|
Inquisizione: il Papa ribadisce
la sua condanna
Autore:
Marco Politi
Fonte: La Repubblica, 16 giugno 2004
Città del Vaticano
Papa Wojtyla rinnova il ‘mea
culpa’ per gli orrori dell’Inquisizione. Ribadendo i
suoi interventi in occasione del Grande Giubileo, il Papa chiede
coraggiosamente perdono per lo “spettacolo di modi di pensare
e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo”.
Ribadisce il vecchio pontefice che è giusto che “la
Chiesa si faccia carico del peccato dei suoi figli nel ricordo di
tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi
si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo”.
L’occasione per riattualizzare l’atto di pentimento,
che Wojtyla rese solennemente il 12 marzo 2000 nella basilica di
San Pietro, viene dalla pubblicazione degli ‘Atti’ di
un simposio sull’Inquisizione, che Giovanni Paolo II convocò
in Vaticano proprio nell’anno giubilare. “L’istituto
dell’Inquisizione – scrive il Papa in una lettera al
cardinale Etchegaray come ex presidente del Comitato del Giubileo
– è stato abolito”. E tuttavia bisogna tornare
ad esprimere pentimento per “l’acquiescenza manifestata,
specie in alcuni secoli, verso metodi di intolleranza e persino
di violenza nel servizio alla verità”.
Gli atti del simposio testimoniano la serietà e la ricchezza
di un’indagine cui hanno partecipato anche studiosi non cattolici.
Nelle 771 pagine si trova un’analisi particolareggiata su
tutti i tipi di inquisizione (romana, portoghese, spagnola, delle
Indie occidentali e così via) e con attenzione a diversi
fenomeni: le streghe, gli eretici, gli ebrei, i musulmani, la censura.
Ora che l’argomento è sottratto alla polemica tra cattolici
e protestanti e alle accuse anticlericali, escono ridimensionati
certi dati che volevano milioni di morti e torturati. Nei tribunali
dell’Inquisizione spagnola, spiega il professore Agostino
Borromeo curatore degli atti, si hanno tra il 1540 e il 1700 oltre
quarantaquattromila processi, ma solo l’1,8 per cento si conclude
con il rogo e un altro 1,7 con la morte in effige.
In Portogallo su 13.255 processi tra il 1540 e il 1629 le condanne
a morte rappresentano il 5,7 per cento. In complesso su centomila
processi di stregoneria, la metà si concluse con la sentenza
capitale. Finirono cioè bruciate cinquantamila sventurate.
Singolare è la distribuzione geografica. Contro le streghe
si accanirono in massa specialmente alcuni paesi nordici ( venticinquemila
furono i roghi nella sola Germania), molto più saltuaria
fu la persecuzione nei paesi mediterranei. Quattro streghe bruciate
in Portogallo nell’epoca moderna (dopo il 1492), trentasei
in Italia, cinquantanove in Spagna su centoventicinquemila processi.
Eppure sarebbe sbagliato scivolare in una tendenza alla minimizzazione
del fenomeno 8ricorrente nel cattolicesimo conservatore). L’Inquisizione
fu soprattutto una macchina totalitaria di controllo e repressione
delle coscienze le cui tracce sinistre – come metodo culturale
– si sono viste ancora nel Novecento con la caccia alle streghe
anti-modernista. Anche le misure con cui negli anni Ottanta furono
colpiti molti esponenti della teologia della liberazione rivelano
ancora un’impostazione “punitiva” di tutela dell’ortodossia.
Dunque resta ancora di attualità il richiamo di Giovanni
Paolo II per cui “la verità non s’impone che
in virtù della stessa verità”. Ed è molto
significativo che al simposio si sia levata una voce per chiedere
una condanna pubblica e solenne della bolla di Innocenzo VIII, che
intensificò la caccia alle streghe. Forse vedremo anche quel
giorno. Già ora sappiamo che certi cardinali erano contrari
al mea culpa di Wojtyla.
LE COSCIENZE SOTTOPOSTE A TORTURA
Autore: Adriano Prosperi
Il problema della costrizione esercitata
in materia di fede non si limita alle sue forme più evidenti:
la tortura, la morte. Ci fu una violenza meno evidente e più
profonda che si esercitò sistematicamente sulle coscienze
nel momento della confessione sacramentale. Prima in maniera sporadica
poi, a partire dal 1559 e per volontà di Paolo IV, in maniera
sistematica e capillare, tutti i cristiani che si recarono a fare
la confessione dei loro peccati furono interrogati preliminarmente
su eventuali loro reati o semplici conoscenze di reati di eresia
o letture di libri proibiti; e ,se qualcosa emergeva, vennero rinviati
al tribunale dell’inquisizione per fare formale denunzia o
autodenunziarsi. Se la violenza della tortura e del patibolo spezzava
i corpi, la violenza morale esercitata attraverso la subordinazione
della confessione all’inquisizione spezzò le coscienze,
e lo fece indiscriminatamente su tutta la popolazione in età
di confessione.
Noi non potremo, qui, ridare vita e giustizia (alle vittime) possiamo
però, a loro come ad ogni altra vittima la cui memoria si
è perduta nell’oscurità del passato, cercare
di rendere nome e identità: riconoscere le vittime, rendere
di nuovo vivi e presenti i loro nomi.
I delitti mostruosi del nostro secolo hanno tolto ogni presunzione
alla posizione da cui guardiamo al passato. Ma dalla condizione
in cui ci troviamo nasce anche un rischio opposto: che il peso terribile
sulla nostra memoria e sulla nostra vita dei crimini del ventesimo
secolo faccia come evaporare i crimini del passato trasformi semplicemente
la leggenda nera dell’inquisizione in una assurda leggenda
rosa. Non si può cancellare il fatto che da Roma, per un
tempo plurisecolare, furono impartiti insegnamenti e modelli di
una religione spietata, per la quale uccidere in un giorno festivo
i nemici della fede era un modo di celebrare degnamente il “giorno
del Signore”; e fu da Roma che, per fugare i dubbi che sussistevano
a questo proposito perfino nell’inquisizione spagnola, fu
dichiarato questo principio: “amico di Dio è colui
che ammazza i nemici di Dio” (Risposta del Sant’Uffizio
romano, del luglio 1605, a una richiesta dell’inquisizione
spagnola sulla data in cui era opportuno tenere gli “auto
da fe”).
INNOCENZO VIII CONDANNATE LA SUA
BOLLA
Autore: Gustav Henningsen
Mentre l’Inquisizione soleva
mostrarsi dura e tranchant con ebrei, maomettani e protestanti,
si mostrò inusitatamente blanda relativamente al castigo
della stregoneria e altre forme di delitti magici.
L’Inquisizione avrebbe potuto causare un olocausto di streghe
nei paesi cattolici del Mediterraneo, ma la storia ci dimostra qualcosa
di assai differente. L’Inquisizione fu qui la salvezza di
migliaia di persone accusate di un crimine impossibile.
Non se ne dovrà dedurre che non vi siano motivi per chiedere
perdono. Dal momento in cui la Chiesa cambiò atteggiamento
(l’autore ha citato esempi di pontefici e autorità
ecclesiastiche che nella prima fase del Medioevo condannarono le
credenze sulle streghe, ndr), non ha mai cessato di contribuire
all’espansione dell’ossessione nei confronti della stregoneria.
Ogni germoglio di panico relativo alla stregoneria appare preceduto
dalla campagna dei predicatori, che dal pulpito di chiese traboccanti
di fedeli dipingevano a tinte vive scene raccapriccianti di streghe…E
dopo la Riforma ognuno continuò nel suo ambito con le stesse
storie. Cattolici, luterani, calvinisti, anglicani, nessuno si libera
dalla colpa di avere portato legna al fuoco.
A onor del vero tutti i cristiani dovrebbero fare causa comune con
il Papa nel suo proposito di ammenda.
Concretamente si potrebbe considerare una ‘condemnatio memoriae’
della bolla di Innocenzo VIII, il cui testo più di ogni altro
legalizzò la persecuzione delle streghe. La sconfessione
delle persecuzioni di streghe nel passato, nel presente e nel futuro
da parte della Chiesa cattolica onorerebbe le migliaia di uomini,
donne e bambini morti nei roghi per un crimine impossibile.
Ai nostri giorni servirebbe inoltre come avvertenza e ammonizione
per quei popoli in Africa e in India, dove si continua a dare la
caccia alle streghe.
GUIGGIARDINI E GLI EBREI
Autore: James Contreras
Che i sovrani di Spagna facessero
la guerra all’Islam mentre espellevano gli ebrei non rappresentava
altro che un segno di normalità confessionale, comune a tutti
i regni dell’Occidente cristiano. L’espulsione degli
ebrei… non provocò in Europa critica alcuna; al contrario,
si levarono le lodi. Ecco, per esempio, l’opinione del Guiggiardini,
partigiano entusiasta del re Fedinando a cui attribuisce la fortuna
che “oggi in Spagna non c’è altri che cristiani”
dopo aver sostenuto in maniera assai poco ponderata che “la
maggior parte dei popoli erano macchiati di questa infezione (di
giudei e di eretici)”…(Al di là del Guiggiardini)
non c’è dubbio che le disposizioni del re furono considerate
molto positivamente dall’Europa più cosciente e importante.
GLI AGENTI DEL POTERE
Autore: Grado Giovanni Merlo
La creazione degli inquisitori delegati dalla Sede Apostolica si
connette strettamente con esigenze di difesa dell’assoluta
prevalenza del papato nella e sulla cristianità: si connette
con dimensioni che da ecclesiologiche si fanno politico-istituzionali.
Gli inquisitori sono agenti di un potere che intende dominare il
mondo e che nella difesa dell’ortodossia trova uno dei più
forti elementi di legittimazione.
L’ortodossia comporta l’obbedienza al vertice della
cristianità, in quanto garante dell’ortodossia…La
coercizione dell’ortodossia affidata ad agenti papali è
un quesito quasi inevitabile per una Chiesa che si è strutturata
come monarchia pontificia. Le eresie e gli eretici acquistano perciò
un’elevata funzionalità rispetto ai processi di costruzione
della cristianità come cattolicità romana: il cui
vertice pretende di assurgere a difensore della ‘societas
christiana’.
|
|