Documentazione: “Enigma Apocalisse”
, “Newsweek”, “Express”, “Apocalisse”
Gv, 8, 6-10 (Bibbia), “Economist”, L.C., Aprile 2004,
Torre di Guardia,1 aprile 2004 pag.5
1 - Ma il mondo è sull’orlo
del baratro? Itinerario attraverso i possibili casi di “fine
del mondo”.
“ I sette angeli che avevano
le sette trombe si accinsero a suonarle.
Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati
a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso,
un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si
seccò.
Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna
di fuoco fu scagliata nel mare.
Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono
nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto”.
(Apocalisse, Gv 8,6 – 9)
Come ogni messaggio profetico, l’Apocalisse ci proclama l’attualità
del disegno di Dio e, correlativamente, l’urgenza del nostro
impegno. Questa proclamazione, essa la fa dandoci l’intelligenza
soprannaturale del tempo presente e del suo compimento.
L’opera di Dio è arrivata al suo termine, e noi non
ne attendiamo più che la manifestazione ( 1,7; 22,20). Cristo
già trionfa e il suo regno è inaugurato. Gesù
è il solo Salvatore e perciò, per investitura divina,
l’unico Signore; noi siamo negli ultimi tempi e viviamo nell’anticipazione
della salvezza e nei preludi del giudizio.
Ma l’Orologio del tempo del
Giudizio Universale è giunto al termine della sua corsa?
L’uomo del secolo XXI è arrivato alla conclusione della
sua avventura terrena?
Disorientamento
collettivo, allarme ambientale, dissesto idroclimatico, instabilità
politica nell’attualità e nella realtà, guerre
sparse in tutto il mondo, Israele epicentro di questo momento storico
di tante difficoltà internazionali, l’insidia del terrorismo,
fame e carestia nei paesi del Sud del mondo…
Timore di una guerra nucleare.
Tanti segnali di paura, di instabilità
che all’uomo comune della strada forse preoccupano più
del nucleare.
Non c’è da preoccuparsi, eppure…
Pochi mesi fa 30 le nazioni colpite, 8422 i contagiati nel mondo,
916 le vittime. Colpa della polmonite atipica: la Sars, ovvero un
virus sconosciuto ad alto contagio che in pochi mesi diventa una
vera e propria epidemia che semina il panico in tutto il mondo.
Da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
scatta l’allarme: è una delle più grandi epidemie
degli ultimi anni. Una minaccia per la salute del mondo.
Non c’è da preoccuparsi, eppure…
Estate 2003. una morsa di calore opprime l’Europa. Un caldo
anomalo mai registrato così a lungo. La colonnina di mercurio
segna temperature record nelle grandi città: 42° a Parigi,
38° a Londra, 30° a Stoccolma, 39° a Roma. Il Tirreno
raggiunge temperature da mare dei Tropici. E’ un caldo senza
fine che dura ininterrottamente per 11 settimane provocando danni
pesantissimi: siccità, incendi devastanti, energia al collasso,
danni all’agricoltura e soprattutto perdite umane.
35.000 sono le vittime di questa torrida estate in Europa, la Francia
è il paese più colpito con 15.000 morti, in Italia
se ne contano 8.000. Una vera e propria epidemia, un evento straordinario.
Un segnale di allarme? Cosa accadrà nel prossimo futuro?
Non c’è da preoccuparsi, eppure…
14 agosto 2003, ore 16.15 in pieno giorno salta l’intera rete
elettrica in una vasta zona dagli Stati Uniti al Canada per 29 ore.
E’ un black-out gigantesco che investe 16.000.000 di persone.
Tutte le grandi città sono nel caos. Sono bloccati i treni,
metropolitane, ascensori e aeroporti. I disagi sono enormi.
Le ipotesi: sono stati i
terroristi? E’ finita l’energia? Si è trattato
di un incidente? Forse.
28 agosto 2003 ore 18.15 Londra al buio per 40 minuti. E’
il più grande black-out che abbia mai colpito la capitale
inglese. Un evento senza precedenti. Anche qui: un incidente.
23 settembre 2003 ore 12.40 il sud della Svezia e parte della Danimarca
rimangono senza elettricità. Sono circa 2.000.000 le persone
coinvolte. La causa è ancora una volta un guasto meccanico.
28 settembre 2003 ore 3.30 del mattino. L’Italia intera si
spegne. Il blocco elettrico lascia il paese completamente senza
luce per 12 ore. In poco più di un mese il mondo è
stato colpito da 4 black-out di enormi dimensioni. E’ solo
una coincidenza oppure le strutture dell’energia sono vicine
al collasso?
Tutto solo una coincidenza. Non c’è da preoccuparsi,
eppure…
Lo scrittore Marco Buticchi afferma:” Non vorrei che fosse
un segnale per farci capire che abbiamo forse esagerato noi a pretendere
da questo nostro continente eccessive risorse. Non abbiamo parlato
ancora dell’effetto del black-out sulla conservazione degli
alimenti. Ognuno di noi è abituato ad aprire il frigo, una
cosa che ci sembra normale. Ma qualora questo frigo fosse rimasto
senza energia elettrica per lungo tempo, di che cosa potremo noi
cibarci in futuro?”.
Non è un profeta di sventura ma è un grande scienziato
che cerca di avvisare sui rischi che il nostro pianeta sta correndo,
è Bill Mc Guire, vulcanologo, professore di Geofisica alla
London College University. Ha scritto un libro dal titolo micidiale:
“Guida alla fine del mondo”. In questo libro elenca
tutti i possibili modi in cui questo mondo può finire.
Il killer più probabile dell’umanità che potrebbe
uccidere miliardi di persone per causa naturale potrebbe essere
l’impatto di una cometa. Ma altri terribili, possibili disastri
sono comunque da considerarsi.
L’inferno può scendere dal cielo, dalla terra e dal
mare. Tre facce della furia della natura, tre modi di minacciare
la sopravvivenza forse non del pianeta terra ma sicuramente della
nostra civiltà.
.
Ipotesi di Supereruzione:
premesso che sul globo ci sono 1.500 vulcani, premesso che in media
ci sono due supereruzioni ogni 100 millenni, stabilito che l’ultima
eruzione catastrofica è accaduta 73.500 anni fa, da 25.000
anni siamo a credito della vendetta di un vulcano. Proviamo a prendere
alla lettera queste previsioni. L’ultima eruzione è
di 73.500 anni fa, forse la maggiore di tutti i tempi. Provocò
un cratere di 100 km a nord di Sumatra.
Gli effetti: 6000 km cubici di detriti, 5 mld di gas solforici nebulizzati
nella stratosfera, 15° in meno di temperatura, 6 anni di rigido
inverno, decimazione della specie umana.
E se accadesse oggi cosa accadrebbe?
Abbiamo cibo a sufficienza per resistere nel day after almeno 6
anni? No , due al massimo potrebbero resistere i paesi ricchi, figuriamoci
l’altra metà del globo.
Ipotesi Tsunami: i vulcani possono eruttare o franare
magari nelle acque di un Oceano generando onde anomale assassine,
gli Tsunami: muri di acque lunghe decine di km, alte centinaia di
metri
che viaggiano alla velocità di 700 km orari che come uno
jumbo si schiantano sulla terra ferma. E’ già successo
alle isole Hawai come alla Canarie. Ci sono motivi seri di credere
che si possa ripetere
magari fra 10.000 anni, magari l’anno prossimo. Non lo sappiamo.
Ma sappiamo con certezza che un blocco di roccia del vulcano Umbrevieca
sta per franare in mare.
Cosa succederà? A sud una serie di onde gigantesche cancellerà
le coste dell’arcipelago delle Canarie prima di abbattersi
su quelle dell’Africa. A nord, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna
saranno colpite da onde di almeno 7 metri. A ovest onde di 50 metri
inonderanno il brasile del Nord, le isole dei Carabi e la costa
degli Stati Uniti. Decine di miliardi di persone moriranno e l’economia
globale cadrà in ginocchio.
Erano le 7,58 della mattina del 26
dicembre quando Bayu Pranata, geofisico di Padang in Indonesia,
cominciò il suo turno e venne disturbato da uno strano e
improvviso suono, un “tak tak” continuo. Prima guardò
fuori dalla finestra. Poi capì che il rumore veniva dall’apparecchio
che registra l’attività sismica. Sul suo sismografo
stava osservando uno dei più grandi terremoti nella storia
dell’umanità.
Il Terremoto. Ore 7.58 locali in
Indonesia le placche tettoniche di India e Birmania si scontrano.
Quella di Birmania si solleva in altezza di 10 metri- il terremoto
ha la forza 9 della scala Richter e sposta l’isola di Sumatra
30 centimetri più a oriente.
L’Allarme. Ore 8 locali. I
sismografi di tutto il mondo registrano la scossa. Alle Hawai parte
il primo allarme Tsunami, rilevato anche dalle boe oceaniche che
registrano l’innalzamento anomalo delle onde nell’oceano-
Non esiste però nessun referente da allertare nel Sudest
asiatico.
L’Indonesia. Ore 8.19 locali.
L’onda colpisce subito la costa di Sumatra e devasta la regione
di Banda Aceh- Comunicazioni interrotte. Lo Tsunami provoca decine
di migliaia di morti- Il primo giorno le vittime accertate sono
4.442
La Thailandia. Ore 9.20 locali. Il
maremoto colpisce la Thailandia 80 minuti dopo la rilevazione del
terremoto: onde giganti a Phi Phi, Phuket e sulla costa fino al
confine birmano- Il primo giorno i morti sono appena 392.
Lo Sri Lanka. Ore 9.40 locali. L’inondazione
arriva nello Sri Lanka 100 minuti dopo l’allarme-Spazzate
via intere comunità intorno a Galle e in tutta la fascia
costiera Sud orientale.
I l primo giorno i morti sono 3.538.
L’India. Ore 10 locali. Il
governo indiano non è in grado di raccogliere gli allarmi,
che via via si intensificano nel mondo- alle 10 l’onda si
abbatte sulla costa meridionale del Tamil Nadu- Il primo giorno
i morti sono 3.000.
Le Maldive. Ore 11 locali. Le onde
giganti raggiungono le Maldive 3 ore dopo l’inizio del fenomeno-
la capitale Male è inondata, interi atolli sommersi-i morti
il primo giorno sono 52.
Questo maremoto che ha devastato
il Sudest asiatico è stato denominato l’Apocalisse
perché proprio ad una Apocalisse fanno pensare le immagini
del 26 dicembre 2004.
Una tragedia che coinvolge il mondo intero visto l’alto numero
di turisti stranieri e residenti presenti in quell’area geografica.
Il bilancio dopo 10 giorni registra i seguenti dati:
*Morti: 145.000 * A Rischio per Fame e Sete: 1,7 milioni
*Feriti: 500.000 * Danni Stimati: 10 miliardi di dollari
*Vittime Europee: 370 * Ricostruzione: per l’Onu ci vorranno
10 anni
*Dispersi Europei: 4320 * Aiuti inviati: 2,2 miliardi di dollari
*Senzatetto: oltre 5 milioni
Ma il bilancio complessivo cresce
di ora in ora. Il numero dei dispersi è moto alto. Se ne
calcolano almeno 30.000.
Col trascorrere delle settimane le statistiche sulle conseguenze
del maremoto si fanno sempre più tragiche. Dati aggiornati
al 20 gennaio parlano di 226.500 morti, ma solo qualche giorno più
tardi siamo a 286.000.
L’Indonesia, e in particolare la provincia di Aceh, conta
il più alto numero di vittime: 166.000. seguono Sri Lanka
(oltre 38.000), India (oltre 16.000), Thailandia (oltre 5.000),
Malaysia e Maldive (una settantina in ognuno dei due Paesi). Dubbio
il bilancio in Mynmar: il governo di Yangon ammette poche decine
di morti- una sessantina o un centinaio al massimo- ma il dato non
convince e dal Paese filtrano voci incontrollate di migliaia di
morti. Una volta tanto il Bangladesh, costantemente martoriato da
alluvioni e monsoni, è stato risparmiato dalle acque: le
vittime ufficialmente censite sono solo due.
Case, città, spiagge distrutte,
vite spezzate in un attimo: un Apocalisse. Finisce la vita di migliaia
di bambini, finisce quella di tanti turisti in cerca di felicità.
Quelle che noi vediamo sono immagini forti che meglio di ogni altro
commento danno l’idea della potenza, della violenza di un
cataclisma che fino a questo momento ha provocato già 150.000
morti e si tratta di un bilancio provvisorio.
“E’ un disastro quello
che ci appare davanti arrivando qui nello Sri Lanka. E’ un
disastro fotografato dagli occhi di chi ha perso tutto e resta appeso
ad una vita rimasta attaccata alla pelle per un miracolo, per fortuna
o solo per destino. Intorno a chi è sopravvissuto si accatastano
i corpi di chi non ce l’ha fatta.
Le autorità temono il rischio del dilagare di epidemie che
aggiungerebbero morte a morte, oltraggio ad altro oltraggio. Almeno
12.000 le vittime”. (Alessandro Girardini, inviato Mediaset)
Ma scientificamente cosa è
accaduto?
Il nome “Tsunami” fu
usato per la prima volta nel 1963 ad una conferenza internazionale.
In Giappone “Tsunami” significa letteralmente “Onda
del Porto”. Si tratta di una serie di onde oceaniche che dopo
aver percorso anche migliaia di km in mare aperto, si abbattono
con violenza sulle coste.
Il terremoto ha colpito una zona sismicamente attiva nota. Il terremoto
ha prodotto una frattura in una porzione della crosta terrestre
che ha indotto un movimento della massa d’acqua che ha generato
l’onda di Tsunami, cioè il maremoto.
Gli animali sono stati i primi ad accorgersi dello Tsunami in arrivo:
uccelli, cani, bufali sono fuggiti.
Le foreste di Mangrovie sulle coste hanno attutito l’effetto
del maremoto, salvando migliaia di vite umane.
Eventi di magnitudo elevati in quella zona sono frequenti. Ce n’era
stato uno nel 2002 di magnitudo comunque elevato. Magnitudo superiore
a 8,5, in questo caso, 9, sono più rari. L’acqua praticamente
spostata si è spostata a una velocità notevole. E’
possibile pensare che in solo 2 ore dalla zona ipocentrale l’onda
di maremoto ha raggiunto lo Sri Lanka e in solo 15 ore l’onda
può percorrere completamente il Pacifico. Finchè l’onda
cammina in mare aperto e non è ostacolata non causa nulla
e non è nemmeno rilevabile dalle imbarcazioni. Quando interagisce
con la batimetria cresce in altezza, rallenta in velocità
con tutti gli effetti catastrofici che abbiamo visto.
L’AMBIENTE.
La Distruzione. 20% Il Danno. Secondo
le prime ipotesi lo tsunami potrebbe avere distrutto il 20% della
barriera corallina dell’Oceano indiano.
Il Rischio. 70% Se la situazione
del mare non dovesse migliorare potrebbe andare distrutto un altro
70% dei coralli.
La Rinascita. Gli anni 40. E’
il tempo necessario perché si sviluppi un cespo di corallo
come la testa di un bambino.
Il corallo nelle zone tropicali cresce a un ritmo di 7 millimetri
l’anno, ma l’inquinamento lo rallenta.
Le Cifre. 1700 I Pesci. Le specie
che vivono nella barriera corallina dell’Oceano Indiano. Nei
Carabi sono 350.
85% I Coralli. Le specie di corallo
presenti nell’Oceano Indiano in più rispetto al Pacifico.
2500. Le Palme. Le specie diffuse
nelle zone equatoriali, subtropicali e tropicali del globo.
Le Conseguenze. Le piogge che superano i duemila millimetri l’anno
potranno aiutare il recupero della fertilità della terra
in tempi più rapidi del previsto. E’ già accaduto
in altre aree sottratte al mare, come in Olanda. Molti animali sono
riusciti a sopravvivere scappando prima del disastro grazie alla
capacità atavica di presentire i pericoli.
Le Coste dell’Asia. Dopo l’onda
salve solo mangrovie e palme. Con il suo fogliame lussureggiante
e le radici intrecciate, sospese a metà tra acqua e aria,
la mangrovia è tra gli elementi più riconoscibili
del paesaggio tropicale: a suo agio nelle paludi e sulle coste,
è tra i vegetali che meno hanno sofferto dell’impatto
con lo tsunami. Le radici aree, infatti, permettono alle foreste
di mangrovie di filtrare il sale (che una specie, l’Avicennia,
espelle addirittura tramite ghiandole situate sotto le foglie).
E proprio la presenza diffusa degli intricati mangrovieti avrebbe
in alcuni casi limitato la forza d’urto dello tsunami sulla
terraferma.
Insieme alle mangrovie, la palma
da cocco è il secondo elemento portante dell’ecosistema
costiero tropicale di queste zone: con i loro tronchi alti 8in alcuni
casi fino a 40 metri), snelli e flessibili, abituati a resistere
alla forza devastante di uragani e monsoni stagionali, questi alberi
non sembrerebbero avere subito grosse perdite nel corso della catastrofe
del 26 dicembre. Neppure l’inusuale presenza di grosse quantità
d’acqua salmastra sul terreno dovrebbe aver creato problemi
a questa pianta, abituata a crescere al limitare delle spiagge e
a pochissima distanza dal mare.
Il Corallo. Distrutti dallo tsunami.
Le specie di coralli che formano il reef dell’Oceano Indiano
sono incredibilmente più variegate di quelle che si possono
trovare nell’Atlantico o nel Pacifico, ma ne condividono una
caratteristica fondamentale. La fragilità. I minuscoli polipi
che costruiscono e abitano l’esoscheletro corallino (la parte
visibile del corallo) sono sensibili alle variazioni di temperatura,
all’inquinamento, al semplice tocco di una mano. Il rischio
è che, oltre che dell’impatto con l’onda, i coralli
vengano ulteriormente danneggiati dalle scorie fangose e chimiche
rilasciate in mare dopo la catastrofe.
Il Pesce Pappagallo. Il pesce pappagallo,
coloratissimo e socievole, è tra i principali abitanti della
barriera corallina tropicale. Si nutre di alghe che strappa dal
corallo grazie alla sua bocca cornea a forma di becco. Facendo questo,
rompe piccoli frammenti di corallo, li inghiotte e li espelle sotto
forma di sabbia corallina: quella che andrà a formare le
splendide spiagge bianche delle isole tropicali. L’impatto
dello tsunami sulla barriera può avere distrutto molte are
in cui i pesci pappagalli erano soliti nutrirsi, insieme alle cavità
tra i coralli in cui cercavano rifugio per la notte.
.
Il Barracuda. Il barracuda vive in mare aperto, in prossimità
del reef, eha un fondamentale bisogno di acque pulite: anche per
questo i sommovimenti causati dallo tsunami potrebbero creare difficoltà
a questo predatore oceanico.
L’Aragosta. La distruzione
del reef lascerebbe le aragoste tropicali, che non vivono sugli
cogli o in mare aperto, senza habitat
Ipotesi Grande Terremoto: il 17 gennaio del 1995
un violento terremoto colpì la provincia giapponese di Kobal.
Oltre 6000 furono le vittime. Bene, niente, rispetto al prossimo.
Quello che sbriciolerà Tokio, se ci sarà, sarà
35 volte più dannoso di questo. Innanzitutto i morti potrebbero
salire a 80.000 e le case distrutte a 230.000, ma sarebbero violente
anche le ricadute sull’economia. A Tokio hanno sede il Governo
Nazionale, la Borsa Valori, il 70% delle direzioni delle maggiori
società giapponesi e mondiali. Pochi minuti basterebbero
per mandare in fumo 7.000 miliardi di dollari, quanto basta per
innescare un collasso economico su scala planetaria.
Una previsione allarmante per due motivi: i sismologi ritengono
che ci siano ottime possibilità che il temuto “big
one” si verifichi entro i prossimi 30 anni. I terremoti non
si riescono ancora a prevedere.
Ricapitolando sono tre ipotesi tutte
e tre spaventose: Supereruzione, Tsunami, Grande Terremoto.Nessuna
delle tre prevedibile con qualche anticipo?
Bill Mc Guire, geofisico: “E’ molto difficile prevedere
queste catastrofi naturali, praticamente non possiamo prevedere
i terremoti però possiamo farlo per le eruzioni vulcaniche.
L’unico problema delle supereruzioni è che non sappiamo,
in realtà, quali siano i segni che li potrebbero evidenziare.
Nella nostra memoria, per lo meno della storia moderna, non abbiamo
dati di questo rilievo. Possiamo cercare di prevederle ma non abbiamo
certezze. La supereruzione è in realtà lo scoppio
normale di un vulcano che ricorda per esempio l’avvenimento
del Monte S.Elena dell’’80 e si ricorda che cosa è
stato. A Kobal tutte le eruzioni sarebbero 6.000 volte più
forti. In realtà la cosa fondamentale è che tutte
le eruzioni emettono dei gas solforici che potrebbero avere degli
effetti diabolici.”.
Cosa può fare l’uomo contro la terra?
Giulio Girello, filosofo della scienza, ricorda un passaggio del
libro di Mc Guire proprio nel caso dei terremoti che hanno scosso
il Giappone: “In sé non sono tanto i terremoti che
uccidono, in sé uccidono le reazioni delle persone e uccidono
i modi con cui si è costruito”.
Il modo con cui la città è stata pianificata, il modo
con cui si interviene. In molti casi molte vittime furono aumentate
per le strutture arcaiche con cui la città era tenuta. La
prevenzione può aiutare. Siamo un po’ come “La
ginestra” di Leopardi. Cerchiamo di fare quel poco che si
può per tenere su quel pezzettino del Monte Vesuvio, “lo
sterminatore Vesuvio”, senza crederci degli immortali, senza
crederci dei dominatori del mondo ma cercando di collaborare in
modo di far fronte in modo razionale e coordinato ai rischi di catastrofe.
Apocalisse: “Il terzo Angelo
suonò le trombe e cadde dal cielo una grande stella ardente
come una torcia e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti
delle acque”.
( Apocalisse Gv 8,10 )
Cosa potrebbe essere? Una stella,
una cometa o un meteorite?
Una palla di fuoco squarcia il cielo
sopra la Siberia, in pochi istanti si alza un vento micidiale. Un
ruggito assordante scuote le viscere della terra e un incendio feroce
divora km di alberi secolari.
Tunguska 30 giugno 1908. prime luci dell’alba. Cosa è
successo, cosa ha fatto tremare la terra fino a 1000 km di distanza?
Per una settimana il sole non tramonta sull’Europa del Nord.
Perché?
Ci vogliono 19 anni prima che sia organizzata una spedizione scientifica
a Tunguska. Il pioniere si chiama Lion Huick ed è il primo
a individuare l ‘epicentro dell’esplosione e a scoprire
l’effetto devastante di 80.000 alberi sradicati. “Neanche
oggi riesco a esprimere- scriverà anni dopo- ciò che
provai allora: cadaveri di milioni di alberi giacevano allineati
nella direzione dell’urto”.
Ma soprattutto è stato il primo a formulare l’ipotesi
di un meteorite, un po’ azzardata per quei tempi ma Huick
non smette di crederci anche in assenza del corpo del reato. Dodici
anni di ricerche, di studi sulla meccanica celeste, di duelli fisici
come “insidia della taiga” per tornare sempre a mani
vuote.
Perché se di meteorite si è trattato non c’è
traccia di cratere? Perché non è stato trovato un
masso o un frammento roccioso dell’asteroide?
Fra gli scienziati si fa strada un’altra ipotesi: il corpo
celeste non ha toccato terra ma è esploso in aria polverizzandosi.
E’ possibile che non siano sopravvissuti neanche frammenti
di materia cosmica?
Ipotesi ufologia: E se nella taiga siberiana fosse scoppiata una
nave aliena? Scartata .
Ipotesi nucleare: Scartata per totale assenza di radioattività
nel terreno.
E se invece di un meteorite fosse precipitata una cometa?
Le comete sono agglomerati ghiacciati di gas quindi evaporano a
contatto dell’atmosfera terrestre. Eppure i conti non tornano.
Una cometa non resisterebbe a quella pressione e non sarebbe esplosa
a 8 km dal suolo ma almeno a 30 km il che non giustifica lo schema
di distribuzione degli alberi sradicati e non l’ampiezza della
devastazione.
Ma allora cosa è successo nei cieli siberiani 96 anni fa?
Forse la risposta dell’enigma è proprio negli alberi,
di quelli cioè sopravvissuti allo shock biologica.
E’ quello che pensano gli scienziati italiani, i primi a penetrare
la taiga dopo i russi.
L’idea è geniale: recuperare eventuali particelle cosmiche
intrappolate nella resina dei tronchi.
La missione italiana guidata nel 1991 dall’astrofisico Giuseppe
Longo dell’università di Bologna fa centro, ora non
ci sono dubbi. Nessuna nube di metano, nessun buco nero, nessun
blocco di antimateria provocarono l’esplosione di Tunguska
ma decisamente l’impatto con un sasso piovuto dal cielo. Quasi
sicuramente un meteorite di materia rocciosa come lo provano i 14
residui di elementi che lo componevano intrappolati nella resina
del tronco.
Dunque è già successo, un meteorite è caduto
sulle terra con effetti devastanti. Una certezza che fa paura soprattutto
se legata a un dato che ciascuno di noi ha una possibilità
su 20000 di poter morire per incidente aereo e solo una su 6000
di finire schiacciato da un asteroide.
Andrea Carusi, astrofisica afferma che in realtà è
un fatto statistico che i grossi impatti che possono produrre grandi
catastrofi e grandi numeri di morti sono molto rari. Si prende il
numero di morti e si distribuisce per tutto l’intervallo di
tempo. Dire che ognuno di noi ha una probabilità di morire
su 6000 significa che in un momento del futuro cadrà un asteroide
quindi moriranno 4 miliardi di persone e nei prossimi 200.000, 300.000
anni distribuiti su tutto il periodo. Significa prendere una macchina
del tempo e fare una statistica in futuro.
Gli asteroidi sono moltissimi. I meteoriti pericolosi conosciuti
non sono molti. Si parte da dimensioni di 150 metri. Ciò
che è importante è il trovarli, scoprirli. Si tratta
di scoprire, calcolare molto bene l’orbita e poi proiettarla
nel futuro per cercare di vedere se quell’oggetto verrà
a sbattere o no.
Tra quelli che conosciamo non ce ne sono. Ma abbiamo il tempo necessario
per organizzarci?
Normalmente cè un tempo di preavviso. Il tempo di preavviso
è quel tempo che passa da quando si scopre il meteorite a
quello dell’impatto. Se scopriamo l’oggetto molto presto
può essere anche molto lungo, centinaia di anni. Possiamo
andare avanti, c’è tutto il tempo. La tendenza che
si sta seguendo è di intervenire molto presto, parecchie
decine di anni prima dell’impatto. Un intervento molto soft,
effetto biliardo. Si tratta di dare una “bottarella”
all’oggetto il quanto basta per evitare la terra.
Qui abbiamo parlato di problemi che
la natura stessa può creare al nostro pianeta ma ci sono
altri problemi che è l’uomo a creare alla natura con
uno sfruttamento, secondo molti scienziati, scellerato.
Insomma la terra sta scoppiando, le risorse si stanno esaurendo.
C’è un dibattito molto forte da una parte i catastrofisti,
dall’altra gli scettici.
Nel 1970 il Club di Roma, si riunì
un gruppo internazionale di scienziati ,statisti ed economi; vuole
capire fino a che punto la terra sia in grado di sostenere l’aumento
demografico e lo sviluppo delle attività umane. Incaricati
della ricerca gli scienziati del Massachutes Institute of Tecnology.
Risultati: i 100 prossimi anni saranno l’inizio della fine
per il pianeta Terra.
Un improvviso, incontrollabile declino stravolgerà la situazione
ambientale al punto che qualsiasi intervento potrebbe essere inutile.
Incremento della popolazione.
Sviluppo economico insostenibile.
Esaurimento delle risorse alimentari.
Inquinamento.
Consumo delle risorse naturali.
In una parola: catastrofe.
Nella comunità scientifica è polemica. E’ vero
quanto sostiene il Massachutes Institute of Tecnology?
Le risorse del pianeta si stanno esaurendo? L’umanità
sta preparando la sua stessa fine?
Passano 30 anni. Estate 2003. convegno
internazionale a Erice. Gli interrogativi sono gli stessi. E gli
scienziati si dividono tra catasrofisti e ottimisti.
Quanti siamo sulla Terra? 6 miliardi. Quanti saremo? 8 miliardi
nel 2075 secondo le Nazioni Unite. Nel prossimo secolo 27 miliardi
secondo gli esperti che parlano di grave emergenza.
Chi ha ragione?
E ancora. La Terra si sta scaldando velocemente. Negli ultimi 70
anni ha raggiunto temperature mai toccate nell’ultimo millennio.
Di chi è la colpa? E quali saranno le conseguenze?
Gli ottimisti: Energia e risorse naturali in crescita. Utilizzazione
di energia alternativa. Aumento delle disponibilità alimentari
con gli organismi geneticamente modificati. Tasso di inquinamento
più limitato.
Nessuna catastrofe in vista.
I pessimisti: Sovrappopolamento Sfruttamento delle risorse naturali.
Perdita di fertilità del suolo. Impoverimento delle biodiversità.
Catastrofi naturali globali. Aumento del livello del mare. Territori
e città inghiottiti dagli Oceani. Desertificazione. Grandi
disastri naturali.
Sono gli eventi ai quali assisteremo.
E una data il 2050 delimita la soglia del non ritorno. Da quel momento
la fisionomia del pianeta verrà completamente stravolta.
Se continua così che cosa succede nel mondo dal 2100?
Le cose saranno veramente gravi. Le previsioni dei climatologi sono
sempre peggiori. Le temperature sono aumentate di 6,1° negli
ultimi anni. Sembra che debbano aumentare da 6° a 8° alla
fine del secolo. Il problema è che il clima cambia talmente
rapidamente da non permettere agli ecosistemi di adattarsi. E’
difficile per noi adattarci come essere umani. Pensiamo soltanto
al problema “acqua”, ci sarà una carenza sempre
maggiore, ci sarà il problema di desertificazione. Ci saranno
gravissimi disagi, sarà sempre più difficile vivere
nelle zone in via di sviluppo tra un secolo.
Non la fine del mondo? La scienza non risolve tutto. Le controversie
scientifiche hanno tante volte costellato e qualche volta anche
alimentato la ricerca. Da una controversia in cui ci sono pareri
molto diversi troviamo lo spirito per andare avanti.
La documentazione è piuttosto attendibile e soprattutto è
prudente è saggia, ci mette in guardia contro possibili esiti.
La scienza non può essere un dogma, non può essere
una religione. Un po’ l’ambiente nella religione lo
sta diventando. Molto la religione si lega con la fine del mondo.
La fine del mondo e il millenarismo
sono intimamente legate.
Mille e non più mille.
Una paura antica che contrassegnò l’era medioevale,
una radice antica però una paura in qualche modo ancora attuale.
Il millenarismo, il termine dei 1000 anni e poi il nulla mai più.
Una cometa brilla nel cielo di Occidente
per tre mesi e a terra Impero e Papato lottano all’ultimo
sangue per la supremazia. Una gigantesca balena solca le acque al
largo della costa della Normandia e aspre battaglie dilaniano il
paese della Gallia. Il sole rimane oscurato per due ore da un’eclissi
e una congiura di nobili trama per uccidere il Papa a Roma. Se la
natura si fa presagio del destino degli uomini in terra allora qualcosa
di terribile sta per accadere.
E’ l’ira di Dio prima della fine del mondo?
Correva l’anno 1000. e paura, superstizione, sentimento del
peccato, dannazione dell’anima stringono in una morsa il cuore
e la mente dell’uomo che vive tra il 10° e l’11°
secolo
Impaurito da guerre, fiaccato dalla fame, stremato dalle carestie,
confuso dalla corruzione e dalla decadenza dei costumi. E’
su questo terreno che nasce il millenarismo. L’attesa del
Regno di Cristo in Terra riservato ai soli giusti e destinato a
durare 1000 anni prima dell’ultimo assalto di Satana, del
Giudizio Universale e della Gerusalemme Celeste. Così racconta
Giovanni nell’Apocalisse così come credono le prime
generazioni dei Cristiani, una fede che diventa inquietudine all’approssimarsi
dell’anno 1000, un numero pieno, perfetto, dunque, una data
quanto mai propizia per la seconda Incarnazione di Cristo preceduta
però dall’Anticristo.
E per l’uomo dell’anno 1000 l’Anticristo non ha
solo il volto di una catastrofe naturale, dei pirati normanni o
saraceni, di una pestilenza, di un Papa o di un Imperatore, è
un uomo deforme, basso con le orecchie appuntite,le corna, con la
barba caprina, madido di sudore e dalle vesti sporche. In una parola:
il Diavolo come si è manifestato a un cronista dell’epoca,
il monaco cruniagenze Rodolfo Diglaro.
Le sue cronache, affresco della storia d’Occidente tra il
900 e il 1046, ci svelano una umanità ossessionata dal demonio,
lacerata dal senso del peccato, convinta che dietro ogni sventura
umana ci sia la mano del Maligno, dietro un eclissi solare o un’inondazione
il Castigo di Dio. Un umanità sull’orlo della dannazione
eterna. Sarà anche merito delle storie del monaco Rodolfo
se si diffonderà la leggenda dell’anno 1000, la paura
della fine del mondo in coincidenza della visione apocalittica della
fine del millennio datata 999.
Il problema dell’anno 1000
nasce proprio dall’Apocalisse- “1000 anni prima dell’arrivo
del Regno di Dio e la battaglia finale di Gog e Magog”.
Massimo Introvigne, sociologo delle
religioni sottolinea: “Le idee sulla imminenza della fine
del mondo oggi sono condivise dalla stragrande maggioranza dei cristiani,
ma anche dal mondo islamico e da quello ebraico , fenomeni questi
che si situano in religioni, denominazioni di tipo conservatore,
fondamentalista o ultrafondamentalista, c’è qualche
frangia, forse, anche nel mondo cattolico.
Un grave errore è credere che solo la frangia ultrafondamentalista,
quella di cui fanno parte le cosiddette sette che trascendono nel
terrorismo o nel suicidio si interessi alla fine del mondo. Non
è così. Una serie letteraria come i romanzi apocalittici
ha venduto 150 milioni di copie. - es. “Left behind”
di Jackins Alyen –Romanzi di come finirà il mondo secondo
un’ottica protestante di tipo conservatore. Non ci sono 150
milioni di membri di corpuscoli ultrafondamentalisti. E questo dimostra
che: primo: l’idea della fine del mondo è trasversale,
tocca Metodisti, Battisti, sicuramente anche qualche cattolico ha
letto la letteratura; secondo. la stragrande maggioranza di queste
persone non fanno suicidi di massa, non fanno attentati, sono pacifiche.
Direi che è un’operazione di tipo propagandistico da
parte di chi non ama la religione di tipo conservatore di raccogliere
sotto la stessa etichetta fondamentalista da un protestante, che
so battista del sud o pentecostale fino a bin Laden o ai protagonisti
delle sette del suicidio. Ci sono molte differenze. Il fenomeno
non è soltanto americano. Gli ultimi episodi più gravi
sono stati fatti da un gruppo cattolico di frangia in Uganda nel
2000, un migliaio di morti. Ce ne sono stati anche in Europa, dall’Ordine
del Tempio Solare nel 1994, l’attentato del 1995 ad opera
di un gruppo giapponese nella metropolitana a Tokio. Se poi parliamo
di terrorismo islamico ci rendiamo conto che non è limitato
agli Stati Uniti. Purtroppo il fenomeno è planetario.”
Movimenti, sette, santoni, presunti
profeti, cani sciolti del delirio e dell’Apocalisse per anni
hanno proclamato l’imminenza della fine del mondo. E qualche
volta hanno agito con perversa determinazione omicida.
Ventisei anni fa il più tragico suicidio di massa della storia
contemporanea. 913 tra uomini, donne e bambini morirono ingurgitando
una bevanda a base di cianuro prima dell’arrivo dell’Apocalisse
prevista dal loro tragico credo. Mente della sciagura il reverendo
Jim Iones, criminale, tossico, truffatore, abile affabulatore che
in nome di un utopia sociale a sfondo spirituale crea nella giungla
sud-americana un villaggio ,“Jones’s town”, votato
alla sua gloria e a quella del socialismo. Un migliaio di persone
gli crede e lo segue fino in Guyana, lo segue fino alla morte e
chi tenta di ribellarsi, chi tenta di fuggire viene ucciso a colpi
di revolver.
Ma l’onda millenarista ha toccato
il suo apice nell’anno 2000 e sono riemersi dall’oscurità
gli inguaribili sacerdoti di un evento finale che prima o poi deve
arrivare per distruggere il mondo o per salvarlo, per purificarlo
o per condannarlo.
Sta di fatto che il 2000 è passato e ormai viaggia verso
la certezza di un secolo che potrebbe svolgersi in tutta la sua
pienezza. Eppure ancora esistono deserti dove rinchiudersi e aspettare
il nuovo Messia, cattedrali del non senso dove invocare la fine
dei giorni.
Sette religiose presunte tali che sguazzano nel groviglio problematico
di argomenti millenaristi e spesso cavalcano l’onda lunga
dei media avidi di notizie e provocazioni.
Un esempio tra tanti possibili: il movimento dei Raeliani, ovvero
una sintesi pseudoreligiosa di ufologia, new age e positivismo scientifico.
Il tutto è iniziato circa 30 anni fa con l’incontro
di Claude Boriond con un umanoide alto come un bambino ma dalle
fattezze di un uomo. Questi avrebbe condotto Boriond a bordo di
un disco volante per rivelargli la verità sull’Antico
e Nuovo Testamento. E tra queste verità ci sarebbe anche
la necessità di mettere al servizio della gente la tecnologia
di cui siamo in possesso. Presto detto: dicembre 2002, i Raeliani
scioccano il mondo annunciando la prima bimba clonata. Polemiche
incredibili, battaglie legali, nessuna prova.
Ma
per loro la fine del mondo è più vicina, non la catastrofe
che distruggerà la Terra , ma la fine di questo mondo e la
rinascita sotto la guida degli extraterrestri. Appuntamento fissato
per il 2035.
I nuovi movimenti religiosi il cui
termine accademico ha sostituito quasi ovunque “setta”
nel mondo sono almeno 15 mila. Ma i media giustamente dal loro punto
di vista si occupano di quei 30, 40 o 100 che rimangono coinvolti
o in violenze o in attività discutibili e truffaldine.
La grande maggioranza dei nuovi movimenti religiosi hanno delle
idee diverse da quelle della maggioranza delle persone ma non commettono
reati e anche la grande maggioranza dei gruppi che aspettano la
fine del mondo non lo fanno in modo violento.
Il grande pericolo credo sia in quei movimenti in cui si annulla
qualsiasi possibilità di distinzione tra il religioso e il
politico. Casi in cui la politica si è mangiata la religione.
E’ il caso di Jim Jones. Jones’s town era un movimento
socialista e gli eroi di Jim Jones così come li aveva chiamati
erano le “brigate rosse” e Renato Curcio. Prima di morire
Jones ha lasciato detto che “Qui nessuno crede in Dio”.
Jones si situa in una fascia ultraprogressista della religione con
esiti mortali.
Oggi noi abbiamo un altro grande caso ed è quello della religione
che si mangia la politica. Nel contesto non di tutto il fondamentalismo,
ciò sarebbe tragico, sono centinaia di milioni di persone,
ma dell’ultrafondamentalismo radicale islamico e anche lì
questo crea una umanità terrorizzata e terrorista che non
è più capace di concepire quella differenza neppure
fisica tra religione e politica.
Qui nasce il terrorismo suicida, qui nasce bin Laden, qui nascono
certi eccessi della rivoluzione iraniana.
Dove si annulla anche fisicamente la differenza tra il religioso
e il politico o l’estrema sinistra, era Jones’s town
o in ambiti ultrafondamentalisti è al-Qaida, lì veramente
c’è il pericolo che l’apocalittismo faccia molti
morti.
La Chiesa cattolica ha un po’
dimenticato il Giudizio Universale che pure fa parte del suo messaggio.
La tendenza è quella del privilegiare il richiamo ad un impegno
serio personale, non aspettare soluzioni di cose che vengono dal
di fuori, di cose che vengono dall’alto o dal basso.
Impegnarsi seriamente nel nostro impegno quotidiano ricercando piuttosto
giorno per giorno con la scienza ad applicare i mezzi che abbiamo
e di prevedere con saggezza.
Siamo partiti da una visione apocalittica
biblica della fine del mondo, abbiamo visto che la Chiesa la interpreta
come Rivelazione come arrivo di Gesù Cristo. Ma noi intendiamo
fine del mondo i possibili modi per cui il mondo possa finire.
Riassumendo abbiamo analizzato varie probabilità:
1 – Dovuta al clima che sta impazzendo e che crea fenomeni
disastrosi estremi, inondazioni continue.
2 – Ma anche il rischio di un grande terremoto il “big
one” e che potrebbe portare a un collasso economico del sistema
che siamo abituati a conoscere.
3 – Abbiamo guardato in faccia il pericolo “meteorite”ma
con l’aiuto del professore Caruso della Pegaso Foundation
abbiamo scoperto che almeno per il momento non è stato identificato
alcun meteorite che rischia di poter entrare in rotta di collisione
con la terra.
4 – Abbiamo parlato del delirio delle sette e delle attese
millenariste che hanno portato a suicidi di massa come quello della
Guyana.
Quest’ultima parte è
dedicata all’Apocalisse, temuta, evocata, in qualche modo
esorcizzata e che pone una domanda che va affrontata in modo serio.
E’ drammatico e difficile il momento che stiamo vivendo perché
il mondo è su un crinale estremamente pericoloso e per questo
la paura pervade la nostra vita. Per questo dobbiamo porci una domanda
seria e difficile.
In principio era un saggio poi un libro: “Scontro di civiltà”
di Samuel Huntington , ora è diventato una chiave di lettura
del mondo, dello scenario internazionale e della geopolitica mondiale
e dopo l’11 settembre ha assunto i toni di una profezia e
gli eventi degli ultimi anni certo non fanno nulla per smentirlo.
E dunque:
Islam contro Occidente
Bin Laden contro Bush
Jihad contro Crociata
Il dissidio tra Oriente islamico
ed Occidente ebreo – cristiano è teologico prima che
economico ed ideologico, poiché queste due ultime componenti
discendono da quella rivelazione cranica commentata in ben 30 volumi
da Sayyd Qutib, padre spirituale del fondamentalismo islamico, condannato
a morte in Egitto nel 1966.
La convinzione di Qutib è che l’Occidente liberale
ha causato nel mondo moderno la terribile dissociazione schizofrenica
tra sacro e profano, religione e politica, morale ed economia; precisamente
ciò che nell’Islam non c’è e che , se
accolto, ne determinerebbe la dissoluzione etnica e culturale.
In effetti tale visione delle cose prese piede in Europa a cominciare
dal XVII secolo, quando si capì che, per progredire, le società
dovevano mettere in un angolo gli odi religiosi. All’”Ombra
del Corano” (tale è il suggestivo titolo del commento
di Qutib) si comprende come Ebrei e Cristiani siano “jahili”,
pagani, in quanto nella pratica smentiscono Mosè e i Vangeli.
All’ombra dei Vangeli si comprende che ai tempi di Gesù,
Ebrei e Romani si combattevano senza risparmio per evitare la reciproca
disgregazione etnica.
Che l’Occidente cristiano abbia agevolato il sorgere di quel
capitalismo delle clientele che vampirizza culture “ingenue”
pare assodato, specie dopo la rinuncia della Chiesa a combattere
l’usura fin dal XV secolo ( ci sono naturalmente eccezioni).
D’altronde il messaggio cristiano autentico è trans
– etnico in quanto il discrimine di riferimento tra sacro
e profano, fedele e infedele non è più il rituale
e la sua purità (Gesù contro i farisei) bensì
tra chi accoglie la volontà d’amore del Padre e chi
la rifiuta “in pratica” nella vita quotidiana.
Semplificazioni inaccettabili smentite
da milioni di musulmani che si oppongono al terrorismo islamico
e da milioni di cristiani che lottano contro la guerra e per il
dialogo fra le religioni e su tutti Woityla che per mesi ha gettato
acqua sul fuoco nel tentativo di spegnere l’incendio sull’integralismo.
Eppure oltre le esemplificazioni della stampa un problema c’è,
un interrogativo rimane sul tappeto:
Il mondo è veramente sull’orlo
di uno scontro di civiltà?
A tale proposito non ravvedo il rischio,
le grandi religioni monoteistiche dell’Occidente: Ebraismo,
Cristianesimo, Islamismo, hanno convissuto, collaborato, ci sono
state delle osmosi molto importanti. Dove sono queste civiltà
che sarebbero contrapposte? Ogni cultura porta in sè potenzialmente
il germe anche delle altre e quindi del dialogo e della collaborazione.
Sta a noi come individui, come Stati, come strutture metastatali
assumersi il nostro senso di responsabilità senza fuggire
in apocalissi ideologiche o apocalissi pseudoreligiose, ma affrontare
quotidianamente il compito, come dice Voltaire, di “pulire
il nostro giardino” e di lavorare perché la nostra
terra sia pulita dalle scorie ma anche da scorie che sono tra le
peggiori e che sono quelle della violenza, della sopraffazione e
dal potere di decidere per gli altri.
L’incontro tra ebrei, cristiani e musulmani ,ora più
che mai, non potrà dunque avvenire che a partire da una sempre
più rinnovata comprensione – accoglienza di quell’amore
trans – etnico di cui sono intrisi i Vangeli; amore che dissolve
ogni barriera ritualistica, ogni pretesa di “purezza incontaminata”
che è tuttora la scaturigine di ogni rigidità identitaria.
Il terrorismo islamico è stato definito con il termine “Bestia
dell’Apocalisse”, metafora del “potere che viene
dal mare” che cerca sempre di assolutizzarsi, anche il potere
democratico cerca in tal senso, e la “Bestia che viene dalla
terra”, sarebbero le ideologie, le filosofie, le religioni
che dovrebbero purificare e che invece troppe volte adulano e vanno
anche in appoggio del potere che viene dal mare.
I nomi biblici spesso dicono qualcosa delle caratteristiche o della
vita di una persona, come nel caso di Abraamo, di Gesù e
di molti altri. Allo stesso modo “bestia” è rappresentato
anche da un nome numerico che ne rappresenta le caratteristiche.(666)
Nel libro biblico di Daniele le varie bestie rappresentano regni
o imperi umani che si sono succeduti. La bestia composita di Apocalisse,
13,1,2 simboleggia il sistema politico mondiale a cui Satana dà
autorità e su cui eserciterà il controllo.
Che la bestia abbia “un numero d’uomo”, o “un
numero umano”, indica che è un’entità
umana , non un demonio. Quindi riflette le debolezze umane derivanti
dal peccato e dall’imperfezione.
Agli occhi di Dio il numero sei, essendo inferiore al sette, numero
completo o perfetto in senso biblico, è segno di imperfezione.
Il marchio 666 dà risalto a questa mancanza ripetendo il
numero tre volte.
In questo senso la “bestia” è come segno del
potere che cerca di assolutizzarsi e che quindi soffoca la libertà
delle persone e dei popoli. E’ difficile però individuarlo
perchè al di dentro di tutte le culture e di tutte le religioni
c’è il pericolo che una parte diventi bestia e quella
parte accentui l’aspetto della violenza, del dominio e del
predominio. Al contrario, tutte i movimenti ideologici e religiosi
in primo luogo, dovrebbero trovare il meglio di sé, incontrare
il “meglio di sé” che c’è nelle
altre religioni e diventare un fermento contro la tendenza che abbiamo
tutti e soprattutto di chi si sente più forte di dominare
con la violenza. La tendenza sarebbe invece attraverso la non violenza
che non è rinuncia ma usare i modi della ragione, i metodi
della ragione, dell’incontro e del dialogo per evitare la
violenza .
Se davvero crediamo in un unico Dio vuole dire che siamo tutti fratelli
e non possiamo, non dobbiamo strumentalizzare le religioni per la
violenza e per la guerra. Ma far lievitare il meglio che c’è
al di dentro dell’umanità.
Il 2003 è segnato dal terrorismo, dalle bombe e dal pericolo
nucleare.
Esiste il pericolo di un conflitto
nucleare?
Quello che abbiamo temuto per tutto il periodo della guerra fredda?
Dopo la guerra fredda avviene un
momento di svolta e di politica di distensione. Gorbaciov propone
di arrivare al disarmo nucleare entro il 2000. Ma poi cambiano i
rapporti di forza, di interessi e certe politiche. Gli Stati Uniti
usciti vincitori dal confronto con l’Unione Sovietica approfittano
di questo momento favorevole.
Il rischio che possa scattare una guerra nucleare anche se per errore
c’è. Un segnale sbagliato che possa far partire. Già
in passato abbiamo avuto un serie di rischi gravi che poi sono venuti
alla luce anni dopo.
Che succederebbe se si scatenasse una guerra atomica, la fine del
mondo?
Ci sono studi scientifici che si basano sull’esperienza, purtroppo,
di Hiroshima e Nagasaki e si basano sugli effetti delle armi nucleari
che sono stati studiati durante gli esperimenti nucleari e da tutto
questo, a livello scientifico, si conclude che una guerra nucleare
eliminerebbe la specie umana e quasi ogni forma di vita dalla faccia
della terra.
Ma uno studio fatto da un gruppo
molto serio di scienziati, di uomini politici, di statisti e di
economisti, prevede quale sarà la situazione nel 2015.
La situazione nel 2015 sarà quella di un mondo in cui rimarranno
in grande divario le grandi contraddizioni e i grandi contrasti
non tra le civiltà ma tra potentissimi interessi e quindi
si prospetta un mondo in cui prevedono una grande potenza sicuramente,
potrebbe essere la Cina per esempio, e allora si potrebbe essere
di nuovo in una situazione analoga e, in un certo senso, più
pericolosa, di quella della guerra fredda.
Per “Newsweek”, la Cina “sta iniziando a puntare
sul resto del mondo”. Capitali cinesi corrono sulle autostrade
del mercato mondiale; si ripropone il modello del Giappone degli
anni ’80 su scala decuplicata.
Eric Chol della rivista parigina “Express” si colloca
sulla stessa lunghezza d’onda:”Cina nuova conquistatrice”.
Nel 2003, scrive, i grandi gruppi cinesi censiti tra i “Top
500” di “Fortune” erano 11; a Pechino stimano
di arrivare, in tempi rapidi sui 50. vogliono sfruttare al massimo
il loro ineguagliabile vantaggio: il basso costo del lavoro. Un
ingegnere edile costa 300-400 dollari al mese! Questo vantaggio
per Chol, durerà anche per il prossimo ventennio.
La Cina è il “Dragone affamato”. L’efficace
definizione è dell’”Economist”. Il Dragone
divora il 50% del cemento mondiale, il 30% del carbone, il 36% dell’acciaio.
Nel 2003 la sua sete di petrolio è cresciuta del 30%.
La popolazione cinese censita è divisa in due comparti: rurale
ed urbana. Si può stimare in 13,7 milioni all’anno
il numero dei migranti che dal mondo rurale corrono verso la vita
urbana. L’1,1% della popolazione è in marcia, ha rotto
le secolari catene che la legavano alla vita contadina. Sono i benvenuti
nella turbolenta realtà della Cina che marcia verso il capitalismo
maturo. (L.C. Aprile 2004)
Un’altra delle date, non dell’Apocalisse
in questo caso, ma di uno scenario fosco del nostro futuro. Ne abbiamo
evocate molte di date di scenari foschi apocalittici.
La fine del mondo è stata annunciata tante volte. Nei secula
seculorum sono state innumerevoli le profezie sulla fine del mondo.
Un viaggio lungo un itinerario di un Apocalisse annunciata.
Le speculazioni sulla fine del mondo sono iniziate nei primi secoli
del cristianesimo. Uno storico avventista, Leroy Edwin Froom, ha
raccolto una documentazione straordinaria su centinaia o meglio
migliaia di personaggi che hanno cercato con i calcoli più
disparati di fissare un grande numero di date diverse per la fine
di questo mondo. E’ la monumentale “Prophetic of Our
Fathers” in 4 volumi di quasi 4 mila pagine. Ne vediamo alcune:
Innanzi
tutto la profezia contenuta nei Vangeli Apocrifi: 31 dicembre 999
Secondo il matematico tedesco Michael Stefil alle ore 8 del 18 ottobre
1533
1537 – astrologo Pier Purrell
1732 – Nostradmus, distruzione della razza umana
e ancora 1736 secondo William Winston, prete matematico inglese,
l’inizio della fine sarebbe cominciata con un’inondazione
di Londra
1792 – seconda profezia di Nostradmus
3 aprile 1843 secondo William Miller, padre degli Avventisti e poi
ne fornì altre: 7 luglio 1843, 22 ottobre 1844
1881 –in base alle misure geometriche delle piramidi le stesse
che poi spostarono l’Apocalisse nel 1936 e poi nel 1953
1914 - secondo Russell il fondatore dei Testimoni di Geova e ancora
1925, 1941, 1942 e 1975 secondo i Testimoni di Geova
1954 – dopo l’osservazione di alcune crepe sul Colosseo
migliaia di pellegrini si riversarono in piazza S.Pietro perc chiedere
perdono al papa dei propri peccati
1967 – secondo il reverendo Moon della chiesa dell’Unificazione
1993 – secondo i Bambini di Dio
1999 – secondo le quartine di Nostradamus
nel 1995 i Testimoni di Geova hanno
esteso l’invito a non calcolare più date precise per
la fine di questo mondo e ritengo che se puntiamo sul fatto che
il nostro pianeta esiste da 5 miliardi di anni allora delle cose
di cui non si può parlare con chiarezza meglio tacere. Il
Signore ha detto di non farlo. Non facciamo calcoli, cerchiamo piuttosto
di migliorare il mondo, finchè ci siamo, miglioriamo il mondo.
Tutte le Scritture sacre e serie ci dicono di non fare i conti.
Il regno di Cristo non è
un evento futuro ma una realtà presente. Lo scenario della
parusia gloriosa e del giudizio finale non fa che proiettare nella
luce di Dio e nella simultaneità dell’eternità
ciò che si compie oggi nel mistero e nella durata della storia.
La parola profetica invita il credente ad apprezzare la gravità
eterna di ogni istante; essa non tollera nè distrazione,
né leggerezza, né compromessi, ma provoca all’impegno
immediato e integrale. Ponendo l’esistenza presente nella
prospettiva della parusia, l’Apocalisse ricorda che il Signore
Gesù è al termine della storia come pure al suo inizio
e che, al di là delle apparenze, le realtà terrestri
sono relative al disegno di Dio. Essa invita a conformarsi e all’attesa
della manifestazione della Gerusalemme celeste di cui essa è
l’anticipazione e il segno.
LA SIMBOLOGIA DI “APOCALISSE”
Autore: Laura Petreccia
Fonte: “the Lighthouse of the Harbour”
“Scoppiò una guerra
nel cielo: Michele e I suoi angeli combattevano contro il drago.
Il drago combatteva insieme coi suoi angeli, ma non prevalsero e
non ci fu posto per essi in cielo” (12, 7-8)
Questa celebre evocazione dell’ultimo
libro della Bibbia offre un percorso essenziale dell’Apocalisse,
un testo affascinante e sconcertante al tempo stesso.
L’opera è uno scritto autonomo, sorto in quei “circoli
giovannei” da cui originarono anche le Lettere di Giovanni
e da cui fu compiuta l’ultima redazione del quarto Vangelo.
Quando leggiamo questo libro si prova un’attrazione e una
vertigine. E’ un testo striato dal sangue della storia ma
è anche un’opera di contemplazione, immersa in un alone
di luce dal quale alla fine emerge una città perfetta e ideale
in cui non si piange più, in cui la morte non ha più
residenza e su cui s’accende una luminosità trascendente
(cc.21-22).
Testo proteso al futuro della speranza, l’Apocalisse, più
che un oroscopo sul destino della storia umana, si presenta come
una lettura del presente in funzione del futuro. C’è
una visione sostanzialmente dualistica: una forte tensione tra oggi
e futuro, tra terra e cielo, tra il secolo presente e il secolo
avvenire. Bene e male ormai si fronteggiano per l’estremo
duello, sostenuto da schiere avverse di angeli e demoni. Alla Babilonia
trionfante del mondo attuale si attende che subentri la Gerusalemme
nuova e santa.
L’Apocalisse si colloca nell’alveo della profezia ed
è soprattutto interpretazione dei segni dei tempi seminati
nel presene, è scoperta dell’azione di Dio nelle vicende
umane, è irradiazione dell’eterno e della salvezza
già nella storia che viviamo.
La sua parola di speranza varca i confini delle difficoltà
presenti per cercare il senso ultimo degli eventi umani e dell’intero
essere.
Il Cristo, raffigurato sotto il simbolo biblico dell’Agnello,
vuole aprire e rendere leggibile, attraverso la sua apocalisse-rivelazione
il libro sigillato della storia nel suo significato ultimo: più
che rivolgersi alla fine del mondo, l’Apocalisse s’interroga
sul fine del mondo e della storia.
Domina l’opera una fitta serie
di simboli. La pagina d’apertura rimanda alla visione di Cristo
in una scena di estrema potenza e fascino (1, 12-20). Molto ramificato
è, poi, il simbolismo cosmico che ha come base i quattro
punti cardinali spesso evocati ( 7,1) e che si estende in decine
e decine di elementi naturali coinvolti (stelle, sole, luna, arcobaleno,
nube, fulmine,, grandine, fuoco, cielo, terra, monti, isole, mare,
fiumi, fonti, oro, pietre preziose, bronzo, ferro, vendemmia, mietitura…).
Il suo apice, è nella città che è presentata
secondo due profili: la perfezione quadrata, accuratamente misurata
dall’angelo “geometra”, propria della nuova Gerusalemme,
e lo scardinamento della Babilonia imperiale, la città del
male e del caos. Armonia e dissoluzione, ordine e confusione, terra
solida e mare caotico si confrontano in un duello costante che ha
come sbocco il nuovo cosmo che nasce dalle ceneri del vecchio mondo
(“nuovo cielo e nuova terra…e il mare non c’era
più” 21,1)
L’opera elabora un simbolismo zoomorfo: Cristo è l’Agnello
pasquale che ha come avversari il drago, la Bestia marina e terrestre,
il “serpente antico”, ma anche come “assessori”
della corte celeste quattro “esseri viventi” dal profilo
di leone, vitello, uomo e aquila. C’è una terribile
cavalleria che imperversa nel mondo (c.6) e ci sono esseri mostruosi
che formicolano colpendo e avvelenando: pensiamo, ad esempio, alle
cavallette del c.9, tanto grosse da essere simili a cavalli, dal
volto umano con capigliatura femminile, dentatura leonina, ventri
corazzati, code velenose come aculei di scorpione.
Le vetrate di questa cattedrale che è l’Apocalisse
sono popolate anche da simboli somatici. Sfilano molti personaggi,
come i 24 anziani o la donna incinta del c.12, emergono teste e
corna, fronti e mani marchiate, bocche da cui escono spade, per
esaltare la forza e l’efficacia della parola, femori con iscrizioni,
occhi, capelli…
Su quelle vetrate s’intrecciano anche i più vari colori,
dando origine a un importante simbolismo cromatico che ha come base
il bianco, inteso come il colore della luce e quindi appannaggio
divino e segno della risurrezione e dell’eternità gloriosa.
E’ per questo che gli eletti che partecipano alla liturgia
celeste sono avvolti in vesti candide (7,9). Opposto al bianco è
il rosso che evoca sangue ed è per questo che il manto del
drago affamato di vittime è di colore rosso. (12,3-4).
Ai colori si associa una simbolica decisiva nell’Apocalisse,
quella numerica, cara a tutta la letteratura apocalittica. I numeri
più significativi sono il 7 e il 12, i loro multipli e le
loro metà. Il 7 è per eccellenza il simbolo di Cristo
e di Dio: Cristo invia 7 lettere ad altrettanti Chiese, apre 7 sigilli;
Dio ordina a 7 angeli di far squillare 7 trombe e ad altri 7 angeli
di versare 7 coppe , dando origine ai famosi settenari che fanno
da ossatura alla parte centrale del libro.
Il numero 12 evoca le tribù di Israele e gli apostoli e scandisce
le stelle della donna del c. 12, le porte della Gerusalemme nuova,
i suoi fondamenti, mentre 144.000 (12x12x1000) sono i segnati in
fronte col sigillo dell’Agnello e 144 cubiti (12x12) misurano
le mura di Gerusalemme e 12.000 stadi i suoi lati. Naturalmente
le frazioni di questi numeri “perfetti” sono simbolo
di imperfezione: così il numero della Bestia è 666
che è multiplo del 6 e somma di multipli del 6 che è
la metà di 12, il numero pieno spezzato. Sono segni di limite
anche il 3 e mezzo, metà di 7, i “ 3 e mezzo”
( 3 anni e mezzo), i 1260 giorni (sempre 3 anni e mezzo). Insomma,
il 7 dei nemici di Dio è un 7 mancato e destinato al fallimento.
Concludendo, possiamo affermare che,
se correttamente interpretati, questi simboli mostrano che l’Apocalisse
è il libro del presente e del futuro, della lotta e della
speranza, del seme e dell’albero, della Gerusalemme storica
che ospita anche la sanguinaria Babilonia e della Gerusalemme nuova
e santa, della paura e della gioia, del giudizio e della gloria.
Sarebbe sbagliato pensare che l’Apocalisse contenga soltanto
l’idea della punizione. Forse la cosa più importante
in essa contenuta è la speranza. Proprio per questo come
diceva lo scrittore Victor Hugo, “ogni uomo ha in sé
la sua Patmos. E’ libero di andare su questo spaventoso promontorio
del pensiero da dove si percepiscono le tenebre”, ma da dove
si vede sorgere il sole dell’alba in un giorno che non conoscerà
più la notte, in cui non ci sarà più bisogno
di lucerne “perché il Signore ci illuminerà
e regneremo nei secoli dei secoli” (22,5)
DONNA DELL’APOCALISSE
Autore: Gianfranco Ravasi, Biblista e teologo
Fonte: Jesus, Agosto 2004, Edizioni S.Paolo
Incastonata, nel cuore di questo
mese c’è un’antica solennità mariana,
cara alle Chiese d’Oriente d’Occidente, quella dell’Assunzione.
Noi, invece, per ragioni di anniversari- ricorre quest’anno
il 150° della sua proclamazione- vorremo riflettere su un latro
profilo teologico della figura della Madre del Signore, quello della
sua Immacolata Concezione. Inizierò con un ricordo personale.
Tante volte sono uscito da Gerusalemme per avviarmi verso un suo
sobborgo immerso nel verde: il suo stesso nome attuale è
emblematico, Ain Karem, “la sorgente della vigna”. Salivo
una stradina che da una fonte conduceva al santuario francescano
della Visitazione di Maria a Elisabetta. Al termine di quel percorso,
sulla costa della collina si leva la basilica eretta nel 1939, composta
da una cripta e da una chiesa superiore a una sola navata, dedicata
alla glorificazione della Madonna nella storia della Chiesa. Cinque
grandi affreschi laterali evocano eventi significativi di questa
gloria.
Ricordo che spesso rimanevo attratto dal primo di essi piuttosto
insolito nell’iconografia mariana. Si rappresentava il teologo
francese scozzese Duns Scoto durante una disputa alla Sorbona di
Parigi, in difesa dell’Immacolata Concezione di Maria. Eravamo
verso la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV ( Duns morirà
a Colonia nel 1308) e questo frate minore era già celebre
nonostante la sua giovane età (era nato nel 1265/66) e l’influsso
della sua dottrina durerà a lungo, talora in opposizione
a quello esercitato dal pensiero di Tommaso d’Aquino.
La leggenda ha ricamato molto su quella disputa che, secondo alcuni
storici, non ebbe mai luogo, al massimo fu un atto accademico ordinario.
La stessa affermazione dell’Immacolata Concezione negli scritti
del francescano scozzese non fu sempre nitida e coerente. Tuttavia
egli divenne l’alfiere simbolico di una verità che
era già affiorata nei secoli precedenti, sia pure tra vivaci
contrasti.
Noi sappiamo, però, che a far emergere dal patrimoni della
Tradizione ecclesiastica questa verità fu un Papa dell’Ottocento,
Pio IX, che istituì una commissione teologica perché
approfondisse il tema, consultò i vescovi (che risposero
in 665 con 570 pareri favorevoli e solo 8 contrari, con alcuni esitanti
per opportunità) e l’8 dicembre 1854 procedette nella
Basilica Vaticana alla solenne definizione del dogma, alla presenza
di oltre 200 tra cardinali e vescovi e di un’immensa folla.
Com’è noto, pochi anni dopo, tra l’11 febbraio
e il 16 luglio 1858 a Lourdes Bernardette Soubirous, figlia di un
povero mugnaio, ebbe quei 18 famosi incontri con la Vergine che
alla fine si presentò come “l’Immacolata Concezione”.
Ora, uno dei passi delle Sacre Scritture
che furono posti al centro della riflessione su questa verità
della fede cristiana è proprio nella pagina biblica che descrive
il peccato che l’uomo, creato da Dio, compie infrangendo la
morale rivelatagli dal Creatore e decidendo lui stesso di essere
arbitro del bene e del male (Genesi 3).
A spingere la liberà umana verso il male c’è
il serpente idolatrino che la tradizione successiva, a partire dal
libro biblico della Sapienza (2,24), identifica in Satana. Ma ecco
il giudizio divino nei confronti del serpente: “Io porrò
inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la test e tu le insidierai il calcagno”
(Genesi 3,159. Questa maledizione suppone, una lotta implacabile.
Essa si aprirà tra la “stirpe”,
il “seme” del serpente, cioè i peccatori, e il
seme della donna, ossia Eva, seme che nel pensiero immediato dell’autore
rimanda all’umanità giusta. Dal peccato fluisce una
tensione che pervade tutta la storia: è come se si stabilisse
un duello continuo tra bene e male. E’ una lotta permanente
e serrata tra il bene e il male, tra la giustizia e la perversione,
tra la verità e la menzogna. Ma – e qui stiamo avvicinandoci
all’applicazione “mariana” della pagina della
Genesi – la tradizione ha voluto infrangere questo filo resistente
di tensione tra bene e male, a favore ovviamente del bene. Si è
così interpretato quel pronome “questa” (“questa
stirpe ti schiaccerà la testa…) in senso personale.
Il soggetto che combatte con la stirpe del serpente non è
più il seme, la stirpe in senso generico, ma un seme qualificato,
anzi una persona, il Messia: “Questi ti schiaccerà
la testa!”. Con lui la lotta contro il male registrerà
una svolta decisiva.
Infatti il profeta Isaia descrive
il mondo inaugurato dal Messia come un orizzonte di pace in cui
il serpente non sarà più pericoloso ma si inserirà
nel panorama di un creato pacificato: “il lattante si trastullerà
sulla buca dell’aspide, il bambino metterà la mano
nel covo dei serpenti velenosi” (11,8).
La tradizione cristiana ha però, fatto un passo ulteriore:
nel pronome “questa” ha visto un riferimento alla donna,
madre del Messia, cioè a Maria. E se è vero che un
avorio carolingio posto sulla copertina di un codice conservato
nella Biblioteca di Stato a Monaco (codice latino 4452) il serpente
si avvinghia intorno alla croce per addentare il calcagno del Cristo,
nell’arte cristiana a partire dal XVI secolo sarà Maria
a schiacciare la testa del serpente. Al globo terrestre, sospeso
nello spazio, è attorcigliato il serpente. Maria, raggiante
e coronata di stelle, domina il globo: con un piede schiaccia la
serpe e con l’altro si erge sulla falce della luna collocata
sopra il globo del mondo.
E’ questa la più popolare
raffigurazione proprio dell’Immacolata Concezione di Maria.
Essa rimanda contemporaneamente a un altro testo biblico. Si tratta
di Apocalisse 12,1, un versetto diventuto celebre anche nella storia
dell’arte sacra: “ Nel cielo apparve un segno grandioso:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul
capo una corona di dodici stelle”. Forse l’autore dell’Apocalisse
pensava alla Chiesa al cui interno Cristo nasce continuamente attraverso
la Parolae l’Eucarestia. Tuttavia era facile e spontanea anche
la trasposizione mariana operata dalla successiva tradizione ecclesiale:
la donna è la madre pura e feconda che genera il Figlio Salvatore.
Contro di essa si scatena il male personificato dal drago demoniaco
(ritorna il segno del serpente come in Genesi 3,15). Il suo colore
è rosso sangue perché provoca violenza, guerra e oppressione.
Con le sue sette testa, le sue dieci corna, segno di potenza orgogliosa,
con le sue sette corone rappresenta la brutalità del potere,
soprattutto di quello imperiale romano. L’azione del drago
è sacrilega, è una sfida al cielo: la sua coda possente,
infatti, abbatte le stelle del cielo, luogo divino. Forse si allude
ai fedeli strappati dalle imprese sataniche alla loro comunione
con Dio; altri pensano all’apostasia degli angeli ribelli.
Certo è Giovanni attribuisce a Satana un potere soprannaturale.
Ma il racconto ha il suo acme proprio nel conflitto che si apre
tra il drago e la donna col suo figlio neonato. Lo scontro tra il
Bene e il Male è aperto. Il figlio partorito dalla donna
è decritto come il re-Messia contro cui si accanisce Satana.
Ma Dio protegge la Madre e il Figlio da quell’assalto. “
Appena scaraventato a terra, il drago si avventò sulla donna
che aveva partorito il figlio maschio. Ma la donna ricevette da
Dio due ali di aquila per volare nel deserto, nel rifugio preparatole
per essere nutrita lontano dal serpente. Il drago vomitò
dalla sua bocca contro la donna un fiume d’acqua per poterla
travolgere con le sue acque impetuose. Ma la terra venne in soccorso
della donna. Si aprì una voragine e il fiume dalla bocca
del drago fu inghiottito” (Apocalisse 12,13-16).
Dio crea per la donna una via di salvezza raffigurata simbolicamente
nelle ali di aquila: è per questo che Maria in certe antiche
raffigurazioni dell’Apocalisse era disegnata con le ali.
Nel XII secolo uno scrittore cristiano, Adamo di San Vittore, riprendeva
così l’immagine del capitolo 12 dell’Apocalisse:
“Come il sole fa impallidire la luna e la luna le miriadi
di stelle, così Maria, ineguagliabile, riluce su tutta la
creazione”. Bellezza e candore immacolato di Maria vengono
celebrati attraverso l’immagine della donna “ vestita
di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona
di dodici stelle”.
Nascono così le famose
“Immacolate”, statue o dipinti che, a partire dal tardo
XVI secolo, trionferanno nell’iconografia mariana: alla falce
di luna sotto i piedi della Vergine si aggiungerà il serpente
della Genesi, identificato col drago dell’Apocalisse. Come
si diceva, esso si avvinghia sul globo terrestre che sorregge la
falce di luna sulla quale svetta Maria, raggiante di luce col Bambino
in braccio. Essa è illuminata dai raggi di un sole nascosto
alle sue spalle, simbolo divino e messianico, mentre le dodici stelle
che fungono da aureola o corona incarnano le dodici tribù
d’Israele e gli apostoli.
L’immagine di Maria come la donna dell’Apocalisse rimase,
così stampata nella mente popolare.
Tetrarca inizia al sua celebre canzone alla Vergine, con questi
versi famosi: “ Vergine bella, che di sol vestita/ coronata
di stelle, al sommo Sole/ piacesti sì che in te sua luce
ascose…” E Savonarola apre così il suo sonetto
‘Ad Virginem’: “ Salve Regina, virgo gloriosa/
ne la cui fronte el Sole sua luce prende, / Madre di quel a cui
l’onor si rende, / e del suo Padre dolce figlia e sposa…”