Quali siano quei “certi paesi d’
Europa” è chiaro, e a Chirac devono essere fischiate
non poco le orecchie. Dalla lotta contro le cosiddette “sette”
alla questione del velo e degli altri simboli religiosi a scuola,
il governo francese si è fatto portabandiera dell’ideologia
laicista della separazione radicale fra fede e cultura pubblica.
Ed è lo stesso governo francese che si è opposto
con testarda intransigenza a ogni menzione dell’eredità
cristiana nella Carta Costituzionale europea. Sui due punti- di
politica interna ed estera- già i vescovi cattolici francesi
avevano criticato esplicitamente Chirac.
La questione, tuttavia, è di rilievo generale, e merita
essere sottratta alle polemiche spicciole. Sul tema diventato
nuovamente essenziale dei rapporti tra religione e cultura, si
confrontano laicismo, fondamentalismo e laicità.
Per il
laicismo, tra fede e cultura ci deve essere totale separazione:
una sorta di muraglia cinese che valuta negativamente ogni tentativo
del credente di far diventare la sua fede cultura e di giudicare
la cultura, quindi anche la politica, alla luce della fede. All’estremo
opposto, vi è la posizione per cui fede e cultura, e anche
fede e politica, coincidono o dovrebbero aspirare a coincidere
in una sorta di fusione-che chi non condivide questo accostamento
valuterà facilmente come confusione-, per cui ogni modo
di produzione della cultura che non parta esplicitamente dalla
fede, ogni politica che non sia direttamente e senza mediazioni
religiosa, sarà considerata di volta in volta sospetta,
ovvero totalmente inaccettabile se non demoniaca.
E’ questa
la posizione del fondamentalismo, i cui sostenitori o si separano
totalmente dalla società circostante vivendo in enclave
o comunità che riducono al minimo il contatto con “gli
altri”, ovvero decidono che è assolutamente necessario
reagire al carattere intollerabile della società cambiandola
e diventano movimenti religiosi di tipo attivista e rivoluzionario,
con possibili derive verso la violenza.
Il Papa critica- senza
chiamarla con questo nome- la posizione fondamentalista, ricordando
che una “distinzione fra la comunità politica e le
religioni” è in sé legittima e necessaria.
“Ma – e qui il Pontefice ricorre ancora al punto esclamativo-
distinguere non vuol dire ignorare!”.
Per la Chiesa cattolica tra fede e cultura vi è distinzione,
non separazione. Si ritiene che la cultura, come la politica e
tutte le realtà terrene e secolari , abbia una sua sfera
di autonomia, ma che possa e debba essere giudicata dai credenti
alla luce della fede e della morale. E’ quest’ultima,
una posizione di “laicità”, un termine cui
Giovanni Paolo II dà un valore positivo e che non coincide
con il laicismo. La laicità, in quanto indica la strada
di una collaborazione tra fede e cultura, non è