Marted́, 7 settembre 2010 

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Responsabile: Monica Cuzzocrea

 


Apriamo in questa pagina una serie di articoli dedicati ai giovani, ad una fascia di quei ragazzi, dai 13 ai 16 anni che vivendo in una società multietnica e multireligiosa necessitano di coordinate e di una bussola di orientamento per muoversi in un mondo sempre più variegato. Attraverso interrogativi quali: “Perché oggi si parla tanto di religioni?”, “Quali religioni conosci?”, “ Quali preghiere, riti, tradizioni caratterizzano le religioni che conosci?”, “Hai amici di religione diversa dalla tua?, Come ti trovi con loro”?, desideriamo offrire ai nostri lettori alcune indicazioni e riferimenti per una maggiore conoscena dell’”altro”.
La pagina si avvale della collaborazione e della competenza della dott.ssa Monica Cuzzocrea, giornalista della S.Paolo per le testate: “Via, Verità e Vita”, “Bingo”, rivista catechistica, ed altre quali: “Toscana Oggi”, “Eco di Montenero”, rispettivamente, settimanale regionale e mensile locale.

PERCHE’ TANTE RELIGIONI?

Autore: Monica Cuzzocrea
Fonte: Bingo, n. 39 Ed. Paoline


Viviamo in una società multietnica: numerosi stranieri di colore, di lingua, di nazioni diverse vivono accanto a noi. A scuola capita di avere compagni provenienti da nazioni assai lontane di cui non comprendiamo bene i modi di fare, di pregare…
Se giriamo in città, ci accorgiamo che accanto ai nostri ristoranti tradizionali ci sono ristoranti cinesi, giapponesi e indiani…e anche nei ristoranti italiani possiamo vederci servire la pizza da una bella ragazza cinese.
Nelle squadre sportive sono molti e importanti i giocatori di altre nazioni. Non parliamo poi delle arti marziali nelle quali gli orientali sono maestri! Questi nostri fratelli e sorelle, che incontriamo sempre di più anche per strada, hanno culture, tradizioni e religioni diverse dalle nostre…
Un tuo compagno di scuola forse non partecipa all’ora di religione. Qualche collega di tuo papà in fabbrica o in ufficio al venerdì prende un tempo per pregare perché musulmano e per lui la domenica non significa niente…

Ma non esiste un solo Dio?

E ci addentriamo nel variegato mondo delle religioni ci accorgiamo che ci sono modi diversi per rapportarsi con Dio. Il polinesiano invoca il ‘Mano’ scivolando con la piroga sulle acque dell’atollo; l’induista, al sorgere del sole, si immerge nel Gange per purificarsi di fronte al suo Dio; il musulmano si prostra in adorazione di Allah nella moschea, o in una piazza; il buddista predilige l’aspirazione a fuggire tutto quanto provoca dolore e sofferenza per approdare nel regno della pace immutabile; l’africano primitivo ricerca la protezione del Grande Spirito. Ovunque emerge il volersi ancorare all’Assoluto.
Le religioni sono tante e potremmo paragonarle ai fiori che sono diversi, ma hanno in comune l’orientamento verso il sole. Tutti i fiori infatti, cercano la luce.
Provate a mettere un vaso sulla finestra, dopo un po’ vi accorgerete che foglie e fiori cambiano orientamento protendendosi verso il sole che viene dall’esterno.
Così le religioni sono diverse per origini, cultura, riti, tradizioni, ma simili nell’orientare l’uomo verso Dio e nell’aiutarlo a comprendere il senso profondo dell’esistenza .
E’ importante ammirare e rispettare tutte le religioni per i valori comuni che hanno, ma occorre anche rilevarne le differenze. E’ quello che cercheremo di fare in questi nostri appuntamenti mensili.

Preghiera di una religione Nordafricana (tradizione orale)


MIO PADRE E MIA MADRE


O Dio, mi hai fatto trascorrere in pace il giorno,
fammi trascorrere in pace anche la notte.
O Signore, che non hai altro Signore sopra di te!
Fuori di te non c’è forza: Solo tu non devi nulla a nessuno.
Nelle tue mani passa il giorno,
nelle tue mani passa la notte.
Tu sei mio padre.
Tu sei mia madre.

Islam
Religione della sottomissione all’unico Dio

L’Islam è una religione totalizzante che impegna la vita di ogni mussulmano in tutti i suoi aspetti: è infatti religione, politica, assetto sociale, costume, diritto civile e penale, non ci sono linee di demarcazione tra sacro e profano, tra laico e religioso.
La culla dell’Islam fu l’Arabia, un immenso tavoliere desertico dove l’impero cristiano di Bisanzio e l’impero persiano Zonastriano si combattevano. La religione delle tribù nomadi del deserto era il politeismo e tra le divinità e i luoghi di culto spiccava il santuario della Mecca con il grande cubo la Ka’bah dove si venerava la “pietra nera” forse un meteorite. Ogni anno lunghe file di beduini venivano da ogni parte dell’Arabia per venerarlo. Qui nacque verso il 570 d.C. Muhammad (Maometto) della tribù dei Quraish, venticinquenne sposa una ricca vedova, Khadigia e vedendo la violenza e l’egoismo della società in cui viveva si ritira nella grotta del monte Hirah, nel deserto, dove la tradizione dice che ebbe la visione dell’angelo Gabriele e la rivelazione di Dio con la discesa della sua Parola che il Corano riferisce testualmente. Maometto comincia a predicare che Allah è Dio unico e onnipotente ma misericordioso e c’è un giudizio finale nel quale Allah giudicherà severamente i politeisti increduli e i ricchi usurai e oppressori. Rifiutato dai concittadini dovette fuggire e rifugiarsi a Medina: è l’Egira (622 d.C.) e da qui Maometto comincia a dare all’Islam la sua configurazione precisa dedicandosi all’organizzazione sociale e giuridica della nuova comunità religiosa che nel futuro sarebbe stata il modello della società mussulmana. Nel 630 d.C. marciò alla volta della Mecca e qui morì nel 632 dopo un trionfale pellegrinaggio alla Ka’bah che resterà come modello per tutti i mussulmani che sarebbero andati pellegrini alla Mecca. Maometto in questo modo impresse alla nuova fede quel carattere di teocrazia militante e guerriera che non avrebbe più perduto.
Il Corano è il libro sacro dell’Islam, per i mussulmani è la stessa parola di Dio e occupa nell’Islam la posizione centrale che Gesù ha nel cristianesimo. Si può pertanto affermare che mentre per i cristiani il Verbo si è fatto uomo in Gesù Cristo, per i mussulmani si è fatto Libro nel Corano.
Il nucleo dell’Islam poggia su 5 pilastri.
Il primo è la professione di fede (Shahada) che crede in Allah uno e unico, trascendente, impescrutabile nei suoi disegni ma anche clemente e misericordioso.
Il secondo pilastro è la preghiera rituale fatta 5 volte al giorno, prostrati verso la Mecca. Il terzo è il digiuno soggetto a rigido controllo pubblico a motivo del suo straordinario rigore. Durante l’intero mese del Ramadan bisogna astenersi dall’alba al tramonto da qualsiasi cibo, dal bere, dal fumo, dal contatto sessuale.
I mussulmani sono molto orgogliosi per il carattere educativo che esso imprime e anche quelli più indifferenti lo osservano. Il quarto pilastro è l’elemosina che insegna il senso della cura del povero. Infine abbiamo il pellegrinaggio alla Mecca che ogni credente deve compiere almeno una volta nella vita ed è una delle manifestazioni più impressionanti della solidarietà islamica internazionale. La processione sacra compie sette volte il giro del Ka’bah e poi si dirige alla volta di Arafat, dove si ferma da mezzogiorno al tramonto in piedi al cospetto di Dio.
Nel 1998 le statistiche danno i mussulmani presenti in 204 Paesi con quasi 1.200.000.000 di fedeli vi sono all’interno una enorme varietà di famiglie spirituali, di culture e scuole e teologiche ma tutte si riconoscono nel più assoluto monoteismo e carisma di Maometto.
La distinzione fondamentale è tra Sunniti (83%) che si ritengono i seguaci fedeli dell’ortodossia islamica e delle tradizioni, la Sunna, che integra il Corano. I Sciiti (16%) presenti specialmente in Iran sono i discendenti di Maometto e attendono il Madhi che restaurerà la purezza primitiva dell’Islam.
Da ricordare per la grande ricchezza, la corrente mistica dell’Islam; il sufismo e tra i più grandi pensatori non si può ignorare Avicenna, Averroè, studiosi di Aristotele e del neo platonismo.


Per discutere
Conosci qualche ragazzo Mussulamano?Avete mai parlato di religione?
Nell’Islam non c’è distinzione tra potere politico e religioso. Che te ne pare?
Il rapporto del credente con Allah è di sottomissione; l’uomo è servitore e adoratore di Dio questo si rivela soprattutto nella preghiera e nel mese di Ramadam, che ne pensi?
Non c’è posto per un Dio dell’Amore, non credi sia una povertà significativa?

Parole di Maometto
Temete Dio nel cui nome vi chiedete favori a vicenda, e rispettate le viscere che vi hanno portati perché Dio vi sorveglia sempre.
Corano, Sura 4,1
La pietà non consiste nel volgere la faccia a Oriente o a Occidente. E’ pio invece chi crede in Dio e nell’ultimo giorno..
E’ pio chi compie la preghiera e paga la decima, chi mantiene gli impegni presi, chi è paziente nella tribolazione, nell’avversità e nei giorni d’angoscia; questi sono i sinceri, i timorati di Dio!
Corano, Sura 2,177

Induismo
Il primato dello spirituale

Tra le grandi religioni attuali, l’Induismo è la più antica con una storia di oltre quattro millenni. Contrariamente ad altre, non ha un fondatore storico, ma è frutto dell’evoluzione della ricerca spirituale di saggi e santi vissuti in India lungo i secoli.
L’idea fondamentale che sta alla base della religiosità induista è semplice: fuggire dalle apparenze illusorie del mondo per ricercare la Realtà vera che sta al di là del velo che le avvolge: “Fa’ che io passi dal non essere all’essere, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla immortalità”.Questo concetto è contenuto nei versi dell’Upanishad che sono i libri filosofico-mistici dell’induismo, composti fra l’800 e il 300 a.C., la cui dottrina insegna che l’identità dell’Anima individuale Atman, con l’Anima universale Brahman.
Il Brahman, l’Assoluto, realtà invisibile, neutra, eterna, è antecedente ad ogni altra esistenza e a lui si riferisce la sacra sillaba OM la cui natura intima è Sat-cin-ananda ossia : Essere-coscienza-beatitudine.
Qui si pone la domanda per noi: Brahman, l’Essere supremo è un Dio personale o un Divino impersonale? La tradizione indù che è ricca e multiforme non dà un’unica risposta. Proviamo a sintetizzare nelle due correnti: quelle più antiche, non vedono dualismo tra il Brahman e il cosmo, pertanto Brahman, sarebbe un divino impersonale, cosmico. Altri invece vedono in lui un Dio personale che ha creato e conserva il mondo, che per natura differisce da tutti gli altri esseri, pieno di misericordia e compassione verso tutti coloro che dipendono da lui.
A livello di religiosità popolare, Dio si realizza in un ricchissimo pantheon di figure divine a cui il fedele indù si rivolge. Per questo l’India è strapopolata di immagini di dei e dee che emergono come onde sul grande oceano di Brahman. Non ci si deve ingannare sul loro carattere personale in quanto essi non sono altro che l’espressione degli attributi, dei poteri e delle funzioni del Brahman. Una prima manifestazione del Brahman è la Trimurti, la “trinità”: Brahman, il creatore, Vishnu, il conservatore,Shiva, il distruttore e rigeneratore.
La concezione religiosa influisce sull’uomo che mentre per l’ebraismo, cristianesimo e islam, pur appartenendo al cosmo, se ne distacca nettamente e si pone in rapporto personale con Dio, Essere trascendente personale, e da questo si distingue radicalmente; anche l’uomo dopo la morte conserva la propria identità. Invece per le religioni orientali (induismo, buddismo, taoismo), l’uomo è un frammento del cosmo che vive la propria esistenza sotto le rigide leggi del Karma, retribuzione. Se è vissuto male si reincarna in un essere inferiore (animale) oppure lebbroso, storpio. Se è vissuto in modo retto, si reincarna in un essere superiore, bramino, casta alta. E così, di rinascita in rinascita, fino al conseguimento della liberazione definitiva che sfocia nel Brahman in cui si annulla ogni identità.
Il mondo è eterno, non c’è nessuna creazione nel senso biblico e tutto è eterno ed è emanazione del divino. Il cosmo però è sottoposto ad un continuo processo ciclico di dissoluzione e rigenerazione. Ogni ciclo dura milioni di anni. Attualmente stiamo vivendo in una fase perversa l’ “epoca nera”, ma dovranno ancora trascorrere centinaia di migliaia di anni prima della dissoluzione cosmica dove ogni cosa sarà riassorbita da Brahman per poi ricominciare un nuovo ciclo. E’ emblematico come la bandiera indiana abbia al centro una ruota che sta significare che tutto ruota, la vita, l’uomo, il cosmo, l’universo.
Varanasi, è il luogo dove ogni giorno sulle gradinate di pietra che scendono sul sacro fiume Gange, si immergono al sorgere del sole migliaia di fedeli indù. Tutta la folla variopinta si agita per sette Km sulle rive del fiume sacro dominato da templi maestosi, alcune rovine, palazzi e ashram. Asceti dalla barba bianca, levano in alto le braccia per salutare il Dio del Sole, e le donne avvolte nei loro sari dai colori accesi lanciano collane di fiori alla Madre Gange mentre sciami di bambini nudi sguazzano nell’acqua. Intere famiglie, deposti i corpi dei propri morti sulle gradinate destinate alle cremazioni, li bruciano e ne spargono le ceneri. Recentemente in occasione del 50° anniversario della morte di Gandhi, sono state sparse le sue ceneri lungo il fiume. Gandhi è stato nel secolo scorso uno dei più tenaci predicatori della virtù ahimsa, non violenza che ha tuttora forte riscontro anche nei movimenti non violenti occidentali. Egli affermava che la missione dell’uomo nel mondo, non è quella di esercitare il dominio sulle creature e spadroneggiare sulle forze della natura, perché l’uomo è il fratello maggiore della creatura che deve vivere in armonia con tutto il creato.

Riflettiamo
Perché si parla di Divino impersonale?
Che differenza c’è tra la trinità indù e quella dei cristiani?
Che significato ha la reincarnazione?
Si può parlare di creazione per l’induismo?
Dall’ Upanishad libri mistici
“ Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono le scintille che hanno la stessa natura, così dall’indistruttibile Dio diverse creature nascono e poi in esso ritornano”.

“Come i fiumi che scorrono e si dissolvono nell’oceano perdendo la loro individualità, così il saggio liberarto dall’individualità, si immerge nel divino Spirito, più alto della realtà più alta”.


IL CRISTIANESIMO
Sull’antico ceppo di Israele

Parlare di Cristianesimo è parlare di Cristo; ossia di una storia veramente vissuta che niente ha a che vedere con miti o leggende. Infatti poco più di 2000 anni, ebreo,nato da Maria, ebrea anch’essa, nacque visse in mezzo al suo popolo: un virgulto nuovo nato da un antico ceppo. La sua nascita non è come tutte le altre perché è per volontà stessa di Dio e per opera dello S.Santo che si incarna nel seno di Maria Vergine, della antica discendenza di Davide e facente parte di un popolo, quello ebreo che era depositario delle promesse di Dio (Jahvè) che aveva stretto un patto di alleanza con Mosè sul Monte Sinai dando al popolo il Decalogo.
Ecco che in Gesù, suo Figlio, le promesse trovano compimento e in Lui abbiamo la Nuova Alleanza.
Compiuti i trent’anni, dopo una vita in famiglia, trascorsa come i suoi coetanei, comincia a rivelare di essere Lui in persona il compimento delle promesse, il Vangelo, la bella Notizia che il Regno di Dio è vicino. Naturalmente il Regno che predica e che nel Discorso della Montagna ha il suo nucleo centrale, non poggia su una Signoria con eserciti armati contro Roma che all’epoca occupavano Israele, ma è il regno dove i poveri, gli oppressi, gli ammalati, i perseguitati e gli emarginati hanno un posto privilegiato, e tutti coloro che rispondono alla sua chiamata di cambiar vita e volgere lo sguardo al Padre, faranno parte di questo Regno.
Con questo annuncio che Gesù proclama con autorevolezza, perché Figlio di Dio e inviato dal Padre, sconvolge la mentalità dell’epoca e trova forti ostacoli e opposizioni fino al punto da venire ucciso. Ma con la Resurrezione e con l’invio dello S.Santo, gli Apostoli comprendono chi veramente era Gesù e tutto quello che aveva detto e fatto. Una volta ritornato al cielo, gli apostoli, dopo la Pentecoste cominciano la missione dell’annuncio del Vangelo, che Gesù è la Buona Novella, che si è incarnato, ha patito, è morto e risorto perché vuole che tutti gli uomini siano riconciliati con Dio e facciano parte del suo Regno.
La Chiesa da 2000 anni è depositaria di questa verità e con i Sacramenti ed anche come organismo visibilmente strutturato con a capo il Papa, i Vescovi, e tutto il popolo di Dio, è solidale con il povero e l’oppresso e opera perché il Regno di Dio si compia.
Nei 2000 anni di storia, all’interno della Chiesa purtroppo, ci sono stati molti contrasti e divisioni che hanno portato prima alla scissione della Chiesa d’Oriente ( Ortodossa) da quella Latina (Cattolica) e con Lutero, alla Chiesa della Riforma (Protestante), e quasto perché essa è fatta di santi e di peccatori.
Tutto quello che Cristo ha detto e fatto è contenuto nei 4 Vangeli che unitamente agli Atti, alle Lettere Apostoliche e all’Apocalisse formano il Nuovo Testamento, contenuto nella Bibbia, insieme all’Antico Testamento.

Per riflettere
Che rapporto c’è tra l’Ebraismo e il Cristianesimo?
Perché nella Bibbia dei cristiani abbiamo l’Antico e Nuovo Testamento?
Perché pur essendo tutti cristiani, le Chiese hanno denominazioni diverse?
Perché Gesù e Vangelo sono la stessa cosa?

Ebraismo
Un popolo scelto da Dio

L’ebraismo è sempre stato da Abramo in poi la religione che ha avuto nel monoteismo e nell’affermazione del Dio Uno e Unico il proprio pilastro.
Gli ebrei sono apparsi nella storia verso il 1200 a.C., immersi come tutti i popoli vicini nel vortice che agitò il Vicino Oriente fino all’inizio dell’era cristiana. Contrariamente agli altri popoli però conoscevano un solo Dio: Javhè; così Dio stesso si era autodefinito quando consegnò a Mosè le tavole della Legge e vuol significare “Io sono Colui che è”. E’ un Dio personale e vivente che sceglie Israele come suo popolo e con lui stipula l’ Alleanza.
L’Alleanza è una parola chiave della Bibbia e del popolo eletto, inizia con l’elezione di Abramo che mette a capo di una numerosa discendenza; viene nuovamente sancita sul Sinai con Mosè, poi confermata a Sichem da Giosuè, ampliata con Davide e restaurata dopo l’esilio babilonese con Esdra. Il grande patto non era partito dall’uomo ma da Dio stesso in una scelta totalmente gratuita che aveva trasformato un piccolo popolo seminomade in una “sua proprietà, popolo sacerdotale e nazione santa”(Esodo 19,5-6).
Non si può parlare di Israele senza parlare di Bibbia, sarebbe come parlare di Islam senza tener conto del Corano. E’ questo un libro scritto in ebraico con brani in aramaico e in greco: firmato Dio. Infatti per gli ebrei, come per i cristiani è scritto sotto la sua ispirazione. Si apre con i 5 Libri della Legge (la Torah) attribuiti direttamente a Mosè, vengono poi le pagine roventi dei Profeti, la saggezza dei libri Sapienziali, le cronache con eventi sanguinosi e stragi dei libri Storici.
Nei riti e nelle feste cogliamo il rapporto fra Israele e Dio. L’alleanza con Javhè è trasmessa e sancita nella vita di ogni ebreo con la circoncisione che avviene l’ottavo giorno della nascita. L’iniziazione avviene invece al tredicesimo anno di età. Il ragazzo, dando prova di saper leggere la Torah, può indossare il manto, thalet nelle riunioni sinagogali ed è considerato “figlio del Comandamento”, cioè un israelita adulto.
Nella sinagoga, nella preghiera pubblica ogni atto liturgico viene preceduto dalla formula detta Shemà “Ascolta Israele, Javhè nostro Dio è il solo Dio. Tu amerai Javhè con tutto il tuo cuore con tutte le tue forze, con tutta la tua anima”. Segue la “preghiera di petizione” Tefillah che contiene oggi 19 benedizioni.
La preghiera collettiva è più efficace di quella privata che viene effettuata tre volte al giorno, ma entrambe ricevono valore nella misura in cui Dio si concentra e presenta nei pensieri e desideri dell’orante. La preghiera viene fatta con le mani rivolte al cielo e il corpo orientato verso la Palestina.
Il calendario ebraico delle feste pone la vita del popolo in una vera e propria architettura del tempo; ed è questo il modo per far rivivere, ogni anno e mese dopo mese, questi eventi e di presentarli nella loro vita. I nomi dei mesi dell’anno sono di origine assiro-babilonese. L’anno ebraico è diviso in 12 o 13 mesi che iniziano con la luna nuova. Per far concordare l’anno lunare di 354 giorni con l’anno solare (365) aggiungono ogni 19 anni, sette volte un mese supplementare (Adar II) Febbraio, di modo che le feste ebraiche cadano sempre nella stessa stagione.
La festa principale è la Pasqua (ebraico pesak, aramaico pascha) che cade nel plenilunio di Nisan (marzo aprile). Nel mese di Tishri (settembre-ottobre) cadono le feste principali: la Rosh ha-shanna, capodanno detto anche la festa delle trombe perché si suona la Shofar, lungo corno e si ricorda la creazione e la proclamazione della Legge sul Sinai.
Da ricordare il settimo giorno della settimana chiamato Shabbat, inizia la sera del venerdì con riposo assoluto. In questo giorno si raduna il popolo nella Sinagoga, viene letta la Bibbia con le spiegazioni ed esortazioni dei dottori e del Rabbino.
Per gli ebrei Dio ha promesso loro un Messia che arriverà quando gli uomini avranno imparato ad amarsi ed essere giusti; non hanno riconosciuto in Gesù il figlio di Dio. Da quest’evento prese inizio il Cristianesimo che ha avuto profondi sviluppi e dei contrasti con episodi di intolleranza e rifiuto da entrambe le parti. L’avvenimento più drammatico si è avuto con la Shoà nella seconda guerra mondiale. Un altro fenomeno è la diaspora, dispersione degli ebrei nel mondo risalente al 70 D.C. dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Attualmente il numero degli ebrei nel mondo è intorno ai 12 milioni.

Per approfondire
-Che cos’è l’alleanza?
-Perché il 17 gennaio si celebra la giornata di amicizia ebraico-cristiana?
-Esiste ancora l’antisemitismo?
-A volte allo stadio e sui muri leggiamo frasi che spesso hanno radici naziste con scritte tipo “Ebrei ai forni”. Che ne pensi?
- Che differenza c’è tra la Bibbia ebraica e quella cristiana?
- Perché loro hanno il Sabato come giorno di riposo e i cristiani la domenica?

Frase
“Ascolta Israele il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Lo amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima con tutte le forze”.

BUDDHISMO
Può non essere considerata religione?

Il buddhismo è un movimento religioso fondato da Gauthama Siddharta, in un ristretto territorio dell’India, alla fine del VI secolo a.C. e poi largamente diffuso fino a costituire una delle maggiori religioni del mondo, in vastissime zone dell’Asia continentale e insulare.
L’avventura spirituale del giovane Siddharta, il Buddha (illuminato), titolo che gli fu conferito quando raggiunse l’illuminazione, inizia sotto un fico indiano presso Bodhgaya, ai piedi dei colossi Himalayani, dove, trascorsi sei mesi in meditazione, nella notte della grande illuminazione , pronuncia ai suoi monaci nel Sermone di Benares, quelli che sono il frutto della sua austera ricerca.
Quattro sono le Nobili Verità che costituiscono i pilastri del buddismo:
1) Tutto è dolore e sofferenza, dolore è la nascita, la malattia, la morte, la separazione dalle persone care, non poter ottenere ciò che si desidera.
2) L’origine del dolore è la sete del piacere.
3) Per sopprimere il dolore bisogna annullare completamente ogni desiderio
4) La via per eliminare i desideri è il raggiungimento del Nirvana.
Il Nirvana è l’opposto del mondo, non è possibile definirlo in modo adeguato perché è il trascendente, ma possiamo ritenerlo come lo stato di liberazione da ogni legame con il mondo e l’assenza di qualsiasi desiderio.
Per raggiungere l’illuminazione, Buddha invita a seguire il Dharma, la Legge che regola il mondo. La professione di fede del buon buddhista , paragonabile al segno di croce dei cristiani, “ Mi rifugio nel Buddha, nel Dharma, nel Shanga”, contrassegna la via di liberazione verso il Nirvana, e Shanga è appunto la comunità dei santi monaci, dei perfetti, i cui meriti possono alleviare il peso doloroso dell’esistenza.
Il monachesimo, è l’unica istituzione che garantisce fin dalle origini, la conservazione e l’interpretazione autentica delle sacre scritture buddhiste. La fonte scritta più importante è costituita dai tre canestri del canone Pali (tripitaka); il canestro della disciplina monastica Vinaia pitaka, il canestro dei discorsi didascalici Sutra-pitaka, e quello della dottrina superiore Abhidharma-pitaka.
Nella tradizione buddhista, più che la preghiera, è centrale la meditazione. Tutta l’area asiatica buddhista, indù e taoista, è legata da millenni allo Yoga, che si pratica in forme diverse che abituano all’autocontrollo, allo sforzo, alla disciplina, ed è finalizzata a concentrare lo spirito in sé, spezzando l’illusione del mondo dei sensi. Oggi si fanno dei tentativi per introdurlo con prudenza nella pratica cristiana, e ci sono dei contatti intermonastici spirituali di tradizione asiatica e monaci occidentali, specie benedettini.
Nel mondo molto complesso e vario del buddhismo, vi sono tre correnti che corrispondono a tre regioni asiatiche nelle quali si sono diffuse:
- Hinayana o Theravada, segue la tradizione monastica ed è diffuso nello Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia e Laos.
- Mahayana, a contatto col confucianesimo, taoismo e shintoismo, è pervaso da un profondo senso religioso. E’ diffuso nell’Asia Centrale, Cina, Giappone, Corea e Viet-nam,
- Vajrayma, diffuso nelle zone Himalayane, Tibet e Mongolia, ha assimilato le tradizioni indigene e esoteriche.
Riflettiamo
Perché il buddhismo suscita un indiscutibile fascino in Occidente?
Il buddhismo è una religione o solamente una morale o meglio ancora una terapia contro il dolore?
Cerca di spiegare perché la fede del cristiano sollecita ad un impegno nel mondo e perché quella buddista spinge alla fuga dal mondo e dalla storia.


 


 
     
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