Venerdì, 10 settembre 2010 

 | nuovi movimenti religiosi | documentazione | diritto e religioni | area delle FAQ | Links suggeriti | Home
nuovi movimenti religiosi > Documentazione
   Diritto e Religioni  


Dai «culti ammessi» alla libertà religiosa

Libertà religiosa. Ugualmente libere di fronte alla legge. Quasi

Libertà religiosa: finalmente la legge?

Concilio Vaticano II


Libertà religiosa, proselitismo e conversioni forzate in alcuni recenti interventi della Santa Sede.


Libertà religiosa senza se e senza ma.


Libertà religiosa, ricetta contro il terrorismo


Archivio Ecumenico


25 anni di pontificato di papa Paolo Giovanni II

La Chiesa Cattolica è
totalitaria?


I battisti del sud si staccano dai fratelli
"troppo liberal"?


La parole del Papa
contro i profeti del
nuovo Laicismo.


La scelta di Dio

Libertà religiosa e di
coscienza (OLIR)


Confessioni religiose e
diritto (OLIR)


Il Parlamento Francese
vieta il velo


Non conculcare i valori così la società è più ricca

L'articolo 270 bis e la sua interpretazione

Libertà religiosa

Una porta per la cittadinanza

Scoprire i colori e i ritmi dell'altro (intervista a)


Kosovo senza pace

"Vi Supplico" accorato appello del Papa per la liberazione degli ostaggi

Messaggio del Papa per la giornata della Gioventù i

Giovanni Paolo II e la ricostruzione democratica dei Paesi dell’Est (.pdf)


Iraq, il mito del 30 giugno

Cour de Cassation sentenza 28 sett. 04

Cour de Cassation sentenza 5 ottobre 04

Conseil d'Etat. Section du contentieux

Turchi un ponte tra Europa e Islam

Trattamento giuridico minoranaza Islamica in europa

Europa e fenomeno Religioso

"Maria: grazia e speranza di Cristo"

La Rabbia di periferia non è musulmana

 


Il Parlamento Francese vieta il velo

fonte: Corriere della Sera, 11 febbraio 2004
autore: Alain Touraine

La legge che proibisce i simboli religiosi nelle scuole pubbliche (approvata ieri dall’Assemblea nazionale, ndr) e il dibattito che si è aperto nel Paese rispettano spirito e raccomandazione della Commissione sulla laicità voluta dal presidente della Repubblica. Siamo partiti dall’esigenza di combinare il doveroso rispetto del pluralismo culturale e spirituale della società francese con la nozione di cittadinanza e con il mantenimento dell’unità repubblicana. In termini più semplici, come vivere insieme con le nostre differenze.
Il lavoro della Commissione, con decine e decine di interviste e riunioni, ci ha fatto scoprire una realtà ben più drammatica di quanto sospettissimo, soprattutto nelle periferie e nelle scuole, con varie forme di violenza, pressione, imposizione di costumi e tradizioni. Abbiamo così concluso che fosse necessario dare anche un forte segnale dissuasivo. Anch’io all’inizio del lavoro, ero perplesso sulla necessità di una legge, ma nel corso del cammino mi sono reso conto del profondo degrado delle relazioni sociali, della condizione di umiliazione di molte ragazze costrette a portare il velo e, per dirla tutta, del pericolo rappresentato dall’islamismo più radicale, con il rischio che una specie di intifada permanente trovi sempre più spazio nel nostro Paese.
Abbiamo consultato molte ragazze musulmane. Ci sono quelle che portano il velo per scelta responsabile e quelle che sono costrette a farlo per imposizione. La legge non è proibizionistica nei costumi, ciascuno è libero di vestirsi come crede nelle strade e nei luoghi pubblici. Ma nelle scuole secondarie, dove è in gioco la formazione dei minori, il dovere dello Stato è quello di garantire alle famiglie un’educazione neutrale e libera da influenze degli adulti o peggio da imposizioni di un gruppo prevalente.
Fissata questa priorità, il messaggio che la Commissione ha dato al Paese e alle forze politiche che lo hanno recepito è stato quello di costruire un nuovo dialogo, un nuovo patto repubblicano, con la primo posto il riconoscimento sociale e spirituale dell’Islam. Del velo e di altri simboli religiosi abbiamo parlato in poche righe, il resto è stata una grande riflessione sulla nozione di laicità nei rapporti sociali, sui problemi di esclusione e integrazione, su proposte in positivo in tutti i campi della vita civile. Questa legge dice che la Francia resta una terra d’accoglienza e dialogo, ma non vuole essere travolta dal fanatismo e da derive confessionali.
E’ vero che qualcuno degli esperti, me compreso, si è sentito ad un certo punto tradito dalla piega che il dibattito ha preso in una certa fase e dal tatticismo di alcuni politici che hanno rischiato di stravolgere il senso della legge con proposte stravaganti e di far aumentare le perplessità sul modo di applicarla.
Questo non era il nostro intento e questo non era lo spirito di apertura che ha animato il presidente della Repubblica. Ma se osserviamo le conclusioni all’Assemblea nazionale, il risultato è sicuramente positivo. In primo luogo, viene affermato che nessun provvedimento di espulsione dalle scuole pubbliche verrà preso senza un confronto con le persone interessate. In secondo luogo, c’è l’impegno a riesaminare, entro un anno, i primi effetti della legge.
Mi pare che ci sia la presa di coscienza che la Francia si è addentrata in un terreno minato, in un problema immenso, dove le soluzioni sono difficili e fragili. Ma questo è avvenuto con una grande riflessione in tutta la società civile, mentre le manifestazioni di ostilità e rigetto si sono rivelate molto marginali. Oggi si può dire che la Francia è più cosciente e più matura sulla strada della convivenza.
La soluzione adottata può apparire complicata, ma è la sola possibile. Quella dei valori condivisi da tutti e delle differenze rispettate da tutti. Ci sono strade alternative, certamente, ma i risultati non sono incoraggianti. Non è più possibile infatti immaginare un’identità repubblicana puramente civile, che azzeri le altre identità culturali e spirituali. Non è accettabile il caos del multiculturalismo assoluto, che porta al conflitto permanente o al com’unitarismo. Chi difende il modello anglosassone non ha mai visto il film West Side Story o non ha mai visto il Bronx.

(Alain Touraine, sociologo, è stato membro della commissione Stasi, incaricato lo scorso anno dal governo francese di redigere il progetto di legge sul velo)

 

 
Sito ottimizzato per Microsoft Internet Explorer, risoluzione minima: 800x600