Giovedì, 11 marzo 2010 

 | nuovi movimenti religiosi | documentazione | diritto e religioni | area delle FAQ | Links suggeriti | Home
il pluralismo religioso > area Buddhista
IL VOLTO PLURALE DEL BUDDHISMO


Come per l’induismo, anche nel caso del buddismo si deve parlare d’unità e molteplicità. Un ceppo comune e tante ramificazioni, infatti caratterizzano la visione del mondo elaborata dal principe Siddharta.

Alla morte del Buddha, il gruppo di discepoli più fedeli si posero il problema di stabilire in modo definitivo che cosa avesse detto e insegnato il Maestro, per consegnare così alle generazioni future un corpus dottrinale chiaro e preciso. Questa operazione fu compiuta nel concilio di Rajagrha, dove si pose ordine alla canonizzazione delle Sacre scritture buddiste.

Attorno al IV secolo prima dell’era volgare emersero divergenze interne che possiamo riassumere così: la via verso la liberazione spirituale è percorribile solo da pochi oppure può essere accessibile a tutti?

  Un Monastero Buddhista
E’ giusto continuare a presentare il modello ascetico-monastico come un’alta via dello spirito, difficile e inaccessibile, sostenuta da rigidissime regole di vita, praticamente incompatibili con la “vita attiva” oppure è giusto aprire la regola di vita anche ai laici e a coloro che vogliono apprendere l’arcano della liberazione?
Si forma una frattura fra rigoristi e liberali: i primi diventeranno una minoranza, prendendo il significativo nome di “anziani”; i secondi, divenuti maggioritari, formeranno la “grande assemblea”. Da questo primo scisma interno si dipartono successivamente le principali scuole di pensiero buddista e numerosi gruppi.
Fra quelle sopravvissute sino ai giorni nostri ricordiamo quelle correnti spirituali che si rifanno alla scuola o via degli “anziani” (Theravada o Hinayana, “piccolo veicolo” per distinguerlo dal “grande veicolo” o Mahayana.

- il buddismo theravada è, come è stato definito, una concezione religiosa spirituale centrata sulla ricerca della saggezza: vedere le cose come esse sono così come le ha viste il Buddha nel momento dell’illuminazione interiore. Il punto allora per un discepolo è imparare ad ascendere lungo l’erta via che conduce verso la saggezza piena, mettendosi al seguito di un maestro, ripononendo docilmente la propria volontà nelle mani della guida spirituale. La saggezza si acquisisce lungo un cammino di purificazione della “vista”, che libera alla fine l’essere umano dai legami affettivi e passionali che lo stringono al mondo terreno. Colui che attinge a questo supremo livello di santità non può che essere un eletto, un puro, un monaco che dedica tutta la sua vita a questa ricerca di saggezza.
- Ai devoti-ai non monaci-non resta altro che l’esempio fulgido della santità degli asceti che vivono in monastero e l’accontentarsi delle pratiche di religiosità popolari, spesso derivate dall’animismo preesistente e che il buddismo non ha estirpato dal momento che il culto degli spiriti o degli dei è considerato pur sempre un semplice mezzo per arrivare alla saggezza, non certo la sua essenza.

Accanto a questa prima dicotomia fra theravada e mahayana, il buddismo conosce ulteriori diversificazioni a seconda delle aree geografiche.
Il buddismo penetra nel Tibet attraverso la scuola mahayana e si ramificano due principali scuole di pensiero:nyingmapa ( del grande maestro Rimpoche) e sarmapa. Il buddismo tibetano conosce altre scuole di meditazione che creeranno differenti tradizioni. A causa dell’invasione cinese del 1959, molti maestri e capiscuola di meditazione sono stati costretti a vivere in esilio.
In Cina il buddismo ha dovuto misurarsi con la religione allora più diffusa, il taoismo.Si sviluppa una fiorente scuola chan (zen), che approfondisce la tecnica del risveglio spirituale già abbozzate nelle scuole mahayane, combinandole con motivi filosofici del taoismo e del confucianesimo.
La scuola chan si biforca in due tendenze: quella che sostiene che il risveglio è un evento improvviso ad un certo punto del cammino ascetico
Zen-rinzai) e quella che, invece, ritiene che il risveglio sia frutto di una graduale conquista a tappe da parte del discepolo guidato da un maestro (zen-soto).
Il buddismo vive oggi una straordinaria fortuna in occidente, mostrando una capacità notevoli e di adattamento alla modernità.

GIAPPONE

Il panorama giapponese è animato da ben tremila sigle di movimenti ai quali aderiscono circa il 10-15% dei giapponesi.
Distinguiamo due grandi filoni:
-riformismo buddista: con la prima formula ci riferiamo a quei fondatori del movimento hanno cercato di riprendere alcune idee dei primi riformatori buddisti del XIII secolo, Nichiren, per ammodernarle e presentarle in un linguaggio contemporaneo, convincendo l’individuo moderno che può essere buddista anche vivendo pienamente la vita di tutti i giorni.
Neo-esoterismo: gruppi che hanno recuperato tradizione magica ed esoterica, presente nel fondo della religione folklorica giapponese del passato, interpretandola anch’essa in forme e linguaggi moderni, vicina alla nuova spiritualità New Age e in funzione critica nei confronti del dissesto ambientale.
Dal primo alveo si riconduce il movimento della Soka Gakkai -18.000.000 di fedeli- e nel secondo il movimento Sekai Mahikari fondato nal 1959 da okada Kotoma, cui aderiscono 100.000 persone.

Centro della Soka Gakkai

Soka Gakkai = “guadagno-bene- bellezza”; “guadagno” inteso come “valore”, insieme di quei valori di attinenza e importanza diretta per la vita dell’individuo intesa nel suo complesso.

Presidente Daisaku Ikeda, discepolo del fondatore Toda, lavora dal 1960 alla diffusione internazionale della Soka Gakkai, che nel mondo conta oltre dodici milioni di aderenti ed è presente in centoventotto nazioni. In Italia ha avuto una crescita esplosiva negli anni novanta.

La Soka Gakkai è nota per importanti iniziative culturali nel campo delle arti, della letteratura, dell’educazione alla pace e ai diritti umani.
Ha ottenuto il riconoscimento giuridico come ente di culto con D.P.R. 20/1/2000.

L’interpretazione del buddismo Nichiren proposta dalla Soka Gakkai afferma che si può raggiungere la “buddhità” in questa via recitando con fede profonda il daimoku davanti al Gohonzon- pergamena della vita- i due capitoli del Sutra del Loto. La recita del daimoku contiene in sé la legge universale maestra di tutti i Buddha passati, presenti, futuri.

I versetti –nam myoho renge kio- esprimono la verità ultima- “consacrazione” della propria vita alla verità- Legge Mistica- al Sutra del Loto.

Chi ha raggiunto la buddhità rinasce continuamente per aiutare gli altri a diventare a loro volta Buddha. Il nirvana, nozione quanto mai controversa nel buddhismo, non è la fine del ciclo delle rinascite, ma la sua ripetizione in una stato di illuminazione.

Recitare i l daimoku permette di cambiare il proprio karma, quindi il destino e il mondo nel suo insieme.
Si distinguono cinque livelli di studio cui corrispondono esami, partecipazioni a riunioni e discussioni, e l’impegno nelle attività umanitarie e culturali della Soka Gakkai.

Sito ottimizzato per Microsoft Internet Explorer, risoluzione minima: 800x600