Sabato, 4 settembre 2010 

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Il Fondamentalismo

Il fenomeno del fondamentalismo evangelico si situa nella storia spirale e culturale della componente protestante degli Stati Uniti d’America. Influenzato in modo determinante nel seolo XVIII da due correnti : il cosiddetto “Risveglio evangelico” e la “rivoluzione culturale” illuminista.
Il Risveglio mobilita la parte emozionale della fede, trasformandola vecchia eredità puritana in una religione di conversione e di forte impegno individuale. Questa fede è fortemente biblicista co’erano allora tutti i calvinisti. Questo biblicismo non significa però chiusura alla scienza moderna.
Nel ‘700 la storia spirituale e culturale del polo americano è largamente fatta di una vivace dialettica tra illuminismo delle élites e le ondate di risveglio popolare che fino ad oggi non hanno mai cessato di smuovere le masse e le coscienze.

Nella seconda metà dell’Ottocento le grandi chiese protestanti (congregazionalisti, presbiteriani, metodisti, episcopaliani, e una minoranza dei battisti e dei luterani) hanno però messo in atto una grossa operazione apologetica nei confronti della cultura secolarizzata: hanno accettato di mettere in sottordine gli antichi dogmi (peccato originale, morte espiatrice di Gesù, suo futuro ritorno in gloria, Giudizio universale, risurrezione, ecc.), ponendo in opera una sorta di riappropriazione emozionale della singolarità di Gesù, una calda fiducia nell’immortalità dell’anima e una sostanziale difesa dell’etica puritana, pur corretta dalla crescente accettazione dell’emancipazione femminile, del divorzio civile…. Era nato in America come in Europa il cosiddetto protestantesimo liberale, dove per liberale si intende “libero da prevenzioni dogmatiche”. Molti di questi “teologi liberali” erano poi anche liberali in politica e tutti credevano nel progresso. Ed è contro questo “protestantesimo liberale” che nasce il movimento fondamentalista.

Si rivendicavano alcune “verità fondamentali” senza le quali il cristianesimo rischia di annegare la sua fede. Queste verità sono : la creazione ex nihilo, il peccato originale, al nascita eccezionale di Gesù, la sua morte espiatrice, la sua risurrezione dei morti, il Giudizio universale, la divina ispirazione delle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Dopo la crisi del ’29 il panorama americano cambia: il riformismo roosveltiano viene appoggiato dai grandi teologi neo-ortodossi (Niebuhr e Tillich) e il fondamentalismo perde una parte del suo appeal. Nasce però il neo-fondamentalismo, più marginale, più chiuso e tendenzialmente millenarista.

Dagli anni ’70 in poi abbiamo assistito a una nuova ondata di Risvegli religiosi, di orientamento fondamentalista: tecnicamente fondamentalisti sono i milioni di pentecostali, fondamentalista resta la gran massa dei neri americani del Sud e del Nord, fondamentalisti sono i “red neck” o “poveri bianchi” del Sud e del West. Di origine fondamentalista è il grande “Fuller Seminary” di Pasadena, alla periferia di Los Angeles.

In definitiva il fondamentalismo è oggi l’ideologia difensiva degli americani poveri, una reazione dunque contro il relativismo etico culturale che corrode la civiltà americana.

Malgrado le indubbie tentazioni reazionarie, il fondamentalismo ha il merito di riproporre la Bibbia come “grande codice” della società americana e anche come libro di preghiera.
Metà dei 700 milioni di evangelici che vivono nel mondo di oggi sono fondamentalisti. Per quanto riguarda l’italia, limpidamente fondamentaliste sono le 250 “Chiese dei fratelli”, nate in epoca risorgimentale e oggi diffuse in tutti gli ambienti sociali, non escluso docenti universitari di notevole valore. Per rendersi conto del livello di questi intellettuali basta leggere il mensile “il cristiano”.

 
     
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