Il Parlamento Francese vieta il velo
fonte:
Corriere della Sera, 11 febbraio 2004
autore: Alain Touraine
La legge che proibisce i simboli
religiosi nelle scuole pubbliche (approvata ieri dall’Assemblea
nazionale, ndr) e il dibattito che si è aperto nel Paese
rispettano spirito e raccomandazione della Commissione sulla laicità
voluta dal presidente della Repubblica. Siamo partiti dall’esigenza
di combinare il doveroso rispetto del pluralismo culturale e spirituale
della società francese con la nozione di cittadinanza e
con il mantenimento dell’unità repubblicana. In termini
più semplici, come vivere insieme con le nostre differenze.
Il lavoro della Commissione, con decine e decine di interviste
e riunioni, ci ha fatto scoprire una realtà ben più
drammatica di quanto sospettissimo, soprattutto nelle periferie
e nelle scuole, con varie forme di violenza, pressione, imposizione
di costumi e tradizioni. Abbiamo così concluso che fosse
necessario dare anche un forte segnale dissuasivo. Anch’io
all’inizio del lavoro, ero perplesso sulla necessità
di una legge, ma nel corso del cammino mi sono reso conto del
profondo degrado delle relazioni sociali, della condizione di
umiliazione di molte ragazze costrette a portare il velo e, per
dirla tutta, del pericolo rappresentato dall’islamismo più
radicale, con il rischio che una specie di intifada permanente
trovi sempre più spazio nel nostro Paese.
Abbiamo consultato molte ragazze musulmane. Ci sono quelle che
portano il velo per scelta responsabile e quelle che sono costrette
a farlo per imposizione. La legge non è proibizionistica
nei costumi, ciascuno è libero di vestirsi come crede nelle
strade e nei luoghi pubblici. Ma nelle scuole secondarie, dove
è in gioco la formazione dei minori, il dovere dello Stato
è quello di garantire alle famiglie un’educazione
neutrale e libera da influenze degli adulti o peggio da imposizioni
di un gruppo prevalente.
Fissata questa priorità, il messaggio che la Commissione
ha dato al Paese e alle forze politiche che lo hanno recepito
è stato quello di costruire un nuovo dialogo, un nuovo
patto repubblicano, con la primo posto il riconoscimento sociale
e spirituale dell’Islam. Del velo e di altri simboli religiosi
abbiamo parlato in poche righe, il resto è stata una grande
riflessione sulla nozione di laicità nei rapporti sociali,
sui problemi di esclusione e integrazione, su proposte in positivo
in tutti i campi della vita civile. Questa legge dice che la Francia
resta una terra d’accoglienza e dialogo, ma non vuole essere
travolta dal fanatismo e da derive confessionali.
E’ vero che qualcuno degli esperti, me compreso, si è
sentito ad un certo punto tradito dalla piega che il dibattito
ha preso in una certa fase e dal tatticismo di alcuni politici
che hanno rischiato di stravolgere il senso della legge con proposte
stravaganti e di far aumentare le perplessità sul modo
di applicarla.
Questo non era il nostro intento e questo non era lo spirito di
apertura che ha animato il presidente della Repubblica. Ma se
osserviamo le conclusioni all’Assemblea nazionale, il risultato
è sicuramente positivo. In primo luogo, viene affermato
che nessun provvedimento di espulsione dalle scuole pubbliche
verrà preso senza un confronto con le persone interessate.
In secondo luogo, c’è l’impegno a riesaminare,
entro un anno, i primi effetti della legge.
Mi pare che ci sia la presa di coscienza che la Francia si è
addentrata in un terreno minato, in un problema immenso, dove
le soluzioni sono difficili e fragili. Ma questo è avvenuto
con una grande riflessione in tutta la società civile,
mentre le manifestazioni di ostilità e rigetto si sono
rivelate molto marginali. Oggi si può dire che la Francia
è più cosciente e più matura sulla strada
della convivenza.
La soluzione adottata può apparire complicata, ma è
la sola possibile. Quella dei valori condivisi da tutti e delle
differenze rispettate da tutti. Ci sono strade alternative, certamente,
ma i risultati non sono incoraggianti. Non è più
possibile infatti immaginare un’identità repubblicana
puramente civile, che azzeri le altre identità culturali
e spirituali. Non è accettabile il caos del multiculturalismo
assoluto, che porta al conflitto permanente o al com’unitarismo.
Chi difende il modello anglosassone non ha mai visto il film West
Side Story o non ha mai visto il Bronx.
(Alain Touraine, sociologo, è stato membro della commissione
Stasi, incaricato lo scorso anno dal governo francese di redigere
il progetto di legge sul velo)