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La Campagna di Amos LUzzatto per un "Forum delle religioni"

fonte: confronti, 10/10/2003
autore: Iacopo Scaramuzzi

Sul solco di un assodato rapporto di amicizia tra cristiani ed ebrei, il Segretariato delle attività ecumeniche (Sae) ha raccolto quest’anno la proposta di Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (Ucei), circa il rilancio del dialogo interreligioso.

Alla quarantesima sessione del Sae, tenutasi a Cianciano Terme (Siena) Luzzatto ha ribadito un’idea già espressa nei mesi scorsi, e ripresa anche dalla nostra rivista (vedi Confronti 7/8 2003): un “forum delle religioni”. “Inemici del dialogo- aveva dichiarato Luzzatto a giugno a “La Repubblica”- vanno contrastati con le leggi, ma anche con operazioni di prevenzione culturale”. Ed ecco l’idea del forum internazionale delle religioni: un luogo di confronto e conoscenza reciproca, che faccia da brodo di coltura di un rispetto reciproco tra rappresentanti delle diverse religioni e disinneschi, in tal modo, le frizioni che tra essi possono nascere.

Al convegno del Sae Luzzatto ha spiegato il senso della sua proposta- poi ripetuta dallo stesso Luzzatto anche al Sinodo valdese, tenutosi ad agosto a Torre Pellice (Torino)-, e ha indicato i tre obiettivi che una tale iniziativa dovrebbe perseguire: ciascuno dei partecipanti, secondo il rappresentante della comunità ebraica italiana, dovrebbe impegnarsi innanzitutto a non diffamare i membri delle altre religioni o comunque a non presentarle in cattiva luce; in secondo luogo, si dovrebbe monitorare tale azione e i risultati che si raggiungono; infine, il forum dovrebbe impegnarsi ad avviare una conoscenza almeno intellettuale delle religioni.

Una proposta, quella di Luzzatto, che si pone in controtendenza rispetto all’atmosfera culturale della nostra società. In particolare, sono due i principali impedimenti che secondo il presidente dell’Ucei impediscono un clima di vero dialogo al giorno d’oggi.

Il primo è quella che Luzzatto definisce la “malattia di maggioranza”:”Malattia in due sensi: in primo luogo, la concezione secondo cui la maggioranza è quella che ha la verità in quanto maggioranza; quando invece l’opinione della maggioranza è molte volte una convenzione e non una convinzione. In secondo luogo, è una malattia credere che la maggioranza in quanto tale debba avere ragione su tutto. Ma democrazia non è difendere il diritto della maggioranza a prevalere, ma difendere il diritto della minoranza a non essere schiacciata”.

Il secondo inciampo all’affermarsi di un clima dialogico è la comunicazione dei mass media: “I mezzi di informazione- continua il presidente della comunità ebraica italiana- fanno una comunicazione unilaterale, in una sola direzione. Una comunicazione nemica della democrazia, che invece è circolazione di idee. Nei dibattiti televisivi si afferma chi urla di più e impedisce agli altri di parlare: ma questo non è dialogo, è rissa. Anche le tavole rotonde televisive presentano cinque, sei, sette partecipanti, dedicando ad ognuno pochi minuti: dov’è il dialogo? Chi fa lo slogan più attraente e più pubblicitario vince”.

Conclude Luzzatto: “Non è così che si fa il dialogo: il dialogo, come un’operazione continuativa, richiede sedi associative, forum prolungati, richiede un altro tipo di organizzazione sociale che noi in questo momento non abbiamo. Il problema è potenziare le sedi di confronto come il Sae, che può diventare un paradigma addirittura politico per tutto il paese, un esempio di come condurre il dialogo tra opinioni diverse, tra gruppi di appartenenza diversi e di origini diverse “.

 
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