Giovedģ, 11 marzo 2010 

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nuovi movimenti religiosi > La parola agli esperti

INDICE

- I NOSTRI FRATELLI CRISTIANI DALLO SCISMA D’OCCIDENTE
  AL DIALOGO ECUMENICO

- LE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA

- MARTIN LUTERO

- IL DIALOGO ECUMENICO

- IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA SCUOLA PER UN DIALOGO INTERCULTURALE TRA
   RELIGIONI

- LE ORIGINI DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI

- TESTIMONI DI GEOVA

- FATWA

- IL DIBATTITO SUI FORUM ISLAMICI

- CON L’ISLAM DIALOGO NELLA CHIAREZZA

- UN BATTISTA SI RACCONTA (Poesie e Testimonianze, F. Stefanini)

- NUOVO APPELLO CONTRO IL DDL SULLA MANIPOLAZIONE MENTALE

- CONCILIARE DIRITTI UMANI E FEDE

- UNITATIS REDINTEGRATIO- Quarant'anni di ecumenismo

- ESPERIENZA PROTESTANTE E…PREGHIERA CONTEMPLATIVA …CHE SI INCONTRANO.

- "SOCIETĮ E SESSO NELLA CULTURA DI OGGI" (SESSO- RELIGIONE E MISTERO)
di Umberto Polizzi

- INTERVISTA a LAURA PETRECCIA - TELEGRANDUCATO TV (Silvia Spataro)

- LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA Intervista al teologo Hans Kung (Marco Politi)

- "CAUSE ED EFFETTI DI UNA INTERPRETAZIONE SCRITTURALE"
  (Considerazioni storiche-radicali sul concetto 'ANIMA': ebraico nčfesh!)




 

I NOSTRI FRATELLI CRISTIANI DALLO SCISMA D’OCCIDENTE
AL DIALOGO ECUMENICO
(a cura di Laura Petreccia)

1- Quali personaggi possono essere considerati antesignani della Riforma?


La riforma protestante, per gli effetti di lunga durata che ha provocato, è stato l’avvenimento più importante, a livello europeo, della prima metà del ‘500. Essa provoca la spaccatura del mondo cattolico: gran parte dei popoli di lingua anglosassone si separano dalla chiesa romana. Solo a separazione avvenuta, la chiesa intraprende, con il concilio di Trento (i543-63) la sua riforma interna, basata sul rafforzamento dell’autorità del papa, sull’Inquisizione, sull’Indice dei libri proibiti, sulla creazione di nuovi ordini religiosi (gesuiti, cappuccini, barnabiti, somaschi, scolopi..), su una notevole solidità dogmatica e disciplinare. La crisi della chiesa era iniziata con la “cattività avignonese”(1305-77), in cui si verifica il trasferimento della sede pontificia ad Avignone , dopo il crollo della teocrazia papale: il che determinerà la soggezione del papato alla politica francese

.La crisi porterà ai due scismi d’occidente, dopo il ritorno del papato a Roma e con l’elezione di un antipapa. Il concilio di Pisa elesse un terzo papa, in sostituzione dei due ma attraverso un nuovo concilio a Costanza furono deposti i tre papa ed eletto un quarto, riconosciuto da tutti.
In questo periodo storico e già precedentemente ricordiamo vari antesignani della riforma, S.Francesco, Domenico di Guzman, Bernardo di Chiaravalle, Tommaso Moro, Savonarola, Erasmo da Rotterdam.. Come loro anche altri erano accomunati dalla necessità di una testimonianza e di un annuncio del messaggio di Gesù manifestato con l’esempio della propria vita e con modi umili e miti.
Perché sono chiamati precursori?

Perché anticipano nello spirito, nei segni e nei tempi l’avvio di una riforma avvertita come inevitabile.
Il disagio morale provoca reazioni e risveglia bisogni di cambiamento. Il dissenso dilaga investendo il mondo clericale e il mondo laico. Personaggi di spicco protestano contro la situazione di degrado della chiesa rivendicando l’ideale ritorno alla semplicità del messaggio evangelico e ad una vita cristiana coerente con il messaggio lasciato da Gesù.Quanto detto merita qualche riflessione e puntualizzazione su almeno alcuni di loro.
Nel secolo XII Pietro Valdo, un francese di Lione, “incaricò alcuni dotti di tradurre la Bibbia nella lingua d’oc (una lingua regionale) della Francia del Sud. Studiò con molto zelo la traduzione e concluse che i Cristiani dovevano vivere come gli Apostoli, senza beni propri”. (Storia della Civiltà, Parte IV, L’epoca della fede, traduzione di M. Tassoni, pagina 858). Egli diede inizio a un movimento di predicatori, che vennero denominati valdesi. Questi rigettavano il sacerdozio cattolico, le indulgenze, il purgatorio, la transustanziazione e altre pratiche e credenze tradizionali cattoliche. I valdesi si diffusero in altri paesi, e il concilio di Tolosa nel 1229 cercò di fermarli bandendo il possesso di libri biblici. Erano permessi solo i libri di liturgia e per di più solo in latino, una lingua morta. Ma il futuro aveva in serbo altre divisioni e persecuzioni religiose.
Nel XII secolo nel sud della Francia ebbe inizio un altro movimento ancora, quello degli albigesi (chiamati anche catari), che prendevano nome dalla città di Albi, dove avevano molti seguaci. Avevano la propria classe clericale che osservava il celibato e che esigeva il saluto con riverenza. Credevano che Gesù avesse parlato in maniera simbolica quando all’ultima cena disse del pane: “Questo è il mio corpo”. (Matteo 26:26, CEI). Rigettavano le dottrine della Trinità, della nascita della Vergine, dell’inferno di fuoco e del purgatorio. Mettevano quindi attivamente in dubbio le dottrine di Roma. Papa Innocenzo III decretò che gli albigesi venissero perseguitati. “Se necessario”, disse, “potete…sopprimerli con la spada”.- storia della Civiltà, Parte IV, op. cit., pag 863.
Fu indetta una crociata contro gli “eretici”, e i crociati cattolici trucidarono 20.000 uomini e bambini a Beziers, in Francia. Dopo molto spargimento di sangue, la pace si concluse nel 1229 con la sconfitta degli albigesi. Il concilio di Barbona proibì ai laici di possedere una qualunque parte della Bibbia”. (Ibid, pag. 865). La radice del problema per la Chiesa Cattolica era evidentemente l’esistenza della Bibbia nella lingua del popolo.
Il successivo passo intrapreso dalla chiesa fu quello di istituire l’Inquisizione, un tribunale costituito per sopprimere l’eresia. Già uno spirito di intolleranza si era impossessato del popolo, che era superstizioso e fin troppo pronto a linciare e assassinare gli “eretici”. Le condizioni esistenti nel XIII secolo si prestavano all’abuso di potere da parte della Chiesa. Comunque, gli “eretici condannati dalla Chiesa dovevano essere consegnati al braccio secolare cioè alle autorità locali, ed essere arsi vivi”. (Ibid., pagine 866-7). Lasciando alle autorità secolari l’effettiva esecuzione delle condanne a morte, la chiesa sarebbe apparsa libera dalla colpa di sangue.Con l’Inquisizione ebbe inizio un’era di persecuzione religiosa accompagnata da abusi, denunce false e anonime, assassinii, rapine torture e morte lenta procurata a migliaia di persone che osarono dissentire dalla chiesa. La libertà di espressione fu soffocata.
La crisi all’interno della chiesa fu rilevata non solo da uomini come Erasmo e Machiavelli, ma anche dalla chiesa stessa. Furono convocati concili ecclesiastici per prendere atto di alcune lagnanze e di certi abusi, ma senza risultati durevoli. I papi, paghi del loro potere e della loro gloria, scoraggiarono qualsiasi tentativo di riforma.
Se la chiesa avesse preso più seriamente il bisogno di far pulizia in casa propria, forse non ci sarebbe stata nessuna Riforma. Ma, stando così le cose, dall’interno e dall’esterno della chiesa si cominciava a invocare con insistenza una riforma. Ho già menzionato i valdesi e gli albigesi. Pur essendo stati condannati come eretici e spietatamente soppressi, avevano destato nel popolo malcontento per gli abusi del clero cattolico e avevano acceso il desiderio di tornare alla Bibbia.

Proteste dall’interno della Chiesa
John Wycliffe (1330?- 84), spesso definito il “precursore della Riforma”, era un sacerdote cattolico e professore di teologia a Oxford, in Inghilterra. Ben consapevole degli abusi della chiesa, scrisse e predicò contro questioni quali la corruzione negli ordini monastici, il censo imposto dai papi, la dottrina della transustanziazione, la confessione e l’ingerenza della chiesa negli affari temporali.
Wycliffe fu particolarmente franco nel denunciare il disinteresse della chiesa per l’insegnamento della Bibbia. A tal fine Wycliffe, negli ultimi anni della sua vita, si applicò a tradurre dal latino in inglese la versione della Bibbia nota come Vulgata. Assistito dai suoi aiutanti, in particolare da Nicola di Hereford, produsse la prima Bibbia completa in lingua inglese.
Gli scritti di Wycliffe insieme a parti della Bibbia furono distribuiti in tutta l’Inghilterra da un gruppo di predicatori, che vennero denominati “poveri preti” perché andavano in giro vestiti semplicente, scalzi e senza beni materiali. In tono derisorio furono anche chiamati lollardi, parola che deriva dal medio olandese Lollaerd, cioè “uno che bisbiglia preghiere e canti di lode”.
Fortemente influenzato da John Wycliffe fu il boemo Jan Hus (1369?-1415), rettore dell’Università di Praga e anch’egli sacerdote cattolico. Come Wycliffe, Hus predicò contro la corruzione della Chiesa di Roma e insistè sull’importanza di leggere la Bibbia. Questo gli attirò subito le ire della gerarchia. Nel 1403 le autorità gli ingiunsero di smetter di predicare le idee antipapali di Wycliffe, e inoltre diedero pubblicamente alle fiamme i libri di Wycliffe. Ma Hus per nulla intimorito, scrisse pungenti capi di accusa contro le pratiche della chiesa, compresa la vendita delle indulgenze. (Lettere emanate dal papa a titolo di assoluzione o di suffragio). Nel 1410 fu condannato e scomunicato.
Hus fu condannato nel sostenere la Bibbia. “Ribellarsi contro un papa che sbaglia equivale a obbedire a Cristo”, scrisse. (Durant, opo. Cit. pag. 216). Insegnò anche che la vera chiesa, lungi dall’essere il papa e la classe dominante di Roma, “è la totalità degli eletti e il corpo mistico di Cristo, il cui capo è Cristo; e la sposa di Cristo, la quale per il suo grande amore egli redense col proprio sangue”. (confronta Efesini 1:22, 23, 5:25-27). A motivo di tutto ciò fu processato dinanzi al Concilio di Costanza e condannato come eretico. Fu arso nel rogo nel 1415.

Un altro personaggio fu Girolamo Savonarola (1452-98), frate domenicano del convento di San Marco a Firenze. Trascinato dallo spirito del Rinascimento italiano, Savonarola parlò senza timore contro la corruzione sia della Chiesa che dello Stato. Asserendo di basarsi sulla Scrittura, oltre che su visioni e rivelazioni che diceva di aver ricevuto, cercando di fondare uno stato cristiano o ordine teocratico.Nel 1497 il papa lo scomunicò. L’anno seguente venne arrestato, torturato e impiccato. Appropriatamente Savonarola si era definito “un precursore e un sacrificio”. Solo alcuni anni dopo, la Riforma esplodeva con tutta la sua forza in tutta l’Europa.


3. Trovi che sarebbe stato più “virtuoso” tacere in ossequio alla politica” vigente tra papato e stato? Spiega la tua posizione.


Decisamente no.Gli errori commessi sono talmente gravi e devastanti che ritengo necessaria e inevitabile la presa di posizione scaturita. Il fatto stesso che la protesta sia stata in grado di dilagare in gran parte dell’Europa fa comprendere quanto fossero urgenti e bisognosi cambiamenti radicali che investissero i campi religiosi, politici e culturali. Purtroppo molto tardi la Chiesa ha compreso la sua diretta responsabilità in vicende, avvenimenti, decisioni, deformanti lo spirito del Vangelo.La Chiesa porta sul volto “macchie e rughe”e le “tristi eredità del passato ci seguono” tuttora.

4. Puoi descrivere le caratteristiche che ti hanno colpito in una di queste personalità del Medioevo?


Sono rimasta colpita in particolare da Valdo, di lui ho già diffusamente parlato in precedenza. Lui oltre ad essere un precursore della riforma è il promotore di un movimento, non certo effimero che a questa data è sempre attivo sullo scenario contemporaneo religioso.
Le caratteristiche di Valdo le valutiamo in una luce più chiara per il movimento stesso che lui ha fondato.


5. Ritieni che sarebbe utile oggi imitarla?

Abbiamo il dovere di pensare alla propria Chiesa. Gesù ci ha insegnato ad amare tutti gli uomini senza eccezione di religioni e di ideologie. Semmai i più lontani devono essere i più amati. Vedi la parabola della pecorella smarrita. Un autentico desiderio di unità è da conquistarsi progressivamente senza sacrificare la verità con la consapevolezza e il dovere di testimoniare che Cristo ha voluto Una la Sua Chiesa. Dal Vaticano II ad oggi molto si è progrediti soprattutto ad opera di questo pontefice. Per la Chiesa cattolica V. II è stato un tale rinnovamento in tutti i campi che ha portato una nuova comprensione dell’imperativo missionario ed ecumenico. Ma in verità germi di dialogo erano presenti già in diversi pontefici, da Leone XIII in poi, e in molti teologi e uomini della Chiesa. Ogni Chiesa ha avuto il proprio percorso ecumenico, guidata dallo Spirito Santo. In questo senso l’ecumenismo ora è dichiaratamente una priorità delle Chiese anche se la ricezione pratica della base è un processo molto lungo. In questo processo tutte le Chiese hanno ancora un cammino lungo innanzi a loro.

6. Occorre coraggio per questa scelta?

Si occorre molto coraggio. Come dicono gli ebrei per fare la volontà di Dio occorrono quattro qualità assimilabili a quattro caratteristiche di animali: Forza, Velocità, Leggerezza e Coraggio, corrispondenti alla forza della tigre, alla velocità dell’aquila, alla leggerezza del cervo e al coraggio del leone.
Non solo, tutto questo esige l’apertura alla pienezza della verità di Cristo che ci giudica e ci trascende. La fraternità dovrà costituire la base del vivere cristiano delle nostre comunità, non solo nei loro rapporti interni, ma anche in ordine ad altri che per lungo tempo sono parsi camminare in direzione diversa dalla nostra.

Il Movimento Valdese dalle origini ad oggi

Il movimento valdese, nonostante la condanna ecclesiastica si diffuse notevolmente. In Boemia, nuclei sussistevano ancora verso la metà del sec. XV ove si fusero con gli Ussiti. Dei gruppi italiani, oltre quelli piemontesi e lombardi, va ricordato quello che si stabilì in Calabria. Ma il gruppo v. destinato a sussistere e a mantenersi intatto attraverso i secoli fu quello che si venne raccogliendo, fin dal XIII sec, in alcune valli delle Alpi Cozie. Ben accolti da principio dai signori locali,in particolare dai conti Lucerna, ma già fin dal 1220 si andò creando una situazione di ostilità aggravatasi nei secoli successivi e che culminò nelle persecuzioni del 1370-1378 e del 1487.
In questo periodo vivono nell’ombra e nell’orbita della Chiesa cattolica, che essi frequentano dissimulando per quanto possibile l’esser loro, confortando in privato la loro fede, aiutati dalle visite dei loro “barba”, predicatori ambulanti.
Solo con l’adesione alla Riforma il movimento v. acquistò una vera e propria autonomia di fronte alla Chiesa romana..I primi contatti dei v. con la Riforma risalgono al 1526, ma l’adesione formale fu decisa nel sinodo di Chanforan presso Angrogna, al quale parteciparono tutti i “barba” delle valli, delle comunità degli altri territori. La questione più importante fu l’istituzione di un culto pubblico. Bandita ogni forma di simulazione e di compromesso riguardo alla partecipazione dei v. alle cerimonie del culto cattolico, e fu infine accettata una formula di fede che implicava l’adesione dei v. alle idee dei riformatori svizzeri sui seguenti punti: la predestinazione, le opere buone, il giuramento, la confessione fatta a Dio soltanto, il riposo domenicale, il digiuno non obbligatorio, il matrimonio lecito anche ai “barba”, infine due soli sacramenti: battesimo ed eucaristia. La formula ripudiava la vendetta, ammetteva la liceità della professione di magistrato, ammetteva che ogni usura è proibita da Dio ..Ma l’adesione dei v. alla Riforma segnò il principio di un’odissea di persecuzioni che durarono due secoli. Ricordiamo il massacro del 1561 della comunità di Calabria; le “pasque piemontesi” nel 1655 (Vittorio Amedeo I di Savoia); la repressione e l’espulsione da parte di Vittorio Amedeo II.. E’ di questi anni l’emanazione della confessione di fede del 1655, che è tuttora, con l’aggiunta di un Atto dichiarativo approvato dal Sinodo v. del 1894, la confessione di fede vigente nella Chiesa v, confessione d’impronta calvinista e modellata sulla Confessione gallicana delle chiese riformate in Francia. La definitiva emancipazione dei v., propugnata tra gli altri da Vincenzo Gioberti e da Roberto D’Azeglio, fu sancita da Carlo Alberto con l’editto del 17 febbraio 1848. La situazione fatta ai v. dallo Statuto del regno e dalla legge 24 giugno 1929 sui culti ammessi non differiva dalla situazione fatta in Italia a tutti gli altri culti non cattolici.
L’organizzazione attuale della Chiesa v. è di tipo presbiteriano. L’ Assemblea legislativa della Chiesa v. è il Sinodo composto di tutti i pastori e di altrettanti membri eletti dalle chiese. L’autorità rappresentativa e amministrativa è la Tavola eletta dal Sinodo. E’ composta di un presidente che ha il titolo di moderatore, di vari pastori, ciascuno dei quali è sovrintendente amministrativo di uno dei distretti della Chiesa, e di alcuni membri laici. Una funzione particolare spetta al corpo dei pastori ed è quella di vegliare al mantenimento della santa dottrina.
Dal 1967 la chiesa v.,con la chiesa metodista, Unione battista, chiesa evangelica luterana e la comunità ecumenica di Ispra, Varese, aderisce alla Federazione evangelica italiana.
Nel 1975 le Chiese v. e metodista hanno approvato un patto di integrazione, completato nel 1979; le comunità rimangono distinte ma fanno capo a un Sinodo unico, che elegge un’unica Tavola.


Mi sentirei presuntuosa se affrontassi l’argomento come mi è stato proposto. E’ difficile infatti, forse impossibile, per chi non ne ha vissuto l’esperienza, parlare di una comunità nella sua avventura ecumenica e perciò anche nella sua storia, nella sua missione, nella sua identità. Mi parrebbe invece più obiettivo e rispettoso esporre le nostre esperienze con i valdesi nella evidente attenzione ai miei limiti e sensibilità di cristiano, di cattolico. Un altro limite; per quanto fra valdesi e metodisti vi sia dal 1975 un patto di integrazione, il mio sguardo vuole limitarsi all’ambiente valdese per la particolare storia e presenza in Italia.
Proprio pensando ai valdesi mi pare facile constatare la validità della osservazione di uno storico che dice: “Quando valori etici, economici o politici fanno lega con elementi religiosi, si forma una pericolosa miscela esplosiva o almeno si creano premesse per periodi e situazioni di grave tensione”.
E’ veramente la comunità valdese ha vissuto nella sua lunga storia di sette secoli, in forme diverse, l’avventura difficile, a volte tragico rapporto fra religione, politica e cultura. Nodi fondamentali sono stati il Sinodo di Chaforan per l’adesione al calvinismo nel 1532, le sanguinose “pasque piemontesi” del 1655 e il faticoso rientro in Piemonte nel 1681.
E da allora, la triste e sofferta sopravvivenza nelle valli attorno a Pinerolo, privati dei diritti civili e politici; fino alla sospirata condizione di parità riconosciuta nel 1848 da Carlo Alberto. Per comprendere le non cessate sofferenze nonostante il riconoscimento dei diritti civili e politici, mi pare opportuno ricordare una frase del pastore Tullio Vinay: “Noi valdesi, sino al concilio Vaticano II siamo stati cittadini di serie B.”
Alla luce di questa constatazione ripenso la storia dei valdesi, così coinvolti in situazioni politiche, sociali e religiose e posso comprendere le gravi tensioni di oggi. Basti un accenno breve per richiamare lunghe sofferenze.
Davvero la premessa storica appena accennata vale anche oggi, per il dialogo fra cattolici e valdesi, per quanto in forma più attenuata. Per esempio motivo di disagio è la contiguità tra Italia e Vaticano. E’ una vicinanza per cui, da parte cattolica, si teme che tutto ciò che nasce in Italia possa avere valore emblematico per il mondo e, d’altra parte, i fratelli valdesi sono spesso portati a giudicare come ispirato dal Vaticano, ogni atteggiamento della Chiesa cattolica in Italia.
Voglio aggiungere che questa premessa storica vale ancora per un’altra situazione che si è creata negli anni del dopoguerra. Allora, con la ripresa della vita democratica in Italia, al diversamente valutata col lateralità tra partito democristiano e Chiesa ha spinto molti pastori a militare in partiti lontani dai valori religiosi; naturalmente per non essere costretti a seguire fini e programmi che più, che scelte di partito, potevano sembrare orientamenti ecclesiali.

Oggi

L’ecumenismo veneziano degli anni Sessanta ha rappresentato una svolta decisiva per tutto l’evangelismo italiano.l’interesse dei valdesi faceva eco a quello metodista con il pastore Mario Sbaffi, a quello del pastore Fausto Salvoni della Chiesa di Cristo, a quello del pastore battista Enrico Paschetto. Il lavoro ecumenico nelle sue varie componenti si estendeva sempre più. Ricordiamo ancora la Società Biblica che nel 1985 portava a termine la traduzione interconfessionale della Bibbia in lingua corrente secondo le direttive e l’autorizzazione (questa volta, firmate dalle Chiese). Si giunse così al primo monumento ecumenico in Italia. Oggi a venticinque anni di distanza, la sola diffusione del Nuovo Testamento ha raggiunto i dieci milioni di copie. Le strade aperte al dialogo negli anni Sessanta sono spesso frequentate dai professori della Facoltà Valdese di Teologia e da molti colleghi delle comunità locali.
In seguito si è giunti alla stesura e alla firma di un Documento comune sui matrimoni misti nonostante le difficoltà tradizionali in quanto per i protestanti il matrimonio è innanzi tutto un problema civile mentre per i cattolici, dal concilio di Trento in poi, ha assunto un carattere sacramentale. Oggi in Italia , la Chiesa cattolica, la Chiesa valdese, la K.E.K., il C.C.E.E, hanno attuato la Charta Oecumenica per l’Europa. A livello mondiale, come pure a Venezia negli anni Sessanta, questi suggerimenti erano già noti. Bisognava superare le ataviche difficoltà perché nel secolo XX non era facile guardare alla non accettazione del diverso come all’eresia caratteristica del nostro tempo.
Nel susseguirsi delle generazioni il movimento ecumenico non può che assumere un aspetto dinamico dei suoi contenuti e delle sue prospettive. E’ giustamente un cammino ritenuto irreversibile da tutte le Chiese che si sono impegnate a incontrarsi nel nome del Signore.

LE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA


L e Chiese evangeliche presenti in Italia possono dividersi grosso modo in due gruppi: le cosiddette “Chiese storiche”, che risalgono al periodo della Riforma fino all’Ottocento e le più recenti Chiese dell’area “evangelical” o “evangelico. Conservatrice”. In realtà la distinzione fra i due gruppi è abbastanza fluida. Da un lato, infatti, le Chiese storiche hanno subito influenza di teologie di tipo “risvegliato”; dal’altro, per molte Chiese di area “evangelical”, l’applicazione dell’aggettivo “conservatore” è quanto meno discutibile. Se le Chiese storiche sono mediamente più aperte sul piano sociale e teologico e partecipano attivamente al movimento ecumenico, la realtà degli “evangelical” è quella di Chiese giovani, vive e in movimento; alcune di esse fanno parte della Federazione delle Chiese evangeliche italiane. (FCEI)
Diamo di seguito alcuni cenni sulle principali denominazioni, elencandole secondo la data della loro costituzione in Italia.


Valdesi 30.000
Luterani 7.000
Chiese Cristiane dei Fratelli 20.000
Metodisti 5.000
Battisti 10.000
Avventisti 20.000
Esercito della Salvezza 2.000
Pentecostali 200.000
Apostolici 3.500
Chiese di Cristo 3.000
Chiese e movimenti evangelici liberi 20.000
Chiese estere in Italia 100.000

Complessivamente la popolazione protestante in Italia può essere stimata tra 350 e 430.000

n. 7 Oggi l’atteggiamento predominante, nei confronti della testimonianza di fede, è conformista o
anticonformista?

SI NO

Ritengo, prima di rispondere alla domanda, fare una breve premessa di cosa può condizionare alla base una testimonianza di fede autentica.
Innanzitutto porrei l’accento sul conformismo culturale , fattore di estremo pericolo per l’umanità. Il pericolo per i popoli del sud e per le fasce della povertà nel nord stesso, è legato fortemente alla perdita di identità culturale, alla conformazione culturale, per i popoli del nord il pericolo è legato ad una informatizzazione della cultura, monopolizzata da parte di coloro che detengono il controllo dell’informazione e delle banche dei dati, che ancor più imprimeranno un segno (in-segnamento) a scapito di una endogena educazione.Un altro fattore che coinvolge strettamente nord e sud allo stesso tempo può avere delle enormi ripercussioni sulla sopravvivenza della forza culturale dell’umanità e quindi della sua stessa capacità di creare il mondo: è l’incontro-scontro fra le culture.
La velocità di spostamento, infatti, mentre facilita l’incontro tra le culture, le espone a un fagocitamento da parte delle culture più aggressive, soprattutto quando quelle più deboli sono portate nelle aree più ricche, nel nord, dagli emigrati, quelli che oggi chiamiamo gli immigrati extracomunitari.
Questo periodo storico è caratterizzato dallo scontro conflittuale con le differenze ma anche da una accelerata velocità di spostamento. In tale contesto la facilità di comunicazione e di relazione può condurre non solo allo scontro delle differenze ma anche all’incontro delle culture e religioni differenti.
Pensare ad una omogeneità etnica, culturale e religiosa non è possibile. La nostra esperienza quotidiana di cittadini e credenti afferma il contrario. In Italia, a fianco alla chiese cattoliche trovi moschee, comunità buddiste e induiste. L’1,92% della popolazione comprende 614 realtà religiose presenti nel nostro paese pari a 1.100.300 cittadini italiani.Il rischio di essere stretti tra indifferentismo e plauso retorico , tra i fondamentalisti e il supermarket religioso c’è. Questo tempo che stiamo vivendo, richiede di ripartire daccapo e ricominciare a porsi le ragioni profonde della fede.
La Conferenza Episcopale Italiana ha emanato recentemente un’importante “Nota pastorale” sugli itinerari credibili e praticabili per quanti vogliono riscoprire la propria fede.
Uno dei mali di oggi- affermava già Edith Stein- è la dilagante frivolità nella vita dei Cristiani più di nome che di fatto. E.H. Erikson annotava a sua volta che se il secolo XIX è stato definito del bambino della fede e il XX quello del giovane, c’è da sperare che il nuovo secolo XXI possa essere quello dell’adulto; ma si chiedeva: “Verrà poi quello dell’adulto?.
Essere Cristiani adulti oggi è credere nell’integrità della propria fede, è ricomprendere la vita nell’insegnamento del Vangelo tramandato dai nostri padri, in tempi di “post-modernità”, di post-religiosità”, come sono i nostri.
Un osservazione fondamentale dei Vescovi: “La consapevolezza del primato dell’evangelizzazione si è fatta negli ultimi decenni sempre più chiara nelle nostre comunità e, mentre ha prodotto una salutare inquietudine di fronte ai radicali cambiamenti nella società e nella cultura, ha impresso una marcata connotazione missionaria a tutta la vita della Chiesa.
Notiamo bene: qui si dice, semplicemente, che siamo da ri-evangelizzare, terra di missione!
Concludono i Vescovi- “ questa conversione della pastorale” non può limitarsi a coloro che non hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo ma esige una rinnovata e sempre più convinta attenzione a tutti i battezzati, a cominciare da coloro che, pur non avendo rinnegato formalmente il loro Battesimo, vivono un fragile rapporto con la Chiesa e devono essere interpellati dal santo Vangelo di Gesù Cristo per riscoprirne la bellezza e la forza trasformante, e per ritrovare così gioia di vivere l’esperienza cristiana in maniera più consapevole e operosa.
Il cammino dell’iniziazione cristiana è paradigma per la vita cristiana. (decr. Ad gentes, 14)

8. In quale atteggiamento ti identifichi?

Non mi sento una persona conformista, tutt’altro. Sono una persona che non smette mai di cercare, sia quando la mia vita è segnata dalla violenza, dalla solitudine e dalla insignificanza, sia quando vivo nella serenità e nella gioia, io continuo a cercare. L’unica risposta che mi appaga acquietando questa ricerca è l’incontro con Colui che è alla sorgente del mio essere e del mio operare. Cristo , la strada è Cristo. Egli è la Via, la Verità e la Vita che raggiunge la mia persona nella quotidianità della mia esistenza. La scoperta di questa strada avviene normalmente grazie alla mediazione di altri esseri umani. Il Cristianesimo prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la Salvezza, è pertanto l’avvenimento di un incontro. L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la loro vita è cambiata. Capire com’è quest’uomo “dopo Gesù senza Gesù”. E come sia possibile che così com’è ritrovi e scopra il dono della fede come promessa di felicità per la sua vita, con tutte le conseguenze morali che questo dono si porta intrinsecamente appresso. Credo che sia possibile solo attraverso una rete spontanea di incontri e di amicizie che si diffondono per contagio. Da persona a persona. Per un attrattiva così umana da non essere spiegabile solo in termini umani.
Chiesa Anglicana
Chiesa Battista
Chiesa Metodista


1. Qual è il fondamento della fede di tutte le chiese?

Ciò che è il fondamento di tutte le chiese è l’annuncio di pace e l’istanza di riconciliazione che ci giunge dall’unico Evangelo di Gesù Cristo. Evangelo che insieme abbiamo il mandato di diffondere tra le genti. Fondamenti della teologia ecumenica, nata dal Movimento Ecumenico, sono l’aspetto biblico-teologico da cogliere alla luce della Rivelazione; il Dio Trinità che è comunione; l’attenzione all’azione dello Spirito Santo

2. Quale elemento caratterizza la separazione della Chiesa Anglicana da Roma?

La chiesa anglicana nasce come chiesa cattolica, conservando del cattolicesimo l’organizzazione e la successione episcopale, nonché i sacramenti, il cerimoniale, i testi canonici.Se vogliamo.la chiesa anglicana è la sintesi di tendenze abbastanza diverse tra loro: l’assolutismo della monarchia, il nazionalismo della borghesia inglese emergente, che sapeva promuovere rapporti sociali di tipo capitalistico, il moderato riformismo erasmiano. Con l’Atto di uniformità del 1559 venne affermata l’indipendenza dal papa romano, venne mantenuta la continuità con la chiesa antica attraverso l’adesione alle confessioni di fede e alle decisioni dei primi quattro concili ecumenici, vennero accettati i principi fondamentali della Riforma, venne solennemente dichiarata la Bibbia come suprema norma di fede, affermando che non si può pretendere da alcuno di accettare come articolo di fede quello che non può essere approvato con la Bibbia. La forza salvifica della chiesa non è negata ma si considera più importante la fede personale. Netto invece il rifiuto di ogni culto per Maria, i santi, le reliquie, le icone e di ogni forma di suffragio per i defunti.
Altre caratteristiche: il matrimonio dei preti, il rifiuto delle indulgenze e del purgatorio, il servizio liturgico nella lingua locale. Questa chiesa ammette il divorzio, aborto, contraccezione, rapporti prematrimoniali. Di recente sono state ammesse al sacerdozio anche le donne.
E’ chiesa di stato, “chiesa stabilita”, cioè protetta dalle leggi. Le cose ecclesiastiche sono ritenute affari di Stato. I due arcivescovi più importanti sono quelli di Canterbury (primato onorifico) e di York. E’ il primo che riconosce il re come supremo governatore visibile della chiesa, con poteri politico-giuridici non dottrinali.
Con la regina Anna, 1702, alla sua morte si giunse a un compromesso che dura ancora oggi: la Chiesa Alta, che raccoglie l’aristocrazia e l’alto clero, che afferma la collaborazione fra chiesa e Stato, in continuità con la chiesa antica, che ammette da 5 a 7 sacramenti, che si considera una diramazione del cristianesimo, insieme a cattolicesimo e ortodossia, che non rifiuta la vita monastica e che è sicuramente la più vicina alla chiesa cattolica. Dopo il 1860 si è molto avvicinata a Roma sul piano ritualistico, delle invocazioni a Maria e ai santi e della confessione…
La Chiesa bassa o movimento evangelico del XVIII sec. È sostanzialmente calvinista , accetta i sacramenti del battesimo e dell’eucarestia. Caratterizzata da semplicità rituale, da azione missionaria e forte impegno sociale.

3. Chi sono i Battisti evangelici?


Battisti, “coloro che battezzano”: sembra che il nome spieghi già tutto di questo gruppo protestante. Ma oltre al battesimo, praticato per immersione e amministrato ai solo adulti, i battisti sottolineano l’importanza del rapporto personale del credente con Gesù Cristo, che determina il comportamento e l’agire,nella chiesa e nella società. Il battesimo viene amministrato, sulla base della testimonianza biblica, solamente a credenti adulti che manifestano la seria intenzione di essere discepoli del Cristo.
Il movimento battista nacque in Inghilterra. Ma la prima chiesa battista è stata fondata ad Amsterdam, nel 1609, da profughi religiosi inglesi guidati dal teologo John Smyth, che in quella città vennero a contatto con un gruppo mennonita. E fu proprio l’incontro con i mennoniti a far introdurre, tra i battisti, la pratica del battesimo degli adulti. Negli anni successivi il battismo si diffuse in Inghilterra e sbarcò, verso la metà del 1600, anche in America.
Pur mantenendo tra loro stretti legami, le prime chiese battiste erano tutte rigorosamente autonome. Il congregazionalismo è ancora oggi uno dei tratti caratteristici del battismo, insieme all’assenza di una gerarchia ecclesiale e all’insinstenza sulla separazione tra chiesa e stato. Oggi le chiese battiste sono riunite in unioni nazionali, che, nella nostra parte del mondo, compongono a loro volta la Federazione delle Chiese Battiste Europee. E a livello mondiale esiste l’Alleanza Battista Mondiale. Nel mondo si contano oggi circa quaranta milioni di battisti.


3. Chi sono i Metodisti e da quale chiesa provengono?


Alla successione di Anna del ramo protestante degli Hannover, durante il regno l’anglicanesimo fu minacciato di soffocamento, soprattutto in seguito alla controversia di Bangor e anche a causa della sospensione delle convocazioni decennali dei vescovi, decisa da Giorgio I. L’avvento delle teorie razionaliste di Locke, di quelle antitrinitarie di Clarke e di quelle deiste di Toland non fecero che acuire la crisi in atto.
La reazione contro questa crisi provocò la nascita del metodismo, un movimento pietista fondato sulla esperienza mistica della certezza che si sarà salvati (oggi ha più di 30 milioni di fedeli nel mondo.


4. Quale il nome del loro fondatore?


John Wesley (1703-1791)
Ha il merito di aver saputo indirizzare e organizzare il diffuso risveglio di rinascita religiosa in movimenti congregazioni metodiste con caratteristiche battiste della chiesa. Costituiscono una moderna e organizzata società a difesa ei diritti umani e della libertà di religione. Rivolta sul piano socio-caritativo in prevalenza ai ceti modesti, incolti e moralmente lontani. I loro orientamenti hanno anticipato le grandi lotte storiche quali le rivoluzioni francese e americana che hanno segnato radicali trasformazioni per l’umanità.
L’organo legale di governo era costituito da 100 pastori scelti e nominati da Wesley, responsabile amministrativo e disciplinare.

5. La Chiese Riformate sono quelle citate in questo studio o si sono diramate con sfumature e prassi?


Ho inserito in allegato scheda riepilogativa delle chiese evangeliche .

Diramazioni del protestantesimo
1. Protestantesimo- Luteranesimo-Evangelismo: Germania, Paesi scandinavi e parzialmente in Centro-Europa, poi Stati Uniti…
2. Calvinismo: Svizzera (in Francia come Ugonotti). Non si appoggiò ai principi ma alla borghesia cittadina. Esso infatti santifica gli affari e la produzione.
3. Anglicanesimo: Inghilterra e colonie. Fautore Enrico VIII, che si autoproclamò “capo della chiesa inglese”. Vittima illustre Tommaso Moro. Ha origini più politiche che religiose, in quanto almeno all’inizio, non vennero modificati i dogmi della chiesa. Esso esprimeva l’esigenza della monarchia di staccarsi dall’impero e dalla chiesa romana, per diventare assoluta.


Lutero e la Riforma Protestante

1. La Chiesa del XVI secolo offriva una testimonianza limpida al messaggio di Cristo nella sua dottrina e nella sua prassi?

Ci sono cause storico-sociali che vanno considerate nel contesto del secolo XVI per quanto riguarda la testimonianza della Chiesa del messaggio che offriva di Cristo. Queste cause hanno portato alla Riforma Protestante.
1) Critica della enorme ricchezza e dei privilegi della Chiesa romana. Decadenza morale della Chiesa (nepotismo: cariche politico-religiose-diplomatiche offerte ai parenti di papi-vescovi-cardinali; lusso della curia romana; corruzione del clero, che si è lasciato influenzare dallo stile di vita borghese, emergente in tutta Europa, mondanità…) La sede pontificia era disputata da grandi famiglie italiane (Medici, Farnese, Della Rovere).
2) Risveglio delle nazionalità (Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, ecc.) contro il Sacro romano impero rappresentato da Carlo V con Spagna-Austria- Ungheria- Paesi Bassi, e contro l’universalismo medievale cattolico del papato. In Germania e soprattutto la grande feudalità che combatte l’impero, negli altri Stati è soprattutto la borghesia che appoggia la monarchia nazionale
3) Esigenze emancipative di vari strati sociali: piccoli nobili in decadenza contro la grande feudalità (soprattutto in Germania, dove la piccola nobiltà non è riuscita, come in Italia, a istituire i Comuni insieme alla borghesia); servi della gleba contro la grande feudalità (soprattutto in Germania); borghesia contro i feudatari (ovunque, ma in Inghilterra la riforma anglicana si farà sulla base di un compromesso fra queste due classi).


2. Hai incontrato spunti d’infedeltà?

SI NO

Quali potrebbero essere?

Senza dubbio rileviamo spunti d’infedeltà della Chiesa al suo mandato. Ma questa sua infedeltà rappresenta lo sbocco della crisi religiosa dei secoli precedenti (vedi i movimenti ereticali), che aveva espresso l’esigenza della riforma della chiesa, e lo sbocco del processo di formazione delle nazionalità, iniziato con la crisi dell’universalismo medievale e del sistema feudale.

MARTIN LUTERO

Martin Lutero è il promotore della Riforma e delle riforme successive alle 95 tesi teologiche che decretano lo scisma d’Occidente.
Breve scheda biografica di Martin Lutero
1483- nasce a Eisleben
1501- comincia a frequentare l’università di Erfurt
1505- promozione ad “Magister artium”, inizia lo studio della giurisprudenza
1505- diventa monaco agostiniano a Erfurt
1507- ordinazione sacerdotale, inizia a studiare teologia
1508- comincia ad insegnare filosofia morale a Wittenberg
1510- viaggio a Roma, accompagna un frate per trattare questioni interne all’ordine
1512- si laurea in teologia a Wittenberg
1517- pubblica le 95 tesi contro il commercio delle indulgenze e per la riforma
1518- discussione delle 95 tesi a un convento agostiniano ad Augusta, interrogazione attraverso un legato papale. Lutero si rifiuta a ritrattare.
1519- Lutero nega l’infallibilità del papa.
1520- processo papale contro Lutero, l’imperatore Carlo V vieta la diffusione delle opere di Lutero che vengono bruciate in molte città tedesche. Lutero brucia in piazza la bolla papale che lo invitava a ritrattare.
1521- Dieta di Worms, Lutero si difende davanti all’imperatore. Viene scomunicato e messo al bando dall’imperatore, fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore Federico III il Saggio di Sassonia, che lo porta al suo castello Wartburg, dove Lutero traduce il Nuovo Testamento in lingua tedesca.
1522- Lutero si trasferisce a Wittenberg, comincia la traduzione del V.T. in tedesco. A Zurigo inizia la riforma di Zwingli
1523- a Bruxelles vengono bruciati i primi martiri protestanti
1524- Lutero abbandona l’ordine agostiniano
1525- matrimonio con Katharina von Boru- Inizia la “guerra dei contadini” parzialmente ispirata anche dalle idee del protestantesimo
1526- Dieta a Speyer. Autonomia delle regioni
1529- pubblicazione del “Kleiner Katechismus” di Lutero
1530- Dieta a Augusta. Presentazione della “Confessione di Augusta”, documento programmatico del movimento protestante, composto da 21 articoli.
1532- “Pace religiosa di Norimberga”, il protestantesimo si diffonde
1534- pubblicazione della prima bibbia in tedesco ( traduzione di : Martin Lutero)
1541- comincia a Ginevra la riforma di Giovanni Calvino
1545- concilio di Trento, inizia la controriforma
1546- Lutero muore a Eisleben


4. Perché protesta contro la chiesa di Roma?


Il motivo fu offerto dalla questione delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, volendo ricostruire la basilica di S. Pietro a Roma, e non disponendo dei mezzi necessari, aveva bandito in tutto il mondo una speciale indulgenza per coloro che avessero fatto un’offerta in denaro. L’indulgenza, già usata nel corso delle crociate, era una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel purgatorio, che il papa concedeva a quei fedeli sinceramente pentiti, disposti a compiere particolari penitenze (pellegrinaggi, elemosine, opere meritorie…) Lo sconto offerto da questi certificati d’indulgenza era proporzionato all’importo del denaro.
I primi a reagire sono i cattolici tedeschi, capeggiati da Lutero, frate agostiniano. I punti fondamentali della rottura sono:
1)Giustificazione per fede; la salvezza si ottiene direttamente dalla grazia divina e non attraverso le opere guidate dalla Chiesa; quello che conta è l’atteggiamento di coscienza. Non ci si salva per i propri meriti. Il peccato originale rende l’uomo incapace di bene. Solo Dio può salvare. Di questa salvezza l’uomo non può essere certo finchè non muore. In attesa di saperlo deve avere la fede. Conseguenza pratica: forte individualismo, rifiuto dei sacramenti, del concetto di opere buone, separazione di civile da religioso (di Stato da Chiesa)
II) Libero esame delle Scritture: contro l’interpretazione ufficiale, dogmatica, canonica, della Chiesa. Conseguenza pratica: forte intellettualismo, nascita di molte comunità nell’ambito delle confessioni protestanti, rifiuto quasi totale della tradizione ecclesiastica cattolica, subordinazione dei sacramenti/riti/culto alla Bibbia.
III) Sacerdozio universale dei credenti: contro le divisioni gerarchiche fra clero e laici. Conseguenza pratica: fine della struttura tradizionale della Chiesa, fine del monachesimo, sviluppo delle piccole comunità religiose.

5. Aveva in qualche modo rinnegata la fede in Cristo Gesù, figlio di Dio?


SI NO


No. Lutero non rinnega la fede in Cristo Gesù, ma ci sono molti aspetti controversi.
I sacramenti riconosciuti sono solo quelli che secondo lui, Cristo avrebbe istituito: battesimo ed eucaristia, più che altro accettati sul piano simbolico.il battesimo può essere dato anche ai neonati. Nell’eucarestia non si rinnova il sacrificio di Cristo, neanche in forma simbolica. Il sacramento serve più che alro al credente per rapportarsi a Dio chiedendo la grazia o il perdono dei peccati. Il momento fondamentale resta il sermone.
Lutero invitava alla emancipazione di coscienza intellettuale. Lutero era moderno nelle idee religiose seppure medievale nella considerazione della vita sociale. La sua liberazione dell’individuo doveva coincidere con quella della coscienza interiore (con il pensiero- dirà più tardi Hegel). Una volta costatata, contemplata l’oggettività delle cose, cioè la loro necessità, la loro inevitabilità storica (che Lutero faceva risalire direttamente a Dio, e non a un’astratta ragione, all’idea o allo spirito assoluto(, l’uomo doveva sentirsi pago di sé.)
Il luteranesimo porta inevitabilmente al fatalismo poiché non ripone una particolare fiducia nell’individuo collettivo, cioè nelle nasse popolari, il contributo del luteranesimo è stato quello di aver liberato l’uomo dal peso di una tradizione culturale superata. Il limite nell’averlo liberato solo sul piano intellettuale e soggettivo. Lutero ha avuto paura delle sue stese scoperte. Di qui il rifiuto di appoggiare Muntzer,. Zwingli, Servito, Melantone e Calvino diedero maggior peso alla cultura umanistica, e meno a quella religiosa, perché erano più agnostici di Lutero. Essi sono decisamente rivolti al futuro e restano legati alla religione o per interesse di tipo politico, o per timore di forzare troppo i tempi. Nessuno di loro ha mai avuto l’idealismo di Lutero. Hanno cercato di attenuare l’idealismo religioso di Lutero servendosi della cultura umanistica, cioè sostituendo il misticismo col razionalismo, ma nessuno di loro, sul piano laico, ha mai raggiunto le vette che Lutero raggiunse sul piano religioso.
Anche questo era un segno di quei tempi.

6. Dopo la bolla di scomunica è da considerarsi irrimediabilmente perduto agli occhi di Dio?

NO . Dio è amore e misericordia , conduce il cammino di ogni uomo per opera dello Spirito Santo, mediante la sua Parola suscita la fede in ognuno di noi. Non spetta a noi il giudizio sull’uomo.Come un mufti è usuale ripetere alla conclusione di una sua fatwa, “Allahu a’lam “, ma Dio ne sa di più.

IL DIALOGO ECUMENICO

1. Quale aspetto ti ha maggiormente colpito nel BEM?


Il dialogo ecumenico, tra le spinose e complesse questioni che incontra, senza dubbio questa legata al BEM è una delle più complesse. Terreno di confronto per le Confessioni che fin dai primi passi mossi dal Movimento ecumenico e fin dalla prima conferenza nel 1927 ha sostanziato questo dibattito.
Il testo finale di consenso redatto nel 1982, appunto BEM, -Battesimo, Eucaristia, Ministero, ha sottolineato e posto un fondamento nel dialogo sia per la qualità dei contenuti sia per la proposta metodologica che indica e suggerisce.
Il testo racconta una storia, un iter percorso dalle Chiese sotteso da uno sforzo comune di autodefinizione su basi bibliche e cristologiche e da uno studio sistematico riferito alla tradizione ecumenica sviluppatasi nel tempo.Tappe significative, documentate da verifiche e valutazioni in itinere da Assemblee, quali Accra del 1974, reso noto nel 1982 con la solenne liturgia di Lima, approvato dall’Assemblea di Vancouver nel 1985.
L’autorevolezza del documento viene dall’essere non un testo dogmatico, né tanto meno un testo che ponga obblighi, quanto dal costituire un servizio all’unità delle Chiese.
Una sorta di via maestra da percorrere e su cui poter crescere spiritualmente, teologicamente, ecumenicamente. Ma anche una via per un’autodefinizione dottrinale, catechetico-liturgica..
Ritengo che questo sia uno degli aspetti notevoli del testo.
La ricezione è stata notevole, documentata dalle numerose traduzioni e dai responsi ufficiali ricevuti.


2. Il testo del BEM ha rivelato un grado di convergenza inaspettato sulla fede delle Chiese circa l’Eucarestia. Sapresti ricordare alcuni di questi elementi di convergenza?

L’Eucarestia è un dono di Dio, è un dono di salvezza attraverso la comunione al Sangue e Corpo di Cristo. La prospettiva è trinitaria: è rendimento di grazie al Padre, Anamnesi e Memoriale di Cristo, invocazione dello Spirito, comunione fra i fedeli, banchetto del Regno. Cristo è presente realmente in modo vivo e attivo nell’Eucarestia.
Il documento non affronta il modo di presenza di Cristo.


3. Quali sono stati i temi teologici affrontati fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa?

Nel 1155, dopo lo scisma, Esilio di Achidra, metropolita di Tessalonica scriveva al papa Adriano IV: “Noi non abbiamo altro fondamento della nostra fede di ciò che è già stato stabilito da Cristo. Questo fondamento, insieme a te, a me e a tutti quelli che appartengono al grande trono apostolico di Costantinopoli, riconosciamo e predichiamo. In ambedue le Chiese è la stessa fede che si predica; esse offrono lo stesso sacrificio, Cristo, l’agnello che toglie i peccati del mondo.
Questo stesso sacrificio è offerto sia dai sacerdoti dell’occidente che celebrano sotto (l’obbedienza) della tua somma altezza, sia da quelli che in oriente ricevono lo splendore del sacerdozio dalla sede sublime di Costantinopoli. Sebbene alcune piccole cose siano intervenute in mezzo a noi e ci separino, tuttavia unisce i molti il medesimo ed unico Spirito”. (PG. 119, 932C).
NEL 1995 Giovanni Paolo II, scriveva nella lettera apostolica Orientale lumen: “Abbiamo in comune quasi tutto; e abbiamo in comune soprattutto l’anelito all’unità” (n.3).
Con immenso dolore oggi siamo costretti a constatare che queste affermazioni sembrano più lontane che mai, almeno per quanto riguarda il sentire degli ortodossi nei riguardi della Chiesa cattolica.
Dialogo dell’amore
Con l’espressione Chiese orientali ortodosse si vuole distinguere queste Chiese da quelle che non avevano accettato ufficialmente le definizioni dogmatiche dei concili ecumenici di Efeso (431) e di Calcedonia (551) comunemente chiamate Chiese precalcedonensi.
Durante il concilio Vaticano II, gli osservatori ortodossi, con la propria presenza e consigli, avevano influenzato la stesura di alcuni documenti conciliari. Nel 1964 il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, per la prima volta dopo lo scisma si incontravano a Gerusalemme.
Il 17 dicembre 1965, a conclusione del c.V. II, con una cerimonia parallela a Roma e a Costantinopoli, si è proceduto all’abrogazione delle scomuniche che nel 1054 avevano inflitte il cardinale Umberto Silva Candida e il patriarca Michele Cerulario.
Atenagora e Paolo VI si incontrarono ancora due volte; Fanar, (Istambul) nel luglio 1967 e l’altra a Roma nell’ottobre 1967. Paolo VI nel suo viaggio a Costantinopoli consegnava al Patriarca il breve Anno ineunte, sintesi ecclesiologica delle Chiese sorelle già presente nel Decreto conciliare sull’ecumenismo.
Dialogo teologico
Il decreto sull’ecumenismo afferma che “i dogmi fondamentali della fede cristiana: della Trinità e del Verbo di Dio incarnato da Maria vergine, sono stati definiti in concili ecumenici celebrati in Oriente”, e che le chiese ortodosse, nonostante l’assenza della piena comunione con il vescovo di Roma, sono vere Chiese, perché hanno veri sacramenti e soprattutto, in virtù della successione apostolica, il sacerdozio e l’ Eucaristia.” E perciò “restano ancora unite con noi da strettissimi vincoli” (UR 15).
Nel 1979 Giovanni Paolo II e il patriarca di Costantinopoli Demetrios I decisero l’istituzione della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra le due Chiese. Aveva lo scopo di “ristabilire la piena comunione tra le due Chiese”.
Da allora la Commissione ha elaborato cinque documenti, ad esempio quello di Monaco (1982) di grande importanza teologica. “Fede, Sacramenti e Unità della Chiesa” (Bari, 1987) “Sacramento dell’Ordine e Successione apostolica” (Valamo, 1988) “L’Uniatismo, metodo di unione del passato, e ricerca attuale della piena comunione” (Balamand, 1993).
Quello che ha avvelenato il dialogo è stato anche il problema dell’uniatismo. La realtà delle chiese orientali che si unirono alla Chiesa di Roma ( Unione di Brest, Uhorod, dei ruteni e degli slovacchi, dei rumeni nei periodi 1595-1698) Ma anche nei tempi recenti questo è considerato dalle Chiese ortodosse come tradimento e proselitismo da parte della Chiesa cattolica.
Tre dei documenti infatti toccano espressamente l’uniatismo. ( Freising, Germania, 1990; Ariccia,Roma, 1991; Balamand, Libano, 1993).
Difficoltà derivate dalla politica.
Altro elemento di difficoltà è stata la crisi balcanica. Spesso le Chiese ortodosse per la loro simbiosi stretta e inseparabile dai tempi dell’Impero, rappresentano un elemento base della coscienza nazionale per cui non si distingue tra fede cristiana e coscienza nazionale. La guerra di indipendenza in Serbia fu interpretata come attacco del Vaticano contro i fratelli ortodossi serbi. In certi ambiente il Papa è visto come il regista della politica internazionale.
Sprazzi di speranza
Si nota nelle Chiese ortodosse una grande ripresa spirituale e la teologia si esprime in nuove forme originali. Si rende necessaria una purificazione della memoria storica e la comprensione che non siamo più nell’epoca dei domini veneziani o delle crociate e che nessuno vuole umiliarli o fagocitarli. Il mondo cattolico ha una grande stima della tradizione orientale e fa di essa sempre più tesoro nella sua spiritualità e nella sua teologia..E’ necessaria una reciproca conoscenza e un superamento dei pregiudizi per affrontare insieme, in un clima di collaborazione, le sfide del terzo millennio.

4. E con la Chiesa Luterana?


Dalla giustificazione al Sacramento

Due recenti impulsi al dialogo ecumenico tra Chiesa Luterana e Chiesa cattolica Romana hanno dato la “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione e il documento Dominus Jesus”, quest’ultimo della Congregazione per la dottrina della Fede. La recezione e la discussione tra le comunità e l’opinione pubblica ha portato ad una serie di reazioni molto differenziate e in parte anche veementi.
Il documento Dominus Jesus, per esempio, non è nato nel corso di un processo di dialogo ecumenico né ha l’ecumenismo come tema principale. Il fatto che abbia dispiegato il suo effetto primario in tale ambito è da ricondurre all’atmosfera che si è formata in seguito alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della Fede.
La Dichiarazione, firmata nel giorno della festa della Riforma, 31 ottobre 1999, dal Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, cardinal Cassidy, e dal presidente della Federazione luterana mondiale, vescovo Krause, è il risultato di lunghe consultazioni e discussioni verfifcatesi a vari livelli di discussioni tra specialisti e opinione pubblica.
I temi del documento, la dottrina della giustificazione del peccatore e della grazia di Dio, sono riproposti in maniera nuova nella coscienza di molti cristiani. Similmente innovativa è stata la riflessione su questi temi e sulle ragioni per cui essi, nella nostra prospettiva odierna appaiono piuttosto scolastici-teorici. Non fu così nel XVI secolo, in quel momento ebbero forza e peso tali da operare una divisione nella Chiesa occidentale.
Il tema“giustificazione” ha una posizione differente nella teologia cattolica romana rispetto a quella luterana. Per i cattolici è un tema importante, accanto ad altri, per i luterani invece ha funzione centrale e fondamentale per l’identità religiosa. La dottrina della giustificazione è l’articolo principale del cristianesimo, al tempo stesso “guida e giudice di tutte le altre parti della dottrina cristiana”. ( come si esprimeva Martin Lutero, cit. in Dich. Cong., 1)
La parte principale del documento ha sezioni suddivise in tre paragrafi. Il primo formula una verità di fede condivisa da entrambi le Chiese firmatarie. L’enunciato è poi sviluppato da ciascuna di esse, nel linguaggio tradizionale della dottrina luterana e cattolica. In ultimo si considerano le questioni relative alle differenze ancora sussistenti e si perviene al risultato che le condanne reciproche oggi non colpiscono più il nemico di allora. Ne consegue che è eliminato un ostacolo importante sul cammino verso una maggiore comunione.

Punti importanti e controversi

La dottrina luterana si è dimostrata problematica trattando della lacerazione dell’essere umano tra peccato e grazia, che non cessa nemmeno dopo la giustificazione; infatti l’uomo risulta essere al tempo stesso giusto e peccatore- simul iustus et peccator-. La dottrina cattolica, così formulata nel concilio di Trento, vide nel cristiano in stato di grazia soltanto una tendenza al peccato- fomes peccati-..La formulazione della Dich. Cong., secondo cui l’essere umano “non è ancora sottratto alla forza aggressiva del peccato” (28). È un debole compromesso.
La fede secondo le due tradizioni è la premessa per ricevere la grazia e in seguito a essa la giustificazione; ma la tradizione luterana accentua con maggiore forza che la fede costituisce l’unica premessa (sola fide): non ci sono altri fondamenti. Nel documento si fatica mediare fra le differenze. (25)
La Dichiarazione Dominus Jesus

Il documento pone l’accento su Gesù Cristo quale unico Redentore e in ultimo su questioni ecclesiologiche. Quest’ultimo esprime concetti su differenze tra Chiesa e comunità ecclesiale. Il primo concetto riguarda solo il cattolicesimo romano, il secondo vale per tutte le forme di protestantesimo. In senso stretto non sarebbe possibile parlare di Chiesa luterana.

Quale futuro?

Altro tema pressante è la questione ella condivisione dell’Eucarestia fra luterani e cattolici.
E’ doloroso che nella celebrazione della santa cena, non si possa realizzare il compito affidatoci dal Signore Gesù e non poter vivere una celebrazione comunitaria.
Anche il ministero ordinato è sfondo principale dei colloqui ecumenici. La questione del ministero tocca questioni fondamentali della concezione della Chiesa cattolica. Una possibile via d’uscita potrebbe trovarsi in una riflessione nuova sul tema del sacramento affrontato in generale. Che cos’è il sacramento e che cosa significa azione sacramentale della Chiesa in entrambe le tradizioni? La santa cena è cibo di sostegno e segno di assistenza nel cammino verso una sempre più ampia unità ecclesiale? Oppure è il sigillo di una unità già raggiunta? Come si articolano i sacramenti (sette per i cattolici, due per i luterani) nel quadro più vasto dell’azione sacramentale? Quanta unità è necessaria per condividere un segno sacramentale? E quanta unità può essere istituita dal segno sacramentale tesso?
E’ una serie di questioni aperte che possono essere risolte solo nel dialogo e nella riflessione comune.


5.Credi che i risultati dei dialoghi avviati a livello teologico siano stati sufficientemente tradotti in vita vissuta dalle Chiese, dai fedeli, dalla base”?

L’attività ecumenica di stampo classico viene spesso accusata di produrre buoni documenti, che però non vengono quasi mai recepiti dalle Chiese. Tale accusa è giustificata in molti casi.
La ricezione incontra molti ostacoli, molte resistenze negli ambienti stessi ecclesiali, negli operatori pastorali, negli operatori laici, nelle realtà educative religiose. Diffidenza, ignoranza, pigrizia in chi dovrebbe accogliere e che invece rifiuta.
Spesso affrontiamo una battaglia che sa di “Don Chisciotte”… una battaglia con i “mulini a vento”. La sperimentiamo sulla nostra pelle , nel quotidiano, la soffriamo e la paghiamo.
La paghiamo laddove si privilegia una catechesi dell’erigere mura anziché del gettare ponti.
Sforzi notevoli la Chiesa li compie nell’avviare quel processo di ricezione dei documenti. Si organizzano conferenze, tavole rotonde, convegni ma poi nella catena di trasmissione qualche anello salta, l’informazione si arresta, non passa, non trova aderenza al tessuto sociale che dovrebbe accoglierla, recepirla, condividerla, “farla vivere”.

7. Quali ritieni sarebbe una “strategia” vincente per favorire il processo di ricezione delle convergenze raggiunte nei dialoghi?

Catechesi ecumenica- biblica con riferimento non solo alla Scrittura, ma anche ai personaggi, ai fatti, ai temi della Bibbia. La Bibbia è fonte primaria e documento principale di riferimento. Gli insegnanti di religione cattolica dovrebbero considerare la scuola come via che permette di imparare l’alfabeto delle conoscenze bibliche, e la programmazione scolastica occasione di incontro del testo con le attese dei loro alunni.

Simbolo della fede- affrontare il tema alla luce di quell’accordo pieno sulla realtà della Chiesa di Cristo formata da credenti in lui, una santa, cattolica, apostolica, suo corpo glorioso fino alla fine del tempo.

Proposte catechetiche dialogiche, cioè lontano dalle polemiche. Le diversità lette nella tonalità della speranza delle molteplici ricchezze contenute nel Vangelo di Cristo.

L’ecumenismo deve diventare una pedagogia sempre e ovunque adottata, una scuola di comunione sia ad extra che ad intra. L’unità è rispetto delle differenze ma è un ricercare insieme la verità che è l’unica fonte di unità, e cioè Gesù Cristo.

Catechesi unitaria dei cristiani- elaborazione di testi comuni, lezioni di catechismo, scambio di catechisti.


7.Quali ritieni possa essere un fruttuoso campo di confronto ecumenico per i futuri dialoghi?

La nostra comunione col Padre e col Figlio suo Gesù non può avere compimento che escatologicamente, come indica tutto il capitolo dell’evangelo di Giovanni, dove l’unico ovile con un solo pastore è chiaramente una caratteristica del Regno. Questa consapevolezza libera
dall’estremismo di ricercare un pieno compimento della comunione durante il pellegrinaggio nella storia; mette in guardia dall’essere troppo esigenti,e perciò massimalisti, nei confronti di limitate ma concrete possibilità di comunione. La chiesa non può che essere la tenda dei credenti, idonei a custodirne la comunione, alimentata dallo Spirito nella carità in forza della croce.
Una prospettiva feconda nella quale porsi potrebbe essere quella della fede vissuta dalle comunità ecclesiali e insieme, della capacità di testimoniare-in modo trasparente- il Cristo alle sorelle e ai fratelli delle diverse società e culture di oggi. Un atteggiamento non “per sé” ma
“per gli altri”, che è già presente in tante membra delle diverse Chiese cristiane “divise”.


8. quali sono gli ambiti di testimonianza comune che le Chiese possono offrire al mondo? Qual è il significato di tale testimonianza?

Il passaggio del Millennio, gli attentati a New York, pongono le Chiese in una nuova prospettiva. Tutti ci troviamo davanti ad un mondo divenuto più fragile, più insicuro. Ciascuno cerca la sicurezza nelle proprie piccole e calde tradizioni. Siamo su una situazione di terra di frontiera e urge il coraggio di affrontare l’ignoto mantenendo i contatti con l’intera comunità. Il nuovo scenario internazionale ci fa dire che solo il dialogo è la via della pace. Penso ai rapporti tra i popoli, fedi e culture. Le Chiese devono riproporre l’urgenza del dialogo. Deve divenire una condizione permanente di vita; la vita stessa deve trasformarsi in una esistenza dialogante. Il dialogo è un modo di vivere e relazionarsi tra cristiani.

IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA SCUOLA PER UN DIALOGO INTERCULTURALE TRA RELIGIONI

Tematiche trattate:


Il bambino in una prospettiva formativa

Intervento di Monsignore Alberto Ablondi Vescovo Emerito

“Il dialogo interculturale è un’esigenza di piena attualità per la Scuola che ormai, oggi accoglie nel suo ambito alunni ‘diversi’ anche sotto questo profilo. L’esigenza primaria è quella dell’invito alla conoscenza e al rispetto degli altri , quale che sia il loro credo religioso perchè le varie Religioni si presentano ai ragazzi con la loro diversità, già nella classe, nelle strade, nei mezzi di comunicazione.
La Scuola ha di per sé la capacità di promuovere valori di pace, la Scuola può diventare un fattore di pace. Per questo, il mondo dovrebbe rivolgersi alla sua Scuola. La Scuola per come è stata pensata e strutturata ha una base universale. Noi raccogliamo frammenti, elementi culturali e lo stupore è che scopriamo che hanno in sé un valore universale. Nella scuola esiste una struttura universale.
I termini ‘Ecumenismo’, ‘Interreligioso’, ‘Interconfessionale’, sono termini differenti.
L’Ecumenismo può appartenere solo alle Confessioni Cristiane, dopo lo spaccamento scandaloso del XV secolo. E’ un cammino teso al recupero dell’unità perduta.


Il dialogo Interreligioso rientra nel dialogo con le Religioni, nell’universalità delle Religioni. Le Religioni devono conoscersi, devono promuovere progetti di collaborazione. E’ necessario perciò cogliere i semi di verità presenti nelle altre religioni al di là di vuoti integralismi, perché la Religione è vita. E allora, da una parte bisogna sempre far comprendere che tutte le Religioni devono essere ammirate per i valori comuni che hanno, ma dall’altra bisogna far notare come tra esse ci siano differenze che dobbiamo vedere con rispetto anche se in contrasto con la nostra Religione.
Mai chiedere di convertirsi da una Religione all’altra. E questo per evitare di cadere in una forma di relativismo che rende indifferente qualsiasi espressione religiosa. Si eviterà anche che, di fronte al ‘dono’ che il Signore ha messo in mano, cioè la propria Religione, lo si porti faticosamente senza conoscerne le bellezze o lo abbandoni superficialmente senza averne apprezzato i valori che offre.
In un laboratorio culturale, il dialogo, le preghiere, sono strumenti.
L’elemento fondante di una Scuola, la finalità prioritaria è la costruzione e la valorizzazione della precisa identità di ognuno.
Prima fra tutti: “ Incontra e fai incontrare”. L’”Incontro” è un ponte verso il mondo. Si deve guardare all’altro in modo diverso e dobbiamo imparare a pensare insieme. L’altro, mentre mi scopro,ti scopro. Io sono l’altro. L’uomo dovrebbe diventare più ricco di queste parole.
Educare: viviamo nella civiltà della gettoneria – tutto, subito e pagato.
Il segreto della vita è sapere ricominciare. L’altro diventa gratuito per me. Lui per me, io per lui.
La Scuola è l’educazione all’altro esistente, gratuito.
L’interrogazione non deve divenire un arido riesame di dati forniti, non deve essere misurata su quanti dati, su quante informazioni l’allievo è in grado di rispondere. No, l’interrogazione è la verifica per come su “quella verità”ha saputo affrontarla, di come ha saputo rielaborare la propria cultura.

Imam Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini
Presidente Comunità Religiosa Islamica Italiana

Come educare a un dialogo interculturale tra religioni?

La religione musulmana appartiene alle tre rivelazioni monoteistiche abramiche . Come educare meglio? Allargando il monoteismo abramico, c’è anche l’Islam. Dal Corano 5,48: “Voi tutti tornerete a Dio e in lui troverete ragione delle vostre differenze”. Noi non possiamo ignorare chi ci ha preceduto e tanto meno possiamo non avere rispetto delle espressioni teologiche e delle particolari ritualità di un’altra fede perché portano alla salvezza. La dimensione verticale della croce, la sua dimensione spazio temporale ci invita ad elevarci oltre il segmento superiore ad elevare lo spirito al di sopra di sé stesso. Gesù è per Israele lo Spirito di Dio, ruach: Allah. Gesù è Maestro del soffio. Adamo è il primo profeta islamico
La Chiesa è l’unica istituzione. L’Islam non ha istituzione. La Chiesa testimonia che altre fedi salvano e quindi può ovviare a quell’esclusivismo confessionale che genera fanatismo e terrorismo. Accettare le religioni degli altri porta alla giustizia e alla convivenza pacifica. Purtroppo oggi le concezioni sono diverse, lo slogan che impera è “facciamola finita con la religione”, la Francia ne è un esempio. Questo porta all’appiattimento, all’integralismo al terrorismo laico.
Le civiltà occidentali sono teocentriche, le loro culture derivano da ‘culto’. Ricollegano l’uomo alla creazione, ai principi archetipi. Non vi è coercizione nella religione, l’uomo può essere a sua responsabilità laico, agnostico, ateo.
E’ indispensabile mantenere la presenza di quegli uomini che sappiano seminare i semi dell’Arca dell’Alleanza, che sappiano transitare da un ciclo all’altro del mondo. Gerusalemme è fulcro della storia, gli eventi legati all’escatologia dovranno manifestarsi nella figura cristica che tutti attendiamo.

Meenakshi Sharmat
Comunità Studi Metafisici di Milano


“Dio è per sempre”. In India vivono musulmani, cristiani e appartenenti di molte altre fedi.
La parola induismo deriva da ‘indù’; l’induismo si struttura in caste e consiste nell’osservare i principi delle tradizioni espressi nei testi sacri “Veda”. La nostra fede è caratterizzata dalla molteplicità delle manifestazioni di Brahma. I brahmini sono discendenti delle caste sacerdotali.
La vita e la morte seguono uno stesso ciclo che si ripete e che porta a passaggi di livello superiore. Se la vita è vissuta secondo i principi induisti porta alla cessazione delle rinascite.
Il bambino è misericordia e speranza del futuro, nell’educazione i genitori trasmettono valori sacri.
Le conflittualità vengono superate con esercizi interiori, si superano gli ostacoli con la pratica dello yoga che sviluppa tre stadi. Azione, devozione, conoscenza.
Tutte le religioni devono essere rispettate per quello che sono, non possono divenire un conflitto per gli uomini.

Monaco Davide Cova
Istituto Lama Tzongkhapa di Pomaia – Pisa


L’odio non va risolto con l’odio. La benevolenza sconfigge l’odio. E’ più semplice conquistare migliaia di uomini in battaglia che me stesso. Riconosciamo tre afflizioni: ignoranza, Attaccamento, Collera. Sono disturbi mentali che inducono a commettere azioni negative.
Si è ignoranti dei rapporti causa-effetto ogni qualvolta compiamo un’azione.
La collera è la malevolenza verso altri esseri.
L’attaccamento è il desiderio verso le cose materiali.
La via della pace inizia nel cuore dell’individuo. Il disarmo interno riflette il disarmo esterno. Necessita di un lavoro su se stesso. Le azioni sull’esterno non devono essere di violenza attiva ma di trasformazione attiva del conflitto. Il conflitto esterno è la somma impazzita di afflizioni interne.
Consapevolezza, amore, compassione, preghiera, meditazione sono i sentimenti che devono dirigere la nostra vita.
Già nel bambino, nel suo comportamento rileviamo l’impronta karmica depositata dalla vita precedente. Il karma. Le azioni positive che esprimiamo con il corpo, la parola improntano il karma che depositerà e maturerà a livello esponenziale nella vita futura.
Il comportamento del bambino risente delle azioni karmiche. L’azione virtuosa, quindi, deve essere esplorata e ricercata.
La scuola deve formare persone capaci di esprimere dialoghi, processi di decisione di gruppo, valori spirituali del popolo.
La pratica spirituale deve essere quotidiana.

Le Origini dei nuovi movimenti religiosi:

I nuovi movimenti religiosi più antichi si sono diffusi a partire dall’Europa e precisamente dalle terre di origine della Riforma protestante. Nel secolo scorso, gli Stati Uniti hanno sostituito l’Europa come centro di diffusione dei nuovi movimenti religiosi, non solo quelli di origine cristiana ma anche quelli orientali.
I maestri dell’Oriente, infatti, in un primo momento hanno impiantato le loro comunità negli Usa e poi le hanno diffuse nel resto dell’occidente.Recentemente, infine, alcuni nuovi movimenti religiosi giapponesi hanno raggiunto direttamente i vari paesi occidentali, seguendo l’espansione economica del Giappone. Si prevede, per il futuro, un ulteriore ondata che riverserà in Occidente i nuovi movimenti religiosi del Sud del mondo.

Migliaia di persone, che cercano di dare un significato alla propria esistenza, si rivolgono ai nuovi movimenti dopo aver lasciato la Chiesa. Aderire non è difficile perché questi movimenti si servono di tutti i mezzi possibili per fare proseliti: andare di casa in casa, fermare la gente per strada, affiggere manifesti sui muri della città, presentarsi alla radio e alla televisione, comparire sulla stampa quotidiana e periodica e far capolino in film di successo.


Una volta raggiunto lo scopo, il movimento isola e plasma i nuovi seguaci in modo da rendere difficile un loro allontanamento. Il fenomeno può coinvolgere le persone in modo diverso:

a – Alcuni prestano occasionalmente attenzione a un nuovo movimento religioso
b – Altri intessono una relazione più stretta con il movimento religioso, ma sempre in modo occasionale
c – Gli aderenti effettivi sono talmente coinvolti al punto di abbandonare la famiglia e il lavoro
      per andare a vivere nella nuova comunità.

Perché aderire?

Possiamo individuare alcune ragioni che spingono ad aderire ai nuovi movimenti religiosi:

a – Soddisfare il bisogno di una comunità, di certezze, di armonizzare corpo e anima, di realizzazione personale, di trascendenza e di
     direzione spirituale
b – Protestare contro l’ordine costituito, invocare una Chiesa più fedele al Vangelo, vivere la Preghiera in modo più festoso e      coinvolgente, approfondire la Bibbia
c – Ricercare una sicurezza nel nuovo millennio

La tradizione cristiana si caratterizza per la risposta alla domanda di fondo sulle origini e il destino dell’uomo e del mondo.
Dio è il creatore, Gesù Cristo è il mediatore tra Dio e l’uomo, la Chiesa il luogo in cui Gesù si fa presente nella storia.
I nuovi movimenti religiosi negano ora l’uno ora l’altro fondamento del cristianesimo.

Dio sì, Cristo no . E’ la posizione assunta in prevalenza dai nuovi movimenti religiosi di origine orientale. Alcuni si pongono in rottura con la civiltà occidentale e la religione cristiana per seguire guru sincretismi. Sono d’ispirazione induista ( Sathya Sai Baba), giainista ( Arancioni di Rajneesh), Sikh ( Missione della Luce Divina), buddista (Soka Gakkai). Altri raccolgono coloro che credono nella reincarnazione, praticano la meditazione trascendentale o lo yoga, considerandoli non esercizi neutri, ma un vero e proprio atteggiamento religioso. Nella reincarnazione è implicita l’idea che l’uomo può salvarsi da solo per cui Gesù non serve.

Cristo sì, Chiesa no. A questo filone appartengono i nuovi movimenti religiosi di origine protesante come le Assemblee di Dio, i Mormoni e gli Avventisti del settimo Giorno.
Ritengono che non sia possibile riformare la Chiesa, ma occorra rifondarla. Rientrano in questa categoria alcuni movimenti di origine cattolica, i cui aderenti si sono separati dalla chiesa, dalla comunione con il Papa e con i vescovi. Antepongono il loro punto di vista all’insegnamento della Chiesa, come i seguaci di monsignor Lefebvre.

Religione sì, Dio no. Rientrano in questa categoria i gruppi che credono nell’esistenza di un’energia vitale nascosta e nell’arrivo di una nuova era, quella dell’Acquario. Mirano allo sviluppo psichico dell’uomo, mettendoli in contatto con tale energia, fonte di poteri straordinari. L’ascesi viene raggiunta attraverso tecniche di meditazione, di visualizzazione e controllo mentale. I movimenti più noti sono la Scientology e il tempio del Popolo di Jim Jones.

Sacro sì, religione no. Alcuni nuovi movimenti rifiutano il senso religioso e lo sostituiscono con forme alternative di rapporto con il sacro. Tra questi movimenti vi è la New Age, un insieme di idee e di tendenze che instaurano rapporti con il sacro attraverso lo sciamanismo e la magia. I temi di fondo sono la reincarnazione e l’ecologia.

TESTIMONI DI GEOVA

Sono pervenute da parte di navigatori vari quesiti di approfondimento suI Testimoni di Geova in Italia. Abbiamo raggruppato gli specifici quesiti formulati per similitudine di richiesta fornendo indicazioni ed orientamenti di ricerca e di studio.

1.Quanto danno arrecano gli “apostati” e le loro attività militanti ai Testimoni di Geova?

Negli ultimi anni gli “apostati” hanno trovato in Internet un potente strumento per diffondere le loro “tesi” e il numero di opere da loro prodotte è aumentato.Nessuno di loro è riuscito peraltro a creare organizzazioni scismatiche di proporzioni rilevanti, e in questo senso gli “apostati” della fine del XX secolo appaiono meno organizzati degli “Studenti biblici” “russelliti” contrari alle innovazioni di Rutherford, molti dei quali hanno creato realtà piccole ma non effimere, che sopravvivono .Quanto danno arrecano gli “apostati” e le loro attività militanti ai Testimoni di Geova?
La letteratura giornalistica e quella di autori che per quanto accademicamente qualificati, sono essi stessi “apostati” (come M.James Penton) tende a sopravvalutare il fenomeno. ancora oggi.


Per la stampa-come è stato spesso notato- gli apostati, che propongono storie sensazionali o “atroci”, sono più interessanti dei normali membri soddisfatti della loro esperienza (o degli ex-membri che non hanno particolari ragioni di ostilità verso il movimento che hanno lasciato), il che li rende visibili in un modo sproporzionato rispetto alla loro effettiva consistenza. La stampa, così, a fronte di “apostati” che emergono dal gruppo dirigente (come Raymond Franz), parla volentieri di scismi anche quando le dimensioni numeriche del fenomeno non giustificano espressioni di questo genere. Fenomeni simili si sono del resto verificati per i mormoni e gli avventisti del Settimo Giorno, e nella Chiesa cattolica.Lo spazio che il dissenso riesce a conquistarsi sui media è inversamente proporzionale alla sua effettiva audience tra i fedeli di base, presso i quali l’influenza degli “apostati” è spesso minima.
Se è vero che i ritmi di crescita sono diminuiti in paesi come l’Italia e gli Stati Uniti, questo è probabilmente dovuto più al contesto religioso generale, nonché a un effetto di saturazione e al venir meno dell’elemento della novità in luoghi dove ormai ogni casa ha già ricevuto almeno una visita dei “proclamatori”, che all’attività degli “apostati”. Questa non è peraltro irrilevante:certamente contribuisce alle difficoltà che i Testimoni di Geova incontrano con la stampa e fornisce munizioni ad alcuni governi impegnati, per complesse ragioni, in rinnovate campagne anti-sette come la Francia e la Russia. Ma non sembra avere influenza sulla crescita del movimento che, in una certa misura, è quindi giustificato quando-su Internet e altrove-preferisce disinteressarsi degli “apostati” anziché impegnarsi in polemiche senza fine da cui non vede quale vantaggio potrebbe trarne. Si potrebbe perfino rovesciare l’argomento, e sostenere che la presenza di “apostati” e oppositori entro certi limiti, e da un altro punto di vista- aiuta la crescita del movimento. In quanto offre l’occasione per mettere periodicamente alla prova la qualità dell’impegno dei membri.

2. I Testimoni di Geova come si definiscono?

Tra gli avversari e i critici e fra gli stessi T.d.G. di oggi, molti definiscono immediatamente il movimento in termini di contrasto: i T.d.G. non sono protestanti (né ovviamente cattolici) e appaiono facilmente come totalmente altri rispetto alle denominazioni religiose tradizionali. Un’analisi della carriera del predicatore da cui origina il movimento dei T.d.G. ( Studenti Biblici), mostra che le cose non stanno esattamente così.
Il pastore Russell è spesso presentato come se la sua attività si situasse totalmente al di fuori di qualunque contesto storico, e in questo senso è ritenuto il fondatore più o meno consapevole di una nuova religione. In realtà i suoi contemporanei, tra cui certo contano, accanto ai fedeli devoti, accesi oppositori, non lo hanno percepito in questo modo. All’inizio del XX secolo i sermoni di Russell sono pubblicati su circa 4000 giornali americani, accanto a quelli di altri predicatori cristiani considerati autorevoli, e raggiungono un pubblico valutato fra i 15 e i 20 milioni di lettori. Questi lettori non considerano Russell radicalmente diverso dagli altri predicatori di fama nazionale e internazionale di cui, sugli stessi giornali pure leggono i sermoni. La conclusione può sembrare sorprendente oggi, ma lo è assai meno se la si inquadra nel contesto religioso di lingua inglese della seconda metà del secolo XIX, caratterizzato da una straordinaria varietà di posizioni all’interno di un dibattito sul cristianesimo e sulla Bibbia continuo e vivace, dove non vi sono confini chiari tra ortodossia ed eterodossia (nonostante gli sforzi del nascente movimento fondamentalista solo nel XIX secolo emergerà un movimento contro le sette intento a denunciare come sette o culti chi non si conformava a certi standard dottrinali condivisi dalla maggioranza dei cristiani.)

3. Il millenarismo e le sue speculazioni sulla fine del mondo interessavano all’epoca di Russell la maggioranza degli americani?

Quanto al millenarismo e alle sue speculazioni sulla fine del mondo è assai probabile che interessassero all’epoca di Russell la maggioranza dei protestanti americani: una conclusione che almeno con riferimento alla componente maggioritaria evengelical, o conservatrice,del mondo protestante anglofobo è ancora vera ai giorni nostri.
In realtà, le speculazioni sulla data della fine del presente ordine di cose sono cominciate nei primi secoli del cristianesimo, se non-come si può credere- qualche ora dopo l’Ascensione. Uno storico avventista, LeRoy Edwin Froom, ha raccolto nei 4 volumi e nelle quasi 4mila pagine della sua monumentale “The Prophetic of Our Fathers” una documentazione straordinaria su centinaia o meglio migliaia di personaggi, alcuni noti e altri sconosciuti, che hanno cercato con i calcoli più disparati di fissare un grande numero di date diverse per la fine di questo mondo.Basta ricordare il profetismo numerologico nei secoli XVIII e XIX per dire che non vi sia anno che non sia stato indicato come quello della fine.

4. La pagina storica che riguarda il Nazismo e i Testimoni di Geova spesso è presentata in una luce negativa da parte di oppositori. Può aiutarci a capire questo tratto storico?

Gli oppositori dei T.d.G. hanno reagito alle rievocazioni che questi ultimi hanno promosso del loro martirio nei campi nazisti con un atteggiamento francamente sgradevole e che tuttavia merita qualche riflessione. E’ evidente che i T.d.G. non erano perseguitati a differenza degli ebrei per motivi razziali, ma esclusivamente perché le loro idee erano considerate socialmente inaccettabili, dunque, sarebbe stato sufficiente rinunciare alla loro fede o affermarsi convertiti al nazismo per sfuggire ai campi di concentramento. Dedurne che i Td.G. caduti nei campi di sterminio sono state vittime non del nazismo ma della loro stessa ostinazione o di quella dei loro dirigenti-come talora si legge- costituisce una forma di revisionismo storico assolutamente inaccettabile ed equivale a revocare in dubbio il valore del martirio in genere (anche i primi cristiani avrebbero potuto facilmente salvarsi rinnegando la loro fede e sacrificando agli idoli).
Diverso è l’argomento secondo cui i Td.G. che oggi si presentano come oppositori senza compromessi del nazismo, inizialmente hanno cercato di dare di se stessi un immagine positiva al governo hitleriano. Nell’aprile 1933 dopo la messa al bando della loro organizzazione nella maggior parte della Germania, i T.D.G., dopo una visita di Rutherford e di Knorr il 25-6 1933, riuniscono 7000 fedeli a Berlino dove è approvata una Dichiarazione che è inviata con lettera di accompagnamento ai principali membri del governo, compreso Hitler, e di cui nelle settimane successive sono distribuite oltre 2milioni di copie. Le lettere e la Dichiarazione rappresentano un ingenuo tentativo di conseguire l’impossibile risultato di ottenere la tolleranza del regime.La Dichiarazione è stata pubblicata nell’annuario ufficiale dei T.d.G. nel 1934 e rievocata nell’analoga pubblicazione del 1974 dove sono comparsi anche stratti delle lettere di Hitler. Negli ultimi anni, soprattutto attraverso Internet questi testi hanno ricevuto un ampia pubblicità da parte di critici e oppositori. L’ingenuità della manovra di avvicinamento al Terzo Reich è evidente così come il cattivo gusto del tipo di retorica populista utilizzata. La vicenda peraltro è spesso presentata completamente al di fuori del suo contesto storico. Una lettera rispettosa inviata al Hitler e il suggerimento da parte di qualcuno di avere avversari in comune rispetto alla Germania nazista appaiono oggi immediatamente esecrabili. Tentativi di questo genere sarebbero apparsi scandalosi anche nel 1940, quando la stesso Rutherford pubblicava opuscoli durissimi contro il nazismo. Le cose stavano diversamente nel 1933. più o meno tutte le Chiese e denominazioni cristiane preoccupate di una possibile persecuzione contavano nelle loro file in Germania personalità che si esprimevano nello stile della Dichiarazione dei T.d.G.- e talora in modo più enfatico. Anche gli uomini della democrazia europea (Neville Chamberlain, E. Daladier). La retorica che associa gli affaristi ebrei al big business appare oggi certamente inaccettabile ma nel contesto della letteratura populista precedente alla II guerra era così comune da non colpire nessuno come non usuale. (beninteso non costituisce una giustificazione)

5. Esiste una letteratura piuttosto ricca sui Testimoni di Geova ,è sufficiente per averne una descrizione del fenomeno corretta e rispettosa?

In effetti, bisogna riconoscere che nel recente passato, a vari livelli, diverse persone si sono occupate dei T.d.G. con un abbondante produzione di saggi e di articoli. Il loro lavoro, tuttavia, ha avuto un taglio non raramente polemico ed apologetico, fondato in gran parte sull’interpretazione della Bibbia, e quindi valido ad intra e non sempre ad extra rispetto alla comunità ecclesiale. Qualche autore pur ponendosi su un piano superiore dal punto di vista scientifico pastorale, in quanto si basa sull’analisi delle fonti chiamate in causa dal Geovismo, di fatto non fa a meno di quanto è stato divulgato in precedenza.

6. Il desiderio di un ritorno ad un messaggio evangelico semplice e ad una Chiesa delle origini da cosa scaturisce?

Per certe esperienze di fede le religioni attirano e mantengono fedeli in quanto offrono qualche forma di “verità” del loro messaggio sotto forma non solo di esperienze (“li riconoscerete dai loro frutti”) ma anche di appello al senso comune. Il credo “quia absurdum” non è frequente nei gruppi di origine moderna. Quanto ai Testimoni di Geova e ai loro predecessori, gli Studenti Biblici, non sarebbe inutile indagare ulteriormente le affinità con le Chiese di Cristo “restaurozioniste”- originate dal movimento anglo-americano che, di fronte alla proliferazione delle denominazioni protestanti, intendeva-fra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento-superare le divisioni tramite la “restaurazione” della Chiesa cristiana, primitiva), non certo quanto alla dottrina, ma quanto all’appello del “senso comune” e a una “ragionevolezza del cristianesimo” più o meno direttamente ispirata alle idee di John Locke. Un appello che il pastore Russell ha in comune con Thomas Campbell e il figlio Alexander, che si situano alle origini del Movimento di Restaurazione. In un caso come nell’altro, l’appello è a quelle idee semplici che qualunque cristiano di buon senso, mettendosi davanti alla Bibbia, dovrebbe essere in grado di riconquistare da solo senza bisogno dei teologi e delle loro teologie. In questo senso, ancora, e nonostante le origini britanniche della filosofia del “senso comune”, vi è qui da una parte un qualche cosa di profondamente americano, se è vero che la religione americana è anzitutto “democratica”, diffida delle idee complicate che ritiene accessibili solo a una elite e tende spesso a identificare quanto, in religione è vero con quanto è semplice e comprensibile da tutti, dall’altra l’aspirazione, comune a molti movimenti nati nel XIX secolo, a ritornare al modello ideale della Chiesa delle origini.


Bibliografia
J. Francoise Mayer- Religious Movements and the Internet
David G.Bromley- The politic of religious apostasy- The role of apostates in the transformation of religious movements. Praeger Westport Londra 1998
The new frontier of cult- Hadden- Cown JAI 2000 pp. 249-276

Nathan O.Hatch- The democratization of American Christianity- Yale University Press- New Haven (Connectiicut9 Londra 1989
E’ tempo di stare svegli- La Torre di Guardia vol. 116 n.21 1 nov. 1995
Yearbook of Jehvah’s Witness 1973 pp.110-111 1933 pp. 134-139
Comfort for Jews IBSA Rutherford 1925
End of naszism W.T.B.T.S. N.Y. 1940 Rutherford



 

Dall'Australia reportage sui Testimoni di Geova di Umberto Polizzi (giornalista, scrittore)

intervista di Laura Petreccia

Quali sono i rapporti religiosi dei Testimoni di Geova con la società australiana?
Come è vissuta la condizione giovanile?

Gentilissima Signora Laura,
Come Lei ben sa, l’opera dei Testimoni Geova non si articola primariamente per le strade e di porta in porta. La nostra formazione spirituale necessita di una cura assidua e giornaliera primariamente promossa da noi stessi con studi delle Sacre Scritture e in secondo luogo dai fratelli maturi della Congregazione. Abbiamo cinque adunanze di congregazione e i benefici che se ne traggono sono distributi a seconda delle possibilità recettive mentali di ciascuno di noi.
L’Australia è un paese estremamente civile con una componente multiculturale, per cui di conseguenza anche multireligiosa assai complessa.
Ogni gruppo etnico dei Testimoni di Geova ha il suo territorio da predicare la “Buona Notizia del Regno” per quanto possa essere possibile. Le religione islamiche sono maggiormente attratte dal nostro messaggio più dei cattolici e dei protestanti, questo in virtù di una ‘campagna’ denigratoria promossa dalle Curie delle ambedue correnti religiose della cristianità nei nostri confronti con i fatidici cartellini alle porte dei buoni e modesti cristiani: “ Via da questa casa i testimoni di Geova’!”
Non siamo meravigliati di questo perchè il nostro messaggio è prettamente cristiano dove, oltre ad evidenziare le infauste condizioni spirituali della Società in questi nostri tempi, dove matrimoni fra omosessuali sono benedetti dalla Chiesa anglicana, dove non esiste più l’istituzione matrimo-niale nelle correnti della cristianità compresi anche quelli del ‘cattolicesimo’ per cui non si parla più di marito o moglie ma della mia compagna o compagno; infanticidi e aborti e traffici di essere umani senza più declamate scomuniche; dove tutte, dico tutte le chiese della cristianità sono praticate nelle mattutine messe domenicali solo da chi è prossimo al fatidico trapasso; dove ad un “Forum” di alcuni noi giornalisti si faceva il punto della situazione, siamo giunti a concludere del degrado della spiritualità specialmente nei giovani proiettati e coinvolti da un modernismo di ‘branco’ incapaci di venirne fuori senza il rischio di un isolamento completo in virtù di un’etica da sfascio da parte dell’intero ‘gruppo’. La droga, lo stupro che non lo definirei più tale perchè più volte intenzionalmente ricercato dalle vittime (femminili) in una ricerca ossessiva di situazioni da brivido; l’abbandono della direttiva della famiglia da parte dei giovani benché anche minorenni, per cui, i genitori, sono costretti solo a registrare il danno. Un mio vicino di casa è stato denun-ciato, seduta stante, dalla propria figliola perchè il...’vecchio’ genitore ( così definito) si era permesso di darle un ceffone quando questa fanciullina appena sedicenne s’era fatta accompagnare in macchina , fino sotto casa, alla quattro del mattino da un giovanottello diciottenne. Oltre alla multa, il nostro...’matusola’ ha trascorso cinque notti in una cella di una stazione di Polizia del quartiere mentre le ore diurne da trascorrerle in un servizio sociale.
Un tempo ormai remoto, quando al porto di Melbourne venivano imbarcati pecore o bovini, un sacerdote cattolico in paramenti sacri benediceva quella gran massa di animali destinati al macello o alla riproduzione in altri Continenti, mentre ora anche questa funzione ‘sacra’ non trova più alcun collocamento. Il multiculturalismo in contrasto con un religionismo differenziato sono giunti a determinare la morte del ‘Dio’. In verità nel mese di Ottobre c.a. l’arcivescovo di Genova ha benedetto una portaerea militare italiana strumento di distruzione di massa. Certamente si sarà ispirato a qualche divinità... non certamente a Cristo. Dio non è più di costume; non serve più a nessuno. Testimoniando a un giovane interessato ancora alla lingua italiana, perché studente, lingua praticata stentatamente anche dai suoi genitori di origine Umbra mi raccontò d’aver letto che Santa Rita da Cascia, paese suo d’origine, d’aver spiccato il volo sostenuta dai protettori Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino per trasferirsi nel Monastero di Santa Maria Maddalena di Cascia e trascorrere lì il resto dei suoi giorni. La definì, come aveva letto, la “Santa delle cose impossibili”; ma poi si mise a ridere facendomi segno con la mano destra battuta più volte sulla sua fronte, che lui non era tanto cretino da credere a questi inciucci clericali. Non partecipai a quella espressione ingiuriosa perchè ero conscio a quali e quanti altri problemi avrebbe dovuto affrontare quella giovane vita se neanche una sua atavica eredità spirituale era riuscita a renderlo meno agnostico. Troppi ostacoli al proprio ‘Libero Arbitrio’ con gli anagronistici e inspiegabili dogmi che producono incomprensione per cui si giunge alla rinuncia della primaria energia che anima il nostro spirito.
Ascoltando in TV un ‘Pentecostale’ con una terminologia piuttosto sgradevole, poneva domande imbarazzanti a un gruppetto di catecumeni cattolici sulla questione della scomunica per eresia della Santa Giovanna d’Arco. “ Se il Pontefice è infallibile- domandava con un accento del profondo sud italiano, sgrammaticato e quasi incomprensibile- nelle funzioni di “ex cathedra” e il cielo lega e scioglie ciò che lui, il papa, lega e scioglie, vorrà dire che la Santa Giovanna dal 1431 anno della sua morte al 1456 quando questa venne riabilitata, dovette soggiacere a quella condanna per cui ebbe a soffrire a torto le pene dell’inferno di fuoco per quei lunghi anni di attesa della sua riabilitazione...! Che dire di tanti altri come Galileo Galilei, lo stesso Savonarola e altri altri ancora che dall’infimo sono tornati alla beatificazione? L’infallibilità papale dà anche un’ impressione di onniscenza, o almeno di una conoscenza della verità divina difficilmente accomodante: Dio è lo Sconosciuto e l’Inconoscibile per la quasi totalità dei non addetti ai lavori. Queste sono le ragioni per cui i luoghi di culto si desertificano. Se Dio è morto,o è anche lo stesso Dio adorato da musulmani, ebrei, scintoisti ed altri che negano il Cristo, e indicano la ‘Guerra Santa’..., mangiamo e beviamo,- scrisse l’apostolo Paolo- tanto domani morremo.
Da quel discorso, impantanato in un italiano quasi incomprensibile, non fu difficile a quell’uditorio marcare un grave fallimento di quella imposta teoria che fa del Sommo Pontefice arbitro a ragione o a torto delle sorti delle genti.
Quando s’impostano dei dogmi, mia gentile Signora, si calpestano i doni che Dio ha concesso agli uomini del “Libero Arbitrio”. Dio ci ha donato l’intelligenza per acquistare coscienza che ci rende ‘simili’ a Lui; sarebbe un controsenso imporci un qualcosa che Lui sa che va oltre le nostre capacità di intendere e di volere e obbligarci a credere. Egli stesso si contraddirebbe e ci rende-rebbe dei semplici robot.
Abbiamo avuto, nel tempo, delle rivelazioni ma sempre nei campi dell’immanente e non ha mai preteso da noi che comprendessimo lo spirituale trascendente dove non esiste ‘tempo- massa- larghezza -altezza e profondità’. Egli, Dio, sa i nostri limiti ed Egli stesso nel crearci ci creò di ‘poco inferiore agli angeli’ per cui sa di non poter pretendere ciò che il nostro cervello immanente non può contenere. La defezione specialmente dei giovani nei campi della ‘fede’ è anche dovuta alla maggior cultura loro disponibile e nei maggior confronti possibili con altre culture religiose di massa per cui non accettano più l’ombra dell’ignoranza imposta dai dogmi! Questo è il dramma delle fedi registrate in questa terra dove la libertà di culto e di associazione è rispettata da chiunque basta che non siano TdG. messi al bando con i cartellini infisse alle porta di casa promosse dalle parrocchie di ogni rione:” Non desideriamo che bussiate alla nostra porta. Siamo cattolici”.
Credo che queste mie brevi note di cronaca Le siano familiari per cui non ho scoperto ‘l’acqua bollita’.
So di aver scritto ad una persona amante delle cose vere, specialmente quando la Verità reca onore all’Iddio che ha manifestato tanto Amore creandoci a sua immagine e somiglianza. Grazie d’avermene dato opportunità e sarei ben lieto dialogare non con una sola voce.
Rispettosamente.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Area Islamica

FATWA - (a cura di Marco Hamam)

Le autorità religiose replicano con una fatwa alle richieste di spiegazioni di credenti intorno alla liceità o meno di alcuni atti di guerra. Limes ha raccolto un’antologia di fatawa, cioè di una serie di interpretazioni e di pareri legali riguardanti il jihad, la Guerra santa. La fatwa rappresenta la “risposta” che ogni semplice musulmano può richiedere all’autorità preposta, il mufti, per stabilire se il suo comportamento è conforme o meno ai dettami dell’Islam. Ovviamente rappresenta il risultato di uno sforzo interpretativo umano: proprio perciò alla fine di ogni parere, il mufti pronuncia la formula “Allahu a’lam”, Dio ne sa di più…

QUALI SONO LE REGOLE di buon comportamento che bisogna rispettare in guerra per l’Islam?

Emissione fatwa: 6 settembre 2002
Mufti: A. D. Muhammad d’Amara.
Fatwa: In nome di Dio, Lode a Dio, la Preghiera e la Pace siano sul Profeta. Il “combattimento2, in tutti i versetti coranici che ne parlano, è legittimato contro chi tenta di dividere i musulmani ingiustamente dalle loro case. Il Corano recita: “E’ dato permesso di combattere a coloro che combattono perché sono stati oggetto di tirannia: Dio, certo, è ben possente a soccorrerli; cioè coloro che son stati cacciati dalla loro patria ingiustamente, soltanto perché dicevano: “Il Signore è Dio” ( Sura del Pellegrinaggio, 39, 40 ). (…) L’Islam ha posto delle regole di buon comportamento da seguire durante lo scontro bellico. (…) Si combatte, in ogni caso, solo chi, fra gli aggressori, combatte. Dunque è vietato combattere e uccidere donne, bambini e tutte le figure non belligeranti (…). Queste prescrizioni riguardano anche il rispetto della flora e della fauna tanto che i soldati non devono abbattere alberi o sgozzare animali se non per necessità assoluta a sfamarsi. In ciò, l’Islam ha preceduto trattati internazionali- come quello di Ginevra del 1949- che vietano l’uccisione di civili durante i conflitti armati. (…)

GLI STATI UNITI stanno cercando di introdurre in Iraq forze internazionali attraverso l’Onu o attraverso alcuni Stati amici. Non è un segreto che gli Usa stiano facendo tutto ciò per alleggerire le proprie spalle oppresse dal peso della resistenza irachena. Com’è giudicato, dal punto di vista legale, attaccare le forze internazionali che vengono in Iraq?

Emissione della fatwa: 28 luglio 2003.
Mufti: un gruppo di muftun
Fatwa: In nome di Dio, Lode a Dio, la Preghiera e la Pace siano sul Profeta. Gli “ulama” concordano sul dovere di difendere la terra e di combattere l’occupante in tutti quei modi possibili che si confanno con l’etica islamica della guerra. Questo dovere è un fard’ayn (obbligo per ogni musulmano, ndt) non solo per gli uomini ma anche per gli incapaci a combattere come donne e anziani. Qualunque forza esterna venga a proteggere, sostenere e cooperare con l’esercito occupante deve essere contrastata e non è lecito che a collaborare siano eserciti musulmani, nel qual caso la resistenza deve evitare di combatterli ma se dovesse accadere un fatto simile il partigiano non ha colpa. Il professor Yusuf Sulayman, docente di Shari’a islamica della Facoltà di Scienze islamiche dell’Università del Cairo, afferma il proposito: “ (…) Per quanto concerne le forze internazionali, se queste arrivano dopo risoluzione dell’Onu con la missione di mantenere l’ordine e la sicurezza senza avere compiti bellici e senza collaborare con l’occupante, non è lecito combatterle. Se invece giungono chiamate dall’occupante allo scopo di permettergli di installarsi nel territorio, di stabilirvisi con continuità e di aumentare la legittimità internazionale, le forze internazionali sono da considerarsi al pari dell’occupante e vanno combattute (…)”
(…) Il professor Ahmad l- Wafa, docente di Diritto internazionale della Facoltà di Diritto dell’Università del Cairo, afferma: “L’attuale situazione in Iraq indica che lo scopo dell’invio delle forze internazionali è rimediare alle grosse perdite quotidiane subite da Usa e Gran Bretagna. Dunque la loro presenza è la continuazione naturale dell’occupazione (…) In questo contesto, combattere queste forze esterne è lecito”.
Ma Dio ne sa di più.

COME PUO’ UNA DONNA musulmana compiere il jihad?

Emissione fatwa: 31 dicembre 2000
Mufti: Shaykh Yusuf Abd Allah al – Qaradawi
Fatwa: Il jihad della donna avviene in tanti modi. Prima di tutto servendo suo marito e compiendo il suo dovere coniugale, obbedendogli ed essendogli fedele. Educando i suoi bambini agli insegnamenti dell’Islam affinché crescano in modo sano (…). Poi promuovendo la parola di Dio insieme alle ragazze iniziando dalle persone più vicine. (…). Inoltre deve sostenere i mujahidun più che può soprattutto nel nostro jihad quotidiano contro i sionisti diffondendo tra le sue sorelle l’idea del boicottaggio (…). Ogni centesimo, o dirham, o dinar speso per acquistare merci del nemico si tramuta alla fine in una pallottola che va a uccidere i nostri fratelli in Palestina (…).
Ma Dio ne sa di più.

SE IL NEMICO ATTACCA un paese islamico il jihad diventa un fard’ayn ( un obbligo per i musulmani, ndt ). Ora, vorrei andare in Afghanistan ma i miei genitori me lo impediscono. Posso andare senza il loro permesso.

Emissione della fatwa: 2 settembre 2003
Mufti: Shaykh Salih al-Fuzan
Fatwa: Lode a Dio. Il desiderio che hai espresso di espletare il jihad e di aiutare i tuoi fratelli musulmani contro l’aggressione dei kuffar è cosa buona che ti verràò ricompensata- se Dio vuole. Ma nel tuo caso devi obbedire ai tuoi genitori (…).

he cos’è La Ashura?

E’ il giorno in cui si ricorda il martirio di Hussein, figlio di Alì, genero di Maometto. Cade il decimo giorno di Moharran ( quest’anno 2 marzo 2004). Seguono 40 giorni di lutto, che si concludono con la festa di Arbain.
Il nipote di Maometto fu decapitato dalle truppe del califfo omayyanide Yazid a Garbala. Il suo martirio è considerato l’episodio fondante dell’islamismo sciita. A quell’episodio risale lo scisma islamico fra sanniti e sciiti. Durante le celebrazioni uomini e donne sfilano in corteo autoflagellandosi al suono dei tamburi.


Che cosa significa Scìa?


Letteralmente significa “il partito”. Indica i seguaci di Alì che diedero inizio alla scisma. Alì, il genero di Maometto, fu il quarto califfo dell’Islam e il primo imam dello scisma sciita.

Uccisione del “collaborazionista”: una visione giuridica
Emissione della fatwa: 13 luglio 2003

Domanda: I traditori che contribuiscono a far scorrere il sangue dei martiri sono tanti e spesso hanno aiutato gli ebrei ad uccidere i mujahidin e a violare i luoghi sacri. Come fanno i collaborazionisti palestinesi che hanno causato la morte del leader di ‘Izz al-Din al-Qassam e di 14 altri. Lo stesso vale per alcuni traditori iracheni che collaborano con gli americani per sopprimere la resistenza irachena. La domanda è: se sappiamo che qualcuno collabora con le forze di occupazione, come dobbiamo comportarci con lui? E’ considerabile un apostata (murtadd, n.d.t.)?
Mufti: un gruppo di muftun.
Fatwà: In nome di Dio, Lode a DIO, la Preghiera e la Pace siano sul Proeta. Se è provato che il Tale è un collaborazionista che conduce i nemici ai mujahidin e che diffonde la corruzione sulla terra, questo va ucciso e il suo uccisore deve essere ricompensato. Se invece non vi sono prove che attestino che egli sia una spia, il Tale deve essere giudicato dal governante: se questi ritiene giusto ucciderlo; se ritiene giusto punirlo, può punirlo. Che il sovrano scelga, fra i due casi, ciò che è meglio per i musulmani.
Nell’Enciclopedia dei concetti ( Mawsu’at al-mafahim, n.d.t.) dell’organo di ricerche dell’Univerità delll’Azhar si legge: “Tradimento significa trascurare una cosa che Dio ha comandato, o commettere un atto proibito, od opporsi ad un ordine del Profeta, o essere disonesto. Dio l’Altissimo dice: “ O voi che credete! Non tradite Dio e il Suo Messaggero, poiché così facendo tradireste i pegni in voi riposti da Dio, e voi lo sapete” (Sura del Bottino, 27).
Chi indica agli ebrei i punti deboli dei musulmani e causa la morte di questi ultimi per mano dei primi è considerato come un nemico e va ucciso. Questo atto di cooperazione con i nemici viene considerato tradimento di Dio e del Suo Messaggero, della religione e dei musulmani. gli ‘ulama’ concordano sul fatto che il traditore debba essere ucciso per il danno arrecato alla comunità dei musulmani. a lui va applicata la pena di araba (guerra contro Dio e il Profeta, n.d.t.).
L’ex mufti d’Egitto, Hasan Ma’mun, ha emesso una fatwa secondo cui chi collabora con il nemico arrecando danno ai musulmani deve essere ucciso.
Tuttavia, bisogna prendere tutte le precauzioni prima di accusare qualcuno di questo crimine perché il collaborazionismo e lo spionaggio sono fenomeni materiali che devono essere dimostrati con prove schiaccianti. Il mufti dice: “Lo spionaggio ai danni dei musulmani e a favore dei nemici è un atto che mette in pericolo i musulmani e i loro paesi diffondendo la corruzione. Per questo è disceso il versetto che punisce chi combatte Dio e il Suo Messaggero e corrompe la terra. Esso recita. “In verità la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il Suo Messaggero e si danno a corrompere la terra è che essi saranno massacrati, o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra. Questo sarà per loro ignominia in questo mondo e nel mondo avvenire avranno immenso tormento” (Sura della Mensa, 33).
Riguardo a chi combatte Dio e il Suo Messaggero, gli ‘ulama’ danno due pareri diversi. Secondo gli uni l’imputato deve essere giudicato secondo la gravità dell’atto; secondo gli altri è l’imam designato a giudicare per lui con una delle pene che appaiono nel versetto su citato, fra cui l’uccisione.
La saggezza contenuta in questa pena consiste nel fatto che essa assicura tranquillità e sicurezza ai musulmani nei loro paesi.
Chi, dunque, fa la spia ai danni dei musulmani rivelando ai nemici segreti militari dai quali questi ultimi traggono vantaggio deve essere trattato come chi combatte Dio e il Suo Messaggero e corrompe la terra. (…) Quanto alla moglie e ai figli del traditore, se non sono come lui, devono essere trattati da musulmani e non portano la colpa del capofamiglia. Se la moglie viene a sapere con certezza del fatto che il marito sia un collaborazionista non deve più rimanere sotto la sua protezione ma abbandonarlo perché costui tradisce Dio, il Suo Messaggero e i credenti.
Ma Dio ne sa di più.


Sui ricercati in Iraq ci sono taglie da migliaia di dollari: è lecito consegnarli?
Emissione della fatwà : 16 dicembre 2003

Domanda: l’esercito statunitense offre grandi cifre a chi indica o consegna qualche membro della resistenza irachena. E’ lecito collaborare con loro e consegnare i partigiani?
Mufti: gruppo di muftun
Fatwà: Gli ‘ulama’ e i docenti di diritto internazionale hanno stabilito che la guerra in Iraq è una guerra illegittima e che la presenza degli americani sulla terra dei musulmani rappresenta un’occupazione militare illegittima. Persino il motivo per cui hanno attaccato l’Iraq non ha fondamento dal momento che non sono state ritrovate armi di distruzione di massa, tenuto comunque in considerazione il fatto che è diritto delle nazioni possedere tali armi.
Dalla condizione di liceità della resistenza all’occupazione statunitense consegue che consegnare i partigiani all’esercito occupante è vietato perché ciò rappresenta tradimento.
Lo sayh ‘Alì Gum’a – mufti d’Egitto – e docente di Diritto e di sari’a all’Università dell’Azhar afferma in proposito: “ Il Profeta diceva. “I musulmani sono fratelli, non si fanno torto l’un con l’altro e non si consegnano al nenico”. (…) Perciò è vietato al musulmano – per consenso dei dotti – consegnare un suo fratello nella fede neanche per tutto l’oro di questo mondo. (…)
Ma Dio ne sa di più.

IL DIBATTITO SUI FORUM ISLAMICI

L’ostentazione televisiva della cattura di Saddam Hussein (13 dicembre 2003) e la
diffusione dell’ennesimo messaggio vocale attribuito a Osama bin Laden (5 gennaio 2004) sono stati gli eventi mediatici che negli ultimi due mesi hanno quasi monopolizzato le discussioni pubbliche nelle piazze arabo-musulmane, reali e telematiche. Leggiamone qualcuno apparso su due diversi forum, uno dai toni moderati (www.noo-problems.com) e l’altro più “urlato” (www.alezah.com).

Saddam in gabbia, tristi o contenti?

Apre il dibattito Zarqà, musulmana giordana che risiede in Canada. Commenta le foto “vergognose” di Saddam catturato : “al-Salam ‘alaykum, oh fratelli e sorelle, ecco alcune foto di Saddam Hussein dopo il suo arresto da parte delle forze americane. (…) Certamente lo hanno preso con l’aiuto dei maledetti sciiti. Che Iddio abbia misericordia della umma araba. E adesso su chi conteremo?”
Risponde Hamid: “Allahu Akbar (Dio è il più grande), ma scusa, sorella Zarqà, quando abbiamo mai potuto contare su quei finti baatisti? Chi dice che lui (Saddam) s’è opposto all’America? E’ solo un collaborazionista degli americani e non è vero che si è opposto all’America (…). Ma ora non serve più. Chi prenderà il suo ruolo?”.
Yasir , da Alessandria d’Egitto interviene diretto: “ Cara sorella Zarqà, mi vuoi dire se avessimo contato su Saddam dove saremmo arrivati adesso? Possiamo contare solo su Iddio l’Altissimo che ci prende per mano verso la terra della Fede”.
Dello stesso tenore anche Miram: “Sia Lode a Dio, sia Lode a Dio, abbiamo contato su Iddio, l’Unico, oh sorella Zarqà, perché solo Iddio decide se concedere tempo oppure no, e ogni tiranno ha la sua fine!”.
Zarqà: “Cari fratelli, prima di tutto voglio ringraziarvi per avermi risposto. Quel che voglio dire però è che qui ho solo espresso il mio parere. So benissimo quali crimini Saddam ha commesso, ma noi oh fratelli, siamo di fronte a una forza maledetta che è l’America. Tutti sanno che essa non è venuta per liberare il popolo iracheno e che il suo primo ed ultimo obiettivo è quello di diffondere la religione cristiana.

 

Non mi aspetto mica che Saddam ci difenda o ci liberi, perché questo compito tocca solo all’eroe musulmano (al-batal al-muslim) che agisce in base alla Legge di Dio (sari’at Allah). Ma dovete riconoscere che soltanto Saddam, come si dice da noi, “è emerso dal fuoco” sfidando l’America come nessun altro ha saputo fare: (…)
E poi voglio dire un’altra cosa: ho notato che chi si oppone all’America diventa un criminale. Guardate questo Osama: nessuno lo salva, si dice che è un terrorista e tutti lo pensano, ma perché non guardare quel che accade in Palestina, in Iraq? (…) Quelli che muoiono là che colpa hanno? Vi prego di non arrabbiarvi per le mie parole perché, come v’ho detto, esprimo solo il mio parere e forse vi scrivo in un momento in cui sono molto arrabbiata proprio per lo stato vergognoso in cui ci troviamo. Prego Iddio che la vittoria arrivi presto e che si vendichi di ogni miscredente (kafir), di ogni tiranno (zalim) e di chi li aiuta, e mi scuso ancora se sono stata troppo diretta.
E ancora sulla cattura di Saddam interviene Asiq al-Aqsa, palestinese residente in Arabia Saudita: “Fratelli! Voglio una risposta sincera, siete contenti della cattura di Saddam? E perché? Spero rispondiate con sincerità a questa mia domanda e che Iddio ci aiuti, e al-Salam ‘alykum”.
Risponde subito Budur, musulamana dal Kuwait: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso. (…) E’ indescrivibile la mia gioia oggi, la Verità s’è palesata e il Falso è svanito. Non dimenticherò mai cosa ha fatto Saddam al mio paese, il Kuwait, ha ucciso molti miei cari, fratelli e sorelle kuwaitani, che sono ancora nel mio cuore. Non dimenticherò come sono stati torturati giovani, adulti e anche vecchi. (…) Non posso ricordare altro perché il mio cuore soffre troppo ogni volta che ne parlo, ma ricordate, oh fratelli, cosa ci capitò, e non dimenticate! (…) Si, sono felice perché hanno acciuffato il tiranno che ha oppresso il suo popolo, la sua nazione e i suoi vicini. Vi ringrazio.”
al-Muslim al-Haqq: “Al- Salam ‘alykum. (…) Torno di nuovo su questo forum dopo una lunga assenza per intervenire sulla questione irachena e su Saddam. Dopo la sua cattura come posso sentirmi? Sono sia contento che triste ed ora vi spiego perché. Sono contento perché Saddam nella propaganda araba filoamericana veniva descritto come un essere che teneva alla vita più di qualsiasi altra cosa. S’è detto tanto dei suoi nascondigli nei palazzi, e sono arrivati anche a dire che in quei sotterranei era impossibile arrivarci. (…) Dicevano che c’erano almeno dieci sosia di Saddam in giro, dicevano che era scappato in Russia e che aveva consegnato l’Iraq agli americani, che era lui ad essersi accordato con loro su ogni cosa. Ma ora, è forse possibile credere a tutto questo? Si è forse anche accordato con gli americani per essere catturato e umiliato in questo modo? Quel che è accaduto dimostra che Saddam ha onorato i suoi principi nonostante sia stato uno sciocco, un uomo malvagio che ha ucciso degli innocenti in Kuwait e nel suo paese.
Sono contento anche perché le forze americane fino a ieri dicevano che Saddam era dietro le operazioni della resistenza e che i partigiani iracheni non erano altro che dei terroristi che difendono Saddam e che tentavano di farlo tornare al potere. (…) Ora, dopo averlo arrestato, gli stessi americani hanno rigirato il discorso dicendo che la resistenza continuerà anche dopo la cattura di Saddam e che non è lui che coordina i fedaiyyn- Saddam. Sono contento perché chi diceva che Saddam era dietro la resistenza ha ora cambiato discorso e chi parlava della potenza di Saddam, dei suoi palazzi, dei suoi tesori, dei suoi nascondigli segreti, ora s’è visto che erano tutte menzogne, che tutti quei bunker non erano altro che un buco in mezzo ad un orto! Ed è chiaro che Saddam non è scappato come altri hanno fatto, verso la Russia, gli Stati Uniti. (…) Sono contento anche perché Saddam ha ricevuto la sua punizione per avere oppresso con le sue stesse mani tutti i popoli arabi e in particolare il popolo iracheno e quello kuwaitano.
Sono invece triste perché siamo diventati un giocattolino nelle mani dell’America, che cambia i nostri governanti come vuole e non abbiamo in questo alcuna parola né diritti, non siamo altro che animali, mangiamo, beviamo e dormiamo: l’America ricompensa chi vuole e ostacola chi vuole. Sono triste perché gli arabi impareranno da questa lezione il contrario di quel che dovrebbero imparare. Perché imparano che bisogna ubbidire in ogni cosa all’America e che il destino di Saddam è il loro destino, mentre la lezione che devono imparare è che chi non si stringe attorno al proprio popolo sarà stretto dai carri armati dell’occupazione e sarà spinto nelle loro celle sotto gli applausi del suo stesso popolo oppresso.
Saddam si è meritato ciò che gli è capitato, ma s’è dimostrato che è meglio di come lo hanno descritto. Noi non abbiamo la forza di opporci all’America, eppure egli le si è opposto con coraggio fino a quando non è stato preso e non è crollato.”

Bin Laden parla e i musulmani lo ascoltano
5 gennaio 2004

Inizia il palestinese con l’analisi di due passi dell’ultimo messaggio di bin Laden cercando delle contraddizioni al suo interno: al-Salam’alaykum “il nuovo messaggiodello sayh bin Laden,ce lo aspettavamo dirompente, destabilizzante. Il discorso è stato invece come come un resoconto ben ragionato degli avvenimenti delle ultime tre settimane. Infatti ci sono state espressioni che non ci aspettavamo da te, oh Osama. Quando dici, nostro nobile sayh, che il destino dei governanti sauditi e del Golfo è come il destino di Saddam e che l’America attaccherà i paesi del Golfo nominando lì altri governanti ad essa vicini è come se tu t’illudessi che quei governanti possano davvero rappresentare un pericolo per l’America e che questa miri a liberarsi di essi nominando qualcuno che ci tradisca tutti meglio. Oppure quando dici , oh nostro nobile sayh, “dopo aver fatto prigioniero il traditore, loro ex socio ed ex collaboratore” non capisco, e mi è quasi preso un accidente. Perché allora usi la parola “prigioniero” è come se lo rispettassi, perché questa parola la si usa solo per i prigionieri in mano al nemico, e vuoi dire che tu vedi Saddam come un nemico dell’America, per questo suo “prigioniero”. Però lo hai appena descritto come suo ex- collaboratore, e questo perché ha fatto scoppiare la guerra contro l’Iran per assecondare l’America, come dici. Non capisco: è stato collaboratore o lo è ancora? Va bene, Saddam se lo merita, ma di conseguenza possono accusare anche te di essere un loro collaboratore perché hai combattuto per soddisfare le richieste americane, con soldi e col sostegno americano. Giudica tu stesso come tu giudichi gli altri, non si misurano così i fatti.

 





CON L’ISLAM DIALOGO NELLA CHIAREZZA

Con questo Forum abbiamo proposto un momento importante di confronto, consapevoli della presenza di problemi aperti. Possiamo continuare nel nostro percorso con maggiore chiarezza forti di due consapevolezze: in primo luogo la costante volontà di conoscenza verso l’Islam e in seconda istanza la necessità di proseguire nella strada del dialogo, ma senza confusione di ruoli.
Tre le questioni aperte: una religiosa, una di politica italiana, l’ultima di politica internazionale. E se per quanto riguarda l’aspetto religioso, la questione si risolve in nome della libertà religiosa e di culto per tutti, rimane, sul piano politico, il problema di promuovere un’attenta politica di gestione dei flussi migratori, attraverso una politica di rispetto serio delle nostre leggi e della nostra cultura. Sul piano internazionale rimane da affrontare la questione della reciprocità. Su questi temi si sono sviluppate diverse reazioni e posizioni di cui riportiamo ampi stralci.

 

La tv nasconde la complessità. L’allarmismo nei mezzi di comunicazione, dimostra a volte un atteggiamento frettoloso e poco consono alla realtà. La televisione ce la nasconde specie quando essa è complessa”. Questo il giudizio di Justo Lacunza Balda, direttore del Pisai, Pontificio istituto di studi arabi e di islamistica. Lacuna ha ricordato che “gli sviluppi dell’islam richiedono uno studio diligente ed un’attenzione particolare a come i musulmani vivono l’Islam nella vita quotidiana, come lo interpretano nel campo dei rapporti sociali e come lo traducono nei provvedimenti giuridici o nella sfera politica”. Se un tempo l’Islam significava “credo, fede e religione”, oggi “la nascita, lo sviluppo e la formazione di movimenti islamici, dai Fratelli Musulmani ai Talebani, ha contribuito a concepire l’Islam come fermento politico per la creazione di repubbliche e di governi islamici”. E molti musulmani sono disposti “a raggiungere le file di gruppi estremisti e lottare contro un nemico reale o immaginario” a causa delle molte situazioni di conflitto e di emarginazione che vivono.

No agli stereotipi” . “La storia dei rapporti tra Cristianità e Islam non fu solo di idee, ma anche di avvenimenti e lo stesso fatto storico può essere pensato o vissuto in modi diversi”. Lo ha detto Maria Pia Pedani Fabris, dell’Università Cà Foscari di Venezia. “Come si può parlare di maniere diverse di vivere l’Islam- ha spiegato la studiosa- così vi furono tanti modi di percepirlo da parte di chi musulmano non era: la percezione che ne’ebbero i cristiani non solo mutò col passare del tempo, ma anche si presentò diversificata in base alla regione e all’ambiente sociale e culturale di chi la espresse”. Lo stesso vale per il modo in cui i musulmani hanno guardato agli europei, che “non fu mai univoco ma variò anch’esso con il trascorrere dei secoli o con il mutare dei soggetti”. Nell’XI secolo per l’Europa cristiana il musulmano assunse le “caratteristiche del nemico per eccellenza”. Dal canto loro, i musulmani all’epoca delle Crociate “guardarono con indifferenza e superiorità quelle che parvero a tutti, indistamente, “franchi”. L’arrivo dei crociati venne vissuto con rassegnazione e “la loro presenza fu accettata come un flagello voluto da Dio e la loro disfatta finale fu accolta come una liberazione”.

Ghetto o integrazione? “Con il passar del tempo e con la progressiva naturalizzazione della popolazione immigrata assisteremo certamente ad una graduale integrazione dei musulmani nella società italiana”. E’ la convinzione di Mario Scialoja, responsabile della Sezione italiana della lega musulmana mondiale, espressa.
“Mi auguro- ha detto l’ex ambasciatore all’Onu, convertitosi all’Islam nel 1988- che essi sappiano conservare la loro identità religiosa e ad essere quindi portatori, nel pieno rispetto delle leggi italiane, dell’autentico messaggio dell’Islam, messaggio di tolleranza, di disponibilità al dialogo e di rispetto delle differenze”. Scialoja non ha escluso, tuttavia, “che frange di musulmani integralisti restino presenti, come esistono in tutte le società e tutte le religioni, sebbene si dica convinto che tali gruppi saranno gradualmente emarginati e troveranno sempre meno ascolto in una comunità musulmana sempre più inserita nella società della quale ha deciso di far parte”.
Dal fronte islamico, rappresentato da Mohamed Nour Dachan, presidente dell’Unione Comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) sono giunte rassicurazioni. “Noi non chiederemo mai nulla che leda i principi della Costituzione italiana” ha affermato Dachan.
A Scialoja, che ha richiamato, inoltre l’esperienza dell’immigrazioone italiana negli Usa quale esempio di integrazione, ha risposto mons. Michael Flzgerald, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. “Non credo che ci sia paragone possibile con l’immigrazione islamica in Europa, perché il fedele islamico porta maggiore diversità in campo sociale ed alcuni problemi che l’immigrazione cattolica non portava”. “Si parla di dialogo- ha aggiunto- ma il dialogo non è solo parlare o discutere ma è anche convivenza, cooperazione, esperienza religiosa. Certo c’è anche il dialogo in cui si cerca di spiegare credenze e convinzioni, ma tra i cristiani e musulmani non ci sarà mai accordo non solo sulla Croce ma neppure sull’incarnazione. Ciò che è possibile è approfondire la conoscenza della fede dell’unico Dio”. Circa la questione della reciprocità, Fitzgerald ha richiamato l’intervento del Papa in occasione della inaugurazione della moschea di Roma, nel 1995, in cui formulava un chiaro auspicio: “che in ogni paese tutti possano avere luoghi di culto per lodare Dio”.

Sull’integrazione fra cultura cristiana e cultura islamica, è intervenuto anche il filosofo Massimo Cacciari esprimendo alcune perplessità: “Non vorrei che si cercassero punti d’incontro in una sorta di “religione naturale” da piazza o da bar, priva di ogni riferimento storico e culturale. Quando si parla di integrazione prevale sempre il “buoniamo” e non si affrontano mai i temi più scottanti. Mi riferisco, ad esempio, alla croce: per gli islamici Dio non può essere crocifisso e questo rappresenta una delle abissali differenze fra le due religioni”. Sulla possibilità di un dialogo Cacciari si è mostrato possibilista: “Il dialogo è possibile solo se c’è un “logos”, un linguaggio, che si confronta con un altro. Occorre chiedersi se esiste nella tradizione islamica e in quella cristiana un linguaggio che permetta il confronto. Io credo di sì, ma solo a patto che nessuno dimentichi le differenze esistenti. E su queste diversità si può basare il dialogo partendo dalla fonte comune integrandola con realismo politico”.
i.

 

UN BATTISTA SI RACCONTA (Poesie e Testimonianze, Francesco Stefanini)

Ecumenismo: come lo sogno
(ai ragazzi di S.Egidio)

Gesù trasmise il gesto
Dello spezzar del pane…
Pensar di farlo insieme
Sono utopie vane?

Per gli addetti ai lavori
Nel fango impantanati…
Sembrerebbe proprio di sì!
Sono quasi ormai bloccati…

Si dà per scontato
Con rassegnazione
Che ognuno a casa sua
Faccia la comunione…

Ma il nostro Signore Gesù
Di quest’atteggiamento
Che vede come scandalo,
non credo sia contento…

Son remoti i tempi
Quando l’intercomunione,
i protestanti agli altri,
ponevan l’attenzione…

ma durante la mia vita
nella Carità di Cristo
attraverso lo Spirito
parecchie cose ho visto.

Feci amicizia un giorno
Io convinto Battista,
con chi può sembrar lontano:
una monaca buddista…

Smussammo con amore
Ogni più piccolo angolo
Dello Spirito Santo
Sentivamo il pungolo…

E tra voi cari ragazzi
Con i quali io mi incontro
Nel mio modo di pormi
Ho ritrovato del riscontro…

Pur nelle differenze
Sarà questa la via…
Di far un giorno insieme
Tra noi l’Eucarestia?

 

Dopo l'attentato
(Martedì 11 settembre 2001)


Nel mio cammino di fede
Pian piano ho imparato
La cultura non violenta:*
ne sono innamorato!

Se io son aggredito
Cerco di no reagire
Ma c’è di mezzo il mare
Tra il fare e il dire…

E’ ovvio che le nazioni
Non sono di quest’avviso,
per questo il nostro mondo
è sempre stato diviso.

Son certo infatti che
A pregar per i nemici
Saranno in due o tre
(loro sì che son felici!)

Ma proprio non vorrei
Che questo vile attentato
Sia l’inizio di un conflitto
Chissa quando mai placato!

Sconfortato prego che
Con l’aiuto del Signore
Ci si ritagli spazi
Di solidarietà e amore…

E’ ciò posso fare
Non vedo altra via…
Per far la volontà sua
Invece che la mia…

Diamo con creatività!
…per lo spirito un segno
per rassicurar la gente
che verrà davvero il regno!

Chi non lo fa lo faccia!
Chi lo fa s’impegni di più
Non certo per salvarsi
Siam già salvi per Gesù!

Nostro Signore è morto
Per salvare tutto il mondo
I kamikaze muoiono
Per distruggerlo in fondo…


*(Martin Luthe King era un pastore Battista)

22 settembre 2001

Rimetti la spada nel fodero
(Gv 18,11)


Finchè c’è chi vuol fare
La pace con la guerra
Mai tranquilla sarà
Questa nostra terra.

Si dovrà pur spezzare
Dell’odio la catena
Ma poi bene o male
Finisce che si mena!

Ma se il primo passo
Non lo vuol far nessuno
Io mi faccio avanti!
Sarò io quel qualcuno…

Fortunatamente
Tanti amici e fratelli
La pensan come me:
donne e uomini belli!

Se, infatti , l’amor di Gesù
Scorre nelle nostre vene
Riusciremo a vincere
Il male con il bene…

Invece con la guerra
Il problema è rimandato,
mezzo mondo intanto
stasera non ha mangiato…


(FRANCESCO)

19 dicembre 2001

 

NUOVO APPELLO CONTRO IL DDL SULLA MANIPOLAZIONE MENTALE

Autore: Antonio Delrio
Fonte: Confronti, 7/8 luglio-agosto

Cresce la preoccupazione per il disegno di legge sulla “manipolazione mentale” approvato in sede referente dalla commissione Giustizia del Senato il 4 marzo e di prossimo esame da parte dell’Aula. La Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato, riunitasi il 10 maggio scorso, ha espresso preoccupazione per i pericoli che potrebbero scaturire da questo disegno di legge. La Commissione osserva che tale nuovo rato non farebbe altro che riproporre sostanzialemente quello di “plagio”, dichiarato illegittimo nel 1981 dalla Corte Costituzionale. Questo progetto di legge, insieme ad altre iniziative, sembra delineare un restringimento della libertà religiosa in Italia. Preoccupazione e allarme sono stati espressi da oltre quaranta studiosi di storia e sociologia delle religioni di tutto il mondo che, in una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica Ciampi, al presidente del Consiglio Berlusconi e al vicepresidente Fini, hanno chiesto l’immediato blocco dell’iter di un disegno di legge “che danneggia seriamente l’immagine internazionale dell’Italia e la farebbe includere nella lista di quei paesi dove la libertà religiosa non è pienamente protetta”. Tra i firmatari spiccano gli attuali presidenti della Società internazionale di sociologia delle religioni, Enzo Pace, e della Società per lo studio scientifico della religione Rodney Stark, oltre a Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni. “Ci rendiamo conto – si legge nella lettera – che in Italia c’è una preoccupazione del tutto legittima nei confronti delle attività illegali di un piccolo numero di movimenti religiosi, e delle frodi perpetrate da “operatori dell’occulto” di vario genere. Secondo la nostra esperienza, tuttavia, questi abusi sono colpiti in modo più efficace attraverso la puntuale applicazione delle leggi ordinarie che puniscono i reati comuni. Al contrario, leggi speciali contro le “sette” mettono i pericolo la libertà religiosa di tutti i cittadini. Dal momento che non c’è neppure una definizione condivisa di “setta”, queste leggi possono colpire anche movimenti che operano all’interno delle Chiese maggioritarie. Troppe volte abbiamo constatato come categorie spurie quali quelle di manipolazione mentale, plagio o lavaggio del cervello siano state usate per discriminare certi tipi di idee, proclamando che si tratta di idee talmente “strane” che solo una persona “manipolata” può essere indotta a professarle. La discriminazione contro le idee, non importa quanto bizzarre e impopolari, è una tentazione cui le nostre democrazie dovrebbero essere capaci di resistere”.



 

CONCILIARE DIRITTI UMANI E FEDE

Autore: Eva Valvo
Fonte: Confronti, n.10 ottobre 2004

Intervista a Valdo Spini (Parlamentare dei Democratici di sinistra, Spini è primo firmatario della proposta di legge sulla libertà religiosa in Italia)

Per commentare i lavori della Conferenza interparlamentare sui diritti umani e libertà religiosa che si è svolta a Bruxelles l’estate scorsa, abbiamo ascoltato il parere del parlamentare Ds Valdo Spini, che ha rappresentato il parlamento italiano presso la Conferenza stessa.

La conferenza è stata organizzata da un ente non governativo (L’Institute on Religion and Public Policy), che ha permesso a parlamentari di tutto il mondo di confrontarsi sui diritti umani e la libertà religiosa. Come giudica questo modello d’iniziativa privata indipendente dalle istituzioni nazionali e sopranazionali?

Anche se i parlamentari non erano moltissimi, vi erano molti esperti ed è stato possibile un dibattito veramente ampio e spregiudicato. La globalizzazione con i relativi processi migratori non consente più nicchie e mondi e mondi separati: a poco a poco, popoli e confessioni religiose stanno venendo reciprocamente a contatto diretto. Questo avviene ad esempio, anche all’interno dell’Unione europea tra le diverse confessioni cristiane. Tutti poi, sono posti a confronto con il fenomeno della presenza musulmana nei nostri paesi. Il tema cruciale della libertà religiosa, dunque si tinge di nuovi e più complessi significati. Avere una sede culturale e politica per dibattere questi temi tra persone di vari continenti è molto utile, e l’Istituto ci ha dato questa possibilità.

La Conferenza prevedeva cinque sessioni dedicate a vari temi, dalla cittadinanza all’antisemitismo, dal riconoscimento legale alla violenza sulle donne e al terrorismo. Qual è stato il metodo di alvoro adottato?

Il metodo è stato quello dei panel, cioè di una serie di presentazioni da parte di vari oratori di diverse provenienze ed esperienze, seguite poi dal dibattito aperto. Ciò ha permesso a molte persone di intervenire. Molti sono stati anche gli esponenti del mondo protestante, tra cui particolarmente significativo è stato quello dell’India, che ha definito il proprio paese come banco di prova della convivenza e della tolleranza religiosa. Abbiamo terribilmente bisogno di dati e conoscenze sulle esperienze degli altri.

La dichiarazione finale della Conferenza afferma che “la libertà religiosa è il primo diritto umano e non deve essere confinato solamente alla sfera privata”. Qual è il senso di tale affermazione?

Il senso è che la libertà religiosa deve essere riconosciuta dalle istituzioni e che la testimonianza della propria fede deve essere possibile, nel rispetto dei diritti umani degli altri.

La dichiarazione condanna ogni forma di discriminazione sulla base dell’identità religiosa, etnica o culturale, incluso il divieto o l’uso forzato di abiti e simboli religiosi. Qual è la sua posizione a riguardo?

In uno dei panel era presente la signora Abeer Pharaon, coordinatrice di un movimento internazionale per il chador libero con sede in Gran Bretagna, l’Assembly for the protection of hjiab (Prohjiab). Voleva che la dichiarazione finale della Conferenza condannasse la legge francese, ma io, insieme ad un deputato socialista portoghese, ho preso una posizione contraria. Sospendo il giudizio sulla legge francese, ma prendo atto del fatto che essa sia animata non da principi discriminatori, bensì dalla volontà di evitare classi di alunni divise per simboli religiosi. Ho chiesto alla signora Pharaon se poteva stringermi la mano e lei ha risposto di no, precisando che si sentiva libera di non farlo. A mio avviso, però, il problema non è tanto la libertà di portare il chador o di stringere la mano ad u uomo; il problema è che dietro queste regole c’è una concezione di impurità della donna che no è facilmente accettabile in un contesto occidentale.

In Italia la proposta di legge sulla libertà religiosa attende ancora l’approvazione. Quale valore assume tale testo alla luce della Conferenza di Bruxelles e della situazione internazionale?

Dopo i terribili fati di Beslan e dopo un susseguirsi di appelli al dialogo con l’islam moderato, è incredibile che la Camera dei deputati sia ferma da un anno nell’esame del provvedimento per volontà della Lega Nord, sostenuta da gruppi interni a Forza Italia e ad Alleanza nazionale. Come è noto, quando avevo già provveduto a ripresentare il testo del governo Prodi, nella versione corretta dall’allora relatore Maselli, il governo Berlusconi ha presentato un proprio testo (per altro molto vicino al nostro). Il testo del governo è stato prescelto come testo base ma anche questo è bastato per farlo apprezzare dalla stessa maggioranza. Si tratta di una situazione inaccetabile.

UNITATIS REDINTEGRATIO- Quarant’anni di ecumenismo

Intervista a mons.Brian Farrel, mons. Kurth Koch, card. Cornac Murphy- O’Connor

Il Papa ha tracciato un suo bilancio personale del cammino ecumenico percorso in questi 40 anni di storia dalla pubblicazione del decreto conciliare “Unitatis Redintegratio”. Decreto che segnò ufficialmente l’inizio dell’impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Da allora sono avvenuti molti incontri ecumenici a tutti i livelli della vita ecclesiale e si sono aperti dialoghi teologici. Accanto a questi fatti positivi, permangono ancora incomprensioni, malintesi, pregiudizi, differenze e nuove divisioni in campo etico. Appare quindi ancora lontana “la comunione piena e visibile nella stessa fede, negli stessi sacramenti e nello stesso ministero apostolico”. L’invito del Papa è alla speranza. “Piuttosto che lamentarci di ciò che non è ancora possibile, dobbiamo essere grati e rallegrarci di ciò che non è ancora possibile”. Di fronte alla Chiesa si staglia un’umanità lacerata dalla guerra ed un mondo che “avverte una profonda nostalgia per la pace”. In questa situazione la Chiesa non può non essere impegnata a superare le divisioni dei cristiani e diventare così sempre più testimone della pace che Cristo offre al mondo.

Quali sono le nuove sfide?

A 40 anni dalla pubblicazione del decreto conciliare, qual è la situazione dell’ecumenismo nel mondo? Per capirlo, il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani ha inviato 163 questionari e sulla base delle 83 risposte ricevute- il 51%- il mons. Brian Farrell, segretario del medesimo dicastero, ha stilato una sintesi tra luci e ombre. Innanzitutto, si registra tra i segni positivi, una maggiore sensibilizzazione alla causa ecumenica. Significa, in concreto, che “si vuole sapere di più delle altre Chiese” e si è “disposti a prendere parte ad eventi ecumenici”, come la Settimana di preghiera per l’unità. E se le iniziative “crescono un po’ ovunque”, non mancano le ombre. Si registra in contemporanea un calo di motivazione di entusiasmo: paradossalmente- fa notare Farrell- “c’è più interesse per l’ecumenismo laddove i cattolici sono in minoranza rispetto ai luoghi in cui sono la maggioranza”. Persistono “atteggiamenti di paura reciproca e diffidenza” così come “il sospetto delle intenzioni e delle iniziative promosse dagli uni o dagli altri”.
Anche il vescovo di Basilea, mons. Kurt Koch, è stato invitato a delineare le nuove sfide con cui si confronta l’ecumenismo. “Oggi- ha detto il vescovo- troppi cristiani non soffrono abbastanza per la divisione della Chiesa” e questa indifferenza rende l’ecumenismo un impegno della Chiesa inutile. La strada verso la comunione si imbatte poi in un contesto di pluralismo post-moderno i cui vige il “riconoscimento tollerante della molteplicità”. In nome di questa “diversità tollerata”, c’è chi ritiene sufficiente quanto raggiunto fino ad ora ed è soddisfatta di conservare lo status quo. “Soltanto quando l’obiettivo del viaggio ecumenico sarà chiaro ci potranno essere passi in avanti”. E l’obiettivo è contenuto nella preghiera di Gesù al Padre”siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Alla luce della situazione attuale, il Pontificio Consiglio ha deciso di puntare sull’ecumenismo spirituale al quale ha dedicato addirittura un “Vademecum”. Un sussidio ancora in fase di elaborazione, in cui sono contenuti suggerimenti e proposte di iniziative concrete.
Spiega il card. Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster: “E’ la preghiera che deve occupare il primo posto durante il nostro viaggio comune per l’unità per la quale Cristo ha pregato…Non dimentichiamoci mai che il lavoro ecumenico non è fatto soltanto dal nostro impegno, dai nostri sforzi, dalla nostra preghiera; sono il lavoro di Dio, la sua grazia, il suo Santo Spirito che ci spingono avanti”.

 

ESPERIENZA PROTESTANTE E…PREGHIERA CONTEMPLATIVA …CHE SI INCONTRANO   

Autore: : Francesco Stefanini
Chiesa Battista, Livorno

“Preparata nel silenzio ho vissuto poi la grazia…ma direi che non ancora la mia anima era sazia.”

I parte

Non ho memoria di non aver avuto fede e questo in una famiglia del tutto laica, a parte la nonna paterna, credente, bigotta, di cui non ricordo alcun insegnamento.
Ciò mi fa pensare che la fede è un dono di cui non abbiamo alcun merito (come ho scoperto in seguito nella Bibbia).
Da ragazzo diventai una di quelle persone che per la salvezza ( e quindi per amore) avrebbe scalato le montagne più alte…con immemorabili sforzi…ma le fatiche erano indirizzate verso la direzione sbagliata.
Frequentai tutti i movimenti possibili immaginabili nell’ambito cattolico ( anche perché avevo iniziato, non maturo, a lavorare troppo presto) fino a che feci la classica botta. (fortissimo esaurimento nervoso, come si dice a Livorno).

Un compagno di scuola

Un mio compagno di scuola di qualche anno prima, in quarta superiore, mi aveva parlato della Bibbia in maniera ‘diversa’. Me ne ricordai e in quel periodo ebbe per me gran significato il brano di Naaman il Siro (2Re 5) alto funzionario della sua nazione che era lebbroso. Il profeta Eliseo gli aveva comandato di immergersi sette volte nel Giordano per ottenere la guarigione; ma a Naaman, forse, sembrava troppo banale. Un servo lo avvicinò e gli disse:”Se fosse stato difficile l’avresti fatto tanto più che è facile…”
Stavo cominciando ad interiorizzare che il Signore aveva preparato per tutti una strada alla nostra portata, né complicata, né difficile come invece credevo prima.

La scoperta

Efesini 2,8-10, che anni prima mi era quasi incomprensibile e non destava in me attenzione particolare divenne occasione di meditazione risolutiva. Non son salvo per quello che faccio o feci ma per quello che Gesù ha fatto sulla croce per ogni uomo. Mi rilassai alfine…trovai pace con Dio. La mia folle corsa in autostrada senza una meta precisa era finita, avevo imboccato, invece, un viottolino di montagna, nascosto tra le fronde da fare piano piano secondo i miei ritmi, ma che portava a destinazione. Questo sentiero, infatti, era segnato e ogni segno corrispondeva ad una nuova intuizione sulla Scrittura che il Signore mi donava per la mia vita quotidiana. Certe volte, (come chi cammina in montagna, sa) in una radura si smarrisce il sentiero, ma con la preghiera si ritrovano magari un po’ più in là, i segni del viottolo amico. Non so quanto ci sarà da camminare e forse sostare, ma in questa via ha trovato un senso anche l’anticonformismo che mi portavo dietro fin da adolescente.
Cartelli indicatori che ho trovato sul cammino sono state persone che il Signore ha mandato come strumenti quando sapeva che avevo veramente bisogno: ho trovato riposo in Lui.
Lui sa quando arriverà la meta…


“Questa è la grazia”

II parte

“Per un tempo ho creduto che una vita andasse avanti con le mie esperienze parallele e un po’ distanti”


Esperienza protestante e preghiera contemplativa che si incontrano

Cari fratelli e sorelle di ogni confessione e religione, questa che avete appena letto è la testimonianza personale che detti ai fratelli della Chiesa Evangelica Battista di Livorno nel 2001,nell’ambito di un corso di evangelizzazione tenuto dal pastore Castellos (originario dell’Honduras). L’esperienza raccontata la sottoscrivo pienamente ancora oggi…ma dietro e dentro ne esisteva un’altra e questo non certo per fare l’esoterico.
In questa occasione fu omessa per due ragioni precise. La prima perché ero cosciente, non a torto, che potevo non essere capito. Qualche anno dopo, come si vedrà nel racconto, trovai spiragli inaspettati proprio nell’ambiente Battista; la seconda ragione è che ne avevo da anni come mi sono accorto recentemente, rimosso l’origine. Infatti mentre facevo la mia corsa folle, così la chiamai anche per ragioni di spazio, ogni tanto avevo avuto delle soste sul ciglio della strada facendo un’esperienza che apparentemente, alla lunga, si era persa…ma aveva messo radici in me. Quest’esperienza ha riferimenti biblici, anche se quelli diretti, l’ammetto, sono scarsi.
Proprio nella classica traduzione protestante nel Salmo 37,7 si legge:”Stai in silenzio dinanzi all’Eterno e aspettalo…”, ma andiamo per gradi.

Un libro singolare

In quegli anni – ’70, ’72- leggevo i libri di Carlo Carretto (leader dei “Piccoli fratelli”; ordine contemplativo recentissimo dedito sia al condividere la vita dei più poveri – in comunità di 2 o 3 persone – che a permettere ai giovani esperienze di preghiere coinvolgenti. Conobbi, leggendo uno di questi libri, che esisteva un testo di spiritualità ortodossa che si intitola: “Racconti di un pellegrino russo”. Ho riletto recentemente quel libro che conserva per me, ancora, un fascino straordinario..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


     

La scoperta

Pregando come quel libro suggeriva incominciai a provare un po’ le stesse sensazioni che provava il pellegrino…
Non sto a dire i particolari di quel periodo ma, come si evince dalla testimonianza fatta al corso del 2001, mi avvicinai nel ’74 ad una Chiesa evangelica ( protestante ed evangelica, in Italia, sono sinonimi). Ero un credente desideroso di seguire la volontà del Signore e mi fu detto che le preghiere ripetitive erano pratiche pagane. Smisi senza porre in mezzo la preghiera del pellegrino…ma quando meno me lo aspettavo ritornava in me, anche in mezzo alla gente, quella dolce sensazione spirituale che mi pervadeva il petto che avevo scoperto ripetendo: “Signore Gesù abbi pietà di me, peccatore.” Queste sensazioni non erano fine a se stesse…davano frutti in pazienza e amore ai piccoli,Edith Foster - l’esperienza continua in qualche maniera-

Quando negli anni ’80 lavorai come insegnante a Donoratico incontrai una signora americana che si era “convertita” attraverso un monaco trappista. Immediatamente ci “riconoscemmo” in mezzo ad un piccolo gruppo di studenti della Bibbia. Ambedue amabamo particolarmente la preghiera del silenzio. Edith Foster, così si chiama, mi ha aiutato in questi 20 anni a non spengere in me il lumicino fumigante della preghiera contemplativa. Ho perso il conto delle volte che mi sono “rifugiato” nella sua casa, ai margini del bosco, quando non ne potevo più del solito tran tran… Come uno strumento del Signore mi ha sostenuto quando il sentiero era, sì segnato, ma, l’avanzare assai faticoso. Grazie Edith!

Davide Melodia

E’ doveroso, perché il mio racconto sia esaustivo, parlare dell’incontro con i “quaccheri”, unici evangelici che praticano la meditazione silenziosa. Ho avuto modo di conoscerli attraverso Davide Melodia che ne è il coordinatore nazionale. Figlio di un pastore, anch’egli battista, nonostante l’età è ancora predicatore itinerante. Quando abitava a Livorno fu a lungo consigliere comunale per i “verdi”.
S’interessò ai quaccheri per tutta la vita sino a quando già anzianotto ne venne a fare parte. Posso dire d’essere un non “violento” convinto grazie alla sua testimonianza. Tra i quaccheri ho apprezzato e poi “sentito” il silenzio in comune, dove l’uno diviene la proiezione dell’altro. Siccome sono un tipo socievole e non necessariamente un “mistico solitario”, la cosa nuova per me, mi ha arricchito. Ho un ricordo indelebile e bellissimo di un culto silenzioso ai margini di un boschetto nei pressi di san Gimignano. Ma forse, un po’ perché non praticano, né battesimo, né eucaristia e un po’ per altri motivi che me li dipingono non troppo equilibrati, impercettibilmente mi allontanai da loro. Ha lasciato, comunque, una traccia profonda in me l’esperienza del “silenzio in comune” tanto che, se si presenterà l’occasione, la proporrò ai compagni di viaggio che il Signore mi porrà accanto. Nonostante ciò, dopo più di dieci anni, stento a ben collocare sul mio viottolino questo “incontro”; lo sento più che altro come una escursione laterale, con tutto l’affetto che ho per Davide. Probabilmente, solo nel tempo, la realtà chiarirà meglio le cose.

III parte

“Una sola lode a Cristo diventarono i due canti …e il silenzio e la sua grazia ora sono come amanti”

Elisabeth Green – le due cose si incontrano-

Evidentemente era nel piano di Dio che nel 2003, Elisabeth Green, di origine inglese, venisse come pastora per le Chiese battiste di Livorno e Grosseto. Unica guida spirituale – a parte i quaccheri, a quanto ne so- che propone questo tipo di preghiera contemplativo nell’ambito delle chiese evangeliche.
Le due cose: preghiera di silenzio ed esperienza protestante, che avevano camminato parallele per 30 anni, cominciavano ad incontrarsi. Non ringrazierò mai il Signore, abbastanza, per questo!
Dopo un po’ che frequentavo a Grosseto il piccolo gruppo di preghiera guidato da Elisabeth, successe per me, qualcosa di importante.

Nuove prospettive

La pastora, che per sue vie è pervenuta alla preghiera di silenzio, portò di nuovo nel mio bagaglio la necessità di coinvolgere tutto il corpo in preghiera al Signore. In mezzo alla nostra ora contemplativa proponeva anche una commistione, per quanto lo permette la piccola sala, più lenta possibile, allo scopo di rallentare i nostri ritmi frenetici di uomini moderni.
Dopo qualche giorno, tenendo presente Romani 12,1, ad un tratto, andando verso casa dalla mia fidanzata, mi venne l’ispirazione di presentare il mio corpo al Signore. Nel camminare provavo sensazioni molto simili, ormai sopite, a quelle di 30 anni prima con la preghiera del pellegrino russo.

Tento una sintesi

Ero ritornato a bomba dopo tanti anni? Certo! Ma in maniera diversa perché l’esperienza, anche se vissuta ancora da solo, era “ripartita” in un altro contesto teologico. Il cammino compiuto nel mondo evangelico, infatti, non fu percorso invano.
Il pellegrino russo, come nel ’72- credeva con la preghiera di salvarsi l’anima.
Ma come san Paolo insegna non sono le opere che ci salvano e nessuna altra pratica, per quanto possa essere pia, compresa la preghiera, ci può salvare. Le opere, come la preghiera ,sgorgano dalla grazia – se non viene vissuta solo mentalmente – per ringraziare il Signore che ci ha salvato con la sua opera in croce.
Avevo, dunque, forse gli stessi impulsi spirituali vissuti ,però, nella serenità di non dover raggiungere niente, perché il Signore aveva già fatto Lui quel che credevo, un tempo, di dover conquistare con i miei sforzi.
I risultati pratici si spostarono, questa volta, sulla costanza dell’amore.


Considerazioni finali

Sul mio sentierino, tra i tanti, il primo segno fu il compagno di scuola che mi parlò della Bibbia in maniera diversa. Poi, mentre procedevo incerto sul cammino, i racconti di un “Pellegrino russo”, rappresentarono i miei primi passi nel campo dello spirito. L’esperienza della grazia reimpostò la mia vita, non solo dal punto di vista intellettuale, ma soprattutto, come spiego nella prima parte, mi donò l’anticipazione della pace spirituale, che sempre più sto sperimentando in quest’ultimo periodo. Furono importanti, altresì, l’incontro fraterno con Edith Foster e la meditazione ancora oggi ricca di spunti del versetto 7 del Salmo 37. Conoscere i quaccheri è stato senz’altro un momento molto “forte”. Forse proprio per questo potrò valutare la valenza, come ho accennato, solo procedendo nel cammino. Ma fu l’incontro con Elisabeth Green, che aveva approfondito la sua ricerca tra i Gesuiti, che contribuì a far sì che l’esperienza protestante e contemplativa fossero specchio l’una dell’altra.
Continuo a fare errori, spesso banali, come tutti, ma vivo ciò con ironia constatando, nel concreto, di non essere certo un arrivato. Ma, ad amor del vero, altrettanto spesso, vivo momenti di gioia intensa. Credo che Lucia, la mia attuale compagna, sia un ulteriore segno della direzione verso la quale mi devo muovere. Al contrario di quello che, forse, potreste pensare, Lucia ha appena iniziato un suo cammino, ma, nel suo piccolo, è portatrice di un’apertura, direi, cosmica…tanto che solo qualche anno fa, sarei rimasto imbarazzato a causa del mio cristianesimo ancora un po’ chiuso. Recentemente, nella notte di san Lorenzo, intravedendo una stella cadente, ho espresso un desiderio- sul quale chiedo, umilmente, la benedizione di Dio -.
Desidero che l’amore tra me e Lucia si comunichi ad alcune donne e uomini di varia provenienza geografica. Un amore, di origine trascendente, ricercato nella quiete e nel silenzio, che si esprima con creatività prevalentemente verso i piccoli a testimonianza che Dio è Uno!

“SOCIETÁ E SESSO NELLA CULTURA DI OGGI”
(SESSO- RELIGIONE E MISTERO)

Dialogo costruttivo tra amici.
I tuoi giovani, caro amico, i tuoi tre figli ormai adulti e inseriti in una ‘Società Bene’, si sono trovati a crescere in un ambiente scevro da falsi pudori e da isterismi etici; e voi, come genitori, tu e la tua sposa,( e non compagna dome d’uso oggi) avete affrontato con preparazione psicologica e intellettuale la struttura educativa e anche spirituale dei vostri figli.
Li ho sentiti ridere, i tuoi figli; Il loro riso era sereno, lineare, dove veniva risaltata la serenità che era in loro e li ho visti trattare con voi chiamandovi con i vostri nomi propri: Carlo … Rossana.
Ciò che riflettono è tanta serenità di spirito e una grande apertura verso l’esterno, verso il prossimo; ma è la tua realtà, la tua e di Rossana. Forse lo potrai considerare un tuo trionfo, una conquista sul male che inesorabile sta tarlando la società di base che è la famiglia, e per questo voglio darvene atto; ma fuori la porta di casa vostra la situazione, specialmente quella familiare, è del tutto diversa. Credetemi!
Quanti sono le famiglie del mondo moderno che hanno intessuto tanto interesse alla formazione civile e psicologica dei loro figli? É necessario essere realisti quando lo scenario convulso del sociale ci viene spiegato dinanzi, ripetutamente, ogni giorno, anche in maniera terribilmente cruda e mostruosa.
“La società, come tutti sappiamo per esperienza, sta diventando inesorabilmente più grossolana. Stiamo assistendo al trionfo della TV-spazzatura, delle trasmissioni radio che fomentano odio, dei presentatori scandalistici che sfiorano l’oscenità, dei processi in diretta, delle bravate pubblicitarie, della retorica eccessiva, violenta e sarcastica. I film contengono dosi sempre maggiori di sesso e di violenza. La pubblicità è più rumorosa, più invadente, e spesso rasenta il cattivo gusto . . . La volgarità è in aumento, e le regole della decenza sono in ribasso. . . . Quella che è stata definita la ‘crisi dei valori della famiglia’ ha a che fare più con la rivoluzione dell’informazione che con la mancanza di rispetto per il modello familiare tradizionale da parte dell’Industria dello Spettacolo.
SESSO:
Si calcola che ogni anno un milione di minori - soprattutto bambine - siano costretti a prostituirsi o siano venduti per essere avviati alla prostituzione. Il giornale La Stampa del 22 Ottobre scorso, su Internet, narrava alcune vicende vissute da creaturine indifese alla mercè dei trafficanti del ‘sesso’minorile. “ Araya, che veniva dal Sud-Est asiatico, rammentava quello che accaddeva ad alcune sue compagne di classe. “Kulvadee cominciò a prostituirsi quando aveva solo 13 anni. Era una brava ragazza, ma spesso la madre si ubriacava e giocava a poker, quindi non aveva tempo per occuparsi della figlia. La madre incoraggiò Kulvadee a far soldi uscendo con gli uomini e non passò molto che faceva la prostituta.”
C’è bisogno che ti racconti tutte queste cose?- Sono realtà che mi sconvolgono lo spirito, e ho bisogno di sfogarmi con qualcuno che sappia capirmi e forse anche indicarmi una via che non abbia solo tenebre.
“Sivun, un’altra compagna di classe, veniva dal Nord del paese. Aveva solo 12 anni quando i genitori la mandarono nella capitale a fare la prostituta. Dovette lavorare due anni per pagare il contratto firmato dai suoi genitori. Sivun e Kulvadee non sono casi rari: 5 delle 15 ragazze della mia classe sono diventate prostitute”.
Nel paese di Afragola, in Campania (Italia) una madre avviò alla prostituzione la sua figlioletta di otto anni perché minacciata dal suo ‘protettore’ (magnaccia). Amici del magnaccia se la passavano a turno. Dopo fu uccisa in un cascinale abbandonato da un occasionale cliente.
Ci sono milioni di ragazze come Sivun e Kulvadee. “L’industria del sesso è un mercato enorme con un andamento proprio”, lamenta Wassyla Tamzali dell’UNESCO.
“Vendere una ragazza di 14 anni è diventata una cosa molto comune, banale”. E una volta che queste ragazze sono state vendute ai trafficanti del sesso, può essere quasi impossibile ripagare il prezzo di acquisto. Manju, venduta dal padre quando aveva 12 anni, dopo aver fatto la prostituta per sette anni aveva ancora un debito di 300 dollari. “Non potevo far nulla: ero in trappola”, spiegava la ragazza.
Per le ragazze, sfuggire all’AIDS può essere difficile quasi quanto sfuggire agli sfruttatori che le tengono schiave. Da un sondaggio condotto nel Sud-Est asiatico risultava che il 33 per cento di queste bambine prostitute aveva il virus dell’AIDS. Il Centro Africa i non ammalati di AIDS sono una sparuta minoranza. (Editor. di ‘AVVENIRE’ del 2.3.2000)
Finché l’industria della prostituzione con un giro di cinque miliardi di dollari prospererà, probabilmente queste ragazze continueranno a soffrire.
Di chi è la colpa di questo orrendo commercio? Ovviamente quelli che comprano o vendono ragazze per avviarle alla prostituzione hanno una parte enorme di colpa. Ma sono da condannare anche gli uomini spregevoli che usano le ragazze per soddisfare le loro brame sessuali, poiché se non ci fossero questi uomini immorali, le ragazze non si prostituirebbero.
È INCORAGGIANTE sapere che ora viene riconosciuta la portata mondiale del problema degli abusi all’infanzia, ma tu vedi che questo possa risolvere tutto questo caos morale che sta intessendo l’intera società? Pensi veramente che famiglie come quella che tu godi, come quella tua, siano anche come quelle del tuo quartiere o della tua città?
Sono stato con alcuni amici a S. Kilda per una pizza e con me c’era anche quel ragazzo che mi è venuto a far visita dall’Italia. Ho bisogno di commentare… mio caro Carlo? Bambine; bambine con il sedere quasi nudo a far bella vista lungo i viali.
Si tratta quasi sempre di ‘sesso’ a pagamento. Giovane di tredici o quattordici anni hanno meno probabilità di avere AIDS per cui vanno per la maggiore in questi casi, mentre altre volte sono ricercate per il mercato nero di ‘organi’ umani.
Si è prestata attenzione a questo problema con iniziative quali il Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori tenuto a Stoccolma al quale hanno assistito rappresentanti di 130 paesi. Solo chiacchere! Credimi.; ma di concreto sono le ‘parcelle’ che incassano.
Inoltre in alcune nazioni si stanno approvando leggi che proibiscono il turismo del sesso e la pornografia infantile. In alcune di queste i pedofili noti vengono schedati per impedire loro di avere facile accesso ai bambini. In Italia, in questi ultimi tempi, Avvocati, Commercialisti, Medici, Dirigenti di Aziende e Commercianti, in numero di oltre 560 persone sono state aggiunte nell’elenco degli indiziati per i reati di pedofilia.
Ci sono, poi, paesi che cercano di dare ai bambini una vita migliore facendo approvare leggi che li tutelano. E altri paesi e persone si rifiutano di acquistare prodotti che sono stati fabbricati con lavoro minorile. “NIKE” dove una mia conoscente è una dirigente, è ben al corrente dove viene prodotta la merce così rinomata e terribilmente costosa. Nel Sud Est asiatico viene lavorata nella maggior parte nelle case delle famiglie più povere e per pochi centesimi di dollaro. I bambini che lavorano sono la maggioranza.
Tutti noi approviamo senz’altro queste iniziative promosse per liberare la società dagli abusi all’infanzia, ma dobbiamo essere realisti e ammettere che questo problema è profondamente radicato nella società umana, e che tutte le politiche di questo mondo hanno tanto da dire e poco da fare..
Sarebbe da ingenui pensare che bastino le leggi per offrire protezione completa ai bambini. Sono già state emanate molte leggi, eppure il problema persiste. Il fatto che il naturale diritto all’infanzia debba essere protetto con una gran quantità di leggi è un grave capo d’accusa contro il mondo degli adulti, adulti che poi, in definitiva, sono i genitori stessi.
Non è sufficiente varare leggi per tutelare l’infanzia: basta guardare i risultati di legislazioni di tutto rispetto come la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU, sottoscritta da molti governi. È ben documentato che molti di questi governi, costretti dalle difficoltà economiche, non fanno abbastanza per fermare lo sfruttamento dei bambini, sfruttamento, che si basa essenzialmente sulla prostituzione, che è primariamente promosso dagli stessi genitori. L’abuso all’infanzia continua ad essere un grave problema internazionale.
Noi genitori possiamo fare molto.
Ho recepito, attraverso la conversazione telefonica con te l’altra sera, che hai delle qualità virtuose specialmente nell’ambito della tua conduzione familiare. Hai riscosso buoni frutti e questi frutti sono più che evidenti! Mi congratulo vivamente con te e con la Rossana.
Come vecchio genitore, anch’io, ho sempre saputo che per riuscire bene come genitori ci vuole molto impegno. Bisogna essere disposti a tutto per riuscire. Ma i genitori attenti devono accertarsi che non siano solo i loro figli a non venire sacrificati. É ormai un fatto comune, dove non esistono necessità di sfruttare l’infanzia dove non c’è povertà , in condizione di opulenza, “l’essere genitore viene considerato un hobby”. Si può gettar via un giocattolo o lasciar perdere un hobby, ma quella di genitori è una responsabilità data da Dio per una società sana.
Ho sempre saputo che uno dei doni più preziosi che possiamo fare ai nostri figli è quello di essere bravi genitori, genitori capaci del compito che si sono assunti nel procreare figli, perché li aiuterà ad avere un’infanzia felice e sicura. Tale sicurezza non dipende dalla condizione sociale o economica. Ho sempre sostenuto che mio figlio ha bisogno di me, del mio amore, del mio affetto; ha bisogno di essere rassicurato quando si sente minacciato; ha bisogno del mio tempo. Mio figlio vuole sentirmi raccontare storie, vuole prendermi a modello e, vuole anche, che lo disciplino amorevolmente.
Per quanto riguarda la moralità sessuale, nei rapporti familiari noi genitori abbiamo avuto sempre cura di rispettare la mente e il corpo dei nostri figli. I bambini imparano molto in fretta quali azioni vanno oltre i confini morali stabiliti dai genitori. Ho dovuto insegnare loro come comportarsi sia dentro che fuori della famiglia. Se non lo faccio io, qualcun altro lo farà al mio posto e forse il risultato non mi piacerà affatto. Ho insegnato ai miei bambini ( quando erano ancora cuccioli) come devono comportarsi qualora venissero minacciati a livello morale. Ho spiegate loro a cosa servono le parti intime del corpo, non sono le parti vergognose, come alcuni li identificano, ma parti onorevoli, e ho insegnato loro che tali parti sono inviolabili. Mi sono raccomandato loro come devono reagire se sono avvicinati da qualcuno che vuole approfittare di loro.
Ho cercato di sapere sempre dove sono i miei figli e con chi sono. Chi sono gli amici intimi di mio figlio? Chi si prende cura di lui in mia assenza? Ci si può fidare? Naturalmente questo non vuol dire che un genitore debba sospettare di tutti. Ho cercato di fare una giusta valutazione degli adulti che hanno contatti con i miei figli, guardando oltre le apparenze.
Penso al dolore di quei genitori che hanno scoperto, troppo tardi, che persone insospettabili, insegnanti o persino parenti stretti di cui si fidavano avevano abusato dei loro figli; ma, soprattutto, mi sono sforzato di aiutare i miei figli a conoscere e amare i princìpi del Creatore, e questo sarà una salvaguardia per loro. Quando vedono che i genitori rispettano elevati princìpi morali, i figli sono più pronti a seguire il loro esempio.
É necessario che nella famiglia ci sia un modo di pensare sano.
LA SALUTE fisica dipende in buona parte dall’alimentazione. Se una persona si nutre regolarmente di cibi scadenti, prima o poi la sua salute ne soffrirà. Lo stesso principio vale per la salute psicologica.
Un esempio che mi sono sempre premurato di fare ai miei figli bambini, è che potremmo paragonare quello che mettiamo nella mente a una specie di cibo per la mente.
“Cibo per la mente?”- mi chiese stupìto Michele.
“Sì, figlio mio. Cibo per la mente! Le informazioni che assorbiamo da libri, riviste, spettacoli televisivi, videocassette, videogiochi, Internet e testi di canzoni possono influire sul nostro modo di pensare e sulla nostra personalità proprio come il cibo letterale influisce sul nostro organismo. Ed è questo il cibo preferito dalle vostre giovani menti.”
“ Sì, che ce ne rendiamo conto o no, i nostri pensieri e le nostre emozioni possono essere subdolamente influenzate da ciò che guardiamo alla televisione e da altre forme di svago. E qui sta il pericolo. Per usare le parole di un pubblicista televisivo, “noi esseri umani assumiamo un po’ alla volta le stesse caratteristiche delle immagini che portiamo nella mente, quali che siano”.
Veleno per la mente.
Molti che stanno attentissimi a ciò che mangiano non badano affatto a ciò con cui alimentano la mente, e mandano giù in maniera indiscriminata qualunque cosa i media propinino loro. Ad esempio, hai mai sentito qualcuno dire: “Non c’è niente che valga la pena di guardare alla TV! “? Alcuni sono come ipnotizzati, e continuano a cambiare canale nella speranza di imbattersi in qualcosa di buono. Il pensiero di spegnere la TV non si affaccia nemmeno alla loro mente!
A proposito dell’influenza che la televisione ha sulla nostra vita, riferendomi a Franco, il più piccolo della nidiata, gli dissi: “L’effetto più importante della televisione è che introduce immagini nel nostro cervello. Quelle immagini mentali, però, non si limitano affatto a intrattenerci. Il linguaggio, le immagini, i suoni, le idee, i personaggi, le situazioni, i valori, i canoni estetici dei mass- media entrano a far parte dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e del nostro immaginario”. -
Naturalmente, questo non significa che tutti i programmi televisivi siano da scartare. Lo stesso vale per libri, riviste, videocassette, videogiochi e altre forme di svago. È chiaro, però, che buona parte di ciò che viene definito svago è inadatto per chi desidera mantenere un modo di pensare sano e, non solo per le giovani menti. Il sesso facile in TV implica o sollecita comportamenti non certo edificanti in seno alla famiglia. Alcuni anni fa, quando mio figlio Franco era ancora un bambino mi chiese cosa fosse il ‘ sesso ’. Puoi comprendere il mio imbarazzo nella scelta delle parole appropriate per spiegarglielo. Ero ben determinato a trattare quell’argomento. Non volevo che fossero altri ad appagare quella sua ingenua curiosità.
Una settimana dopo, inavvertitamente, come di solito capita senza che te lo aspetti… un’altra scena in TV fece nuovamente sussultare Franco. Tutto preoccupato mi disse: “ Babbo, perché quella donna tutta nuda fa cavalcioni su quell’uomo anch’esso nudo sul letto?”
Un recente studio condotto dalla SBS di Melbourne ha riscontrato che negli orari di massimo ascolto le scene di sesso compaiono in media 27 volte l’ora. Tu che navighi spesso in Internet, quanti sono i siti che t’invitano a navigare in essi per scoprire volgarità sessuali di infima qualità? E questo, nei segreti delle proprie camere da letto, è cibo dei giovani che non hanno nessuna guida morale specialmente dai propri genitori.
C’è da chiedersi che effetto abbia questo sul modo di pensare della gente. In Giappone un serial televisivo ha avuto un tale successo che, a detta dei mezzi d’informazione giapponesi, ha provocato un “boom di adultèri”. Giovani hanno voluto sperimentare “sesso” collettivo quando i loro genitori li ritenevano a studiare con amici. Inoltre, un libro che parla della situazione negli Stati Uniti dice: “Oggi quasi tutte le forme di comportamento sessuale sono . . . considerate scelte personali legittime”.
SESSO! Sempre Sesso- Fortissimamente Sesso. “Imperativo categorico” diceva Mussolini per altre questioni. Oggi domina il ‘Sesso’ con il medesimo ‘imperativo’.
Ma il problema non sono solo i programmi televisivi che glorificano il sesso. È anche comune vedere scene di violenza molto crude. Desta particolare preoccupazione l’effetto dannoso che programmi televisivi e film violenti possono avere su menti giovani e impressionabili.
“Quando i bambini vedono alla TV qualcuno che viene ammazzato a colpi di pistola, pugnalato, violentato, torturato, stuprato, umiliato o assassinato”, dice un esperto di psicologia, “per loro è come se tutto ciò stesse succedendo realmente”.
Parlando dello stesso problema, una nota rubrica medica italiana “Elisir” condotta Michele Mirabella, un Professore interpellato, ha detto: “Fino ai 3 o 4 anni di età, molti bambini non sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia nei programmi televisivi e continuano a non esserlo anche se qualche adulto tenta di spiegarlo loro”.
In altre parole, anche se un genitore dice a un bambino: ‘Quelle persone non sono morte davvero; facevano solo finta’, la mente del bambino non sa ugualmente distinguere. Per un bambino piccolo la violenza vista alla TV è reale.
Riassumendo l’effetto della “violenza nei media”, il giornale La Stampa su Internet, scriveva: “Sono ormai pochi i ricercatori che mettono in dubbio che gli spargimenti di sangue alla TV e al cinema producono un effetto sui bambini che ne sono testimoni”.
Che tipo di effetto producono?
“Decenni di spettacoli violenti sono riusciti ad alterare il modo di pensare e i valori del pubblico”, dice il critico cinematografico Michael Medved. E aggiunge: “Non è certo positivo che una società perda la capacità di scandalizzarsi”. Non è strano che il medico Gargiullo della stessa rubrica ‘Elisir’ abbia detto che portare un bambino di quattro anni a vedere un film violento “è veleno per la [sua] mente”.
Potremmo trovare difficile essere “pacifici e rispettosi con tutti gli uomini componenti questa nostra società variegata“. Perché questo non accada, dobbiamo distogliere lo sguardo dalle cose ‘buone a nulla’. Quando ero ragazzo odiavo i ‘guardoni’, coloro che provavano piacere vedere altri che facevano l’amore. Che schifo!!!
Ultimamente, qualche giorno fa, hanno trasmesso in TV il matrimonio di quattro coppie omosessuali. Perché? In realtà mi resta difficile, tanto difficile, conciliare il mio spirito a queste realtà! Non posso. Mi disgusta!
In questo tipo di società non è sempre facile coltivare un modo di pensare sano.
RELIGIONE.
Purtroppo nella nostra eredità è inclusa la tendenza a peccare, che affiora sotto forma di egoismo e immoralità. I rapporti sessuali, naturalmente, non sono fuori luogo nel giusto contesto. Alla prima coppia umana Dio ordinò: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”. (Genesi 1, 28) Ed essendo un Creatore amorevole, fece sì che ubbidire a quel comando fosse un piacere per marito e moglie. (Proverbi 5,18) Ma l’imperfezione ha portato gli esseri umani ad abusare del sesso. Infatti l’imperfezione riguarda ogni aspetto della nostra vita, incluso il funzionamento della mente e del corpo, come tutti ci rendiamo conto.
L’imperfezione, però, non ha soppresso il senso morale. Se lo vogliamo davvero, possiamo “afferrare il volante” ed evitare i trabocchetti della vita combattendo la tendenza a deviare e cadere nel peccato. Naturalmente nessun essere umano è così perfetto da poter combattere il peccato con completo successo, e Dio nella sua misericordia ne tiene conto. — Salmo 103, 14; Romani 7, 21-23.
Esiste un metro affidabile per valutare ciò che è spiritualmente e mentalmente sano? Sì che c’è! L’apostolo S. Paolo consigliò: “Tutte le cose vere, tutte le cose di seria considerazione, tutte le cose giuste, tutte le cose caste, tutte le cose amabili, tutte le cose delle quali si parla bene, se c’è qualche virtù e qualche cosa degna di lode, continuate a considerare queste cose”. Filippesi 4, 8.
Ma per avere benefìci reali non basta acquistare conoscenza di Dio. Sotto ispirazione, il profeta Isaia scrisse: “ Così dice Jahve, tuo redentore, Santo d’ Israele: Io sono Jahve tuo Dio, tuo maestro per il tuo bene, una guida nella strada che percorri,…” Isaia 48, 17 Bibbia mons. S. Garofalo (cattolica).
Sì, non dobbiamo solo ricercare la guida divina, ma dobbiamo anche agire in base a tale conoscenza.
Un altro modo per beneficiare moralmente e spiritualmente è invocare Dio il nostro Creatore, l’“Uditore di preghiera”. (Salmo 65, 2; -66,19 ) Se ci avviciniamo al Creatore con sincerità e umiltà egli ascolterà la nostra supplica. E, se lo ricerchiamo, si lascerà trovare’. — 2 Cronache 15, 2. Leggiamo:” … Se lo cercherete si lascerà trovare da voi, ma se lo abbandonerete, egli vi abbandonerà.” Bibbia S.Garofalo
È dunque possibile rimanere psicologicamente sani in questo mondo violento e immorale? Sì che lo è! Non permettendo che la nostra mente venga resa insensibile dalle forme di svago di questo mondo;
Nutrire la mente di cose e fatti bilanciati dal buon senso;
Rafforzare la nostra capacità di pensare attraverso le cose che edificano e ricercando la guida della morale cristiana, possiamo mantenere un modo di pensare sano!

‘MISTERO!’
Il mistero è in noi! Chi siamo? Perché siamo? Dove andiamo?- Chi può fornirci una risposta concreta a dispetto delle innumerevoli filosofie che abbracciano quest’argomento?
Faccio un esempio: Nel 1891 l’artista francese Paul Gauguin andò in cerca di una vita più soddisfacente nella Polinesia Francese, in un ambiente paradisiaco. Ma la vita dissoluta che aveva condotto in precedenza fu ben presto causa di malattie sia per lui che per altri. Sentendo avvicinarsi la morte, dipinse un’opera di grandi dimensioni in cui sembra ‘interpretare la vita come un grande mistero’. Sai come intitolò quell’opera? La intitolò: “Da dove veniamo? Che cosa siamo? Dove andiamo?” Forse hai sentito altri fare domande simili. Sono in molti a farsele. Ma se non trovano risposte soddisfacenti, se la loro vita non ha un vero significato, a chi possono rivolgersi? Possono concludere, se non hanno una forte presa sulla conoscenza dei propositi di Dio, la loro vita non sia molto diversa da quella degli animali. — 2 Pietro 2,12. Tintori - La Bibbia di mons. S. Garofalo trascrive: “Simile ad animali irragionevoli, guidati dal puro istinto, nati per essere catturati e perire, ingiuriano ciò che ignorano. Periranno nella stessa perdizione di quelli,…”
Si può quindi capire perché qualcuno come il fisico Freeman Dyson ha scritto: “Rimango in buona compagnia quando pongo di nuovo la domanda che ha posto [il personaggio biblico] Giobbe: perché soffriamo? Perché il mondo è così ingiusto? Che scopo hanno il dolore e la tragedia?” (Giobbe 3, 20, 21; - 10, 2, 18;- 21, 7) Come ho appena detto, molti si rivolgono alla scienza anziché a Dio. Biologi, oceanografi e altri continuano ad accrescere il bagaglio di conoscenza che l’uomo ha in merito alla terra e alla vita su di essa. Scrutando in un’altra direzione, astronomi e fisici imparano sempre più cose sul sistema solare, sulle stelle, persino su galassie remote. (Confronta Genesi 11, 6). A quali conclusioni ragionevoli portano queste ricerche?
Certi scienziati dicono che l’universo rivela la ‘mente’ o la ‘mano’ di Dio. Ma è possibile che questo non sia il punto principale? Secondo la rivista Science, “quando i ricercatori dicono che la cosmologia rivela la ‘mente’ o la ‘mano’ di Dio, ascrivono alla sfera divina quello che in ultima analisi potrebbe essere l’aspetto meno importante dell’universo: la sua struttura fisica”. In effetti Steven Weinberg, premio Nobel per la fisica, ha scritto: “Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo”.
Forse, se quest’illustre premio Nobel avesse tenuto conto della sua capacità di pensare e quindi argomentare, sarebbe senz’altro giunto a una conclusione diversa.
Oppure qualcuno potrebbe essere fra i milioni di persone che hanno studiato a fondo la questione e che capiscono che il vero significato della vita è legato alla conoscenza del Creatore. Ricordo d’aver meditato su cosa scrisse l’apostolo Paolo: “Gli uomini non possono dire di non sapere nulla su Dio. Dal principio del mondo gli uomini hanno potuto vedere com’è Dio attraverso le cose che ha fatto. Questo rivela la Sua sempiterna potenza. Dimostra che è Dio”. (Romani 1,20)-
Forse sussistono ancora domande che si affacciano al mistero. Forse! Ma la realtà è che noi siamo vivi e siamo una realtà di questo mistero. Altri credono che la vita sia un mistero e che la capacità di rivelarlo sia riservata a pochi mistici intellettualmente dotati.
Non sono un mistico e tanto meno intellettualmente dotato, ma credo nella misericordia e nel proposito di Dio concernente a ciascuno di noi.
A te la conclusione.

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Umberto Polizzi.

 

INTERVISTA a LAURA PETRECCIA - TELEGRANDUCATO TV (Silvia Spataro)

26 gennaio 2005- Settimana di "Commemorazione del Giorno della Memoria"


DIRITTI UMANI E SHOAH


Che rapporto ha la Shoah con la Storia e con l’Uomo?


Il tema della Shoah è talmente tragico che nel contatto con essa viene quasi richiesto agli uomini di essere al di sopra della storia.
L’uomo opera nella storia del suo tempo facendo delle scelte. Il compito della storia è limitato perché ci aiuta a comprendere gli uomini e le loro vicende. La storia non è tribunale. Non emette sentenze e non dà giustificazioni. Questo però non significa che noi non possiamo comprendere e condannare il male.
Se vogliamo comprendere di più le tragiche vicende della Shoah dobbiamo studiare e ricercare sulle fonti.
Gli interrogativi sollevati da quel buco nero posto nel cuore della storia europea ci impongono di ripensare all’origine stessa del rapporto umano. Prendere sul serio Auschwitz significa innanzitutto assumerlo come luogo rispetto al quale si pongono decisive domande sull’uomo e sulla civiltà in cui è cresciuto.
Misurarsi a fondo con la Shoah comporta per l’uomo riesaminare i fondamenti stessi della fede e nel contempo si esige che questa riflessione sia compiuta alla luce di radicali interrogativi rivolti a se stessi e alla storia.

Ha senso ancora parlare di Shoah o si è creata una saturazione delle immagini per cui si è portati ad escluderla se non addirittura a negarla?

Io credo che si debba continuare a parlare di Shoah, così come affermava Winsel qualche giorno fa, perche il “nostro passato non diventi il nostro futuro”.
Di certo anche prima e indipendentemente dallo sterminio nazista, un lungo e spesso filo di orrore percorre la storia umana ma ciò non toglie che Auschwitz resti un passaggio cruciale.
Auschwitz non va considerato un semplice episodio isolato, sia pure tremendo, ma un vero e proprio punto di svolta.
Un era nuova in cui il progresso tecnologico, la pianificazione politica, gli odierni sistemi burocratici e l’assoluta scomparsa di vincoli morali tradizionali si sono combinati per rendere la distruzione umana di massa una possibilità sempre presente.
Rivolgendo lo sguardo al mondo attuale sono a tutti percepibili che i segni della nostra epoca sono con problemi e angosce notevoli. Una situazione di assoluta emergenza e drammaticità.
Ciò non toglie però che l’attenzione rivolta alle piaghe odierne e la consapevolezza che negli anni ’40 si sia consumata una svolta radicale nella storia umana, si alimentino a vicenda: la preoccupazione per l’oggi rende più pensosi rispetto all’ieri e viceversa.

Quale reazione hanno i giovani nei confronti della Shoah?

Quando incontro i giovani, sento che tantissimi di loro mi ascoltano, capiscono, mi corrispondono, che alcuni di loro diventano nuove “Candele della Memoria”. E allora mi rendo conto che non tutto è perduto.
Niente può descrivere meglio il significato di questa “Commemorazione” dedicata agli uomini, ai loro diritti violati, a cominciare dal diritto alla vita. Si sostiene che l’educazione alla pace è uno dei compiti più importante dell’educazione dei giovani. Dobbiamo pensare ad una educazione permanente alla pace se vogliamo favorire la crescita di una generazione di uomini e donne libera dai condizionamenti degli adulti e dei mali di cui sono capaci; solo così si potrà dar vita ad un mondo nuovo. Il valore in campo è alto. “Love is the answer”, è il titolo di una famosa canzone, l’amore è la risposta, e spesso la differenza tra pensarsi, dirsi o essere davvero degni dell’appellativo ‘uomo’ è tutta lì. Si mette tra noi e il senso ultimo delle cose e concorre a illuminare la strada ma sta a noi assumere la fatica e i rischi del viaggio. La nostra “redenzione” di adulti passerà dalla capacità che avremo di comprendere il mondo interiore dei piccoli, di guardare i mali del mondo attraverso i loro occhi. Senza la pace nei nostri cuori non ci sarà pace nel mondo.

Come parlare di giustizia e di diritti umani nel mondo attuale?

E’ fondamentale che la politica non si appropri della giustizia, ma che si sviluppi una coscienza dei diritti umani e dell’azione umanitaria collegata ad essi.
La giustizia è come una medaglia dal doppio aspetto; esiste infatti una giustizia dei potenti e una giustizia degli inermi, due realtà che mai nella storia hanno avuto o potranno avere punti di condivisione. A chi si occupa di giustizia sarebbe necessario sempre chiedere “tu da che parte stai?” perché non esiste un criterio universale e assoluto di giustizia, ma un sistema di valori relativo e esterno che si sviluppa nell’ambito della legislazione e della politica. La tematica della giustizia si collega inevitabilmente all’emergenza e alla necessità dei diritti umani poiché senza la speranza di giustizia non si vive, essendo un “alimento necessario per la sopravvivenza.
In una situazione di disastro come quella attuale formare i giovani su tematiche fondamentali come quella dei diritti umani rappresenta ancor di più un’azione dal grande spessore culturale. E quindi si evidenzia l’importanza di coniugare i diritti dell’uomo e l’azione umanitaria perché la cooperazione si concretizzi in concreti aiuti e attività di ricostruzione a favore dei più poveri e degli svantaggiati; settore nel quale la regione Toscana è una delle più attive sul territorio nazionale. Eventi catastrofici legati non solo a disastri naturali ma anche a conflitti sociali quali la guerra, il razzismo impongono con forza l’esigenza che siano riconosciuti nel mondo i diritti fondamentali dell’uomo, attraverso opportune azioni umanitarie.

 

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA Intervista al teologo Hans Kung (Marco Politi)

Roma

“Io il cristianesimo lo vedo come un fiume. Nessuno può ignorare che nonostante errori ed orrori, roghi di streghe, guerre di religione e persecuzioni antiebraiche questo grande fiume partito da un inizio umile, si è messo a scorrere dappertutto e sempre trova nuovi paesaggi in cui incunearsi, sfociando in nuove culture, attraversando crisi e svolte improvvise”. A settantasette anni Hans Kung, il celebre teologo di Tubinga, continua a confrontarsi appassionatamente con i nodi del cristianesimo, delle religioni e dell’etica.

Professor Kung, cos’è il cristianesimo?
“Questo fiume che al di là di rovinose cadute porta amore, bontà, misericordia, solidarietà e carità.”

Per questa immagine il cardinale Sodano l’ha citata una volta nella cattedrale del Laterano. Ma il segreto di questo dinamismo dove sta?
“La sorgente sta nei Vangeli. Per me il cristianesimo non è una teoria, un sistema, una visione del mondo, una costruzione giuridica. La sua essenza risiede in Gesù Cristo”

Un personaggio storico reale.
“Morto giovane dopo tre anni di predicazione, a circa trent’anni. Uciso di morte infamante, spirato tra i tormenti con un ultimo grido”.

“Dio mio, perché mi hai abbandonato!”, riferiscono i Vangeli.
“E questa croce è diventata il segno di riconoscimento dei cristiani, che li mette in grado di superare il male della vita, la sofferenza, la colpa, la morte stessa. Credo che nessuna istituzione abbia il diritto di chiamarsi cristiana se non si ispira a Cristo nelle sue parole e nelle sue azioni”.

Cosa legge più spesso nei Vangeli?
“Il Vangelo di marco, il più antico, quello che accompagna il cammino di Gesù. E poi il discorso della Montagna, che si trova in Matteo e Luca”.

Fino a che punto il cristianesimo ha veramente formato l’Occidente?
“Ha agito come una silenziosa rivoluzione dal basso. E’ stata una forza morale che ha trasformato lentamente la società nello spirito di Gesù mediante un nuovo ideale etico”.

E’ capace di descrivere questo spirito?
“L’ho definto una volta come l’agire che proviene da un cuore semplice, che nel simile riconosce il proprio fratello e la propria sorella. Senza questo spirito l’Europa non sarebbe la nostra Europa”.

Però è anche una storia di divisioni e conflitti.
“Il concilio Vaticano II ha riconosciuto quanto di positivo è stato portato dalla Riforma protestante e da Martin Lutero. La riappropriazione della Bibbia, l’uso delle lingue nazionali nei culti, la valorizzazione dei laici, il decentramento. Resta da affrontare il problema del celibato”.

E le Chiese evangeliche?
“Tra i protestanti c’è il rischio del provincialismo, della frantumazione in sette, della sostituzione del Papa con tanti piccoli papi. Anche gli evangelici hanno da imparare dall’ampiezza di respiro del cattolicesimo”.

In che senso?
“Questa dimensione ampia del cattolicesimo è duplice. Abbraccia il tempo e lo spazio. Per il cattolico anche i periodi oscuri hanno un valore, anche un periodo nero come il secolo X dà poi vita a una spinta di riforma. Non c’è tempo senza senso. Quanto allo spazio, la Chiesa cattolica, si trova dappertutto. Semmai è triste che esistano oggi tante Chiese. In Africa e in Asia diventa sempre più urgente dare testimonianza di unità superando le scomuniche dell’XI secolo, che portò alla rottura con l’Oriente ortodosso, e del secolo XVI, che produsse la spaccatura con le Chiese della Riforma”.

Dopo la Shoah e il concilio Vaticano II si è fatto strada un pensiero che ricerca e rivaluta le radici ebraiche del cristianesimo.
“E’ indubitabile che la prima comunità dei discepoli di Gesù sia stata ebraico-cristiana. Non vi erano ancora dogmi espressi in lingua greca. Cristo parlava ebraico e i suoi seguaci erano ebrei. Due catastrofi, causate dalle guerre fra romani ed ebrei, hanno prodotto la perdita di contatto con il giudeo-cristianesimo. La distruzione di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo e la proibizione agli ebrei di risiedere nella città, intervenuta nell’anno 135”.

Sento nelle sue parole quasi un accento di nostalgia come per un’occasione perduta.
“A San Giovanni in Laterano c’è un’iscrizione che definisce la basilica “madre e capo” di tutte le chiese. In realtà prima la madre e capo era Gerusalemme. Io penso che tanti dogmi avrebbero trovato formulazioni diverse se non fossero stati espressi in greco o in latino, e sarebbero anche più comprensibili per ebrei e musulmani”.

dove si colgono le radici ebraiche del cristianesimo?
“Si avverte bene nei Vangeli sinottici, dove cristo non è ancora talmente “innalzato”. Cristo non “è” il Padre. Cristo è il Figlio e penso che questo non sia stato ancora valutato abbastanza in profondità. Ci aiutano meglio le immagini dei Salmi nell’Antico Testamento, dove è detto che il Messia è “posto alla destra” di Dio. Così ebrei e musulmani e anche i nostri contemporanei riuscirebbero a capire meglio Cristo come “figlio di Dio”.

Viviamo in un’epoca in cui confronto, scontro e dialogo tra fede cristiana e società moderna appartengono al quotidiano. Quali sono le prospettive?
“Non si può condannare continuamente la modernità. Essa va recuperata e anche affermata nei suoi contenuti umani. Semmai bisogna combattere le strettoie disumane della modernità e i suoi effetti distruttivi”.

C’è una buona novella che la religione cristiana può annunciare all’epoca attuale?
“Più di una. La dimensione cosmica: invece della dominazione, l’amore per la natura. La dimensione antropologica: invece del patriarcato, la parità fra uomo e donna. La dimensione sociale: invece dell’antagonismo tra ricchi e poveri, la giustizia retributiva. La dimensione religiosa, infine”.

Che tipo di religione parla all’uomo di oggi?
“Non si tratta di tornare ad una religiosità di premoderna o di abbandonarsi ad una a-religiosità. Dobbiamo andare invece ad una rinnovata apertura nei confronti di una Realtà spirituale primissima e ultimissima, chiamata Dio anche dalle tradizioni ebraica e islamica, con un nome forse abusato”.

Il cristianesimo di speciale cosa può offrire?
“Molto. Naturalmente va capito che anche nelle altre religioni si trovano tanti valori e che una visione etica e spirituale si nutre anche dell’apporto che viene dagli agnostici, dagli scettici, dagli atei. Insomma, il cristianesimo non può pretendere di cambiare da solo il mondo. Eppure può offrire tante idee concrete e non bisogna temere della propria identità né di parlare della figura di Gesù Cristo. Una figura molto concreta, che continua a irradiare fascino anche nei confronti di esponenti di altre culture. Penso a Gandhi. Ecco il cristianesimo è sempre attuale. Basta vedere le tante comunità, spesso piccole, che vivono secondo Cristo in Africa o in Perù o nelle stesse metropoli occidentali. Non c’è solo Roma2.

E se guardiamo al futuro” quali sono le sue prospettive?
“Grandi, se il cristianesimo saprà rispettare la libertà dell’uomo e non tenterà di imporre una sorta di imperialismo religioso. Ho l’impressione che il motivo per cui le radici cristiane non sono state richiamate nella costituzione europea, sta nel fatto che molti temevano un cattolicesimo politico orientato a imporre la dottrina morale vaticana”.

Possiamo immaginare i cristiani del terzo millennio?
“Mi piacerebbe che fossimo un’avanguardia di servitori dell’umanità e non un esercito di crociati che combatte con armi medianiche. Ci sono uomini e donne che rappresentano bene l’attrazione che il cristianesimo esercita sui contemporanei. Luther King, Romero, Madre Teresa, Dag Hammarskjoeld, Giovanni XXIII”.

" CAUSE ED EFFETTI DI UNA INTERPRETAZIONE SCRITTURALE"
( Considerazioni storiche-radicali sul concetto 'ANIMA': ebraico nčfesh!)

Un primo inizio: GLI ESSENI
Esseni: primi cristiani?

?? Molti eruditi religiosi affermano che il cristianesimo primitivo abbia avuto origine dalla setta giudaica degli Esseni. Recentemente Yigael Yadin, un famoso arche-ologo, ha pubblicato in ebraico un importante studio e traduzione di un Rotolo del Mar Morto lungo più di 8 metri. Sostiene esso la pretesa che gli Esseni costituis-sero un legame fra giudaismo e cristianesimo? Secondo Yadin, questo rotolo mostra in modo sorprendente che gli Esseni erano “non solo i più fanatici nella loro legalistica veduta di tutte le leggi del tempio sulla purezza, ma credevano fervente-mente che i sacrifici e tutto ciò che li accompagnava fossero essenziali, come prescrive la Torah [legge di Mosè]”. Tuttavia, si sa bene che i cristiani non osser-vavano tali riti.
Sebbene creda che gli Esseni influenzassero il cristianesimo, Yadin è costretto a chiedere: “Com’è possibile che una setta così fanatica influenzasse il cristianesimo primitivo, che non seguì affatto questa legge di Mosè ...?” Rispondendo, si limita a supporre che i “primi cristiani venissero a contatto con gli Esseni in un periodo posteriore”, quando gli Esseni avevano cambiato alcune delle loro vedute.
Tuttavia, la Bibbia rende irrilevanti tali infondate congetture sull’origine degli insegnamenti del cristianesimo. Ebbero origine da Dio stesso.
Gli esseni erano mistici che a quanto pare vivevano in poche comunità isolate. Si consideravano il vero rimanente di Israele, attendendo in stato di purità la venuta del promesso Messia. Gli esseni conducevano una vita austera e contemplativa, e molte loro credenze riflettevano concetti persiani e greci.
Al tempo dei romani l’ellenizzazione aveva già trasformato radicalmente la Palestina sul piano sociale, politico e filosofico. La religione biblica degli ebrei era stata sostituita dal giudaismo, un miscuglio di concetti babilonesi, persiani e greci con piccole varianti di verità scritturale. Complessivamente, però, sadducei, farisei ed esseni rappresentavano meno del 7% della popolazione nazionale.
Gli studiosi credono comunque che nell’ultima parte del periodo persiano molti ebrei cominciassero ad adottare certe credenze degli adoratori di Ahura Mazda, la principale divinità persiana. Lo dimostrerebbero alcune superstizioni popolari e le credenze degli esseni. Parole ebraiche comuni che indicavano sciacalli, altre creature del deserto e uccelli notturni finirono per essere associate nella mente degli ebrei agli spiriti malvagi e ai mostri notturni del folklore babilonese e persiano.
Gli ebrei cominciarono a vedere le idee pagane in una luce diversa. Concetti relativi al cielo, all’inferno, all’anima, alla Parola (Logos) e alla sapienza assunsero nuovi significati. E se, come allora si insegnava, Dio era così lontano da non comu-nicare più con gli uomini, aveva bisogno di intermediari. I greci chiamavano questi spiriti intermediari e protettori dàimones (dèmoni). Avendo adottato l’idea che i dàimones potessero essere sia buoni che cattivi, gli ebrei caddero con facilità sotto il controllo demonico.

Una speranza migliore
I SOLDATI romani non l’avevano previsto. Irrompendo nella fortezza di Masada, l’ultimo caposaldo dei giudei ribelli, situato su un altopiano, si aspet-tavano un corpo a corpo, le grida dei guerrieri, le urla delle donne e dei bambini. Invece udirono solo il crepitio del fuoco. Mentre perlustravano la roccaforte in fiamme, i romani scoprirono la tremenda verità: i loro nemici, circa 960 persone, erano già morti! I guerrieri ebrei avevano sistematicamente ucciso le proprie famiglie e si erano poi uccisi a vicenda. L’ultimo si era tolto la vita. Cosa li aveva spinti a compiere quell’allucinante omicidio di massa e quel suicidio?
Secondo Giuseppe Flavio, storico contemporaneo ai fatti, un fattore importante fu la credenza nell’immortalità dell’anima. Eleazaro Ben Jair, capo degli zeloti di Masada, aveva prima cercato di persuadere i suoi uomini che suicidarsi sarebbe stato più onorevole che essere uccisi o ridotti in schiavitù dai romani. Notando la loro esitazione, si lanciò in un appassionato discorso sull’anima. Disse loro che il corpo era solo di ingombro, una prigione per l’anima. “Ma una volta che, affrancata dal peso che la trascina in basso verso la terra e ve la tiene avvinta”, proseguì, “essa raggiunge la sua sede naturale, allora partecipa di un potere straordinario e di una forza che non patisce alcuna limitazione, continuando ad essere invisibile agli occhi umani come lo stesso dio”.
Quale fu la reazione dei presenti? Giuseppe Flavio riferisce che dopo che Elea-zaro ebbe parlato a lungo pronunciando queste parole d’incitamento, “tutti lo interruppero impazienti di metterle in atto sotto la spinta d’un’ansia incontenibile”. Giuseppe Flavio aggiunge: “Come invasati, se ne partirono cercando l’uno di precedere l’altro . . . tanta era la smania che li aveva presi di uccidere le mogli, i figli e se stessi”.
Alcune particolari note:
Si dice che due donne e cinque bambini si siano salvati nascondendosi. Le donne raccontarono poi i particolari ai conquistatori romani.
La guerra giudaica, VII, 345-6, 389, a cura di G. Vitucci, 3a ed., Mondadori, Milano, 1982.
Questo esempio raccapricciante illustra quanto la dottrina dell’immortalità dell’anima possa alterare la veduta umana della morte. Ai credenti si insegna a considerare la morte non come il peggior nemico dell’uomo, ma come un semplice passaggio grazie al quale l’anima, finalmente libera, raggiunge un livello di esi-stenza superiore. Ma perché quegli zeloti ebrei avevano questa convinzione? Molti potrebbero supporre che i loro scritti sacri, le Scritture Ebraiche, insegnassero che l’uomo ha dentro di sé uno spirito cosciente, un’anima che alla morte si libera e continua a vivere. È davvero così?

L’anima nelle Scritture Ebraiche
In una parola sola, no. Di questo ne sono perfettamente convinto! Proprio nel primo libro della Bibbia, Genesi, ci viene detto che l’anima non è qualcosa che abbiamo, ma è ciò che siamo.
Riguardo alla creazione di Adamo, il primo essere umano, si legge: “L’uomo divenne un’anima vivente”. (Genesi 2:7) La parola ebraica qui usata per anima, nèfesh, ricorre più di 700 volte nelle Scritture Ebraiche, e mai nel senso di una componente distinta, spirituale, eterea dell’uomo. Al contrario, l’anima è tangibile, concreta, fisica.
Ha consultato i seguenti passi nelle Bibbie cattoliche, tenendo presente che in ognuno di essi ricorre la parola ebraica nèfesh. Essi indicano chiaramente che l’anima può correre rischi, pericoli, ed essere addirittura rapita (Deuteronomio 24:7; Giudici 9:17; 1 Samuele 19:11); può toccare cose (Giobbe 6:7); può essere messa ai ceppi (Salmo 105:18); può bramare di mangiare, può affliggersi col digiuno e venir meno per la fame e per la sete; e può soffrire di un’infermità consumante o anche di insonnia. (Deuteronomio 12:20; Salmo 35:13; 69:10; 106:15; 107:9; 119:28) In altre parole, dato che la nostra anima siamo noi, la nostra anima può fare o subire qualsiasi cosa noi possiamo fare o subire.
Significa questo, allora, che l’anima può veramente morire? Sì. Nelle Scritture Ebraiche si legge di anime umane che, lungi dall’essere immortali, vengono ‘stroncate’, o giustiziate, colpite a morte, assassinate e sbranate. (Esodo 31:14; Deuteronomio 19:6; 22:26; Salmo 7:2) “L’anima che pecca, essa stessa morirà”, dice Ezechiele 18:4. È chiaro che la morte è la fine di tutte le anime umane, dato che siamo tutti peccatori. (Salmo 51:5) Al primo uomo, Adamo, fu detto che la pena del peccato era la morte, non il passaggio al reame spirituale e all’immortalità. (Genesi 2:17) E quando peccò, fu emessa questa sentenza: “Polvere sei e in polvere tornerai”. (Genesi 3:19) Quando Adamo ed Eva morirono, divennero semplicemente ciò che la Bibbia spesso definisce ‘anime morte’, o ‘anime decedute’. - Numeri 5:2; 6:6.
Non sorprende che a proposito dell’anima nelle Scritture Ebraiche l’Encyclope-dia Americana dica: “Il concetto veterotestamentario di uomo è quello di unità, non di unione di anima e corpo”. E aggiunge: “Nefesh . . . non è mai concepito come qualcosa che operi separatamente dal corpo”.
Perciò, cos’era la morte per gli ebrei fedeli? In parole povere, credevano che la morte fosse il contrario della vita. Salmo 146:4 dice cosa accade quando lo spirito, o forza vitale, lascia un essere umano: “Il suo spirito se ne esce, egli torna al suo suolo; in quel giorno periscono in effetti i suoi pensieri”. Similmente, il re Salomone scrisse che i morti “non sono consci di nulla”. - Ecclesiaste 9:5.
Potrebbe qualcuno chiedermi:”Perché, allora, tanti ebrei del I secolo, come gli zeloti di Masada, erano così convinti dell’immortalità dell’anima?”

L’influenza greca
Gli ebrei non presero questo concetto dalla Bibbia, ma dai greci. Sembra che fra il VII e il V secolo a.E.V. il concetto sia penetrato dai culti misterici greci nella filo-sofia greca. Per molto tempo l’idea di un aldilà in cui alle anime dei reprobi veniva inflitta una dura punizione aveva esercitato il suo fascino, e il concetto prese forma e si diffuse. I filosofi facevano interminabili discussioni sull’esatta natura dell’anima. Omero sosteneva che “l’anima passa nel mondo dei morti come un’ombra che si muove rapidamente, con un fruscio indistinto simile al frinire delle cicale e allo squittire delle nottole”. Secondo Epicuro l’anima aveva una corporeità, un corpo infinitesimale.
Ma forse il più grande sostenitore dell’immortalità dell’anima fu il filosofo greco Platone, del IV secolo a.E.V. Dalla descrizione che fa della morte di Socrate, suo maestro, si comprende che aveva convinzioni molto simili a quelle che avevano gli zeloti di Masada secoli dopo. Per dirla con Oscar Cullmann, “Platone ci mostra inoltre come Socrate affronti la morte con una calma e una serenità assolute. La sua morte è una bella morte. Non vi è errore o terrore in essa. Socrate non può temere la morte, perchè essa ci libera dal corpo. . . . La morte è la grande amica dell’anima. Così insegna e così muore, in mirabile coerenza col suo insegna-mento”.
Fu evidentemente durante il periodo dei Maccabei, nel II secolo avanti Cristo, che gli ebrei cominciarono ad assimilare questo insegnamento dai greci. Nel I secolo E.V. Giuseppe Flavio ci dice che i farisei e gli esseni, potenti gruppi religiosi del giudaismo, accettarono questa dottrina. Alcuni testi poetici, composti probabil-mente in quel periodo, rispecchiano la stessa credenza.
Ma che dire di Gesù Cristo? Anche lui e i suoi seguaci insegnarono questo concetto preso in prestito dalla religione greca?

Il concetto di anima fra i primi cristiani
I cristiani del I secolo non consideravano l’anima come i greci. Si pensi, ad esempio, alla morte di Lazzaro, amico di Gesù. Se Lazzaro avesse avuto un’anima immortale che al momento della morte volò via libera e felice, il racconto di Giovanni capitolo 11 non sarebbe forse assai diverso? Se Lazzaro fosse stato vivo e vegeto e cosciente in cielo, sicuramente Gesù lo avrebbe detto ai suoi seguaci; al contrario, Gesù si espresse in armonia con le Scritture Ebraiche dicendo loro che Lazzaro dormiva, era inconscio. (Giovanni 11:11) Sicuramente Gesù si sarebbe rallegrato se il suo amico fosse passato a miglior vita, a un’esistenza nuova e meravigliosa; invece notiamo che pianse pubblicamente per la sua morte. Non credo che Gesù fosse un mistificatore! (Versetto 35 di Giovanni 11) Se l’anima di Lazzaro fosse stata in cielo, beata e immortale, di sicuro Gesù non sarebbe stato così crudele da riportarlo in vita per fargli trascorrere un altro po’ di anni nella “prigione” di un corpo fisico imperfetto fra uomini malati e morituri. Attualmente si prega, si fanno veglie di preghiera per coloro, che benchè sofferenti e pietosamente sorretti, non abbiano a lasciarci con un triste trapasso nell’aldilà dove troverebbero sicuramente una felicità eterna nella perfezione e nella santità.
Quando Lazzaro tornò in vita, si mise forse a raccontare storie straordinarie sui meravigliosi quattro giorni che aveva trascorso come spirito libero e disincarnato? No. Quelli che credono nell’immortalità dell’anima risponderanno che non lo fece perché la sua esperienza era stata troppo straordinaria per poterla descrivere. Ma è un argomento che non convince. Lazzaro non avrebbe potuto dire ai suoi cari almeno quello, e cioè che aveva avuto un’esperienza troppo straordinaria per poterla descrivere? Ma avrebbe potuto almeno accennare ad una straordinaria esperienza...! Invece non disse proprio nulla di eventuali esperienze avute da morto. E’ da riflettere. Assoluto silenzio proprio sull’argomento che più di tutti gli altri suscita la curiosità umana: cosa succede quando si muore! Questo silenzio può avere un’unica spiegazione. Non c’era nulla da raccontare. I morti dormono, sono inconsci.
Perciò, la Bibbia presenta forse la morte come un’amica dell’anima, un semplice rito di passaggio fra due diversi livelli di esistenza? No! Per i veri cristiani, come l’apostolo Paolo, la morte non era affatto un’amica; era “l’ultimo nemico”. (1 Corinti 15:26) I cristiani considerano la morte non come una cosa naturale, ma come una cosa orribile, innaturale, in quanto è la diretta conseguenza del peccato e della ribellione contro Dio. (Romani 5:12; 6:23) Non fece mai parte del proposito origi-nale di Dio per il genere umano.
Tuttavia i veri cristiani non sono senza speranza per quanto concerne la morte dell’anima. La risurrezione di Lazzaro è uno dei numerosi racconti biblici che descrivono in maniera vivida la vera speranza scritturale per le anime morte: la risurrezione. La Bibbia insegna che esistono due diversi tipi di risurrezione. Per la stragrande maggioranza degli esseri umani che dormono nella tomba, sia giusti che ingiusti, c’è la speranza di essere risuscitati per vivere in eterno in un Paradiso sulla terra. (Luca 23:43; Giovanni 5:28, 29; Atti 24:15) Per un piccolo gruppo di persone che Gesù chiamò il suo “piccolo gregge”, c’è la risurrezione alla vita immortale come esseri spirituali in cielo.
Questi, che includono gli apostoli di Cristo, regneranno con Cristo Gesù sul genere umano e lo riporteranno alla perfezione. — Luca 12:32 leggo dalla Bibbia di mons. Salv. Garofalo (cattolica) quanto segue:” Non temere, piccolo gregge, perchè è piaciuto al Padre vostro di darvi il Regno.” Mentre al capitolo 20:6 di Apocalisse, leggo:” Beato e santo colui che ha parte alla prima risurrezione! Su costoro la seconda morte non ha potere, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con Lui quei mille anni.”
Perché, allora, le chiese della cristianità non insegnano la risurrezione, ma l’immortalità dell’anima? Ho considerato la risposta che diede nel 1959 il teologo Werner Jaeger: “Il fatto più importante nella storia della dottrina cristiana fu che il padre della teologia cristiana, Origene, era un filosofo platonico della scuola di Alessandria. Egli prese da Platone l’intero dramma cosmico dell’anima e lo incorporò nella dottrina cristiana”. (The Harvard Theological Review) Perciò la chiesa fece esattamente quello che secoli prima avevano fatto gli ebrei! Abbandonò gli insegnamenti biblici in favore della filosofia greca.


Le vere origini della dottrina

In difesa della dottrina dell’immortalità dell’anima, qualcuno potrebbe chiedere: Come mai la stessa dottrina, in una forma o nell’altra, viene insegnata da tante religioni del mondo? Le Scritture danno una spiegazione ragionevole del motivo per cui questo insegnamento è così diffuso negli ambienti religiosi del mondo compreso gli islamici fondamentalisti che hanno fatto del ‘soggetto’ una forza spirituale distruttiva nei combattenti di Hallah!
La Bibbia dice che “tutto il mondo giace nel potere del malvagio” e identifica specificamente Satana come “il governante di questo mondo”;quindi unica legge ed unico pensiero (1 Giovanni 5:19; Giovanni 12:31) Ovviamente le religioni del mondo non sono state immuni dall’influenza di Satana. Al contrario, hanno contribuito notevolmente ai guai e alle lotte del mondo d’oggi. E per quanto riguarda l’anima, sembra che rispecchino fin troppo chiaramente la mentalità di Satana. In che senso?
Ricorderemo quale fu la prima menzogna che sia mai stata pronunciata. Dio aveva detto ad Adamo ed Eva quali sarebbero state le conseguenze se avessero peccato contro di lui. Ma Satana assicurò a Eva: “Positivamente non morirete”. (Genesi 3:4) Naturalmente Adamo ed Eva morirono; tornarono alla polvere come aveva detto Dio. Satana, “il padre della menzogna”, non ammise mai di aver detto una falsità. ( Importante la lettura di Giovanni 8:44) In innumerevoli religioni che si discostano dalla dottrina biblica o che la contraddicono completamente, viene ancora insegnata quella medesima idea: ‘Positivamente non morirete. Il vostro corpo può perire, ma la vostra anima continuerà a vivere, per sempre, come Dio!’

Fatto interessante, Satana disse pure a Eva che sarebbe stata ‘simile a Dio’. — Genesi 3:5.

Quanto è meglio avere una speranza basata non su menzogne o su filosofie umane, ma sulla verità. Quanto è meglio essere fiduciosi che i nostri cari morti sono inconsci nella tomba, anziché essere preoccupati per le peregrinazioni di un’anima immortale! Questo sonno dei morti non deve atterrirci né farci sentire depressi. In un certo senso potremmo considerare i morti come se si trovassero in un sicuro luogo di riposo. Perché sicuro? Perché la Bibbia ci garantisce che, in un certo senso, i morti che Jahve ama sono viventi. Che profondità di pensiero e di amore vi è nella scrittura di Luca 20:38 dove leggo:” Ora Dio, non è Dio di morti, ma di viventi: tutti, infatti, per lui vivono”.- Vivono nella memoria di Dio. Questo pensiero è di enorme conforto, perché la memoria di Dio non ha limiti. Egli è ansioso di riportare in vita innumerevoli milioni di esseri umani che ama e di dar loro l’opportunità di vivere per sempre su una terra paradisiaca. La preghiera del ”Padre Nostro” recitata in tutta la cristianità si supplica :Venga il tuo Regno! Significa pertanto che sarà il Regno di Dio qui sulla nostra terra per dare vita e felicità alla “ risurrezione della carne” comunamente recitata nel ‘Credo Cattolico’! Confronta Giobbe 14:14, 15.
Il glorioso giorno della risurrezione arriverà, perché tutte le promesse di Jahve si devono adempiere. (Isaia 55:10, 11) Penso solo all’adempimento di questa profezia: “Tutti i tuoi morti vivranno di nuovo! I loro corpi ritorneranno a vivere. Quelli che dormono nelle tombe si sveglieranno e canteranno di gioia. Infatti tu, o Signore, al mattino mandi la rugiada che vivifica la terra; essa darà vita a quelli che sono morti da tempo”. (Isaia 26:19, Parola del Signore) Perchè non riflettere su queste meravigliose prospettive scritte per noi mortali nei Sacri Testi?
Perciò i morti che dormono nella tomba sono al sicuro quanto un bimbo nel grembo materno. Presto ‘rivivranno’, (risurrezione della carne) essendo riportati in vita su una terra paradisiaca! ...”Venga il tuo Regno” Quale speranza migliore potrebbe esserci?

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Umberto POLIZZI- Meditazione e studio sulle quindicinali Riviste –‘Torre di Guardia’-


“UN MONDO DIVERSO” - “METEMPSICOSI”
di Umberto POLIZZI


Lettera aperta ad un amico !
MI accennavi, per telefono, un argomento troncato nel suo nascere che mi è apparso alquanto strano.
Leggendo alcune riviste si possono attingere diverse informazioni direi quasi delle più disparate. Su di una di esse leggevo un articolo con la relativa vignetta che dava risalto al contenuto del discorso in chiave tragico-comica.
Cosa era successo di tanto strano e di tanto comico? Ebbene, triste a dirsi, alcuni sacerdoti in tuta arancione, convivevano con dei topi in quei mastodontici e misteriosi monasteri pagani del Tibet di oggi, perché si credevano la reincarnazioni d’essi. La “Metempsicosi” che mi accennavi mio caro Emilio. Sì! dei topolini, dei sorcetti tanto per intenderci! Il fatto sta, e qui la cosa mi dava più pensiero, che dopo la loro morte, cioè alla morte dei santoni così rapati a zero e misteriosi dietro le loro maschere facciali, sarebbero tornati in quel luogo sotto le sembianze di quei fortunati roditori paffutelli, liberi di gozzovigliare, defecare, bere e fare il bagnetto nella scodella della minestra del prelato, mentre questi, imperterrito continuava ad attingere, sempre nella solita scodella, gli elementi nutritivi per quel giorno, in perfetta convivenza con i topolini.


Non che io volessi discutere usi e costumi di culture diverse dalla mia, specialmente quando si tratta di religione. Per carità! Ognuno è libero di gestire la propria vita con etiche delle più diverse come meglio crede e nessuno ha il diritto di criticare. Però, per un simile fatto, mi erigo in piedi e una volta tanto mi va di contestare Voltaire. Sì! lo contesto. Contesto quell’antico gentiluomo, il quale dava diritto d’opinione a chiunque e per la quale avrebbe combattuto fino al sacrificio di se stesso affinché chiunque potesse esercitare il suo pieno diritto alla libertà, perché alla base di una degenerazione simile, (mi riferisco al fatto dei …topolini) , c’è un chiaro e evidente insulto alla dignità della persona umana e, sono certo di avere, in maniera postuma, anche il suo illustre sostegno. E, se me lo permetti, sono umiliato e rattristato da una balordaggine fanatica così debilitante come quella credenza religiosa testè narrata. Se si fosse trattato di persone ignoranti, preistoriche, d’altri tempi, cioè come ai tempi dell’oscurantismo in pieno medio Evo, non che avrei supinamente accettato il fatto di per sé balordo, ma mi sarei tristemente addolorato per le condizioni proibitive dell’umana creanza di gente dove sublime regnava l’ignoranza incoronata da tanto misticismo da sconfinare nel fanatismo più completo e assurdo. Ma qui, mio caro Emilio, si va oltre il confine della decenza, si tratta di persone con tanto di laurea di Oxford o Eton...diceva l’articolo! Si trattava di persone che hanno lasciato una vita sociale delle più invidiate, carichi e sazi di vizi per un’esperienza nuova, cioè quella monacale e contemplativa alla ricerca di un’estasi spirituale e, se vuoi di più, sì, anche fra gli escrementi dei topi.
È religione? Prova a contestarla. Sì! È religione!… avrebbe diritto di dire qualcuno; e sono certo che me lo diresti anche tu: è un modo come un’altro di fare meditazione trascendentale al di là di ogni esperienza sensibile, se possibile.
Ma fai quello che ti pare. Dì quello che vuoi ma non potrei giustificarli. Qui si trascende, si oltrapassano i limiti della decenza, direbbe Toto’. Dirai che sono un … emotivo? Un superficiale? Un contestatore? Bene, dillo pure. A me la cacca dei topi fa schifo!
Benchè la meditazione trascendentale non sia ritenuta una pratica religiosa, i legami con l’induismo sono specialmente evidenti nella cerimonia dell’iniziazione. Ma nella realtà cos’è in effetti se non un fatto religioso?


“Per l’occasione, il candidato deve portare con sé pezzi di frutta, un fazzoletto bianco e alcuni fiori...”
L’insegnante di meditazione trascendentale, un mio vecchio amico di tanti anni fa di La Spezia, mi ha edotto di quanto segue:
“… li pone sull’ altare su cui ci sono una candela , incenso e un’immagine di Swami Brahmananda Sarasvati Maharaj, pure detto Guru Dev. (immagina la fatica per trascrivere solo questi strani nomi.).
Dopo aver acceso la candela e l’incenso, l’iniziatore canta in sancrito un “puja”, che sarebbe poi “adorazione”. In una lunga invocazione alle divinità e ai santoni indù, il puja include, nel frasario di rito, quanto segue:
‘ Al Signore Narayana, a Brahma il Creatore nato dal ‘loto’...mi inchino. Mi inchino ripetutamente alla gloria del Signore, alla cui porta l’intera galassia degli dèi prega giorno e notte chiedendo la perfezione…’”
“E questo, diresti: non è religione? Non è adorazione?
Questo canto prosegue con numerose lodi allo “Shri Guru Dev.” Una di queste lodi menziona la triade indù di Brahma, Visnu e Siva, come segue : “ GURU nella gloria di BRAHMA, GURU nella gloria di VISNU, GURU, nella gloria del grande SIGNORE SIVA”.
Non ho una cultura specifica delle credenze di questi signori sacerdoti relativamente al loro Dio e, giungere a contestare un ‘atto di fede’, è certamente terreno minato; quindi dovrei starmene zitto! Un fatto è certo però: “Come può un Dio Creatore quale Brahma nascere dal loto? Il loto che nasce nell’acqua e nell’acqua appassisce e muore, come può essere considerato il generatore del Dio Creatore?”


Per me ignorante è un profondo mistero! E non chiedimi di capire di più perché sono troppo confuso e troppo occidentale per giungere a tanto. Bisogna nascere e vivere in quelle terre del mistero e del fatalismo più sconcertante per giungere a tanta… filosofia.
Purtroppo, sotto il famoso “ Fungo di Hiroshima” anche l’ Occidente ha spalancato le porte ai misteri dell’Oriente con una nutrita ‘Troup’ di gente rapata a zero vestiti di arancione, sempre felici...in attesa della metempsicosi, non si sa perché, al suono di nacchere e tamburelli vari lungo le nostre vie o nel pieno centro di una piazza.
Dovranno complicare tremendamente le cose per far accettare teorie del genere alla cultura occidentale, specialmente ad un europeo. Non che noi potremmo cavarcela tanto liscia se un orientale volesse indagare criticamente le nostre credenze religiose non concepibili e forse paradossali alla loro cultura! La differenza fra noi occidentali, in fatto di credenza religiosa, è che noi siamo piuttosto semplicioni ai fatti della fede. Ci riteniamo religiosi, ma di religione non ne facciamo alcun uso e consumo. Tutto di noi e della nostra salvezza spirituale è stato delegato alla classe clericale per cui resta tutto più facile. Un abbonamento settimanale alle messe di suffragio per alcuni decenni e la via alla beatificazione è assicurata. Forse i religiosi orientali dagli occhi a mandorla ci riderebbero su, ma noi cristianamente sappiamo… perdonare.
Un mio caro amico di studi sosteneva che credere in Dio significava iniziare a filosofare in maniera gratuita su aspetti esoterici che maggiormente si manifestano nell’opulenza della società corrotta dal vizio, fra un giro di canasta e un vago pettegolezzo, oppure nei profondi misteri orientali dove il fatalismo più esasperante impera sovrano ad uso e consumo dei signori dell’occulto.
La povera gente in ogni emisfero, si uguaglia, è inerme e spera! Viene imbottita di ignoranza e prega! L’uomo in se stesso ha un’estremo bisogno di credere a qualcosa o a qualcuno. È confuso dai misteri che la vita gli propone ogni giorno e da tante dottrine tradizionali per cui si aggrappa a una speranza, qualunque essa sia basti che gli conceda posterità! La metempsicosi li sazia! Da qui i plagiatori spirituali, i cantastorie di ogni tempo che hanno gioco facile specialmente nei culti orientali dell’occulto dove la realtà è contestata perché è carnale con dei riti e pratiche che hanno del demoniaco e dell’irrazionale. Mi spiego perchè la definizione di “demoniaco”. E’ demonica ogni cosa che contrasta con la nostra dignità di creature dotate di intelligenza e quindi di “Libero Arbitrio”, cioè quello di volerci imporre delle credenze, che sono apostrofate come ‘dogmi’ che non sono basate sulla ‘ragione’.
Ecco che la metempsicosi va oltre la ragione per cui non ha più alcun senso per chi vuol far buon uso del proprio Libero Arbitrio. Non ha senso logico né tanto meno umano, perché se così non fosse non avrebbe in sé quel fascino profondo dell’ignoto aperto nel vuoto cosmico dove il senso del princìpio fisico delle cose, va oltre la realtà dell’esistenza per sprofondare, come si suol dire, nell’annullamento in seno all’infinito stesso. E questa è religione del mistero. “ È il “NIRVANA”!”
Da qui inizia ogni filosofia trascurando, in maniera ricercata e voluta, i fatti contingenti, i fatti veri della vita. “ La filosofia cerca il vero...” (Pico della Mirandola). Ma il vero è una realtà fisica o spirituale? Forse entrambi? Forse no! Dov’è la verità? Soprattutto cos’è la verità? Se la verità si oppone alla ragione, cos’è la ragione ? Se la ragione non è verità, allora siamo tutti matti da legare. Forse questa è la nostra (o mia) vera collocazione: “Matti da legare”.


“ Purtroppo oggi sono vecchio e non capisco niente...”! Il mondo è cambiato! Lo riconosco! Non si può paragonare l’antico con il moderno! Sarebbe stupido farlo!
Però loro che hanno studiato ad Oxford e Eton, o maturati nei “Templi Sacri” delle Università giapponesi, mèta possibile di alcuni eletti dal quoziente intellettivo dei più elevati, capiscono tanto quanto basta a farti rivoltare lo stomaco con quei topolini defecanti nel loro piatto di minestra.
Ma c’è di più! Qualcosa di paradossale veniva registrata in questo mondo dove nessuno più si stupisce di niente! Non credo di essere stato il solo ad assistere alla televisione ad uno spettacolo sconcertante di vera miseria spirituale che sa di fanatismo.
Cosa trasmettevano in effetti di tanto stomachevole e di fanatico? Le telecamere inquadravano da più lati un lunghissimo corteo di pellegrini indù, nell’immensa città di Benares ricca di contrasti dei più sconvolgenti. Non era la solita plebaglia che sfilava, ma persone di un certo rango, d’alto ceto, con in testa una rappresentanza di dignitari dagli abiti sontuosi, riccamente ricamati e con i petti guarniti di luccicanti medaglie.
Il ‘popolino’, gli ‘stampellati’, gli ‘intoccabili’ che sarebbero poi i più disgraziati di questa società arcana, profondamente misteriosa, faceva ala a questo corteo di dignitari.
L’atmosfera era carica di misticismo fanatico di persone dallo sguardo esaltato quando il ‘capo gruppo’, colui che doveva essere il dignitario del corteo, si accostò ad una mucca ( sai meglio di me cos’ è una mucca...sì? Una vacca! Una vacca che fa latte, la moglie del toro per intenderci) sdraiata nel bel mezzo della strada, si mise in ginocchio e con la mano destra raccolse le feci… “ sacre” dall’ano dell’animale e se le portò alla bocca per assaporarne il …‘ sacro’ contenuto!
Dovrei commentare? Cosa dovrei fare...dimmelo tu! Sono retorico? occidentale? sono vecchio? sono rimbecillito o che cosa sono ? Fai tu, se ti va ancora di commentare.
Possibile trovare una ragione morale a tutto questo? Ma se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è possibile che si debba giungere a tanto disonore, volgarizzare in maniera così blasfema una creatura intelligente di Dio ? Non è, anche questa, una forma di bestemmia contro il Creatore dell’uomo? Sono, forse, nel baratro dell’ignoranza assoluta e per giunta anticonformista e queste cose non le posso capire? Mah! È veramente intelligente l’uomo? Ma tanto danno ha fatto la radioattività? Chi ha indotto l’uomo ad essere così meschino nei rapporti con il ‘Dio’? Perché, queste cose esistono da sempre? Se così fosse la conoscenza odierna avrebbe dovuto dipanare innumerevoli misteri e far luce su dei fatti anacronistici che sconfessano e deturpano l’UOMO a immagine di Dio! E poi, questi giovani esponenti di una società “bene” componenti il corteo riccamente vestiti, non mostravano d’essere vecchi. Erano in testa al corteo con vistosi striscioni non da clima protestatario, bensì visibilmente gaudenti accanto al loro personaggio dalle lunghe vesti candide. All’ ‘umile’ e nello stesso tempo… ‘sublime’ atto del loro capo carismatico esultavano con grida e lacrime. Era retorica nel senso di insincera espressione la loro o un fatto trascendentale? No. Non credo. Niente di tutto questo! Sarò punibile se azzardo di affermare che si trattava di ‘FANATISMO’ del più esasperato?
Duemila anni fa, un ‘Uomo’ di Nazareth, figlio di un falegname, trovò l’antidoto ai mali antichi e moderni di questa irrequieta umanità priva di Libero arbitrio. Egli così si espresse nel vangelo di Giovanni 8 :31-32 :” Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi…”
É perfettamente inutile aggiungere quale fine dovette subire quell’Uomo!
Era anche quella, in quei tempi, una realtà da manicomio, ma… incontestabile per coloro che hanno buonsenso.
Ma veniamo al tema principale da te suggerito.


“LA METEMPSICOSI”


“Ho sempre pensato che l’immortalità dell’anima fosse una verità universale accettata da tutti. Perciò fui davvero sorpreso di apprendere che alcune grandi menti sia dell’Oriente che dell’Occidente si erano opposte recisamente a questa credenza. Adesso mi chiedo come l’idea dell’immortalità sia penetrata nella coscienza indù”.

- UN UNIVERSITARIO DI ESTRAZIONE INDÙ.
COME si è fatta strada nell’induismo e nelle altre religioni orientali l’idea che l’uomo abbia un’anima immortale? La questione interessa anche quegli occidentali che non hanno familiarità con queste religioni, dato che la credenza influisce sull’idea che tutti si fanno del futuro. Poiché l’insegnamento dell’immortalità dell’uomo è un comune denominatore della maggior parte delle religioni odierne, sapere come si è sviluppato il concetto può senz’altro migliorare la MIA comprensione e il dialogo con te.
Trascrivo:
Ninian Smart, docente di storia delle religioni presso l’Università di Lancaster in Gran Bretagna, osserva: “In Asia l’India è stata il più importante centro di influenza religiosa. Questo non semplicemente perché l’India stessa ha dato origine a diverse fedi - induismo, buddismo, giainismo, sikhismo, ecc. - ma perché una di queste, il buddismo, ha finito per avere una profonda influenza praticamente sulla cultura di tutta l’Asia orientale”. Molte culture così influenzate “considerano ancora l’India la loro patria spirituale”, dice lo studioso indù Nikhilananda. Come, dunque, questo insegnamento dell’immortalità è penetrato in India e in altre parti dell’Asia? Poi, segue:


L’insegnamento induista della reincarnazione.
Nel VI secolo a.E.V., mentre in Grecia Pitagora e i suoi seguaci sostenevano la teoria della trasmigrazione delle anime, i saggi indù che vivevano in India lungo le rive dell’Indo e del Gange formulavano lo stesso concetto. La comparsa simultanea di questa credenza “nel mondo greco e in India può difficilmente essere stata fortuita”, dice lo storico Arnold Toynbee. “Una delle possibili fonti comuni”, fa notare, “è la società nomade eurasiatica che, nell’VIII e nel VII secolo a.E.V., era calata in India, nell’Asia sud-occidentale, nella steppa lungo la sponda settentrionale del Mar Nero, nella Penisola Balcanica e in Anatolia”.
La migrazione di tribù eurasiatiche portò evidentemente con sé in India l’idea della trasmigrazione.
L’induismo aveva avuto inizio molto prima in India, con l’arrivo degli arii verso il 1500 a.E.V. Sin dai primordi l’induismo sosteneva la credenza che l’anima era distinta dal corpo e sopravviveva alla morte. Gli indù pertanto praticavano il culto degli antenati e offrivano cibo ai loro defunti. (in Italia la stessa cosa…) Secoli dopo, quando l’idea della trasmigrazione delle anime raggiunse l’India, deve avere affascinato i saggi indù alle prese con il problema universale del male e delle sofferenze che affliggono gli esseri umani. Fondendola con la cosiddetta legge del karma, la legge di causa ed effetto, i saggi indù formularono la teoria della reincarnazione per cui meriti e demeriti di una vita vengono premiati o puniti in quella successiva.
Ma anche un altro concetto influì sull’insegnamento dell’induismo circa l’anima. “Sembra che nel momento stesso in cui si formò la teoria della trasmigrazione e del karma, o ancora prima”, dice l’Encyclopædia of Religion and Ethics, “un altro concetto . . . prendeva gradatamente forma in una stretta cerchia intellettuale nel Nord dell’India: il concetto filosofico del Brahman-_Atman [il supremo ed eterno Brahman, l’Assoluta Realtà]”. Questa idea venne fusa con la teoria della reincarnazione per definire la meta finale degli indù: la liberazione dal ciclo di trasmigrazione per essere tutt’uno con l’Assoluta Realtà. Questo, credono gli indù, si consegue cercando di avere un comportamento sociale soddisfacente e una speciale conoscenza dell’induismo.
I saggi indù quindi trasformarono l’idea della trasmigrazione delle anime nella dottrina della reincarnazione unendola alla legge del karma e al concetto del Brahman. Octavio Paz, premio Nobel per la poesia ed ex ambasciatore messicano in India, scriveva: “Come si diffuse l’induismo, così si diffuse l’idea … che è il cardine di brahmanesimo, buddismo e altre religioni asiatiche: la metempsicosi, la trasmigrazione delle anime attraverso esistenze successive”.
La reincarnazione è la dottrina su cui poggia l’induismo odierno. Il filosofo indù Nikhilananda dice: “È convinzione di ogni buon indù che il conseguimento dell’immortalità non sia la prerogativa di pochi eletti, ma il diritto naturale di tutti”. (… che saggezza, non pensi?)
Il ciclo della rinascita nel buddismo (Di Octavio Paz)
Il buddismo fu fondato in India verso il 500 a.E.V. Secondo la tradizione buddista, il buddismo fu fondato da un principe indiano di nome Siddh_artha Gautama, che divenne noto come il Budda dopo essere stato illuminato. Essendo derivati dall’induismo, i suoi insegnamenti sotto certi aspetti sono simili a quelli dell’induismo. Per il buddismo l’esistenza è un ciclo continuo di rinascita e morte e, come nell’induismo, la condizione di ciascuno nella vita attuale è determinata dalle sue azioni nella vita precedente.
Ma il buddismo non definisce l’esistenza in termini di anima personale che sopravvive alla morte. “[Il Budda] vedeva nella psiche umana solo una fugace serie di stati d’animo discontinui, tenuti insieme solo dal desiderio”, osservò Arnold Toynbee. Eppure il Budda credeva che qualcosa - qualche stato o forza - si tramandasse da una vita all’altra. Un erudito buddista, Walpola Rahula, spiega:
“Un essere non è niente altro che una combinazione di forze o energie mentali e fisiche. Quello che noi chiamiamo morte è il totale arresto del funzionamento dell’organismo fisico. Tutte queste forze ed energie si fermano con la cessazione delle funzioni del corpo? Il Buddhismo risponde di no. La volontà, la volizione, il desiderio, la sete di esistere, di continuare, di divenire è una forza formidabile, che muove l’insieme delle vite, delle esistenze, il mondo intero. Questa è la forza più grande, l’energia più potente che ci sia al mondo. Secondo il Buddhismo, questa forza non si ferma con l’arrestarsi delle funzioni del corpo al momento della morte, ma continua manifestandosi in altre forme, producendo una riesistenza che noi chiamiamo rinascita”.
Il concetto buddista dell’aldilà è questo: L’esistenza non ha fine a meno che l’individuo non raggiunga la meta finale del Nirvana, la liberazione dal ciclo delle rinascite. Il Nirvana non è uno stato di beatitudine eterna né di divenire uno con l’Assoluta Realtà. È semplicemente uno stato di non-esistenza: il “luogo imperituro” al di là dell’esistenza umana. Il Vocabolario della lingua italiana (Treccani) dà questa definizione di “Nirvana”: “Stato perfetto di pace e felicità, culmine della vita ascetica, che consiste nella estinzione dei desiderî, delle passioni, delle illusioni dei sensi, e quindi nell’annientamento della propria individualità”. Anziché ricercare l’immortalità, i buddisti sono incoraggiati a trascenderla raggiungendo il Nirvana.
Via via che si diffondeva in varie parti dell’Asia, il buddismo modificò i propri insegnamenti per adattarsi alle credenze locali. Per esempio, il buddismo mahayana, la forma prevalente in Cina e in Giappone, conserva la credenza in bodhisattva celesti, o futuri Budda. I bodhisattva rimandano il proprio nirvana per innumerevoli vite al fine di servire altri e aiutarli a raggiungerlo. Quindi uno può decidere di rimanere nel ciclo di rinascita anche dopo aver raggiunto il Nirvana.
Un’altra variante che ebbe particolare influenza in Cina e in Giappone è la dottrina della Terra Pura dell’Occidente, creata dal Budda Amit_abha, o Budda Amida. Chi invoca con fede il nome del Budda rinasce nella Terra Pura, o paradiso, dove le condizioni sono più propizie al conseguimento dell’illuminazione finale. Cosa è derivato da questo insegnamento? Il professor Smart, già menzionato, spiega: “Plausibilmente gli splendori del paradiso, vividamente descritti in alcuni scritti mahayana, finirono per prendere il posto del nirvana quale meta suprema nell’immaginazione popolare”.
Il buddismo tibetano include altri elementi locali. Per esempio, il libro tibetano dei morti descrive la sorte di un individuo nello stato intermedio prima di rinascere. Viene detto che i defunti sono esposti alla fulgida luce dell’Assoluta Realtà, e coloro che non sono in grado di sopportare la luce non ottengono la liberazione ma rinascono. Chiaramente il buddismo nelle sue varie forme insegna il concetto di immortalità.
Poi continua:


Il culto degli antenati nello scintoismo giapponese
La religione che esisteva in Giappone prima dell’arrivo del buddismo nel VI secolo E.V. era una religione senza nome, e consisteva di credenze legate alla morale e alle usanze popolari. Con l’introduzione del buddismo, tuttavia, sorse la necessità di distinguere la religione giapponese da quella straniera. E quindi fu coniato il nome “shint_o”, da cui “scintoismo”, che significa “via degli dèi”.
Qual era in origine la credenza dello scintoismo riguardo all’aldilà? Con l’avvento della coltivazione del riso in risaie, “la risicoltura necessitava di comunità ben organizzate e stabili”, spiega un’enciclopedia, “e così si svilupparono i riti agrari che ebbero poi un ruolo tanto importante nello scintoismo”. (Kodansha Encyclopedia of Japan) Il timore delle anime dei defunti portò quelle antiche popolazioni a concepire riti intesi a placarle. Questo si trasformò in culto degli spiriti degli antenati.
Secondo la fede scintoista l’anima “dipartita” conserva la sua personalità ma è macchiata a motivo della morte. Quando i parenti del defunto celebrano riti commemorativi, l’anima viene purificata finché tutto il male è stato eliminato, e assume un carattere pacifico e benevolo. Col tempo lo spirito dell’avo assurge alla posizione di divinità ancestrale o tutelare. Coesistendo con il buddismo, lo scintoismo incorporò certi insegnamenti buddisti, inclusa la dottrina del paradiso. Vediamo quindi che quella dell’immortalità è una credenza basilare anche dello scintoismo.
Immortalità nel taoismo, culto degli antenati nel confucianesimo (copio)
Il taoismo fu fondato da Lao-tsu, che si dice sia vissuto in Cina nel VI secolo a.E.V. Secondo il taoismo, la meta della vita sta nell’armonizzare l’attività umana con il Tao, la via della natura. Il pensiero taoista sull’immortalità si può riassumere in questo modo: Il Tao è il principio basilare dell’universo. Il Tao non ha principio né fine. Vivendo in armonia con il Tao, l’individuo ne è partecipe e diviene eterno.


Nel tentativo di essere tutt’uno con la natura, i taoisti finirono per interessarsi particolarmente della sua immutabilità e della sua capacità di ricupero. Congetturarono che forse vivendo in armonia con il Tao, o via della natura, si potessero in qualche modo carpire i segreti della natura e diventare immuni dal danno fisico, dalle malattie e perfino dalla morte.
I taoisti cominciarono a sperimentare meditazione e pratiche dietetiche e respiratorie che si supponeva potessero ritardare il decadimento fisico e la morte. Ben presto cominciarono a circolare leggende su immortali capaci di volare sulle nubi e di apparire e scomparire a piacere, vissuti su montagne sacre o su isole remote per un incalcolabile numero di anni nutrendosi di rugiada o frutti magici. La storia cinese riferisce che nel 219 a.E.V. l’imperatore Ch’in, Shih Huang-ti, inviò una flotta con a bordo 3.000 ragazzi e ragazze alla ricerca della leggendaria isola di P’eng-lai, dimora degli immortali, perché riportassero il filtro dell’immortalità. Inutile dirlo, essi non fecero ritorno con l’elisir.
La ricerca della vita eterna indusse i taoisti a sperimentare la preparazione di pillole dell’immortalità mediante l’alchimia. Nella concezione taoistica, la vita nasce dall’interazione di due forze opposte, yin e yang (femminile e maschile). Pertanto, fondendo insieme piombo (oscuro, yin) e mercurio (chiaro, yang), gli alchimisti imitavano il processo della natura, e pensavano così di ottenere la pillola dell’immortalità.
Nel VII secolo E.V. il buddismo si fece strada nella vita religiosa cinese. Ne risultò un amalgama di elementi buddisti, spiritismo e culto degli antenati. “Sia il buddismo che il taoismo”, dice il professor Smart, “diedero forma e sostanza a credenze circa una vita dopo la morte che erano alquanto vaghe nell’antico culto degli antenati cinese”.
Confucio, altro illustre saggio cinese del VI secolo a.E.V., la cui filosofia divenne la base del confucianesimo, non ebbe molto da dire sull’aldilà. Piuttosto sottolineò l’importanza della bontà morale e di un comportamento sociale soddisfacente. Ma era favorevole al culto degli antenati e attribuiva grande importanza all’osservanza dei riti e delle cerimonie relativi agli spiriti degli antenati defunti.
Altre religioni orientali
Il giainismo fu fondato in India nel VI secolo a.E.V. Il suo fondatore, Mah_av_ira, insegnava che tutto ciò che vive ha un’anima eterna e che la salvezza dell’anima dalla schiavitù al karma è possibile solo attraverso un’estrema rinuncia e autodisciplina e un rigoroso rispetto della non violenza nei confronti di tutte le creature. I suoi seguaci ci credono tuttora.
L’India è anche la patria del sikhismo, religione praticata da 19 milioni di persone. Questa religione ebbe inizio nel XVI secolo quando il guru N_anak si propose di prendere il meglio di induismo e islamismo e fonderli in un’unica religione. Il sikhismo adottò le credenze indù dell’immortalità dell’anima, della reincarnazione e del karma.
Ora specifico il mio pensiero.
Chiaramente la credenza che la vita continui dopo che il corpo muore è parte integrante di quasi tutte le religioni orientali. Ma che dire della cristianità, dell’ebraismo e dell’Islam?
Non credo vi sia tanta differenza. NELLE Sacre Scritture vi sono indirizzi che si differenziano da tutte le religioni del mondo. D’ ogni parte vi e’ confusione e contraddizione specialmente per uno come me che, testardo, non vede altro che la Bibbia! In Genesi capitolo tre verso tre rispondendo al ‘serpente’ la donna disse : “ … Dio ha detto : “ Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, affinche’ non abbiate a morire.”- Ma il serpente disse alla donna:” No, non morirete…”/ Bibbia Salv. Garofalo.
Le religioni del mondo ritengono che a mentire sia stato in realta’ Dio anziche’ il serpente con il principio dell’immortalita’ dell’anima umana. Nirvana, metempsicosi, immortalita’ dell’anima, aquile e topolini, conigli guida e tigri del Bengala li lascio a quelli che ne capiscono piu’ di me. A me basta quello che capisco dalla Bibbia.
Beati quelli che possono spaziare a 360 gradi anche ritenendo Dio bugiardo senza tema di smentita.


Esiste un sistema di princìpio razionale come ho detto prima dopo il FUNGO di Hiroshima? I grandi mezzi economici di quest’Era tecnologica hanno creato nazioni potenti, dove la realtà del Dio e del razionale si concretizza in un prosaico conto in banca, per cui si diventa dei numeri da statistiche, e i numeri non hanno volto: sono maschere senza spirito. Appaiono sullo schermo di un computer alla battuta di un tasto per sparire a quella successiva.
Spersonalizzato l’individuo, perché non è più una realtà, si giunge all’insensibilità, alla corruzione e alla rinuncia della propria dignità. Sono stati sostituiti metodi e sistemi insostituibili solo di mezzo secolo fa, sopraffatti da una verità nuova che è poi una realtà di vita fisiologica, animale e terribilmente profana.
Niente sembra poter frenare questa immane luce di conoscenza e di sapere, che è poi il sapere del “disastro”, conseguente alla “frana dei valori” oggi esistente. Si annaspa nelle filosofie progressiste in cerca di una nuova identità a cui affidare il nuovo futuro, un nuovo movente alle nuove generazioni in ogni angolo della terra dopo il citato ‘fungo atomico’ che pose fine alla seconda guerra mondiale.
Vengono ridicolizzati antichi sistemi di indubbio valore, sistemi che hanno dato vita ad antiche società, le quali sono giunte fino a noi oggi, quasi certe di proseguire nei metodi adottati da sempre.
Tutto è stato depauperato. Non è stato più accettato niente. È stato tolto di mezzo un modo di concepire la vita fino allora ritenuta sacra senza neanche l’onore delle armi. Entrati nell’era ‘atomica’ si sono snobbate le cose che fino all’istante precedente erano fattori determinanti, accantonandoli come materiale sbiadito, derelitto, inutile, quasi fosse un residuato di guerra... quella atomica per intenderci, utile solo per coloro che avranno il compito di scrivere la storia.
La spiritualità è ora concepita da un’esigenza fisica, concetto utopistico, se vogliamo, ma accettato dai più! La spiritualità mostra i suoi piedi d’argilla ed è ora confusa. Si passa da un bisogno materialistico represso che ora si manifesta negli aspetti più diversi e inconsueti per immatricolarlo come accessorio, necessario al risveglio spirituale. Tutto diviene possibile! Si accettano le cose più strane, le più stravaganti come filosofia dell’insieme all’insegna di un progresso sociale libero dal vizio imposto dal conformismo di sempre! La donna ha la ‘pillola’ e trasforma il concetto sacro e tradizionale della ‘famiglia’ in una ‘stazione di servizio’! Priorietà al qualunquismo! L’uomo si prende la sua rivincita e non cede alla donna il posto a sedere su di un tram affollato! (magra consolazione...!). Il padre è il ‘vecchio’ che non ha mai capito niente della vita, mentre la ‘madre’ sarà quella che più facilmente aprirà il borsellino dei denari per appagare le esigenze moderne dei figli. Si vive la vita a tutte le età come si muore a tutte le età! Ognuno pretende la propria individualità prima ancora di averla, di concepire il senso della vita con il giusto senno per viverla! Il tanto salutare scappellotto nell’età scolare è psicologicamente perico-loso e perseguibile a termini di legge, per cui mettetevi le mani in tasca prima di pararvi una parolaccia, se non un piatto volante da una figlia contestataria. Se poi la tenera figlioletta ha deciso di farsi i compiti di scuola rinchiusa nella camera da letto con il compagno, ‘il più bravo della classe’, e se aveste da obiettare qualcosa, non solo sareste contrastato dalla moglie, che poi sarebbe la ‘madre’ della diligente e ...interessata studentessa, ma sareste persino tacciati di matusa, di maschilismo, di brutalità e altro. Stiamo vivendo le stagioni del rinnovamento strutturale di una ‘Società dei consumi’!


Ciò che viene registrato nelle scuole, quando il numero diviene “potere” e si coalizza con la filosofia corrente, quella modernistica s’intende, allora i guai sono ancora maggiori. Gli insegnanti sono costretti ad assistere passivamente ai moti di violenza. Alcuni studenti hanno menzionato fra i motivi principali: la violenza trasmessa dai mezzi di comunicazione; gli ‘eroi’ sempre vincenti dello schermo grande e piccolo; l’essere trascurati dai genitori; i conflitti con gli studenti stranieri e lo stress a cui si è sottoposti a scuola.
Sono diversi i fattori sociali che impediscono la soluzione dei problemi della violenza nella scuola. Si è riscontrato che in genere, i bambini e i giovani non avevano sensi di colpa né norme morali che dicessero loro ciò che è giusto o sbagliato, e sono molto egocentrici, intolleranti e insensibili. Essere sinceri non serve più a niente. Diviene un handicap fastidioso nei sentieri impervi della vita. Il grande poeta Paul Valery, investito anch’egli, appena in tempo prima della sua morte dal famoso ‘Fungo’ giapponese del 1945, andava ripetendo quasi profeticamente che la ‘bugia’ è simile allo spicchio d’aglio che si aggiunge alle migliori pietanze per esaltarne il sapore , e precisava: “Bisogna mettercene un pochino in tutti i nostri atti quotidiani, per sfuggire all’agguato della sincerità. In effetti la sincerità conduce alla riflessione e la riflessione ci dirige verso il dubbio, e il dubbio a niente. Dunque, essere sinceri non serve proprio a niente!”
Dove esiste travaglio maggiore se non nell’insincerità? Dove porre fiducia se tutto è impregnato d’aglio, e l’aglio quando è usato in forti dosi è stomachevole? Se la società vive d’inganni e della bugia ne ha fatto un atto di fede cosa potremo attenderci specialmente dalle future generazioni? La morale senza la sincerità non può esistere. Non può esserci onestà senza sincerità, come non può esistere l’onestà, non potrà esserci la fiducia reciproca e infine l’amor proprio perché la bugia distrugge la stima di se stessi. Quali potrebbero essere gli effetti di una così bistrattata morale sui posti di lavoro, nella casa, specialmente in quella ricercata intimità dei coniugi che dà serenità se tutto puzzasse d’aglio?
Forse alcuni potrebbero ritenere giustificate alcune ‘bugie’ innocenti! Ma, domandiamoci: esistono ‘bugie’ innocenti? Qual è il passo successivo alla ‘bugia’ innocente? Se riusciamo ad ingannare in maniera innocente per una questione innocente, da poco, non credete che sia maggiormente giustificata un’ulteriore bugia per qualcosa di più grave o di più importante che potrebbe pregiudicare la nostra posizione sociale forse, o la nostra immagine duramente acquistata?
Perché, dunque, non continuare a dire ancora qualche altra bugia anche se poi non sono più tanto innocenti? La verità è come la tosse...non possiamo nasconderla! Le bugie corrompono e non sono solo come l’aglio, ma sono vera cancrena per l’integrità di una società in via di sviluppo come quella intrapresa dalle giovani vite. La bugia è come un boomerang, torna sempre al lanciatore con un’etichetta accusatrice, disonorevole.
Un fatto sconcertante che è conseguente poi a questa progressiva ‘teoria dell’aglio’ e del permessivismo è nelle cronache del mese di novembre 1993.
“ Due giovanissimi dell’età di soli 11 anni nella città di Londra hanno rapito, in un supermer-cato, un bambino di 2 anni. La madre si era appena distratta solo un attimo perché fosse possi-bile portarle via il figlioletto. In maniera sadica e demoniaca hanno infierito su quel corpicino con pietre e bastone fino ad ucciderlo. Gli inquirenti l’ hanno trovato lungo una ferrovia con la testa sul binario affinché il treno, travolgendola, avesse reso impossibile il riconoscimento distruggendo così le tracce del loro efferato delitto. Dalle registrazioni delle telecamere del supermercato è stato possibile risalire ai rapitori. Ciò che i due ragazzi, undicenni assassini, hanno riferito agli inquirenti erano innumerevoli bugie e sfrontatezze beffandosi di loro con sorrisi ironici e soddi-sfatti. Si erano esercitati ed erano accuratamente preparati a dire ‘bugie’ su bugie, ad ogni domanda degli inquirenti.
“È stato qualcosa di allucinante e perverso”, riferiva l’inquirente. Dalle note del cronista commosso e attonito, uno di loro, mentre infieriva su quel corpicino innocente, rideva sadicamente, rapito ed esaltato di ciò che stava compiendo.
La Corte di Giustizia, benchè questi due giovani criminali avessero solo undici anni, li ha condannati al carcere a vita.
E i genitori di questi due assassini in erba? È stato riferito che uno di loro aveva fatto assistere l’intera famiglia, quindi compreso il giovane assassino, alla proiezione di ben 400 video dell’ “orrore”. Di cosa è stata nutrita la mente di questo bambino? Di quale morale veniva educato? Quale e quanta responsabilità è da attribuire agli insani genitori? Sono stati responsabilmente raggiunti dalla giustizia umana per un’etica assassina propinata alla loro progenie ?
“ Chi semina vento raccoglie tempesta...”.
Dove è diretta l’attuale società sotto il ‘Fungo’? Come risponderanno i giovani alle responsabilità del futuro?
Quanti allucinanti interrogativi vengono suscitati dalla morale in decadenza di questa società ‘radioattiva’.
Hanno tutto questi giovani. Vogliono tutto e si stufano presto di tutto. In alcune scuole negli U.S.A. gli studenti hanno l’obbligo di depositare, all’ingresso della scuola, ogni tipo d’arma che hanno con loro: dalle pistole ai coltelli...!
E, le cuffie? Sì! Quelle che i giovani si applicano mentre si lavano i denti appena alzati dal letto e se le tolgono solo quando ricevano una terribile pacca sulla spalla quando desideri comunicare con loro? Molte volte si addormentano nei loro letti con quegli aggeggi applicati alle orecchie. Sembrerebbero decisi a isolarsi dal pianeta! Ma questi sono giovani. Forse, sarà perché sono stanchi d’ascoltare il blaterare, il bla- bla deludente dei grandi per cui desiderano isolarsi... C’è una ragione? Certo! E non possiamo nemmeno dargli tanto torto! Perché?
Ebbene , che esempio danno i grandi?


Gli adulti che diventano grandi ci stupiscono di cose stupidamente più grandi da doverli accettare senza discutere per non passare da retrogradi e ignoranti.
La radioattività ha sconvolto anche l’umile famiglia. I figli erano ancora...” pezzulille ‘e core “! come dicono i napoletani e non antagonisti inferociti in seno alla propria casa!
Ma cosa sta succedendo a questi ‘pezzulille e core’?
“Bimbo violentato! La madre e il padre avevano favorito gli squallidi incontri con cinque persone adulte...!”. Gli sviluppi dell’inchiesta sono scaturiti da dichiarazioni fatte agli investigatori dalla scellerata madre, che sarebbe stata costretta dall’uomo, commerciante, con cui era legata sentimentalmente, a prostituirsi. La donna ha raccontato che il figlio sarebbe stato violentato, oltre che dall’amante, da altri quattro uomini amici della coppia.
Ci sono anche coloro che uccidono i genitori per una manciata di soldi, al solo scopo di spassarsela in discoteca senza il fastidio di essere rimbrottati al rientro, quando stanchi dalla lunga veglia al ballo del sabato sera avrebbero solo il desiderio di riposarsi e di dormire.
Si vive ormai di questa morale. La televisione propina violenza su violenza. Non c’è più limite a niente. Tutto è divenuto lecito. Alcuni profetizzano arrampicate sugli specchi nella disperata risoluzione di un’ultima spiaggia.
Sentite questa:
In uno strano connubio, più di mille sacerdoti buddisti provenienti da tutto il Giappone si sono uniti a musicisti del genere jazz, a coloro che vanno per la maggiore nel capiente Nippon Budokan di Tokyo per dar vita a un concerto di ‘shomyo e jazz’. Mentre tutti sanno cosa è ‘Jazz’, altri forse non sanno che lo ‘shomyo’ consiste fondamentalmente nel canto improvvisato o nella recita di sutra, nello stile orientale, ben diverso dalla musica occidentale. Costoro, con quei visi impenetrabili carichi di arcano e con gli occhi stranamente semichiusi a mandorla profondi nel loro mistero , pensavano di riuscire a fondere l’Oriente con l’Occidente musicale e che la loro improvvisazione fosse in qualche modo collegata con il risveglio spirituale nella religione.
( Speriamo che si tratti di qualcosa diversa da quella dei topolini per adire ad un così inconsueto e sonorizzato risveglio...)
Uno di loro avrebbe aggiunto : “ A volte mi sembra che a suonare il piano non sia io ma qualche strana potenza proveniente da un altro mondo”.
Che bella esperienza...! Non avrà creduto, speriamo, di essere soggetto alla reincarnazione di qualche ‘‘Serafino’ o ‘Cherubino’ biblico?


“Roba dell’altro mondo...”! Quanta perspicacia traspare in una dichiarazione simile.
Come fanno i giovani a togliersi la cuffia dalle orecchie e prestare attenzione e fiducia a degli adulti che vedono in un accordo di pianoforte con un verso del sutra nello stile induista e per giunta del tutto incomprensibile, la risoluzione degli affanni tragici della società del “Fungo” radioattivo ? Civiltà millennarie sono andate alla deriva spirituale nonostante il “Sermone del monte” e costoro pretendono un risveglio spirituale nella maniera di cui sopra? È un insulto all’ intelligenza dei giovani. Verdi, Paganini, Beethoven, Manzoni, Dante, Virgilio e il Pascoli ed altri umanisti ancora... sarebbero lieti di esser nati nel loro tempo e non in questo scorcio di millennio su questo mondo così tanto balordo e radioattivo.
Diciamo che l’estensione di quest’etica... (radioattiva) ha raggiunto e coinvolto anche quelle norme e quei valori che mi hanno fatto vecchio. Tutto è finito! Siamo colpiti negli aspetti più intimi del nostro spirito interiore. Mentre si dà credito a dei topolini pasciuti nella loro fase di vita transitoria per poi giungere, post-mortem, alla reincarnazione e alla dignità di sacerdoti , d’altro canto si snobba la morale di antica memoria, sacra di quei princìpi universalmente accettati.
“ Purtroppo oggi sono vecchio e non capisco niente...”! Il mondo è cambiato! Lo riconosco! Non si può paragonare l’antico con il moderno! Sarebbe stupido farlo!
Però loro che hanno studiato ad Oxford e Eton, o maturati nei “Templi Sacri” delle Università giapponesi, mèta possibile di alcuni eletti dal quoziente intellettivo dei più elevati, capiscono tanto quanto basta a farti rivoltare lo stomaco con quei topolini defecanti nel loro piatto di minestra.


Ma c’è di più! Qualcosa di paradossale veniva registrata in questo mondo dove nessuno più si stupisce di niente! Non credo di essere stato il solo ad assistere alla televisione ad uno spettacolo sconcertante di vera miseria spirituale che sa quasi di demoniaco.
Cosa trasmettevano in effetti di tanto stomachevole e di demoniaco? Le telecamere inquadravano da più lati un lunghissimo corteo di pellegrini indù, nell’immensa città di Benares ricca di contrasti dei più sconvolgenti. Non era la solita plebaglia che sfilava, ma persone di un certo rango, d’alto ceto, con in testa una rappresentanza di dignitari dagli abiti sontuosi, riccamente ricamati e con il petto guarnito di luccicanti medaglie.
Il ‘popolino’, gli ‘stampellati’, gli ‘intoccabili’ che sarebbero poi i più disgraziati di questa società arcana, profondamente misteriosa, faceva ala a questo corteo di dignitari.
L’atmosfera era carica di misticismo fanatico di persone dallo sguardo esaltato quando il ‘capo gruppo’, colui che doveva essere il dignitario del corteo, si accostò ad una mucca ( sapete cos’ è una mucca...sì? Una vacca! Una vacca che fa latte, la moglie del toro per intenderci) sdraiata nel bel mezzo della strada, si mise in ginocchio e con la mano destra raccolse le feci… “ sacre” dall’ano dell’animale e se le portò alla bocca per assaporarne il …‘ sacro’ contenuto!
Dovrei commentare? Cosa dovrei fare...ditemmelo tu ! Sono retorico? occidentale? sono vecchio? sono rimbecillito o che cosa sono ? Fai tu, se vi va ancora di commentare.


Possibile trovare una ragione morale a tutto questo? Ma se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è possibile che si debba giungere a tanto disonore, volgarizzare in maniera così blasfema una creatura intelligente di Dio ? Non è, anche questa, una forma di bestemmia contro il Creatore dell’uomo? Sono, forse, nel baratro dell’ignoranza assoluta e per giunta anticonformista e queste cose non le posso capire? Mah! È veramente intelligente l’uomo? Ma tanto danno ha fatto la radioattività? Chi ha indotto l’uomo ad essere così meschino nei rapporti con il ‘Dio’, anche prima che vi fosse la radioattività? Perché, queste cose esistono da sempre? Se così fosse la conoscenza odierna avrebbe dovuto dipanare innumerevoli misteri e far luce su dei fatti anacronistici che sconfessato e deturpano l’UOMO a immagine di Dio! E poi, questi giovani esponenti di una società “bene” componenti il corteo riccamente vestiti, non mostravano d’essere vecchi. Erano in testa al corteo con vistosi striscioni non da clima protestatario, bensì visibilmente gaudenti accanto al loro personaggio dalle lunghe vesti candide. All’‘umile’ e nello stesso tempo… ‘sublime’ atto del loro capo carismatico esultavano con grida e lacrime. Era retorica nel senso di insincera espressione la loro o un fatto trascendentale? No. Non credo. Niente di tutto questo! Sarò punibile se azzardo di affermare che si trattava di ‘FANATISMO’ del più esasperato?
Alcuni tipi di “Funghi”, quelli sbocciati in Giappone, per intenderci, sono indigesti e velenosi per cui farne uso significherebbe andar contro ad un certo disastro!
Duemila anni fa, un ‘Uomo’ di Nazareth, figlio di un falegname, trovò l’antidoto ai mali antichi e moderni di questa irrequieta umanità. Egli così si espresse:
“Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate l’un l’altro; come vi ho amato io, che voi pure vi amiate l’un l’altro. Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi”.
É perfettamente inutile aggiungere quale fine dovette subire quest’Uomo!


Da duemila anni gli uomini parlano di ‘pace’; alcuni si atteggiano a profeti messianici innalzando inni e cantici fiorettando idealismi sulle impronte di Gesù di Nazareth; si creano proseliti per poi uccidersi in massa.
Ma ormai nessuno ci fa più caso! Ci sono problemi molto più impellenti da risolvere. Non è più possibile conformarsi alle antiche forme di moralismo cristiano. Ogni cosa ha subito una drastica trasformazione sotto il famoso “FUNGO”! La società moderna mostra d’essere così tanto anticonformista da giungere a conformarsi a coloro che un tempo, non tanto remoto, fra le mura di un manicomio trainavano con uno spago lo spazzolino da denti come se fosse un bull-mastif a catena.
Era anche quella una realtà per me occidentale non concepibile , ma anch’essa… incontestabile.

É solo questione di spostarsi di parallelo geografico e poi tutto diviene possibile!
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