La scoperta
Pregando come quel libro suggeriva incominciai a provare un po’
le stesse sensazioni che provava il pellegrino…
Non sto a dire i particolari di quel periodo ma, come si evince dalla
testimonianza fatta al corso del 2001, mi avvicinai nel ’74 ad una
Chiesa evangelica ( protestante ed evangelica, in Italia, sono sinonimi).
Ero un credente desideroso di seguire la volontà del Signore e
mi fu detto che le preghiere ripetitive erano pratiche pagane. Smisi senza
porre in mezzo la preghiera del pellegrino…ma quando meno me lo
aspettavo ritornava in me, anche in mezzo alla gente, quella dolce sensazione
spirituale che mi pervadeva il petto che avevo scoperto ripetendo: “Signore
Gesù abbi pietà di me, peccatore.” Queste sensazioni
non erano fine a se stesse…davano frutti in pazienza e amore ai
piccoli,Edith Foster - l’esperienza continua in qualche maniera-
Quando negli anni ’80 lavorai come insegnante a Donoratico incontrai
una signora americana che si era “convertita” attraverso un
monaco trappista. Immediatamente ci “riconoscemmo” in mezzo
ad un piccolo gruppo di studenti della Bibbia. Ambedue amabamo particolarmente
la preghiera del silenzio. Edith Foster, così si chiama, mi ha
aiutato in questi 20 anni a non spengere in me il lumicino fumigante della
preghiera contemplativa. Ho perso il conto delle volte che mi sono “rifugiato”
nella sua casa, ai margini del bosco, quando non ne potevo più
del solito tran tran… Come uno strumento del Signore mi ha sostenuto
quando il sentiero era, sì segnato, ma, l’avanzare assai
faticoso. Grazie Edith!
Davide Melodia
E’ doveroso, perché il mio racconto sia esaustivo, parlare
dell’incontro con i “quaccheri”, unici evangelici che
praticano la meditazione silenziosa. Ho avuto modo di conoscerli attraverso
Davide Melodia che ne è il coordinatore nazionale. Figlio di un
pastore, anch’egli battista, nonostante l’età è
ancora predicatore itinerante. Quando abitava a Livorno fu a lungo consigliere
comunale per i “verdi”.
S’interessò ai quaccheri per tutta la vita sino a quando
già anzianotto ne venne a fare parte. Posso dire d’essere
un non “violento” convinto grazie alla sua testimonianza.
Tra i quaccheri ho apprezzato e poi “sentito” il silenzio
in comune, dove l’uno diviene la proiezione dell’altro. Siccome
sono un tipo socievole e non necessariamente un “mistico solitario”,
la cosa nuova per me, mi ha arricchito. Ho un ricordo indelebile e bellissimo
di un culto silenzioso ai margini di un boschetto nei pressi di san Gimignano.
Ma forse, un po’ perché non praticano, né battesimo,
né eucaristia e un po’ per altri motivi che me li dipingono
non troppo equilibrati, impercettibilmente mi allontanai da loro. Ha lasciato,
comunque, una traccia profonda in me l’esperienza del “silenzio
in comune” tanto che, se si presenterà l’occasione,
la proporrò ai compagni di viaggio che il Signore mi porrà
accanto. Nonostante ciò, dopo più di dieci anni, stento
a ben collocare sul mio viottolino questo “incontro”; lo sento
più che altro come una escursione laterale, con tutto l’affetto
che ho per Davide. Probabilmente, solo nel tempo, la realtà chiarirà
meglio le cose.
III parte
“Una sola lode a Cristo diventarono i due canti …e il silenzio
e la sua grazia ora sono come amanti”
Elisabeth Green – le due cose si incontrano-
Evidentemente era nel piano di Dio che nel 2003, Elisabeth
Green, di origine inglese, venisse come pastora per le Chiese battiste
di Livorno e Grosseto. Unica guida spirituale – a parte i quaccheri,
a quanto ne so- che propone questo tipo di preghiera contemplativo nell’ambito
delle chiese evangeliche.
Le due cose: preghiera di silenzio ed esperienza protestante, che avevano
camminato parallele per 30 anni, cominciavano ad incontrarsi. Non ringrazierò
mai il Signore, abbastanza, per questo!
Dopo un po’ che frequentavo a Grosseto il piccolo gruppo di preghiera
guidato da Elisabeth, successe per me, qualcosa di importante.
Nuove prospettive
La pastora, che per sue vie è pervenuta alla preghiera
di silenzio, portò di nuovo nel mio bagaglio la necessità
di coinvolgere tutto il corpo in preghiera al Signore. In mezzo alla nostra
ora contemplativa proponeva anche una commistione, per quanto lo permette
la piccola sala, più lenta possibile, allo scopo di rallentare
i nostri ritmi frenetici di uomini moderni.
Dopo qualche giorno, tenendo presente Romani 12,1, ad un tratto, andando
verso casa dalla mia fidanzata, mi venne l’ispirazione di presentare
il mio corpo al Signore. Nel camminare provavo sensazioni molto simili,
ormai sopite, a quelle di 30 anni prima con la preghiera del pellegrino
russo.
Tento una sintesi
Ero ritornato a bomba dopo tanti anni? Certo! Ma in maniera
diversa perché l’esperienza, anche se vissuta ancora da solo,
era “ripartita” in un altro contesto teologico. Il cammino
compiuto nel mondo evangelico, infatti, non fu percorso invano.
Il pellegrino russo, come nel ’72- credeva con la preghiera di salvarsi
l’anima.
Ma come san Paolo insegna non sono le opere che ci salvano e nessuna altra
pratica, per quanto possa essere pia, compresa la preghiera, ci può
salvare. Le opere, come la preghiera ,sgorgano dalla grazia – se
non viene vissuta solo mentalmente – per ringraziare il Signore
che ci ha salvato con la sua opera in croce.
Avevo, dunque, forse gli stessi impulsi spirituali vissuti ,però,
nella serenità di non dover raggiungere niente, perché il
Signore aveva già fatto Lui quel che credevo, un tempo, di dover
conquistare con i miei sforzi.
I risultati pratici si spostarono, questa volta, sulla costanza dell’amore.
Considerazioni finali
Sul mio sentierino, tra i tanti, il primo segno fu il
compagno di scuola che mi parlò della Bibbia in maniera diversa.
Poi, mentre procedevo incerto sul cammino, i racconti di un “Pellegrino
russo”, rappresentarono i miei primi passi nel campo dello spirito.
L’esperienza della grazia reimpostò la mia vita, non solo
dal punto di vista intellettuale, ma soprattutto, come spiego nella prima
parte, mi donò l’anticipazione della pace spirituale, che
sempre più sto sperimentando in quest’ultimo periodo. Furono
importanti, altresì, l’incontro fraterno con Edith Foster
e la meditazione ancora oggi ricca di spunti del versetto 7 del Salmo
37. Conoscere i quaccheri è stato senz’altro un momento molto
“forte”. Forse proprio per questo potrò valutare la
valenza, come ho accennato, solo procedendo nel cammino. Ma fu l’incontro
con Elisabeth Green, che aveva approfondito la sua ricerca tra i Gesuiti,
che contribuì a far sì che l’esperienza protestante
e contemplativa fossero specchio l’una dell’altra.
Continuo a fare errori, spesso banali, come tutti, ma vivo ciò
con ironia constatando, nel concreto, di non essere certo un arrivato.
Ma, ad amor del vero, altrettanto spesso, vivo momenti di gioia intensa.
Credo che Lucia, la mia attuale compagna, sia un ulteriore segno della
direzione verso la quale mi devo muovere. Al contrario di quello che,
forse, potreste pensare, Lucia ha appena iniziato un suo cammino, ma,
nel suo piccolo, è portatrice di un’apertura, direi, cosmica…tanto
che solo qualche anno fa, sarei rimasto imbarazzato a causa del mio cristianesimo
ancora un po’ chiuso. Recentemente, nella notte di san Lorenzo,
intravedendo una stella cadente, ho espresso un desiderio- sul quale chiedo,
umilmente, la benedizione di Dio -.
Desidero che l’amore tra me e Lucia si comunichi ad alcune donne
e uomini di varia provenienza geografica. Un amore, di origine trascendente,
ricercato nella quiete e nel silenzio, che si esprima con creatività
prevalentemente verso i piccoli a testimonianza che Dio è Uno!
“SOCIETÁ
E SESSO NELLA CULTURA DI OGGI” 
(SESSO- RELIGIONE E MISTERO)
Dialogo costruttivo tra amici.
I tuoi giovani, caro amico, i tuoi tre figli ormai adulti e inseriti in
una ‘Società Bene’, si sono trovati a crescere in un
ambiente scevro da falsi pudori e da isterismi etici; e voi, come genitori,
tu e la tua sposa,( e non compagna dome d’uso oggi) avete affrontato
con preparazione psicologica e intellettuale la struttura educativa e
anche spirituale dei vostri figli.
Li ho sentiti ridere, i tuoi figli; Il loro riso era sereno, lineare,
dove veniva risaltata la serenità che era in loro e li ho visti
trattare con voi chiamandovi con i vostri nomi propri: Carlo … Rossana.
Ciò che riflettono è tanta serenità di spirito e
una grande apertura verso l’esterno, verso il prossimo; ma è
la tua realtà, la tua e di Rossana. Forse lo potrai considerare
un tuo trionfo, una conquista sul male che inesorabile sta tarlando la
società di base che è la famiglia, e per questo voglio darvene
atto; ma fuori la porta di casa vostra la situazione, specialmente quella
familiare, è del tutto diversa. Credetemi!
Quanti sono le famiglie del mondo moderno che hanno intessuto tanto interesse
alla formazione civile e psicologica dei loro figli? É necessario
essere realisti quando lo scenario convulso del sociale ci viene spiegato
dinanzi, ripetutamente, ogni giorno, anche in maniera terribilmente cruda
e mostruosa.
“La società, come tutti sappiamo per esperienza, sta diventando
inesorabilmente più grossolana. Stiamo assistendo al trionfo della
TV-spazzatura, delle trasmissioni radio che fomentano odio, dei presentatori
scandalistici che sfiorano l’oscenità, dei processi in diretta,
delle bravate pubblicitarie, della retorica eccessiva, violenta e sarcastica.
I film contengono dosi sempre maggiori di sesso e di violenza. La pubblicità
è più rumorosa, più invadente, e spesso rasenta il
cattivo gusto . . . La volgarità è in aumento, e le regole
della decenza sono in ribasso. . . . Quella che è stata definita
la ‘crisi dei valori della famiglia’ ha a che fare più
con la rivoluzione dell’informazione che con la mancanza di rispetto
per il modello familiare tradizionale da parte dell’Industria dello
Spettacolo.
SESSO:
Si calcola che ogni anno un milione di minori - soprattutto bambine -
siano costretti a prostituirsi o siano venduti per essere avviati alla
prostituzione. Il giornale La Stampa del 22 Ottobre scorso, su Internet,
narrava alcune vicende vissute da creaturine indifese alla mercè
dei trafficanti del ‘sesso’minorile. “ Araya, che veniva
dal Sud-Est asiatico, rammentava quello che accaddeva ad alcune sue compagne
di classe. “Kulvadee cominciò a prostituirsi quando aveva
solo 13 anni. Era una brava ragazza, ma spesso la madre si ubriacava e
giocava a poker, quindi non aveva tempo per occuparsi della figlia. La
madre incoraggiò Kulvadee a far soldi uscendo con gli uomini e
non passò molto che faceva la prostituta.”
C’è bisogno che ti racconti tutte queste cose?- Sono realtà
che mi sconvolgono lo spirito, e ho bisogno di sfogarmi con qualcuno che
sappia capirmi e forse anche indicarmi una via che non abbia solo tenebre.
“Sivun, un’altra compagna di classe, veniva dal Nord del paese.
Aveva solo 12 anni quando i genitori la mandarono nella capitale a fare
la prostituta. Dovette lavorare due anni per pagare il contratto firmato
dai suoi genitori. Sivun e Kulvadee non sono casi rari: 5 delle 15 ragazze
della mia classe sono diventate prostitute”.
Nel paese di Afragola, in Campania (Italia) una madre avviò alla
prostituzione la sua figlioletta di otto anni perché minacciata
dal suo ‘protettore’ (magnaccia). Amici del magnaccia se la
passavano a turno. Dopo fu uccisa in un cascinale abbandonato da un occasionale
cliente.
Ci sono milioni di ragazze come Sivun e Kulvadee. “L’industria
del sesso è un mercato enorme con un andamento proprio”,
lamenta Wassyla Tamzali dell’UNESCO.
“Vendere una ragazza di 14 anni è diventata una cosa molto
comune, banale”. E una volta che queste ragazze sono state vendute
ai trafficanti del sesso, può essere quasi impossibile ripagare
il prezzo di acquisto. Manju, venduta dal padre quando aveva 12 anni,
dopo aver fatto la prostituta per sette anni aveva ancora un debito di
300 dollari. “Non potevo far nulla: ero in trappola”, spiegava
la ragazza.
Per le ragazze, sfuggire all’AIDS può essere difficile quasi
quanto sfuggire agli sfruttatori che le tengono schiave. Da un sondaggio
condotto nel Sud-Est asiatico risultava che il 33 per cento di queste
bambine prostitute aveva il virus dell’AIDS. Il Centro Africa i
non ammalati di AIDS sono una sparuta minoranza. (Editor. di ‘AVVENIRE’
del 2.3.2000)
Finché l’industria della prostituzione con un giro di cinque
miliardi di dollari prospererà, probabilmente queste ragazze continueranno
a soffrire.
Di chi è la colpa di questo orrendo commercio? Ovviamente quelli
che comprano o vendono ragazze per avviarle alla prostituzione hanno una
parte enorme di colpa. Ma sono da condannare anche gli uomini spregevoli
che usano le ragazze per soddisfare le loro brame sessuali, poiché
se non ci fossero questi uomini immorali, le ragazze non si prostituirebbero.
È INCORAGGIANTE sapere che ora viene riconosciuta la portata mondiale
del problema degli abusi all’infanzia, ma tu vedi che questo possa
risolvere tutto questo caos morale che sta intessendo l’intera società?
Pensi veramente che famiglie come quella che tu godi, come quella tua,
siano anche come quelle del tuo quartiere o della tua città?
Sono stato con alcuni amici a S. Kilda per una pizza e con me c’era
anche quel ragazzo che mi è venuto a far visita dall’Italia.
Ho bisogno di commentare… mio caro Carlo? Bambine; bambine con il
sedere quasi nudo a far bella vista lungo i viali.
Si tratta quasi sempre di ‘sesso’ a pagamento. Giovane di
tredici o quattordici anni hanno meno probabilità di avere AIDS
per cui vanno per la maggiore in questi casi, mentre altre volte sono
ricercate per il mercato nero di ‘organi’ umani.
Si è prestata attenzione a questo problema con iniziative quali
il Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale e commerciale dei
minori tenuto a Stoccolma al quale hanno assistito rappresentanti di 130
paesi. Solo chiacchere! Credimi.; ma di concreto sono le ‘parcelle’
che incassano.
Inoltre in alcune nazioni si stanno approvando leggi che proibiscono il
turismo del sesso e la pornografia infantile. In alcune di queste i pedofili
noti vengono schedati per impedire loro di avere facile accesso ai bambini.
In Italia, in questi ultimi tempi, Avvocati, Commercialisti, Medici, Dirigenti
di Aziende e Commercianti, in numero di oltre 560 persone sono state aggiunte
nell’elenco degli indiziati per i reati di pedofilia.
Ci sono, poi, paesi che cercano di dare ai bambini una vita migliore facendo
approvare leggi che li tutelano. E altri paesi e persone si rifiutano
di acquistare prodotti che sono stati fabbricati con lavoro minorile.
“NIKE” dove una mia conoscente è una dirigente, è
ben al corrente dove viene prodotta la merce così rinomata e terribilmente
costosa. Nel Sud Est asiatico viene lavorata nella maggior parte nelle
case delle famiglie più povere e per pochi centesimi di dollaro.
I bambini che lavorano sono la maggioranza.
Tutti noi approviamo senz’altro queste iniziative promosse per liberare
la società dagli abusi all’infanzia, ma dobbiamo essere realisti
e ammettere che questo problema è profondamente radicato nella
società umana, e che tutte le politiche di questo mondo hanno tanto
da dire e poco da fare..
Sarebbe da ingenui pensare che bastino le leggi per offrire protezione
completa ai bambini. Sono già state emanate molte leggi, eppure
il problema persiste. Il fatto che il naturale diritto all’infanzia
debba essere protetto con una gran quantità di leggi è un
grave capo d’accusa contro il mondo degli adulti, adulti che poi,
in definitiva, sono i genitori stessi.
Non è sufficiente varare leggi per tutelare l’infanzia: basta
guardare i risultati di legislazioni di tutto rispetto come la Convenzione
sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU, sottoscritta da molti
governi. È ben documentato che molti di questi governi, costretti
dalle difficoltà economiche, non fanno abbastanza per fermare lo
sfruttamento dei bambini, sfruttamento, che si basa essenzialmente sulla
prostituzione, che è primariamente promosso dagli stessi genitori.
L’abuso all’infanzia continua ad essere un grave problema
internazionale.
Noi genitori possiamo fare molto.
Ho recepito, attraverso la conversazione telefonica con te l’altra
sera, che hai delle qualità virtuose specialmente nell’ambito
della tua conduzione familiare. Hai riscosso buoni frutti e questi frutti
sono più che evidenti! Mi congratulo vivamente con te e con la
Rossana.
Come vecchio genitore, anch’io, ho sempre saputo che per riuscire
bene come genitori ci vuole molto impegno. Bisogna essere disposti a tutto
per riuscire. Ma i genitori attenti devono accertarsi che non siano solo
i loro figli a non venire sacrificati. É ormai un fatto comune,
dove non esistono necessità di sfruttare l’infanzia dove
non c’è povertà , in condizione di opulenza, “l’essere
genitore viene considerato un hobby”. Si può gettar via un
giocattolo o lasciar perdere un hobby, ma quella di genitori è
una responsabilità data da Dio per una società sana.
Ho sempre saputo che uno dei doni più preziosi che possiamo fare
ai nostri figli è quello di essere bravi genitori, genitori capaci
del compito che si sono assunti nel procreare figli, perché li
aiuterà ad avere un’infanzia felice e sicura. Tale sicurezza
non dipende dalla condizione sociale o economica. Ho sempre sostenuto
che mio figlio ha bisogno di me, del mio amore, del mio affetto; ha bisogno
di essere rassicurato quando si sente minacciato; ha bisogno del mio tempo.
Mio figlio vuole sentirmi raccontare storie, vuole prendermi a modello
e, vuole anche, che lo disciplino amorevolmente.
Per quanto riguarda la moralità sessuale, nei rapporti familiari
noi genitori abbiamo avuto sempre cura di rispettare la mente e il corpo
dei nostri figli. I bambini imparano molto in fretta quali azioni vanno
oltre i confini morali stabiliti dai genitori. Ho dovuto insegnare loro
come comportarsi sia dentro che fuori della famiglia. Se non lo faccio
io, qualcun altro lo farà al mio posto e forse il risultato non
mi piacerà affatto. Ho insegnato ai miei bambini ( quando erano
ancora cuccioli) come devono comportarsi qualora venissero minacciati
a livello morale. Ho spiegate loro a cosa servono le parti intime del
corpo, non sono le parti vergognose, come alcuni li identificano, ma parti
onorevoli, e ho insegnato loro che tali parti sono inviolabili. Mi sono
raccomandato loro come devono reagire se sono avvicinati da qualcuno che
vuole approfittare di loro.
Ho cercato di sapere sempre dove sono i miei figli e con chi sono. Chi
sono gli amici intimi di mio figlio? Chi si prende cura di lui in mia
assenza? Ci si può fidare? Naturalmente questo non vuol dire che
un genitore debba sospettare di tutti. Ho cercato di fare una giusta valutazione
degli adulti che hanno contatti con i miei figli, guardando oltre le apparenze.
Penso al dolore di quei genitori che hanno scoperto, troppo tardi, che
persone insospettabili, insegnanti o persino parenti stretti di cui si
fidavano avevano abusato dei loro figli; ma, soprattutto, mi sono sforzato
di aiutare i miei figli a conoscere e amare i princìpi del Creatore,
e questo sarà una salvaguardia per loro. Quando vedono che i genitori
rispettano elevati princìpi morali, i figli sono più pronti
a seguire il loro esempio.
É necessario che nella famiglia ci sia un modo di pensare sano.
LA SALUTE fisica dipende in buona parte dall’alimentazione. Se una
persona si nutre regolarmente di cibi scadenti, prima o poi la sua salute
ne soffrirà. Lo stesso principio vale per la salute psicologica.
Un esempio che mi sono sempre premurato di fare ai miei figli bambini,
è che potremmo paragonare quello che mettiamo nella mente a una
specie di cibo per la mente.
“Cibo per la mente?”- mi chiese stupìto Michele.
“Sì, figlio mio. Cibo per la mente! Le informazioni che assorbiamo
da libri, riviste, spettacoli televisivi, videocassette, videogiochi,
Internet e testi di canzoni possono influire sul nostro modo di pensare
e sulla nostra personalità proprio come il cibo letterale influisce
sul nostro organismo. Ed è questo il cibo preferito dalle vostre
giovani menti.”
“ Sì, che ce ne rendiamo conto o no, i nostri pensieri e
le nostre emozioni possono essere subdolamente influenzate da ciò
che guardiamo alla televisione e da altre forme di svago. E qui sta il
pericolo. Per usare le parole di un pubblicista televisivo, “noi
esseri umani assumiamo un po’ alla volta le stesse caratteristiche
delle immagini che portiamo nella mente, quali che siano”.
Veleno per la mente.
Molti che stanno attentissimi a ciò che mangiano non badano affatto
a ciò con cui alimentano la mente, e mandano giù in maniera
indiscriminata qualunque cosa i media propinino loro. Ad esempio, hai
mai sentito qualcuno dire: “Non c’è niente che valga
la pena di guardare alla TV! “? Alcuni sono come ipnotizzati, e
continuano a cambiare canale nella speranza di imbattersi in qualcosa
di buono. Il pensiero di spegnere la TV non si affaccia nemmeno alla loro
mente!
A proposito dell’influenza che la televisione ha sulla nostra vita,
riferendomi a Franco, il più piccolo della nidiata, gli dissi:
“L’effetto più importante della televisione è
che introduce immagini nel nostro cervello. Quelle immagini mentali, però,
non si limitano affatto a intrattenerci. Il linguaggio, le immagini, i
suoni, le idee, i personaggi, le situazioni, i valori, i canoni estetici
dei mass- media entrano a far parte dei nostri pensieri, delle nostre
emozioni e del nostro immaginario”. -
Naturalmente, questo non significa che tutti i programmi televisivi siano
da scartare. Lo stesso vale per libri, riviste, videocassette, videogiochi
e altre forme di svago. È chiaro, però, che buona parte
di ciò che viene definito svago è inadatto per chi desidera
mantenere un modo di pensare sano e, non solo per le giovani menti. Il
sesso facile in TV implica o sollecita comportamenti non certo edificanti
in seno alla famiglia. Alcuni anni fa, quando mio figlio Franco era ancora
un bambino mi chiese cosa fosse il ‘ sesso ’. Puoi comprendere
il mio imbarazzo nella scelta delle parole appropriate per spiegarglielo.
Ero ben determinato a trattare quell’argomento. Non volevo che fossero
altri ad appagare quella sua ingenua curiosità.
Una settimana dopo, inavvertitamente, come di solito capita senza che
te lo aspetti… un’altra scena in TV fece nuovamente sussultare
Franco. Tutto preoccupato mi disse: “ Babbo, perché quella
donna tutta nuda fa cavalcioni su quell’uomo anch’esso nudo
sul letto?”
Un recente studio condotto dalla SBS di Melbourne ha riscontrato che negli
orari di massimo ascolto le scene di sesso compaiono in media 27 volte
l’ora. Tu che navighi spesso in Internet, quanti sono i siti che
t’invitano a navigare in essi per scoprire volgarità sessuali
di infima qualità? E questo, nei segreti delle proprie camere da
letto, è cibo dei giovani che non hanno nessuna guida morale specialmente
dai propri genitori.
C’è da chiedersi che effetto abbia questo sul modo di pensare
della gente. In Giappone un serial televisivo ha avuto un tale successo
che, a detta dei mezzi d’informazione giapponesi, ha provocato un
“boom di adultèri”. Giovani hanno voluto sperimentare
“sesso” collettivo quando i loro genitori li ritenevano a
studiare con amici. Inoltre, un libro che parla della situazione negli
Stati Uniti dice: “Oggi quasi tutte le forme di comportamento sessuale
sono . . . considerate scelte personali legittime”.
SESSO! Sempre Sesso- Fortissimamente Sesso. “Imperativo categorico”
diceva Mussolini per altre questioni. Oggi domina il ‘Sesso’
con il medesimo ‘imperativo’.
Ma il problema non sono solo i programmi televisivi che glorificano il
sesso. È anche comune vedere scene di violenza molto crude. Desta
particolare preoccupazione l’effetto dannoso che programmi televisivi
e film violenti possono avere su menti giovani e impressionabili.
“Quando i bambini vedono alla TV qualcuno che viene ammazzato a
colpi di pistola, pugnalato, violentato, torturato, stuprato, umiliato
o assassinato”, dice un esperto di psicologia, “per loro è
come se tutto ciò stesse succedendo realmente”.
Parlando dello stesso problema, una nota rubrica medica italiana “Elisir”
condotta Michele Mirabella, un Professore interpellato, ha detto: “Fino
ai 3 o 4 anni di età, molti bambini non sono in grado di distinguere
la realtà dalla fantasia nei programmi televisivi e continuano
a non esserlo anche se qualche adulto tenta di spiegarlo loro”.
In altre parole, anche se un genitore dice a un bambino: ‘Quelle
persone non sono morte davvero; facevano solo finta’, la mente del
bambino non sa ugualmente distinguere. Per un bambino piccolo la violenza
vista alla TV è reale.
Riassumendo l’effetto della “violenza nei media”, il
giornale La Stampa su Internet, scriveva: “Sono ormai pochi i ricercatori
che mettono in dubbio che gli spargimenti di sangue alla TV e al cinema
producono un effetto sui bambini che ne sono testimoni”.
Che tipo di effetto producono?
“Decenni di spettacoli violenti sono riusciti ad alterare il modo
di pensare e i valori del pubblico”, dice il critico cinematografico
Michael Medved. E aggiunge: “Non è certo positivo che una
società perda la capacità di scandalizzarsi”. Non
è strano che il medico Gargiullo della stessa rubrica ‘Elisir’
abbia detto che portare un bambino di quattro anni a vedere un film violento
“è veleno per la [sua] mente”.
Potremmo trovare difficile essere “pacifici e rispettosi con tutti
gli uomini componenti questa nostra società variegata“. Perché
questo non accada, dobbiamo distogliere lo sguardo dalle cose ‘buone
a nulla’. Quando ero ragazzo odiavo i ‘guardoni’, coloro
che provavano piacere vedere altri che facevano l’amore. Che schifo!!!
Ultimamente, qualche giorno fa, hanno trasmesso in TV il matrimonio di
quattro coppie omosessuali. Perché? In realtà mi resta difficile,
tanto difficile, conciliare il mio spirito a queste realtà! Non
posso. Mi disgusta!
In questo tipo di società non è sempre facile coltivare
un modo di pensare sano.
RELIGIONE.
Purtroppo nella nostra eredità è inclusa la tendenza a peccare,
che affiora sotto forma di egoismo e immoralità. I rapporti sessuali,
naturalmente, non sono fuori luogo nel giusto contesto. Alla prima coppia
umana Dio ordinò: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite
la terra”. (Genesi 1, 28) Ed essendo un Creatore amorevole, fece
sì che ubbidire a quel comando fosse un piacere per marito e moglie.
(Proverbi 5,18) Ma l’imperfezione ha portato gli esseri umani ad
abusare del sesso. Infatti l’imperfezione riguarda ogni aspetto
della nostra vita, incluso il funzionamento della mente e del corpo, come
tutti ci rendiamo conto.
L’imperfezione, però, non ha soppresso il senso morale. Se
lo vogliamo davvero, possiamo “afferrare il volante” ed evitare
i trabocchetti della vita combattendo la tendenza a deviare e cadere nel
peccato. Naturalmente nessun essere umano è così perfetto
da poter combattere il peccato con completo successo, e Dio nella sua
misericordia ne tiene conto. — Salmo 103, 14; Romani 7, 21-23.
Esiste un metro affidabile per valutare ciò che è spiritualmente
e mentalmente sano? Sì che c’è! L’apostolo S.
Paolo consigliò: “Tutte le cose vere, tutte le cose di seria
considerazione, tutte le cose giuste, tutte le cose caste, tutte le cose
amabili, tutte le cose delle quali si parla bene, se c’è
qualche virtù e qualche cosa degna di lode, continuate a considerare
queste cose”. Filippesi 4, 8.
Ma per avere benefìci reali non basta acquistare conoscenza di
Dio. Sotto ispirazione, il profeta Isaia scrisse: “ Così
dice Jahve, tuo redentore, Santo d’ Israele: Io sono Jahve tuo Dio,
tuo maestro per il tuo bene, una guida nella strada che percorri,…”
Isaia 48, 17 Bibbia mons. S. Garofalo (cattolica).
Sì, non dobbiamo solo ricercare la guida divina, ma dobbiamo anche
agire in base a tale conoscenza.
Un altro modo per beneficiare moralmente e spiritualmente è invocare
Dio il nostro Creatore, l’“Uditore di preghiera”. (Salmo
65, 2; -66,19 ) Se ci avviciniamo al Creatore con sincerità e umiltà
egli ascolterà la nostra supplica. E, se lo ricerchiamo, si lascerà
trovare’. — 2 Cronache 15, 2. Leggiamo:” … Se
lo cercherete si lascerà trovare da voi, ma se lo abbandonerete,
egli vi abbandonerà.” Bibbia S.Garofalo
È dunque possibile rimanere psicologicamente sani in questo mondo
violento e immorale? Sì che lo è! Non permettendo che la
nostra mente venga resa insensibile dalle forme di svago di questo mondo;
Nutrire la mente di cose e fatti bilanciati dal buon senso;
Rafforzare la nostra capacità di pensare attraverso le cose che
edificano e ricercando la guida della morale cristiana, possiamo mantenere
un modo di pensare sano!
‘MISTERO!’
Il mistero è in noi! Chi siamo? Perché siamo? Dove andiamo?-
Chi può fornirci una risposta concreta a dispetto delle innumerevoli
filosofie che abbracciano quest’argomento?
Faccio un esempio: Nel 1891 l’artista francese Paul Gauguin andò
in cerca di una vita più soddisfacente nella Polinesia Francese,
in un ambiente paradisiaco. Ma la vita dissoluta che aveva condotto in
precedenza fu ben presto causa di malattie sia per lui che per altri.
Sentendo avvicinarsi la morte, dipinse un’opera di grandi dimensioni
in cui sembra ‘interpretare la vita come un grande mistero’.
Sai come intitolò quell’opera? La intitolò: “Da
dove veniamo? Che cosa siamo? Dove andiamo?” Forse hai sentito altri
fare domande simili. Sono in molti a farsele. Ma se non trovano risposte
soddisfacenti, se la loro vita non ha un vero significato, a chi possono
rivolgersi? Possono concludere, se non hanno una forte presa sulla conoscenza
dei propositi di Dio, la loro vita non sia molto diversa da quella degli
animali. — 2 Pietro 2,12. Tintori - La Bibbia di mons. S. Garofalo
trascrive: “Simile ad animali irragionevoli, guidati dal puro istinto,
nati per essere catturati e perire, ingiuriano ciò che ignorano.
Periranno nella stessa perdizione di quelli,…”
Si può quindi capire perché qualcuno come il fisico Freeman
Dyson ha scritto: “Rimango in buona compagnia quando pongo di nuovo
la domanda che ha posto [il personaggio biblico] Giobbe: perché
soffriamo? Perché il mondo è così ingiusto? Che scopo
hanno il dolore e la tragedia?” (Giobbe 3, 20, 21; - 10, 2, 18;-
21, 7) Come ho appena detto, molti si rivolgono alla scienza anziché
a Dio. Biologi, oceanografi e altri continuano ad accrescere il bagaglio
di conoscenza che l’uomo ha in merito alla terra e alla vita su
di essa. Scrutando in un’altra direzione, astronomi e fisici imparano
sempre più cose sul sistema solare, sulle stelle, persino su galassie
remote. (Confronta Genesi 11, 6). A quali conclusioni ragionevoli portano
queste ricerche?
Certi scienziati dicono che l’universo rivela la ‘mente’
o la ‘mano’ di Dio. Ma è possibile che questo non sia
il punto principale? Secondo la rivista Science, “quando i ricercatori
dicono che la cosmologia rivela la ‘mente’ o la ‘mano’
di Dio, ascrivono alla sfera divina quello che in ultima analisi potrebbe
essere l’aspetto meno importante dell’universo: la sua struttura
fisica”. In effetti Steven Weinberg, premio Nobel per la fisica,
ha scritto: “Quanto più l’universo ci appare comprensibile,
tanto più ci appare senza scopo”.
Forse, se quest’illustre premio Nobel avesse tenuto conto della
sua capacità di pensare e quindi argomentare, sarebbe senz’altro
giunto a una conclusione diversa.
Oppure qualcuno potrebbe essere fra i milioni di persone che hanno studiato
a fondo la questione e che capiscono che il vero significato della vita
è legato alla conoscenza del Creatore. Ricordo d’aver meditato
su cosa scrisse l’apostolo Paolo: “Gli uomini non possono
dire di non sapere nulla su Dio. Dal principio del mondo gli uomini hanno
potuto vedere com’è Dio attraverso le cose che ha fatto.
Questo rivela la Sua sempiterna potenza. Dimostra che è Dio”.
(Romani 1,20)-
Forse sussistono ancora domande che si affacciano al mistero. Forse! Ma
la realtà è che noi siamo vivi e siamo una realtà
di questo mistero. Altri credono che la vita sia un mistero e che la capacità
di rivelarlo sia riservata a pochi mistici intellettualmente dotati.
Non sono un mistico e tanto meno intellettualmente dotato, ma credo nella
misericordia e nel proposito di Dio concernente a ciascuno di noi.
A te la conclusione.
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Umberto Polizzi.
INTERVISTA
a LAURA PETRECCIA - TELEGRANDUCATO TV (Silvia Spataro) 
26 gennaio
2005- Settimana di "Commemorazione del Giorno della Memoria"
DIRITTI UMANI E SHOAH
Che rapporto ha la Shoah con la Storia e con l’Uomo?
Il tema della Shoah è talmente tragico che nel contatto con essa
viene quasi richiesto agli uomini di essere al di sopra della storia.
L’uomo opera nella storia del suo tempo facendo delle scelte. Il
compito della storia è limitato perché ci aiuta a comprendere
gli uomini e le loro vicende. La storia non è tribunale. Non emette
sentenze e non dà giustificazioni. Questo però non significa
che noi non possiamo comprendere e condannare il male.
Se vogliamo comprendere di più le tragiche vicende della Shoah
dobbiamo studiare e ricercare sulle fonti.
Gli interrogativi sollevati da quel buco nero posto nel cuore della storia
europea ci impongono di ripensare all’origine stessa del rapporto
umano. Prendere sul serio Auschwitz significa innanzitutto assumerlo come
luogo rispetto al quale si pongono decisive domande sull’uomo e
sulla civiltà in cui è cresciuto.
Misurarsi a fondo con la Shoah comporta per l’uomo riesaminare i
fondamenti stessi della fede e nel contempo si esige che questa riflessione
sia compiuta alla luce di radicali interrogativi rivolti a se stessi e
alla storia.
Ha senso ancora parlare di Shoah o si è creata una
saturazione delle immagini per cui si è portati ad escluderla se
non addirittura a negarla?
Io credo che si debba continuare a parlare di Shoah, così come
affermava Winsel qualche giorno fa, perche il “nostro passato non
diventi il nostro futuro”.
Di certo anche prima e indipendentemente dallo sterminio nazista, un lungo
e spesso filo di orrore percorre la storia umana ma ciò non toglie
che Auschwitz resti un passaggio cruciale.
Auschwitz non va considerato un semplice episodio isolato, sia pure tremendo,
ma un vero e proprio punto di svolta.
Un era nuova in cui il progresso tecnologico, la pianificazione politica,
gli odierni sistemi burocratici e l’assoluta scomparsa di vincoli
morali tradizionali si sono combinati per rendere la distruzione umana
di massa una possibilità sempre presente.
Rivolgendo lo sguardo al mondo attuale sono a tutti percepibili che i
segni della nostra epoca sono con problemi e angosce notevoli. Una situazione
di assoluta emergenza e drammaticità.
Ciò non toglie però che l’attenzione rivolta alle
piaghe odierne e la consapevolezza che negli anni ’40 si sia consumata
una svolta radicale nella storia umana, si alimentino a vicenda: la preoccupazione
per l’oggi rende più pensosi rispetto all’ieri e viceversa.
Quale reazione hanno i giovani nei confronti della Shoah?
Quando incontro i giovani, sento che tantissimi di loro mi ascoltano,
capiscono, mi corrispondono, che alcuni di loro diventano nuove “Candele
della Memoria”. E allora mi rendo conto che non tutto è perduto.
Niente può descrivere meglio il significato di questa “Commemorazione”
dedicata agli uomini, ai loro diritti violati, a cominciare dal diritto
alla vita. Si sostiene che l’educazione alla pace è uno dei
compiti più importante dell’educazione dei giovani. Dobbiamo
pensare ad una educazione permanente alla pace se vogliamo favorire la
crescita di una generazione di uomini e donne libera dai condizionamenti
degli adulti e dei mali di cui sono capaci; solo così si potrà
dar vita ad un mondo nuovo. Il valore in campo è alto. “Love
is the answer”, è il titolo di una famosa canzone, l’amore
è la risposta, e spesso la differenza tra pensarsi, dirsi o essere
davvero degni dell’appellativo ‘uomo’ è tutta
lì. Si mette tra noi e il senso ultimo delle cose e concorre a
illuminare la strada ma sta a noi assumere la fatica e i rischi del viaggio.
La nostra “redenzione” di adulti passerà dalla capacità
che avremo di comprendere il mondo interiore dei piccoli, di guardare
i mali del mondo attraverso i loro occhi. Senza la pace nei nostri cuori
non ci sarà pace nel mondo.
Come parlare di giustizia e di diritti umani nel mondo attuale?
E’ fondamentale che la politica non si appropri della giustizia,
ma che si sviluppi una coscienza dei diritti umani e dell’azione
umanitaria collegata ad essi.
La giustizia è come una medaglia dal doppio aspetto; esiste infatti
una giustizia dei potenti e una giustizia degli inermi, due realtà
che mai nella storia hanno avuto o potranno avere punti di condivisione.
A chi si occupa di giustizia sarebbe necessario sempre chiedere “tu
da che parte stai?” perché non esiste un criterio universale
e assoluto di giustizia, ma un sistema di valori relativo e esterno che
si sviluppa nell’ambito della legislazione e della politica. La
tematica della giustizia si collega inevitabilmente all’emergenza
e alla necessità dei diritti umani poiché senza la speranza
di giustizia non si vive, essendo un “alimento necessario per la
sopravvivenza.
In una situazione di disastro come quella attuale formare i giovani su
tematiche fondamentali come quella dei diritti umani rappresenta ancor
di più un’azione dal grande spessore culturale. E quindi
si evidenzia l’importanza di coniugare i diritti dell’uomo
e l’azione umanitaria perché la cooperazione si concretizzi
in concreti aiuti e attività di ricostruzione a favore dei più
poveri e degli svantaggiati; settore nel quale la regione Toscana è
una delle più attive sul territorio nazionale. Eventi catastrofici
legati non solo a disastri naturali ma anche a conflitti sociali quali
la guerra, il razzismo impongono con forza l’esigenza che siano
riconosciuti nel mondo i diritti fondamentali dell’uomo, attraverso
opportune azioni umanitarie.
LA
RIVOLUZIONE SILENZIOSA Intervista al teologo Hans Kung (Marco Politi)
Roma
“Io il cristianesimo lo vedo come un fiume. Nessuno
può ignorare che nonostante errori ed orrori, roghi di streghe,
guerre di religione e persecuzioni antiebraiche questo grande fiume partito
da un inizio umile, si è messo a scorrere dappertutto e sempre
trova nuovi paesaggi in cui incunearsi, sfociando in nuove culture, attraversando
crisi e svolte improvvise”. A settantasette anni Hans Kung, il celebre
teologo di Tubinga, continua a confrontarsi appassionatamente con i nodi
del cristianesimo, delle religioni e dell’etica.
Professor Kung, cos’è il cristianesimo?
“Questo fiume che al di là di rovinose cadute porta amore,
bontà, misericordia, solidarietà e carità.”
Per questa immagine il cardinale Sodano l’ha
citata una volta nella cattedrale del Laterano. Ma il segreto di questo
dinamismo dove sta?
“La sorgente sta nei Vangeli. Per me il cristianesimo non è
una teoria, un sistema, una visione del mondo, una costruzione giuridica.
La sua essenza risiede in Gesù Cristo”
Un personaggio storico reale.
“Morto giovane dopo tre anni di predicazione, a circa trent’anni.
Uciso di morte infamante, spirato tra i tormenti con un ultimo grido”.
“Dio mio, perché mi hai abbandonato!”,
riferiscono i Vangeli.
“E questa croce è diventata il segno di riconoscimento dei
cristiani, che li mette in grado di superare il male della vita, la sofferenza,
la colpa, la morte stessa. Credo che nessuna istituzione abbia il diritto
di chiamarsi cristiana se non si ispira a Cristo nelle sue parole e nelle
sue azioni”.
Cosa legge più spesso nei Vangeli?
“Il Vangelo di marco, il più antico, quello che accompagna
il cammino di Gesù. E poi il discorso della Montagna, che si trova
in Matteo e Luca”.
Fino a che punto il cristianesimo ha veramente
formato l’Occidente?
“Ha agito come una silenziosa rivoluzione dal basso. E’ stata
una forza morale che ha trasformato lentamente la società nello
spirito di Gesù mediante un nuovo ideale etico”.
E’ capace di descrivere questo spirito?
“L’ho definto una volta come l’agire che proviene da
un cuore semplice, che nel simile riconosce il proprio fratello e la propria
sorella. Senza questo spirito l’Europa non sarebbe la nostra Europa”.
Però è anche una storia di divisioni e
conflitti.
“Il concilio Vaticano II ha riconosciuto quanto di positivo è
stato portato dalla Riforma protestante e da Martin Lutero. La riappropriazione
della Bibbia, l’uso delle lingue nazionali nei culti, la valorizzazione
dei laici, il decentramento. Resta da affrontare il problema del celibato”.
E le Chiese evangeliche?
“Tra i protestanti c’è il rischio del provincialismo,
della frantumazione in sette, della sostituzione del Papa con tanti piccoli
papi. Anche gli evangelici hanno da imparare dall’ampiezza di respiro
del cattolicesimo”.
In che senso?
“Questa dimensione ampia del cattolicesimo è duplice. Abbraccia
il tempo e lo spazio. Per il cattolico anche i periodi oscuri hanno un
valore, anche un periodo nero come il secolo X dà poi vita a una
spinta di riforma. Non c’è tempo senza senso. Quanto allo
spazio, la Chiesa cattolica, si trova dappertutto. Semmai è triste
che esistano oggi tante Chiese. In Africa e in Asia diventa sempre più
urgente dare testimonianza di unità superando le scomuniche dell’XI
secolo, che portò alla rottura con l’Oriente ortodosso, e
del secolo XVI, che produsse la spaccatura con le Chiese della Riforma”.
Dopo la Shoah e il concilio Vaticano II si è fatto
strada un pensiero che ricerca e rivaluta le radici ebraiche del cristianesimo.
“E’ indubitabile che la prima comunità dei discepoli
di Gesù sia stata ebraico-cristiana. Non vi erano ancora dogmi
espressi in lingua greca. Cristo parlava ebraico e i suoi seguaci erano
ebrei. Due catastrofi, causate dalle guerre fra romani ed ebrei, hanno
prodotto la perdita di contatto con il giudeo-cristianesimo. La distruzione
di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo e la proibizione agli ebrei di risiedere
nella città, intervenuta nell’anno 135”.
Sento nelle sue parole quasi un accento di nostalgia
come per un’occasione perduta.
“A San Giovanni in Laterano c’è un’iscrizione
che definisce la basilica “madre e capo” di tutte le chiese.
In realtà prima la madre e capo era Gerusalemme. Io penso che tanti
dogmi avrebbero trovato formulazioni diverse se non fossero stati espressi
in greco o in latino, e sarebbero anche più comprensibili per ebrei
e musulmani”.
dove si colgono le radici ebraiche del cristianesimo?
“Si avverte bene nei Vangeli sinottici, dove cristo non è
ancora talmente “innalzato”. Cristo non “è”
il Padre. Cristo è il Figlio e penso che questo non sia stato ancora
valutato abbastanza in profondità. Ci aiutano meglio le immagini
dei Salmi nell’Antico Testamento, dove è detto che il Messia
è “posto alla destra” di Dio. Così ebrei e musulmani
e anche i nostri contemporanei riuscirebbero a capire meglio Cristo come
“figlio di Dio”.
Viviamo in un’epoca in cui confronto, scontro
e dialogo tra fede cristiana e società moderna appartengono al
quotidiano. Quali sono le prospettive?
“Non si può condannare continuamente la modernità.
Essa va recuperata e anche affermata nei suoi contenuti umani. Semmai
bisogna combattere le strettoie disumane della modernità e i suoi
effetti distruttivi”.
C’è una buona novella che la religione
cristiana può annunciare all’epoca attuale?
“Più di una. La dimensione cosmica: invece della dominazione,
l’amore per la natura. La dimensione antropologica: invece del patriarcato,
la parità fra uomo e donna. La dimensione sociale: invece dell’antagonismo
tra ricchi e poveri, la giustizia retributiva. La dimensione religiosa,
infine”.
Che tipo di religione parla all’uomo di
oggi?
“Non si tratta di tornare ad una religiosità di premoderna
o di abbandonarsi ad una a-religiosità. Dobbiamo andare invece
ad una rinnovata apertura nei confronti di una Realtà spirituale
primissima e ultimissima, chiamata Dio anche dalle tradizioni ebraica
e islamica, con un nome forse abusato”.
Il cristianesimo di speciale cosa può
offrire?
“Molto. Naturalmente va capito che anche nelle altre religioni si
trovano tanti valori e che una visione etica e spirituale si nutre anche
dell’apporto che viene dagli agnostici, dagli scettici, dagli atei.
Insomma, il cristianesimo non può pretendere di cambiare da solo
il mondo. Eppure può offrire tante idee concrete e non bisogna
temere della propria identità né di parlare della figura
di Gesù Cristo. Una figura molto concreta, che continua a irradiare
fascino anche nei confronti di esponenti di altre culture. Penso a Gandhi.
Ecco il cristianesimo è sempre attuale. Basta vedere le tante comunità,
spesso piccole, che vivono secondo Cristo in Africa o in Perù o
nelle stesse metropoli occidentali. Non c’è solo Roma2.
E se guardiamo al futuro” quali sono le
sue prospettive?
“Grandi, se il cristianesimo saprà rispettare la libertà
dell’uomo e non tenterà di imporre una sorta di imperialismo
religioso. Ho l’impressione che il motivo per cui le radici cristiane
non sono state richiamate nella costituzione europea, sta nel fatto che
molti temevano un cattolicesimo politico orientato a imporre la dottrina
morale vaticana”.
Possiamo immaginare i cristiani del terzo millennio?
“Mi piacerebbe che fossimo un’avanguardia di servitori dell’umanità
e non un esercito di crociati che combatte con armi medianiche. Ci sono
uomini e donne che rappresentano bene l’attrazione che il cristianesimo
esercita sui contemporanei. Luther King, Romero, Madre Teresa, Dag Hammarskjoeld,
Giovanni XXIII”.
" CAUSE ED EFFETTI DI UNA INTERPRETAZIONE SCRITTURALE"
( Considerazioni storiche-radicali sul concetto 'ANIMA': ebraico nčfesh!)

Un primo inizio: GLI ESSENI
Esseni: primi cristiani?
?? Molti eruditi religiosi affermano che il cristianesimo primitivo abbia
avuto origine dalla setta giudaica degli Esseni. Recentemente Yigael Yadin,
un famoso arche-ologo, ha pubblicato in ebraico un importante studio e
traduzione di un Rotolo del Mar Morto lungo più di 8 metri. Sostiene
esso la pretesa che gli Esseni costituis-sero un legame fra giudaismo
e cristianesimo? Secondo Yadin, questo rotolo mostra in modo sorprendente
che gli Esseni erano “non solo i più fanatici nella loro
legalistica veduta di tutte le leggi del tempio sulla purezza, ma credevano
fervente-mente che i sacrifici e tutto ciò che li accompagnava
fossero essenziali, come prescrive la Torah [legge di Mosè]”.
Tuttavia, si sa bene che i cristiani non osser-vavano tali riti.
Sebbene creda che gli Esseni influenzassero il cristianesimo, Yadin è
costretto a chiedere: “Com’è possibile che una setta
così fanatica influenzasse il cristianesimo primitivo, che non
seguì affatto questa legge di Mosè ...?” Rispondendo,
si limita a supporre che i “primi cristiani venissero a contatto
con gli Esseni in un periodo posteriore”, quando gli Esseni avevano
cambiato alcune delle loro vedute.
Tuttavia, la Bibbia rende irrilevanti tali infondate congetture sull’origine
degli insegnamenti del cristianesimo. Ebbero origine da Dio stesso.
Gli esseni erano mistici che a quanto pare vivevano in poche comunità
isolate. Si consideravano il vero rimanente di Israele, attendendo in
stato di purità la venuta del promesso Messia. Gli esseni conducevano
una vita austera e contemplativa, e molte loro credenze riflettevano concetti
persiani e greci.
Al tempo dei romani l’ellenizzazione aveva già trasformato
radicalmente la Palestina sul piano sociale, politico e filosofico. La
religione biblica degli ebrei era stata sostituita dal giudaismo, un miscuglio
di concetti babilonesi, persiani e greci con piccole varianti di verità
scritturale. Complessivamente, però, sadducei, farisei ed esseni
rappresentavano meno del 7% della popolazione nazionale.
Gli studiosi credono comunque che nell’ultima parte del periodo
persiano molti ebrei cominciassero ad adottare certe credenze degli adoratori
di Ahura Mazda, la principale divinità persiana. Lo dimostrerebbero
alcune superstizioni popolari e le credenze degli esseni. Parole ebraiche
comuni che indicavano sciacalli, altre creature del deserto e uccelli
notturni finirono per essere associate nella mente degli ebrei agli spiriti
malvagi e ai mostri notturni del folklore babilonese e persiano.
Gli ebrei cominciarono a vedere le idee pagane in una luce diversa. Concetti
relativi al cielo, all’inferno, all’anima, alla Parola (Logos)
e alla sapienza assunsero nuovi significati. E se, come allora si insegnava,
Dio era così lontano da non comu-nicare più con gli uomini,
aveva bisogno di intermediari. I greci chiamavano questi spiriti intermediari
e protettori dàimones (dèmoni). Avendo adottato l’idea
che i dàimones potessero essere sia buoni che cattivi, gli ebrei
caddero con facilità sotto il controllo demonico.
Una speranza migliore
I SOLDATI romani non l’avevano previsto. Irrompendo nella fortezza
di Masada, l’ultimo caposaldo dei giudei ribelli, situato su un
altopiano, si aspet-tavano un corpo a corpo, le grida dei guerrieri, le
urla delle donne e dei bambini. Invece udirono solo il crepitio del fuoco.
Mentre perlustravano la roccaforte in fiamme, i romani scoprirono la tremenda
verità: i loro nemici, circa 960 persone, erano già morti!
I guerrieri ebrei avevano sistematicamente ucciso le proprie famiglie
e si erano poi uccisi a vicenda. L’ultimo si era tolto la vita.
Cosa li aveva spinti a compiere quell’allucinante omicidio di massa
e quel suicidio?
Secondo Giuseppe Flavio, storico contemporaneo ai fatti, un fattore importante
fu la credenza nell’immortalità dell’anima. Eleazaro
Ben Jair, capo degli zeloti di Masada, aveva prima cercato di persuadere
i suoi uomini che suicidarsi sarebbe stato più onorevole che essere
uccisi o ridotti in schiavitù dai romani. Notando la loro esitazione,
si lanciò in un appassionato discorso sull’anima. Disse loro
che il corpo era solo di ingombro, una prigione per l’anima. “Ma
una volta che, affrancata dal peso che la trascina in basso verso la terra
e ve la tiene avvinta”, proseguì, “essa raggiunge la
sua sede naturale, allora partecipa di un potere straordinario e di una
forza che non patisce alcuna limitazione, continuando ad essere invisibile
agli occhi umani come lo stesso dio”.
Quale fu la reazione dei presenti? Giuseppe Flavio riferisce che dopo
che Elea-zaro ebbe parlato a lungo pronunciando queste parole d’incitamento,
“tutti lo interruppero impazienti di metterle in atto sotto la spinta
d’un’ansia incontenibile”. Giuseppe Flavio aggiunge:
“Come invasati, se ne partirono cercando l’uno di precedere
l’altro . . . tanta era la smania che li aveva presi di uccidere
le mogli, i figli e se stessi”.
Alcune particolari note:
Si dice che due donne e cinque bambini si siano salvati nascondendosi.
Le donne raccontarono poi i particolari ai conquistatori romani.
La guerra giudaica, VII, 345-6, 389, a cura di G. Vitucci, 3a ed., Mondadori,
Milano, 1982.
Questo esempio raccapricciante illustra quanto la dottrina dell’immortalità
dell’anima possa alterare la veduta umana della morte. Ai credenti
si insegna a considerare la morte non come il peggior nemico dell’uomo,
ma come un semplice passaggio grazie al quale l’anima, finalmente
libera, raggiunge un livello di esi-stenza superiore. Ma perché
quegli zeloti ebrei avevano questa convinzione? Molti potrebbero supporre
che i loro scritti sacri, le Scritture Ebraiche, insegnassero che l’uomo
ha dentro di sé uno spirito cosciente, un’anima che alla
morte si libera e continua a vivere. È davvero così?
L’anima nelle Scritture Ebraiche
In una parola sola, no. Di questo ne sono perfettamente convinto! Proprio
nel primo libro della Bibbia, Genesi, ci viene detto che l’anima
non è qualcosa che abbiamo, ma è ciò che siamo.
Riguardo alla creazione di Adamo, il primo essere umano, si legge: “L’uomo
divenne un’anima vivente”. (Genesi 2:7) La parola ebraica
qui usata per anima, nèfesh, ricorre più di 700 volte nelle
Scritture Ebraiche, e mai nel senso di una componente distinta, spirituale,
eterea dell’uomo. Al contrario, l’anima è tangibile,
concreta, fisica.
Ha consultato i seguenti passi nelle Bibbie cattoliche, tenendo presente
che in ognuno di essi ricorre la parola ebraica nèfesh. Essi indicano
chiaramente che l’anima può correre rischi, pericoli, ed
essere addirittura rapita (Deuteronomio 24:7; Giudici 9:17; 1 Samuele
19:11); può toccare cose (Giobbe 6:7); può essere messa
ai ceppi (Salmo 105:18); può bramare di mangiare, può affliggersi
col digiuno e venir meno per la fame e per la sete; e può soffrire
di un’infermità consumante o anche di insonnia. (Deuteronomio
12:20; Salmo 35:13; 69:10; 106:15; 107:9; 119:28) In altre parole, dato
che la nostra anima siamo noi, la nostra anima può fare o subire
qualsiasi cosa noi possiamo fare o subire.
Significa questo, allora, che l’anima può veramente morire?
Sì. Nelle Scritture Ebraiche si legge di anime umane che, lungi
dall’essere immortali, vengono ‘stroncate’, o giustiziate,
colpite a morte, assassinate e sbranate. (Esodo 31:14; Deuteronomio 19:6;
22:26; Salmo 7:2) “L’anima che pecca, essa stessa morirà”,
dice Ezechiele 18:4. È chiaro che la morte è la fine di
tutte le anime umane, dato che siamo tutti peccatori. (Salmo 51:5) Al
primo uomo, Adamo, fu detto che la pena del peccato era la morte, non
il passaggio al reame spirituale e all’immortalità. (Genesi
2:17) E quando peccò, fu emessa questa sentenza: “Polvere
sei e in polvere tornerai”. (Genesi 3:19) Quando Adamo ed Eva morirono,
divennero semplicemente ciò che la Bibbia spesso definisce
‘anime morte’, o ‘anime decedute’.
- Numeri 5:2; 6:6.
Non sorprende che a proposito dell’anima nelle Scritture Ebraiche
l’Encyclope-dia Americana dica: “Il concetto veterotestamentario
di uomo è quello di unità, non di unione di anima e corpo”.
E aggiunge: “Nefesh . . . non è mai concepito come qualcosa
che operi separatamente dal corpo”.
Perciò, cos’era la morte per gli ebrei fedeli? In parole
povere, credevano che la morte fosse il contrario della vita. Salmo 146:4
dice cosa accade quando lo spirito, o forza vitale, lascia un essere umano:
“Il suo spirito se ne esce, egli torna al suo suolo; in quel giorno
periscono in effetti i suoi pensieri”. Similmente, il re Salomone
scrisse che i morti “non sono consci di nulla”. - Ecclesiaste
9:5.
Potrebbe qualcuno chiedermi:”Perché, allora, tanti ebrei
del I secolo, come gli zeloti di Masada, erano così convinti dell’immortalità
dell’anima?”
L’influenza greca
Gli ebrei non presero questo concetto dalla Bibbia, ma dai greci. Sembra
che fra il VII e il V secolo a.E.V. il concetto sia penetrato dai culti
misterici greci nella filo-sofia greca. Per molto tempo l’idea di
un aldilà in cui alle anime dei reprobi veniva inflitta una dura
punizione aveva esercitato il suo fascino, e il concetto prese forma e
si diffuse. I filosofi facevano interminabili discussioni sull’esatta
natura dell’anima. Omero sosteneva che “l’anima passa
nel mondo dei morti come un’ombra che si muove rapidamente, con
un fruscio indistinto simile al frinire delle cicale e allo squittire
delle nottole”. Secondo Epicuro l’anima aveva una corporeità,
un corpo infinitesimale.
Ma forse il più grande sostenitore dell’immortalità
dell’anima fu il filosofo greco Platone, del IV secolo a.E.V. Dalla
descrizione che fa della morte di Socrate, suo maestro, si comprende che
aveva convinzioni molto simili a quelle che avevano gli zeloti di Masada
secoli dopo. Per dirla con Oscar Cullmann, “Platone ci mostra inoltre
come Socrate affronti la morte con una calma e una serenità assolute.
La sua morte è una bella morte. Non vi è errore o terrore
in essa. Socrate non può temere la morte, perchè essa ci
libera dal corpo. . . . La morte è la grande amica dell’anima.
Così insegna e così muore, in mirabile coerenza col suo
insegna-mento”.
Fu evidentemente durante il periodo dei Maccabei, nel II secolo avanti
Cristo, che gli ebrei cominciarono ad assimilare questo insegnamento dai
greci. Nel I secolo E.V. Giuseppe Flavio ci dice che i farisei e gli esseni,
potenti gruppi religiosi del giudaismo, accettarono questa dottrina. Alcuni
testi poetici, composti probabil-mente in quel periodo, rispecchiano la
stessa credenza.
Ma che dire di Gesù Cristo? Anche lui e i suoi seguaci insegnarono
questo concetto preso in prestito dalla religione greca?
Il concetto di anima fra i primi cristiani
I cristiani del I secolo non consideravano l’anima come i greci.
Si pensi, ad esempio, alla morte di Lazzaro, amico di Gesù. Se
Lazzaro avesse avuto un’anima immortale che al momento della morte
volò via libera e felice, il racconto di Giovanni capitolo 11 non
sarebbe forse assai diverso? Se Lazzaro fosse stato vivo e vegeto e cosciente
in cielo, sicuramente Gesù lo avrebbe detto ai suoi seguaci; al
contrario, Gesù si espresse in armonia con le Scritture Ebraiche
dicendo loro che Lazzaro dormiva, era inconscio. (Giovanni 11:11) Sicuramente
Gesù si sarebbe rallegrato se il suo amico fosse passato a miglior
vita, a un’esistenza nuova e meravigliosa; invece notiamo che pianse
pubblicamente per la sua morte. Non credo che Gesù fosse un mistificatore!
(Versetto 35 di Giovanni 11) Se l’anima di Lazzaro fosse stata in
cielo, beata e immortale, di sicuro Gesù non sarebbe stato così
crudele da riportarlo in vita per fargli trascorrere un altro po’
di anni nella “prigione” di un corpo fisico imperfetto fra
uomini malati e morituri. Attualmente si prega, si fanno veglie di preghiera
per coloro, che benchè sofferenti e pietosamente sorretti, non
abbiano a lasciarci con un triste trapasso nell’aldilà dove
troverebbero sicuramente una felicità eterna nella perfezione e
nella santità.
Quando Lazzaro tornò in vita, si mise forse a raccontare storie
straordinarie sui meravigliosi quattro giorni che aveva trascorso come
spirito libero e disincarnato? No. Quelli che credono nell’immortalità
dell’anima risponderanno che non lo fece perché la sua esperienza
era stata troppo straordinaria per poterla descrivere. Ma è un
argomento che non convince. Lazzaro non avrebbe potuto dire ai suoi cari
almeno quello, e cioè che aveva avuto un’esperienza troppo
straordinaria per poterla descrivere? Ma avrebbe potuto almeno accennare
ad una straordinaria esperienza...! Invece non disse proprio nulla di
eventuali esperienze avute da morto. E’ da riflettere. Assoluto
silenzio proprio sull’argomento che più di tutti gli altri
suscita la curiosità umana: cosa succede quando si muore! Questo
silenzio può avere un’unica spiegazione. Non c’era
nulla da raccontare. I morti dormono, sono inconsci.
Perciò, la Bibbia presenta forse la morte come un’amica dell’anima,
un semplice rito di passaggio fra due diversi livelli di esistenza? No!
Per i veri cristiani, come l’apostolo Paolo, la morte non era affatto
un’amica; era “l’ultimo nemico”. (1 Corinti 15:26)
I cristiani considerano la morte non come una cosa naturale, ma come una
cosa orribile, innaturale, in quanto è la diretta conseguenza del
peccato e della ribellione contro Dio. (Romani 5:12; 6:23) Non fece mai
parte del proposito origi-nale di Dio per il genere umano.
Tuttavia i veri cristiani non sono senza speranza per quanto concerne
la morte dell’anima. La risurrezione di Lazzaro è uno dei
numerosi racconti biblici che descrivono in maniera vivida la vera speranza
scritturale per le anime morte: la risurrezione. La Bibbia insegna che
esistono due diversi tipi di risurrezione. Per la stragrande maggioranza
degli esseri umani che dormono nella tomba, sia giusti che ingiusti, c’è
la speranza di essere risuscitati per vivere in eterno in un Paradiso
sulla terra. (Luca 23:43; Giovanni 5:28, 29; Atti 24:15) Per un piccolo
gruppo di persone che Gesù chiamò il suo “piccolo
gregge”, c’è la risurrezione alla vita immortale come
esseri spirituali in cielo.
Questi, che includono gli apostoli di Cristo, regneranno con Cristo Gesù
sul genere umano e lo riporteranno alla perfezione. — Luca 12:32
leggo dalla Bibbia di mons. Salv. Garofalo (cattolica) quanto segue:”
Non temere, piccolo gregge, perchè è piaciuto al Padre vostro
di darvi il Regno.” Mentre al capitolo 20:6 di Apocalisse, leggo:”
Beato e santo colui che ha parte alla prima risurrezione! Su costoro la
seconda morte non ha potere, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo,
e regneranno con Lui quei mille anni.”
Perché, allora, le chiese della cristianità non insegnano
la risurrezione, ma l’immortalità dell’anima? Ho considerato
la risposta che diede nel 1959 il teologo Werner Jaeger: “Il fatto
più importante nella storia della dottrina cristiana fu che il
padre della teologia cristiana, Origene, era un filosofo platonico della
scuola di Alessandria. Egli prese da Platone l’intero dramma cosmico
dell’anima e lo incorporò nella dottrina cristiana”.
(The Harvard Theological Review) Perciò la chiesa fece esattamente
quello che secoli prima avevano fatto gli ebrei! Abbandonò gli
insegnamenti biblici in favore della filosofia greca.
Le vere origini della dottrina
In difesa della dottrina dell’immortalità dell’anima,
qualcuno potrebbe chiedere: Come mai la stessa dottrina, in una forma
o nell’altra, viene insegnata da tante religioni del mondo? Le Scritture
danno una spiegazione ragionevole del motivo per cui questo insegnamento
è così diffuso negli ambienti religiosi del mondo compreso
gli islamici fondamentalisti che hanno fatto del ‘soggetto’
una forza spirituale distruttiva nei combattenti di Hallah!
La Bibbia dice che “tutto il mondo giace nel potere del malvagio”
e identifica specificamente Satana come “il governante di questo
mondo”;quindi unica legge ed unico pensiero (1 Giovanni 5:19; Giovanni
12:31) Ovviamente le religioni del mondo non sono state immuni dall’influenza
di Satana. Al contrario, hanno contribuito notevolmente ai guai e alle
lotte del mondo d’oggi. E per quanto riguarda l’anima, sembra
che rispecchino fin troppo chiaramente la mentalità di Satana.
In che senso?
Ricorderemo quale fu la prima menzogna che sia mai stata pronunciata.
Dio aveva detto ad Adamo ed Eva quali sarebbero state le conseguenze se
avessero peccato contro di lui. Ma Satana assicurò a Eva: “Positivamente
non morirete”. (Genesi 3:4) Naturalmente Adamo ed Eva morirono;
tornarono alla polvere come aveva detto Dio. Satana, “il padre della
menzogna”, non ammise mai di aver detto una falsità. ( Importante
la lettura di Giovanni 8:44) In innumerevoli religioni che si discostano
dalla dottrina biblica o che la contraddicono completamente, viene ancora
insegnata quella medesima idea: ‘Positivamente non morirete. Il
vostro corpo può perire, ma la vostra anima continuerà a
vivere, per sempre, come Dio!’
Fatto interessante, Satana disse pure a Eva che sarebbe stata ‘simile
a Dio’. — Genesi 3:5.
Quanto è meglio avere una speranza basata non su menzogne o su
filosofie umane, ma sulla verità. Quanto è meglio essere
fiduciosi che i nostri cari morti sono inconsci nella tomba, anziché
essere preoccupati per le peregrinazioni di un’anima immortale!
Questo sonno dei morti non deve atterrirci né farci sentire depressi.
In un certo senso potremmo considerare i morti come se si trovassero in
un sicuro luogo di riposo. Perché sicuro? Perché la Bibbia
ci garantisce che, in un certo senso, i morti che Jahve ama sono viventi.
Che profondità di pensiero e di amore vi è nella scrittura
di Luca 20:38 dove leggo:” Ora Dio, non è Dio di morti, ma
di viventi: tutti, infatti, per lui vivono”.- Vivono nella memoria
di Dio. Questo pensiero è di enorme conforto, perché la
memoria di Dio non ha limiti. Egli è ansioso di riportare in vita
innumerevoli milioni di esseri umani che ama e di dar loro l’opportunità
di vivere per sempre su una terra paradisiaca. La preghiera del ”Padre
Nostro” recitata in tutta la cristianità si supplica :Venga
il tuo Regno! Significa pertanto che sarà il Regno di Dio qui sulla
nostra terra per dare vita e felicità alla “ risurrezione
della carne” comunamente recitata nel ‘Credo Cattolico’!
Confronta Giobbe 14:14, 15.
Il glorioso giorno della risurrezione arriverà, perché tutte
le promesse di Jahve si devono adempiere. (Isaia 55:10, 11) Penso solo
all’adempimento di questa profezia: “Tutti i tuoi morti vivranno
di nuovo! I loro corpi ritorneranno a vivere. Quelli che dormono nelle
tombe si sveglieranno e canteranno di gioia. Infatti tu, o Signore, al
mattino mandi la rugiada che vivifica la terra; essa darà vita
a quelli che sono morti da tempo”. (Isaia 26:19, Parola del Signore)
Perchè non riflettere su queste meravigliose prospettive scritte
per noi mortali nei Sacri Testi?
Perciò i morti che dormono nella tomba sono al sicuro quanto un
bimbo nel grembo materno. Presto ‘rivivranno’, (risurrezione
della carne) essendo riportati in vita su una terra paradisiaca! ...”Venga
il tuo Regno” Quale speranza migliore potrebbe esserci?
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Umberto POLIZZI- Meditazione e studio sulle quindicinali Riviste
–‘Torre di Guardia’-
“UN MONDO DIVERSO” - “METEMPSICOSI”
di Umberto POLIZZI
Lettera aperta ad un amico !
MI accennavi, per telefono, un argomento troncato nel suo nascere che
mi è apparso alquanto strano.
Leggendo alcune riviste si possono attingere diverse informazioni direi
quasi delle più disparate. Su di una di esse leggevo un articolo
con la relativa vignetta che dava risalto al contenuto del discorso in
chiave tragico-comica.
Cosa era successo di tanto strano e di tanto comico? Ebbene, triste a
dirsi, alcuni sacerdoti in tuta arancione, convivevano con dei topi in
quei mastodontici e misteriosi monasteri pagani del Tibet di oggi, perché
si credevano la reincarnazioni d’essi. La “Metempsicosi”
che mi accennavi mio caro Emilio. Sì! dei topolini, dei sorcetti
tanto per intenderci! Il fatto sta, e qui la cosa mi dava più pensiero,
che dopo la loro morte, cioè alla morte dei santoni così
rapati a zero e misteriosi dietro le loro maschere facciali, sarebbero
tornati in quel luogo sotto le sembianze di quei fortunati roditori paffutelli,
liberi di gozzovigliare, defecare, bere e fare il bagnetto nella scodella
della minestra del prelato, mentre questi, imperterrito continuava ad
attingere, sempre nella solita scodella, gli elementi nutritivi per quel
giorno, in perfetta convivenza con i topolini.
Non che io volessi discutere usi e costumi di culture diverse dalla mia,
specialmente quando si tratta di religione. Per carità! Ognuno
è libero di gestire la propria vita con etiche delle più
diverse come meglio crede e nessuno ha il diritto di criticare. Però,
per un simile fatto, mi erigo in piedi e una volta tanto mi va di contestare
Voltaire. Sì! lo contesto. Contesto quell’antico gentiluomo,
il quale dava diritto d’opinione a chiunque e per la quale avrebbe
combattuto fino al sacrificio di se stesso affinché chiunque potesse
esercitare il suo pieno diritto alla libertà, perché alla
base di una degenerazione simile, (mi riferisco al fatto dei …topolini)
, c’è un chiaro e evidente insulto alla dignità della
persona umana e, sono certo di avere, in maniera postuma, anche il suo
illustre sostegno. E, se me lo permetti, sono umiliato e rattristato da
una balordaggine fanatica così debilitante come quella credenza
religiosa testè narrata. Se si fosse trattato di persone ignoranti,
preistoriche, d’altri tempi, cioè come ai tempi dell’oscurantismo
in pieno medio Evo, non che avrei supinamente accettato il fatto di per
sé balordo, ma mi sarei tristemente addolorato per le condizioni
proibitive dell’umana creanza di gente dove sublime regnava l’ignoranza
incoronata da tanto misticismo da sconfinare nel fanatismo più
completo e assurdo. Ma qui, mio caro Emilio, si va oltre il confine della
decenza, si tratta di persone con tanto di laurea di Oxford o Eton...diceva
l’articolo! Si trattava di persone che hanno lasciato una vita sociale
delle più invidiate, carichi e sazi di vizi per un’esperienza
nuova, cioè quella monacale e contemplativa alla ricerca di un’estasi
spirituale e, se vuoi di più, sì, anche fra gli escrementi
dei topi.
È religione? Prova a contestarla. Sì! È religione!…
avrebbe diritto di dire qualcuno; e sono certo che me lo diresti anche
tu: è un modo come un’altro di fare meditazione trascendentale
al di là di ogni esperienza sensibile, se possibile.
Ma fai quello che ti pare. Dì quello che vuoi ma non potrei giustificarli.
Qui si trascende, si oltrapassano i limiti della decenza, direbbe Toto’.
Dirai che sono un … emotivo? Un superficiale? Un contestatore? Bene,
dillo pure. A me la cacca dei topi fa schifo!
Benchè la meditazione trascendentale non sia ritenuta una pratica
religiosa, i legami con l’induismo sono specialmente evidenti nella
cerimonia dell’iniziazione. Ma nella realtà cos’è
in effetti se non un fatto religioso?
“Per l’occasione, il candidato deve portare con sé
pezzi di frutta, un fazzoletto bianco e alcuni fiori...”
L’insegnante di meditazione trascendentale, un mio vecchio amico
di tanti anni fa di La Spezia, mi ha edotto di quanto segue:
“… li pone sull’ altare su cui ci sono una candela ,
incenso e un’immagine di Swami Brahmananda Sarasvati Maharaj, pure
detto Guru Dev. (immagina la fatica per trascrivere solo questi strani
nomi.).
Dopo aver acceso la candela e l’incenso, l’iniziatore canta
in sancrito un “puja”, che sarebbe poi “adorazione”.
In una lunga invocazione alle divinità e ai santoni indù,
il puja include, nel frasario di rito, quanto segue:
‘ Al Signore Narayana, a Brahma il Creatore nato dal ‘loto’...mi
inchino. Mi inchino ripetutamente alla gloria del Signore, alla cui porta
l’intera galassia degli dèi prega giorno e notte chiedendo
la perfezione…’”
“E questo, diresti: non è religione? Non è adorazione?
Questo canto prosegue con numerose lodi allo “Shri Guru Dev.”
Una di queste lodi menziona la triade indù di Brahma, Visnu e Siva,
come segue : “ GURU nella gloria di BRAHMA, GURU nella gloria di
VISNU, GURU, nella gloria del grande SIGNORE SIVA”.
Non ho una cultura specifica delle credenze di questi signori sacerdoti
relativamente al loro Dio e, giungere a contestare un ‘atto di fede’,
è certamente terreno minato; quindi dovrei starmene zitto! Un fatto
è certo però: “Come può un Dio Creatore quale
Brahma nascere dal loto? Il loto che nasce nell’acqua e
nell’acqua appassisce e muore, come può essere considerato
il generatore del Dio Creatore?”
Per me ignorante è un profondo mistero! E non chiedimi di capire
di più perché sono troppo confuso e troppo occidentale per
giungere a tanto. Bisogna nascere e vivere in quelle terre del mistero
e del fatalismo più sconcertante per giungere a tanta… filosofia.
Purtroppo, sotto il famoso “ Fungo di Hiroshima” anche l’
Occidente ha spalancato le porte ai misteri dell’Oriente con una
nutrita ‘Troup’ di gente rapata a zero vestiti di arancione,
sempre felici...in attesa della metempsicosi, non si sa perché,
al suono di nacchere e tamburelli vari lungo le nostre vie o nel pieno
centro di una piazza.
Dovranno complicare tremendamente le cose per far accettare teorie del
genere alla cultura occidentale, specialmente ad un europeo. Non che noi
potremmo cavarcela tanto liscia se un orientale volesse indagare criticamente
le nostre credenze religiose non concepibili e forse paradossali alla
loro cultura! La differenza fra noi occidentali, in fatto di credenza
religiosa, è che noi siamo piuttosto semplicioni ai fatti della
fede. Ci riteniamo religiosi, ma di religione non ne facciamo alcun uso
e consumo. Tutto di noi e della nostra salvezza spirituale è stato
delegato alla classe clericale per cui resta tutto più facile.
Un abbonamento settimanale alle messe di suffragio per alcuni decenni
e la via alla beatificazione è assicurata. Forse i religiosi orientali
dagli occhi a mandorla ci riderebbero su, ma noi cristianamente sappiamo…
perdonare.
Un mio caro amico di studi sosteneva che credere in Dio significava iniziare
a filosofare in maniera gratuita su aspetti esoterici che maggiormente
si manifestano nell’opulenza della società corrotta dal vizio,
fra un giro di canasta e un vago pettegolezzo, oppure nei profondi misteri
orientali dove il fatalismo più esasperante impera sovrano ad uso
e consumo dei signori dell’occulto.
La povera gente in ogni emisfero, si uguaglia, è inerme e spera!
Viene imbottita di ignoranza e prega! L’uomo in se stesso ha un’estremo
bisogno di credere a qualcosa o a qualcuno. È confuso dai misteri
che la vita gli propone ogni giorno e da tante dottrine tradizionali per
cui si aggrappa a una speranza, qualunque essa sia basti che gli conceda
posterità! La metempsicosi li sazia! Da qui i plagiatori spirituali,
i cantastorie di ogni tempo che hanno gioco facile specialmente nei culti
orientali dell’occulto dove la realtà è contestata
perché è carnale con dei riti e pratiche che hanno del demoniaco
e dell’irrazionale. Mi spiego perchè la definizione di “demoniaco”.
E’ demonica ogni cosa che contrasta con la nostra dignità
di creature dotate di intelligenza e quindi di “Libero Arbitrio”,
cioè quello di volerci imporre delle credenze, che sono apostrofate
come ‘dogmi’ che non sono basate sulla ‘ragione’.
Ecco che la metempsicosi va oltre la ragione per cui non ha più
alcun senso per chi vuol far buon uso del proprio Libero Arbitrio. Non
ha senso logico né tanto meno umano, perché se così
non fosse non avrebbe in sé quel fascino profondo dell’ignoto
aperto nel vuoto cosmico dove il senso del princìpio fisico delle
cose, va oltre la realtà dell’esistenza per sprofondare,
come si suol dire, nell’annullamento in seno all’infinito
stesso. E questa è religione del mistero. “ È il “NIRVANA”!”
Da qui inizia ogni filosofia trascurando, in maniera ricercata e voluta,
i fatti contingenti, i fatti veri della vita. “ La filosofia cerca
il vero...” (Pico della Mirandola). Ma il vero è una realtà
fisica o spirituale? Forse entrambi? Forse no! Dov’è la verità?
Soprattutto cos’è la verità? Se la verità si
oppone alla ragione, cos’è la ragione ? Se la ragione non
è verità, allora siamo tutti matti da legare. Forse questa
è la nostra (o mia) vera collocazione: “Matti da legare”.
“ Purtroppo oggi sono vecchio e non capisco niente...”!
Il mondo è cambiato! Lo riconosco! Non si può paragonare
l’antico con il moderno! Sarebbe stupido farlo!
Però loro che hanno studiato ad Oxford e Eton, o maturati nei “Templi
Sacri” delle Università giapponesi, mèta possibile
di alcuni eletti dal quoziente intellettivo dei più elevati, capiscono
tanto quanto basta a farti rivoltare lo stomaco con quei topolini defecanti
nel loro piatto di minestra.
Ma c’è di più! Qualcosa di paradossale veniva registrata
in questo mondo dove nessuno più si stupisce di niente! Non credo
di essere stato il solo ad assistere alla televisione ad uno spettacolo
sconcertante di vera miseria spirituale che sa di fanatismo.
Cosa trasmettevano in effetti di tanto stomachevole e di fanatico? Le
telecamere inquadravano da più lati un lunghissimo corteo di pellegrini
indù, nell’immensa città di Benares ricca di contrasti
dei più sconvolgenti. Non era la solita plebaglia che sfilava,
ma persone di un certo rango, d’alto ceto, con in testa una rappresentanza
di dignitari dagli abiti sontuosi, riccamente ricamati e con i petti guarniti
di luccicanti medaglie.
Il ‘popolino’, gli ‘stampellati’, gli ‘intoccabili’
che sarebbero poi i più disgraziati di questa società arcana,
profondamente misteriosa, faceva ala a questo corteo di dignitari.
L’atmosfera era carica di misticismo fanatico di persone dallo sguardo
esaltato quando il ‘capo gruppo’, colui che doveva essere
il dignitario del corteo, si accostò ad una mucca ( sai meglio
di me cos’ è una mucca...sì? Una vacca! Una vacca
che fa latte, la moglie del toro per intenderci) sdraiata nel bel mezzo
della strada, si mise in ginocchio e con la mano destra raccolse le feci…
“ sacre” dall’ano dell’animale e se le portò
alla bocca per assaporarne il …‘ sacro’ contenuto!
Dovrei commentare? Cosa dovrei fare...dimmelo tu! Sono retorico? occidentale?
sono vecchio? sono rimbecillito o che cosa sono ? Fai tu, se ti va ancora
di commentare.
Possibile trovare una ragione morale a tutto questo? Ma
se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio,
è possibile che si debba giungere a tanto disonore, volgarizzare
in maniera così blasfema una creatura intelligente di Dio ? Non
è, anche questa, una forma di bestemmia contro il Creatore dell’uomo?
Sono, forse, nel baratro dell’ignoranza assoluta e per giunta anticonformista
e queste cose non le posso capire? Mah! È veramente intelligente
l’uomo? Ma tanto danno ha fatto la radioattività? Chi ha
indotto l’uomo ad essere così meschino nei rapporti con il
‘Dio’? Perché, queste cose esistono da sempre? Se così
fosse la conoscenza odierna avrebbe dovuto dipanare innumerevoli misteri
e far luce su dei fatti anacronistici che sconfessano e deturpano l’UOMO
a immagine di Dio! E poi, questi giovani esponenti di una società
“bene” componenti il corteo riccamente vestiti, non mostravano
d’essere vecchi. Erano in testa al corteo con vistosi striscioni
non da clima protestatario, bensì visibilmente gaudenti accanto
al loro personaggio dalle lunghe vesti candide. All’ ‘umile’
e nello stesso tempo… ‘sublime’ atto del loro capo carismatico
esultavano con grida e lacrime. Era retorica nel senso di insincera espressione
la loro o un fatto trascendentale? No. Non credo. Niente di tutto questo!
Sarò punibile se azzardo di affermare che si trattava di ‘FANATISMO’
del più esasperato?
Duemila anni fa, un ‘Uomo’ di Nazareth, figlio di un falegname,
trovò l’antidoto ai mali antichi e moderni di questa irrequieta
umanità priva di Libero arbitrio. Egli così si espresse
nel vangelo di Giovanni 8 :31-32 :” Se rimanete nella mia parola,
siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità
vi renderà liberi…”
É perfettamente inutile aggiungere quale fine dovette subire quell’Uomo!
Era anche quella, in quei tempi, una realtà da manicomio, ma…
incontestabile per coloro che hanno buonsenso.
Ma veniamo al tema principale da te suggerito.
“LA METEMPSICOSI”
“Ho sempre pensato che l’immortalità dell’anima
fosse una verità universale accettata da tutti. Perciò fui
davvero sorpreso di apprendere che alcune grandi menti sia dell’Oriente
che dell’Occidente si erano opposte recisamente a questa credenza.
Adesso mi chiedo come l’idea dell’immortalità sia penetrata
nella coscienza indù”.
- UN UNIVERSITARIO DI ESTRAZIONE INDÙ.
COME si è fatta strada nell’induismo e nelle altre religioni
orientali l’idea che l’uomo abbia un’anima immortale?
La questione interessa anche quegli occidentali che non hanno familiarità
con queste religioni, dato che la credenza influisce sull’idea che
tutti si fanno del futuro. Poiché l’insegnamento dell’immortalità
dell’uomo è un comune denominatore della maggior parte delle
religioni odierne, sapere come si è sviluppato il concetto può
senz’altro migliorare la MIA comprensione e il dialogo con te.
Trascrivo:
Ninian Smart, docente di storia delle religioni presso l’Università
di Lancaster in Gran Bretagna, osserva: “In Asia l’India è
stata il più importante centro di influenza religiosa. Questo non
semplicemente perché l’India stessa ha dato origine a diverse
fedi - induismo, buddismo, giainismo, sikhismo, ecc. - ma perché
una di queste, il buddismo, ha finito per avere una profonda influenza
praticamente sulla cultura di tutta l’Asia orientale”. Molte
culture così influenzate “considerano ancora l’India
la loro patria spirituale”, dice lo studioso indù Nikhilananda.
Come, dunque, questo insegnamento dell’immortalità è
penetrato in India e in altre parti dell’Asia? Poi, segue:
L’insegnamento induista della reincarnazione.
Nel VI secolo a.E.V., mentre in Grecia Pitagora e i suoi seguaci sostenevano
la teoria della trasmigrazione delle anime, i saggi indù che vivevano
in India lungo le rive dell’Indo e del Gange formulavano lo stesso
concetto. La comparsa simultanea di questa credenza “nel mondo greco
e in India può difficilmente essere stata fortuita”, dice
lo storico Arnold Toynbee. “Una delle possibili fonti comuni”,
fa notare, “è la società nomade eurasiatica che, nell’VIII
e nel VII secolo a.E.V., era calata in India, nell’Asia sud-occidentale,
nella steppa lungo la sponda settentrionale del Mar Nero, nella Penisola
Balcanica e in Anatolia”.
La migrazione di tribù eurasiatiche portò evidentemente
con sé in India l’idea della trasmigrazione.
L’induismo aveva avuto inizio molto prima in India, con l’arrivo
degli arii verso il 1500 a.E.V. Sin dai primordi l’induismo sosteneva
la credenza che l’anima era distinta dal corpo e sopravviveva alla
morte. Gli indù pertanto praticavano il culto degli antenati e
offrivano cibo ai loro defunti. (in Italia la stessa cosa…) Secoli
dopo, quando l’idea della trasmigrazione delle anime raggiunse l’India,
deve avere affascinato i saggi indù alle prese con il problema
universale del male e delle sofferenze che affliggono gli esseri umani.
Fondendola con la cosiddetta legge del karma, la legge di causa ed effetto,
i saggi indù formularono la teoria della reincarnazione per cui
meriti e demeriti di una vita vengono premiati o puniti in quella successiva.
Ma anche un altro concetto influì sull’insegnamento dell’induismo
circa l’anima. “Sembra che nel momento stesso in cui si formò
la teoria della trasmigrazione e del karma, o ancora prima”, dice
l’Encyclopædia of Religion and Ethics, “un altro concetto
. . . prendeva gradatamente forma in una stretta cerchia intellettuale
nel Nord dell’India: il concetto filosofico del Brahman-_Atman [il
supremo ed eterno Brahman, l’Assoluta Realtà]”. Questa
idea venne fusa con la teoria della reincarnazione per definire la meta
finale degli indù: la liberazione dal ciclo di trasmigrazione per
essere tutt’uno con l’Assoluta Realtà. Questo, credono
gli indù, si consegue cercando di avere un comportamento sociale
soddisfacente e una speciale conoscenza dell’induismo.
I saggi indù quindi trasformarono l’idea della trasmigrazione
delle anime nella dottrina della reincarnazione unendola alla legge del
karma e al concetto del Brahman. Octavio Paz, premio Nobel per la poesia
ed ex ambasciatore messicano in India, scriveva: “Come si diffuse
l’induismo, così si diffuse l’idea … che è
il cardine di brahmanesimo, buddismo e altre religioni asiatiche: la metempsicosi,
la trasmigrazione delle anime attraverso esistenze successive”.
La reincarnazione è la dottrina su cui poggia l’induismo
odierno. Il filosofo indù Nikhilananda dice: “È convinzione
di ogni buon indù che il conseguimento dell’immortalità
non sia la prerogativa di pochi eletti, ma il diritto naturale di tutti”.
(… che saggezza, non pensi?)
Il ciclo della rinascita nel buddismo (Di Octavio Paz)
Il buddismo fu fondato in India verso il 500 a.E.V. Secondo la tradizione
buddista, il buddismo fu fondato da un principe indiano di nome Siddh_artha
Gautama, che divenne noto come il Budda dopo essere stato illuminato.
Essendo derivati dall’induismo, i suoi insegnamenti sotto certi
aspetti sono simili a quelli dell’induismo. Per il buddismo l’esistenza
è un ciclo continuo di rinascita e morte e, come nell’induismo,
la condizione di ciascuno nella vita attuale è determinata dalle
sue azioni nella vita precedente.
Ma il buddismo non definisce l’esistenza in termini di anima personale
che sopravvive alla morte. “[Il Budda] vedeva nella psiche umana
solo una fugace serie di stati d’animo discontinui, tenuti insieme
solo dal desiderio”, osservò Arnold Toynbee. Eppure il Budda
credeva che qualcosa - qualche stato o forza - si tramandasse da una vita
all’altra. Un erudito buddista, Walpola Rahula, spiega:
“Un essere non è niente altro che una combinazione di forze
o energie mentali e fisiche. Quello che noi chiamiamo morte è il
totale arresto del funzionamento dell’organismo fisico. Tutte queste
forze ed energie si fermano con la cessazione delle funzioni del corpo?
Il Buddhismo risponde di no. La volontà, la volizione, il desiderio,
la sete di esistere, di continuare, di divenire è una forza formidabile,
che muove l’insieme delle vite, delle esistenze, il mondo intero.
Questa è la forza più grande, l’energia più
potente che ci sia al mondo. Secondo il Buddhismo, questa forza non si
ferma con l’arrestarsi delle funzioni del corpo al momento della
morte, ma continua manifestandosi in altre forme, producendo una riesistenza
che noi chiamiamo rinascita”.
Il concetto buddista dell’aldilà è questo: L’esistenza
non ha fine a meno che l’individuo non raggiunga la meta finale
del Nirvana, la liberazione dal ciclo delle rinascite. Il Nirvana non
è uno stato di beatitudine eterna né di divenire uno con
l’Assoluta Realtà. È semplicemente uno stato di non-esistenza:
il “luogo imperituro” al di là dell’esistenza
umana. Il Vocabolario della lingua italiana (Treccani) dà questa
definizione di “Nirvana”: “Stato perfetto di pace e
felicità, culmine della vita ascetica, che consiste nella estinzione
dei desiderî, delle passioni, delle illusioni dei sensi, e quindi
nell’annientamento della propria individualità”. Anziché
ricercare l’immortalità, i buddisti sono incoraggiati a trascenderla
raggiungendo il Nirvana.
Via via che si diffondeva in varie parti dell’Asia, il buddismo
modificò i propri insegnamenti per adattarsi alle credenze locali.
Per esempio, il buddismo mahayana, la forma prevalente in Cina e in Giappone,
conserva la credenza in bodhisattva celesti, o futuri Budda. I bodhisattva
rimandano il proprio nirvana per innumerevoli vite al fine di servire
altri e aiutarli a raggiungerlo. Quindi uno può decidere di rimanere
nel ciclo di rinascita anche dopo aver raggiunto il Nirvana.
Un’altra variante che ebbe particolare influenza in Cina e in Giappone
è la dottrina della Terra Pura dell’Occidente, creata dal
Budda Amit_abha, o Budda Amida. Chi invoca con fede il nome del Budda
rinasce nella Terra Pura, o paradiso, dove le condizioni sono più
propizie al conseguimento dell’illuminazione finale. Cosa è
derivato da questo insegnamento? Il professor Smart, già menzionato,
spiega: “Plausibilmente gli splendori del paradiso, vividamente
descritti in alcuni scritti mahayana, finirono per prendere il posto del
nirvana quale meta suprema nell’immaginazione popolare”.
Il buddismo tibetano include altri elementi locali. Per esempio, il libro
tibetano dei morti descrive la sorte di un individuo nello stato intermedio
prima di rinascere. Viene detto che i defunti sono esposti alla fulgida
luce dell’Assoluta Realtà, e coloro che non sono in grado
di sopportare la luce non ottengono la liberazione ma rinascono. Chiaramente
il buddismo nelle sue varie forme insegna il concetto di immortalità.
Poi continua:
Il culto degli antenati nello scintoismo giapponese
La religione che esisteva in Giappone prima dell’arrivo del buddismo
nel VI secolo E.V. era una religione senza nome, e consisteva di credenze
legate alla morale e alle usanze popolari. Con l’introduzione del
buddismo, tuttavia, sorse la necessità di distinguere la religione
giapponese da quella straniera. E quindi fu coniato il nome “shint_o”,
da cui “scintoismo”, che significa “via degli dèi”.
Qual era in origine la credenza dello scintoismo riguardo all’aldilà?
Con l’avvento della coltivazione del riso in risaie, “la risicoltura
necessitava di comunità ben organizzate e stabili”, spiega
un’enciclopedia, “e così si svilupparono i riti agrari
che ebbero poi un ruolo tanto importante nello scintoismo”. (Kodansha
Encyclopedia of Japan) Il timore delle anime dei defunti portò
quelle antiche popolazioni a concepire riti intesi a placarle. Questo
si trasformò in culto degli spiriti degli antenati.
Secondo la fede scintoista l’anima “dipartita” conserva
la sua personalità ma è macchiata a motivo della morte.
Quando i parenti del defunto celebrano riti commemorativi, l’anima
viene purificata finché tutto il male è stato eliminato,
e assume un carattere pacifico e benevolo. Col tempo lo spirito dell’avo
assurge alla posizione di divinità ancestrale o tutelare. Coesistendo
con il buddismo, lo scintoismo incorporò certi insegnamenti buddisti,
inclusa la dottrina del paradiso. Vediamo quindi che quella dell’immortalità
è una credenza basilare anche dello scintoismo.
Immortalità nel taoismo, culto degli antenati nel confucianesimo
(copio)
Il taoismo fu fondato da Lao-tsu, che si dice sia vissuto in Cina nel
VI secolo a.E.V. Secondo il taoismo, la meta della vita sta nell’armonizzare
l’attività umana con il Tao, la via della natura. Il pensiero
taoista sull’immortalità si può riassumere in questo
modo: Il Tao è il principio basilare dell’universo. Il Tao
non ha principio né fine. Vivendo in armonia con il Tao, l’individuo
ne è partecipe e diviene eterno.
Nel tentativo di essere tutt’uno con la natura, i taoisti finirono
per interessarsi particolarmente della sua immutabilità e della
sua capacità di ricupero. Congetturarono che forse vivendo in armonia
con il Tao, o via della natura, si potessero in qualche modo carpire i
segreti della natura e diventare immuni dal danno fisico, dalle malattie
e perfino dalla morte.
I taoisti cominciarono a sperimentare meditazione e pratiche dietetiche
e respiratorie che si supponeva potessero ritardare il decadimento fisico
e la morte. Ben presto cominciarono a circolare leggende su immortali
capaci di volare sulle nubi e di apparire e scomparire a piacere, vissuti
su montagne sacre o su isole remote per un incalcolabile numero di anni
nutrendosi di rugiada o frutti magici. La storia cinese riferisce che
nel 219 a.E.V. l’imperatore Ch’in, Shih Huang-ti, inviò
una flotta con a bordo 3.000 ragazzi e ragazze alla ricerca della leggendaria
isola di P’eng-lai, dimora degli immortali, perché riportassero
il filtro dell’immortalità. Inutile dirlo, essi non fecero
ritorno con l’elisir.
La ricerca della vita eterna indusse i taoisti a sperimentare la preparazione
di pillole dell’immortalità mediante l’alchimia. Nella
concezione taoistica, la vita nasce dall’interazione di due forze
opposte, yin e yang (femminile e maschile). Pertanto, fondendo insieme
piombo (oscuro, yin) e mercurio (chiaro, yang), gli alchimisti imitavano
il processo della natura, e pensavano così di ottenere la pillola
dell’immortalità.
Nel VII secolo E.V. il buddismo si fece strada nella vita religiosa cinese.
Ne risultò un amalgama di elementi buddisti, spiritismo e culto
degli antenati. “Sia il buddismo che il taoismo”, dice il
professor Smart, “diedero forma e sostanza a credenze circa una
vita dopo la morte che erano alquanto vaghe nell’antico culto degli
antenati cinese”.
Confucio, altro illustre saggio cinese del VI secolo a.E.V., la cui filosofia
divenne la base del confucianesimo, non ebbe molto da dire sull’aldilà.
Piuttosto sottolineò l’importanza della bontà morale
e di un comportamento sociale soddisfacente. Ma era favorevole al culto
degli antenati e attribuiva grande importanza all’osservanza dei
riti e delle cerimonie relativi agli spiriti degli antenati defunti.
Altre religioni orientali
Il giainismo fu fondato in India nel VI secolo a.E.V. Il suo fondatore,
Mah_av_ira, insegnava che tutto ciò che vive ha un’anima
eterna e che la salvezza dell’anima dalla schiavitù al karma
è possibile solo attraverso un’estrema rinuncia e autodisciplina
e un rigoroso rispetto della non violenza nei confronti di tutte le creature.
I suoi seguaci ci credono tuttora.
L’India è anche la patria del sikhismo, religione praticata
da 19 milioni di persone. Questa religione ebbe inizio nel XVI secolo
quando il guru N_anak si propose di prendere il meglio di induismo e islamismo
e fonderli in un’unica religione. Il sikhismo adottò le credenze
indù dell’immortalità dell’anima, della reincarnazione
e del karma.
Ora specifico il mio pensiero.
Chiaramente la credenza che la vita continui dopo che il corpo muore è
parte integrante di quasi tutte le religioni orientali. Ma che dire della
cristianità, dell’ebraismo e dell’Islam?
Non credo vi sia tanta differenza. NELLE Sacre Scritture vi sono indirizzi
che si differenziano da tutte le religioni del mondo. D’ ogni parte
vi e’ confusione e contraddizione specialmente per uno come me che,
testardo, non vede altro che la Bibbia! In Genesi capitolo tre verso tre
rispondendo al ‘serpente’ la donna disse : “ …
Dio ha detto : “ Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare,
affinche’ non abbiate a morire.”- Ma il serpente disse alla
donna:” No, non morirete…”/ Bibbia Salv. Garofalo.
Le religioni del mondo ritengono che a mentire sia stato in realta’
Dio anziche’ il serpente con il principio dell’immortalita’
dell’anima umana. Nirvana, metempsicosi, immortalita’ dell’anima,
aquile e topolini, conigli guida e tigri del Bengala li lascio a quelli
che ne capiscono piu’ di me. A me basta quello che capisco dalla
Bibbia.
Beati quelli che possono spaziare a 360 gradi anche ritenendo Dio bugiardo
senza tema di smentita.
Esiste un sistema di princìpio razionale come ho detto
prima dopo il FUNGO di Hiroshima? I grandi mezzi economici di
quest’Era tecnologica hanno creato nazioni potenti, dove la realtà
del Dio e del razionale si concretizza in un prosaico conto in banca,
per cui si diventa dei numeri da statistiche, e i numeri non hanno volto:
sono maschere senza spirito. Appaiono sullo schermo di un computer alla
battuta di un tasto per sparire a quella successiva.
Spersonalizzato l’individuo, perché non è più
una realtà, si giunge all’insensibilità, alla corruzione
e alla rinuncia della propria dignità. Sono stati sostituiti metodi
e sistemi insostituibili solo di mezzo secolo fa, sopraffatti da una verità
nuova che è poi una realtà di vita fisiologica, animale
e terribilmente profana.
Niente sembra poter frenare questa immane luce di conoscenza e di sapere,
che è poi il sapere del “disastro”, conseguente alla
“frana dei valori” oggi esistente. Si annaspa nelle filosofie
progressiste in cerca di una nuova identità a cui affidare il nuovo
futuro, un nuovo movente alle nuove generazioni in ogni angolo della terra
dopo il citato ‘fungo atomico’ che pose fine alla seconda
guerra mondiale.
Vengono ridicolizzati antichi sistemi di indubbio valore, sistemi che
hanno dato vita ad antiche società, le quali sono giunte fino a
noi oggi, quasi certe di proseguire nei metodi adottati da sempre.
Tutto è stato depauperato. Non è stato più accettato
niente. È stato tolto di mezzo un modo di concepire la vita fino
allora ritenuta sacra senza neanche l’onore delle armi. Entrati
nell’era ‘atomica’ si sono snobbate le cose che fino
all’istante precedente erano fattori determinanti, accantonandoli
come materiale sbiadito, derelitto, inutile, quasi fosse un residuato
di guerra... quella atomica per intenderci, utile solo per coloro che
avranno il compito di scrivere la storia.
La spiritualità è ora concepita da un’esigenza fisica,
concetto utopistico, se vogliamo, ma accettato dai più! La spiritualità
mostra i suoi piedi d’argilla ed è ora confusa. Si passa
da un bisogno materialistico represso che ora si manifesta negli aspetti
più diversi e inconsueti per immatricolarlo come accessorio, necessario
al risveglio spirituale. Tutto diviene possibile! Si accettano le cose
più strane, le più stravaganti come filosofia dell’insieme
all’insegna di un progresso sociale libero dal vizio imposto dal
conformismo di sempre! La donna ha la ‘pillola’ e trasforma
il concetto sacro e tradizionale della ‘famiglia’ in una ‘stazione
di servizio’! Priorietà al qualunquismo! L’uomo si
prende la sua rivincita e non cede alla donna il posto a sedere su di
un tram affollato! (magra consolazione...!). Il padre è il ‘vecchio’
che non ha mai capito niente della vita, mentre la ‘madre’
sarà quella che più facilmente aprirà il borsellino
dei denari per appagare le esigenze moderne dei figli. Si vive la vita
a tutte le età come si muore a tutte le età! Ognuno pretende
la propria individualità prima ancora di averla, di concepire il
senso della vita con il giusto senno per viverla! Il tanto salutare scappellotto
nell’età scolare è psicologicamente perico-loso e
perseguibile a termini di legge, per cui mettetevi le mani in tasca prima
di pararvi una parolaccia, se non un piatto volante da una figlia contestataria.
Se poi la tenera figlioletta ha deciso di farsi i compiti di scuola rinchiusa
nella camera da letto con il compagno, ‘il più bravo della
classe’, e se aveste da obiettare qualcosa, non solo sareste contrastato
dalla moglie, che poi sarebbe la ‘madre’ della diligente e
...interessata studentessa, ma sareste persino tacciati di matusa, di
maschilismo, di brutalità e altro. Stiamo vivendo le stagioni del
rinnovamento strutturale di una ‘Società dei consumi’!
Ciò che viene registrato nelle scuole, quando il numero diviene
“potere” e si coalizza con la filosofia corrente, quella modernistica
s’intende, allora i guai sono ancora maggiori. Gli insegnanti sono
costretti ad assistere passivamente ai moti di violenza. Alcuni studenti
hanno menzionato fra i motivi principali: la violenza trasmessa dai mezzi
di comunicazione; gli ‘eroi’ sempre vincenti dello schermo
grande e piccolo; l’essere trascurati dai genitori; i conflitti
con gli studenti stranieri e lo stress a cui si è sottoposti a
scuola.
Sono diversi i fattori sociali che impediscono la soluzione dei problemi
della violenza nella scuola. Si è riscontrato che in genere, i
bambini e i giovani non avevano sensi di colpa né norme morali
che dicessero loro ciò che è giusto o sbagliato, e sono
molto egocentrici, intolleranti e insensibili. Essere sinceri non serve
più a niente. Diviene un handicap fastidioso nei sentieri impervi
della vita. Il grande poeta Paul Valery, investito anch’egli, appena
in tempo prima della sua morte dal famoso ‘Fungo’ giapponese
del 1945, andava ripetendo quasi profeticamente che la ‘bugia’
è simile allo spicchio d’aglio che si aggiunge alle migliori
pietanze per esaltarne il sapore , e precisava: “Bisogna mettercene
un pochino in tutti i nostri atti quotidiani, per sfuggire all’agguato
della sincerità. In effetti la sincerità conduce alla riflessione
e la riflessione ci dirige verso il dubbio, e il dubbio a niente. Dunque,
essere sinceri non serve proprio a niente!”
Dove esiste travaglio maggiore se non nell’insincerità? Dove
porre fiducia se tutto è impregnato d’aglio, e l’aglio
quando è usato in forti dosi è stomachevole? Se la società
vive d’inganni e della bugia ne ha fatto un atto di fede cosa potremo
attenderci specialmente dalle future generazioni? La morale senza la sincerità
non può esistere. Non può esserci onestà senza sincerità,
come non può esistere l’onestà, non potrà esserci
la fiducia reciproca e infine l’amor proprio perché la bugia
distrugge la stima di se stessi. Quali potrebbero essere gli effetti di
una così bistrattata morale sui posti di lavoro, nella casa, specialmente
in quella ricercata intimità dei coniugi che dà serenità
se tutto puzzasse d’aglio?
Forse alcuni potrebbero ritenere giustificate alcune ‘bugie’
innocenti! Ma, domandiamoci: esistono ‘bugie’ innocenti? Qual
è il passo successivo alla ‘bugia’ innocente? Se riusciamo
ad ingannare in maniera innocente per una questione innocente, da poco,
non credete che sia maggiormente giustificata un’ulteriore bugia
per qualcosa di più grave o di più importante che potrebbe
pregiudicare la nostra posizione sociale forse, o la nostra immagine duramente
acquistata?
Perché, dunque, non continuare a dire ancora qualche altra bugia
anche se poi non sono più tanto innocenti? La verità è
come la tosse...non possiamo nasconderla! Le bugie corrompono e non sono
solo come l’aglio, ma sono vera cancrena per l’integrità
di una società in via di sviluppo come quella intrapresa dalle
giovani vite. La bugia è come un boomerang, torna sempre al lanciatore
con un’etichetta accusatrice, disonorevole.
Un fatto sconcertante che è conseguente poi a questa progressiva
‘teoria dell’aglio’ e del permessivismo è nelle
cronache del mese di novembre 1993.
“ Due giovanissimi dell’età di soli 11 anni nella città
di Londra hanno rapito, in un supermer-cato, un bambino di 2 anni. La
madre si era appena distratta solo un attimo perché fosse possi-bile
portarle via il figlioletto. In maniera sadica e demoniaca hanno infierito
su quel corpicino con pietre e bastone fino ad ucciderlo. Gli inquirenti
l’ hanno trovato lungo una ferrovia con la testa sul binario affinché
il treno, travolgendola, avesse reso impossibile il riconoscimento distruggendo
così le tracce del loro efferato delitto. Dalle registrazioni delle
telecamere del supermercato è stato possibile risalire ai rapitori.
Ciò che i due ragazzi, undicenni assassini, hanno riferito agli
inquirenti erano innumerevoli bugie e sfrontatezze beffandosi di loro
con sorrisi ironici e soddi-sfatti. Si erano esercitati ed erano accuratamente
preparati a dire ‘bugie’ su bugie, ad ogni domanda degli inquirenti.
“È stato qualcosa di allucinante e perverso”, riferiva
l’inquirente. Dalle note del cronista commosso e attonito, uno di
loro, mentre infieriva su quel corpicino innocente, rideva sadicamente,
rapito ed esaltato di ciò che stava compiendo.
La Corte di Giustizia, benchè questi due giovani criminali avessero
solo undici anni, li ha condannati al carcere a vita.
E i genitori di questi due assassini in erba? È stato riferito
che uno di loro aveva fatto assistere l’intera famiglia, quindi
compreso il giovane assassino, alla proiezione di ben 400 video dell’
“orrore”. Di cosa è stata nutrita la mente di questo
bambino? Di quale morale veniva educato? Quale e quanta responsabilità
è da attribuire agli insani genitori? Sono stati responsabilmente
raggiunti dalla giustizia umana per un’etica assassina propinata
alla loro progenie ?
“ Chi semina vento raccoglie tempesta...”.
Dove è diretta l’attuale società sotto il ‘Fungo’?
Come risponderanno i giovani alle responsabilità del futuro?
Quanti allucinanti interrogativi vengono suscitati dalla morale in decadenza
di questa società ‘radioattiva’.
Hanno tutto questi giovani. Vogliono tutto e si stufano presto di tutto.
In alcune scuole negli U.S.A. gli studenti hanno l’obbligo di depositare,
all’ingresso della scuola, ogni tipo d’arma che hanno con
loro: dalle pistole ai coltelli...!
E, le cuffie? Sì! Quelle che i giovani si applicano mentre si lavano
i denti appena alzati dal letto e se le tolgono solo quando ricevano una
terribile pacca sulla spalla quando desideri comunicare con loro? Molte
volte si addormentano nei loro letti con quegli aggeggi applicati alle
orecchie. Sembrerebbero decisi a isolarsi dal pianeta! Ma questi sono
giovani. Forse, sarà perché sono stanchi d’ascoltare
il blaterare, il bla- bla deludente dei grandi per cui desiderano isolarsi...
C’è una ragione? Certo! E non possiamo nemmeno dargli tanto
torto! Perché?
Ebbene , che esempio danno i grandi?
Gli adulti che diventano grandi ci stupiscono di cose stupidamente più
grandi da doverli accettare senza discutere per non passare da retrogradi
e ignoranti.
La radioattività ha sconvolto anche l’umile famiglia. I figli
erano ancora...” pezzulille ‘e core “! come dicono i
napoletani e non antagonisti inferociti in seno alla propria casa!
Ma cosa sta succedendo a questi ‘pezzulille e core’?
“Bimbo violentato! La madre e il padre avevano favorito gli squallidi
incontri con cinque persone adulte...!”. Gli sviluppi dell’inchiesta
sono scaturiti da dichiarazioni fatte agli investigatori dalla scellerata
madre, che sarebbe stata costretta dall’uomo, commerciante, con
cui era legata sentimentalmente, a prostituirsi. La donna ha raccontato
che il figlio sarebbe stato violentato, oltre che dall’amante, da
altri quattro uomini amici della coppia.
Ci sono anche coloro che uccidono i genitori per una manciata di soldi,
al solo scopo di spassarsela in discoteca senza il fastidio di essere
rimbrottati al rientro, quando stanchi dalla lunga veglia al ballo del
sabato sera avrebbero solo il desiderio di riposarsi e di dormire.
Si vive ormai di questa morale. La televisione propina violenza su violenza.
Non c’è più limite a niente. Tutto è divenuto
lecito. Alcuni profetizzano arrampicate sugli specchi nella disperata
risoluzione di un’ultima spiaggia.
Sentite questa:
In uno strano connubio, più di mille sacerdoti buddisti provenienti
da tutto il Giappone si sono uniti a musicisti del genere jazz, a coloro
che vanno per la maggiore nel capiente Nippon Budokan di Tokyo per dar
vita a un concerto di ‘shomyo e jazz’. Mentre tutti sanno
cosa è ‘Jazz’, altri forse non sanno che lo ‘shomyo’
consiste fondamentalmente nel canto improvvisato o nella recita di sutra,
nello stile orientale, ben diverso dalla musica occidentale. Costoro,
con quei visi impenetrabili carichi di arcano e con gli occhi stranamente
semichiusi a mandorla profondi nel loro mistero , pensavano di riuscire
a fondere l’Oriente con l’Occidente musicale e che la loro
improvvisazione fosse in qualche modo collegata con il risveglio spirituale
nella religione.
( Speriamo che si tratti di qualcosa diversa da quella dei topolini per
adire ad un così inconsueto e sonorizzato risveglio...)
Uno di loro avrebbe aggiunto : “ A volte mi sembra che a suonare
il piano non sia io ma qualche strana potenza proveniente da un altro
mondo”.
Che bella esperienza...! Non avrà creduto, speriamo, di
essere soggetto alla reincarnazione di qualche ‘‘Serafino’
o ‘Cherubino’ biblico?
“Roba dell’altro mondo...”! Quanta perspicacia traspare
in una dichiarazione simile.
Come fanno i giovani a togliersi la cuffia dalle orecchie e prestare attenzione
e fiducia a degli adulti che vedono in un accordo di pianoforte con un
verso del sutra nello stile induista e per giunta del tutto incomprensibile,
la risoluzione degli affanni tragici della società del “Fungo”
radioattivo ? Civiltà millennarie sono andate alla deriva spirituale
nonostante il “Sermone del monte” e costoro pretendono un
risveglio spirituale nella maniera di cui sopra? È un insulto all’
intelligenza dei giovani. Verdi, Paganini, Beethoven, Manzoni, Dante,
Virgilio e il Pascoli ed altri umanisti ancora... sarebbero lieti di esser
nati nel loro tempo e non in questo scorcio di millennio su questo mondo
così tanto balordo e radioattivo.
Diciamo che l’estensione di quest’etica... (radioattiva) ha
raggiunto e coinvolto anche quelle norme e quei valori che mi hanno fatto
vecchio. Tutto è finito! Siamo colpiti negli aspetti più
intimi del nostro spirito interiore. Mentre si dà credito a dei
topolini pasciuti nella loro fase di vita transitoria per poi giungere,
post-mortem, alla reincarnazione e alla dignità di sacerdoti ,
d’altro canto si snobba la morale di antica memoria, sacra di quei
princìpi universalmente accettati.
“ Purtroppo oggi sono vecchio e non capisco niente...”! Il
mondo è cambiato! Lo riconosco! Non si può paragonare l’antico
con il moderno! Sarebbe stupido farlo!
Però loro che hanno studiato ad Oxford e Eton, o maturati nei “Templi
Sacri” delle Università giapponesi, mèta possibile
di alcuni eletti dal quoziente intellettivo dei più elevati, capiscono
tanto quanto basta a farti rivoltare lo stomaco con quei topolini defecanti
nel loro piatto di minestra.
Ma c’è di più! Qualcosa di paradossale veniva
registrata in questo mondo dove nessuno più si stupisce di niente!
Non credo di essere stato il solo ad assistere alla televisione ad uno
spettacolo sconcertante di vera miseria spirituale che sa quasi di demoniaco.
Cosa trasmettevano in effetti di tanto stomachevole e di demoniaco? Le
telecamere inquadravano da più lati un lunghissimo corteo di pellegrini
indù, nell’immensa città di Benares ricca di contrasti
dei più sconvolgenti. Non era la solita plebaglia che sfilava,
ma persone di un certo rango, d’alto ceto, con in testa una rappresentanza
di dignitari dagli abiti sontuosi, riccamente ricamati e con il petto
guarnito di luccicanti medaglie.
Il ‘popolino’, gli ‘stampellati’, gli ‘intoccabili’
che sarebbero poi i più disgraziati di questa società arcana,
profondamente misteriosa, faceva ala a questo corteo di dignitari.
L’atmosfera era carica di misticismo fanatico di persone dallo sguardo
esaltato quando il ‘capo gruppo’, colui che doveva essere
il dignitario del corteo, si accostò ad una mucca ( sapete cos’
è una mucca...sì? Una vacca! Una vacca che fa latte, la
moglie del toro per intenderci) sdraiata nel bel mezzo della strada, si
mise in ginocchio e con la mano destra raccolse le feci… “
sacre” dall’ano dell’animale e se le portò alla
bocca per assaporarne il …‘ sacro’ contenuto!
Dovrei commentare? Cosa dovrei fare...ditemmelo tu ! Sono retorico? occidentale?
sono vecchio? sono rimbecillito o che cosa sono ? Fai tu, se vi va ancora
di commentare.
Possibile trovare una ragione morale a tutto questo? Ma se l’uomo
è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è possibile
che si debba giungere a tanto disonore, volgarizzare in maniera così
blasfema una creatura intelligente di Dio ? Non è, anche questa,
una forma di bestemmia contro il Creatore dell’uomo? Sono,
forse, nel baratro dell’ignoranza assoluta e per giunta anticonformista
e queste cose non le posso capire? Mah! È veramente intelligente
l’uomo? Ma tanto danno ha fatto la radioattività?
Chi ha indotto l’uomo ad essere così meschino nei rapporti
con il ‘Dio’, anche prima che vi fosse la radioattività?
Perché, queste cose esistono da sempre? Se così
fosse la conoscenza odierna avrebbe dovuto dipanare innumerevoli misteri
e far luce su dei fatti anacronistici che sconfessato e deturpano l’UOMO
a immagine di Dio! E poi, questi giovani esponenti di una società
“bene” componenti il corteo riccamente vestiti, non mostravano
d’essere vecchi. Erano in testa al corteo con vistosi striscioni
non da clima protestatario, bensì visibilmente gaudenti accanto
al loro personaggio dalle lunghe vesti candide. All’‘umile’
e nello stesso tempo… ‘sublime’ atto del loro capo carismatico
esultavano con grida e lacrime. Era retorica nel senso di insincera espressione
la loro o un fatto trascendentale? No. Non credo. Niente di tutto questo!
Sarò punibile se azzardo di affermare che si trattava di ‘FANATISMO’
del più esasperato?
Alcuni tipi di “Funghi”, quelli sbocciati in Giappone, per
intenderci, sono indigesti e velenosi per cui farne uso significherebbe
andar contro ad un certo disastro!
Duemila anni fa, un ‘Uomo’ di Nazareth, figlio di un falegname,
trovò l’antidoto ai mali antichi e moderni di questa irrequieta
umanità. Egli così si espresse:
“Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate l’un l’altro;
come vi ho amato io, che voi pure vi amiate l’un l’altro.
Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore
fra voi”.
É perfettamente inutile aggiungere quale fine dovette subire quest’Uomo!
Da duemila anni gli uomini parlano di ‘pace’; alcuni si atteggiano
a profeti messianici innalzando inni e cantici fiorettando idealismi sulle
impronte di Gesù di Nazareth; si creano proseliti per poi uccidersi
in massa.
Ma ormai nessuno ci fa più caso! Ci sono problemi molto più
impellenti da risolvere. Non è più possibile conformarsi
alle antiche forme di moralismo cristiano. Ogni cosa ha subito una drastica
trasformazione sotto il famoso “FUNGO”! La società
moderna mostra d’essere così tanto anticonformista da giungere
a conformarsi a coloro che un tempo, non tanto remoto, fra le mura di
un manicomio trainavano con uno spago lo spazzolino da denti come se fosse
un bull-mastif a catena.
Era anche quella una realtà per me occidentale non concepibile
, ma anch’essa… incontestabile.
É solo questione di spostarsi di parallelo geografico e poi tutto
diviene possibile!
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