Gli europei e l'antisemitismo. Il 15% è
ostile agli ebrei
fonte:
corriere della sera, 26/01/2004
autore: Renato Manneheimer
In una ricerca dell’Eurobarometro”
dell’ottobre 2003, la maggioranza della popolazione dell’Unione
Europea dichiarava di ritenere Israele “una minaccia per
la pace”. Il risultato suscitò molte polemiche: chi
lo riteneva un indice di antisemitismo, chi addirittura una negazione
al diritto stesso dell’esistenza dello Stato ebraico.
La formulazione un poco ambigua del quesito impediva di individuare
scientificamente l’interpretazione corretta. Un altro sondaggio,
effettuato un mese dopo, limitatamente all’Italia, permise
una valutazione più precisa del sentimento antisemita in
quanto tale. Ma emerse che in effetti esso è strettamente
collegato a una valutazione critica verso Israele. E, specialmente,
che chi professava un sentimento anti-semita e/o anti-israeliano
era connotato da una informazione scarsa o nulla sulla storia
e sulle circostanze del conflitto in Medio Oriente. Nelle scorse
settimane abbiamo ripetuto la ricerca estendendola, oltre all’Italia,
a otto altri Paesi ( Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo,
Olanda, Regno Unito, Spagna), coinvolgendo così buona parte
della popolazione del Vecchio Continente.
L’ostilità verso gli ebrei può essere definita
in modi diversi ed è, di conseguenza, di difficile misurazione.
Ad esempio, il 9% della popolazione dei nove Paesi dichiara che
gli ebrei “non mi sono simpatici e non mi ispirano fiducia”.
E poco più del 4% è dell’opinione che “
gli ebrei devono andarsene da qui “.
Ma è il 17% (quasi uno su cinque) a ritenere che gli “ebrei
non sono dei veri italiani/francesi/tedeschi, ecc…”
E quasi la metà della popolazione li percepisce comunque
“diversi”. Un algoritmo, messo a punto da Paola Merulla
e basato sull’insieme delle risposte, mostra come grosso
modo il 15% dei cittadini delle 9 nazioni possa essere definito
come “antisemita”. E’ un sentimento che si trova
maggiormente tra i meno giovani, tra chi possiede un titolo di
studio meno elevato (ove gli antisemiti sono poco più del
20%) e specialmente (24%) tra chi si definisce “ di destra”.
L’intensità dell’atteggiamento ostile verso
gli ebrei muta però da Paese a Paese. In Italia esso appare
più elevata, anche se lievemente inferiore a Germania,
Austria e Spagna. Assai più “moderati” risultano
i cittadini di Belgio, Olanda Lussemburgo, Gran Bretagna e Francia.
Questa ultima circostanza è in qualche misura sorprendente.
Infatti proprio Oltralpe si sono rilevati negli ultimi mesi più
frequentemente e diffusamente episodi di intolleranza (proprio
ieri Israele ha denunciato che la Francia lo scorso anno, è
stato il Paese con il maggior numero al mondo di episodi a sfondo
antisemitico). Si può forse ipotizzare (lo ritiene possibile
anche Adriana Golstaub del Centro di Documentazione Ebraica di
Milano, una delle maggiori esperte di ricerche sull’antisemitismo
in Italia) che essi siano l’espressione di una minoranza
più agguerrita (ad esempio, ma non esclusivamente, legata
alla forte presenza islamica in Francia), ma che, al tempo stesso,
siano più fortemente osteggiati dal resto della popolazione.
Mentre in altri contesti, compresa l’Italia, pur in presenza
di un minor numero di episodi “concreti”, il pregiudizio
anti-ebraico tradizionale pare conservare una diffusione maggiore.
Si tratta però solo di ipotesi, che necessitano di ulteriori
verifiche.
Quel che è certo è che, in tutti i nove Paesi, l’atteggiamento
antisemita risulta strettamente correlato con quello anti-israeliano
, pur essendo impossibile stabilire la direzione del nesso causale.
E’ vero cioè che chi è più antisemita
è anche più anti.israeliano e viceversa: ma la ricerca
non chiarisce quale dei due atteggiamenti determini l’altro.
Si tratta probabilmente di un intreccio in cui convivono entrambe
la motivazioni. Comunque il sentimento antiebraico ha avuto una
maggiore e più evidente diffusione proprio in occasione
dei momenti più caldi del conflitto medio-orientale.
In generale, l’atteggiamento verso Israele spacca l’opinione
pubblica. L’insieme dei nove Paesi vede equamente suddivisi
coloro che esprimono una attitudine ostile e chi prova invece
simpatia per lo Stato ebraico.
Ma il giudizio diviene negativo per la maggioranza assoluta della
popolazione se viene richiesta un’opinione sulla politica
dell’attuale governo (con punte di critica più elevate,
ancora una volta, in Italia, Spagna, Austria e Germania). Tuttavia,
solo grosso modo un sesto dei cittadini dei 9 Paesi ritiene che
“sarebbe meglio che Israele non esistesse” e poco
più di un decimo è dell’avviso che “gli
ebrei dovrebbero andarsene da Israele”.
Anche in questo caso, emergono nette differenziazioni in relazione
al titolo di studio. Con una discordanza significativa: risulta
più ostile all’esistenza stessa di Israele chi ha
livelli minori di istruzione ( e si colloca più a desta
politicamente), mentre è più critico verso la politica
del suo governo, pur sottolineando il diritto alla permanenza
della Stato, chi possiede i titoli di studio più elevati
e si dichiara di sinistra. Ma, come si è detto, il fattore
esplicativo più rilevante statisticamente è, oltre
all’atteggiamento di ostilità verso gli ebrei, il
grado di conoscenza della storia del conflitto. Proprio chi dà
più risposte errate ai “test”, proposti a riguardo,
si esprime più criticamente nei confronti sia della politica
di Israele, sia della sua stessa esistenza.
Il che suggerisce
nuovamente a quanti vogliono migliorare l’immagine dello
Stato ebraico- e contribuire così, sperabilmente, ad attenuare
l’intensità degli atteggiamenti antisemiti- di promuovere
una più completa informazione e comunicazione sulle reali
( e, come spesso accade, più complesse di quanto molti
ritengono) dinamiche e circostanze del tragico conflitto in corso
in Medio Oriente.