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Le radici del dialogo ecumenico in Italia, risalgono al pontificato di
Pio XII, anni precedenti al concilio Vaticano II e caratterizzate da una
convivenza carsica con l’ecumenismo ufficiale, già presente
in Italia, basato sulla “teologia del ritorno degli eretici e degli
scismatici”.
Il dialogo ecumenico segna il cammino di un percorso straordinario per
esperienze della comunità cristiana, i cui risultati ancora lasciano
intravedere ricchezze e debolezze ma le vicende che lo costituiscono devono
essere per lo più ridefinite e contestualizzate perché si
possa promuovere una chiara ed esaustiva comprensione delle dinamiche
del dialogo tra le Chiese cristiane del XX secolo. La celebrazione del
concilio Vaticano II ha fatto sì che si prendesse coscienza dell’importanza
della dimensione ecumenica della testimonianza evangelica.
L’azione di alcuni pionieri del dialogo ecumenico in Italia, come
Maria Vingiani, fondatrice del SAE, ha preparato una stagione, quella
post-conciliare, nella quale assistiamo al confluire di molteplici iniziative
di spessore ecumenico che hanno avuto il risultato di sensibilizzare la
Chiesa italiana e le comunità cristiane a modelli nuovi, frutto
di una rilettura e di una riflessione comune delle tradizioni cristiane
alla luce dell’evangelo e dei documenti conciliari.
Il Segreatariato Attività Ecumeniche (SAE) , Movimento Nazionale
Intercoffessionale e laico, perl ‘ecumenismo e il dialogo a partire
dal dialogo ebraico-cristiano,si costituisce nel 1966 e si associano,
a partire dal 1968, alcuni evangelici, dando inizio alla intercoffessionalità
di fatto dell’Associazione, che oggi conta molti soci evangelici
e ortodossi oltre che cattolici.
I tanti religiosi sacerdoti, pastore e pastori, preti ortodossi, suore
e monaci, che hanno manifestato il desiderio di aderire al SAE, hanno
costituito il gruppo degli amici del SAE, che ne condivide finalità,
metodi e iniziative, non facendo parte però della sua struttura
istituzionale, per non travisarne la profonda vocazione laica. Il SAE
opera nel pieno rispetto di ogni singola chiesa e della libera coscienza
di ogni socio.
I soci del SAE “riconoscono che i doni di Dio sono stati accolti
in tradizioni diverse e sono stati espressi attraverso diverse culture
e teologie. Considerano queste diversità componibili nell’armonia
propria dell’unico Corpo di Cristo (1Cor.12). ritengono che l’unità
della Chiesa sia un dono dello Spirito santo e un compito del popolo di
Dio, che si attua attraverso rinnovamento di tutti e di ciascuno.
Il SAE è articolato per gruppi locali, una quarantina in tutto
il territorio nazionale. Organizza annualmente una Sessione di formazione
ecumenica nazionale, di cui vengono pubblicati gli Atti.
Dal 1983 ha promosso la Settimana ecumenica per la pace, ha suggerito
la Giornata per la conoscenza dell’ebraismo, che si celebra il 17
gennaio. Nell’ambito del SAE operano, inoltre,
due gruppi di studi misti: ecumenico e per la catechesi comune.
La Sessione estiva del 2003, che si è svolta a Cianciano,ha avuto
come tema: “Leggere i Segni dei Tempi- Europa, culture, religioni”.
LE CHIESE A CONFRONTO SUI MINISTERI
Chiuso alla Comunità valdese l’anno del Sae
Fonte: Toscana Oggi, 13 giugno 2004
Autore. Monica Cuzzocrea
Presso la Comunità dei Valdesi si è tenuto l’incontro
conclusivo del SAE, che quest’anno aveva come tema il ministero
nella Scrittura e nei vari documenti delle Chiese. Quello dei ministeri,
all’interno delle Chiese è un tema così arduo che
aveva avuto una preparazione specifica con la lettura interconfessionale
della Lettera agli Ebrei nell’anno precedente nella quale veniva
presentato Gesù sommo sacerdote e vittima. Quest’anno nel
proseguo è stato fatto riferimento agli altri scritti neotestamentari.
La Chiesa Riformata ritiene il ministero sacerdotale del presbitero non
necessario, ma guarda ai molti ministeri e molti sono gli approcci. Questo
però non toglie che molti sono i modelli di Chiesa e diversi tra
loro. Guardando al servizio, l’attenzione è rivolta alla
catechesi, alla predicazione e alla diaconia e ad altre forme che si adeguano
alle varie necessità, fermo restando che non è più
necessario il sacerdozio in quanto Cristo ha compiuto tutto e la forma,
costitutiva di una Chiesa è storica.
Il Diacono Alvaro Manchi ha invece sottolineato come la Chiesa cattolica
pur ritenendo la differenza nodale del sacerdozio quale ministero ordinato,
se guarda allo sviluppo della Chiesa delle origini, specie I e II secolo
d.C., si rileva che non vi erano allora le categorie e le classificazioni
come abbiamo attualmente. Gli scritti addirittura, partendo da quello
paolino più antico ai Tessalonicesi per arrivare ai Corinti e poi
a Giuda, non hanno degli esempi omogenei di istituzionalizzazione dei
ministeri e solo in Giuda leggiamo dell’episcopo in modo abbastanza
preciso come di colui che cerca di mantenere l’unità e l’armonia
all’interno della comunità conservando l’integrità
del deposito di quanto era stato trasmesso.
Ecco che abbiamo una Chiesa delle origini che come ha evidenziato il pastore
Langeneck nasce polifonica e quando si verificò la frattura con
la Riforma questa guardò alla struttura e non al pensiero pur privilegiando
la predicazione, mentre la Chiesa cattolica mantiene precipuamente l’aspetto
sacramentale.
In queste che sono state delle brevissime sintesi di un percorso, benché
arduo e contrastato, le confessioni cristiane hanno potuto guardare alla
questione cruciale del ministero ordinato, non con il semplice accento
polemico che rimarca le differenze, ma con un confronto che partendo dalla
lettura della Scrittura e dell’analisi dei documenti (vedi quelli
del Concilio di Trento presentato da don Antonio Marini) fa da sprone
a continuare a confrontarsi, approfondendo ulteriormente, perché
l’ecumenismo non deve uniformare e appiattire, ma essere una polifonia
dove le diversità arricchiscono e portano a convergere all’unico
centro che è Cristo.
41°a Sessione di Formazione Ecumenica
Sala Congressi Excelsior – Chianciano Terme (Si)
24-30 luglio 2004
“LA SPERANZA CHE NON DELUDE”
Se tarda attendila perchè presto verrà (Ab 2,3)
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