Libertà religiosa, proselitismo e
conversioni forzate in alcuni recenti interventi della Santa Sede.
fonte:
Olir, Roma 17/05/2006
autore: Vaticano
Il Vaticano ed il Consiglio ecumenico delle Chiese
(WCC) hanno di recente lanciato un progetto di studio triennale
(di iniziativa del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso
e dell'Ufficio relazioni e dialogo interreligioso del Consiglio
ecumenico) che si propone di valutare il tema della conversione
religiosa dal punto di vista cristiano e di elaborare un codice
di condotta comune. Il codice dovrebbe stabilire una distinzione
"tra testimonianza e proselitismo" e ribadire il "rispetto
della libertà di pensiero, di coscienza e di religione
dell'altro". E’ quanto è emerso al termine di
un incontro, svoltosi a Velletri (Roma) dal 12 al 16 maggio, denominato
"Riflessione interreligiosa sulla conversione: dalla controversia
a un codice di condotta comune".
Durante l'incontro si è affermato che
"la libertà di religione connota la libertà,
senza nessuno ostacolo, della pratica della fede di ciascuno,
di diffonderne gli insegnamenti e la libertà di abbracciare
un'altra fede senza costrizioni". Allo stesso modo questo
diritto prevede "la responsabilità, non negoziabile,
del rispetto delle fedi, di non denigrarle o svilirle con lo scopo
di affermare la superiorità della propria sulle altre,
violando la sensibilità e i diritti altrui". Sono
emerse anche la forte raccomandazione di "liberarsi dall'ossessione
di convertire gli altri" e la necessità di "un
onesto esame di coscienza"; tra le proposte per un approccio
giusto al tema delle conversioni vi sono state quelle di scoraggiare
e rifiutare "sistemi non etici", evitando di approfittare
di persone vulnerabili come bambini e disabili, e portare avanti
il lavoro umanitario senza ulteriori scopi.
:: New Delhi 24/05/2006 (Fonte: Agenzia Fides)
Intervento del Card. Ivan Dias, nominato
Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, sulla libertà religiosa e le leggi anti-conversioni
in India
Ribadire la piena libertà di coscienza di ogni cittadino,
a qualunque religione appartenga; affermare che opporsi a ogni
genuina conversione costituisce una "indebita interferenza
nelle competenze di Dio": sono alcuni punti nodali dell’intervento
del Card. Ivan Dias - nominato il 20 maggio Prefetto della Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli - sulla libertà
religiosa e le leggi anti-conversioni in India.
L’intervento del Cardinale Dias giunge
dopo le critiche rivolte da alcuni settori del governo indiano,
dalla stampa e da alcuni intellettuali indiani alle parole del
Santo Padre Benedetto XVI che si era espresso sulla situazione
indiana, ricevendo il nuovo Ambasciatore presso la Santa Sede,
S. Ecc. Amitava Tripathi(*). Il Papa ha denunciato gli "inquietanti
segnali di intolleranza religiosa in alcune regioni della Nazione,
incluso il riprovevole tentativo di votare in modo chiaramente
discriminatorio restrizioni al diritto fondamentale della libertà
religiosa". Benedetto XVI aveva in particolare sottolineato
che i tentativi di introdurre una legislazione per vietare le
conversioni "devono essere fermamente rifiutati non solo
come incostituzionali, ma anche come contrari ai più alti
ideali dei padri fondatori dell’India, che hanno creduto
in una Nazione di coesistenza pacifica e tolleranza reciproca
tra le varie religioni e i vari gruppi etnici".
Le parole del Papa sono state considerate un
riferimento alle leggi anticonversione, che esistono in alcuni
Stati indiani, e ai tentativi di introdurle in altri Stati. Il
governo di New Delhi ha convocato il Nunzio apostolico in India,
mons. Pedro Lopez Quintana, per esprimere il suo disappunto affermando
che "è universalmente riconosciuto che l'India è
un Paese secolare e democratico in cui tutti i fedeli delle varie
religioni godono di uguali diritti" e "c'è libertà
di professare, praticare e diffondere la religione".
Diffusa dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici
dell’India (CBCI), la dichiarazione del Cardinal Dias ricorda
le parole del Papa, sottolineando che "la libertà
di coscienza e il diritto di professare, praticare e diffondere
liberamente la religione di ciascuno sono stati consacrati nella
Costituzione indiana". Il porporato indiano ha ricordato
poi che le conversioni "non devono mai essere indotte con
la forza, la frode o mezzi di attrazione". La Chiesa cattolica
considera tali conversioni "non valide"; infatti "qualsiasi
opposizione di legge o di fatto ad una conversione genuina, oltre
a costituire una grave violazione dei diritti umani e dello spirito
della Costituzione indiana, è soprattutto un’ingiustificata
interferenza nella competenza unica di Dio nella questione".
* * * * *
Pubblichiamo il testo integrale, in lingua inglese, dell'intervento
del Card. Ivan Dias
During the audience which His Holiness Pope Benedict
XVI recently granted to India’s new Ambassador to the Holy
See, he made the following observation on religious freedom in
India: “The disturbing signs of religious intolerance which
have troubled some regions of the nation, including the reprehensible
attempt to legislate clearly discriminatory restrictions on the
fundamental right of religious freedom, must be firmly rejected
as not only unconstitutional, but also as contrary to the highest
ideals of India's founding fathers, who believed in a nation of
peaceful coexistence and mutual tolerance between different religions
and ethnic groups”.
In the wake of some criticism to this statement
by a tiny politico-religious fraction (unrepresentative) of the
religious majority in India, the following points are worth noting:
1. Conversion from one religious belief to another
is a strictly personal matter between God and the individual concerned.
The freedom of conscience and the right to freely profess, practise
and propagate one’s religion have been enshrined in the
Constitution of India. This is but an affirmation of the human
rights to which every man, woman and child is entitled. Conversions,
however, should never be induced by force, fraud or allurement:
the Catholic Church considers all such conversions as invalid.
But, any opposition by law or de facto to a genuine conversion,
besides being a grave violation of the code of human rights and
of the spirit of the Indian Constitution, is, above all, an unwarranted
interference in God’s unique competence in the matter.
It is, therefore, imperative that the said group
be asked to produce factual evidence proving a single forced conversion
to the Catholic Church in India as a sign of its bonafide intentions.
All allegations made in this regard in the past have proved to
be utterly false, like the one made last year by a Government
education officer against a Catholic school in Nashik, when he
was refused a favour he was demanding very arrogantly. When questioned
by his superiors at Mantralaya and asked to produce proof of his
complaint, he was quick to retract his accusation and he publicly
apologised for his haughty behaviour.
2. The Christians in India number only 2.3% of
the total population: of these 1.8% belong to the Catholic Church.
Despite being such a tiny minority, the Christians cater to 20%
of all the primary education in the country, 10% of the literacy
and community health care programmes, 25% of the care of the orphans
and widows, and 30% of the care of the handicapped, lepers and
AIDS patients. The vast majority of those who avail themselves
of these institutions belong to faiths other than Christian. These
institutions are much appreciated by Hindus, Muslims and persons
of other faiths or of no faith at all, who admire the Christians
for their selfless service of the suffering, the marginalised,
the illiterate and the downtrodden.
The aforementioned group would do well to examine
how much it is doing in favour of the educational, health and
social uplift of the Indian people, and should not take it amiss
that some members of the religious majority in India (and of other
communities as well) feel attracted to follow a religion whose
founder, Our Lord Jesus Christ, told His followers that He had
come, not to be served, but to serve and who commanded them to
love one another as He had loved them. The group can also ask
itself why so many persons of other faiths, including even government
officials, insist on their children being educated in so-called
“convent schools” or on admitting their sick and aged
relatives in Catholic hospitals or homes.
3. The same group could also make a survey as
to how many of the millions of persons who have passed through
the Catholic educational, health or social institutions in India
from time immemorial – and these include, interalia, renowned
judges and advocates, medical practitioners and nurses, political
and religious leaders, and even some prominent members of the
group itself! – have been converted or were asked to convert
to Christianity. They would thus find the reason why, after two
thousand years of Christian presence in India and the zealous
activity of its members in favour of the local population, the
number of Christians remains exceedingly small in the country.
4. If the said group is unable to answer these
points satisfactorily, it would do well to re-consider its profoundly
biased attitude towards the Christian community, and be ashamed
of the attacks, both verbal and physical, which some of its members
make on Christian personalities and institutions in several States
in the country. Such a behaviour is indeed unbecoming of civilised
persons and seriously endangers the secular and democratic fabric
of our beloved Motherland, to which Catholics in India are proud
to belong as law-abiding citizens
23 May 2006
+ Cardinal Ivan Dias
appointed Prefect of Vatican’s Congregation for Evangelization
of Peoples