Libertà religiosa: finalmente la
legge?
fonte:
Confronti.net
autore: Domenico Maselli
In questa legislatura è stato ripresentato
in Parlamento il testo di legge sulla libertà religiosa
elaborato dieci anni fa, durante il primo governo Prodi. A novembre
la commissione Affari costituzionali ha iniziato l’esame
dei disegni di legge Spini e Boato, con la dura opposizione di
Lega nord e Alleanza nazionale, che sono contrarie al riconoscimento
giuridico di organizzazioni islamiche.
Periodicamente ritorna sul tappeto la necessità
di dare piena attuazione al dettato costituzionale sulla libertà
di coscienza e di religione e in particolare a quanto previsto
nell’articolo 8 comma uno e comma terzo, che parlano rispettivamente
di uguale libertà di tutte le confessioni religiose e di
rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse dalla
cattolica da regolare mediante Intese.
Come è ben noto sono passati trentasei
anni prima che si sia stipulata la prima Intesa, quella con la
Tavola valdese nel 1984. Dal 1984 al 1995 sono state approvate
altre cinque Intese: una con l’Unione delle comunità
ebraiche e quattro con altrettante denominazioni evangeliche (Assemblee
di Dio, Unione avventista, Unione battista e Chiesa luterana).
Dal 1995 ad oggi non si è riusciti ad approvare nessuna
Intesa, anche se due (con i testimoni di Geova e l’Unione
buddhista) erano state firmate dal governo D’Alema nel 2000,
e altre 5 avevano visto la conclusione delle trattative con la
firma del sottosegretario Gianni Letta, ma non sono state esaminate
dal governo Berlusconi. Esistono anche due modifiche alle Intese
con la Tavola valdese e l’Unione avventista, approvate dal
governo Berlusconi, ma non ancora sottoposte all’esame del
Parlamento.
Occorre sfatare l’opinione che le Intese
siano dei privilegi concessi ad una confessione religiosa e riguardino
in particolare l’8 per mille. Le Intese sono il reciproco
riconoscimento dei diritti e dei doveri che ciascuna confessione
e i suoi membri hanno di fronte alle leggi.
Nel Mercante di Venezia Shakespeare fa valere
al malcapitato debitore la sua firma sul contratto. I padri costituenti
hanno voluto che le confessioni religiose non fossero sottoposte
a diktat statali, come era avvenuto durante il regime fascista,
ma che accettassero in piena trasparenza diritti e doveri. È
un peccato che in questa condizione siano oggi solo i cattolici,
gli ebrei ed alcune confessioni protestanti, mentre siamo in presenza
di alcuni milioni di cittadini e residenti di altre confessioni
tra cui ortodossi, testimoni di Geova, musulmani, buddhisti, mormoni,
sikh, induisti, oltre che altri evangelici per cui sono ancora
in vigore le leggi del 1929/30, nelle parti non abrogate dalla
giurisprudenza della Corte costituzionale.
Ecco perché chiediamo con forza al governo,
l’unico che possa proporre al parlamento nuove Intese, di
riprendere le trattative ed agevolarne l’iter per condurle
a termine in questa legislatura.
Abbiamo però la consapevolezza che se
tutto va bene si potranno approvare entro il 2011 solo le nove
Intese le cui trattative sono già avviate, per le altre
si tratterà di iniziare l’iter. È perciò
necessario che accanto alle Intese il parlamento approvi in tempi
brevi una legge sulla libertà religiosa che ribadisca i
diritti individuali in materia di libertà di coscienza
e di religione, i modi perché le varie confessioni religiose
ottengano il riconoscimento di enti di culto ed i diritti e doveri
che ne derivano, ed infine le norme per ottenere l’Intesa
ex comma terzo dell’articolo 8 della Costituzione. Per questa
ragione il primo giorno della legislatura i deputati Boato e Spini,
e qualche mese dopo i senatori Malan e Negri, hanno ripresentato
in parlamento senza modifiche il testo di legge presentato nel
1997 dal governo Prodi, così come era uscito dal dibattito
nella I commissione nella XIII legislatura e poi era stato ripresentato
dal governo Berlusconi.
In attesa di un nuovo testo governativo, la commissione
Affari costituzionali ha incominciato l’esame dei disegni
di legge Spini e Boato nel mese di novembre: durante le sedute
del 13, 15 e 16 si sono delineate già le linee dello scontro.
In particolare la Lega nord e Alleanza nazionale stanno manifestando
una dura opposizione alla legge, volendo opporsi al riconoscimento
giuridico di organizzazioni islamiche. A sua volta una parte della
stampa ha diffuso l’idea del tutto falsa che il disegno
di legge permetterebbe la poligamia e lederebbe l’unità
nazionale.
Vi è la sensazione che molti parlino di
testi che non hanno letto e che diffondano informazioni atte a
scatenare quello scontro di civiltà che può essere
evitato solo nel rispetto reciproco e nell’attuazione di
quel principio della laicità dello Stato che garantisca
i diritti di tutti e ne indichi i doveri.
Vi può essere fiducia nell’ottima
relazione Zaccaria, che ha indicato con chiarezza entro quali
limiti si possa muovere la legge, nel presidente Violante e nell’esistenza
di una maggioranza trasversale animata da principi liberali.
La legge appare tanto più necessaria in
quanto vi sono da varie parti vistosi segnali di intolleranza,
come nell’opposizione alla costruzione di una moschea a
Colle Val D’Elsa, o cedimenti sul piano della laicità,
come nell’immissione nei ruoli pubblici degli insegnanti
di religione cattolica.
Si spera che il governo possa al più presto
condurre a termine le trattative per le Intese e presentare un
proprio disegno di legge sulla libertà religiosa.
Io penso che sia anche il tempo di provvedere
nelle scuole superiori ad un insegnamento laico di Storia delle
religioni affidato a laureati dell’università pubblica
perché si teme sempre ciò che non si conosce. Il
bimbo ha paura del buio in cui si può nascondere qualsiasi
pericolo. Così temiamo ciò che non conosciamo. Il
nostro popolo conosce poco perfino la religione cristiana e molti
si stupirebbero se si rendessero conto di quanti elementi di contatto
ci sono tra il cristianesimo ed altre fedi, soprattutto monoteiste.
Questo insegnamento dovrebbe essere curriculare ed obbligatorio
soprattutto per quelli che sono in contatto con i migranti, spesso
non cattolici. Non ha nulla a che vedere con l’insegnamento
della religione cattolica, di cui gli studenti possono avvalersi
o meno.
Questa è per ora solo una speranza, mentre
confidiamo nell’impegno preso dal presidente Prodi proprio
in occasione dell’Assemblea della Fcei del novembre scorso
per quanto riguarda la legge sulla libertà religiosa e
le Intese.
Speriamo che governo e parlamento possano collaborare
fattivamente per trasformare in realtà questi propositi.
Domenico Maselli