PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE
DELL'UNITA DEI CRISTIANI
LA DIMENSIONE ECUMENICA NELLA FORMAZIONE DI CHI
SI DEDICA AL MINISTERO PASTORALE
PREFAZIONE
Il 25 marzo 1993, Sua Santità Papa Giovanni
Paolo II ha approvato la versione aggiornata del Direttorio per
l'applicazione dei principi e delle norme sull'ecumenismo, l'ha
confermata con la sua autorità e ne ha ordinato la pubblicazione.
Una delle principali preoccupazioni del Direttorio
è la formazione ecumenica nei seminari e nelle facoltà
di teologia. Per questo motivo, si decideva che l'Assemblea plenaria
del 1995 del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei cristiani avrebbe studiato e reso più espliciti i principî
e le raccomandazioni stabiliti nel Direttorio. Per preparare la
discussione dell'Assemblea plenaria, nel corso di una consultazione
di specialisti incaricati dell'insegnamento di varie discipline
nei seminari e nelle facoltà di teologia, erano elaborati
due progetti di documento: il primo sulla dimensione della formazione
ecumenica da impartire a coloro che si consacrano ad una attività
pastorale; il secondo inteso come una esposizione, in linea generale,
di un corso specifico sull'ecumenismo.
L'Assemblea plenaria del 1995 dedicava una parte
del suo tempo a disposizione all'esame di queste proposte e di
questi suggerimenti e al loro emendamento. I vescovi raccomandavano
soprattutto di unificare in un solo testo il contenuto dei due
progetti. Tale nuova elaborazione poteva realizzarsi durante la
plenaria, ciò che permetteva, al termine dell'incontro,
di esaminare ed approvare il contenuto del documento. Il Pontificio
Consiglio per l'unità era incaricato di preparare la pubblicazione
del documento, che veniva anche sottoposto durante la sua preparazione
alla Congregazione per la Dottrina della Fede e alla Congregazione
per l'Educazione cattolica.
Nell'udienza che concludeva l'Assemblea plenaria
1995, il Santo Padre sottolineava l'importanza del lavoro compiuto
in vista di pervenire alla redazione del testo:
« In particolare, voi avete studiato il
problema della formazione ecumenica nei seminari e nelle facoltà
di teologia, ciò che costituisce una delle principali preoccupazioni
del Direttorio. Avete voluto farlo in modo concreto e moderno,
sulla base delle esigenze delle scienze dell'educazione, che non
possono limitarsi ad un semplice corso di informazione sul movimento
ecumenico. Auspico che le direttive pratiche di cui parlate, grazie
al metodo interdisciplinare e alla collaborazione interconfessionale,
permettano di integrare la dimensione ecumenica nell'insegnamento
delle varie discipline ».
Il Santo Padre aggiungeva che tale formazione
« stimola in modo essenziale lo sviluppo della ricerca ecumenica,
per la sua promozione negli istituti di formazione e per la vita
pastorale ». Il presente testo è pertanto un documento
di studio che raccoglie il contenuto del Direttorio Ecumenico
rendendolo più esplicito. Tale documento si rivolge ai
responsabili della formazione teologica e pastorale per far sì
essi possano sincerarsi che, in avvenire, chi sarà impegnato
nella pastorale, come anche i professori di teologia, ricevano
una adeguata formazione ecumenica per essere maggiormente in grado
di rispondere alle esigenze della vita di oggi.
Edward Idris Cardinale Cassidy
Presidente
+ Pierre Duprey
Vescovo tit. di Thibar
Segretario
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INTRODUZIONE
[1] Il Direttorio per l'applicazione dei principî
e delle norme sull'ecumenismo sottolinea la necessità della
dimensione ecumenica che deve essere pienamente presente in ogni
ambito e in tutti i mezzi che riguardano la formazione.(1) Il
presente documento realizzato dal Pontificio Consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani, si rivolge a ciascun
vescovo, ai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche, alle Conferenze
episcopali, come anche a tutti coloro che hanno una responsabilità
particolare nella formazione al ministero pastorale. Il suo scopo
è quello di aiutarli a svolgere il loro compito a livello
locale, nazionale e regionale,(2) in conformità ai principî
generali contenuti nel Decreto conciliare sull'ecumenismo Unitatis
redintegratio (1964), nel Direttorio (1993) e nella Lettera Enciclica
Ut unum sint (1995). Le direttive contenute in questo documento
sottolineano la necessità di una formazione ecumenica per
tutti coloro che credono in Cristo. Esse insistono soprattutto
sulle condizioni necessarie per una formazione ecumenica approfondita
di coloro che si preparano alla pastorale, sia come ministri ordinati,
sia al di fuori dell'ordinazione, raccomandando in particolare
che gli studi teologici comportino la richiesta dimensione ecumenica.
Il presente documento si propone di rendere più esplicito
ciò che il Direttorio richiede a questo riguardo, specie
nel suo Capitolo III, e deve essere letto riferendosi alle citazioni
indicate in nota.
[2] « La cura di ristabilire l'unione riguarda
tutta la Chiesa, sia i fedeli che i Pastori, e ognuno secondo
le proprie possibilità, tanto nella vita cristiana di ogni
giorno quanto negli studi teologici e storici ».(3)
Il Concilio Vaticano II ci insegna che il ristabilimento
della piena comunione visibile tra tutti i cristiani è
volontà di Cristo e che essa è essenziale per la
vita della Chiesa cattolica. Si tratta di un compito che compete
a tutti, ai laici come ai ministri ordinati: « Tutti i fedeli
sono chiamati ad impegnarsi per realizzare una comunione crescente
con gli altri cristiani ».(4) « L'impegno ecumenico
[è] come un imperativo della coscienza cristiana illuminata
dalla fede e guidata dalla carità ».(5), Città
del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1995, 8; cfr. anche
6-9 e 15-16.] Ciò esige, da parte di tutti, la conversione
del cuore e la partecipazione al rinnovamento nella Chiesa. Di
conseguenza, la formazione ecumenica è essenziale perché
ciascuno possa prepararsi a contribuire all'opera d'unità.
Essa tende a che « tutti i cristiani siano animati dallo
spirito ecumenico, qualsiasi sia la loro particolare missione
e la loro funzione specifica nel mondo e nella società
».(6) Per contribuire a creare tale spirito ecumenico si
rendono dunque necessari sia un rinnovamento dei comportamenti
che una certa flessibilità nei metodi.
A. Necessità della formazione ecumenica
di tutti i fedeli
[3] Essendo la formazione cristiana necessaria
a tutti i livelli e a tutti gli stadi della vita cristiana, occorre
riflettere sul modo di assicurare la dimensione ecumenica nei
diversi tipi di formazione. Come è anche indispensabile
che coloro i quali rivestono compiti importanti nell'animazione
di tale formazione abbiano essi stessi beneficiato di una approfondita
formazione ecumenica. Si fa specialmente riferimento ai pastori,
ai membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società
di vita apostolica, ai catechisti, e a tutti coloro che sono direttamente
impegnati nell'insegnamento religioso, nonché ai responsabili
dei nuovi movimenti e delle comunità ecclesiali.
[4] Tra i principali mezzi di formazione, il
Direttorio annovera l'ascolto della Parola di Dio ed il suo studio,
la predicazione, la catechesi, la liturgia e la vita spirituale.
Nessuno di questi mezzi sarebbe completo se esso non contribuisse
anche a formare uno spirito ecumenico. Il Direttorio offre delle
indicazioni per quanto riguarda le implicazioni di tutto ciò.(7)
[5] La stessa attenzione va data alle esigenze
proprie dell'ambiente nel quale ha luogo la formazione, e che
il Direttorio elenca: in particolare, la parrocchia, la scuola,
i vari movimenti, gruppi e associazioni.(8) Il Direttorio raccomanda
ad esempio che l'insegnamento religioso in tutte le scuole di
qualsiasi grado abbia una dimensione ecumenica e tenda ad educare
il cuore e lo spirito dei giovani ad assumere atteggiamenti umani
e religiosi capaci di facilitare la ricerca dell'unità
dei cristiani.(9)
B. Formazione ecumenica degli studenti in teologia,
dei seminaristi e dei futuri operatori pastorali
[6] I suggerimenti che seguono hanno innanzitutto
lo scopo di incoraggiare una formazione ecumenica più approfondita
dei candidati al ministero ordinato e degli studenti in teologia,
durante gli anni di seminario o nel corso della loro formazione
teologica. Il Direttorio precisa tuttavia che questi stessi principî
dovrebbero essere adattati, secondo i casi, ad altre persone impegnate
in una attività pastorale.(10)
[7] « Le relazioni ecumeniche costituiscono
una realtà complessa e delicata che implica lo studio e
contemporaneamente il dialogo teologico, i contatti, le relazioni
fraterne, la preghiera e la collaborazione pratica. Siamo chiamati
ad operare in tutti questi campi. Limitarsi ad uno di essi, tralasciando
gli altri non darebbe nessun risultato. Questa visione globale
dell'azione ecumenica deve essere sempre tenuta a mente quando
presentiamo e spieghiamo il nostro impegno ».(11), Service
d'information [SI], n. 78, 1991III-IV, p. 146. Il Service d'information
- Information Service, Bollettino ufficiale del Pontificio Consiglio
per la promozione dell'unità dei cristiani, è pubblicato
in francese ed in inglese. I rinvii a tale Bollettino nel presente
documento si riferiscono all'edizione francese.] Per questo motivo,
sembra utile attirare l'attenzione su alcune considerazioni d'ordine
generale che riguardano la formazione ecumenica e sono importanti
in vista di realizzare tale compito:
a) Dati i diversi livelli della formazione ecumenica,
che prepara ad operare nei vari campi citati sopra, essa non deve
limitarsi a trasmettere delle nozioni, ma deve anche motivare
ed animare la conversione e l'impegno ecumenico dei fruitori di
tale formazione. Inoltre essa deve anche rafforzare lo spirito
di fede il quale riconosce che l'ecumenismo « supera le
forze e le doti umane ».(12)
b) Il Direttorio evoca l'esigenza di una pedagogia
che sia adattata « alle concrete situazioni di vita delle
persone e dei gruppi ».(13) Si dovranno pertanto applicare
tutti i metodi appropriati, sia induttivi che deduttivi.
c) Pur considerando che la formazione dottrinale
occupa un posto centrale nella formazione ecumenica, dovranno
essere trattate anche le questioni spirituali, pastorali ed etiche.
d) Ogni formazione dottrinale sull'ecumenismo
deve tenere conto anche del contesto nel quale essa è impartita.
Particolare attenzione dovrà essere data al contesto ecumenico
e alle esigenze pastorali proprie di un determinato paese o una
determinata regione.(14)
[8] I modelli, le strutture, come anche l'ampiezza
dei programmi di teologia destinati agli studenti, variano notevolmente,
da un paese all'altro. Per questo motivo le facoltà di
teologia, i seminari, i noviziati degli ordini religiosi oltre
agli altri istituti pastorali, teologici o catechetici, agiranno
secondo le loro possibilità ed in funzione dei loro obblighi.
Non è pertanto realizzabile né si può auspicare
di pervenire ad un progetto unico e valido per tutti i programmi
di formazione. Tuttavia i due capitoli che seguono danno importanti
orientamenti in vista di applicare le norme del Direttorio per
ciò che riguarda la dimensione ecumenica nell'insegnamento
di ciascuna disciplina teologica e per quanto si riferisce all'insegnamento
propriamente ecumenico.
I. CONDIZIONI NECESSARIE PER INTRODURRE
UNA DIMENSIONE ECUMENICA
IN OGNI CAMPO DELLA FORMAZIONE TEOLOGICA
[9] L'ecumenismo deve essere pienamente integrato
nella formazione teologica delle persone impegnate in un ministero
pastorale per aiutarle ad acquisire « un atteggiamento autenticamente
ecumenico ».(15) Il Direttorio richiede che sia specialmente
istituito un corso d'introduzione all'ecumenismo.(16) Inoltre,
e ciò che è più importante, il Direttorio
introduce una nuova raccomandazione: esso richiede di riflettere
e di stabilire un piano per ciascuna disciplina in vista di assicurare
una dimensione ecumenica ad ogni argomento insegnato.(17) Esso
indica alcuni elementi chiave che possono aiutare a raggiungere
tale scopo ed offre dei consigli per una metodologia ecumenica
di base. Il presente capitolo tratta di queste questioni.
A. Elementi chiave per assicurare la dimensione
ecumenica di ciascuna disciplina teologica
[10] Il Direttorio chiede alle Conferenze episcopali
e ai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche di fare sì
che i programmi di studio conferiscano una dimensione ecumenica
a ciascuna materia.(18) La vita nella fede e la preghiera che
essa suscita in noi, per ispirazione dello Spirito Santo, additano
l'atteggiamento secondo il quale ogni tema deve essere svolto:
nell'amore della verità e in uno spirito di carità
e umiltà.(19) Tale atteggiamento, fondamento di ogni metodo
di autentico dialogo, è il contesto in cui gli elementi
chiave suggeriti dal Direttorio debbono riflettersi in ogni argomento
insegnato ed esservi integrati per assicurare la necessaria dimensione
ecumenica. Detti elementi sono:(20)
1. l'ermeneutica,
2. la « gerarchia delle verità »,
3. i frutti del dialogo ecumenico.
[11] 1. L'ermeneutica è un mezzo di riflessione
ecumenica necessaria se si vuole che gli studenti apprendano a
distinguere tra « il deposito di fede » e il modo
secondo il quale le verità di fede sono formulate.(21)
Si fa riferimento in questo contesto all'ermeneutica in quanto
arte di interpretare e di comunicare correttamente le verità
che si trovano nella Sacra Scrittura e nei documenti della Chiesa:
i testi liturgici, le decisioni conciliari, gli scritti dei Padri
e dei Dottori, i differenti documenti che emana l'insegnamento
autorizzato della Chiesa, come anche i testi ecumenici. Inoltre,
il dialogo ecumenico che incoraggia le parti in esso implicate
ad interrogarsi, a comprendersi e a spiegare le rispettive posizioni,
può aiutare a determinare se delle formulazioni teologiche
differenti sono complementari più che contraddittorie e,
di conseguenza, a ricercare espressioni di fede(22) che siano
reciprocamente accettabili e trasparenti. Ciò aiuta a formare
progressivamente un linguaggio ecumenico comune.
[12] 2. Per il Decreto Unitatis redintegratio
la « gerarchia delle verità » è un criterio
che i cattolici debbono seguire quando si tratta di esporre o
mettere a confronto delle dottrine.(23) Il modo secondo il quale
la Chiesa cattolica comprende la « gerarchia delle verità
» è stato sviluppato in documenti postconciliari.(24)
La « gerarchia delle verità » è stata
anche oggetto del dialogo ecumenico.(25), Sesto Rapporto e Appendice
B: La nozione di « gerarchia delle verità »
- Una interpretazione ecumenica, SI, n. 74, 1990III, pp. 63 e
86-91.] Essa può essere inoltre assunta come criterio di
formazione dottrinale nella Chiesa ed essere applicata ad ambiti
quali la vita spirituale e le devozioni popolari.
[13] 3. I frutti del dialogo(26) debbono essere
presentati in modo generale; ogni responsabile di un insegnamento
valuterà attentamente i risultati che riguardano la disciplina
di sua competenza. Particolare attenzione sarà data alle
distinzioni risultanti dai documenti d'accordo, soprattutto tra
« divergenza », « convergenza », «
accordo parziale », « consenso », « pieno
accordo ». Tale valutazione, suscettibile di suscitare nuove
intuizioni, può facilitare il processo di ricezione guidato
dall'autorità docente ufficiale della Chiesa, la quale
ha la responsabilità di emettere un giudizio definitivo
sulle dichiarazioni ecumeniche. Le nuove intuizioni che sono accolte
« entrano nella vita della Chiesa e, in un certo senso,
rinnovano ciò che favorisce la riconciliazione con le altre
Chiese e Comunità ecclesiali ».(27) Questa stessa
valutazione aiuterà il « serio esame » che
la Lettera Enciclica Ut unum sint raccomanda e che deve coinvolgere
il popolo di Dio nel suo insieme, poiché i risultati e
le dichiarazioni dei vari dialoghi « non possono rimanere
affermazioni delle Commissioni bilaterali, ma debbono diventare
patrimonio comune ».(28)
[14] Nell'insegnamento di ogni disciplina sarà
data una particolare attenzione ad altri fattori che, pur non
essendo di natura strettamente teologica, hanno notevoli conseguenze
ecumeniche, come, ad esempio, i fattori d'ordine culturale e storico.
[15] Il Direttorio offre delle indicazioni per
quanto riguarda gli ambiti in cui tale dimensione ecumenica può
venire alla luce ed i modi atti a farla risaltare.(29) Esempi
più precisi sono lasciati alla riflessione delle persone
più direttamente impegnate nell'insegnamento di ciascuna
disciplina. Queste ultime sapranno infatti come coniugare le necessità
della loro materia di insegnamento con le esigenze proprie del
loro paese o regione e delle comunità cristiane che sono
presenti in un determinato territorio. Il paragrafo 20 di questo
documento contiene tuttavia importanti raccomandazioni allo scopo
di incoraggiare la riflessione su quanto è esposto sopra.
B. Metodologia ecumenica per le discipline teologiche
[16] Il Direttorio dà importanti indicazioni
su un metodo ecumenico di base da applicarsi all'insegnamento
di ogni disciplina.(30) Tale metodo comporta una presentazione
analitica di quanto segue:
1. gli elementi che tutti i cristiani hanno in
comune,
2. i punti di disaccordo,
3. i risultati dei dialoghi ecumenici.
[17] 1. Gli elementi che tutti i cristiani hanno
in comune. Si dovrà attirare l'attenzione sulla comunione
reale già esistente tra i cristiani, così come essa
si manifesta nel loro rispetto per la Parola vivente di Dio, nella
loro comune professione di fede al Dio Trino, e nell'azione redentrice
di Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Essa si esprime nei vari
Credo che i cristiani hanno in comune, e si estende all'unico
sacramento del battesimo che costituisce il vincolo fondamentale
tra di loro; essa li guida tutti verso la piena comunione visibile
e verso un comune destino nell'unico Regno di Dio.(31)
Inoltre, ogni Comunione serba preziosamente,
secondo ciò che le è proprio, « le ricchezze
di liturgia, di spiritualità e di dottrina »(32)
che sono espressione di tale fede comune.
Tutto ciò può essere messo in valore
nel quadro di un determinato insegnamento, in modo che si possa
più profondamente apprezzare il mistero della Chiesa, e
soprattutto constatare che la sua unità « si realizza
nel contesto di una ricca diversità » la quale «
è una dimensione della cattolicità della Chiesa
».(33)
[18] 2. Punti di disaccordo. Su questa base sarà
possibile individuare con chiarezza quei punti attorno ai quali
esiste un disaccordo reale più che apparente, come si potranno
nel contempo esaminare tali punti di disaccordo nell'insegnamento
delle varie discipline.(34)
[19] 3. I risultati dei dialoghi ecumenici. Il
metodo descritto sopra costituisce la base su cui si fonda la
ricerca condotta dai vari dialoghi ecumenici in corso.(35) Ne
consegue che i risultati raggiunti da detti dialoghi debbono essere
oggetto di una approfondita spiegazione, e che di essi occorre
tener conto nell'insegnamento delle materie alle quali tali risultati
si riferiscono. Gli orientamenti contenuti nella Lettera Enciclica
Ut unum sint possono aiutare questa presentazione.(36)
C. Raccomandazioni pratiche
[20] Per mettere in pratica i suggerimenti delle
sezioni A e B di cui sopra, si raccomanda un compito urgente alle
autorità delle istituzioni accademiche e ai loro responsabili.
Essi dovrebbero incoraggiare coloro che insegnano discipline specifiche
a procedere come qui di seguito esposto. Ciò potrebbe realizzarsi
per il tramite di riunioni convocate regolarmente nell'ambito
del corpo docente e riservate, ad esempio, agli specialisti in
Sacra Scrittura, ai professori di teologia dogmatica, di morale,
di liturgia, di storia della Chiesa, ecc. Si raccomanda pertanto:
a) di esaminare insieme gli elementi necessari
ad un insegnamento ecumenico efficace nell'ambito dei diversi
corsi accademici, e di incoraggiare una appropriata integrazione
della dimensione ecumenica a tutti i livelli di studio;
b) di sviluppare dei programmi che tengano conto
del livello di formazione già impartita agli studenti come
anche di quanto è necessario affinché essi possano
fruire con profitto degli studi ecumenici;
c) di incoraggiare la collaborazione ed il coordinamento
tra i professori delle varie discipline e delle diverse istituzioni,
al fine di assicurare un insegnamento ecumenico interdisciplinare,
come richiesto dal Direttorio;(37)
d) di promuovere la collaborazione quando essa
sarà considerata opportuna, con professori di altre Chiese
e Comunità ecclesiali, invitandoli, ad esempio, ad esporre
le loro tradizioni di fede cristiana ed il modo secondo il quale
tale fede è vissuta;(38)
e) di preparare per le autorità ecclesiali
o per le autorità accademiche, direttori o orientamenti
propri a ciascun luogo, in vista di adattare i principî
di ordine generale e le norme alle situazioni particolari.(39)
[21] D'altra parte, le persone incaricate di
nominare i docenti delle facoltà teologiche e dei seminari
dovrebbero sincerarsi che professori e ricercatori accettino di
servirsi, per le discipline di loro competenza, di un metodo ecumenico
integrato.
II. INSEGNAMENTO SPECIFICO DELL'ECUMENISMO
[22] Il Direttorio non si limita a richiedere,
come indicato sopra, di introdurre la dimensione ecumenica e la
metodologia ecumenica nell'insegnamento di ogni materia accademica.
Esso richiede anche l'organizzazione di un corso specifico di
ecumenismo:(40)
- Tale corso dovrebbe avere carattere obbligatorio.(41)
- Secondo quanto prescritto dagli statuti accademici,
un esame o un test di valutazione dovrebbe permettere di accertare
le conoscenze degli studenti sul contenuto dottrinale del corso.
- Al corso dovrebbe essere associata una esperienza
ecumenica concreta.(42)
[23] Il Direttorio suggerisce di articolare il
corso in due fasi:
- in primo luogo, una introduzione generale alla
dimensione ecumenica degli studi;
- introduzione seguita da un insegnamento più
specifico che permetterà agli studenti di approfondire
le loro conoscenze di ecumenismo e di farne una sintesi nell'insieme
della loro formazione teologica.(43)
Il Direttorio fornisce anche degli orientamenti
sulla scelta dei contenuti.(44)
[24] I suggerimenti indicati nelle sezioni che
seguono si riferiscono a questi argomenti:
a) contenuto di una introduzione generale all'ecumenismo;
b) temi da trattare in una seconda fase e in
modo più specifico.
Tali suggerimenti hanno lo scopo di aiutare ed
incoraggiare la riflessione in vista di organizzare un corso specialmente
consacrato all'ecumenismo e di determinarne le strutture. Essi
vanno adattati alle circostanze e alle esigenze di ciascun contesto
particolare.
A. Contenuto di una introduzione generale all'ecumenismo(45)
[25] Il corso d'introduzione generale deve tendere
a far comprendere agli studenti che lo scopo dell'ecumenismo è
il ristabilimento della piena comunione visibile di tutti i cristiani.(46)
I temi indicati qui di seguito costituiscono il minimo indispensabile
per assicurare l'efficacia del corso. Quanto al contenuto di detti
temi, esso potrà essere completato o integrato sulla base
degli argomenti specifici ai quali accenna la sezione che segue.
a) L'impegno ecumenico della Chiesa cattolica
- I fondamenti biblici dell'ecumenismo secondo
Lumen gentium 1-4, Unitatis redintegratio 2 e Ut unum sint 5-9;
- i principî cattolici dell'ecumenismo
così come essi sono enunciati in Lumen gentium (in particolare
nei nn. 8, 14-15), nel primo capitolo di Unitatis redintegratio,
nel primo capitolo delDirettorio e nel primo capitolo di Ut unum
sint;
- il significato della comunione (koinônia);
l'esigenza del rinnovamento e della conversione; il posto che
compete alla dottrina; il primato della preghiera;
- i principali fattori che hanno contribuito
alla separazione: di ordine teologico e di ordine non teologico
(ad esempio i fattori storici e culturali);
- ciò che è stato fatto nel corso
della storia nell'intento di sanare le divisioni.
b) La funzione fondamentale del dialogo teologico
- La Lettera Enciclica Ut unum sint
- La formazione al dialogo e all'impegno nelle
relazioni ecumeniche; il significato del dialogo ed il suo metodo
secondo Ut unum sint, nn. 28-39 e secondo il Direttorio, §§
172-182;
- la dottrina come anche la storia, la cultura,
la preghiera liturgica e la spiritualità quali argomenti
di dialogo;
- la terminologia nei suoi aspetti più
importanti e le distinzioni da fare: oikumene, testimonianza comune,
« gerarchia delle verità », diversità
legittima, pluralità e complementarietà delle espressioni
di fede; distinzione tra ecumenismo e dialogo interreligioso;
- gli scopi, i metodi ed i risultati di un determinato
dialogo;
- i principali temi da approfondire per il progresso
del dialogo, in relazione a quanto indicato dal n. 79 di Ut unum
sint.
c) Alcuni temi ecumenici più ricorrenti
- Ecumenismo spirituale ed importanza della preghiera
ecumenica;
- i principî cattolici che guidano la condivisione
della vita sacramentale e le risorse spirituali;
- la ricerca dell'unità e il compito dell'evangelizzazione;
- la testimonianza comune;
- i problemi etici.
B. Temi che necessitano di una trattazione più
specifica
[26] Alcuni dei problemi indicati qui di seguito
esigono uno studio più specifico ad uno stadio ulteriore
della formazione:(47)
a) I fondamenti biblici dell'ecumenismo(48)
- Il piano di Dio per l'unità del suo
popolo e di tutto il genere umano:
- l'unità trinitaria del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo;
- l'unità nella creazione voluta da Dio
e oscurata dal peccato — unità con Dio, con gli altri
esseri umani e con la creazione;
- alleanza, elezione e funzione del popolo di
Dio;
- la vita, la morte e la resurrezione per radunare
nell'unità i figli di Dio che erano dispersi;
- la preghiera di Gesù perché tutti
siano uno affinché il mondo creda;
- lo Spirito che ci è stato promesso per
avere accesso a tutta la verità; i suoi doni spirituali
e i ministeri che ci sono stati dati affinché possiamo
edificare il corpo di Cristo;
- la missione compiuta dagli Apostoli con Pietro
a servizio dell'unità;
- l'unità dei credenti per mezzo del battesimo
conferito in nome della Santa Trinità, e l'idea di koinônia.
b) Cattolicità nel tempo e nello spazio(49)
Nel Credo noi confessiamo la Chiesa una, santa,
cattolica e apostolica. In tale contesto ecclesiologico, i seguenti
argomenti potranno essere approfonditi:
- il concetto di oikumene nel Nuovo Testamento
e nella Chiesa primitiva;
- la piena unità visibile quale fine del
movimento ecumenico;(50)
- la comunione tra Chiesa locale e Chiesa universale:
la diversità legittima quale dimensione della cattolicità;(51)
- la collegialità episcopale e la sinodalità;
- l'unità della Chiesa e l'unità
del genere umano ed i temi correlati come il razzismo, la partecipazione
della donna nella Chiesa, la marginalizzazione.
c) Fondamenti dottrinali dell'ecumenismo(52)
In questo contesto, si dovrà rivolgere
l'attenzione alla teologia di comunione e ai legami di comunione
già esistenti,(53) ed in particolare a quanto qui di seguito
elencato:
- la fede apostolica,
- la Sacra Scrittura,
- i Credo,
- il battesimo,
- la vita sacramentale,
- gli inni e le preghiere liturgiche.
d) Storia dell'ecumenismo(54)
Una presentazione della storia dell'ecumenismo
deve tener conto delle realizzazioni come anche degli insuccessi.
Si potrà riflettere sui seguenti temi:
- l'unità e la diversità della
Chiesa primitiva così come esse risultano, ad esempio,
negli Atti degli Apostoli 15 e nellaLettera ai Galati 2, ed il
felice epilogo delle tensioni tra Pietro e Paolo; gli scritti
dei Padri apostolici come le Lettere di Clemente di Roma e di
Ignazio d'Antiochia;
- le divisioni che perdurano anche ai giorni
nostri:
a) le divisioni del V secolo (Efeso, Calcedonia);
b) la divisione del IX secolo (separazione tra
Costantinopoli e Roma);
c) la divisione del XVI secolo (Riforma);
d) le divisioni derivanti da sviluppi più
recenti (per esempio l'origine del Metodismo; i Vetero-cattolici);
- i tentativi in vista di ristabilire l'unità:
il Concilio di Firenze (1439), la Confessione di Augsburg (1530),
le Conversazioni di Malines (1921-1926);
- i progressi del movimento ecumenico contemporaneo
e la rinnovata ricerca in vista di pervenire all'unità
dei cristiani:
a) la creazione del Consiglio ecumenico delle
Chiese e gli avvenimenti che l'hanno preceduta;
b) il Concilio Vaticano II, in particolare i
documenti conciliari Lumen gentium e Unitatis redintegratio, e
gli sviluppi che hanno avuto luogo nell'ecumenismo cattolico antecedentemente
al Concilio;
- i dialoghi teologici a livello bilaterale e
multilaterale ed i loro risultati;
- gli accordi cristologici tra la Chiesa cattolica
e le Antiche Chiese dell'Oriente;
- la vita di coloro che hanno avuto una parte
determinante nella storia ecumenica.
e) Scopo e metodo dell'ecumenismo(55)
I cattolici comprendono l'unità come dono
che Dio offre a tutti i cristiani affinché essi partecipino
alla sua propria comunione. Gli elementi costitutivi di questa
unità sono i seguenti:
unità di fede,
unità nella vita sacramentale,
unità nel ministero.
Il Capitolo 1 di Unitatis redintegratio deve
essere il punto di partenza di questa riflessione.(56) Lo stesso
tema è sempre più di frequente affrontato ai nostri
giorni da altri documenti ecumenici.(57)
I diversi modelli d'unità esaminati nei
documenti ecumenici possono essere l'oggetto di una presentazione
e di una valutazione alla luce dell'insegnamento cattolico. Ci
si riferisce in particolare qui ai seguenti modelli:
« confederazione »,
unità d'azione e di testimonianza,
diversità riconciliata,
comunità (fellowship) conciliare,
« Accordo di Leuenberg »,
modello del Concilio di Firenze,
unità organica,
koinônia eucaristica.
L'impegno della Chiesa cattolica nel dialogo
è animato dalla speranza che si realizzi la preghiera di
Cristo per l'unità. Svariati documenti ufficiali esprimono
questa speranza, in particolare:
Il Catechismo della Chiesa cattolica (1992);
Il Direttorio per l'applicazione dei principî
e delle norme sull'ecumenismo (1993);
La Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente
(1994);
La Lettera Enciclica Ut unum sint (1995);
La Lettera Apostolica Orientale lumen (1995).
f) Ecumenismo spirituale
« L'ecumenismo spirituale » deve
essere considerato come « l'anima di tutto il movimento
ecumenico ».(58) Esso costituisce pertanto un elemento essenziale
della formazione ecumenica. A questo riguardo e tra gli argomenti
da prendere in considerazione, si ricordano i seguenti:
- la conversione sempre necessaria e la santità
di vita;(59)
- il valore e l'importanza per l'ecumenismo della
preghiera in comune;(60)
- la « Settimana di Preghiera per l'unità
dei cristiani »;
- le varie forme di spiritualità, di devozione
e di preghiera presenti nelle diverse tradizioni confessionali;
- l'emergere di una spiritualità ecumenica
che si constata in vari ambiti, tra i quali si possono ricordare:
lo studio e la riflessione in comune sulla Bibbia e le traduzioni
ecumeniche della Sacra Scrittura;(61) i testi liturgici e la raccolta
di inni comuni;(62) la partecipazione a eventi di preghiera in
comune, come la « Giornata mondiale di preghiera delle donne
», e « la Settimana di Preghiera per l'unità
dei cristiani »; la collaborazione ecumenica nella catechesi;(63)
- l'idea di un martirologio comune.(64)
Gli ordini religiosi e le congregazioni religiose,
come anche le Società di vita apostolica sono in grado
di dare un importante contributo ecumenico sensibilizzando maggiormente
i cristiani all'appello alla conversione e alla santità
di vita.(65)
g) Le altre Chiese e Comunità ecclesiali(66)
Si daranno informazioni di ordine generale sulle
principali comunioni cristiane; ci si riferirà in particolare
alle Chiese e alle Comunioni ecclesiali che intrattengono un dialogo
con la Chiesa cattolica o che hanno un posto importante in un
determinato paese o una determinata regione. Ad esempio:
- la Chiesa ortodossa;
- le Antiche Chiese dell'Oriente (copta, etiopica,
sira, armena) e la Chiesa assira dell'Oriente;
- le Chiese e le Comunità ecclesiali del
tempo della Riforma (per esempio anglicani, luterani, riformati);
- le Chiese libere (per esempio metodisti, battisti,
discepoli di Cristo, pentecostali classici).
In tale contesto, potranno essere presentati
alcuni particolari simboli e formule confessionali che sono propri
a tali Chiese, e tra i quali citiamo:
- i Trentanove Articoli anglicani,
- la Confessione di Augsburg per i luterani,
- il Catechismo di Heidelberg e la Confessione
di Westminster per i riformati.
Si farà anche menzione delle correnti
ed accentuazioni teologiche proprie a ciascuna di queste Chiese
e Comunità ecclesiali, alle loro tradizioni liturgiche,
il loro ordinamento ecclesiastico e la loro disciplina, le strutture
della loro autorità, come pure le forme di ministero presenti
in queste Chiese, sia in Oriente che in Occidente.
h) Principali argomenti che necessitano un approfondimento
del dialogo(67)
- La relazione tra Sacra Scrittura, suprema autorità
in materia di fede, e la sacra Tradizione, indispensabile interpretazione
della parola di Dio;
- l'Eucaristia, sacramento del Corpo e del Sangue
di Cristo, offerta di lode al Padre, memoriale sacrificale e presenza
reale di Cristo, effusione santificatrice dello Spirito Santo;
- l'ordinazione, come sacramento, al triplice
ministero dell'episcopato, del presbiterato e del diaconato:
- il magistero della Chiesa, affidato al Papa
e ai Vescovi in comunione con lui, inteso come responsabilità
e autorità esercitata in nome di Cristo per l'insegnamento
e la salvaguardia della fede;
- la Vergine Maria, Madre di Dio e icona della
Chiesa, Madre spirituale che intercede per i discepoli di Cristo
e per tutta l'umanità;
- la comprensione di ciò che è
la Chiesa;
- la natura del primato del Vescovo di Roma e
l'esercizio di tale primato.(68)
i) Questioni specificamente ecumeniche(69)
La portata di tali questioni e, di conseguenza,
il modo secondo il quale esse debbono essere trattate, può
variare da luogo a luogo. Ma una particolare attenzione sarà
attribuita ai principî e alle norme della Chiesa cattolica
e agli aspetti di dette norme e principî che si discostano
da quelli delle altre Chiese, ad esempio per quanto riguarda:
- il reciproco riconoscimento del battesimo;(70)
- la condivisione del culto;(71)
- la condivisione della vita sacramentale;(72)
- i matrimoni misti;(73)
- il ministero e la funzione della donna nella
Chiesa;(74)
- la funzione dei laici.(75)
j) Ecumenismo e missione(76)
Si dovrà minuziosamente esaminare il legame
profondo che esiste tra ecumenismo e attività missionaria
della Chiesa:
- l'unità dei cristiani e la natura missionaria
della Chiesa: « che essi siano uno... affinché il
mondo creda »;(77)
- le divisioni tra i cristiani quale grave ostacolo
alla predicazione del Vangelo;(78)
- il battesimo e la fede comune, basi della collaborazione
ecumenica nella missione;(79)
- l'attività missionaria non ha per oggetto
gli altri cristiani.(80)
k) Le sfide che l'ecumenismo deve raccogliere
oggi
- La dimensione ecumenica dei problemi etici
e i recenti progressi della scienza;(81)
- l'inculturazione della fede;
- il proselitismo;(82)
- la sfida teologica e pastorale posta dalle
sette, dai culti e dai nuovi movimenti religiosi;(83)
- la contaminazione della fede da parte della
politica nel nazionalismo e nello sciovinismo;
- la secolarizzazione nelle Chiese.
C. Considerazioni sui testi e i manuali
[27] Per l'insegnamento dell'ecumenismo si utilizzeranno
i principali documenti dell'ecumenismo cattolico già citati
in questo documento; ci si servirà anche di libri e testi
delle altre chiese che espongano fedelmente il loro insegnamento.
Tale modo di procedere non soltanto potrà « consentire
un confronto onesto e oggettivo, ma anche stimolare un ulteriore
approfondimento della dottrina cattolica ».(84) La scelta
dei testi dovrà riferirsi alle Chiese che costituiranno
più direttamente l'argomento di un dato corso. A questo
riguardo, le fonti che indichiamo di seguito sono da considerarsi
indispensabili:
- i dizionari ecumenici, le concordanze e gli
studi tematici comparati;
- i principali testi confessionali storici e
contemporanei;
- i documenti, i rapporti e le dichiarazioni
d'accordo dei dialoghi ecumenici, a livello bilaterale e multilaterale;
- i manuali di storia del movimento ecumenico.
In nota sono indicati alcuni riferimenti bibliografici.(85)
D. Altre raccomandazioni
[28] Ogni autentica formazione ecumenica non
può situarsi al solo livello accademico; essa deve comportare
anche una esperienza ecumenica concreta.(86) Per tale esigenza,
si suggerisce:
- d'organizzare delle visite ai luoghi di culto
di altre tradizioni cristiane e di assistere alle loro liturgie;
- di realizzare degli incontri e degli scambi
con studenti di altre Chiese e Comunità ecclesiali che
si preparano ad assumere un ministero pastorale;
- di ricercare delle occasioni di preghiera in
comune con altri cristiani, specialmente in occasione della «
Settimana di Preghiera per l'unità dei cristiani »,
ma anche al di fuori di essa;
- di organizzare delle giornate di studio e di
discussione che potranno contribuire a conoscere la dottrina e
la vita degli altri cristiani;
- di invitare, in alcune circostanze, conferenzieri
ed esperti competenti di altre tradizioni cristiane.(87)
[29] Alcune questioni di ordine pastorale e pratico
non possono assolutamente essere escluse dalla formazione ecumenica,
specialmente da quella dei seminaristi. Se i corsi direttamente
consacrati all'ecumenismo non potessero trattare tali questioni
in modo sufficiente, si dovrebbero adottare disposizioni particolari,
— soprattutto per i candidati che riceveranno l'ordinazione
—, in modo che esse siano affrontate durante la preparazione
al diaconato. Gli argomenti ai quali si fa riferimento sono più
precisamente i seguenti:
- le direttive pratiche da impartire al riguardo
del reciproco riconoscimento del battesimo, del culto ecumenico,
dell'ospitalità sacramentale, della preparazione, la celebrazione
e l'assistenza pastorale dei matrimoni misti, della celebrazione
delle esequie, dei problemi posti dall'attività delle sette
e dei nuovi movimenti religiosi;
- la conoscenza delle direttive e degli orientamenti
ecumenici esistenti: dei canoni più pertinentemente riferibili
alla materia ecumenica dei Codici di Diritto Canonico, le direttive
del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani, in
particolare il Direttorio per l'applicazione dei principî
e delle norme sull'ecumenismo (1993), le direttive emanate dalle
Conferenze episcopali o dai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche,
e dai vescovi diocesani;
- le informazioni sulle organizzazioni ecumeniche
a livello locale, regionale o nazionale come, ad esempio, le Commissioni
ecumeniche diocesane, i Consigli di Chiese, nonché le informazioni
che si riferiscono ai dialoghi ecumenici a livello regionale o
nazionale.
[30] Le raccomandazioni di cui sopra riguardano
principalmente la formazione di coloro che si preparano a svolgere
un ministero pastorale. Il Direttorio contiene anche importanti
raccomandazioni relative alla formazione permanente dei ministri
ordinati e degli operatori pastorali. Tale formazione permanente
è da considerarsi una esigenza vitale in vista di una costante
evoluzione del movimento ecumenico.(88)
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INDICE
Prefazione
Introduzione
A. Necessità della formazione ecumenica
di tutti i fedeli
B. Formazione ecumenica degli studenti in teologia,
dei seminaristi e dei futuri operatori pastorali
I. Condizioni necessarie per introdurre una dimensione
ecumenica in ogni campo della formazione teologica
A. Elementi chiave per assicurare la dimensione
ecumenica di ciascuna disciplina teologica
B. Metodologia ecumenica per le discipline teologiche
C. Raccomandazioni pratiche
II. Insegnamento specifico dell'ecumenismo
A. Contenuto di una introduzione generale all'ecumenismo
B. Temi che necessitano di una trattazione più
specifica
C. Considerazioni sui testi e i manuali ecumenici
D. Altre raccomandazioni
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(1) Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei cristiani,Direttorio per l'applicazione dei principi e delle
norme sull'ecumenismo, Città del Vaticano, Tipografia Vaticana,
1993, $[citato Direttorio$
(2) Cfr. Direttorio, §§ 55 e 72.
(3) Conc. Vat. II, Decreto sull'ecumenismo Unitatis
redintegratio $[UR$
(4) Direttorio, § 55.
(5) Lettera Enciclica Ut unum sint di Papa Giovanni
Paolo II sull'impegno ecumenico $[UUS$
(6) Direttorio, § 58.
(7) Cfr. ibid., §§ 59-64.
(8) Cfr. ibid., §§ 65-69.
(9) Cfr. ibid., § 68.
(10) Cfr. ibid., § 83.
(11) Giovanni Paolo II, Discorso all'Assemblea
plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei cristiani [1 febbraio 1991], Service d'information [SI], n.
78, 1991/III-IV, p.146. Il Service d'information - Information
Service, Bollettino ufficiale del Pontificio Consiglio per la
promozione dei cristiani, è pubblicato in francese ed in
inglese. I rinvii a tale Bollettino nel presente documento si
riferiscono all'edizione francese.
(12) UR 24.
(13) Direttorio, § 56.
(14) Cfr. ibid., § 82.
(15) Ibid., § 70.
(16) Cfr. ibid., §§ 79-81; cfr. infra,
Capitolo II.
(17) Cfr. ibid., §§ 72-78, 83-84.
(18) Cfr. ibid., § 72.
(19) Cfr. UR 11, 24, UUS 36 e Direttorio, §
180.
(20) Cfr. Direttorio, §§ 74, 75, 78,
181-182.
(21) Cfr. ibid., § 181; vedi anche §§
74, 76a e UUS 38 e 81.
(22) Cfr. UUS 38, Direttorio, § 74 e UR
17.
(23) Cfr. UR 11.
(24) Cfr. Segretariato per la promozione dell'unità
dei cristiani (poi Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei cristiani), Riflessioni e Suggerimenti sul Dialogo Ecumenico,
Documento di lavoro a disposizione delle autorità ecclesiali
per la concreta applicazione del decreto sull'ecumenismo, SI,
n. 12, 1970IV, pp. 5-11; cfr. anche Congregazione per la Dottrina
della Fede, Dichiarazione Mysterium ecclesiae circa la dottrina
cattolica sulla Chiesa contro alcuni errori odierni, 1973, 4;
cfr. inoltre Direttorio, § 75 e UUS 37.
(25) E.g. Gruppo misto di lavoro tra la Chiesa
cattolica e il Consiglio ecumenico delle Chiese [GML], Sesto Rapporto
e Appendice B: La nozione di «gerarchia delle verità»
- Una interpretazione ecumenica, SI, n. 74, 1990/III, pp. 63 e
86-91.
(26) Cfr. Direttorio, §§ 178-182.
(27) Ibid., § 182.
(28) UUS 80; vedi anche 36-39, 80-81, e Capitolo
II passim.
(29) Cfr. Direttorio, §§ 77-78.
(30) Cfr. ibid., §§ 76-78, 179-182.
(31) Cfr. UR 14, 22-23; cfr. anche Direttorio,
§ 76a e UUS 47-49.
(32) Direttorio, § 76b.
(33) Cfr. ibid., §§ 16 e 76b.
(34) Cfr. ibid., §76c e UUS 36-39.
(35) Cfr. Direttorio, §§ 172 e 178-182.
(36) Cfr. UUS 81.
(37) Cfr. Direttorio, § 76.
(38) Cfr. ibid., §§ 81, 191-195; vedi
anche § 91a.
(39) Cfr. ibid., § 72.
(40) Cfr. ibid., §§ 72, 79-80, 83-84.
(41) Cfr. ibid., § 79.
(42) Cfr. ibid., §§ 82, 85-86.
(43) Cfr. ibid., § 80.
(44) Cfr. ibid., § 79.
(45) Cfr. ibid., § 80a.
(46) Cfr. UR 1 e UUS Capitolo 1, in particolare
1-14.
(47) Cfr. Direttorio, §§ 80b e 79.
(48) Cfr. i riferimenti biblici menzionati in
Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium
[LG] 1-4, UR 2 e in UUS 5-9. Si vedano anche i Dizionari biblici
di base.
(49) Cfr. Direttorio, § 79a.
(50) Cfr. UR 1 e 4 e UUS 1-14.
(51) Cfr. Direttorio, §§ 13-16, e Congregazione
per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica
su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, 1992.
(52) Cfr. Direttorio, § 79b; vedi anche
§§ 9-25 e 76.
(53) Cfr. LG 15 e UR 13-23; e inoltre UUS 10-14.
(54) Cfr. Direttorio, § 79c.
(55) Cfr. ibid., § 79d.
(56) Cfr. UR 2-4 e LG 14; cfr. anche Il Catechismo
della Chiesa cattolica, § 815 e UUS 9, 77.
(57) Ad esempio la settima Assemblea del Consiglio
ecumenico delle Chiese nella sua Dichiarazione di Camberra, §
2.1 (cfr. Signes de l'Esprit, Rapporto ufficiale della settima
Assemblea, Ginevra, CEC, 1991).
(58) UR 8; cfr. Direttorio, § 79g e anche
UUS 21-27, 44-45 e 82-85.
(59) Cfr. UR 6-7 e UUS 15 e 82-83.
(60) Cfr. UUS 21-27 e Direttorio, Capitolo III,
Sezione B, specialmente §§ 102-121.
(61) Cfr. Direttorio, §§ 183-186 e
UUS 45.
(62) Cfr. Direttorio, § 187 e UUS 46.
(63) Cfr. Direttorio, §§ 188-190.
(64) Cfr. UUS 83-85.
(65) Cfr. Direttorio, § 50.
(66) Cfr. ibid., § 79e.
(67) Cfr. UUS 79.
(68) Per quest'ultimo argomento, cfr. ibid. 95-96.
(69) Cfr. Direttorio, § 79f; vedi anche
Capitolo IV.
(70) Cfr. ibid., §§ 92-100.
(71) Cfr. ibid., §§ 102-121.
(72) Cfr. ibid., §§ 104, 122-136.
(73) Cfr. ibid., §§ 143-160.
(74) Cfr. ad esempio, ibid., §§ 43,
46; Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di Papa Giovanni Paolo
II sulla dignità e la vocazione della donna in occasione
dell'Anno Mariano, Città del Vaticano, Libreria Editrice
Vaticana, 1988; Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis di Papa
Giovanni Paolo II sull'ordinazione esclusivamente riservata agli
uomini, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana,
1994.
(75) Cfr. Conc. Vat. II, Decreto sull'Apostolato
dei Laici, Apostolicam actuositatem; cfr. anche Esortazione Apostolica
postsinodale Christifideles laici di Papa Giovanni Paolo II sulla
vocazione e sulla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo,
Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1988.
(76) Cfr. Direttorio, §§ 205-209 e
UUS 98-99.
(77) Jn 17, 21; cfr. Conc. Vat. II, Decreto sull'Attività
missionaria della Chiesa Ad gentes [AG] 2, 6; cfr. anche Lettera
Enciclica Redemptoris missio di Papa Giovanni Paolo II sulla validità
permanente del mandato missionario della Chiesa [RM], Città
del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1990, 1, e UUS 98.
(78) Cfr. UR 1 e AG 6; cfr. anche Esortazione
ApostolicaEvangelii nuntiandi di Papa Paolo VI sull'evangelizzazione
nel mondo contemporaneo [EN], Città del Vaticano, Libreria
Editrice Vaticana, 1975, 77; cf. inoltre RM 50, Direttorio, §§
206-209 et UUS 99.
(79) Cfr. AG 15, EN 77, Direttorio, §§
206-209 et UUS 99.
(80) Cfr. AG 13 e UR 4; cfr. anche la bibliografia
fornita sull'argomento del « proselitismo » nella
nota 82.
(81) Cfr. GML, Il dialogo ecumenico sulle questioni
morali: potenziali fonti di testimonianza comune o di divisione,
SI, n. 91, 1996I-II, pp. 87-94.
(82) Per le dichiarazioni sul proselitismo rinviamo
a: Conc. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa,
Dignitatis humanae, 4; Papa Paolo VI e il Patriarca Shenouda III,
Dichiarazione comune [10 maggio 1973], ristampa in SI, n. 76,
1991/I, pp. 9-10; Principî per la guida della ricerca dell'unità
tra la Chiesa cattolica e la Chiesa copta ortodossa, nonchè
Protocollo annesso ai Principî [23 giugno 1979], ibid.,
1991/I, pp. 31-33; Giovanni Paolo II, Lettera ai vescovi del continente
europeo circa i rapporti tra cattolici e ortodossi nella nuova
situazione dell'Europa Centrale e Orientale, SI, n. 81, 1992/III-IV,
pp. 101-104; Pontificia Commissione «Pro Russia»,
Principî generali e norme pratiche per l'azione evangelizzatrice
e l'impegno ecumenico della Chiesa cattolica in Russia e negli
altri paesi della C.I.S., ibid., pp. 104-108; cfr. anche: LE CONVERSAZIONI
INTERNAZIONALI BATTISTE/CATTOLICHE, 1984-1988, Rapporto sulle
conversazioni internazionali battiste/cattoliche, Chiamati a rendere
testimonianza in Cristo nel mondo attuale, SI, n. 72, 1990/I,
pp. 5-14, in particolare 9-11; IL DIALOGO EVANGELICO/CATTOLICO
SULLA MISSIONE, 1977-1984, Rapporto, SI, n. 60, 1986/I-II, pp.
78-107, in particolare p. 105; COMMISSIONE MISTA INTERNAZIONALE
PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA LA CHIESA CATTOLICA E LA CHIESA ORTODOSSA,
Uniatismo, metodo di unione del passato, e l'attuale ricerca della
piena comunione, SI, n. 83, 1993/II, pp. 100-103; GML, Testimonianza
comune e proselitismo (Appendice al Terzo Rapporto), SI, n. 14,
1971/II, pp. 19-24; GML, Testimonianza comune, SI, n. 44, 1980/III-IV,
pp. 155-178; GML, La sfida del proselitismo e l'appello alla testimonianza
comune, SI, n. 91, 1996/I-II, pp. 80-86; cfr. anche Direttorio,
§ 23.
(83) Le Conferenze Episcopali e i Sinodi delle
Chiese orientali cattoliche dovrebbero fare sì che l'insegnamento
su questi argomenti venga impartito in maniera estremamente chiara,
in modo particolare in quelle regioni in cui la sfida delle sette
e dei nuovi movimenti religiosi si avverte più fortemente.
Poiché la Chiesa cattolica distingue questi ultimi dalle
Chiese o Comunità Ecclesiali, essi non sono stati specificatamente
trattati nel Direttorio (cfr. §§ 35-36). Cfr. anche
Segretariato per [la promozione de] l'unità dei cristiani,
segretariato per i non cristiani, segretariato per i non credenti,
Pontificio Consiglio per la Cultura, Il fenomeno delle sette o
nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale, SI, n. 61, 1986/III,
pp. 158-169; e Ramon Marcía Allatore ... (collettivo),
Sette e nuovi movimenti religiosi. Una antologia dei testi della
Chiesa cattolica 1986-1994, ed.Téqui, Parigi, 1996 (opera
disponibile anche in altre lingue).
(84) Direttorio, § 80c.
(85) - I DIZIONARI ECUMENICI, LE CONCORDANZE
E GLI STUDI TEMATICI COMPARATI. Per esempio: Y. Congar... (collettivo),
Vocabulaire œcuménique, Parigi, Cerf, 1970; H. Krüger...
(collettivo), Ökumenelexikon, Frankfurt, LembeckKnecht, 1986,
2a ed.; N. Lossky... (collettivo), Dictionary of the Ecumenical
Movement, GinevraGrand RapidsLondra: CECWm. EerdmansCCBI, 1991;
Vocabulaire théologique orthodoxe, Paris, Cerf, 1985.
- I PRINCIPALI TESTI CONFESSIONALI STORICI E
CONTEMPORANEI come: The Book of Common Prayer e I Trentanove Articoli;
gli Scritti confessionali della Chiesa evangelica luterana; il
Catechismo di Heidelberg; la Confessio Helvetica, Evangelischer
Erwachsenen-Katechismus (EKD); gli Scritti confessionali e i catechismi
delle Chiese ortodosse (per es. Dieu est vivant, Parigi, Cerf,
1987).
- I DOCUMENTI, I RAPPORTI E LE DICHIARAZIONI
D'ACCORDO DEI DIALOGHI ECUMENICI A LIVELLO BILATERALE E MULTILATERALE.
I riferimenti bibliografici dei dialoghi bilaterali nei quali
è impegnata la Chiesa cattolica vengono di tanto in tanto
pubblicati nel già citato Bollettino del Pontificio Consiglio
per l'unità dei cristiani, per es. in SI, n. 82, 1993I,
pp. 41-48; SI, n. 89, 1995II-III, pp. 97-99. Vari documenti e
dichiarazioni sono state pubblicate in diverse lingue.
- I MANUALI DI STORIA DEL MOVIMENTO ECUMENICO,
per es. R. Rouse & S. C. Neill (ed.), History of the Ecumenical
Movement, 1517-1948, Ginevra, CEC, 1986, 3a ed.; H. E. Fey (ed.),
The Ecumenical Advance - A History of the Ecumenical Movement,
1948-1968, Ginevra, CEC, 1986, 2a ed.; J. E. Desseaux, 20 Siècles
d'histoire œcuménique, Parigi, Cerf, 1983.
(86) Cfr. Direttorio, §§ 82, 85-86.
(87) Cfr. ibid., §§ 81, 191-203. La
realizzazione concreta di tali incontri dipenderà naturalmente
da ciascun contesto locale, dalle possibilità di ogni Chiesa
e dalla presenza di persone qualificate.
(88) Cfr. ibid., § 91.