ricondurre a un’impostazione di fondo di genere
post-teosofico. Ancora, se tale constatazione si rivela veritiera
in ambito storico e dottrinale, non lo è di meno qualora riferita
a un’indagine sociografica dell’aumismo. In quest’ottica, cioè,
scopriremmo che fra i circa quattrocento aderenti attuali (la
cifra che esprime il dato complessivo dalla fine degli anni 1960 a
oggi è di duemila iniziati; all’inizio degli anni 1990 i membri
erano quasi il doppio della cifra odierna; nel 2001 risiedono al
Mandarom undici monaci residenti al Mandarom: erano ventitré sul
finire degli anni 1990 e circa quaranta all’inizio di quel
decennio) il «56% dei membri dicono di essere stati attratti o di
avere avuto un’attività esoterica […] prima di scoprire l’aumismo».
Queste annotazioni ci rimandano,
perciò, all’attualità dell’esoterismo quale “forma di pensiero”,
laddove il sacro esoterico, con la sua particolare sofisticazione
concettuale, si caratterizza quale momento decisivo nell’attuale
processo di ristrutturazione del campo religioso. È in questo
contesto che realtà come l’aumismo svolgono il loro ruolo quali
fattori di rivitalizzazione mitico-religiosa del patrimonio di
simboli intorno a cui ruota e da cui trae alimento quella
particolare esperienza spirituale che lo storico delle religioni
svizzero Jean-François Mayer propone di chiamare “vie della
conoscenza”, da affiancarsi in questo caso alle “vie della
credenza” (con riferimento all’attitudine religiosa nei confronti
del campo di gestione delle relazioni con le dimensioni
trascendenti) e alle vie “vie del potere” (con riferimento
all’attitudine magica, in questo caso dicotomica in relazione a
quella religiosa).
È proprio lo studio e l’osservazione
di questo ambito a porci con sempre maggiore consapevolezza di
fronte alla constatazione che esiste tutta una categoria di realtà
spirituali non riconducibili precisamente al terreno del
religioso, ma che rientrano in un contesto che abbiamo altrove
proposto di chiamare il “paradigma esoterico”,
nell’ambito di un accostamento metodologico che intende rispondere
all’esigenza di superamento della corrente distinzione fra
movimenti religiosi e movimenti magici quando si tratta di fondare
una criteriologia d’approccio dei tipi fondamentali di
accostamento al sacro. E di questa problematica l’aumismo ci
sembra essere un esempio vivente, rappresentando un peculiare
movimento di “ponte” fra i due ambiti.
[Il
presente saggio è una versione breve di un capitolo del libro
in lingua francese a cura di Jean-François Mayer, La naissance
de nouvelles religions, in corso
di pubblicazione nel 2004 per l’editrice Georg]
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