Martedì, 7 settembre 2010 

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LIBERTA’ RELIGIOSA: RICETTA CONTRO IL TERRORISMO

fonte: Confronti, n. 10 ottobre 2004
autore: Eva Valvo

Esperti e membri di parlamentari nazionali e sopranazionali di tutto il mondo si sono riuniti a Bruxelles dal 5 al 7 agosto nella seconda Conferenza interparlamentare su diritti umani e libertà religiosa, per iniziativa dell’Irpp, un organizzazione religiosa indipendente con sede a Washington che mira a studiare e promuovere le interrelazioni tra la partecipazione politica e le istituzioni religiose. La Conferenza che si riunisce ogni ano, è un organismo fondato per consentire a parlamentari di diversi paesi di coordinare le rispettive azioni nel campo dei diritti umani, in particolare per quanto concerne la sfera della libertà di religione e di coscienza (libertà d’espressione, intolleranza religiosa, diritti delle minoranze e dei migranti, tratta di esseri umani etc.) adottando gli standard posti da strumenti internazionali quali la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Convenzione europea dei diritti umani, la Conferenza si occupa anche del rafforzamento di tali diritti a livello nazionale ed internazionale.
Un aspetto interessante della Conferenza è la pluralità dell’approccio alla questione. Le sessioni previste, infatti, hanno affrontato diverse aree tematiche: “Etnia, religione e cittadinanza”; “Risposte all’antisemitismo”; “Norme per il riconoscimento legale delle religioni”; “Violenza domestica, tratta sessuale e diritti delle donne”; “Terrorismo, sicurezza nazionale e libertà religiosa”. Spesso l’approccio delle istituzioni religiose alla questione dei diritti umani, invece, è più monocorde e riduttivo, poiché concentra l’attenzione (in modo a volte esclusivo) sul tema della libertà religiosa, che non è l’unico diritto umano legato alla sfera del religioso.
La dichiarazione conclusiva approvata dalla Conferenza affronta l’ampio spettro dei temi in programma, partendo dalla considerazione che “la libertà religiosa è il primo diritto umano”. Tale giudizio ha evidenti legami con il contesto statunitense, come spiega Joseph K. Grieboski, fondatore e presidente dell’Irpp:”La libertà religiosa è una delle principali ragioni del successo della repubblica americana. E’ la “prima libertà” della Costituzione, le cui prime sedici parole…sono mirate ad incoraggiare l’iniziativa religiosa.
Pur proteggendo il diritto di non credere, il primo emendamento è basato sulla convinzione che i credenti possano fare e facciano del bene a se stessi, ai propri correligionari e all’America e che debbano essere incoraggiati in questa direzione. I nostri fondatori non concepivano la religione come una “questione privata” senza relazioni con la politica. Concepivano la religione e le persone di fede come la pietra miliare della nostra democrazia e della nostra vitalità nazionale.”.
Intendendo la libertà religiosa come equivalente della libertà di coscienza, Grieboski osserva che essa, essendo basata sul concetto universale di dignità della persona umana, presuppone e favorisce altri diritti, come la libertà di parola, di riunione e di stampa. In una prospettiva europea, tuttavia, non è possibile sovrapporre in maniera automatica religione e libertà di coscienza, poiché un contesto storico ben diverso ha spesso visto in contrapposizione la religione e il libero pensiero, fino a teorizzare concetti quali quello di “religione oppio dei popoli” o quello di “fede non religiosa”.
La dichiarazione finale della Conferenza afferma, poi, che una società giusta deve fondarsi su un patto civile che preservi i modi di vita e le strutture sociali radicate nelle diverse religioni.
Il documento sottolinea da una parte la dignità e il valore di ogni singolo individuo e dall’altra mette in guardia dai pregiudizi tuttora persistenti basati sull’identità etnica, culturale e religiosa. L’accettazione ed il rispetto delle differenze assumono tanto più valore se si pensa ai tentativi di creare società omogenee, che nel secolo scorso hanno portato alla guerra e al genocidio.
E’ molto importante che, nel censurare ogni forma di odio sulla base dell’identità religiosa o culturale, la dichiarazione riconosca e condanni gli allarmanti focolai di un rinvigorito antisemitismo, soprattutto nell’Europa occidentale. Si sente purtroppo la mancanza di un riferimento all’islamofobia. Un’analisi congiunta dell’antisemitismo e dell’islamofobia, infatti, aiuterebbe a mostrare la complessità del fenomeno del “razzismo religioso”, pur tenendo a mente le specificità di ciascun gruppo. Per fare solo un paio di esempi, i musulmani e gli ebrei sono stati per secoli l’”altro” emarginato in un Europa che voleva imporre un’identità egemone cristiana e sono attualmente percepiti come gruppi legati a situazioni di conflitto internazionale.
Il tema successivamente affrontato dalla dichiarazione è quello della sicurezza nazionale e globale. La Conferenza afferma che “la libertà di religione è un antidoto al terrorismo, soprattutto quello d’ispirazione religiosa”, poiché incoraggia l’accettazione del pluralismo, ed impedisce il nascere di un clima di tensione, intolleranza e sospetto che destabilizzerebbe la società. A queste considerazioni potremmo aggiungerne un’altra di carattere più generale: la promozione della sicurezza e la lotta al terrorismo devono essere perseguite nel pieno rispetto dei diritti umani. Si potrebbe ricordare,a tal proposito, che il 15 luglio 2002 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha pubblicato delle linee-guida tristemente profetiche a riguardo, dove si afferma la necessità di una lotta al terrorismo che operi nella piena legalità e legittimità e che non faccia uso alcuno di torture o trattamenti degradanti: “Non solo è possibile, ma assolutamente necessario, lottare contro il terrorismo nel rispetto dei diritti dell’uomo.
L’ultima area tematica affrontata dal documento finale della Conferenza riguarda due aspetti complementari: da una parte la diffusione globale dell’Aids, che costituisce un terribile attacco ai diritti umani e necessita di provvedimenti internazionali per l’istruzione, la prevenzione e la cura e, dall’altra, la tratta di esseri umani. Sebbene non sia esplicita la connessione tra tali temi e l’ambito religioso, è apprezzabile la loro stessa presenza in un documento sui diritti umani e la libertà religiosa.
Il documento si chiude con le parole di re Mohammed VI del Marocco, che ospiterà la terza sessione della Conferenza interparlamentare nel 2005: “E’ opportuno che questo tipo di iniziative diventi l’azione fondante di una civiltà internazionale, dove la complementarietà tra le persone sostituisca lo scontro e dove la fede nella suprema necessità della cooperazione vinca l’illusione dell’autosufficienza e dell’autarchia”.

 
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