Venerdì, 10 settembre 2010 

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La scelta di Dio

fonte: da S.t Mary and S.t Simon’s Bell, n.7 -2003
autore: Laura Petreccia

Può bastare un sì. E’ la follia ragionevole di una scommessa eterna.
La resa al miracolo. La scoperta di Dio.

 

E’ come la trama di un tappeto: per anni vedi solo nodi e fili. Poi ti accorgi che guardavi dalla parte sbagliata e ti perdevi il rovescio della storia. La capovolgi e ti diventa chiaro il disegno.
L’ordinaria eccezionalità della conversione. Lasciarsi alle spalle abitudini e vecchie certezze in nome della fede. A volte è una risposta immediata e forte. La scoperta di credere può cambiare la vita. Radicalmente.

Il paradosso della fede.

Ritrovarsi oppure uscire da sé, superare i limiti. Vivere la conversione come destino o una missione. Non è un’alternativa: la scelta fra credere e non credere ribalta la logica. E’ un territorio dove la prospettiva salta e subentra il paradosso semplice della fede. I parametri di Dio non sono quantitativi. Non c’è comparazione possibile. Non c’è un economia della croce, solo la follia del gratuito. Per questo la conversione spaventa e fa scandalo. Perché contraddice il teorema di una società efficiente e iperattiva, improntata alla produzione e alla soddisfazione del bisogno, educata al tutto e subito, al consumismo coatto, alla moltiplicazione infinita di esigenze e possibilità.

Ritornare a Dio è invece “un opzione fondamentale” che coinvolge tutta l’esistenza. Non l’emozione di un momento, non un alternativa fra due offerte pressappoco equivalenti. Non si può dire forse. La risposta è secca: “no”, oppure “si”, fiat, sia fatto.

Il che equivale a rompere con il passato, spezzare la consuetudine, cambiare vita, anche in modo traumatico.

Non solo Damasco. Cambiamento, svolta, scoperta. Metamorfosi e riscatto. Ma la conversione segue sempre percorsi eclatanti? Non c’è solo Damasco. Non ci sono soltanto folgorazioni repentine e drastiche svolte. Il Dio dei mistici e dei santi parla sottovoce. Convertere significa cambiare direzione di sguardo. Simone Veil ripeteva a se stessa: “Attenta a non passare dinanzi a una grande cosa senza vederla”. Questo è il senso: tenere gli occhi spalancati, saper vedre e ascoltare. Non un passaggio formale e spettacolare, dall’ateismo alla fede o da una fede all’altra, ma un salto risoluto dalla normalità allo stupore, dall’indifferenza al prodigio. Ritrovare l’incanto del mondo. La commozione infantile, il rispetto infinito per il mistero della vita.

La fede diventa il proprio quotidiano. Inizi a leggere la Bibbia e, dopo un po’, scopri che è la Bibbia a leggere te. Conversioni che maturano lentamente e crescono nel silenzio. Incontri imprevisti che cambiano la vita…Ma di un amore delicatissimo non si parla.

Un incontro che dà il diritto di proteggere, con dolcezza garbata, la scelta di Dio.

   
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