Sabato, 4 settembre 2010 

 | nuovi movimenti religiosi | documentazione | diritto e religioni | area delle FAQ | Links suggeriti | Home
il pluralismo religioso > area del Cristianesimo

>


>

>

>


>

>


>

>

>

>

>

>

>

Archeologia e Cristianesimo

Apocalisse

La Profezia

Leggere i segni dei tempi. Europa Culture e Religioni

La Riforma Protestante

Inquisizione: il Papa ribadisce la sua condanna

Movimento Pentecostale

Fondamentalismo

Metodisti

Mormoni

Movimento Neo-Apostolico

Testimoni di Geova

Chiesa Cristiana Avventista Del Settimo Giorno

 

APOCALISSE

Laura Petreccia, The Lighthouse of the Harbour (Centro Studi Internazionale del Dialogo Ecumenico ed Interreligioso) Roma

Nota introduttiva di Apocalisse curata da Paolo Raffoni

Documentazione: “Enigma Apocalisse” , “Newsweek”, “Express”, “Apocalisse” Gv, 8, 6-10 (Bibbia), “Economist”, L.C., Aprile 2004, Torre di Guardia,1 aprile 2004 pag.5

1 - Ma il mondo è sull’orlo del baratro? Itinerario attraverso i possibili casi di “fine del mondo”.

“ I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle.
Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò.

San Paolo

Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare.
Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto”.
(Apocalisse, Gv 8,6 – 9)
Come ogni messaggio profetico, l’Apocalisse ci proclama l’attualità del disegno di Dio e, correlativamente, l’urgenza del nostro impegno. Questa proclamazione, essa la fa dandoci l’intelligenza soprannaturale del tempo presente e del suo compimento.
L’opera di Dio è arrivata al suo termine, e noi non ne attendiamo più che la manifestazione ( 1,7; 22,20). Cristo già trionfa e il suo regno è inaugurato. Gesù è il solo Salvatore e perciò, per investitura divina, l’unico Signore; noi siamo negli ultimi tempi e viviamo nell’anticipazione della salvezza e nei preludi del giudizio.

Ma l’Orologio del tempo del Giudizio Universale è giunto al termine della sua corsa?

L’uomo del secolo XXI è arrivato alla conclusione della sua avventura terrena?

 

Disorientamento collettivo, allarme ambientale, dissesto idroclimatico, instabilità politica nell’attualità e nella realtà, guerre sparse in tutto il mondo, Israele epicentro di questo momento storico di tante difficoltà internazionali, l’insidia del terrorismo, fame e carestia nei paesi del Sud del mondo…
Timore di una guerra nucleare.

Tanti segnali di paura, di instabilità che all’uomo comune della strada forse preoccupano più del nucleare.
Non c’è da preoccuparsi, eppure…

Pochi mesi fa 30 le nazioni colpite, 8422 i contagiati nel mondo, 916 le vittime. Colpa della polmonite atipica: la Sars, ovvero un virus sconosciuto ad alto contagio che in pochi mesi diventa una vera e propria epidemia che semina il panico in tutto il mondo. Da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità scatta l’allarme: è una delle più grandi epidemie degli ultimi anni. Una minaccia per la salute del mondo.
Non c’è da preoccuparsi, eppure…
Estate 2003. una morsa di calore opprime l’Europa. Un caldo anomalo mai registrato così a lungo. La colonnina di mercurio segna temperature record nelle grandi città: 42° a Parigi, 38° a Londra, 30° a Stoccolma, 39° a Roma. Il Tirreno raggiunge temperature da mare dei Tropici. E’ un caldo senza fine che dura ininterrottamente per 11 settimane provocando danni pesantissimi: siccità, incendi devastanti, energia al collasso, danni all’agricoltura e soprattutto perdite umane.
35.000 sono le vittime di questa torrida estate in Europa, la Francia è il paese più colpito con 15.000 morti, in Italia se ne contano 8.000. Una vera e propria epidemia, un evento straordinario. Un segnale di allarme? Cosa accadrà nel prossimo futuro?
Non c’è da preoccuparsi, eppure…
14 agosto 2003, ore 16.15 in pieno giorno salta l’intera rete elettrica in una vasta zona dagli Stati Uniti al Canada per 29 ore. E’ un black-out gigantesco che investe 16.000.000 di persone.
Tutte le grandi città sono nel caos. Sono bloccati i treni, metropolitane, ascensori e aeroporti. I disagi sono enormi.

Le ipotesi: sono stati i terroristi? E’ finita l’energia? Si è trattato di un incidente? Forse.
28 agosto 2003 ore 18.15 Londra al buio per 40 minuti. E’ il più grande black-out che abbia mai colpito la capitale inglese. Un evento senza precedenti. Anche qui: un incidente.
23 settembre 2003 ore 12.40 il sud della Svezia e parte della Danimarca rimangono senza elettricità. Sono circa 2.000.000 le persone coinvolte. La causa è ancora una volta un guasto meccanico.

28 settembre 2003 ore 3.30 del mattino. L’Italia intera si spegne. Il blocco elettrico lascia il paese completamente senza luce per 12 ore. In poco più di un mese il mondo è stato colpito da 4 black-out di enormi dimensioni. E’ solo una coincidenza oppure le strutture dell’energia sono vicine al collasso?
Tutto solo una coincidenza. Non c’è da preoccuparsi, eppure…
Lo scrittore Marco Buticchi afferma:” Non vorrei che fosse un segnale per farci capire che abbiamo forse esagerato noi a pretendere da questo nostro continente eccessive risorse. Non abbiamo parlato ancora dell’effetto del black-out sulla conservazione degli alimenti. Ognuno di noi è abituato ad aprire il frigo, una cosa che ci sembra normale. Ma qualora questo frigo fosse rimasto senza energia elettrica per lungo tempo, di che cosa potremo noi cibarci in futuro?”.
Non è un profeta di sventura ma è un grande scienziato che cerca di avvisare sui rischi che il nostro pianeta sta correndo, è Bill Mc Guire, vulcanologo, professore di Geofisica alla London College University. Ha scritto un libro dal titolo micidiale: “Guida alla fine del mondo”. In questo libro elenca tutti i possibili modi in cui questo mondo può finire.
Il killer più probabile dell’umanità che potrebbe uccidere miliardi di persone per causa naturale potrebbe essere l’impatto di una cometa. Ma altri terribili, possibili disastri sono comunque da considerarsi.
L’inferno può scendere dal cielo, dalla terra e dal mare. Tre facce della furia della natura, tre modi di minacciare la sopravvivenza forse non del pianeta terra ma sicuramente della nostra civiltà.
.

Ipotesi di Supereruzione: premesso che sul globo ci sono 1.500 vulcani, premesso che in media ci sono due supereruzioni ogni 100 millenni, stabilito che l’ultima eruzione catastrofica è accaduta 73.500 anni fa, da 25.000 anni siamo a credito della vendetta di un vulcano. Proviamo a prendere alla lettera queste previsioni. L’ultima eruzione è di 73.500 anni fa, forse la maggiore di tutti i tempi. Provocò un cratere di 100 km a nord di Sumatra.
Gli effetti: 6000 km cubici di detriti, 5 mld di gas solforici nebulizzati nella stratosfera, 15° in meno di temperatura, 6 anni di rigido inverno, decimazione della specie umana.
E se accadesse oggi cosa accadrebbe?
Abbiamo cibo a sufficienza per resistere nel day after almeno 6 anni? No , due al massimo potrebbero resistere i paesi ricchi, figuriamoci l’altra metà del globo.

Ipotesi Tsunami: i vulcani possono eruttare o franare magari nelle acque di un Oceano generando onde anomale assassine, gli Tsunami: muri di acque lunghe decine di km, alte centinaia di metri
che viaggiano alla velocità di 700 km orari che come uno jumbo si schiantano sulla terra ferma. E’ già successo alle isole Hawai come alla Canarie. Ci sono motivi seri di credere che si possa ripetere
magari fra 10.000 anni, magari l’anno prossimo. Non lo sappiamo. Ma sappiamo con certezza che un blocco di roccia del vulcano Umbrevieca sta per franare in mare.
Cosa succederà? A sud una serie di onde gigantesche cancellerà le coste dell’arcipelago delle Canarie prima di abbattersi su quelle dell’Africa. A nord, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna saranno colpite da onde di almeno 7 metri. A ovest onde di 50 metri inonderanno il brasile del Nord, le isole dei Carabi e la costa degli Stati Uniti. Decine di miliardi di persone moriranno e l’economia globale cadrà in ginocchio.

Erano le 7,58 della mattina del 26 dicembre quando Bayu Pranata, geofisico di Padang in Indonesia, cominciò il suo turno e venne disturbato da uno strano e improvviso suono, un “tak tak” continuo. Prima guardò fuori dalla finestra. Poi capì che il rumore veniva dall’apparecchio che registra l’attività sismica. Sul suo sismografo stava osservando uno dei più grandi terremoti nella storia dell’umanità.

Il Terremoto. Ore 7.58 locali in Indonesia le placche tettoniche di India e Birmania si scontrano. Quella di Birmania si solleva in altezza di 10 metri- il terremoto ha la forza 9 della scala Richter e sposta l’isola di Sumatra 30 centimetri più a oriente.

L’Allarme. Ore 8 locali. I sismografi di tutto il mondo registrano la scossa. Alle Hawai parte il primo allarme Tsunami, rilevato anche dalle boe oceaniche che registrano l’innalzamento anomalo delle onde nell’oceano- Non esiste però nessun referente da allertare nel Sudest asiatico.

L’Indonesia. Ore 8.19 locali. L’onda colpisce subito la costa di Sumatra e devasta la regione di Banda Aceh- Comunicazioni interrotte. Lo Tsunami provoca decine di migliaia di morti- Il primo giorno le vittime accertate sono 4.442

La Thailandia. Ore 9.20 locali. Il maremoto colpisce la Thailandia 80 minuti dopo la rilevazione del terremoto: onde giganti a Phi Phi, Phuket e sulla costa fino al confine birmano- Il primo giorno i morti sono appena 392.

Lo Sri Lanka. Ore 9.40 locali. L’inondazione arriva nello Sri Lanka 100 minuti dopo l’allarme-Spazzate via intere comunità intorno a Galle e in tutta la fascia costiera Sud orientale.
I l primo giorno i morti sono 3.538.

L’India. Ore 10 locali. Il governo indiano non è in grado di raccogliere gli allarmi, che via via si intensificano nel mondo- alle 10 l’onda si abbatte sulla costa meridionale del Tamil Nadu- Il primo giorno i morti sono 3.000.

Le Maldive. Ore 11 locali. Le onde giganti raggiungono le Maldive 3 ore dopo l’inizio del fenomeno- la capitale Male è inondata, interi atolli sommersi-i morti il primo giorno sono 52.

Questo maremoto che ha devastato il Sudest asiatico è stato denominato l’Apocalisse perché proprio ad una Apocalisse fanno pensare le immagini del 26 dicembre 2004.
Una tragedia che coinvolge il mondo intero visto l’alto numero di turisti stranieri e residenti presenti in quell’area geografica.
Il bilancio dopo 10 giorni registra i seguenti dati:
*Morti: 145.000 * A Rischio per Fame e Sete: 1,7 milioni
*Feriti: 500.000 * Danni Stimati: 10 miliardi di dollari
*Vittime Europee: 370 * Ricostruzione: per l’Onu ci vorranno 10 anni
*Dispersi Europei: 4320 * Aiuti inviati: 2,2 miliardi di dollari
*Senzatetto: oltre 5 milioni

Ma il bilancio complessivo cresce di ora in ora. Il numero dei dispersi è moto alto. Se ne calcolano almeno 30.000.
Col trascorrere delle settimane le statistiche sulle conseguenze del maremoto si fanno sempre più tragiche. Dati aggiornati al 20 gennaio parlano di 226.500 morti, ma solo qualche giorno più tardi siamo a 286.000.
L’Indonesia, e in particolare la provincia di Aceh, conta il più alto numero di vittime: 166.000. seguono Sri Lanka (oltre 38.000), India (oltre 16.000), Thailandia (oltre 5.000), Malaysia e Maldive (una settantina in ognuno dei due Paesi). Dubbio il bilancio in Mynmar: il governo di Yangon ammette poche decine di morti- una sessantina o un centinaio al massimo- ma il dato non convince e dal Paese filtrano voci incontrollate di migliaia di morti. Una volta tanto il Bangladesh, costantemente martoriato da alluvioni e monsoni, è stato risparmiato dalle acque: le vittime ufficialmente censite sono solo due.

Case, città, spiagge distrutte, vite spezzate in un attimo: un Apocalisse. Finisce la vita di migliaia di bambini, finisce quella di tanti turisti in cerca di felicità. Quelle che noi vediamo sono immagini forti che meglio di ogni altro commento danno l’idea della potenza, della violenza di un cataclisma che fino a questo momento ha provocato già 150.000 morti e si tratta di un bilancio provvisorio.

“E’ un disastro quello che ci appare davanti arrivando qui nello Sri Lanka. E’ un disastro fotografato dagli occhi di chi ha perso tutto e resta appeso ad una vita rimasta attaccata alla pelle per un miracolo, per fortuna o solo per destino. Intorno a chi è sopravvissuto si accatastano i corpi di chi non ce l’ha fatta.
Le autorità temono il rischio del dilagare di epidemie che aggiungerebbero morte a morte, oltraggio ad altro oltraggio. Almeno 12.000 le vittime”. (Alessandro Girardini, inviato Mediaset)

Ma scientificamente cosa è accaduto?

Il nome “Tsunami” fu usato per la prima volta nel 1963 ad una conferenza internazionale. In Giappone “Tsunami” significa letteralmente “Onda del Porto”. Si tratta di una serie di onde oceaniche che dopo aver percorso anche migliaia di km in mare aperto, si abbattono con violenza sulle coste.
Il terremoto ha colpito una zona sismicamente attiva nota. Il terremoto ha prodotto una frattura in una porzione della crosta terrestre che ha indotto un movimento della massa d’acqua che ha generato l’onda di Tsunami, cioè il maremoto.
Gli animali sono stati i primi ad accorgersi dello Tsunami in arrivo: uccelli, cani, bufali sono fuggiti.
Le foreste di Mangrovie sulle coste hanno attutito l’effetto del maremoto, salvando migliaia di vite umane.
Eventi di magnitudo elevati in quella zona sono frequenti. Ce n’era stato uno nel 2002 di magnitudo comunque elevato. Magnitudo superiore a 8,5, in questo caso, 9, sono più rari. L’acqua praticamente spostata si è spostata a una velocità notevole. E’ possibile pensare che in solo 2 ore dalla zona ipocentrale l’onda di maremoto ha raggiunto lo Sri Lanka e in solo 15 ore l’onda può percorrere completamente il Pacifico. Finchè l’onda cammina in mare aperto e non è ostacolata non causa nulla e non è nemmeno rilevabile dalle imbarcazioni. Quando interagisce con la batimetria cresce in altezza, rallenta in velocità con tutti gli effetti catastrofici che abbiamo visto.


L’AMBIENTE.

La Distruzione. 20% Il Danno. Secondo le prime ipotesi lo tsunami potrebbe avere distrutto il 20% della barriera corallina dell’Oceano indiano.

Il Rischio. 70% Se la situazione del mare non dovesse migliorare potrebbe andare distrutto un altro 70% dei coralli.

La Rinascita. Gli anni 40. E’ il tempo necessario perché si sviluppi un cespo di corallo come la testa di un bambino.
Il corallo nelle zone tropicali cresce a un ritmo di 7 millimetri l’anno, ma l’inquinamento lo rallenta.

Le Cifre. 1700 I Pesci. Le specie che vivono nella barriera corallina dell’Oceano Indiano. Nei Carabi sono 350.

85% I Coralli. Le specie di corallo presenti nell’Oceano Indiano in più rispetto al Pacifico.

2500. Le Palme. Le specie diffuse nelle zone equatoriali, subtropicali e tropicali del globo.


Le Conseguenze. Le piogge che superano i duemila millimetri l’anno potranno aiutare il recupero della fertilità della terra in tempi più rapidi del previsto. E’ già accaduto in altre aree sottratte al mare, come in Olanda. Molti animali sono riusciti a sopravvivere scappando prima del disastro grazie alla capacità atavica di presentire i pericoli.

Le Coste dell’Asia. Dopo l’onda salve solo mangrovie e palme. Con il suo fogliame lussureggiante e le radici intrecciate, sospese a metà tra acqua e aria, la mangrovia è tra gli elementi più riconoscibili del paesaggio tropicale: a suo agio nelle paludi e sulle coste, è tra i vegetali che meno hanno sofferto dell’impatto con lo tsunami. Le radici aree, infatti, permettono alle foreste di mangrovie di filtrare il sale (che una specie, l’Avicennia, espelle addirittura tramite ghiandole situate sotto le foglie). E proprio la presenza diffusa degli intricati mangrovieti avrebbe in alcuni casi limitato la forza d’urto dello tsunami sulla terraferma.

Insieme alle mangrovie, la palma da cocco è il secondo elemento portante dell’ecosistema costiero tropicale di queste zone: con i loro tronchi alti 8in alcuni casi fino a 40 metri), snelli e flessibili, abituati a resistere alla forza devastante di uragani e monsoni stagionali, questi alberi non sembrerebbero avere subito grosse perdite nel corso della catastrofe del 26 dicembre. Neppure l’inusuale presenza di grosse quantità d’acqua salmastra sul terreno dovrebbe aver creato problemi a questa pianta, abituata a crescere al limitare delle spiagge e a pochissima distanza dal mare.

Il Corallo. Distrutti dallo tsunami. Le specie di coralli che formano il reef dell’Oceano Indiano sono incredibilmente più variegate di quelle che si possono trovare nell’Atlantico o nel Pacifico, ma ne condividono una caratteristica fondamentale. La fragilità. I minuscoli polipi che costruiscono e abitano l’esoscheletro corallino (la parte visibile del corallo) sono sensibili alle variazioni di temperatura, all’inquinamento, al semplice tocco di una mano. Il rischio è che, oltre che dell’impatto con l’onda, i coralli vengano ulteriormente danneggiati dalle scorie fangose e chimiche rilasciate in mare dopo la catastrofe.

Il Pesce Pappagallo. Il pesce pappagallo, coloratissimo e socievole, è tra i principali abitanti della barriera corallina tropicale. Si nutre di alghe che strappa dal corallo grazie alla sua bocca cornea a forma di becco. Facendo questo, rompe piccoli frammenti di corallo, li inghiotte e li espelle sotto forma di sabbia corallina: quella che andrà a formare le splendide spiagge bianche delle isole tropicali. L’impatto dello tsunami sulla barriera può avere distrutto molte are in cui i pesci pappagalli erano soliti nutrirsi, insieme alle cavità tra i coralli in cui cercavano rifugio per la notte.
.
Il Barracuda. Il barracuda vive in mare aperto, in prossimità del reef, eha un fondamentale bisogno di acque pulite: anche per questo i sommovimenti causati dallo tsunami potrebbero creare difficoltà a questo predatore oceanico.

L’Aragosta. La distruzione del reef lascerebbe le aragoste tropicali, che non vivono sugli cogli o in mare aperto, senza habitat

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Ipotesi Grande Terremoto: il 17 gennaio del 1995 un violento terremoto colpì la provincia giapponese di Kobal. Oltre 6000 furono le vittime. Bene, niente, rispetto al prossimo. Quello che sbriciolerà Tokio, se ci sarà, sarà 35 volte più dannoso di questo. Innanzitutto i morti potrebbero salire a 80.000 e le case distrutte a 230.000, ma sarebbero violente anche le ricadute sull’economia. A Tokio hanno sede il Governo Nazionale, la Borsa Valori, il 70% delle direzioni delle maggiori società giapponesi e mondiali. Pochi minuti basterebbero per mandare in fumo 7.000 miliardi di dollari, quanto basta per innescare un collasso economico su scala planetaria.


Una previsione allarmante per due motivi: i sismologi ritengono che ci siano ottime possibilità che il temuto “big one” si verifichi entro i prossimi 30 anni. I terremoti non si riescono ancora a prevedere.

Ricapitolando sono tre ipotesi tutte e tre spaventose: Supereruzione, Tsunami, Grande Terremoto.Nessuna delle tre prevedibile con qualche anticipo?
Bill Mc Guire, geofisico: “E’ molto difficile prevedere queste catastrofi naturali, praticamente non possiamo prevedere i terremoti però possiamo farlo per le eruzioni vulcaniche. L’unico problema delle supereruzioni è che non sappiamo, in realtà, quali siano i segni che li potrebbero evidenziare. Nella nostra memoria, per lo meno della storia moderna, non abbiamo dati di questo rilievo. Possiamo cercare di prevederle ma non abbiamo certezze. La supereruzione è in realtà lo scoppio normale di un vulcano che ricorda per esempio l’avvenimento del Monte S.Elena dell’’80 e si ricorda che cosa è stato. A Kobal tutte le eruzioni sarebbero 6.000 volte più forti. In realtà la cosa fondamentale è che tutte le eruzioni emettono dei gas solforici che potrebbero avere degli effetti diabolici.”.
Cosa può fare l’uomo contro la terra?
Giulio Girello, filosofo della scienza, ricorda un passaggio del libro di Mc Guire proprio nel caso dei terremoti che hanno scosso il Giappone: “In sé non sono tanto i terremoti che uccidono, in sé uccidono le reazioni delle persone e uccidono i modi con cui si è costruito”.
Il modo con cui la città è stata pianificata, il modo con cui si interviene. In molti casi molte vittime furono aumentate per le strutture arcaiche con cui la città era tenuta. La prevenzione può aiutare. Siamo un po’ come “La ginestra” di Leopardi. Cerchiamo di fare quel poco che si può per tenere su quel pezzettino del Monte Vesuvio, “lo sterminatore Vesuvio”, senza crederci degli immortali, senza crederci dei dominatori del mondo ma cercando di collaborare in modo di far fronte in modo razionale e coordinato ai rischi di catastrofe.

Apocalisse: “Il terzo Angelo suonò le trombe e cadde dal cielo una grande stella ardente come una torcia e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque”.
( Apocalisse Gv 8,10 )

Cosa potrebbe essere? Una stella, una cometa o un meteorite?

Una palla di fuoco squarcia il cielo sopra la Siberia, in pochi istanti si alza un vento micidiale. Un ruggito assordante scuote le viscere della terra e un incendio feroce divora km di alberi secolari.
Tunguska 30 giugno 1908. prime luci dell’alba. Cosa è successo, cosa ha fatto tremare la terra fino a 1000 km di distanza? Per una settimana il sole non tramonta sull’Europa del Nord.

Perché?


Ci vogliono 19 anni prima che sia organizzata una spedizione scientifica a Tunguska. Il pioniere si chiama Lion Huick ed è il primo a individuare l ‘epicentro dell’esplosione e a scoprire l’effetto devastante di 80.000 alberi sradicati. “Neanche oggi riesco a esprimere- scriverà anni dopo- ciò che provai allora: cadaveri di milioni di alberi giacevano allineati nella direzione dell’urto”.
Ma soprattutto è stato il primo a formulare l’ipotesi di un meteorite, un po’ azzardata per quei tempi ma Huick non smette di crederci anche in assenza del corpo del reato. Dodici anni di ricerche, di studi sulla meccanica celeste, di duelli fisici come “insidia della taiga” per tornare sempre a mani vuote.
Perché se di meteorite si è trattato non c’è traccia di cratere? Perché non è stato trovato un masso o un frammento roccioso dell’asteroide?
Fra gli scienziati si fa strada un’altra ipotesi: il corpo celeste non ha toccato terra ma è esploso in aria polverizzandosi.
E’ possibile che non siano sopravvissuti neanche frammenti di materia cosmica?
Ipotesi ufologia: E se nella taiga siberiana fosse scoppiata una nave aliena? Scartata .
Ipotesi nucleare: Scartata per totale assenza di radioattività nel terreno.
E se invece di un meteorite fosse precipitata una cometa?
Le comete sono agglomerati ghiacciati di gas quindi evaporano a contatto dell’atmosfera terrestre. Eppure i conti non tornano. Una cometa non resisterebbe a quella pressione e non sarebbe esplosa a 8 km dal suolo ma almeno a 30 km il che non giustifica lo schema di distribuzione degli alberi sradicati e non l’ampiezza della devastazione.
Ma allora cosa è successo nei cieli siberiani 96 anni fa?
Forse la risposta dell’enigma è proprio negli alberi, di quelli cioè sopravvissuti allo shock biologica.
E’ quello che pensano gli scienziati italiani, i primi a penetrare la taiga dopo i russi.
L’idea è geniale: recuperare eventuali particelle cosmiche intrappolate nella resina dei tronchi.
La missione italiana guidata nel 1991 dall’astrofisico Giuseppe Longo dell’università di Bologna fa centro, ora non ci sono dubbi. Nessuna nube di metano, nessun buco nero, nessun blocco di antimateria provocarono l’esplosione di Tunguska ma decisamente l’impatto con un sasso piovuto dal cielo. Quasi sicuramente un meteorite di materia rocciosa come lo provano i 14 residui di elementi che lo componevano intrappolati nella resina del tronco.
Dunque è già successo, un meteorite è caduto sulle terra con effetti devastanti. Una certezza che fa paura soprattutto se legata a un dato che ciascuno di noi ha una possibilità su 20000 di poter morire per incidente aereo e solo una su 6000 di finire schiacciato da un asteroide.
Andrea Carusi, astrofisica afferma che in realtà è un fatto statistico che i grossi impatti che possono produrre grandi catastrofi e grandi numeri di morti sono molto rari. Si prende il numero di morti e si distribuisce per tutto l’intervallo di tempo. Dire che ognuno di noi ha una probabilità di morire su 6000 significa che in un momento del futuro cadrà un asteroide quindi moriranno 4 miliardi di persone e nei prossimi 200.000, 300.000 anni distribuiti su tutto il periodo. Significa prendere una macchina del tempo e fare una statistica in futuro.
Gli asteroidi sono moltissimi. I meteoriti pericolosi conosciuti non sono molti. Si parte da dimensioni di 150 metri. Ciò che è importante è il trovarli, scoprirli. Si tratta di scoprire, calcolare molto bene l’orbita e poi proiettarla nel futuro per cercare di vedere se quell’oggetto verrà a sbattere o no.
Tra quelli che conosciamo non ce ne sono. Ma abbiamo il tempo necessario per organizzarci?
Normalmente cè un tempo di preavviso. Il tempo di preavviso è quel tempo che passa da quando si scopre il meteorite a quello dell’impatto. Se scopriamo l’oggetto molto presto può essere anche molto lungo, centinaia di anni. Possiamo andare avanti, c’è tutto il tempo. La tendenza che si sta seguendo è di intervenire molto presto, parecchie decine di anni prima dell’impatto. Un intervento molto soft, effetto biliardo. Si tratta di dare una “bottarella” all’oggetto il quanto basta per evitare la terra.

Qui abbiamo parlato di problemi che la natura stessa può creare al nostro pianeta ma ci sono altri problemi che è l’uomo a creare alla natura con uno sfruttamento, secondo molti scienziati, scellerato.
Insomma la terra sta scoppiando, le risorse si stanno esaurendo. C’è un dibattito molto forte da una parte i catastrofisti, dall’altra gli scettici.

Nel 1970 il Club di Roma, si riunì un gruppo internazionale di scienziati ,statisti ed economi; vuole capire fino a che punto la terra sia in grado di sostenere l’aumento demografico e lo sviluppo delle attività umane. Incaricati della ricerca gli scienziati del Massachutes Institute of Tecnology.
Risultati: i 100 prossimi anni saranno l’inizio della fine per il pianeta Terra.
Un improvviso, incontrollabile declino stravolgerà la situazione ambientale al punto che qualsiasi intervento potrebbe essere inutile.
Incremento della popolazione.
Sviluppo economico insostenibile.
Esaurimento delle risorse alimentari.
Inquinamento.
Consumo delle risorse naturali.
In una parola: catastrofe.
Nella comunità scientifica è polemica. E’ vero quanto sostiene il Massachutes Institute of Tecnology?
Le risorse del pianeta si stanno esaurendo? L’umanità sta preparando la sua stessa fine?

Passano 30 anni. Estate 2003. convegno internazionale a Erice. Gli interrogativi sono gli stessi. E gli scienziati si dividono tra catasrofisti e ottimisti.
Quanti siamo sulla Terra? 6 miliardi. Quanti saremo? 8 miliardi nel 2075 secondo le Nazioni Unite. Nel prossimo secolo 27 miliardi secondo gli esperti che parlano di grave emergenza.
Chi ha ragione?
E ancora. La Terra si sta scaldando velocemente. Negli ultimi 70 anni ha raggiunto temperature mai toccate nell’ultimo millennio. Di chi è la colpa? E quali saranno le conseguenze?
Gli ottimisti: Energia e risorse naturali in crescita. Utilizzazione di energia alternativa. Aumento delle disponibilità alimentari con gli organismi geneticamente modificati. Tasso di inquinamento più limitato.
Nessuna catastrofe in vista.
I pessimisti: Sovrappopolamento Sfruttamento delle risorse naturali. Perdita di fertilità del suolo. Impoverimento delle biodiversità. Catastrofi naturali globali. Aumento del livello del mare. Territori e città inghiottiti dagli Oceani. Desertificazione. Grandi disastri naturali.
Sono gli eventi ai quali assisteremo.
E una data il 2050 delimita la soglia del non ritorno. Da quel momento la fisionomia del pianeta verrà completamente stravolta.
Se continua così che cosa succede nel mondo dal 2100?
Le cose saranno veramente gravi. Le previsioni dei climatologi sono sempre peggiori. Le temperature sono aumentate di 6,1° negli ultimi anni. Sembra che debbano aumentare da 6° a 8° alla fine del secolo. Il problema è che il clima cambia talmente rapidamente da non permettere agli ecosistemi di adattarsi. E’ difficile per noi adattarci come essere umani. Pensiamo soltanto al problema “acqua”, ci sarà una carenza sempre maggiore, ci sarà il problema di desertificazione. Ci saranno gravissimi disagi, sarà sempre più difficile vivere nelle zone in via di sviluppo tra un secolo.
Non la fine del mondo? La scienza non risolve tutto. Le controversie scientifiche hanno tante volte costellato e qualche volta anche alimentato la ricerca. Da una controversia in cui ci sono pareri molto diversi troviamo lo spirito per andare avanti.
La documentazione è piuttosto attendibile e soprattutto è prudente è saggia, ci mette in guardia contro possibili esiti. La scienza non può essere un dogma, non può essere una religione. Un po’ l’ambiente nella religione lo sta diventando. Molto la religione si lega con la fine del mondo.

La fine del mondo e il millenarismo sono intimamente legate.

Mille e non più mille.
Una paura antica che contrassegnò l’era medioevale, una radice antica però una paura in qualche modo ancora attuale. Il millenarismo, il termine dei 1000 anni e poi il nulla mai più.

Una cometa brilla nel cielo di Occidente per tre mesi e a terra Impero e Papato lottano all’ultimo sangue per la supremazia. Una gigantesca balena solca le acque al largo della costa della Normandia e aspre battaglie dilaniano il paese della Gallia. Il sole rimane oscurato per due ore da un’eclissi e una congiura di nobili trama per uccidere il Papa a Roma. Se la natura si fa presagio del destino degli uomini in terra allora qualcosa di terribile sta per accadere.
E’ l’ira di Dio prima della fine del mondo?
Correva l’anno 1000. e paura, superstizione, sentimento del peccato, dannazione dell’anima stringono in una morsa il cuore e la mente dell’uomo che vive tra il 10° e l’11° secolo

Impaurito da guerre, fiaccato dalla fame, stremato dalle carestie, confuso dalla corruzione e dalla decadenza dei costumi. E’ su questo terreno che nasce il millenarismo. L’attesa del Regno di Cristo in Terra riservato ai soli giusti e destinato a durare 1000 anni prima dell’ultimo assalto di Satana, del Giudizio Universale e della Gerusalemme Celeste. Così racconta Giovanni nell’Apocalisse così come credono le prime generazioni dei Cristiani, una fede che diventa inquietudine all’approssimarsi dell’anno 1000, un numero pieno, perfetto, dunque, una data quanto mai propizia per la seconda Incarnazione di Cristo preceduta però dall’Anticristo.


E per l’uomo dell’anno 1000 l’Anticristo non ha solo il volto di una catastrofe naturale, dei pirati normanni o saraceni, di una pestilenza, di un Papa o di un Imperatore, è un uomo deforme, basso con le orecchie appuntite,le corna, con la barba caprina, madido di sudore e dalle vesti sporche. In una parola: il Diavolo come si è manifestato a un cronista dell’epoca, il monaco cruniagenze Rodolfo Diglaro.
Le sue cronache, affresco della storia d’Occidente tra il 900 e il 1046, ci svelano una umanità ossessionata dal demonio, lacerata dal senso del peccato, convinta che dietro ogni sventura umana ci sia la mano del Maligno, dietro un eclissi solare o un’inondazione il Castigo di Dio. Un umanità sull’orlo della dannazione eterna. Sarà anche merito delle storie del monaco Rodolfo se si diffonderà la leggenda dell’anno 1000, la paura della fine del mondo in coincidenza della visione apocalittica della fine del millennio datata 999.

Il problema dell’anno 1000 nasce proprio dall’Apocalisse- “1000 anni prima dell’arrivo del Regno di Dio e la battaglia finale di Gog e Magog”.

Massimo Introvigne, sociologo delle religioni sottolinea: “Le idee sulla imminenza della fine del mondo oggi sono condivise dalla stragrande maggioranza dei cristiani, ma anche dal mondo islamico e da quello ebraico , fenomeni questi che si situano in religioni, denominazioni di tipo conservatore, fondamentalista o ultrafondamentalista, c’è qualche frangia, forse, anche nel mondo cattolico.
Un grave errore è credere che solo la frangia ultrafondamentalista, quella di cui fanno parte le cosiddette sette che trascendono nel terrorismo o nel suicidio si interessi alla fine del mondo. Non è così. Una serie letteraria come i romanzi apocalittici ha venduto 150 milioni di copie. - es. “Left behind” di Jackins Alyen –Romanzi di come finirà il mondo secondo un’ottica protestante di tipo conservatore. Non ci sono 150 milioni di membri di corpuscoli ultrafondamentalisti. E questo dimostra che: primo: l’idea della fine del mondo è trasversale, tocca Metodisti, Battisti, sicuramente anche qualche cattolico ha letto la letteratura; secondo. la stragrande maggioranza di queste persone non fanno suicidi di massa, non fanno attentati, sono pacifiche. Direi che è un’operazione di tipo propagandistico da parte di chi non ama la religione di tipo conservatore di raccogliere sotto la stessa etichetta fondamentalista da un protestante, che so battista del sud o pentecostale fino a bin Laden o ai protagonisti delle sette del suicidio. Ci sono molte differenze. Il fenomeno non è soltanto americano. Gli ultimi episodi più gravi sono stati fatti da un gruppo cattolico di frangia in Uganda nel 2000, un migliaio di morti. Ce ne sono stati anche in Europa, dall’Ordine del Tempio Solare nel 1994, l’attentato del 1995 ad opera di un gruppo giapponese nella metropolitana a Tokio. Se poi parliamo di terrorismo islamico ci rendiamo conto che non è limitato agli Stati Uniti. Purtroppo il fenomeno è planetario.”

Movimenti, sette, santoni, presunti profeti, cani sciolti del delirio e dell’Apocalisse per anni hanno proclamato l’imminenza della fine del mondo. E qualche volta hanno agito con perversa determinazione omicida.
Ventisei anni fa il più tragico suicidio di massa della storia contemporanea. 913 tra uomini, donne e bambini morirono ingurgitando una bevanda a base di cianuro prima dell’arrivo dell’Apocalisse prevista dal loro tragico credo. Mente della sciagura il reverendo Jim Iones, criminale, tossico, truffatore, abile affabulatore che in nome di un utopia sociale a sfondo spirituale crea nella giungla sud-americana un villaggio ,“Jones’s town”, votato alla sua gloria e a quella del socialismo. Un migliaio di persone gli crede e lo segue fino in Guyana, lo segue fino alla morte e chi tenta di ribellarsi, chi tenta di fuggire viene ucciso a colpi di revolver.

Ma l’onda millenarista ha toccato il suo apice nell’anno 2000 e sono riemersi dall’oscurità gli inguaribili sacerdoti di un evento finale che prima o poi deve arrivare per distruggere il mondo o per salvarlo, per purificarlo o per condannarlo.
Sta di fatto che il 2000 è passato e ormai viaggia verso la certezza di un secolo che potrebbe svolgersi in tutta la sua pienezza. Eppure ancora esistono deserti dove rinchiudersi e aspettare il nuovo Messia, cattedrali del non senso dove invocare la fine dei giorni.
Sette religiose presunte tali che sguazzano nel groviglio problematico di argomenti millenaristi e spesso cavalcano l’onda lunga dei media avidi di notizie e provocazioni.
Un esempio tra tanti possibili: il movimento dei Raeliani, ovvero una sintesi pseudoreligiosa di ufologia, new age e positivismo scientifico. Il tutto è iniziato circa 30 anni fa con l’incontro di Claude Boriond con un umanoide alto come un bambino ma dalle fattezze di un uomo. Questi avrebbe condotto Boriond a bordo di un disco volante per rivelargli la verità sull’Antico e Nuovo Testamento. E tra queste verità ci sarebbe anche la necessità di mettere al servizio della gente la tecnologia di cui siamo in possesso. Presto detto: dicembre 2002, i Raeliani scioccano il mondo annunciando la prima bimba clonata. Polemiche incredibili, battaglie legali, nessuna prova.

Ma per loro la fine del mondo è più vicina, non la catastrofe che distruggerà la Terra , ma la fine di questo mondo e la rinascita sotto la guida degli extraterrestri. Appuntamento fissato per il 2035.

I nuovi movimenti religiosi il cui termine accademico ha sostituito quasi ovunque “setta” nel mondo sono almeno 15 mila. Ma i media giustamente dal loro punto di vista si occupano di quei 30, 40 o 100 che rimangono coinvolti o in violenze o in attività discutibili e truffaldine.
La grande maggioranza dei nuovi movimenti religiosi hanno delle idee diverse da quelle della maggioranza delle persone ma non commettono reati e anche la grande maggioranza dei gruppi che aspettano la fine del mondo non lo fanno in modo violento.
Il grande pericolo credo sia in quei movimenti in cui si annulla qualsiasi possibilità di distinzione tra il religioso e il politico. Casi in cui la politica si è mangiata la religione. E’ il caso di Jim Jones. Jones’s town era un movimento socialista e gli eroi di Jim Jones così come li aveva chiamati erano le “brigate rosse” e Renato Curcio. Prima di morire Jones ha lasciato detto che “Qui nessuno crede in Dio”. Jones si situa in una fascia ultraprogressista della religione con esiti mortali.
Oggi noi abbiamo un altro grande caso ed è quello della religione che si mangia la politica. Nel contesto non di tutto il fondamentalismo, ciò sarebbe tragico, sono centinaia di milioni di persone, ma dell’ultrafondamentalismo radicale islamico e anche lì questo crea una umanità terrorizzata e terrorista che non è più capace di concepire quella differenza neppure fisica tra religione e politica.
Qui nasce il terrorismo suicida, qui nasce bin Laden, qui nascono certi eccessi della rivoluzione iraniana.
Dove si annulla anche fisicamente la differenza tra il religioso e il politico o l’estrema sinistra, era Jones’s town o in ambiti ultrafondamentalisti è al-Qaida, lì veramente c’è il pericolo che l’apocalittismo faccia molti morti.

La Chiesa cattolica ha un po’ dimenticato il Giudizio Universale che pure fa parte del suo messaggio. La tendenza è quella del privilegiare il richiamo ad un impegno serio personale, non aspettare soluzioni di cose che vengono dal di fuori, di cose che vengono dall’alto o dal basso.
Impegnarsi seriamente nel nostro impegno quotidiano ricercando piuttosto giorno per giorno con la scienza ad applicare i mezzi che abbiamo e di prevedere con saggezza.

Siamo partiti da una visione apocalittica biblica della fine del mondo, abbiamo visto che la Chiesa la interpreta come Rivelazione come arrivo di Gesù Cristo. Ma noi intendiamo fine del mondo i possibili modi per cui il mondo possa finire.
Riassumendo abbiamo analizzato varie probabilità:
1 – Dovuta al clima che sta impazzendo e che crea fenomeni disastrosi estremi, inondazioni continue.
2 – Ma anche il rischio di un grande terremoto il “big one” e che potrebbe portare a un collasso economico del sistema che siamo abituati a conoscere.
3 – Abbiamo guardato in faccia il pericolo “meteorite”ma con l’aiuto del professore Caruso della Pegaso Foundation abbiamo scoperto che almeno per il momento non è stato identificato alcun meteorite che rischia di poter entrare in rotta di collisione con la terra.
4 – Abbiamo parlato del delirio delle sette e delle attese millenariste che hanno portato a suicidi di massa come quello della Guyana.

Quest’ultima parte è dedicata all’Apocalisse, temuta, evocata, in qualche modo esorcizzata e che pone una domanda che va affrontata in modo serio. E’ drammatico e difficile il momento che stiamo vivendo perché il mondo è su un crinale estremamente pericoloso e per questo la paura pervade la nostra vita. Per questo dobbiamo porci una domanda seria e difficile.
In principio era un saggio poi un libro: “Scontro di civiltà” di Samuel Huntington , ora è diventato una chiave di lettura del mondo, dello scenario internazionale e della geopolitica mondiale e dopo l’11 settembre ha assunto i toni di una profezia e gli eventi degli ultimi anni certo non fanno nulla per smentirlo.
E dunque:
Islam contro Occidente
Bin Laden contro Bush
Jihad contro Crociata

Il dissidio tra Oriente islamico ed Occidente ebreo – cristiano è teologico prima che economico ed ideologico, poiché queste due ultime componenti discendono da quella rivelazione cranica commentata in ben 30 volumi da Sayyd Qutib, padre spirituale del fondamentalismo islamico, condannato a morte in Egitto nel 1966.
La convinzione di Qutib è che l’Occidente liberale ha causato nel mondo moderno la terribile dissociazione schizofrenica tra sacro e profano, religione e politica, morale ed economia; precisamente ciò che nell’Islam non c’è e che , se accolto, ne determinerebbe la dissoluzione etnica e culturale.
In effetti tale visione delle cose prese piede in Europa a cominciare dal XVII secolo, quando si capì che, per progredire, le società dovevano mettere in un angolo gli odi religiosi. All’”Ombra del Corano” (tale è il suggestivo titolo del commento di Qutib) si comprende come Ebrei e Cristiani siano “jahili”, pagani, in quanto nella pratica smentiscono Mosè e i Vangeli. All’ombra dei Vangeli si comprende che ai tempi di Gesù, Ebrei e Romani si combattevano senza risparmio per evitare la reciproca disgregazione etnica.
Che l’Occidente cristiano abbia agevolato il sorgere di quel capitalismo delle clientele che vampirizza culture “ingenue” pare assodato, specie dopo la rinuncia della Chiesa a combattere l’usura fin dal XV secolo ( ci sono naturalmente eccezioni). D’altronde il messaggio cristiano autentico è trans – etnico in quanto il discrimine di riferimento tra sacro e profano, fedele e infedele non è più il rituale e la sua purità (Gesù contro i farisei) bensì tra chi accoglie la volontà d’amore del Padre e chi la rifiuta “in pratica” nella vita quotidiana.

Semplificazioni inaccettabili smentite da milioni di musulmani che si oppongono al terrorismo islamico e da milioni di cristiani che lottano contro la guerra e per il dialogo fra le religioni e su tutti Woityla che per mesi ha gettato acqua sul fuoco nel tentativo di spegnere l’incendio sull’integralismo.
Eppure oltre le esemplificazioni della stampa un problema c’è, un interrogativo rimane sul tappeto:

Il mondo è veramente sull’orlo di uno scontro di civiltà?

A tale proposito non ravvedo il rischio, le grandi religioni monoteistiche dell’Occidente: Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo, hanno convissuto, collaborato, ci sono state delle osmosi molto importanti. Dove sono queste civiltà che sarebbero contrapposte? Ogni cultura porta in sè potenzialmente il germe anche delle altre e quindi del dialogo e della collaborazione.
Sta a noi come individui, come Stati, come strutture metastatali assumersi il nostro senso di responsabilità senza fuggire in apocalissi ideologiche o apocalissi pseudoreligiose, ma affrontare quotidianamente il compito, come dice Voltaire, di “pulire il nostro giardino” e di lavorare perché la nostra terra sia pulita dalle scorie ma anche da scorie che sono tra le peggiori e che sono quelle della violenza, della sopraffazione e dal potere di decidere per gli altri.
L’incontro tra ebrei, cristiani e musulmani ,ora più che mai, non potrà dunque avvenire che a partire da una sempre più rinnovata comprensione – accoglienza di quell’amore trans – etnico di cui sono intrisi i Vangeli; amore che dissolve ogni barriera ritualistica, ogni pretesa di “purezza incontaminata” che è tuttora la scaturigine di ogni rigidità identitaria.
Il terrorismo islamico è stato definito con il termine “Bestia dell’Apocalisse”, metafora del “potere che viene dal mare” che cerca sempre di assolutizzarsi, anche il potere democratico cerca in tal senso, e la “Bestia che viene dalla terra”, sarebbero le ideologie, le filosofie, le religioni che dovrebbero purificare e che invece troppe volte adulano e vanno anche in appoggio del potere che viene dal mare.
I nomi biblici spesso dicono qualcosa delle caratteristiche o della vita di una persona, come nel caso di Abraamo, di Gesù e di molti altri. Allo stesso modo “bestia” è rappresentato anche da un nome numerico che ne rappresenta le caratteristiche.(666)
Nel libro biblico di Daniele le varie bestie rappresentano regni o imperi umani che si sono succeduti. La bestia composita di Apocalisse, 13,1,2 simboleggia il sistema politico mondiale a cui Satana dà autorità e su cui eserciterà il controllo.
Che la bestia abbia “un numero d’uomo”, o “un numero umano”, indica che è un’entità umana , non un demonio. Quindi riflette le debolezze umane derivanti dal peccato e dall’imperfezione.
Agli occhi di Dio il numero sei, essendo inferiore al sette, numero completo o perfetto in senso biblico, è segno di imperfezione. Il marchio 666 dà risalto a questa mancanza ripetendo il numero tre volte.
In questo senso la “bestia” è come segno del potere che cerca di assolutizzarsi e che quindi soffoca la libertà delle persone e dei popoli. E’ difficile però individuarlo perchè al di dentro di tutte le culture e di tutte le religioni c’è il pericolo che una parte diventi bestia e quella parte accentui l’aspetto della violenza, del dominio e del predominio. Al contrario, tutte i movimenti ideologici e religiosi in primo luogo, dovrebbero trovare il meglio di sé, incontrare il “meglio di sé” che c’è nelle altre religioni e diventare un fermento contro la tendenza che abbiamo tutti e soprattutto di chi si sente più forte di dominare con la violenza. La tendenza sarebbe invece attraverso la non violenza che non è rinuncia ma usare i modi della ragione, i metodi della ragione, dell’incontro e del dialogo per evitare la violenza .
Se davvero crediamo in un unico Dio vuole dire che siamo tutti fratelli e non possiamo, non dobbiamo strumentalizzare le religioni per la violenza e per la guerra. Ma far lievitare il meglio che c’è al di dentro dell’umanità.


Il 2003 è segnato dal terrorismo, dalle bombe e dal pericolo nucleare.

Esiste il pericolo di un conflitto nucleare?
Quello che abbiamo temuto per tutto il periodo della guerra fredda?

Dopo la guerra fredda avviene un momento di svolta e di politica di distensione. Gorbaciov propone di arrivare al disarmo nucleare entro il 2000. Ma poi cambiano i rapporti di forza, di interessi e certe politiche. Gli Stati Uniti usciti vincitori dal confronto con l’Unione Sovietica approfittano di questo momento favorevole.
Il rischio che possa scattare una guerra nucleare anche se per errore c’è. Un segnale sbagliato che possa far partire. Già in passato abbiamo avuto un serie di rischi gravi che poi sono venuti alla luce anni dopo.
Che succederebbe se si scatenasse una guerra atomica, la fine del mondo?
Ci sono studi scientifici che si basano sull’esperienza, purtroppo, di Hiroshima e Nagasaki e si basano sugli effetti delle armi nucleari che sono stati studiati durante gli esperimenti nucleari e da tutto questo, a livello scientifico, si conclude che una guerra nucleare eliminerebbe la specie umana e quasi ogni forma di vita dalla faccia della terra.

Ma uno studio fatto da un gruppo molto serio di scienziati, di uomini politici, di statisti e di economisti, prevede quale sarà la situazione nel 2015.
La situazione nel 2015 sarà quella di un mondo in cui rimarranno in grande divario le grandi contraddizioni e i grandi contrasti non tra le civiltà ma tra potentissimi interessi e quindi si prospetta un mondo in cui prevedono una grande potenza sicuramente, potrebbe essere la Cina per esempio, e allora si potrebbe essere di nuovo in una situazione analoga e, in un certo senso, più pericolosa, di quella della guerra fredda.
Per “Newsweek”, la Cina “sta iniziando a puntare sul resto del mondo”. Capitali cinesi corrono sulle autostrade del mercato mondiale; si ripropone il modello del Giappone degli anni ’80 su scala decuplicata.
Eric Chol della rivista parigina “Express” si colloca sulla stessa lunghezza d’onda:”Cina nuova conquistatrice”. Nel 2003, scrive, i grandi gruppi cinesi censiti tra i “Top 500” di “Fortune” erano 11; a Pechino stimano di arrivare, in tempi rapidi sui 50. vogliono sfruttare al massimo il loro ineguagliabile vantaggio: il basso costo del lavoro. Un ingegnere edile costa 300-400 dollari al mese! Questo vantaggio per Chol, durerà anche per il prossimo ventennio.
La Cina è il “Dragone affamato”. L’efficace definizione è dell’”Economist”. Il Dragone divora il 50% del cemento mondiale, il 30% del carbone, il 36% dell’acciaio. Nel 2003 la sua sete di petrolio è cresciuta del 30%.
La popolazione cinese censita è divisa in due comparti: rurale ed urbana. Si può stimare in 13,7 milioni all’anno il numero dei migranti che dal mondo rurale corrono verso la vita urbana. L’1,1% della popolazione è in marcia, ha rotto le secolari catene che la legavano alla vita contadina. Sono i benvenuti nella turbolenta realtà della Cina che marcia verso il capitalismo maturo. (L.C. Aprile 2004)

Un’altra delle date, non dell’Apocalisse in questo caso, ma di uno scenario fosco del nostro futuro. Ne abbiamo evocate molte di date di scenari foschi apocalittici.


La fine del mondo è stata annunciata tante volte. Nei secula seculorum sono state innumerevoli le profezie sulla fine del mondo. Un viaggio lungo un itinerario di un Apocalisse annunciata.
Le speculazioni sulla fine del mondo sono iniziate nei primi secoli del cristianesimo. Uno storico avventista, Leroy Edwin Froom, ha raccolto una documentazione straordinaria su centinaia o meglio migliaia di personaggi che hanno cercato con i calcoli più disparati di fissare un grande numero di date diverse per la fine di questo mondo. E’ la monumentale “Prophetic of Our Fathers” in 4 volumi di quasi 4 mila pagine. Ne vediamo alcune:



Innanzi tutto la profezia contenuta nei Vangeli Apocrifi: 31 dicembre 999
Secondo il matematico tedesco Michael Stefil alle ore 8 del 18 ottobre 1533
1537 – astrologo Pier Purrell
1732 – Nostradmus, distruzione della razza umana
e ancora 1736 secondo William Winston, prete matematico inglese, l’inizio della fine sarebbe cominciata con un’inondazione di Londra
1792 – seconda profezia di Nostradmus
3 aprile 1843 secondo William Miller, padre degli Avventisti e poi ne fornì altre: 7 luglio 1843, 22 ottobre 1844
1881 –in base alle misure geometriche delle piramidi le stesse che poi spostarono l’Apocalisse nel 1936 e poi nel 1953
1914 - secondo Russell il fondatore dei Testimoni di Geova e ancora 1925, 1941, 1942 e 1975 secondo i Testimoni di Geova
1954 – dopo l’osservazione di alcune crepe sul Colosseo migliaia di pellegrini si riversarono in piazza S.Pietro perc chiedere perdono al papa dei propri peccati
1967 – secondo il reverendo Moon della chiesa dell’Unificazione
1993 – secondo i Bambini di Dio
1999 – secondo le quartine di Nostradamus

nel 1995 i Testimoni di Geova hanno esteso l’invito a non calcolare più date precise per la fine di questo mondo e ritengo che se puntiamo sul fatto che il nostro pianeta esiste da 5 miliardi di anni allora delle cose di cui non si può parlare con chiarezza meglio tacere. Il Signore ha detto di non farlo. Non facciamo calcoli, cerchiamo piuttosto di migliorare il mondo, finchè ci siamo, miglioriamo il mondo. Tutte le Scritture sacre e serie ci dicono di non fare i conti.

Il regno di Cristo non è un evento futuro ma una realtà presente. Lo scenario della parusia gloriosa e del giudizio finale non fa che proiettare nella luce di Dio e nella simultaneità dell’eternità ciò che si compie oggi nel mistero e nella durata della storia. La parola profetica invita il credente ad apprezzare la gravità eterna di ogni istante; essa non tollera nè distrazione, né leggerezza, né compromessi, ma provoca all’impegno immediato e integrale. Ponendo l’esistenza presente nella prospettiva della parusia, l’Apocalisse ricorda che il Signore Gesù è al termine della storia come pure al suo inizio e che, al di là delle apparenze, le realtà terrestri sono relative al disegno di Dio. Essa invita a conformarsi e all’attesa della manifestazione della Gerusalemme celeste di cui essa è l’anticipazione e il segno.


LA SIMBOLOGIA DI “APOCALISSE”

Autore: Laura Petreccia
Fonte: “the Lighthouse of the Harbour”

“Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e I suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme coi suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu posto per essi in cielo” (12, 7-8)

Questa celebre evocazione dell’ultimo libro della Bibbia offre un percorso essenziale dell’Apocalisse, un testo affascinante e sconcertante al tempo stesso.
L’opera è uno scritto autonomo, sorto in quei “circoli giovannei” da cui originarono anche le Lettere di Giovanni e da cui fu compiuta l’ultima redazione del quarto Vangelo.
Quando leggiamo questo libro si prova un’attrazione e una vertigine. E’ un testo striato dal sangue della storia ma è anche un’opera di contemplazione, immersa in un alone di luce dal quale alla fine emerge una città perfetta e ideale in cui non si piange più, in cui la morte non ha più residenza e su cui s’accende una luminosità trascendente (cc.21-22).
Testo proteso al futuro della speranza, l’Apocalisse, più che un oroscopo sul destino della storia umana, si presenta come una lettura del presente in funzione del futuro. C’è una visione sostanzialmente dualistica: una forte tensione tra oggi e futuro, tra terra e cielo, tra il secolo presente e il secolo avvenire. Bene e male ormai si fronteggiano per l’estremo duello, sostenuto da schiere avverse di angeli e demoni. Alla Babilonia trionfante del mondo attuale si attende che subentri la Gerusalemme nuova e santa.
L’Apocalisse si colloca nell’alveo della profezia ed è soprattutto interpretazione dei segni dei tempi seminati nel presene, è scoperta dell’azione di Dio nelle vicende umane, è irradiazione dell’eterno e della salvezza già nella storia che viviamo.
La sua parola di speranza varca i confini delle difficoltà presenti per cercare il senso ultimo degli eventi umani e dell’intero essere.
Il Cristo, raffigurato sotto il simbolo biblico dell’Agnello, vuole aprire e rendere leggibile, attraverso la sua apocalisse-rivelazione il libro sigillato della storia nel suo significato ultimo: più che rivolgersi alla fine del mondo, l’Apocalisse s’interroga sul fine del mondo e della storia.

Domina l’opera una fitta serie di simboli. La pagina d’apertura rimanda alla visione di Cristo in una scena di estrema potenza e fascino (1, 12-20). Molto ramificato è, poi, il simbolismo cosmico che ha come base i quattro punti cardinali spesso evocati ( 7,1) e che si estende in decine e decine di elementi naturali coinvolti (stelle, sole, luna, arcobaleno, nube, fulmine,, grandine, fuoco, cielo, terra, monti, isole, mare, fiumi, fonti, oro, pietre preziose, bronzo, ferro, vendemmia, mietitura…). Il suo apice, è nella città che è presentata secondo due profili: la perfezione quadrata, accuratamente misurata dall’angelo “geometra”, propria della nuova Gerusalemme, e lo scardinamento della Babilonia imperiale, la città del male e del caos. Armonia e dissoluzione, ordine e confusione, terra solida e mare caotico si confrontano in un duello costante che ha come sbocco il nuovo cosmo che nasce dalle ceneri del vecchio mondo (“nuovo cielo e nuova terra…e il mare non c’era più” 21,1)
L’opera elabora un simbolismo zoomorfo: Cristo è l’Agnello pasquale che ha come avversari il drago, la Bestia marina e terrestre, il “serpente antico”, ma anche come “assessori” della corte celeste quattro “esseri viventi” dal profilo di leone, vitello, uomo e aquila. C’è una terribile cavalleria che imperversa nel mondo (c.6) e ci sono esseri mostruosi che formicolano colpendo e avvelenando: pensiamo, ad esempio, alle cavallette del c.9, tanto grosse da essere simili a cavalli, dal volto umano con capigliatura femminile, dentatura leonina, ventri corazzati, code velenose come aculei di scorpione.
Le vetrate di questa cattedrale che è l’Apocalisse sono popolate anche da simboli somatici. Sfilano molti personaggi, come i 24 anziani o la donna incinta del c.12, emergono teste e corna, fronti e mani marchiate, bocche da cui escono spade, per esaltare la forza e l’efficacia della parola, femori con iscrizioni, occhi, capelli…
Su quelle vetrate s’intrecciano anche i più vari colori, dando origine a un importante simbolismo cromatico che ha come base il bianco, inteso come il colore della luce e quindi appannaggio divino e segno della risurrezione e dell’eternità gloriosa. E’ per questo che gli eletti che partecipano alla liturgia celeste sono avvolti in vesti candide (7,9). Opposto al bianco è il rosso che evoca sangue ed è per questo che il manto del drago affamato di vittime è di colore rosso. (12,3-4).
Ai colori si associa una simbolica decisiva nell’Apocalisse, quella numerica, cara a tutta la letteratura apocalittica. I numeri più significativi sono il 7 e il 12, i loro multipli e le loro metà. Il 7 è per eccellenza il simbolo di Cristo e di Dio: Cristo invia 7 lettere ad altrettanti Chiese, apre 7 sigilli; Dio ordina a 7 angeli di far squillare 7 trombe e ad altri 7 angeli di versare 7 coppe , dando origine ai famosi settenari che fanno da ossatura alla parte centrale del libro.
Il numero 12 evoca le tribù di Israele e gli apostoli e scandisce le stelle della donna del c. 12, le porte della Gerusalemme nuova, i suoi fondamenti, mentre 144.000 (12x12x1000) sono i segnati in fronte col sigillo dell’Agnello e 144 cubiti (12x12) misurano le mura di Gerusalemme e 12.000 stadi i suoi lati. Naturalmente le frazioni di questi numeri “perfetti” sono simbolo di imperfezione: così il numero della Bestia è 666 che è multiplo del 6 e somma di multipli del 6 che è la metà di 12, il numero pieno spezzato. Sono segni di limite anche il 3 e mezzo, metà di 7, i “ 3 e mezzo” ( 3 anni e mezzo), i 1260 giorni (sempre 3 anni e mezzo). Insomma, il 7 dei nemici di Dio è un 7 mancato e destinato al fallimento.

Concludendo, possiamo affermare che, se correttamente interpretati, questi simboli mostrano che l’Apocalisse è il libro del presente e del futuro, della lotta e della speranza, del seme e dell’albero, della Gerusalemme storica che ospita anche la sanguinaria Babilonia e della Gerusalemme nuova e santa, della paura e della gioia, del giudizio e della gloria.
Sarebbe sbagliato pensare che l’Apocalisse contenga soltanto l’idea della punizione. Forse la cosa più importante in essa contenuta è la speranza. Proprio per questo come diceva lo scrittore Victor Hugo, “ogni uomo ha in sé la sua Patmos. E’ libero di andare su questo spaventoso promontorio del pensiero da dove si percepiscono le tenebre”, ma da dove si vede sorgere il sole dell’alba in un giorno che non conoscerà più la notte, in cui non ci sarà più bisogno di lucerne “perché il Signore ci illuminerà e regneremo nei secoli dei secoli” (22,5)

DONNA DELL’APOCALISSE


Autore: Gianfranco Ravasi, Biblista e teologo
Fonte: Jesus, Agosto 2004, Edizioni S.Paolo

Incastonata, nel cuore di questo mese c’è un’antica solennità mariana, cara alle Chiese d’Oriente d’Occidente, quella dell’Assunzione. Noi, invece, per ragioni di anniversari- ricorre quest’anno il 150° della sua proclamazione- vorremo riflettere su un latro profilo teologico della figura della Madre del Signore, quello della sua Immacolata Concezione. Inizierò con un ricordo personale. Tante volte sono uscito da Gerusalemme per avviarmi verso un suo sobborgo immerso nel verde: il suo stesso nome attuale è emblematico, Ain Karem, “la sorgente della vigna”. Salivo una stradina che da una fonte conduceva al santuario francescano della Visitazione di Maria a Elisabetta. Al termine di quel percorso, sulla costa della collina si leva la basilica eretta nel 1939, composta da una cripta e da una chiesa superiore a una sola navata, dedicata alla glorificazione della Madonna nella storia della Chiesa. Cinque grandi affreschi laterali evocano eventi significativi di questa gloria.
Ricordo che spesso rimanevo attratto dal primo di essi piuttosto insolito nell’iconografia mariana. Si rappresentava il teologo francese scozzese Duns Scoto durante una disputa alla Sorbona di Parigi, in difesa dell’Immacolata Concezione di Maria. Eravamo verso la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV ( Duns morirà a Colonia nel 1308) e questo frate minore era già celebre nonostante la sua giovane età (era nato nel 1265/66) e l’influsso della sua dottrina durerà a lungo, talora in opposizione a quello esercitato dal pensiero di Tommaso d’Aquino.
La leggenda ha ricamato molto su quella disputa che, secondo alcuni storici, non ebbe mai luogo, al massimo fu un atto accademico ordinario. La stessa affermazione dell’Immacolata Concezione negli scritti del francescano scozzese non fu sempre nitida e coerente. Tuttavia egli divenne l’alfiere simbolico di una verità che era già affiorata nei secoli precedenti, sia pure tra vivaci contrasti.
Noi sappiamo, però, che a far emergere dal patrimoni della Tradizione ecclesiastica questa verità fu un Papa dell’Ottocento, Pio IX, che istituì una commissione teologica perché approfondisse il tema, consultò i vescovi (che risposero in 665 con 570 pareri favorevoli e solo 8 contrari, con alcuni esitanti per opportunità) e l’8 dicembre 1854 procedette nella Basilica Vaticana alla solenne definizione del dogma, alla presenza di oltre 200 tra cardinali e vescovi e di un’immensa folla. Com’è noto, pochi anni dopo, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 a Lourdes Bernardette Soubirous, figlia di un povero mugnaio, ebbe quei 18 famosi incontri con la Vergine che alla fine si presentò come “l’Immacolata Concezione”.

Ora, uno dei passi delle Sacre Scritture che furono posti al centro della riflessione su questa verità della fede cristiana è proprio nella pagina biblica che descrive il peccato che l’uomo, creato da Dio, compie infrangendo la morale rivelatagli dal Creatore e decidendo lui stesso di essere arbitro del bene e del male (Genesi 3).
A spingere la liberà umana verso il male c’è il serpente idolatrino che la tradizione successiva, a partire dal libro biblico della Sapienza (2,24), identifica in Satana. Ma ecco il giudizio divino nei confronti del serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la test e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,159. Questa maledizione suppone, una lotta implacabile.

Essa si aprirà tra la “stirpe”, il “seme” del serpente, cioè i peccatori, e il seme della donna, ossia Eva, seme che nel pensiero immediato dell’autore rimanda all’umanità giusta. Dal peccato fluisce una tensione che pervade tutta la storia: è come se si stabilisse un duello continuo tra bene e male. E’ una lotta permanente e serrata tra il bene e il male, tra la giustizia e la perversione, tra la verità e la menzogna. Ma – e qui stiamo avvicinandoci all’applicazione “mariana” della pagina della Genesi – la tradizione ha voluto infrangere questo filo resistente di tensione tra bene e male, a favore ovviamente del bene. Si è così interpretato quel pronome “questa” (“questa stirpe ti schiaccerà la testa…) in senso personale.
Il soggetto che combatte con la stirpe del serpente non è più il seme, la stirpe in senso generico, ma un seme qualificato, anzi una persona, il Messia: “Questi ti schiaccerà la testa!”. Con lui la lotta contro il male registrerà una svolta decisiva.

Infatti il profeta Isaia descrive il mondo inaugurato dal Messia come un orizzonte di pace in cui il serpente non sarà più pericoloso ma si inserirà nel panorama di un creato pacificato: “il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide, il bambino metterà la mano nel covo dei serpenti velenosi” (11,8).
La tradizione cristiana ha però, fatto un passo ulteriore: nel pronome “questa” ha visto un riferimento alla donna, madre del Messia, cioè a Maria. E se è vero che un avorio carolingio posto sulla copertina di un codice conservato nella Biblioteca di Stato a Monaco (codice latino 4452) il serpente si avvinghia intorno alla croce per addentare il calcagno del Cristo, nell’arte cristiana a partire dal XVI secolo sarà Maria a schiacciare la testa del serpente. Al globo terrestre, sospeso nello spazio, è attorcigliato il serpente. Maria, raggiante e coronata di stelle, domina il globo: con un piede schiaccia la serpe e con l’altro si erge sulla falce della luna collocata sopra il globo del mondo.

E’ questa la più popolare raffigurazione proprio dell’Immacolata Concezione di Maria. Essa rimanda contemporaneamente a un altro testo biblico. Si tratta di Apocalisse 12,1, un versetto diventuto celebre anche nella storia dell’arte sacra: “ Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle”. Forse l’autore dell’Apocalisse pensava alla Chiesa al cui interno Cristo nasce continuamente attraverso la Parolae l’Eucarestia. Tuttavia era facile e spontanea anche la trasposizione mariana operata dalla successiva tradizione ecclesiale: la donna è la madre pura e feconda che genera il Figlio Salvatore.
Contro di essa si scatena il male personificato dal drago demoniaco (ritorna il segno del serpente come in Genesi 3,15). Il suo colore è rosso sangue perché provoca violenza, guerra e oppressione. Con le sue sette testa, le sue dieci corna, segno di potenza orgogliosa, con le sue sette corone rappresenta la brutalità del potere, soprattutto di quello imperiale romano. L’azione del drago è sacrilega, è una sfida al cielo: la sua coda possente, infatti, abbatte le stelle del cielo, luogo divino. Forse si allude ai fedeli strappati dalle imprese sataniche alla loro comunione con Dio; altri pensano all’apostasia degli angeli ribelli. Certo è Giovanni attribuisce a Satana un potere soprannaturale.
Ma il racconto ha il suo acme proprio nel conflitto che si apre tra il drago e la donna col suo figlio neonato. Lo scontro tra il Bene e il Male è aperto. Il figlio partorito dalla donna è decritto come il re-Messia contro cui si accanisce Satana. Ma Dio protegge la Madre e il Figlio da quell’assalto. “ Appena scaraventato a terra, il drago si avventò sulla donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma la donna ricevette da Dio due ali di aquila per volare nel deserto, nel rifugio preparatole per essere nutrita lontano dal serpente. Il drago vomitò dalla sua bocca contro la donna un fiume d’acqua per poterla travolgere con le sue acque impetuose. Ma la terra venne in soccorso della donna. Si aprì una voragine e il fiume dalla bocca del drago fu inghiottito” (Apocalisse 12,13-16).
Dio crea per la donna una via di salvezza raffigurata simbolicamente nelle ali di aquila: è per questo che Maria in certe antiche raffigurazioni dell’Apocalisse era disegnata con le ali.
Nel XII secolo uno scrittore cristiano, Adamo di San Vittore, riprendeva così l’immagine del capitolo 12 dell’Apocalisse: “Come il sole fa impallidire la luna e la luna le miriadi di stelle, così Maria, ineguagliabile, riluce su tutta la creazione”. Bellezza e candore immacolato di Maria vengono celebrati attraverso l’immagine della donna “ vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.

Nascono così le famose “Immacolate”, statue o dipinti che, a partire dal tardo XVI secolo, trionferanno nell’iconografia mariana: alla falce di luna sotto i piedi della Vergine si aggiungerà il serpente della Genesi, identificato col drago dell’Apocalisse. Come si diceva, esso si avvinghia sul globo terrestre che sorregge la falce di luna sulla quale svetta Maria, raggiante di luce col Bambino in braccio. Essa è illuminata dai raggi di un sole nascosto alle sue spalle, simbolo divino e messianico, mentre le dodici stelle che fungono da aureola o corona incarnano le dodici tribù d’Israele e gli apostoli.
L’immagine di Maria come la donna dell’Apocalisse rimase, così stampata nella mente popolare.
Tetrarca inizia al sua celebre canzone alla Vergine, con questi versi famosi: “ Vergine bella, che di sol vestita/ coronata di stelle, al sommo Sole/ piacesti sì che in te sua luce ascose…” E Savonarola apre così il suo sonetto ‘Ad Virginem’: “ Salve Regina, virgo gloriosa/ ne la cui fronte el Sole sua luce prende, / Madre di quel a cui l’onor si rende, / e del suo Padre dolce figlia e sposa…”

torna su

 
Sito ottimizzato per Microsoft Internet Explorer, risoluzione minima: 800x600