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Luned́, 6 febbraio 2012 |
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movimenti religiosi > il fenomeno
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| Lo
Scenario Religioso E’ questo, quindi, lo scenario su cui possiamo condurre una prima lettura del fenomeno religioso contemporaneo. In un mondo globalizzato, anche le religioni divengono “a rischio”.da una parte, esse rischiano di perdere il controllo delle loro frontiere simboliche e, dall’altra, il cedimento progressivo alle lusinghe della nuova società dell’immagine e della comunicazione che esalta il carisma, l’esperienza emotiva del sacro e una forma di mobilità religiosa, che non conosce più rigide frontiere fra una religione e l’altra. Ogni religione ritiene di essere depositaria della verità assoluta. E di conseguenza di poter proporre e garantire al credente la via di salvezza. Ma questa legittima pretesa è messa in discussione nella e dalla società moderna. La religione non è sparita, semplicemente non riesce più ad influenzare le diverse sfere della vita sociale: queste ultime hanno principi propri, si autoregolano e nell’orientare l’azione degli indiviui non sembrano far riferimento all’universo religioso. | |
| Su questo sfondo si innestano due diverse riflessioni:
una prima che legge il disincantamento del mondo come una progressiva
perdita di plausibilità sociale della religione; una seconda
come il segno della crisi stessa della modernità, crisi che consente
alle religioni di cambiare ruolo e funzione per adattarsi ai mutamenti
della società, raccogliendo la sfida stessa della modernità. Ma che cosa significa raccogliere la sfida della modernità da parte delle grandi religioni ? 1 - Innanzitutto, esse prendono coscienza di non poter
difendere strenuamente i loro rispettivi confini simbolici a fronte
di una concorrenza e competizione interreligiosa sempre più articolata
e complessa. Da una parte, la nascita di nuove denominazioni, non raramente
dal ceppo delle grandi religioni storiche, e, dall’altra, la costituzione
di movimenti spirituali sincretici, che ricompongono credenze e pratiche
di differenti tradizioni religiose e filosofiche, è il caso della
New Age, fanno comprendere alle grandi religioni storiche di non essere
più depositarie dei beni di salvezza. |
| 2 – Le religioni,
sotto la pressione di competre con i linguaggi della comunicazione moderna
(mass media, internet,stili comunicativi, spettacolarizzazione del sacro..),
adottatti spregiudicatamente da taluni movimenti o chiese ( telepredicatori
statunitensi, leader di chiese carismatiche latino-americane o africane),
si sono piegate alla necessità di impadronirsi delle regole del
gioco del sistema dei media e progressivamente le hanno accettate, per
rendere più efficace e persuasivo il loro messaggio.
3 – Infine, le grandi religioni si sono dovute arrendere a due evidenze sociali: l’individualizzazione delle credenze, da una parte, e il pluralismo religioso, dall’altra. Nel primo caso la religione conserva una qualche plausibilità a livello interiore dei singoli individui: ogni individuo tende a mettersi in proprio e a costruirsi un credo che può conservare al suo interno alcuni fondamenti della religione di nascita, ma senza più una struttura coerente e con il modello proposto ufficialmente da una istituzione o da una organizzazione religiosa. Nel secondo caso, il pluralismo religioso significa la rottura della “sacra volta” sotto la quale una maggioranza di persone si riconosceva e condivideva valori, orientamenti etici e comportamenti sociali. Il campo religioso si differenzia e gli individui si trovano a poter scegliere fra più denominazioni religiose, una sorta di mercato delle fedi: finito il regime di monopolio religioso, si moltiplicano le sigle e i gruppi più o meno nuovi, fra i quali è l’individuo che decide e sceglie. Credere diventa una scelta. Nessuna grande religione storica può pretendere di imporre all’individuo moderno autoritariamente la verità. Si crea, quindi, un supermercato dei beni simbolici nel quale una persona può entrare liberamente e liberamente deporre nel suo “carrello della spesa” ciò che ritiene più convincente e attraente. |
| In una società come quella moderna, nella
quale la religione è sottoposta a queste torsioni storiche
così radicali- pluralismo delle concezioni del mondo, privatizzazione
delle credenze, e aggiungiamo, emergere di forme di neo-sincretismo-
tutti sono costretti come dice Berger, ad “essere eretici”,
cioè a scegliere di credere, più che a adeguarsi ad
una religione ricevuta e trasmessa di generazione in generazione. Perché molte grandi religiosi mondiali ( ma
anche alcune organizzazione religiose relativamente nuove, come la
Soka Gakkai, ad esempio) predicano l’universalità dei
diritti umani e, a volte, con un’insistenza superiore ad ogni
discorso sulla salvezza o il destino escatologico dell’umanità?
La risposta che possiamo darci a questa domanda suona come un’altra
domanda: come comunicare all’uomo moderno valori universali
che possano apparire come tali o non come espressione di una verità
assoluta monopolio di una particolare religione? Come ricostruire
una sacra volta che non appaia in prima istanza come tale o che, se
appare, non venga percepita dagli individui del tempo presente come
una verità che si impone e che vuole imporsi a tutti come assoluta
e indiscutibile? IL PLURALISMO RELIGIOSO Il lavoro presentato muove dalla cornice
generale e cerca di offrire al lettore lo spessore e la varietà
delle forme principali che danno sostanza oggi al pluralismo delle
fedi.Il fenomeno è analizzato guardando cosa accade nelle diverse
grandi religioni storiche ( ebraismo, cristianesimo, islam, buddismo
e induismo). E’ un modo tradizionale di affrontare la questione
ma anche il più semplice per chi voglia farsi un’idea
della complessità del fenomeno in questione |
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