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Sabato, 4 settembre 2010 |
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il
pluralismo religioso > area Islamica
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| L'ISLAMISMO
Il campo religioso dell’islam, pur essendo inizialmente
unitario, ben presto si è diviso risultando articolato e differenziato. |
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| Il conflitto religioso che si consumò alla morte
del Profeta, (632) aveva per oggetto il principio di legittimità
del capo della comunità. La prima comunità dell’islam
si è divisa drammaticamente nella definizione dei criteri legittimi
di successione del Profeta. Da una parte, un gruppo che ha rivendicato
la successione per sangue, dall’altra un gruppo che ha sostenuto
il principio dell’istituzionalizzazione del carisma. "LA DONNA NELLE
CHIESE E NELLE RELIGIONI" L’ Islam e Confraternite in Senegal L’Islam è presente in Senegal sin dal XII secolo. Tuttavia l’islamizzazione, radicata soprattutto nei centri carovanieri e nelle classi legate al commercio, non si diffonde in gran parte della popolazione rurale che molto più tardi. Ciò avviene soltanto nel XIX secolo, tramite l’azione capillare delle Confraternite o Tariqa (vie spirituali). Il sistema delle Confraternite è assai sviluppato nell’Islam africano, a nord come a sud del Sahara. In Senegal, dove i musulmani rappresentano circa il 94% della popolazione, la stragrande maggioranza di questi appartiene ad una Confraternita. Secondo quanto afferma un noto studioso, Cruise O’Brien, essere musulmani in Senegal vuol dire quasi automaticamente essere affiliato ad una Tariqa Si tratta di un Islam che “senza perdere la sua sostanza originaria e i suoi dogmi fondamentali, si è profondamente africanizzato”. (D.Samb) Sorte attorno alla figura di un santo fondatore le Confraternite, definite impropriamente “sette” da un lato si sono rivelate risposte particolarmente fertili per una minoranza attratta dal misticismo, dall’altro, attraverso il culto dei santi e l’obbedienza alla guida spirituale (Serigne In Xiolof ), si sono rivelate strumenti per innestare l’Islam su altre tradizioni, delle quali hanno consentito la parziale sopravvivenza. Per questo, non di rado sono state considerate con sospetto dall’Islam “arabisant” e, nel migliore dei casi, accettate come il male minore, una tappa inevitabile del processo di islamizzazione. Fulcro della Confraternita sono le Sawiya o Logge, luogo di residenza della guida o maestra; queste attraggono folle di pellegrini e, in alcuni casi, sono divenute centri di potere spirituale. Le caratteristiche e le peculiarità delle singole confraternite si evidenziano nell’adattamento alle realtà locali. In Senegal questo aspetto è particolarmente importante: ferma restando la comune appartenenza islamica, dal punto di vista organizzativo le confraternite appaiono distinte e tendono a preservare gelosamente la loro indipendenza. La più antica è la Qadiriyya, che ebbe origine a Bagdad nel XII secolo con la predicazione di Abd-El Qadir Al Dilani e fece la sua apparizione in Senegal all’inizio del XIX secolo. La seconda in ordine di apparizione è la Tijaniyya, fondata nel nord Africa da Ahmed Al-Tijani (1815). Si diffuse in Senegal dopo la metà del XIX secolo ad opera di Dihaj Umar Tall e dei suoi successori. Si tratterebbe del gruppo maggioritario. Infine la Muridiyya, dalla parola araba Murid (aspirante). Di origine recente, è l’unica Tariqa schiettamente senegalese. Essa nasce infatti in seno all’etnia Wolor attorno al 1880, con la predicazione di Ahmadu Bamba Mbacke (1852-1927). Tramite le Confraternite si avrà la conversione in massa delle differenti etnie senegalesi. (Sangoulene Tall) FEDE BAHA’I Movimento religioso, fondato nel 1866-67 da un discepolo
del Bab persiano. Dopo l’uccisione del Bab (1850) era subentrato
nella direzione del movimento babista Mirza' Husayn Alì Nurì
col nome di Subh-i Azal (L’Aurora dell’Eternità)
nell’attesa di un personaggio che Dio avrebbe manifestato (Colui
che Dio manifesterà); il fratellastro di costui, Mirza Husain
Alì nuri nel 1863 dichiarò di essere appunto quel personaggio
e prese il nome di Baha Allah ( Splendore di Dio) con il quale era stato
profetizzato dal Bab, traendo con sé quasi tutti i babisti che
da quel momento si chiamarono baha’i. I Bahà'ì condividono con l'Islam, a
livello di prescrizioni dietetiche, soltanto l'astinenza dall'alcool.
Osservano la preghiera secondo un calendario babi e così le loro
festività. Il pellegrinaggio spirituale ed è molto diffuso
verso Haifa e Akka.
L'anima dell'islam
La decapitazione del cittadino americano Nicholas Berg ad opera di un gruppo di terroristi sedicenti "musulmani" ha fortemente scosso l'opinione pubblica internazionale. Le immagini della crudele scena del suo sgozzamento hanno giustamente suscitato sdegno e disprezzo nei confronti degli autori di quell'atto criminale. Questa agghiacciante esecuzione ha danneggiato in primo luogo l'intero mondo musulmano, che vede la sua immagine ulteriormente deteriorata nell'immaginario collettivo occidentale, che in gran parte considera già l'islam come una religione fanatica, violenta e sanguinaria. Fatto il danno, ci viene da chiedere se gli assassini del prigioniero
Berg si possono davvero definire musulmani e se il loro atto criminale
è veramente conforme ai valori dell'islam. Il prigioniero non deve essere né torturato né ucciso, ma liberato in cambio di un riscatto. Durante la battaglia di "badr" (624 e.v.) contro la tribù di Mecca che perseguitava la neo-nata comunità islamica, i musulmani catturarono settanta combattenti meccani. Il Profeta Mohammed ordinò ai suoi seguaci di trattare bene i prigionieri. Essi furono "ospiti" nelle famiglie musulmane in attesa del loro riscatto, e ad ognuno di coloro che sapevano leggere e scrivere fu chiesto di istruire dieci bambini in cambio della loro liberazione. I boia di Berg - simbolicamente gli stessi autori di altri crimini come quello dell'11 settembre e quello di Madrid - con il loro atto barbaro hanno disatteso l'insegnamento della religione islamica e hanno recato un grosso torto al Corano e a Mohammed di cui pretendono essere fedeli seguaci. A sua volta, lo scandalo delle torture in Iraq ha fortemente turbato il quieto vivere dell'opinione pubblica internazionale; ha provocato indignazione e rabbia in seno alla popolazione arabo-musulmana. L'"affaire" della prigione di Abu Ghreib sta creando una
valanga di problemi all'amministrazione Bush e ai suoi alleati. Ma per
i regimi arabi la faccenda delle torture in Iraq ha causato soprattutto
un grande imbarazzo. Infatti la tortura, la repressione, le esecuzioni
sommarie sono all'ordine del giorno nella maggior parte dei paesi arabo-islamici
guidati da regimi totalitari che violano sistematicamente i diritti
fondamentali della persona. Nell'islam la dignità umana è così cara a Dio che la libertà dell'individuo non può essere arbitrariamente sottoposta ad alcuna autorità tutelare, nemmeno a quella del profeta Mohammed. Il suo ruolo, infatti, fu quello di aiutare la nascente comunità musulmana a prendere possesso della propria responsabilità in quanto comunità di credenti liberi e coscienti dei loro diritti e doveri. Il Corano introdusse la norma della shura (la consultazione): "Consultati con loro sul da fare" (sura 3, versetto 153) con lo scopo di educare i musulmani ai valori della democrazia. Oggi dei valori della democrazia, che trovano, quindi, radice anche nella tradizione islamica, i regimi arabi non sembrano per nulla tener conto. Le élite al potere nel mondo arabo sono giunte al potere, confiscandolo, attraverso procedure tutt'altro che democratiche. Lo hanno fatto attraverso rivoluzioni di palazzo (vedi Tunisia, Qatar), o con colpi di stato militari (vedi Egitto, Iraq, Algeria, Siria, Pakistan), o con l'aiuto da parte delle potenze occidentali che hanno tracciato intorno a queste élite aree geografiche artificiali (vedi il Kuwait e la Giordania). Mediante il potere politico e militare le dittature arabe hanno il monopolio dell'economia e delle ricchezze dei paesi che "governano". E per salvaguardare questa situazione di privilegio, tali regimi ricorrono spesso ad indicibili forme di repressione e di discriminazione etniche, religiose, culturali e politiche. La popolazione nei paesi arabi è ridotta oggi ad uno stato di disagio economico, sociale e politico; continua, inoltre, ad essere vittima di una politica di analfabetizzazione intenzionalmente organizzata da chi governa per mantenere il controllo sociale su di essa. L'immobilismo culturale in cui versa oggi il mondo arabo islamico è dovuto prevalentemente a queste dittature che occupano illegittimamente i palazzi di potere e che attraverso metodi di repressione politica e poliziesca hanno soffocato qualsiasi sentimento di riscatto sociale e culturale da parte dei cittadini arabi. Le torture e le decapitazioni non sono quindi pratiche inusuali per i regimi arabi che si definiscono anche islamici. Come può, allora, un regime totalitario come quello di Mubarak, chiedere agli americani di rispettare i diritti umani in Iraq, senza cadere nel ridicolo, quando sappiamo che in Egitto vige da 23 anni lo stato d'emergenza, decretato dallo stesso Mubarak, con il pretesto di combattere il terrorismo islamico? Con quale coraggio il regime wahabita può dirsi sdegnato davanti alla decapitazione di Nicholas Berg, quando noi tutti sappiamo che questa consuetudine è all'ordine del giorno in Arabia Saudita, paese dove sono custoditi i luoghi sacri dell'islam? Quante sono le persone che oggi subiscono torture, sevizie sessuali e che muoiono nelle prigioni arabe? Il loro torto è spesso quello di avere espresso un'opinione non gradita ai "padroni" del mondo arabo islamico. Che cosa può, quindi, partorire questo stato di sfacelo generale in cui vivono gli arabi musulmani oggi, se non dei tiranni e i loro alter ego, i fanatici religiosi e terroristi? Anche l'islam, per salvarsi, ha bisogno di perdere tanti suoi cattivi interpreti e di ritrovare la sua anima. Mostafa El Ayoubi
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