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Sabato, 4 settembre 2010 |
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pluralismo religioso > area Buddhista
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| IL
VOLTO PLURALE DEL BUDDHISMO
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| E’ giusto
continuare a presentare il modello ascetico-monastico come un’alta
via dello spirito, difficile e inaccessibile, sostenuta da rigidissime
regole di vita, praticamente incompatibili con la “vita attiva”
oppure è giusto aprire la regola di vita anche ai laici e a coloro
che vogliono apprendere l’arcano della liberazione?
Si forma una frattura fra rigoristi e liberali: i primi diventeranno una minoranza, prendendo il significativo nome di “anziani”; i secondi, divenuti maggioritari, formeranno la “grande assemblea”. Da questo primo scisma interno si dipartono successivamente le principali scuole di pensiero buddista e numerosi gruppi. Fra quelle sopravvissute sino ai giorni nostri ricordiamo quelle correnti spirituali che si rifanno alla scuola o via degli “anziani” (Theravada o Hinayana, “piccolo veicolo” per distinguerlo dal “grande veicolo” o Mahayana. - il buddismo theravada è, come è stato
definito, una concezione religiosa spirituale centrata sulla ricerca della
saggezza: vedere le cose come esse sono così come le ha viste il
Buddha nel momento dell’illuminazione interiore. Il punto allora
per un discepolo è imparare ad ascendere lungo l’erta via
che conduce verso la saggezza piena, mettendosi al seguito di un maestro,
ripononendo docilmente la propria volontà nelle mani della guida
spirituale. La saggezza si acquisisce lungo un cammino di purificazione
della “vista”, che libera alla fine l’essere umano dai
legami affettivi e passionali che lo stringono al mondo terreno. Colui
che attinge a questo supremo livello di santità non può
che essere un eletto, un puro, un monaco che dedica tutta la sua vita
a questa ricerca di saggezza. Accanto a questa prima dicotomia fra theravada e mahayana,
il buddismo conosce ulteriori diversificazioni a seconda delle aree geografiche. GIAPPONE Il panorama giapponese è animato da ben tremila
sigle di movimenti ai quali aderiscono circa il 10-15% dei giapponesi. Centro della Soka Gakkai Soka Gakkai = “guadagno-bene- bellezza”; “guadagno” inteso come “valore”, insieme di quei valori di attinenza e importanza diretta per la vita dell’individuo intesa nel suo complesso. Presidente Daisaku Ikeda, discepolo del fondatore Toda, lavora dal 1960 alla diffusione internazionale della Soka Gakkai, che nel mondo conta oltre dodici milioni di aderenti ed è presente in centoventotto nazioni. In Italia ha avuto una crescita esplosiva negli anni novanta. La Soka Gakkai è nota per importanti iniziative
culturali nel campo delle arti, della letteratura, dell’educazione
alla pace e ai diritti umani. L’interpretazione del buddismo Nichiren proposta dalla Soka Gakkai afferma che si può raggiungere la “buddhità” in questa via recitando con fede profonda il daimoku davanti al Gohonzon- pergamena della vita- i due capitoli del Sutra del Loto. La recita del daimoku contiene in sé la legge universale maestra di tutti i Buddha passati, presenti, futuri. I versetti –nam myoho renge kio- esprimono la verità ultima- “consacrazione” della propria vita alla verità- Legge Mistica- al Sutra del Loto. Chi ha raggiunto la buddhità rinasce continuamente per aiutare gli altri a diventare a loro volta Buddha. Il nirvana, nozione quanto mai controversa nel buddhismo, non è la fine del ciclo delle rinascite, ma la sua ripetizione in una stato di illuminazione. Recitare i l daimoku permette di cambiare il proprio
karma, quindi il destino e il mondo nel suo insieme. |
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