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Il Fondamentalismo
Il fenomeno del fondamentalismo evangelico si situa nella storia
spirale e culturale della componente protestante degli Stati Uniti
d’America. Influenzato in modo determinante nel seolo XVIII
da due correnti : il cosiddetto “Risveglio evangelico”
e la “rivoluzione culturale” illuminista.
Il Risveglio mobilita la parte emozionale della fede, trasformandola
vecchia eredità puritana in una religione di conversione
e di forte impegno individuale. Questa fede è fortemente
biblicista co’erano allora tutti i calvinisti. Questo biblicismo
non significa però chiusura alla scienza moderna.
Nel ‘700 la storia spirituale e culturale del polo americano
è largamente fatta di una vivace dialettica tra illuminismo
delle élites e le ondate di risveglio popolare che fino ad
oggi non hanno mai cessato di smuovere le masse e le coscienze.
Nella seconda metà dell’Ottocento le grandi chiese
protestanti (congregazionalisti, presbiteriani, metodisti, episcopaliani,
e una minoranza dei battisti e dei luterani) hanno però messo
in atto una grossa operazione apologetica nei confronti della cultura
secolarizzata: hanno accettato di mettere in sottordine gli antichi
dogmi (peccato originale, morte espiatrice di Gesù, suo futuro
ritorno in gloria, Giudizio universale, risurrezione, ecc.), ponendo
in opera una sorta di riappropriazione emozionale della singolarità
di Gesù, una calda fiducia nell’immortalità
dell’anima e una sostanziale difesa dell’etica puritana,
pur corretta dalla crescente accettazione dell’emancipazione
femminile, del divorzio civile…. Era nato in America come
in Europa il cosiddetto protestantesimo liberale, dove per liberale
si intende “libero da prevenzioni dogmatiche”. Molti
di questi “teologi liberali” erano poi anche liberali
in politica e tutti credevano nel progresso. Ed è contro
questo “protestantesimo liberale” che nasce il movimento
fondamentalista.
Si rivendicavano alcune “verità fondamentali”
senza le quali il cristianesimo rischia di annegare la sua fede.
Queste verità sono : la creazione ex nihilo, il peccato originale,
al nascita eccezionale di Gesù, la sua morte espiatrice,
la sua risurrezione dei morti, il Giudizio universale, la divina
ispirazione delle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo
Testamento.
Dopo la crisi del ’29 il panorama americano cambia: il riformismo
roosveltiano viene appoggiato dai grandi teologi neo-ortodossi (Niebuhr
e Tillich) e il fondamentalismo perde una parte del suo appeal.
Nasce però il neo-fondamentalismo, più marginale,
più chiuso e tendenzialmente millenarista.
Dagli anni ’70 in poi abbiamo assistito a una nuova ondata
di Risvegli religiosi, di orientamento fondamentalista: tecnicamente
fondamentalisti sono i milioni di pentecostali, fondamentalista
resta la gran massa dei neri americani del Sud e del Nord, fondamentalisti
sono i “red neck” o “poveri bianchi” del
Sud e del West. Di origine fondamentalista è il grande “Fuller
Seminary” di Pasadena, alla periferia di Los Angeles.
In definitiva il fondamentalismo è oggi l’ideologia
difensiva degli americani poveri, una reazione dunque contro il
relativismo etico culturale che corrode la civiltà americana.
Malgrado le indubbie tentazioni reazionarie, il fondamentalismo
ha il merito di riproporre la Bibbia come “grande codice”
della società americana e anche come libro di preghiera.
Metà dei 700 milioni di evangelici che vivono nel mondo di
oggi sono fondamentalisti. Per quanto riguarda l’italia, limpidamente
fondamentaliste sono le 250 “Chiese dei fratelli”, nate
in epoca risorgimentale e oggi diffuse in tutti gli ambienti sociali,
non escluso docenti universitari di notevole valore. Per rendersi
conto del livello di questi intellettuali basta leggere il mensile
“il cristiano”.
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