Giovedì, 11 marzo 2010 

 | nuovi movimenti religiosi | documentazione | diritto e religioni | area delle FAQ | Links suggeriti | Home
il pluralismo religioso > area Ebraica
L'EBRAISMO

Per capire la dinamica interna dell’ebraismo moderno e contemporaneo bisogna avere presente il fondamento peculiare di questa grande religione: la relazione che essa intrattiene con la Parola rivelata, contenuta nei libri seguenti e che coincidono rispettivamente con :

a) la Torah, che è chiusa nel Pentateuco ( Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deteuronomio);
b) i Neviim ( i profeti), attribuiti ai profeti maggiori e minori dell’antico Israele;
c) i Ketubin, cioè i Salmi, i Proverbi, Giobbe, il Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qoelet, Ester, Nehemia e i libri delle Cronache.

La sistemazione dei testi sacri è prodotto di una graduale evoluzione storica, dal V al III secolo a.C., e che ha messo in rapporto con la definizione di una liturgia rigorosa, fonte, di un ordine sociale e religioso in grado di regolare la vita individuale e collettiva.
Una vita liturgica scandita e ordinata “sotto il giogo della Legge”, finalizzata, sia nel quotidiano come nell’atto cultuale pubblico, a rendere grazie a Dio. Al primato della Legge veniva a corrispondere, sino al 70 d.C., la centralità del Tempio.L’osservanza della Legge è condizionata dal lavoro d’interpretazione della stessa. Il Libro è aperto e va compreso alla luce dei cambiamenti storici.

La sinagoga di Livorno (www.comune.livorno.it)

La definitiva caduta del tempio nel 70 della nostra era, comporta quel lungo periodo della diaspora; non esiste più una terra e un apparato istituzionale capace di garantire la trasmissione delle norme e della prassi liturgica. Non essendoci più il Tempio e dunque lo spazio liturgico destinato al culto pubblico,lo studio della Torah prese il posto del culto antico; studiare e commentare la Torah diventò più importante della celebrazione degli atti liturgici, come facevano i sacerdoti e i leviti.

Al sacerdote si soppiantò il rabbino e la sinagoga diventò un luogo di riunione, preghiera e studio.
E’ da questo momento preciso che nasce l’ebraismo rabbinico. Questo movimento resisterà per venti secoli, sarà caratterizzato dall’esistenza della così detta “doppia Torah”: accanto ai Testi della Rivelazione divina si affiancherà la tradizione orale, frutto del lavoro ermeneutica dei rabbini nel tempo.

Il lavoro interpretativo comprende la Mishnah, legislazione religiosa, la Halakhah, testi devozionali, e il Talmud- “studio”. Il Talmud è un enciclopedico resoconto di discussioni, dove sono registrate molte opinioni contraddittorie, sulle leggi e su tutti i possibili temi formulati lungo i secoli.
Il lavoro di sistematizzazione compiuto dai rabbini salvaguardò l’identità ebraica minacciata dalla diaspora e dalla scomparsa del Tempio. Era difeso così il patrimonio originario dell’ebraismo e dalle contaminazioni del pensiero ellenistico e dalle influenze del diritto romano.

Questo ci fa comprendere il perché della tensione esistente nel mondo ebraico fra la logica dell’adattamento forzato alla condizione di “dispersi”, spesso segnata da ricorrenti persecuzioni, e l’attesa alla patria perduta, la Terra promessa.
Dopo la seconda guerra mondiale, la Terra assume un significato diverso a seconda che abbiamo a che fare con movimenti laici o con movimenti motivati da utopie religiose esplicite. La terra, per i primi sarà la patria degli ebrei, credenti o non credenti che siano; per i secondi, acquisterà una valenza sacra: i suoi confini non coincidono con le frontiere reali ed attuali dello Stato d’Israele, ma idealmente esse dovrebbero comprendere tutto ciò che nella Bibbia ebraica è indicata come Eretz Israel.

IL PLURALISMO RELIGIOSO EBRAICO

A partire dal XVII secolo origina in Europa orientale una corrente di pensiero: qara’in- coloro che leggono- in opposizione alla tradizione rabbinica sul primato assoluto conferito alla Torah scritta contro, dunque, l’importanza della Torah orale, così come i rabbini la intendevano. Il ritorno alla “sola scriptura” si accompagnava ad un’etica rigorista che accentuava tutti gli aspetti di purezza del messaggio biblico.
Un’altra corrente di pensiero si manifesta successivamente, che riveste molta importanza sino ai giorni nostri: il movimento cabbalistico. Questo movimento ha un’impronta gnostica: credere significa penetrare nella conoscenza dei misteri di Dio, grazie ad una complessa arte interpretativa di segni e numeri contenuti nei Testi sacri.

Verso la fine del settecento, in Europa orientale, sorge il “chassidismo”,il movimento dei “pii”. Si tratta di un movimento che si organizza attorno alla figura di un leader carismatico, zaddiq, riconosciuto dalla comunità dei seguaci.
Il carisma personale del leader si esercita nell’additare alla comunità la via mistica di unione con Dio. Da qui l’importanza assegnata alla preghiera e alla contemplazione mistica accanto allo studio della Torah; e da qui la forte tensione messianica che il leader stesso impersona e si incarica di esprimere.

In Europa occidentale, le comunità ebraiche, sotto il confronto con la filosofia dei Lumi, assorbono motivi e atteggiamenti culturali che hanno una portata significativa nella formazione di una nuova corrente di pensiero che va sotto il nome di riformismo illuministico ebraico.
Una svolta religiosa che si accompagna ad un cambiamento d’atteggiamenti profondo per quanto riguarda le strategie di organizzazione delle comunità nella diaspora: non più l’accettazione della condizione di “ghetto”, ma lo sforzo per una progressiva integrazione alla vita sociale e politica dei nuovi Stati nazionali.

Da qui l’accettazione delle scuole pubbliche e dei tribunali civili, la ridefinizione del ruolo dei rabbini, non più visti esperti assoluti di diritto sacro, ma maestri e predicatori della parola di Dio; in fine, la riforma della liturgia, integrando le lingue nazionali nel contesto liturgico e assimilando elementi della cultura “dei gentili”, la musica, ad esempio. Questo movimento dalla Germania si diffonderà negli Stati Uniti nel XIX secolo: nel 1885 con il manifesto di Pittsburgh, l’ebraismo riformato assumerà un volto preciso. Sarà definito come religione “progressista”, cioè in sintonia con la ragione umana e i cambiamenti della storia.
L’ebraismo riformato proclama la fine di ogni attesa dal Ritorno alla Terra.

A fronte di questa tendenza si forma per contrasto un cartello di movimenti, denominato giudaismo ortodosso, che si preoccuperà di aprire numerosi seminari per reclutare e formare rabbini in grado, dopo la formazione. Di ripristinare l’integralità del pensiero classico ortodosso.

In Europa dal ceppo dell’ebraismo illuminista si stacca una corrente laica radicale e critica ad ogni forma di religiosità. Un ebraismo secolarizzato, che tende ad assimilarsi agli stili di vita e al pensiero occidentale. Il sionismo raccoglierà parte di queste idee. Il sionismo si presenta come un movimento messianico laico, d’ebrei che desiderano ritornare in terra d’Israele, senza particolari accentuazioni religiose. E’ un movimento socialista e laico, che secolarizza la tensione escatologica propria della tradizione religiosa, trasformandola in un’ideologia politica adeguata ad ottenere l’obiettivo della formazione di un “focolare” per gli ebrei.

Tra gli ebrei secolarizzati e ortodossi si colloca una terza tendenza: il giudaismo conservatore. Sempre in contrasto con il manifesto di Pittsburgh viene fondato la Jewish Theological Seminary Association. Il conservatorismo predica una via mediana: fedeltà integrale alla grande tradizione ortodossa rabbinica senza però imporre una rigida separazione degli ebrei dal resto della società. Insomma integrità della fede, compromesso ragionevole con il mondo.

La nascita dello Stato d’Israele segna una svolta di significativa importanza: politica, religiosa e spirituale. La pluralità delle correnti religiose prolunga la discussione teologica che si è aperta fra gli ebrei sul significato della Shoà.
Per alcuni è il segno dell’ira di Dio nei confronti del popolo d’Israele che avrebbe tradito l’Alleanza, cedendo alle lusinghe del mondo moderno.

La Shoà è segno escatologico dell’imminente apocalisse, annuncio rivelatore dell’avvento del Messia.
Per altri la Shoà non è la vendetta di Dio, ma un’occasione drammatica che la storia ha offerto agli ebrei per sperimentare la sofferenza come via di salvezza. Per cui la rinascita dello Stato d’Israele deve essere vista come occasione storica per adempiere al precetto del tikkun- la riparazione- la ricostruzione di un luogo fisico nel quale gli ebrei possano rinnovare il loro patto con Dio.
Su questo sfondo teologico e politico va collocato il fiorire di nuovi movimenti.

Innanzitutto, gli ultraortodossi, concentrati in Israele e negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Gli ultraortodossi, o haredim, oltre a rivendicare la necessità di una scrupolosa osservanza dei precetti derivati dalla Torah, si dedicano con perseveranza alo studio della Torah orale, il Talmud: l’osservanza integrale della Legge li spinge ad autosegregarsi in comunità di “puri” che aborre ogni forma di contaminazione con tutto ciò che non sia segnato dal rispetto delle norme divine.

Hanno un atteggiamento critico nei confronti del sionismo, visto come espressione di idolatria ed empietà, perché avrebbero ricostruito Sion prima dell’apocalisse e del giudizio finale e perché lo stato non sarebbe fondato sulla Torah, ma su principi di funzionamento politico e giuridico, estranei ad essa.
I gruppi ultraortodossi si sono organizzati come veri e propri gruppi di pressione e anche come partiti politici che siedono nella Knesset e condizionano io governi.

Accanto a questi movimenti di tipo ultraortodosso, si sono manifestati movimenti nazional-religiosi o del sionismo religioso. Per questi movimenti il ritorno alla Terra d’Israele è la condizione storica per accellerare l’avvento del Messia. Inizio di un cammino che conduce il popolo d’Israele verso la redenzione finale. In chiave apocalittica, il sionismo è una tappa intermedia dell’avvento del Messia. Da qui la maggiore forza politica che il movimento del sionismo riveste a tutt’oggi nello Stato d’Israele. La rivendicazione della piena sovranità sull’intera Eretz Israel viene in tal modo fondata su basi teologiche.

Da tali premesse nasce un movimento politico, dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973: il Gush Emunim, Blocco dei Fedeli. Il movimento è protagonista della colonizzazione di Hebron e di altri territori in Giudea e Samaria. Si diffonde sino agli inizi degli anni Novanta e si radicalizza arrivando a compiere atti di terrorismo, come la strage nella tomba dei Patriarchi nel 1991 a Hebron e come l’assassinio di Rabin nel 1995, per mano di un giovane militante del movimento dei coloni, Ygal Amir.

In Italia a Roma c’è la sede della Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Le comunità italiane, pur definendosi ortodosse-all’interno della tripartizione di origine statunitense, che distingue fra ebraismo ortodosso, conservative e riformato- lo sono in realtà in minima parte, pur delineandosi un generale ritorno verso il recupero della piena ortodossia religiosa. Nell’ordinamento italiano le comunità sono dotate di soggettività giuridica in qualità di enti di culto sin dal 1930. La legge del 20 dicembre 1996 regola i rapporti tra Stato e UCEI in materia di assistenza spirituale nelle case di riposo, negli ospedali, nei penitenziari, istruzione religiosa; riconoscimento civile del matrimonio religioso; ripartizione della quota dell’otto per mille del gettito IRPEF. Inoltre si aggiungono norme attinenti all’identità propria dell’ebraismo: il diritto al riposo sabbatico, il riconoscimento delle festività religiose ebraiche.
Tra i nuovi movimenti presenti in Italia citiamo : il gruppo Rimon e Agaion di matrice conservative;il movimento chassidico

 


Facts About Israel- History   (4 Feb 2004)
HISTORY- Biblical Times   (3 Feb 2004)
HISTORY- The Second Temple   (3 Feb 2004)
HISTORY- Foreign Domination   (3 Feb 2004)
HISTORY- The State of Israel   (3 Feb 2004)
Sito ottimizzato per Microsoft Internet Explorer, risoluzione minima: 800x600