Sabato, 4 settembre 2010 

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Inquisizione: il Papa ribadisce la sua condanna

Autore: Marco Politi
Fonte: La Repubblica, 16 giugno 2004

Città del Vaticano

Papa Wojtyla rinnova il ‘mea culpa’ per gli orrori dell’Inquisizione. Ribadendo i suoi interventi in occasione del Grande Giubileo, il Papa chiede coraggiosamente perdono per lo “spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo”. Ribadisce il vecchio pontefice che è giusto che “la Chiesa si faccia carico del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo”.
L’occasione per riattualizzare l’atto di pentimento, che Wojtyla rese solennemente il 12 marzo 2000 nella basilica di San Pietro, viene dalla pubblicazione degli ‘Atti’ di un simposio sull’Inquisizione, che Giovanni Paolo II convocò in Vaticano proprio nell’anno giubilare. “L’istituto dell’Inquisizione – scrive il Papa in una lettera al cardinale Etchegaray come ex presidente del Comitato del Giubileo – è stato abolito”. E tuttavia bisogna tornare ad esprimere pentimento per “l’acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, verso metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità”.
Gli atti del simposio testimoniano la serietà e la ricchezza di un’indagine cui hanno partecipato anche studiosi non cattolici. Nelle 771 pagine si trova un’analisi particolareggiata su tutti i tipi di inquisizione (romana, portoghese, spagnola, delle Indie occidentali e così via) e con attenzione a diversi fenomeni: le streghe, gli eretici, gli ebrei, i musulmani, la censura.
Ora che l’argomento è sottratto alla polemica tra cattolici e protestanti e alle accuse anticlericali, escono ridimensionati certi dati che volevano milioni di morti e torturati. Nei tribunali dell’Inquisizione spagnola, spiega il professore Agostino Borromeo curatore degli atti, si hanno tra il 1540 e il 1700 oltre quarantaquattromila processi, ma solo l’1,8 per cento si conclude con il rogo e un altro 1,7 con la morte in effige.
In Portogallo su 13.255 processi tra il 1540 e il 1629 le condanne a morte rappresentano il 5,7 per cento. In complesso su centomila processi di stregoneria, la metà si concluse con la sentenza capitale. Finirono cioè bruciate cinquantamila sventurate. Singolare è la distribuzione geografica. Contro le streghe si accanirono in massa specialmente alcuni paesi nordici ( venticinquemila furono i roghi nella sola Germania), molto più saltuaria fu la persecuzione nei paesi mediterranei. Quattro streghe bruciate in Portogallo nell’epoca moderna (dopo il 1492), trentasei in Italia, cinquantanove in Spagna su centoventicinquemila processi.
Eppure sarebbe sbagliato scivolare in una tendenza alla minimizzazione del fenomeno 8ricorrente nel cattolicesimo conservatore). L’Inquisizione fu soprattutto una macchina totalitaria di controllo e repressione delle coscienze le cui tracce sinistre – come metodo culturale – si sono viste ancora nel Novecento con la caccia alle streghe anti-modernista. Anche le misure con cui negli anni Ottanta furono colpiti molti esponenti della teologia della liberazione rivelano ancora un’impostazione “punitiva” di tutela dell’ortodossia.
Dunque resta ancora di attualità il richiamo di Giovanni Paolo II per cui “la verità non s’impone che in virtù della stessa verità”. Ed è molto significativo che al simposio si sia levata una voce per chiedere una condanna pubblica e solenne della bolla di Innocenzo VIII, che intensificò la caccia alle streghe. Forse vedremo anche quel giorno. Già ora sappiamo che certi cardinali erano contrari al mea culpa di Wojtyla.

LE COSCIENZE SOTTOPOSTE A TORTURA

Autore: Adriano Prosperi

Il problema della costrizione esercitata in materia di fede non si limita alle sue forme più evidenti: la tortura, la morte. Ci fu una violenza meno evidente e più profonda che si esercitò sistematicamente sulle coscienze nel momento della confessione sacramentale. Prima in maniera sporadica poi, a partire dal 1559 e per volontà di Paolo IV, in maniera sistematica e capillare, tutti i cristiani che si recarono a fare la confessione dei loro peccati furono interrogati preliminarmente su eventuali loro reati o semplici conoscenze di reati di eresia o letture di libri proibiti; e ,se qualcosa emergeva, vennero rinviati al tribunale dell’inquisizione per fare formale denunzia o autodenunziarsi. Se la violenza della tortura e del patibolo spezzava i corpi, la violenza morale esercitata attraverso la subordinazione della confessione all’inquisizione spezzò le coscienze, e lo fece indiscriminatamente su tutta la popolazione in età di confessione.
Noi non potremo, qui, ridare vita e giustizia (alle vittime) possiamo però, a loro come ad ogni altra vittima la cui memoria si è perduta nell’oscurità del passato, cercare di rendere nome e identità: riconoscere le vittime, rendere di nuovo vivi e presenti i loro nomi.
I delitti mostruosi del nostro secolo hanno tolto ogni presunzione alla posizione da cui guardiamo al passato. Ma dalla condizione in cui ci troviamo nasce anche un rischio opposto: che il peso terribile sulla nostra memoria e sulla nostra vita dei crimini del ventesimo secolo faccia come evaporare i crimini del passato trasformi semplicemente la leggenda nera dell’inquisizione in una assurda leggenda rosa. Non si può cancellare il fatto che da Roma, per un tempo plurisecolare, furono impartiti insegnamenti e modelli di una religione spietata, per la quale uccidere in un giorno festivo i nemici della fede era un modo di celebrare degnamente il “giorno del Signore”; e fu da Roma che, per fugare i dubbi che sussistevano a questo proposito perfino nell’inquisizione spagnola, fu dichiarato questo principio: “amico di Dio è colui che ammazza i nemici di Dio” (Risposta del Sant’Uffizio romano, del luglio 1605, a una richiesta dell’inquisizione spagnola sulla data in cui era opportuno tenere gli “auto da fe”).

INNOCENZO VIII CONDANNATE LA SUA BOLLA

Autore: Gustav Henningsen

Mentre l’Inquisizione soleva mostrarsi dura e tranchant con ebrei, maomettani e protestanti, si mostrò inusitatamente blanda relativamente al castigo della stregoneria e altre forme di delitti magici.
L’Inquisizione avrebbe potuto causare un olocausto di streghe nei paesi cattolici del Mediterraneo, ma la storia ci dimostra qualcosa di assai differente. L’Inquisizione fu qui la salvezza di migliaia di persone accusate di un crimine impossibile.
Non se ne dovrà dedurre che non vi siano motivi per chiedere perdono. Dal momento in cui la Chiesa cambiò atteggiamento (l’autore ha citato esempi di pontefici e autorità ecclesiastiche che nella prima fase del Medioevo condannarono le credenze sulle streghe, ndr), non ha mai cessato di contribuire all’espansione dell’ossessione nei confronti della stregoneria. Ogni germoglio di panico relativo alla stregoneria appare preceduto dalla campagna dei predicatori, che dal pulpito di chiese traboccanti di fedeli dipingevano a tinte vive scene raccapriccianti di streghe…E dopo la Riforma ognuno continuò nel suo ambito con le stesse storie. Cattolici, luterani, calvinisti, anglicani, nessuno si libera dalla colpa di avere portato legna al fuoco.
A onor del vero tutti i cristiani dovrebbero fare causa comune con il Papa nel suo proposito di ammenda.
Concretamente si potrebbe considerare una ‘condemnatio memoriae’ della bolla di Innocenzo VIII, il cui testo più di ogni altro legalizzò la persecuzione delle streghe. La sconfessione delle persecuzioni di streghe nel passato, nel presente e nel futuro da parte della Chiesa cattolica onorerebbe le migliaia di uomini, donne e bambini morti nei roghi per un crimine impossibile.
Ai nostri giorni servirebbe inoltre come avvertenza e ammonizione per quei popoli in Africa e in India, dove si continua a dare la caccia alle streghe.


GUIGGIARDINI E GLI EBREI

Autore: James Contreras

Che i sovrani di Spagna facessero la guerra all’Islam mentre espellevano gli ebrei non rappresentava altro che un segno di normalità confessionale, comune a tutti i regni dell’Occidente cristiano. L’espulsione degli ebrei… non provocò in Europa critica alcuna; al contrario, si levarono le lodi. Ecco, per esempio, l’opinione del Guiggiardini, partigiano entusiasta del re Fedinando a cui attribuisce la fortuna che “oggi in Spagna non c’è altri che cristiani” dopo aver sostenuto in maniera assai poco ponderata che “la maggior parte dei popoli erano macchiati di questa infezione (di giudei e di eretici)”…(Al di là del Guiggiardini) non c’è dubbio che le disposizioni del re furono considerate molto positivamente dall’Europa più cosciente e importante.


GLI AGENTI DEL POTERE

Autore: Grado Giovanni Merlo


La creazione degli inquisitori delegati dalla Sede Apostolica si connette strettamente con esigenze di difesa dell’assoluta prevalenza del papato nella e sulla cristianità: si connette con dimensioni che da ecclesiologiche si fanno politico-istituzionali. Gli inquisitori sono agenti di un potere che intende dominare il mondo e che nella difesa dell’ortodossia trova uno dei più forti elementi di legittimazione.
L’ortodossia comporta l’obbedienza al vertice della cristianità, in quanto garante dell’ortodossia…La coercizione dell’ortodossia affidata ad agenti papali è un quesito quasi inevitabile per una Chiesa che si è strutturata come monarchia pontificia. Le eresie e gli eretici acquistano perciò un’elevata funzionalità rispetto ai processi di costruzione della cristianità come cattolicità romana: il cui vertice pretende di assurgere a difensore della ‘societas christiana’.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
     
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