Venerdì, 10 settembre 2010 

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Libertà religiosa: finalmente la legge?

fonte: Confronti.net
autore: Domenico Maselli

In questa legislatura è stato ripresentato in Parlamento il testo di legge sulla libertà religiosa elaborato dieci anni fa, durante il primo governo Prodi. A novembre la commissione Affari costituzionali ha iniziato l’esame dei disegni di legge Spini e Boato, con la dura opposizione di Lega nord e Alleanza nazionale, che sono contrarie al riconoscimento giuridico di organizzazioni islamiche.

Periodicamente ritorna sul tappeto la necessità di dare piena attuazione al dettato costituzionale sulla libertà di coscienza e di religione e in particolare a quanto previsto nell’articolo 8 comma uno e comma terzo, che parlano rispettivamente di uguale libertà di tutte le confessioni religiose e di rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse dalla cattolica da regolare mediante Intese.

Come è ben noto sono passati trentasei anni prima che si sia stipulata la prima Intesa, quella con la Tavola valdese nel 1984. Dal 1984 al 1995 sono state approvate altre cinque Intese: una con l’Unione delle comunità ebraiche e quattro con altrettante denominazioni evangeliche (Assemblee di Dio, Unione avventista, Unione battista e Chiesa luterana). Dal 1995 ad oggi non si è riusciti ad approvare nessuna Intesa, anche se due (con i testimoni di Geova e l’Unione buddhista) erano state firmate dal governo D’Alema nel 2000, e altre 5 avevano visto la conclusione delle trattative con la firma del sottosegretario Gianni Letta, ma non sono state esaminate dal governo Berlusconi. Esistono anche due modifiche alle Intese con la Tavola valdese e l’Unione avventista, approvate dal governo Berlusconi, ma non ancora sottoposte all’esame del Parlamento.

Occorre sfatare l’opinione che le Intese siano dei privilegi concessi ad una confessione religiosa e riguardino in particolare l’8 per mille. Le Intese sono il reciproco riconoscimento dei diritti e dei doveri che ciascuna confessione e i suoi membri hanno di fronte alle leggi.

Nel Mercante di Venezia Shakespeare fa valere al malcapitato debitore la sua firma sul contratto. I padri costituenti hanno voluto che le confessioni religiose non fossero sottoposte a diktat statali, come era avvenuto durante il regime fascista, ma che accettassero in piena trasparenza diritti e doveri. È un peccato che in questa condizione siano oggi solo i cattolici, gli ebrei ed alcune confessioni protestanti, mentre siamo in presenza di alcuni milioni di cittadini e residenti di altre confessioni tra cui ortodossi, testimoni di Geova, musulmani, buddhisti, mormoni, sikh, induisti, oltre che altri evangelici per cui sono ancora in vigore le leggi del 1929/30, nelle parti non abrogate dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.

Ecco perché chiediamo con forza al governo, l’unico che possa proporre al parlamento nuove Intese, di riprendere le trattative ed agevolarne l’iter per condurle a termine in questa legislatura.

Abbiamo però la consapevolezza che se tutto va bene si potranno approvare entro il 2011 solo le nove Intese le cui trattative sono già avviate, per le altre si tratterà di iniziare l’iter. È perciò necessario che accanto alle Intese il parlamento approvi in tempi brevi una legge sulla libertà religiosa che ribadisca i diritti individuali in materia di libertà di coscienza e di religione, i modi perché le varie confessioni religiose ottengano il riconoscimento di enti di culto ed i diritti e doveri che ne derivano, ed infine le norme per ottenere l’Intesa ex comma terzo dell’articolo 8 della Costituzione. Per questa ragione il primo giorno della legislatura i deputati Boato e Spini, e qualche mese dopo i senatori Malan e Negri, hanno ripresentato in parlamento senza modifiche il testo di legge presentato nel 1997 dal governo Prodi, così come era uscito dal dibattito nella I commissione nella XIII legislatura e poi era stato ripresentato dal governo Berlusconi.

In attesa di un nuovo testo governativo, la commissione Affari costituzionali ha incominciato l’esame dei disegni di legge Spini e Boato nel mese di novembre: durante le sedute del 13, 15 e 16 si sono delineate già le linee dello scontro. In particolare la Lega nord e Alleanza nazionale stanno manifestando una dura opposizione alla legge, volendo opporsi al riconoscimento giuridico di organizzazioni islamiche. A sua volta una parte della stampa ha diffuso l’idea del tutto falsa che il disegno di legge permetterebbe la poligamia e lederebbe l’unità nazionale.

Vi è la sensazione che molti parlino di testi che non hanno letto e che diffondano informazioni atte a scatenare quello scontro di civiltà che può essere evitato solo nel rispetto reciproco e nell’attuazione di quel principio della laicità dello Stato che garantisca i diritti di tutti e ne indichi i doveri.

Vi può essere fiducia nell’ottima relazione Zaccaria, che ha indicato con chiarezza entro quali limiti si possa muovere la legge, nel presidente Violante e nell’esistenza di una maggioranza trasversale animata da principi liberali.

La legge appare tanto più necessaria in quanto vi sono da varie parti vistosi segnali di intolleranza, come nell’opposizione alla costruzione di una moschea a Colle Val D’Elsa, o cedimenti sul piano della laicità, come nell’immissione nei ruoli pubblici degli insegnanti di religione cattolica.

Si spera che il governo possa al più presto condurre a termine le trattative per le Intese e presentare un proprio disegno di legge sulla libertà religiosa.

Io penso che sia anche il tempo di provvedere nelle scuole superiori ad un insegnamento laico di Storia delle religioni affidato a laureati dell’università pubblica perché si teme sempre ciò che non si conosce. Il bimbo ha paura del buio in cui si può nascondere qualsiasi pericolo. Così temiamo ciò che non conosciamo. Il nostro popolo conosce poco perfino la religione cristiana e molti si stupirebbero se si rendessero conto di quanti elementi di contatto ci sono tra il cristianesimo ed altre fedi, soprattutto monoteiste. Questo insegnamento dovrebbe essere curriculare ed obbligatorio soprattutto per quelli che sono in contatto con i migranti, spesso non cattolici. Non ha nulla a che vedere con l’insegnamento della religione cattolica, di cui gli studenti possono avvalersi o meno.

Questa è per ora solo una speranza, mentre confidiamo nell’impegno preso dal presidente Prodi proprio in occasione dell’Assemblea della Fcei del novembre scorso per quanto riguarda la legge sulla libertà religiosa e le Intese.

Speriamo che governo e parlamento possano collaborare fattivamente per trasformare in realtà questi propositi.

Domenico Maselli

 

 
 
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