CONCETTI FILOSOFICI- RELIGIOSI IMPLICATI
NELL'EQUAZIONE:
"PROGETTO INTELLIGENTE" :
fonte:
LightHouse
autore: U. Polizzi
Tema : SCIENZA-filosofia e RELIGIONE
“Di tutte le conquiste della scienza”, afferma il
noto scrittore scientifico Lewis Thomas in un articolo apparso
sul New York Times, “la maggiore è la scoperta
che siamo profondamente ignoranti”. È un’esagerazione?
Tutt’altro, come scrive Ely E. Pilchik in una lettera al
Times: “In appoggio [all’affermazione di Lewis Thomas]
vorrei citare alcune dichiarazioni fatte da una fonte piuttosto
autorevole”. Egli afferma di aver rivolto il 20 maggio 1954
la seguente domanda al prof. Albert Einstein:
“Mi è stato riferito che il mese scorso ella ha avuto
delle conversazioni con un ospite sul soggetto delle nostre conoscenze
relative alle leggi dell’universo. Ella avrebbe detto che
nonostante tutti i nostri recenti progressi la conoscenza che
abbiamo continua a essere piuttosto scarsa, e per illustrarlo
avrebbe fatto due esempi: primo, la nostra conoscenza aumenta
in misura analoga a quella di un uomo che, volendo saperne di
più sulla luna, si arrampica sul tetto di casa per guardarla
più da vicino. Ecco che in questo caso la ‘filosofia’
e la ‘scienza’ trovano il loro contrasto con la ‘religione’.
“Secondo quanto mi è stato riferito, la seconda illustrazione
della scarsa conoscenza che abbiamo dell’universo riguardava
il momento in cui ella completò la sua formula della teoria
generale della relatività. In quell’attimo una normalissima
mosca si sarebbe posata sul foglio di carta. La riflessione da
lei fatta sarebbe stata che, pur avendo scritto su quel foglio
tutte le principali leggi fisiche universali - come a dire: ecco
la chiave di tutti i segreti dell’universo - in realtà
non si sa molto nemmeno sulla natura di quella piccola mosca.
Scusatemi ora se mi riferisco per un attimo alla Bibbia.
Anche se la conoscenza che l’uomo ha dell’universo
continua ad aumentare, è sempre relativamente scarsa, e
questo fa venire in mente le parole di Giobbe riguardo a Dio e
alla sua creazione: “Questo non è che un
lembo delle opere sue e quanto lieve è il sussurro che
noi percepiamo: ma il tuono della sua potenza chi può comprenderlo?”
— Giobbe 26:14, Bibbia Tintori (cattolica)
Creazione: Ha avuto davvero un inizio?
Come e da chi?-
NEL corso dei secoli molti hanno contemplato il
cielo stellato con ammirazione. Anch’io nella mia profonda
ignoranza specialmente quando sono in volo tra L’Australia
e l’Italia godo dell’immenso panorama cosmico notturno.
Mi sento sopraffatto dall’immensità e dalla straordinaria
bellezza dell’universo. A chi o a che cosa dobbiamo tutto
questo? Perché esiste? È sempre esistito o ha avuto
un inizio?
Ed ecco alcuni riferimenti tratti da una
mia ricerca:
David L. Block, docente di astronomia, ha scritto: “L’idea
che l’universo non sia sempre esistito - che abbia avuto
un inizio - non è sempre stata popolare”. Eppure
negli ultimi decenni le prove raccolte hanno costretto la maggior
parte dei cosmologi a concludere che l’universo ha avuto
davvero un inizio. “Oggi praticamente tutti gli astrofisici”,
scriveva la rivista U.S.News & World Report nel 1997, ritengono
che “l’universo ebbe inizio con un big bang
che scagliò la materia in tutte le direzioni”.
A proposito di questa conclusione generalmente
accettata Robert Jastrow, che insegna astronomia e geologia alla
Columbia University, scrisse: “Pochi astronomi avrebbero
previsto che questo evento - la nascita improvvisa dell’universo
- sarebbe diventato un fatto scientifico assodato, ma in seguito
l’osservazione dei cieli mediante i telescopi li ha costretti
a tale conclusione”.
“La nascita improvvisa dell’universo” è
davvero “un fatto scientifico assodato”? Analizziamo
insieme le prove che storicamente hanno portato a questa conclusione.
Prove che c’è stato un inizio, mi portano
a una riflessione di carattere spirituale!
La teoria della relatività generale di Albert Einstein,
pubblicata nel 1916, implicava che l’universo si stesse
espandendo o contraendo. Questo concetto, però, contraddiceva
in pieno l’idea allora in voga secondo cui l’universo
era statico, idea che a quel tempo anche Einstein condivideva.
Così lo scienziato introdusse nei suoi calcoli quella che
chiamò “costante cosmologica”.
Con questa correzione si proponeva di armonizzare la nuova teoria
con l’idea accettata che l’universo fosse statico
e stabile.
Le prove sperimentali che si andarono accumulando
negli anni ’20, però, indussero Einstein a definire
la correzione che aveva fatto alla teoria della relatività
il suo “peggiore abbaglio”. L’installazione
dell’enorme telescopio da 100 pollici di Mount Wilson, in
California, permise di acquisire prove del genere. Le osservazioni
fatte negli anni ’20 con quel telescopio dimostrarono che
l’universo si sta espandendo!
In precedenza, i telescopi più potenti erano
in grado di identificare solo singole stelle all’interno
della nostra galassia, la Via Lattea. È vero che si erano
notate delle macchie luminose sfocate, le cosiddette nebulose,
ma in genere queste venivano considerate vortici di materia gassosa
all’interno della galassia. Sfruttando la potenza del telescopio
di Mount Wilson, però, Edwin Hubble riuscì a identificare
singole stelle all’interno di queste nebulose. Alla fine
si riconobbe che quelle macchie luminose sfocate erano galassie
simili alla Via Lattea. Oggi si calcola che esistano da 50 a 125
miliardi di galassie, ciascuna delle quali può contenere
centinaia di miliardi di stelle!
Verso la fine degli anni ’20 Hubble scoprì
anche che queste galassie si stanno allontanando da noi e che
più sono distanti, maggiore è la velocità
con cui si allontanano. Per determinare la velocità con
cui una galassia si allontana gli astronomi usano lo spettrografo,
uno strumento con cui si misura lo spettro della luce proveniente
da oggetti stellari. La luce che proviene da stelle lontane viene
fatta passare attraverso un prisma che la disperde nei vari colori
di cui è composta.
La luce proveniente da un oggetto che si sta allontanando
dall’osservatore è più rossa, e si dice che
ha subìto uno “spostamento verso il rosso”
(redshift). La luce proveniente da un oggetto in avvicinamento
presenta, invece, uno “spostamento verso il blu”.
Fatto significativo, ad eccezione di poche galassie vicine, tutte
le galassie conosciute risultano emettere luce le cui righe spettrali
sono spostate verso il rosso. Gli scienziati concludono dunque
che l’universo si sta espandendo in maniera ordinata. La
velocità di questa espansione si desume misurando l’entità
dello spostamento verso il rosso delle righe spettrali.
A quale conclusione porta il fatto che l’universo
si stia espandendo? Ebbene, uno scienziato ha invitato a immaginare
di invertire questo processo. In altre parole, proviamo a visualizzare
che aspetto avrebbe il film dell’universo in espansione
se venisse proiettato al contrario, in modo da farci vedere la
storia passata dell’universo. Si vedrebbe l’universo
contrarsi anziché espandersi. Alla fine, l’universo
si ridurrebbe a un unico punto d’origine. Quanto era grande
questo punto d’origine o di partenza? Chi ha dato origine
a questo agglomerato e quale dimensione aveva?
Nel suo libro Buchi neri e universi neonati e altri saggi, pubblicato
in inglese nel 1993, il famoso fisico Stephen Hawking giungeva
alla conclusione che “la scienza poteva predire che l’universo
doveva avere avuto un inizio”.
Alcuni anni fa, però, molti non credevano
che l’universo avesse avuto un inizio. Fred Hoyle era un
famoso scienziato che non condivideva l’idea che l’universo
fosse venuto all’esistenza per mezzo di quello che definì
sprezzantemente un “big bang”, una “grande esplosione”.
Tra le altre cose, Hoyle sosteneva che se ci fosse stato un inizio
così dinamico, da qualche parte nell’universo dovrebbe
essere rimasta una traccia di questo evento. Nello spazio ci dovrebbe
essere, per così dire, qualche “radiazione fossile”,
qualche debole “eco” di tale esplosione. Cosa ha rivelato
la ricerca di tale radiazione di fondo?
Il New York Times dell’8 marzo 1998 riferiva
che verso il 1965 “gli astronomi Arno Penzias e Robert Wilson
scoprirono l’onnipresente radiazione di fondo, il bagliore
residuo dell’esplosione primordiale”. L’articolo
aggiungeva: “La teoria [del big bang] sembrava dimostrata
in maniera irrefutabile”.
Negli anni successivi alla scoperta di Penzias
e Wilson, alcuni si chiesero come mai, se il modello del big bang
era davvero corretto, non si erano osservate delle leggere irregolarità
nella radiazione di fondo. Perché si formassero le galassie,
nell’universo ci sarebbero dovute essere delle regioni più
fredde e più dense in cui la materia avrebbe potuto aggregarsi.
Gli esperimenti condotti da Penzias e Wilson dalla superficie
terrestre, però, non rivelarono simili irregolarità.
Per questo motivo nel novembre 1989 la NASA, l’ente spaziale
americano, mise in orbita il satellite COBE (Cosmic Background
Explorer). Le scoperte compiute grazie a questo satellite sono
state definite eccezionali. Il prof. Block ha spiegato: “Le
increspature registrate dal radiometro differenziale per microonde
a bordo del COBE erano proprio le fluttuazioni impresse nel cosmo
che miliardi di anni fa portarono alla formazione delle galassie”.
Ciò che le prove implicano
Cosa possiamo dedurre dal fatto che l’universo
ebbe un inizio? Robert Jastrow disse: “Si può chiamarlo
big bang, ma si può anche chiamarlo a ragione il momento
della creazione”. Penzias, uno degli scopritori della radiazione
di fondo nell’universo, osservò: “L’astronomia
ci porta a un evento singolare, a un universo creato dal nulla”.
E George Smoot, che ha diretto l’équipe di scienziati
del COBE, ha osservato: “Quella che abbiamo trovato è
la prova della nascita dell’universo”.
È ragionevole concludere che se c’è stato
un inizio dell’universo, o una creazione, c’è
stato un Originatore, un Creatore? Molti ritengono di sì.
A proposito delle scoperte fatte dal COBE, Smoot dichiarò:
“È come contemplare Dio”. Se sei uno studioso
ateo anche tu che mi leggi o un adoratore di Dio, con il tuo ingegno
e la tua professionalità, hai diritto di esprimerti o in
un verso o nell’altro.
Naturalmente, anche senza le prove scientifiche che sono venute
alla luce negli ultimi decenni, milioni di persone hanno riposto
fede nelle parole iniziali della Bibbia: “In principio Dio
creò i cieli e la terra”. — Genesi 1:1. Io
sono fra questi !
Ora faccio parlare uno Scienziato.
INTERVISTA di un Giornalista della
Rivista scientifica “NATURE”.
Creazionismo o evoluzionismo esiste una terza via? «La scienza
ha scoperto che nella natura c’è un progetto».
Parla il biochimico Behe, che testimonierà come esperto
nel processo di Harrisburg (Usa)
Darwin nella trappola per topi .
«Chi vede i presidenti Usa scolpiti sul monte
Rushmore capisce che non è erosione; la stessa cosa avviene
davanti alla complessità di una cellula. Disegno intelligente
vuol dire che certi fenomeni si spiegano meglio come frutti di
razionalità»
Nove anni fa mosse le acque del dibattito sull'evoluzionismo con
il suo Darwin's Black Box («La scatola nera di Darwin»).
Da allora la teoria del «progetto» (o disegno, come
ormai si traduce) «intelligente» (Intelligent Design,
ID) ha fatto un salto di qualità e di popolarità,
finendo con l'essere saldata (e spesso confusa) con le posizioni
creazioniste del fondamentalismo riformato, che vuole bandire
il darwinismo dalle scuole.
Eppure Michael J. Behe, docente di biochimica alla Lehigh University,
in Pennsylvania, rifiuta il creazionismo letteralista, pensa che
l'evoluzione debba essere studiata da tutti e che la scienza sia
un'alleata del cristianesimo. Su questi temi sarà chiamato
testimoniare come esperto di parte nell'infuocato processo in
corso a Harrisburg (Usa) proprio sull'insegnamento del darwinismo.
Professor Behe, che cos'è l'argomento del «disegno
intelligente»? Quali sono le prove a suo sostegno?
«L'ID è l'affermazione che alcune
parti della natura vengono meglio spiegate come il prodotto dell'azione
deliberata di un agente intelligente. Un buon esempio è
quello del monte Rushmore, su cui sono scolpiti i volti di quattro
presidenti americani. Vedendoli, anche un turista che non ne avesse
mai sentito parlare capirebbe che sono il frutto di un progetto,
non del vento e dell'erosio-ne. In biologia accade una cosa simile:
la scienza ha scoperto che parti della natura danno la forte impressione
di essere il risultato di un progetto. La ricerca ha provato che
il fondamento della vita, la cellula, è gestita da una
complessa e sofisticata macchina molecolare. Ci sono, letteralmente,
piccoli camion e piccoli autobus molecolari che lavorano nella
cellula e piccoli motori fuoribordo che le permettono di muoversi.
Di tali aspetti si dà un migliore resoconto considerandoli
prodotto di un progetto piuttosto che del caso e della selezione
naturale».
Per sostenere l'inadeguatezza del darwinismo nel dare conto dell'evoluzione,
lei ha introdotto i concetti di «scatola nera» di
Darwin e di complessità irriducibile. Di che cosa si tratta?
«La scatola nera è la cellula. Darwin,
come altri scienziati dell'epoca, ne aveva scarsa cono-scenza
e pensava che fosse molto semplice. Oggi sappiamo invece che è
enormemente sofisticata e complessa, dando la forte impressione
di essere stata esplicitamente progettata.
La complessità irriducibile è legata
al fatto che tutte le macchine, per funzionare, hanno bisogno
di vari componenti e si fermano se vengono private di quelli indispensabili.
Pensiamo a una semplice trappola meccanica per topi. La sua complessità
è irriducibile perché, se fosse più semplice,
sarebbe inservibile. Tali sistemi non possono essere costruiti
gradualmente, come vuole il modello darwiniano, in quanto la funzione
compare solo dopo che molte parti sono state assemblate. La macchina
cellulare in questo è simile a una trappola per topi: ha
bisogno di molte parti per funzionare. È quindi difficile
immaginare in che modo - secondo la prospettiva darwiniana - sia
possibile costruirla aggiungendo un pezzo alla volta».
I biologi darwinisti sostengono che vi
è un enorme mole di prove paleontologiche a sostegno dell'evoluzione
tramite selezione naturale. Si sbagliano tutti?
«Si sbagliano a metà. Vi è
un'enorme mole di prove paleontologiche a favore dell'idea di
una discendenza comune: tutti gli organismi discendono da un unico
antenato. Lo pensavano anche scienziati precedenti a Darwin. Egli
però sostenne che l'evoluzione non è teleologica,
bensì guidata da mutazione casuale e selezione naturale
prive di un fine. Tuttavia, non c'è prova della selezione
naturale nei reperti fossili, dai quali è impossibile evincere
quale meccanismo possa averne causato i cambiamenti nel tempo».
Il disegno intelligente è una forma
mascherata di creazionismo?
«No. Non sono mai stato un creazionista in
senso letterale. L'ID è semplicemente una teoria che cerca
di dare conto del fatto che nella vita ci sono forti indizi di
un progetto».
Se qualche forza esterna (i miracoli) interviene nel corso
naturale degli eventi e lo modifica, come possiamo fare affidamento
sulla scienza e sulle leggi di natura? Non siamo costretti a rinunciare
alla scienza così come la conosciamo?
«No. In apparenza, per la maggior parte del
tempo, la natura segue leggi regolari. Ma non sempre. È
un dato di fatto che il Big Bang non è una "legge
regolare". Costituisce una singolarità, l'inizio della
natura. Anche altri aspetti sono unici: la forza di gravità
e la carica dell'elettrone. Il solo fatto che alcuni caratteri
della vita siano il frutto di un progetto non implica che la scienza
non possa esaminarli».
Non ritiene che il dibattito tra evoluzionisti
e sostenitori dell'ID sia falsato da visioni filosofiche e teologiche
sottostanti?
«Uno scienziato dovrebbe mettere da parte,
il più possibile, filosofia e teologia. Penso comun-que
che un teista sia in una posizione migliore rispetto a un ateo.
Quest'ultimo deve pensare che la natura sia auto-sufficiente e
far rientrare tutti i risultati sperimentali in tale schema. Un
teista può ritenere che forse Dio ha posto la natura in
modo che sia auto-sufficiente o che forse non l'ha fatto. Per
cui deve valutare le prove e giungere a una conclusione. È
quello che io sto cercando di fare».
Da un punto di vista strettamente scientifico
perché Dio non potrebbe aver scelto di lasciar evolvere
il mondo dagli amminoacidi all'uomo?
«Avrebbe potuto farlo. Ma abbiamo prove che
non è stato così».
Il filosofo della biologia Michael
Ruse argomenta che «se l'ID è vero, Dio ha avuto
una parte nel creare ciò che è molto complesso e
ciò che è buono; ma allora dovremmo ritenerlo responsabile
di aver fatto sì, o permesso che, nascesse ciò che
è molto semplice o ciò che è cattivo, come
ad esempio le malattie genetiche». Che cosa replica?
«Ritenga pure Dio non responsabile. (esperienza assolutiva
della creazione del male da parte di Dio di Enstain) Questo è
un problema per i teologi. Io sono uno scienziato e vedo il progetto
nella cellula. Se ciò produce risultati dannosi, non da
parte certamente di Dio, ciò non significa che non vi sia
progetto».
Che cosa si dovrebbe allora insegnare a
scuola?
Dovremmo insegnare la teoria non più prevalente
(il darwinismo), le prove che vanno in direzione opposta e perché
così tanta gente è in disaccordo con il modello
darwiniano».
Spesso si accusano i cristiani di essere
ostili alla scienza moderna, che nega Dio. Lei è uno scienziato
affermato, qual è la sua posizione?
«La storia occultata della scienza moderna
dice che essa indica una realtà oltre la natura: “Il
progetto”. Un secolo fa i cosmologi pensavano che
l'universo fosse eterno, oggi sappiamo che ha avuto un inizio,
come insegna il cristianesimo. Un secolo fa si riteneva che l'universo
fosse insignificante, oggi abbiamo scoperto che per molti aspetti
è finemente predisposto per la vita. L'immagine pubblica
della scienza è stata alterata per sostenere l'ateismo,
ma si tratta di una falsa rappresentazione della realtà.
I risultati attuali della scienza portano decisamente a Dio. I
cristiani non devono avere paura. La vera scienza è una
loro alleata».
Mi edifica sapermi uomo creato, un “ Progetto
intelligente!” e non il derivato da un casuale ammasso non
progettato di aminoacidi e, pertanto, glorifico JAHVE’ il
mio Dio!