Apriamo in questa pagina una serie di articoli dedicati ai giovani,
ad una fascia di quei ragazzi, dai 13 ai 16 anni che vivendo in
una società multietnica e multireligiosa necessitano di coordinate
e di una bussola di orientamento per muoversi in un mondo sempre
più variegato. Attraverso interrogativi quali: “Perché
oggi si parla tanto di religioni?”, “Quali religioni
conosci?”, “ Quali preghiere, riti, tradizioni caratterizzano
le religioni che conosci?”, “Hai amici di religione
diversa dalla tua?, Come ti trovi con loro”?, desideriamo
offrire ai nostri lettori alcune indicazioni e riferimenti per una
maggiore conoscena dell’”altro”.
La pagina si avvale della collaborazione e della competenza della
dott.ssa Monica Cuzzocrea, giornalista della S.Paolo per le testate:
“Via, Verità e Vita”, “Bingo”, rivista
catechistica, ed altre quali: “Toscana Oggi”, “Eco
di Montenero”, rispettivamente, settimanale regionale e mensile
locale.
PERCHE’ TANTE RELIGIONI?
Autore: Monica Cuzzocrea
Fonte: Bingo, n. 39 Ed. Paoline
Viviamo in una società multietnica: numerosi stranieri di
colore, di lingua, di nazioni diverse vivono accanto a noi. A scuola
capita di avere compagni provenienti da nazioni assai lontane di
cui non comprendiamo bene i modi di fare, di pregare…
Se giriamo in città, ci accorgiamo che accanto ai nostri
ristoranti tradizionali ci sono ristoranti cinesi, giapponesi e
indiani…e anche nei ristoranti italiani possiamo vederci servire
la pizza da una bella ragazza cinese.
Nelle squadre sportive sono molti e importanti i giocatori di altre
nazioni. Non parliamo poi delle arti marziali nelle quali gli orientali
sono maestri! Questi nostri fratelli e sorelle, che incontriamo
sempre di più anche per strada, hanno culture, tradizioni
e religioni diverse dalle nostre…
Un tuo compagno di scuola forse non partecipa all’ora di religione.
Qualche collega di tuo papà in fabbrica o in ufficio al venerdì
prende un tempo per pregare perché musulmano e per lui la
domenica non significa niente…
Ma non esiste un solo Dio?
E ci addentriamo nel variegato mondo delle religioni
ci accorgiamo che ci sono modi diversi per rapportarsi con Dio.
Il polinesiano invoca il ‘Mano’ scivolando con la piroga
sulle acque dell’atollo; l’induista, al sorgere del
sole, si immerge nel Gange per purificarsi di fronte al suo Dio;
il musulmano si prostra in adorazione di Allah nella moschea, o
in una piazza; il buddista predilige l’aspirazione a fuggire
tutto quanto provoca dolore e sofferenza per approdare nel regno
della pace immutabile; l’africano primitivo ricerca la protezione
del Grande Spirito. Ovunque emerge il volersi ancorare all’Assoluto.
Le religioni sono tante e potremmo paragonarle ai fiori che sono
diversi, ma hanno in comune l’orientamento verso il sole.
Tutti i fiori infatti, cercano la luce.
Provate a mettere un vaso sulla finestra, dopo un po’ vi accorgerete
che foglie e fiori cambiano orientamento protendendosi verso il
sole che viene dall’esterno.
Così le religioni sono diverse per origini, cultura, riti,
tradizioni, ma simili nell’orientare l’uomo verso Dio
e nell’aiutarlo a comprendere il senso profondo dell’esistenza
.
E’ importante ammirare e rispettare tutte le religioni per
i valori comuni che hanno, ma occorre anche rilevarne le differenze.
E’ quello che cercheremo di fare in questi nostri appuntamenti
mensili.
Preghiera di una religione Nordafricana (tradizione
orale)
MIO PADRE E MIA MADRE
O Dio, mi hai fatto trascorrere in pace il giorno,
fammi trascorrere in pace anche la notte.
O Signore, che non hai altro Signore sopra di te!
Fuori di te non c’è forza: Solo tu non devi nulla a
nessuno.
Nelle tue mani passa il giorno,
nelle tue mani passa la notte.
Tu sei mio padre.
Tu sei mia madre.
Islam
Religione della sottomissione all’unico Dio
L’Islam è una religione totalizzante
che impegna la vita di ogni mussulmano in tutti i suoi aspetti:
è infatti religione, politica, assetto sociale, costume,
diritto civile e penale, non ci sono linee di demarcazione tra sacro
e profano, tra laico e religioso.
La culla dell’Islam fu l’Arabia, un immenso tavoliere
desertico dove l’impero cristiano di Bisanzio e l’impero
persiano Zonastriano si combattevano. La religione delle tribù
nomadi del deserto era il politeismo e tra le divinità e
i luoghi di culto spiccava il santuario della Mecca con il grande
cubo la Ka’bah dove si venerava la “pietra nera”
forse un meteorite. Ogni anno lunghe file di beduini venivano da
ogni parte dell’Arabia per venerarlo. Qui nacque verso il
570 d.C. Muhammad (Maometto) della tribù dei Quraish, venticinquenne
sposa una ricca vedova, Khadigia e vedendo la violenza e l’egoismo
della società in cui viveva si ritira nella grotta del monte
Hirah, nel deserto, dove la tradizione dice che ebbe la visione
dell’angelo Gabriele e la rivelazione di Dio con la discesa
della sua Parola che il Corano riferisce testualmente. Maometto
comincia a predicare che Allah è Dio unico e onnipotente
ma misericordioso e c’è un giudizio finale nel quale
Allah giudicherà severamente i politeisti increduli e i ricchi
usurai e oppressori. Rifiutato dai concittadini dovette fuggire
e rifugiarsi a Medina: è l’Egira (622 d.C.) e da qui
Maometto comincia a dare all’Islam la sua configurazione precisa
dedicandosi all’organizzazione sociale e giuridica della nuova
comunità religiosa che nel futuro sarebbe stata il modello
della società mussulmana. Nel 630 d.C. marciò alla
volta della Mecca e qui morì nel 632 dopo un trionfale pellegrinaggio
alla Ka’bah che resterà come modello per tutti i mussulmani
che sarebbero andati pellegrini alla Mecca. Maometto in questo modo
impresse alla nuova fede quel carattere di teocrazia militante e
guerriera che non avrebbe più perduto.
Il Corano è il libro sacro dell’Islam, per i mussulmani
è la stessa parola di Dio e occupa nell’Islam la posizione
centrale che Gesù ha nel cristianesimo. Si può pertanto
affermare che mentre per i cristiani il Verbo si è fatto
uomo in Gesù Cristo, per i mussulmani si è fatto Libro
nel Corano.
Il nucleo dell’Islam poggia su 5 pilastri.
Il primo è la professione di fede (Shahada) che crede in
Allah uno e unico, trascendente, impescrutabile nei suoi disegni
ma anche clemente e misericordioso.
Il secondo pilastro è la preghiera rituale fatta 5 volte
al giorno, prostrati verso la Mecca. Il terzo è il digiuno
soggetto a rigido controllo pubblico a motivo del suo straordinario
rigore. Durante l’intero mese del Ramadan bisogna astenersi
dall’alba al tramonto da qualsiasi cibo, dal bere, dal fumo,
dal contatto sessuale.
I mussulmani sono molto orgogliosi per il carattere educativo che
esso imprime e anche quelli più indifferenti lo osservano.
Il quarto pilastro è l’elemosina che insegna il senso
della cura del povero. Infine abbiamo il pellegrinaggio alla Mecca
che ogni credente deve compiere almeno una volta nella vita ed è
una delle manifestazioni più impressionanti della solidarietà
islamica internazionale. La processione sacra compie sette volte
il giro del Ka’bah e poi si dirige alla volta di Arafat, dove
si ferma da mezzogiorno al tramonto in piedi al cospetto di Dio.
Nel 1998 le statistiche danno i mussulmani presenti in 204 Paesi
con quasi 1.200.000.000 di fedeli vi sono all’interno una
enorme varietà di famiglie spirituali, di culture e scuole
e teologiche ma tutte si riconoscono nel più assoluto monoteismo
e carisma di Maometto.
La distinzione fondamentale è tra Sunniti (83%) che si ritengono
i seguaci fedeli dell’ortodossia islamica e delle tradizioni,
la Sunna, che integra il Corano. I Sciiti (16%) presenti specialmente
in Iran sono i discendenti di Maometto e attendono il Madhi che
restaurerà la purezza primitiva dell’Islam.
Da ricordare per la grande ricchezza, la corrente mistica dell’Islam;
il sufismo e tra i più grandi pensatori non si può
ignorare Avicenna, Averroè, studiosi di Aristotele e del
neo platonismo.
Per discutere
Conosci qualche ragazzo Mussulamano?Avete mai parlato di religione?
Nell’Islam non c’è distinzione tra potere politico
e religioso. Che te ne pare?
Il rapporto del credente con Allah è di sottomissione; l’uomo
è servitore e adoratore di Dio questo si rivela soprattutto
nella preghiera e nel mese di Ramadam, che ne pensi?
Non c’è posto per un Dio dell’Amore, non credi
sia una povertà significativa?
Parole di Maometto
Temete Dio nel cui nome vi chiedete favori a vicenda, e rispettate
le viscere che vi hanno portati perché Dio vi sorveglia sempre.
Corano, Sura 4,1
La pietà non consiste nel volgere la faccia a Oriente o a
Occidente. E’ pio invece chi crede in Dio e nell’ultimo
giorno..
E’ pio chi compie la preghiera e paga la decima, chi mantiene
gli impegni presi, chi è paziente nella tribolazione, nell’avversità
e nei giorni d’angoscia; questi sono i sinceri, i timorati
di Dio!
Corano, Sura 2,177
Induismo
Il primato dello spirituale
Tra le grandi religioni attuali, l’Induismo
è la più antica con una storia di oltre quattro millenni.
Contrariamente ad altre, non ha un fondatore storico, ma è
frutto dell’evoluzione della ricerca spirituale di saggi e
santi vissuti in India lungo i secoli.
L’idea fondamentale che sta alla base della religiosità
induista è semplice: fuggire dalle apparenze illusorie del
mondo per ricercare la Realtà vera che sta al di là
del velo che le avvolge: “Fa’ che io passi dal non essere
all’essere, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla immortalità”.Questo
concetto è contenuto nei versi dell’Upanishad che sono
i libri filosofico-mistici dell’induismo, composti fra l’800
e il 300 a.C., la cui dottrina insegna che l’identità
dell’Anima individuale Atman, con l’Anima universale
Brahman.
Il Brahman, l’Assoluto, realtà invisibile, neutra,
eterna, è antecedente ad ogni altra esistenza e a lui si
riferisce la sacra sillaba OM la cui natura intima è Sat-cin-ananda
ossia : Essere-coscienza-beatitudine.
Qui si pone la domanda per noi: Brahman, l’Essere supremo
è un Dio personale o un Divino impersonale? La tradizione
indù che è ricca e multiforme non dà un’unica
risposta. Proviamo a sintetizzare nelle due correnti: quelle più
antiche, non vedono dualismo tra il Brahman e il cosmo, pertanto
Brahman, sarebbe un divino impersonale, cosmico. Altri invece vedono
in lui un Dio personale che ha creato e conserva il mondo, che per
natura differisce da tutti gli altri esseri, pieno di misericordia
e compassione verso tutti coloro che dipendono da lui.
A livello di religiosità popolare, Dio si realizza in un
ricchissimo pantheon di figure divine a cui il fedele indù
si rivolge. Per questo l’India è strapopolata di immagini
di dei e dee che emergono come onde sul grande oceano di Brahman.
Non ci si deve ingannare sul loro carattere personale in quanto
essi non sono altro che l’espressione degli attributi, dei
poteri e delle funzioni del Brahman. Una prima manifestazione del
Brahman è la Trimurti, la “trinità”: Brahman,
il creatore, Vishnu, il conservatore,Shiva, il distruttore e rigeneratore.
La concezione religiosa influisce sull’uomo che mentre per
l’ebraismo, cristianesimo e islam, pur appartenendo al cosmo,
se ne distacca nettamente e si pone in rapporto personale con Dio,
Essere trascendente personale, e da questo si distingue radicalmente;
anche l’uomo dopo la morte conserva la propria identità.
Invece per le religioni orientali (induismo, buddismo, taoismo),
l’uomo è un frammento del cosmo che vive la propria
esistenza sotto le rigide leggi del Karma, retribuzione. Se è
vissuto male si reincarna in un essere inferiore (animale) oppure
lebbroso, storpio. Se è vissuto in modo retto, si reincarna
in un essere superiore, bramino, casta alta. E così, di rinascita
in rinascita, fino al conseguimento della liberazione definitiva
che sfocia nel Brahman in cui si annulla ogni identità.
Il mondo è eterno, non c’è nessuna creazione
nel senso biblico e tutto è eterno ed è emanazione
del divino. Il cosmo però è sottoposto ad un continuo
processo ciclico di dissoluzione e rigenerazione. Ogni ciclo dura
milioni di anni. Attualmente stiamo vivendo in una fase perversa
l’ “epoca nera”, ma dovranno ancora trascorrere
centinaia di migliaia di anni prima della dissoluzione cosmica dove
ogni cosa sarà riassorbita da Brahman per poi ricominciare
un nuovo ciclo. E’ emblematico come la bandiera indiana abbia
al centro una ruota che sta significare che tutto ruota, la vita,
l’uomo, il cosmo, l’universo.
Varanasi, è il luogo dove ogni giorno sulle gradinate di
pietra che scendono sul sacro fiume Gange, si immergono al sorgere
del sole migliaia di fedeli indù. Tutta la folla variopinta
si agita per sette Km sulle rive del fiume sacro dominato da templi
maestosi, alcune rovine, palazzi e ashram. Asceti dalla barba bianca,
levano in alto le braccia per salutare il Dio del Sole, e le donne
avvolte nei loro sari dai colori accesi lanciano collane di fiori
alla Madre Gange mentre sciami di bambini nudi sguazzano nell’acqua.
Intere famiglie, deposti i corpi dei propri morti sulle gradinate
destinate alle cremazioni, li bruciano e ne spargono le ceneri.
Recentemente in occasione del 50° anniversario della morte di
Gandhi, sono state sparse le sue ceneri lungo il fiume. Gandhi è
stato nel secolo scorso uno dei più tenaci predicatori della
virtù ahimsa, non violenza che ha tuttora forte riscontro
anche nei movimenti non violenti occidentali. Egli affermava che
la missione dell’uomo nel mondo, non è quella di esercitare
il dominio sulle creature e spadroneggiare sulle forze della natura,
perché l’uomo è il fratello maggiore della creatura
che deve vivere in armonia con tutto il creato.
Riflettiamo
Perché si parla di Divino impersonale?
Che differenza c’è tra la trinità indù
e quella dei cristiani?
Che significato ha la reincarnazione?
Si può parlare di creazione per l’induismo?
Dall’ Upanishad libri mistici
“ Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono le scintille
che hanno la stessa natura, così dall’indistruttibile
Dio diverse creature nascono e poi in esso ritornano”.
“Come i fiumi che scorrono e si dissolvono nell’oceano
perdendo la loro individualità, così il saggio liberarto
dall’individualità, si immerge nel divino Spirito,
più alto della realtà più alta”.
IL CRISTIANESIMO
Sull’antico ceppo di Israele
Parlare di Cristianesimo è parlare di Cristo;
ossia di una storia veramente vissuta che niente ha a che vedere
con miti o leggende. Infatti poco più di 2000 anni, ebreo,nato
da Maria, ebrea anch’essa, nacque visse in mezzo al suo popolo:
un virgulto nuovo nato da un antico ceppo. La sua nascita non è
come tutte le altre perché è per volontà stessa
di Dio e per opera dello S.Santo che si incarna nel seno di Maria
Vergine, della antica discendenza di Davide e facente parte di un
popolo, quello ebreo che era depositario delle promesse di Dio (Jahvè)
che aveva stretto un patto di alleanza con Mosè sul Monte
Sinai dando al popolo il Decalogo.
Ecco che in Gesù, suo Figlio, le promesse trovano compimento
e in Lui abbiamo la Nuova Alleanza.
Compiuti i trent’anni, dopo una vita in famiglia, trascorsa
come i suoi coetanei, comincia a rivelare di essere Lui in persona
il compimento delle promesse, il Vangelo, la bella Notizia che il
Regno di Dio è vicino. Naturalmente il Regno che predica
e che nel Discorso della Montagna ha il suo nucleo centrale, non
poggia su una Signoria con eserciti armati contro Roma che all’epoca
occupavano Israele, ma è il regno dove i poveri, gli oppressi,
gli ammalati, i perseguitati e gli emarginati hanno un posto privilegiato,
e tutti coloro che rispondono alla sua chiamata di cambiar vita
e volgere lo sguardo al Padre, faranno parte di questo Regno.
Con questo annuncio che Gesù proclama con autorevolezza,
perché Figlio di Dio e inviato dal Padre, sconvolge la mentalità
dell’epoca e trova forti ostacoli e opposizioni fino al punto
da venire ucciso. Ma con la Resurrezione e con l’invio dello
S.Santo, gli Apostoli comprendono chi veramente era Gesù
e tutto quello che aveva detto e fatto. Una volta ritornato al cielo,
gli apostoli, dopo la Pentecoste cominciano la missione dell’annuncio
del Vangelo, che Gesù è la Buona Novella, che si è
incarnato, ha patito, è morto e risorto perché vuole
che tutti gli uomini siano riconciliati con Dio e facciano parte
del suo Regno.
La Chiesa da 2000 anni è depositaria di questa verità
e con i Sacramenti ed anche come organismo visibilmente strutturato
con a capo il Papa, i Vescovi, e tutto il popolo di Dio, è
solidale con il povero e l’oppresso e opera perché
il Regno di Dio si compia.
Nei 2000 anni di storia, all’interno della Chiesa purtroppo,
ci sono stati molti contrasti e divisioni che hanno portato prima
alla scissione della Chiesa d’Oriente ( Ortodossa) da quella
Latina (Cattolica) e con Lutero, alla Chiesa della Riforma (Protestante),
e quasto perché essa è fatta di santi e di peccatori.
Tutto quello che Cristo ha detto e fatto è contenuto nei
4 Vangeli che unitamente agli Atti, alle Lettere Apostoliche e all’Apocalisse
formano il Nuovo Testamento, contenuto nella Bibbia, insieme all’Antico
Testamento.
Per riflettere
Che rapporto c’è tra l’Ebraismo e il Cristianesimo?
Perché nella Bibbia dei cristiani abbiamo l’Antico
e Nuovo Testamento?
Perché pur essendo tutti cristiani, le Chiese hanno denominazioni
diverse?
Perché Gesù e Vangelo sono la stessa cosa?
Ebraismo
Un popolo scelto da Dio
L’ebraismo è sempre stato da Abramo
in poi la religione che ha avuto nel monoteismo e nell’affermazione
del Dio Uno e Unico il proprio pilastro.
Gli ebrei sono apparsi nella storia verso il 1200 a.C., immersi
come tutti i popoli vicini nel vortice che agitò il Vicino
Oriente fino all’inizio dell’era cristiana. Contrariamente
agli altri popoli però conoscevano un solo Dio: Javhè;
così Dio stesso si era autodefinito quando consegnò
a Mosè le tavole della Legge e vuol significare “Io
sono Colui che è”. E’ un Dio personale e vivente
che sceglie Israele come suo popolo e con lui stipula l’ Alleanza.
L’Alleanza è una parola chiave della Bibbia e del popolo
eletto, inizia con l’elezione di Abramo che mette a capo di
una numerosa discendenza; viene nuovamente sancita sul Sinai con
Mosè, poi confermata a Sichem da Giosuè, ampliata
con Davide e restaurata dopo l’esilio babilonese con Esdra.
Il grande patto non era partito dall’uomo ma da Dio stesso
in una scelta totalmente gratuita che aveva trasformato un piccolo
popolo seminomade in una “sua proprietà, popolo sacerdotale
e nazione santa”(Esodo 19,5-6).
Non si può parlare di Israele senza parlare di Bibbia, sarebbe
come parlare di Islam senza tener conto del Corano. E’ questo
un libro scritto in ebraico con brani in aramaico e in greco: firmato
Dio. Infatti per gli ebrei, come per i cristiani è scritto
sotto la sua ispirazione. Si apre con i 5 Libri della Legge (la
Torah) attribuiti direttamente a Mosè, vengono poi le pagine
roventi dei Profeti, la saggezza dei libri Sapienziali, le cronache
con eventi sanguinosi e stragi dei libri Storici.
Nei riti e nelle feste cogliamo il rapporto fra Israele e Dio. L’alleanza
con Javhè è trasmessa e sancita nella vita di ogni
ebreo con la circoncisione che avviene l’ottavo giorno della
nascita. L’iniziazione avviene invece al tredicesimo anno
di età. Il ragazzo, dando prova di saper leggere la Torah,
può indossare il manto, thalet nelle riunioni sinagogali
ed è considerato “figlio del Comandamento”, cioè
un israelita adulto.
Nella sinagoga, nella preghiera pubblica ogni atto liturgico viene
preceduto dalla formula detta Shemà “Ascolta Israele,
Javhè nostro Dio è il solo Dio. Tu amerai Javhè
con tutto il tuo cuore con tutte le tue forze, con tutta la tua
anima”. Segue la “preghiera di petizione” Tefillah
che contiene oggi 19 benedizioni.
La preghiera collettiva è più efficace di quella privata
che viene effettuata tre volte al giorno, ma entrambe ricevono valore
nella misura in cui Dio si concentra e presenta nei pensieri e desideri
dell’orante. La preghiera viene fatta con le mani rivolte
al cielo e il corpo orientato verso la Palestina.
Il calendario ebraico delle feste pone la vita del popolo in una
vera e propria architettura del tempo; ed è questo il modo
per far rivivere, ogni anno e mese dopo mese, questi eventi e di
presentarli nella loro vita. I nomi dei mesi dell’anno sono
di origine assiro-babilonese. L’anno ebraico è diviso
in 12 o 13 mesi che iniziano con la luna nuova. Per far concordare
l’anno lunare di 354 giorni con l’anno solare (365)
aggiungono ogni 19 anni, sette volte un mese supplementare (Adar
II) Febbraio, di modo che le feste ebraiche cadano sempre nella
stessa stagione.
La festa principale è la Pasqua (ebraico pesak, aramaico
pascha) che cade nel plenilunio di Nisan (marzo aprile). Nel mese
di Tishri (settembre-ottobre) cadono le feste principali: la Rosh
ha-shanna, capodanno detto anche la festa delle trombe perché
si suona la Shofar, lungo corno e si ricorda la creazione e la proclamazione
della Legge sul Sinai.
Da ricordare il settimo giorno della settimana chiamato Shabbat,
inizia la sera del venerdì con riposo assoluto. In questo
giorno si raduna il popolo nella Sinagoga, viene letta la Bibbia
con le spiegazioni ed esortazioni dei dottori e del Rabbino.
Per gli ebrei Dio ha promesso loro un Messia che arriverà
quando gli uomini avranno imparato ad amarsi ed essere giusti; non
hanno riconosciuto in Gesù il figlio di Dio. Da quest’evento
prese inizio il Cristianesimo che ha avuto profondi sviluppi e dei
contrasti con episodi di intolleranza e rifiuto da entrambe le parti.
L’avvenimento più drammatico si è avuto con
la Shoà nella seconda guerra mondiale. Un altro fenomeno
è la diaspora, dispersione degli ebrei nel mondo risalente
al 70 D.C. dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Attualmente
il numero degli ebrei nel mondo è intorno ai 12 milioni.
Per approfondire
-Che cos’è l’alleanza?
-Perché il 17 gennaio si celebra la giornata di amicizia
ebraico-cristiana?
-Esiste ancora l’antisemitismo?
-A volte allo stadio e sui muri leggiamo frasi che spesso hanno
radici naziste con scritte tipo “Ebrei ai forni”. Che
ne pensi?
- Che differenza c’è tra la Bibbia ebraica e quella
cristiana?
- Perché loro hanno il Sabato come giorno di riposo e i cristiani
la domenica?
Frase
“Ascolta Israele il Signore è il nostro Dio, il Signore
è uno. Lo amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima
con tutte le forze”.
BUDDHISMO
Può non essere considerata religione?
Il buddhismo è un movimento religioso fondato da Gauthama
Siddharta, in un ristretto territorio dell’India, alla fine
del VI secolo a.C. e poi largamente diffuso fino a costituire una
delle maggiori religioni del mondo, in vastissime zone dell’Asia
continentale e insulare.
L’avventura spirituale del giovane Siddharta, il Buddha (illuminato),
titolo che gli fu conferito quando raggiunse l’illuminazione,
inizia sotto un fico indiano presso Bodhgaya, ai piedi dei colossi
Himalayani, dove, trascorsi sei mesi in meditazione, nella notte
della grande illuminazione , pronuncia ai suoi monaci nel Sermone
di Benares, quelli che sono il frutto della sua austera ricerca.
Quattro sono le Nobili Verità che costituiscono i pilastri
del buddismo:
1) Tutto è dolore e sofferenza, dolore è la nascita,
la malattia, la morte, la separazione dalle persone care, non poter
ottenere ciò che si desidera.
2) L’origine del dolore è la sete del piacere.
3) Per sopprimere il dolore bisogna annullare completamente ogni
desiderio
4) La via per eliminare i desideri è il raggiungimento del
Nirvana.
Il Nirvana è l’opposto del mondo, non è possibile
definirlo in modo adeguato perché è il trascendente,
ma possiamo ritenerlo come lo stato di liberazione da ogni legame
con il mondo e l’assenza di qualsiasi desiderio.
Per raggiungere l’illuminazione, Buddha invita a seguire il
Dharma, la Legge che regola il mondo. La professione di fede del
buon buddhista , paragonabile al segno di croce dei cristiani, “
Mi rifugio nel Buddha, nel Dharma, nel Shanga”, contrassegna
la via di liberazione verso il Nirvana, e Shanga è appunto
la comunità dei santi monaci, dei perfetti, i cui meriti
possono alleviare il peso doloroso dell’esistenza.
Il monachesimo, è l’unica istituzione che garantisce
fin dalle origini, la conservazione e l’interpretazione autentica
delle sacre scritture buddhiste. La fonte scritta più importante
è costituita dai tre canestri del canone Pali (tripitaka);
il canestro della disciplina monastica Vinaia pitaka, il canestro
dei discorsi didascalici Sutra-pitaka, e quello della dottrina superiore
Abhidharma-pitaka.
Nella tradizione buddhista, più che la preghiera, è
centrale la meditazione. Tutta l’area asiatica buddhista,
indù e taoista, è legata da millenni allo Yoga, che
si pratica in forme diverse che abituano all’autocontrollo,
allo sforzo, alla disciplina, ed è finalizzata a concentrare
lo spirito in sé, spezzando l’illusione del mondo dei
sensi. Oggi si fanno dei tentativi per introdurlo con prudenza nella
pratica cristiana, e ci sono dei contatti intermonastici spirituali
di tradizione asiatica e monaci occidentali, specie benedettini.
Nel mondo molto complesso e vario del buddhismo, vi sono tre correnti
che corrispondono a tre regioni asiatiche nelle quali si sono diffuse:
- Hinayana o Theravada, segue la tradizione monastica ed è
diffuso nello Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia e Laos.
- Mahayana, a contatto col confucianesimo, taoismo e shintoismo,
è pervaso da un profondo senso religioso. E’ diffuso
nell’Asia Centrale, Cina, Giappone, Corea e Viet-nam,
- Vajrayma, diffuso nelle zone Himalayane, Tibet e Mongolia, ha
assimilato le tradizioni indigene e esoteriche.
Riflettiamo
Perché il buddhismo suscita un indiscutibile fascino in Occidente?
Il buddhismo è una religione o solamente una morale o meglio
ancora una terapia contro il dolore?
Cerca di spiegare perché la fede del cristiano sollecita
ad un impegno nel mondo e perché quella buddista spinge alla
fuga dal mondo e dalla storia.
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